giovedì 31 agosto 2017

A 30 anni quando esci la sera

A trent'anni quando esci la sera scegli bene le persone con cui passare il tuo tempo perché voglia di stare con chi non ti è particolarmente simpatico non ne hai più.
A trent'anni quando esci la sera scegli anche con attenzione anche il posto dove andare. Molta attenzione perché a trent'anni sopporti meno cose di prima. Molte meno cose.
A trent'anni quando esci la sera preferisci andare al ristorante e non sia mai che ci sia la musica perché tu esci per parlare, mica per sentire qualcuno che strilla da una cassa troppo alta.
A trent'anni quando esci la sera telefoni al ristorante per prenotare che non sia mai che ti tocca aspettare o, peggio, che non ci sia posto manco a pagarlo oro.
A trent'anni, al ristorante, ci vai per mangiare bene e per bere dell'ottimo vino e poco importa se il conto sarà salato. A trent'anni non puoi permettere di mangiare pesante, altrimenti la mattina dopo avrai il cagotto o, nella migliore delle ipotesi, il senso di pesantezza ti accompagnerà per tutto il giorno.
A trent'anni quando esci la sera se ti propongono di andare in discoteca fai no con la testa e poi con il dito e piuttosto stai a casa che, si sa, in discoteca c'è confusione, c'è la musica, c'è troppa gente e poi le serate iniziano troppo tardi.
A trent'anni quando esci la sera la prima cosa che dici è che tornerai a casa presto, solo che poi ti perdi nei discorsi, guardi l'orologio ed è mezzanotte, poi li riguardi ed è l'una e così via fino alle tre. E ogni volta che lo guardi, questo benedetto orologio, soffri tremendamente perché sai che la pagherai: il sonno, le occhiaie, la stanchezza, l'incapacità di collegare pensiero e parola e poi sempre lui: il cagotto.

A trent'anni, quando esci la sera, ci sarà sempre almeno un bambino e con lui un gatto di nome Bibì o un cane di nome Bobò -e guai a non fare sedere Bibì e Bobò al tavolo con voi. E, alla fine, ti ritroverai anche a corrergli dietro a quel bambino -poco importa che non sia figlio tuo- e a chiederti dove le trova tutte quelle energie a quell'ora. Ti ritroverai quindi a domandare al pargolo se per caso, giusto per curiosità, non ha sonno e lui ti urlerà un sonoro no. E tu lo invidierai moltissimo.
A trent'anni quando esci la sera forse ad un certo punto ti ritroverai a fare affari con quel bambino offrendogli il tuo smartphone in cambio del suo passeggino per poi renderti conto che i trent'anni li hai messi tutti sul culo e nel passeggino non ci entri senza se e senza ma.
A trent'anni quando esci la sera, forse ad un certo punto ti legherai il palloncino a forma di pijamino al polso e lo proteggerai a costo della vita.
A trent'anni quando esci la sera, vuoi stare seduto. La voglia di stare davanti ad un locale, in piedi, per vedere chi c'è ti è già passata da un pezzo e la sedia deve anche essere comoda. Molto comoda.
A trent'anni quando esci la sera starai ben attento a non mischiare gli alcolici perché puoi reggere tutto (forse), ma non una sbornia e ormai hai imparato che ci sono delle regole da seguire per non stare male -che dico male, malissimo- per i tre giorni successivi.


A trent'anni quando esci la sera, non ti creerai problemi a chiedere a chi è con te dove ha comprato quella bellissima collana e probabilmente te l'andrai anche a prendere uguale il giorno dopo perché la regola che nessuno deve avere quello che hai tu addosso te la sei dimenticata da un pezzo. E forse, pensandoci bene, non te n'è mai importato un granché, ma guai a dirlo a diciotto anni.
A trent'anni quando esci la sera opti spesso sempre per le scarpe basse che sono molto più comode e anche molto più eleganti. E più fighe. Facciamo che l'importante è che siano comode e tutte il resto non conta.

A trent'anni quando esci la sera non vai più alle serate alla moda, super gettonate, ma ti diverti molto di più perché hai capito che l'unica cosa che conta è la compagnia. Oltre al buon cibo, al buon vino e ad una sedia comoda, ovviamente.
A trent'anni quando esci la sera ad un certo punto ti ritrovi a parlare del lavoro, della casa, di tutte quelle cose che fino a qualche anno prima ti annoiavano da morire, ma che adesso ti interessano e non sai neppure tu come sia successo.
A trent'anni quando esci la sera, ad un certo punto, le donne avranno ragione e gli uomini torto. Non importa quale sia il discorso, sarà così senza possibilità di appello.
A trent'anni, quando ti fermi un attimo a pensare, ti rendi conto che avevano ragione e che avere 
trent'anni è bellissimo, molto più bello di quello che pensavi, e indietro forse forse non ci torneresti mai.

Che poi, a volerla dire tutta, a trent'anni sono più le sere che preferisci il divano che quelle in cui esci, ma questa è un'altra storia.



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martedì 29 agosto 2017

Viaggiare con il cane: quando è il caso di farlo e quando no

Io e il Marito, che ai tempi era ancora Fidanzato, durante il primo anno insieme avevamo preso un'abitudine molto simpatica.
"Partiamo?"
"Dove andiamo?"
"Parigi?"
"Ok, dai".
Lo abbiamo fatto con diverse mete, sia in Italia che all'estero, stavamo fuori quattro o cinque giorni e non pensavamo a nulla. 
Poi è arrivato Fuffi che non è un cane normale, credetemi sulla parola (qui per saperne di più).
Fuffi è un cane che è stato abbandonato in un campo in mezzo al nulla, secondo noi da qualche cacciatore visto il posto dov'è stato trovato e visto il cane che è (ma non ne abbiamo la certezza) che non aveva neanche quindici giorni di vita. Era piccolo, molto piccolo e a stento apriva gli occhi.
La prima cosa che ha visto sono io che, ai tempi, lo allattavo. No, non gli offrivo la mia poderosa tetta, ma avevamo un biberon apposta per lui. Lui ciucciava e dormiva, non faceva altro.
Credo sia stato lì che si sia convinto che io fossi sua madre e che, alla bellezza di cinque anni abbondanti, non si sia fatto una ragione del fatto che non sono un cane, né tanto meno la sua vera madre, ma tant'è.
Aveva due mesi quando ha fatto il primo viaggio, da Roma a Palermo in macchina, passando -ovviamente- per la Salerno-Reggio Calabria.
Da allora, ce lo siamo portati ovunque, ma i viaggi last minute in giro per l'Europa li abbiamo presi e messi da parte.
Poi è arrivata anche Milly e lì altro che capitali europee. Milly era grossa e anche lei, che era stata prima per strada e poi in canile, si era convinta -seguendo a ruota il fratellino a pois- che io fossi la sua mamma (per saperne di più su Milly cliccate qui, ma sappiate che tutto quello che  ho scritto su di lei fa piangere). Milly è rimasta con noi due anni, durante i quali è stata tre volte in Sicilia e siamo sempre andati in nave per comodità.
Poi, ad un certo punto,  Fuffi è tornato ad essere cane unico.

Fuffi comincia a diventare completamente scemo quando vede che tiriamo fuori la valigia (o le valigie, comincia ad entrarci dentro e, se sono troppo piene, ci si siede vicino e quando ci giriamo le svuota.


Noi abbiamo deciso che il cane viene con noi senza se e senza ma.
É una scelta, a volte costosa.
Quando andiamo in Sicilia, prendiamo la nave e o facciamo tutto il viaggio in macchina.
Per portare il cane in nave (tratta Civitavecchia-Palermo o Napoli-Palermo) ci sono due opzioni: quella più economica è indubbiamente il canile ubicato sul ponte oppure esistono le cabine amici a quattro zampe che costano più della cabina normale. 
Noi scegliamo sempre l'opzione cabina e ci barrichiamo dentro visto che il cane non può entrare in nessuno dei luoghi comuni, bar in primis. 
Se è estate, passiamo molto tempo sul ponte esterno che a volte è anche carino con tanto di sedie e tavolini (in realtà, abbiamo avuto questa fortuna una sola volta nella vita, ma tant'è).
Io sono terrorizzata all'idea che finisca in acqua, il Marito dice che sono paranoica e finisce sempre che andiamo a poppa, io lo tiro su per farlo affacciare tenendolo stretto stretto, lui poggia le zampette sul bordo -si vede sporgere solo il naso gigante che ha- e guardiamo il mare. La gente intorno a noi ci indica e ci fa le foto, ma siamo abituati.
Il grande grosso problema che abbiamo in nave è che per convincere Fuffi a fare pipì negli spazi adibiti bisogna sedersi, verbalizzare col cane (e voi che vi credevate originali a farlo coi bambini di un anno) e pregare, ma spesso e volentieri non c'è verso. Lui se non c'è erba piuttosto si fa scoppiare la vescica, quindi prima di salire in nave facciamo passeggiate infinte al porto. E quando dico infinite, intendo davvero infinite.

Se invece decidiamo di fare quei 1000 km in macchina, il costo è assolutamente identico con o senza di lui. Anche in questo caso, quando traghettiamo da Villa San Giovanni a Messina saliamo sul ponte e guardiamo il mare. So che molti cani, quando viaggiano in auto, stanno male, ma non sono esperta perché i miei due cani non hanno mai avuto problemi.

Quando sono stata per mesi a Milano, il Marito veniva spesso a trovarmi, ferie permettendo. E, ovviamente, si portava dietro Fuffi. Venivano in treno, ai tempi c'erano per altro un sacco di offerte con Italo, ma il cane pagava fisso 50€ a tratta per stare comodamente sdraiato per terra ai piedi del Marito.
Quando erano lì, turni permettendo, andavamo spesso in giro per tutto il Nord Italia e, a volte, passavamo il confine con la Svizzera. Il cane veniva ovviamente sempre con noi, tra le esperienze più esilaranti della sua vita Fuffi può vantare quella della funicolare Como-Brunate e ritorno con tanto di padroni cretini che cercavano di spiegarli che lui non poteva stare seduto sui sedili per guardare il panorama, ma doveva stare giù.  E anche il bagno nel lago di Como credo gli sia piaciuto, compresa la parte in cui io cercavo di spiegargli che con i jeans io non sarei mai entrata in acqua quindi o andava da solo e forse sarebbe annegato (seguì elenco di storie di annegamenti di cani al lago) oppure poteva mettere a mollo solo le zampette. E considerate che lui di solito odia l'acqua, almeno tanto quanto io odio il lago.

Fuffi, per scelta nostra, non viaggia in aereo. Il motivo è semplice: per viaggiare in cabina con noi dovrebbe pesare massimo 10 kg (in questi 10 kg deve essere compreso, per altro, anche il peso del trasportino), oltre questo peso il cane viene imbarcato in stiva insieme ai bagagli.
Molti padroni dicono che per i loro cani non è un problema, ma io conosco molto bene il mio amato quadrupede e mai e poi mai lo mettetei in stiva con le valigie, chiuso in un trasportino , al buio. Morirebbe di crepacuore per la paura o per la disperazione. Ognuno fa poi le scelte che ritiene più opportune per se e per il proprio cane, ma questa è la scelta giusta per il mio.

Infine, bisogna dire ch le strutture alberghiere che accettano cani sono parecchie, ma una telefonata prima io la farei sempre. Spesso è applicato un sovrapprezzo, ma non è una regola fissa.

Qual è il bagaglio del cane quando viaggia?
Prima di tutto, noi ci portiamo sempre dietro il suo libretto sanitario con tutte le vaccinazioni in regola, ovviamente guinzaglio (due, quello più lungo e quello più corto, quest'ultimo utile da attaccare alle sedie quando ci si ferma al bar o al ristorante), pettorina (ho il cane nobile che vuole solo la Tre Ponti) e collare di scorta che non si sa mai. Alla pettorina è attaccata la medaglietta con nome e numeri di telefono che, secondo alcuni, non è necessaria, ma io temo sempre che se mai si dovesse perdere chi lo trova non porti a leggere il microchip. Inoltre, fuori regione non possono risalire alla banca dati con i nostri recapiti.
Sempre alla pettorina è attaccato un osso con dentro le bustine per raccogliere la cacca: un tempo era rosa, ma Fuffi lo ha fatto fuori e adesso è azzurro, abbinato a tutto il resto (io ci tengo a queste cose, è più forte di me).
Infine, ci portiamo dietro una ciotolina da viaggio che diventa piatta quando si chiude e una ciabatta che gli ha regalato la zia Ary e che lui trova meravigliosa, oltre ad acqua e cibo.
In macchina, abbiamo la sua cintura di sicurezza. 
Sarebbe bello se il mio cane entrasse nel trasportino, ma chi sostiene che tutti i cani lo fanno se abituati probabilmente non ha mai avuto un cane da caccia abbandonato quando non aveva neanche quindici giorni. Senza trasportino, in macchina serve la rete tra i posti anteriori e quelli posteriori.

É sempre il caso di portare il cane con se?
La risposta che ci siamo dati noi è no.
In alcuni posti Fuffi non viene perché non è il caso (ad esempio quando io vado a fare i controlli semestrali in ospedale e poi ci fermiamo in Costiera Amalfitana) o quando andiamo al mare perché soffre il caldo, ha paura delle onde e non gli piace la sabbia. In questi casi, se ne occupa -se manchiamo qualche ora- mia cognata.

E se invece stiamo via qualche giorno?
Fuffi non va in pensione, ci è rimasto una sola volta con Milly per meno di ventiquattro ore e non sono più riuscita a scollarmeli di dosso per un mese, mi seguivano ovunque (non che di norma non lo facessero) ed entrambi avevano la forfora, quindi per scelta non è una soluzione che adottiamo.
Come facciamo? Ehm, ecco: Fuffi ha due bellissimi nonni che lo amano e lo viziano: i miei genitori.
Se siamo a Palermo e decidiamo di andare via per qualche giorno (ma anche se stiamo via un solo giorno) se ne occupano loro: lo portano fuori, lo nutrono, lo coccolano e lo viziano. Mia madre sostiene che il cane preferisca mangiare pesce fresco che non i croccantini e credo che questo basti.
Se invece decidiamo di andare via qualche giorno partendo da Roma, i miei santi genitori fanno le valigie, vengono a casa nostra e si occupano del nipotino a quattro zampe.
Di solito, in realtà, vengono qualche giorno prima della nostra partenza e restano qualche giorno dopo il nostro ritorno. 
Mia madre e mio padre sono le uniche persone al mondo a cui non sento neanche la necessità di mandare un messaggio per sapere se è tutto ok (in realtà lo faccio lo stesso) perché mi fido ciecamente.
L'unico grande problema è che dopo due giorni con i miei, Fuffi vuole mangiare solo pesce spada e gamberi, ma ci stiamo lavorando. O almeno ci proviamo che con mia madre non è facile.
"Mamma, ma ti sembra il caso di dare il pesce fresco al cane?"
"Si"
"Ma..."
"Si"
"Io sono povera, poi non posso comprarglielo quando tu te ne vai"
"Ti mando io i soldi, povero Fuffino, ha dei pessimi genitori".
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venerdì 25 agosto 2017

Il (drammatico) rientro dalle vacanze

Il rientro dalle ferie è quella cosa che inizia nel momento in cui apri la porta di casa, accaldata e stanca, dopo un viaggio magari molto lungo, in cui ancora eri incosciente di quello che stava per succedere al tuo cuore e alla tua anima.
Entra un filo di luce, a volte manco quella, perché non importa se è giorno o notte: le serrande sono abbassate, i vetri chiusi, tutto per far vedere agli eventuali ladri che in casa non c'è nessuno e che, se vogliono, possono servirsi senza problemi. Servirsi di cosa, ovviamente, non è dato saperlo visto che non c'è niente da rubare, a parte la scorta di croccantini per il cane.

Guardi casa tua, quella casa che paghi con tanti sacrifici, e pensi: "Ma che ci faccio qui?".
Passano attimi interminabili in cui ti guardi intorno, vedi il tuo bellissimo tavolo laccato per il quale hai aspettato due mesi e la televisione da 60 pollici e pensi, a quel punto, che ti manca il tavolino sgangherato del lido e la spiaggia che l'HD sarà anche una bellissima invenzione, ma vuoi mettere la vista mare dal lettino collocato accanto al tavolino sgangherato?
Apri tutto che così entra aria, dai un'occhiata alle piante che non sono mai state meglio perché la tua vicina -santa donna- le ha innaffiate ogni sera e ci ha anche parlato, cosa che tu non fai, e si vede. Eccome, se si vede.
A quel punto ti ricordi che bisogna scaricare la macchina e torni giù, incontri la portiera del palazzo che ti dice: "Ah, finalmente siete tornati!" e tu sai che la ami, che è una delle cose più preziose della tua vita perché ti evita la fila alla posta per ritirare le raccomandate, ma in quel momento vorresti solo dire che non eri ancora pronta per tornare dalle vacanze, che tu dal terrazzo vuoi vedere il mare e non le Sky Tower dell'Eur che saranno anche innovative, ma oggettivamente sono brutte -in particolare quella di cemento, l'altra me la faccio anche andare bene- e c'è poco da fare.


"Si, siamo tornati, com'è andata qui durante la nostra assenza?"
E lei ti consegna una busta piena di pacchetti di Aliexpress -tutte cose che avresti voluto portare in vacanza, ma che non sono arrivate in tempo- e otto chili di posta che ti chiedi anche come sia possibile che non ti manda mai niente nessuno, poi manchi un mese da casa e bisogna chiamare la ruspa per spostare la posta a nome tuo.
Ti cade l'occhio su una raccomandata, è l'Acea (nota compagnia che fa solo casini fornisce la luce  e l'acqua ai romani, forse anche il gas, ma non ci metto la mano sul fuoco) che ti informa che ti staccheranno la luce perché non hai pagato una bolletta, ma tu ovviamente la bolletta l'hai pagata e manco sei tornata e già ti tocca litigare.

A quel punto, scarichi quelle diciotto valigie che contengono, ovviamente, giusto quelle due cosette indispensabili che, altrettanto ovviamente, non hai mai utilizzato in vacanza, decidendo di indossare -per dire- sempre lo stesso paio di scarpe rigorosamente abbinate sempre alla stessa borsa che adesso sembra una pezza vecchia perché hai persino tentato di infilarci due teli da mare formato deluxe pur di non sostituirla mai.
E poi il cibo, devi scaricare anche il cibo. Perché dopo un mese in Sicilia, non puoi non avere con te le scorte per l'inverno che in parte hai comprato spontaneamente e in parte ti ha dato tua madre visto che è risaputo che a Roma non ci sono i supermercati e che, nel caso in cui ci fossero, non sarebbe comunque la stessa cosa. Vuoi mettere il tonno in scatola comprato a Palermo e quello che potresti comprare a Roma? Differenze abissali, è risaputo.
Mentre sei intento a scaricare le cassette di salsa di pomodoro, squilla il telefono, è tua madre:
"Figlia, sei arrivata?"
"Si mamma, ti avevo mandato un...."
"Figlia degenere, ti sei dimenticata un sacco di cose, non capisco dove tu abbia la testa"
"Cosa ho dimenticato?"
"Figlia degenere (aridaje), il dentifricio, hai dimenticato il dentifricio"
"Mamma, ma nel caso lo comp..."
"Disgraziata, lì non si trova il dentifricio all'aroma di arancina al burro"
Ed effettivamente, come sempre, ti rendi conto che la mamma ha ragione, però non puoi farci niente e continui a scaricare, cercando di negare l'evidenza: non sei a casa tua, sei ancora in vacanza, solo che hanno spostato il mare di qualche metro più in là ed è per questo che non lo vedi.
Finisci di scaricare, sei sfinita, pensi di farti una doccia, ma prima bisogna riaccendere la caldaia che, giustamente, è stata spenta prima di partire per le vacanze.

La caldaia non parte, la prendi a pugni, poi la insulti, finché l'acqua calda non torna a sgorgare dai rubinetti -mostrandosi in tutto il suo bellissimo colorito marrone- segno che nessun ladro  è venuto a fare la doccia in casa durante la tua assenza.
Guardi il gabinetto, che non ti è mancato neanche un po', alla faccia di chi dice che quando va in vacanza non riesce a fare la cacca in un bagno che non sia il suo e pensi che il tuo nobile didietro non ha bisogno di poggiarsi sulla tavoletta verde mela del tuo bagno, scelta rigorosamente abbinata al portarotolo, per dare il meglio di se. Va bene anche un bosco se è il caso.
Ed è guardando il gabinetto che ti rendi conto che il bagno va pulito, anche se non capisci come sia possibile che sia sporco se nessuno l'ha usato e la casa era sigillata. 

Pulisci il bagno, fai la doccia, quando hai finito vai in camera per vestirti e ti cade l'occhio sul letto -che deve essere rifatto per altro- e anche lì non comprendi come può esistere gente che non riesce a dormire in materassi estranei, ripensando a quando avevi vent'anni e ti sei addormentata ai piedi di un divanetto in una discoteca di dubbio gusto di Dublino. Dublino centro, eh, mica periferia.
Tu, per un'altra settimana di vacanza, facciamo anche due, il tuo letto lo avresti persino regalato ad un passante.
Doccia fatta, letto rifatto, valigie svuotate e, a quel punto, ti siedi sul divano e provi ad accendere la tv che, ovviamente, non si accende. E lì partono gli insulti -peggiori di quelli rivolti alla caldaia- verso non si sa bene chi o cosa, finché non ti racconti che hai staccato tutte le prese perché, oltre alla storia dei supermercati, è risaputo anche che agli impianti elettrici piace esplodere quando la gente è in vacanza e non trovare più la casa al tuo ritorno sarebbe stato peggio, molto peggio. perché tu sai che te ne saresti dovuta trovare un'altra rinunciando alle vacanze del prossimo anno e questa è una cosa che non deve succedere. Mai.

Dai un'occhiata alla mail aziendale, giusto per essere preparata a quello che i aspetta il giorno dopo e trovi 2685 nuove e-mail ed esclami ad alta voce "è il mio ultimo giorno di ferie, le mail non mi avranno, non oggi almeno", anche se sai che domani saranno 3732, ma a te non interessa perché l'ultimo giorno di ferie è sacro e tu, nella risposta automatica, hai impostato l'out of office fino al giorno dopo, quindi fino ad allora la mail non ti avrà.

É il tuo ultimo giorno di ferie, ma devi uscire di casa per andare al supermercato -si quello che tua madre è convinta che a Roma non ci sia- per prendere giusto qualcosina e, in fila al banco salumi, senti quelli che dicono che tra tre giorni andranno in vacanza e scoppi a piangere perché sei una persona orribile e non ti rendi conto che dalle ferie sei appena tornata.
O forse le persone orribili sono loro che non si curano dei tuoi sentimenti e parlano ad alta voce di cose che ti fanno, inevitabilmente, soffrire.
Rinunci al salame, che fa ingrassare, torni a casa e fissi il vuoto, stanca per le fatiche affrontate.
Dovresti fare almeno una lavatrice, ma sarebbe troppo, dopo una giornata così difficile.
Arriva la sera, punti la sveglia per la mattina dopo, vai a dormire, sogni di stare nuotando in un mare cristallino e, quando la sveglia suona, la prima cosa che pensi è :"A Novembre sarò di nuovo in vacanza".

Guardi tuo marito, quello con cui hai condiviso le operazioni di scarico della macchina, gli insulti alla caldaia, il rifacimento del letto, la spesa e i pianti in fila al banco salumi e sai che anche lui sta pensando la stessa cosa. E tra un buongiorno amore e l'altro, sei pronto per ricominciare. Forse.


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giovedì 24 agosto 2017

Perché fare delle ferie lunghe ritempra la mente e il corpo

Quest'anno abbiamo fatto ventisei giorni di ferie, regalandoci una lunga vacanza in Sicilia, che abbiamo girato in lungo e in largo.
Anche l'anno scorso abbiamo fatto delle ferie lunghe, mentre due anni fa in ferie non ci siamo andati proprio, se togliamo un week end in cui siamo andati a Firenze per un matrimonio.
La scelta di fare delle ferie lunghe è nata, appunto, l'anno scorso, quando ci siamo resi conto che una settimana o dieci giorni in estate non ci bastavano per ricaricarci. Sarà che siamo diventati vecchi senza accorgercene, non saprei.

Entrambi -io e il Marito- lavoriamo full time, abbiamo quindi ventisei giorni di ferie l'anno e cento ore di permessi che, volendo, si possono prendere anche a botte di otto ore, quindi si trasformano in un giorno di ferie.  A questi si aggiungono, ovviamente, i due giorni di riposo settimanale che non entrano nel computo delle ferie. Questo significa, banalmente, che se prendiamo due giorni di ferie attaccati a due di riposo restiamo a casa dal lavoro quattro giorni.
A volte, ci sono rimanenze di ferie degli anni precedenti che le aziende hanno tutto l'interesse a farti fare visto che altrimenti -prima o poi- dovranno pagartele.
Quando io e il Marito lavoravamo insieme, a Gennaio di ogni anno venivano liquidate ferie e permessi dell'anno precedente e per noi era tanta roba considerato che ogni anno avanzavamo qualche giorno di ferie e praticamente tutti i permessi.

Insomma, dall'anno scorso, saranno stati i miei trent'anni, ci siamo resi conto che abbiamo bisogno di una lunga vacanza estiva per ricaricarci e che prendere qualche giorno qua e là durante l'anno e poi fare solo dieci giorni di vacanza in estate ci faceva tornare a lavoro più stanchi di prima. Che poi, in realtà, qualche giorno da prendere durante l'anno avanza sempre e comunque e, per tutto il resto, ci sono i giorni di riposo che, nel nostro caso, non coincidono quasi mai, ma si fa quel che si può.

Il primo scoglio da superare per fare delle ferie lunghe -considerato che, a quanto pare, non siamo gli unici al mondo ad avere avuto questa idea geniale- si chiama piano ferie.
Io non so se voi avete presente cosa è un piano ferie, ma se ne avete fatto uno almeno una volta nella vita sapete che è quella cosa che rischia di distruggere in poche ore rapporti professionali consolidati che durano da anni.
Il piano ferie, mannaggia a lui, è un foglio che di solito compare tra Marzo ed Aprile e in cui i colleghi dello stesso reparto o ufficio o quello che è sono chiamati a segnare il periodo -o i periodi- in cui vorrebbero andare in ferie.
Solitamente, a casa nostra funziona così: il Marito mi manda un messaggio e mi informa che è uscito il suo piano ferie.
"Quando vuoi andare in vacanza?" mi chiede ogni anno.
Io ci penso un paio di giorni, valuto tutta una serie di cose assurde, e poi gli comunico un periodo.
Ovviamente, per ragioni che ancora non mi sono chiare, quel periodo che mi piace tantissimo -e che, per oscuri motivi che ancora non ho capito manco io, non è mai uguale a quello che consideravo stupendo l'anno prima- non lo otteniamo mai. Proprio mai, eh. 
Che poi magari di quel periodo che mi piace lo scelgo per un solo giorno, ma state certi che sarà proprio quel singolo giorno che sarà impossibile da prendere per motivi che spesso sono incomprensibili ai comuni mortali. 
Nel frattempo, scoppiano liti, si spaccano amicizie, c'è chi chiede il trasferimento, chi rinfaccia cose accadute otto anni prima, si duella con pistole e cappello da cow-boy in mezzo al corridoio per Ferragosto (noi siamo persone anticonformiste e di solito io litigo per il 13 Agosto giorno che, per la cronaca, non siamo mai riusciti ad avere di ferie) e si fanno i conti con colleghi che se le inventano tutte pur di fare come gli pare (qui per leggere qualche chicca al riguardo).

Superato lo scoglio del piano ferie -che lascia estremamente provati- è possibile prenotare le vacanze.
Noi andiamo sempre in Sicilia d'estate, prima di tutto perché avere una casa in Sicilia e non sfruttarla d'estate sarebbe da pazzi e poi perché così riusciamo a goderci, quando non siamo in giro, i miei genitori che vedo purtroppo meno di quello che vorrei.
E qui arriviamo al punto: perché fare delle ferie lunghe ci ritempra la mente e il corpo?
Corriamo tutto l'anno, ma davvero tutto tutto, e non riusciamo mai a fermarci, davvero mai.
Sembra ridicolo, ma è la verità.
In vacanza, a noi piace girare, passare del tempo con gli amici, vedere posti nuovi (o anche vecchi, dipende dai casi), ma anche rilassarci. E ci siamo resi conto che in una settimana non riuscivamo a fare tutto, era una continua corsa e innumerevoli scelte da fare su chi e cosa vedere, scontentando qualcuno, non riuscendo a dedicare il giusto tempo a tutti, né tanto meno a noi stessi.
C'è stato un momento in cui ho detto che se dovevo ammazzarmi per andare in vacanza una settimana, spendendo un mare di soldi comunque dato che solo il viaggio a noi costa quasi uno stipendio, per poi correre anche in vacanza, preferivo restare a casa. Tanto poi ero sempre arrabbiata comunque. E anche un tantino insoddisfatta.
Oltre al fatto che noi perdiamo un giorno (o una notte) per andare e un giorno (o una notte) per tornare a casa, visto che il cane viene con noi in vacanza -e viene poi lasciato spesso e volentieri ai nonni contenti di godersi il nipotino a quattro zampe- e con lui o si prende la nave o si fa tutta una tirata in macchina.
Di solito dopo due settimane sono completamente rilassata, ho dimenticato le brutture di tutto l'anno, sono meno malata del solito perché io in vacanza -improvvisamente- guarisco da tutti i malanni che mi affliggono durante l'anno (mia madre sostiene che è l'aria della Sicilia che mi guarisce, ma non ci sono prove scientifiche che lo dimostrano).
Durante le ferie, io stacco il telefono aziendale, non leggo la mail, potrebbero anche essere tutti morti per quanto ne so e ignoro ogni sorta di problematica romana. Mi dimentico anche di avere una casa a Roma, se per questo.
Il Marito, invece, si abbronza, mangia come un maiale all'ingrasso, dorme, mangia, poi dorme di nuovo, poi mangia ancora e così per tutta la vacanza.


Fare una lunga vacanza estiva significa rinunciare a giorni sparsi qua e là durante l'anno, anche se quest'anno ci ha detto bene perché, oltre ai ventisei giorni di ferie e alle cento ore di permesso, abbiamo vinto quindici giorni di congedo matrimoniale, anche in considerazione del fatto che lo stesso piano ferie che si fa per l'estate si fa anche per le festività natalizie. E lì, credetemi, la lotta è ancora più aspra e tocca essere pronti per affrontarla al meglio.

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venerdì 18 agosto 2017

Isola di Ortigia: quel posto da vedere assolutamente almeno una volta nella vita

Ortigia, o meglio l'isola di Ortigia, è la parte più antica della città di Siracusa.
Ci avevano detto fosse bella, grazie anche al fatto che si tratta di un'isoletta piccolina collegata alla terraferma grazie a due ponti e al mare spettacolare, ma noi volevamo saltarla.
Dico sul serio, eh: avevamo deciso di non andarci.
Adesso dico che se non fossimo andati, saremmo stati due scemi.


Eravamo molto stanchi, complice la grande sfacchinata di un paio di giorni prima (qui per saperne di più), e dovevamo tornare a Palermo entro sera per un evento molto importante, ovvero il secondo compleanno della figlia di mio cugino che è una delle bimbe più fighe che abbia mai conosciuto. E la sua festa non me la sarei presa per nulla al mondo.

Ortigia, da quello che ho capito, è in buona parte ztl e i parcheggio per strada sono -giustamente- quasi tutti riservati ai residenti. In ogni caso, noi abbiamo lasciato la macchina in un parcheggio al porto, pagando 1€ l'ora.
Non avevamo la più pallida idea di dove andare, di cosa fare, di cosa vedere. Però sapevamo dove mangiare, almeno quello.
Mi è caduto l'occhio su un banchetto di escursioni in barca che prometteva meraviglie facendoti circumnavigare l'isola con tanto di sosta alle grotte. Occhio, il mio, che è diventato subito a forma di onda del mare.



Lì è sorto il dubbio: giriamo Ortigia a piedi con il caldo, con le vesciche, con la stanchezza o facciamo il giro in barca?
La cosa bella sarebbe stata, ovviamente, non dovere fare una scelta, ma il compleanno della micro cuginetta figa veniva prima di tutto.
E così giro in barca è stato. Avevamo a disposizione mezzora abbondante prima che partisse la spedizione marittima, quindi ci siamo concessi un caffè in un bar del porto (2€ due caffè seduti al tavolo, con tanto di servizio) e abbiamo aspettato l'ora X.
Il giro in barca dura circa un'ora e venti minuti e costa 15€ a persona, c'è il fondo trasparente per ammirare il fondale e il comandante ti racconta un sacco di cose interessanti e risponde alle domande di tutti. Vediamo se indovinate chi è la passeggera che ha fatto più domande di tutti, provateci, così a caso.

La prima cosa bella, mare a parte, che abbiamo visto è il Castello di Ortigia, vicino al quale c'è un faro verde, di fronte al quale ce n'è uno rosso. I due fari, posti appunto in due punte opposte, segnano l'ingresso del porto grande.









Poco prima di uscire dal porto, però, la mia attenzione era stata attirata da una sorgente d'acqua dolce da cui sgorgano 400 litri di acqua al secondo, con tanto di papiri. La fonte si chiama Fonte Aretusa ed è una delle tante che ci sono nell'isola di Ortigia.





Proseguendo il giro, abbiamo avuto modo di ammirare un ex caserma dei carabinieri, la Caserma Abela, che adesso ospita la sede della facoltà di architettura.



Dal mare, abbiamo potuto osservare Ortigia in tutto il suo splendore, oltre ad ammirare anche le tante chiese che, secondo me, meritano tutte una visita approfondita.





Ad attirare in modo particolare la mia attenzione è stato il Santuario della Madonna delle Lacrime, ma pare che il comandante non fosse particolarmente d'accordo con me considerandola una Chiesa troppo moderna (cosa che in effetti è).



Se vi interessa, c'è un'ex prigione borbonica che è stata recentemente messa in vendita dal Comune di Siracusa. Per due milioni di euro, che sono certa che avanzino praticamente a tutti, potete portarvi a casa quello che potrebbe diventare un mega hotel di lusso da settanta stanze. Il comandante era dell'idea che due milioni siano una cifra ridicola per una costruzione del genere, per giunta vista mare, ma purtroppo a me non avanzano, quindi il progetto diventare milionari aprendo un hotel di lusso devo rimandarlo a data da destinarsi.



Un po' ovunque sulla costa dell'isola di Ortigia ci sono degli stabilimenti balneari, piattaforme sugli scogli e l'acqua devo dire che merita, è davvero pulitissima e limpidissima.





Noi, a quel punto, ci siamo diretti verso le grotte e, ragazzi miei, è stato meraviglioso: io ero incantata a guardarmi intorno come una bambina. Incantata, estasiata e meravigliata.





La più bella, secondo me, è la grotta dei fiorellini di corallo, uno spettacolo della natura dove avrei passato ore e ore a fissare, appunto, questi fiorellini di corallo.






Ci sono anche la grotta a forma di cuore e la grotta chiamata Orecchio di Dioniso a mare, entrambe bellissime.





Dopo aver visitato le grotte, il comandante ha detto che se volevamo, potevamo fare il bagno.
L'unico piccolo e non trascurabile dettaglio è stato che il Marito la mattina aveva ritenuto scema la mia idea di mettere il costume da bagno, tanto dovevamo solo fare un giro della città, poi diventato giro in barca, ma figurati se ti fai il bagno durante il giro in barca, quindi, a malincuore, abbiamo detto che noi non lo avremmo fatto.
In barca con noi c'era una coppia di inglesi non giovanissimi che hanno rinunciato al bagno e una coppia di Milano che invece si sono tuffati felici e contenti in quel mare azzurrissimo, dicendoci subito quanto bella fosse l'acqua.
E lì, lo ammetto, non ho resistito: mi sono spogliata, invitando anche il Marito a farlo, e ci siamo buttati in acqua in mutande.
Io sono una che di norma utilizza mutande che potrebbero sembrare tranquillamente costumi da bagno, ma chiaramente quel giorno avevo scelto una brasiliana di pizzo lilla che se non fossi certa di averlo comprato io perché mi piaceva da morire, si sarebbe tranquillamente potuto pensare che fosse di qualcun altro e che fosse nel mio cassetto per errore, ma ecco: chi se ne frega.
Il bagno nel mare del di Ortigia è uno dei più bei bagni che io abbia mai fatto in vita mia: acqua non troppo fredda, trasparente, bellissima, tanto che non volevo più uscire.
Il comandante ci ha raccontato che molti turisti -per lo più tedeschi- il bagno alle grotte se lo fanno anche a Dicembre. Per dire, eh.

Dopo il bagno, abbiamo proseguito la circumnavigazione dell'isola, per poi rientrare dal porto piccolo.



E qui è necessaria una premessa: l'isola di Ortigia è collegata alla terraferma da due ponti, uno è il Ponte Santa Lucia, più moderno e l'altro è il Ponte Umbertino, quello storico. Per rientrare in porto, è stato necessario, smontare la copertura della barca, mettersi in punti strategici per bilanciare non so bene cosa e abbassare la testa, stando ben attenti a non alzarla durante il passaggio sotto, appunto, il Ponte Umbertino.



Io ammetto di avere alzato gli occhi -solo quelli, perché se alzavo anche la testa non sarei qui a raccontarlo- e mi sono impressionata, però mi è piaciuto anche quello. Molto.
E devo dire che la simpatia e la professionalità del comandante (che chiamo comandante solo perché non so il nome, eh, non è una presa in giro) erano davvero tanta roba.

Insomma, io Ortigia la consiglio eccome, ci siamo ripromessi di tornarci per vederla meglio e per fare un altro giro in barca, però magari la prossima volta ci mettiamo il costume da bagno.


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martedì 15 agosto 2017

Google: lo state usando malissimo

Cosa cercare su Google? è una cosa che avete cercato anche voi, su Google appunto, almeno una volta nella vita, vero?
Io non l'ho mai cercato in realtà, ma ieri sera, a cena con le amiche, è nata una simpatica discussione su cosa cerca la gente su Google e io, dispensatrice di risposte ai dubbi delle persone, ho fornito la soluzione ai dubbi amletici delle amiche.
Praticamente loro mi danno da mangiare e io dissipo ogni loro dubbio.
Si lo so, sono una grande amica.

Praticamente, esistono un paio di strumentini che mi permettono di sapere come la gente finisce sul mio blog che non saranno indicativi di tutto quello che viene cercato ogni giorno, ma un'idea ve la potete fare. Oltre a farvi un'idea, in alcuni casi, potete anche farvi grasse risate, eh.


Tra le ricerche top spiccano, appunto, cosa cerca la gente su Google e non so cosa cercare e io non vorrei essere la solita polemica odiosa, ma se non sapete cosa cercare, spegnere il pc o il cellulare e andare al mare potrebbe essere un'idea.

Sempre tra le top ten -almeno per quanto riguarda le ricerche che potrebbero avere un senso- troviamo:
-Non può essere vero (scritto staccato, ma io vi perdono) e non può essere vero blog, quindi qualcuno che cerca proprio me. E io gongolo.
-Spiaggia di San Teodoro Marsala che cercano ogni giorno centinaia di persone, cosa che probabilmente avrei dovuto fare anche io.
La ricerca -questo lo so- vi porta a questo post che resta -e resterà sempre- il post più letto di sempre, oltre a quello per cui ho litigato con le redazioni di diversi giornali che me lo hanno copiato.
Mia madre, al pranzo di Ferragosto, ha conosciuto una ragazza a cui ha parlato del mio blog che, per dire, da Mantova con furore, aveva letto questo post. E di storie simili dell'ultimo mese ve ne potrei raccontare a decine.
-Ikea più grande d'Italia che, ve lo dico, è quello di Carugate (MI) che io sappia, ma la ricerca vi porta qui, visto che io le cose o le faccio bene o non le faccio, quindi sono andata direttamente all'Ikea più grande del mondo, cosa che capisco -per me- è stato molto più semplice che per altri.
-Lavorare a Stoccolma e lavorare in Svezia: la ricerca vi porta qui, ma vi anticipo che non è tutto oro quello che luccica. E lo dice una che ama Stoccolma -e in generale la Svezia- profondamente.
-Gamba ingessatagamba rotta e quanto pesa il gesso alla gamba? spopolano e io che pensavo di essere tra le poche cretine in grado di rompersi un ginocchio a caso. La ricerca vi porta qui o qui mi sa, ma ecco, a me di sapere quanto potesse pesare il mio gesso invadente che partiva dalla caviglia e arrivava all'inguine non è mai venuto in mente.
-Gilda è un bel nome? e Gilda nome bimba sono query molto diffuse. A questi dubbi posso rispondere senza problemi: Gilda è un nome bellissimo, il più bello che esista secondo me, ma non chiamateci le vostre figlie che io ci rimango male quando incontro altre Gilda nel mondo perché il mio nome lo voglio avere solo io. Al massimo posso accettare che ce lo avesse mia nonna.
La ricerca comunque vi porta qui.
-Figlio unico triste, figlio unico depresso, figlio unico sbandato sono parole chiave troppo cercate per i miei gusti.
I figli unici sono persone normali, anche piuttosto felici.
Buona parte delle mie amiche sono figlie uniche, quasi quasi sembra che le scelga apposta, e nessuna di loro (o meglio, forse dovrei dire nessuna di noi visto che figlia unica lo sono anche io) ha mostrato segni di squilibrio. Nel mio caso, non troppi.
La ricerca vi porta qui, dove potrete trovare un elenco di risposte ai vostri dubbi sulla natura sub-umana dei figli unici.
-Quanto costa la vita a due? e quanto spende una coppia al mese? sono  ricerche altrettanto diffuse. Tanto, costa tanto. Non vi regala niente nessuno. La ricerca porta qui, ma nel frattempo siamo diventati più spendaccioni quindi forse dovrei scrivere un altro post.

A queste ricerche si aggiungono, in numero più o meno variabile, una serie di ricerche su località di vacanza (su cui, ovviamente, ho scritto qualcosa), sulle allergie (su cui ho scritto più io che un medico praticamente), su ginnaste varie (e la ginnastica artistica è il mio grande amore, quindi ne ho parlato tantissimo) e su Te lo regalo se vieni a prenderlo.
Lo capisco: sono tutte query di ricerca abbastanza noiose, ce ne sarebbero infinite altre, ma ve le risparmio.

Arriviamo però alla parte divertente, ovvero a tutte quelle query di ricerca che io non ho la più pallida idea di come vi vengano in mente.
Alcune chiavi di ricerca non so neanche dove portino all'interno del mio blog. E mi piacerebbe saperlo, eh. Eccome se mi piacerebbe saperlo.
-Cinesi fighe. E va bè, sono gusti.
-Porno ragazzine e porno bambine che, ve lo dico, non sono legali. E mi fate anche abbastanza schifo.
-Figli tra fratelli e sorelle. Si chiama incesto, cercate la parola incesto su Google così vi fate un'idea.
-Ho scopato mia nonna sul bus. Cosa cerchi esattamente? Qualcuno che abbia fatto la tua stessa esperienza?
-Ho scopato mia mamma che spero non sia lo stesso di prima, insomma.
-Piselli finti che non so a che vi servono, ma questa ricerca in realtà so dove porta, ovvero qui.
-Me la sono fatta sotto. Cosa? La pipì? La cacca? Quanti anni hai? Ho bisogno di maggiori informazioni per dare una risposta.
-Spacco bottiglia ammazzo famiglia. Ah.
-Barbie brutte. Non ci sono Barbie brutte, le Barbie sono tutte belle, però credo che la ricerca porti qui.
-Di averti. Questa è ripetuta più volte e non l'ho capita, se qualcuno me la spiega, gli offro una birra.
-Insulti intelligenti. Non esistono insulti intelligenti e, nel caso foste intelligenti non avreste bisogno di cercarli, parola di una che trolla la gente.
-Il signor parroco ha dato di matto. Succede, eccome se succede. Una buona soluzione può essere quella di chiamare l'esorcista.
-Mamma è scema. Sempre meglio di andarci a letto con la mamma, ma devo dirvi che una mamma non è mai scema, fatta eccezione per le mammine pancine amorose cuoriciose ovviamente.
-Ponte scritta 3msc. É un ponte a Roma nord -e io appartengo alla fazione Roma sud- verso Tor di Quinto, sopra ci passa Corso Francia, però devo darvi una tremenda notizia: la scritta ovviamente non c'è. 
-Come rompersi una gamba. Fa un male cane, porca miseria, ma come vi viene in mente? Io comunque mi sono rotta il ginocchio camminando. Per dire, eh.

Ce ne sarebbero almeno altre cinquecento da trascrivere, ma magari ne facciamo a meno e, per stavolta, direi che queste bastano e avanzano.
Un paio di anni fa, avevo scritto due post sull'argomento, indubbiamente molto meno precisi di questo, ma se siete curiosi li trovate qui e qui.
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lunedì 14 agosto 2017

Spiaggia di San Lorenzo a Noto: chi ha il pane non ha i denti

La spiaggia di San Lorenzo a Noto è la classica spiaggia che piace al Marito: sabbia chiara e fine, mare trasparente e lidi super attrezzati.









Prima di tutto bisogna chiarire che, in realtà, è più vicina a Marzamemi e a Vendicari che non a Noto, ma questo è un dettaglio che magari a molti non interessa.
A noi l'avevano descritta come una spiaggia per giovani  e per fighetti, a me non è sembrata né l'uno né l'altro in realtà, però il mare è bellissimo. Davvero bellissimo.
La spiaggia di San Lorenzo è una di quelle spiagge che io definisco paradisi: ha fatto tutto la natura e non ci sarebbe bisogno di fare nulla se non godersi il mare in tutto il suo splendore.
Noi, come sempre, siamo andati un po' all'avventura, non avevamo le idee chiare su cosa avremmo trovato, l'unica cosa che abbiamo capito subito è che c'era tanta, ma proprio tanta gente.
Arrivati quasi in spiaggia abbiamo trovato un parcheggio a pagamento, 3€ per tutta la giornata, giungendo alla conclusione che in Sicilia i parcheggi fronte spiaggia costano praticamente tutti 3€ per l'intera giornata (che è una cifra più che giusta, eh).
Ci siamo quindi trovati davanti ad un enorme lido che prende il nome dalla zona che a me, da fuori, è sembrato molto in stile villaggio Valtur, molto bello e curato, con tanto di palme, edicola e non so cos'altro.
Siamo arrivati alla cassa ed eccolo lì il cartello che vieta di introdurre cibi e bevande che sarebbe il caso di mettere solo se la varietà dei cibi offerti è tale da poter venire incontro alle problematiche di tutti e se i prezzi del cibo sono popolari, altrimenti ne farei a meno.
E no, non intendo mica dire che debba essere consentito portarsi quattro borse frigo con pasta al forno a volontà a testa, sia chiaro.
Alla cassa, dopo mezzora di fila, mi sono vista superare da una tizia davanti agli occhi delle cassiere (qui il commento a caldo) ben consapevoli del fatto che fosse il nostro turno, ma a loro che gli frega di far rispettare la fila?
E qua dovete capire che io, che di solito sono buona e pacifica, divento matta quando mi passano davanti in fila, magari perché amici del cassiere, del barista o di quello che sia (ne ho parlato anche qui), ma insomma eravamo in vacanza, quindi evitiamo (più o meno) scenate, giusto?
Il prezzo per due lettini e un ombrellone è di 25€ che forse, visto che si tratta di una comfort beach (cosa che ho notato andare molto di moda in quella zona) potrebbe anche andare bene (il mare merita davvero, quindi sono di sicuro ben spesi) se non fosse che si sono scordate di dirci che quel prezzo era per due lettini distanti dal mare, in ultima fila.
Se ci avessero detto che c'erano dei prezzi differenti, magari avremmo potuto scegliere, ma forse erano un po' troppo impegnate a far passare avanti amici e parenti. Chi lo sa.
Io avrei preferito pagare di più e stare più vicina al mare ad esempio.


Ci hanno fatto mettere un braccialetto colorato il cui colore cambia a seconda di quanto hai pagato. Per fortuna che a noi queste cose interessano poco, ma magari non a tutti fa piacere doversi tenere un braccialetto che indica se sei ricco o povero.
Mi ricorda un po' un'azienda per cui ho lavorato anni fa in cui il colore del laccetto del badge cambiava a seconda del tipo di contratto che avevi che magari uno non vuole fare sapere a chiunque che il contratto di lavoro gli scade dopo una settimana, chi lo sa.

La spiaggia è oggettivamente bellissima e anche il lido non è male, con tanto di ombrelloni di paglia che a me piacciono tanto.
Noi abbiamo fatto lunghe, lunghissime nuotate alternate ad altrettanto lunghe dormite.

L'altro piccolo inconveniente si è verificato al bar: io sono andata a prendere dei panini per il Marito affamato dopo aver circumnavigato la Sicilia a nuoto e davanti a me ho assistito ad una scena abbastanza triste.
Un signore ha chiesto alla gentile barista il contenuto dei panini -ce ne saranno stati dieci tipi diversi- e dei rustici e si è sentito rispondere che per saperlo doveva prima fare lo scontrino.
Io mi godevo la scena, fortunatamente il Marito può mangiare tutto, ma se i panini fossero stati per me ovviamente questo sarebbe stato un problema perché io ho necessità di sapere cosa c'è dentro ogni singola cosa e anche un paio di altre informazioni sulla contaminazione.
La cosa divertente è che quando vai a pagare, il cassiere ti chiede con cosa li vuoi i panini (immagino a causa di una differenza di prezzo in base al ripieno), quindi non mi è chiaro come si fa a dire come si vuole il panino se non si può sapere cosa c'è dentro prima di fare lo scontrino.
Al di là del fatto che la lista degli ingredienti andrebbero esposti, almeno fatemi portare il cibo da fuori se non volete disturbarvi -che capisco che la domenica ad Agosto siete stanchi e avviliti- a dare informazioni ai clienti.
Due panini comunque alla fine li ho pagati 12€.

Nei 25€ del braccialetto dei poveri è compresa la doccia e l'utilizzo del bagno -da evitare se non volete prendere il colera- e degli spogliatoi. Credo che le stesse cose siano comprese nel braccialetto dei ricchi, ma non saprei dirvelo con certezza.
Ci siamo accorti che, a fianco, c'è anche una parte destinata a quelli ancora più ricchi, con baldacchini al posto dei lettini, ma non lo sapevamo quindi non saprei dirvi il costo e i servizi offerti.


Tutto sommato, il mare splendido supera il resto e, anche stavolta, la colpa è stata in parte nostra che non abbiamo letto le recensioni prima di andare. Le ho lette dopo, per curiosità, e purtroppo, quelle degli ultimi tempi, segnalano quasi tutte la stessa cosa, ovvero che il lido è lasciato in mano a chi di turismo probabilmente non ne sa abbastanza. 
Chi ha il pane non ha i denti, insomma.
Ho un amore smisurato per la mia terra -credo che sia abbastanza chiaro- e continuerò a ripetere sempre che così i turisti non tornano perché chi paga non ha sempre ragione, ma vuole quanto meno essere trattato con educazione e gentilezza. E di turisti, in Sicilia, ne abbiamo bisogno.
Una spiaggia che è un paradiso, con un mare bellissimo, va valorizzata, non lasciata in mano a chi si scoccia persino di dare un'informazione. 
Fortunatamente, queste realtà sono poche, pochissime, magari è stata solo sfortuna di chi, come noi, è andato negli ultimi tempi (le recensioni precedenti sono quasi tutte positive) ma ecco di gente come noi a cui basta il mare bello per essere felici ce n'è poca. E io lo terrei a mente.
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venerdì 11 agosto 2017

Noto: quel posto che a me non è piaciuto, ma a voi magari si

Noto è la capitale del Barocco. E a me non è piaciuta più di tanto, ma non escludo di essere io quella strana che si emoziona solo davanti all'acqua del mare e non da la giusta importanza a tutto il resto.


A suggerirci di andare a vedere Noto è stato mio padre, definendolo un posto incantevole, una delle cose più belle che lui abbia mai visto, da visitare assolutamente.
E il Marito, se mio padre dice qualcosa, la fa. Lui si fida ciecamente del parere di mio padre, da quella volta che lo portò a prendere un caffè in uno degli hotel più belli dell'universo.
(Se vi state chiedendo perché non ce lo portò a dormire, la risposta è semplice: perché è vicino casa dei miei genitori).
Insomma, siamo andati a Noto poco prima dell'ora di cena, in una giornata forse sbagliata considerato che eravamo molto stanchi dopo le fatiche a cui eravamo andati incontro ignari (qui per saperne di più).
Siamo arrivati a Noto, abbiamo seguito le indicazioni per il centro e abbiamo mollato la macchina in un parcheggio a pagamento comunale (1,50€ l'ora) , a poche centinaia di metri dalla Porta Reale che segna l'inizio dell'area pedonale e da lì abbiamo percorso tutto, ma proprio tutto il corso.



Se Noto è considerata  la capitale del Barocco ovviamente un motivo c'è: praticamente tutto quello che c'è da vedere è del periodo barocco, tutto molto bello indubbiamente, ma non sono rimasta particolarmente colpita.
Quella che secondo me merita davvero è la Cattedrale di San Niccolò: abbiamo deciso di entrare, cercando di dare fastidio il meno possibile considerato che era in corso la Messa, e siamo rimasti per una buona mezzora con il naso all'insù a guardare gli affreschi sul soffitto.







E quando dico una buona mezzora, intendo davvero una buona mezzora. In silenzio, ad ammirare gli affreschi.
Sopra l'enorme portone della Cattedrale campeggia la scritta S.P.Q.N. e io credo che a due persone -soprattutto se sceme- che vengono da Roma (ok, io non sono romana, ma ci vivo ormai da tanto tempo, quindi lo sono d'adozione) non puoi fare trovare la scritta S.P.Q.N. perché ovviamente la prima cosa idiota che diranno è: "Oh, guarda, hanno fatto un errore".



Qualcuno ci ha sentito e non ci hanno guardato proprio benissimo, probabilmente non riuscendo a capire che stavamo semplicemente scherzando e che eravamo abbastanza consapevoli che non ci fosse nessun errore, quindi se siete romani e anche scemi, magari non esternate questa considerazione che potrebbero prendervi sul serio e non capire che venite da una città in cui S.P.Q.R. è scritto ovunque, cassonetti dell'immondizia e tombini compresi.
In generale comunque, la passeggiata per le vie di Noto è stata piacevole, nonostante la stanchezza.







Abbiamo cenato in un ristorante, anche quello consigliato, che si chiama L'assiette Baroque, mai nome poteva essere più azzeccato per un ristorante a Noto e devo dire che è una delle scelte culinarie più intelligenti che io abbia mai fatto.



Al di là del fatto che il proprietario è simpaticissimo -e io l'ho davvero rincretinito con le mie chiacchiere- il cibo è fantastico. Roba che ve lo sognerete la notte, piangendo.
Se penso che tra me e quel ristorante ci sono più di 1000 km infatti, l'unica cosa che posso fare è piangere disperata.

Quindi insomma, a me Noto non è piaciuta particolarmente, non è scattata la scintilla, ma ve l'ho detto: magari sono scema io, quindi voi andateci lo stesso. E poi fatemi sapere cosa ne pensate, eh.
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mercoledì 9 agosto 2017

Mi fido dei medici e non degli sciamani

Io mi fido dei medici. Non mi fido ciecamente, ma mi fido. 
E sapete perché? Perché loro sono medici e io no.
Loro hanno studiato medicina e io no.
Loro hanno fatto le notti in pronto soccorso e io no.

Facciamo un passo indietro: molti -in seguito ad un mio post (qui per leggerlo)- mi hanno consigliato di fregarmene di quello che i medici mi hanno diagnosticato in anni e anni di esami e corse all'ospedale -alcune che manco i pazienti di Doctor House sono mai arrivati a tanto- e di non dare loro retta perché guarire si può, ma non ascoltando loro - i medici brutti e cattivi- che sono in combutta con Big Pharma.
Che poi eh, dite la verità: Big Pharma non l'avevate mai sentita nominare prima che si svegliassero le mamme pancine informate e cominciassero a lottare, a suon di post su Facebook, contro i vaccini.
Io mi fido dei medici e non degli sciamani. E manco delle pancine d'amore informate, se per questo.
Non voglio manco pagare centinaia di migliaia di Euro a sedicenti stregoni che, con la forza del pensiero, manderanno al mio organismo segnali positivi convincendolo che mangiare la Nutella si può. Piuttosto, scusate, continuo a guardare adorante le confezioni di Nutella al supermercato sperando che prima o poi un degno erede del Signor Ferrero inventi una Nutella senza nocciole e me ne mandi un tir a casa.
Io non voglio curarmi con acqua e zucchero, mangiando bacche nel bosco o facendomi massaggiare un piede da uno sciamano mentre recito otto Ave Maria e sei Padre Nostro.
Il Marito non poteva farsi mettere due stuzzicadenti di oro zecchino al posto delle protesi alle anche, urlando "Adrianaaaa" alla luna.
Mio padre non può smettere di essere cardiopatico cantando a ripetizione per due giorni e due notti la sigla di Piccoli problemi di cuore (nati da un'amicizia che profuma d'amore, nananananananana).
Io voglio , se ho un problema di salute, che mi venga fatta una diagnosi da una persona che quelle cose le ha studiate e che mi venga data, sempre da qualcuno che quelle cose le sa, una cura o eventualmente una soluzione per non peggiorare.

Tanti anni fa, avevo vent'anni appena, consigliarono a mia madre un medico allergologo che poteva aiutarci a capirne di più delle mie allergie.
Era un periodo in cui si sapeva molto poco di allergie, molto meno di adesso quanto meno, e mia madre decise di portarmi da questo allergologo che, in realtà, medico non era.
Non è che se sei dottore sei automaticamente un medico, eh.
A sto punto sarei medico anche io, eh.
Mi attaccò ad un macchinario miracoloso e poi sentenziò che io ero non allergica a nulla, ma che portando per 48 ore un paio di guanti in lattice ed evitando di toccare plastica dura per altrettanto 48 ore, io sarei guarita. Disse anche che, da quel momento in poi, non avrei dovuto lavarmi con l'acqua di casa -quella che esce dai rubinetti per intenderci- ma con acqua di fiume o di lago che, non vorrei risultare polemica, ma l'unico fiume che mi viene in mente a Palermo è il Fiume Oreto (non so se avete presente) e probabilmente, se solo avessi toccato quell'acqua, sarei morta di malaria nel giro di mezzora. Per dire, eh.
Chiaramente, da questo sciamano -come l'ho ribattezzato io e come lo chiamo ancora oggi- non siamo più tornate e io ho continuato a lavarmi con l'acqua di casa e a toccare la plastica dura.
Effettivamente le allergie non mi sono passate, ma tra loro e la malaria preferisco loro.
Dopo qualche anno, lo sciamano me lo consigliarono ancora e quando dissi che non mi interessava mi informarono che adesso aveva un metodo testato e sicuro: attaccarti agli elettrodi per guarirti.
G-L-I-E-L-E-T-T-R-O-D-I.

Io ho preferito continuare ad andare da medici bravi e competenti, cosa che per altro faccio ogni volta che è necessario. E a correre in ospedale ogni volta che la sfiga lo richieda.
Prendo le medicine quando me le prescrivono -e no, non sono una che si sfonda di antibiotico e aspirina solo per il gusto di farlo, preferisco mangiare il cioccolato- e a fare tutti gli esami che mi vengono richiesti.


Sono anche vaccinata, eh. L'ultimo vaccino l'ho fatto un anno fa e continuerò a farli perché, quando mi ammalo, avendo un sistema immunitario scemo, è un casino.
E no, non mi vaccino a cuor leggero, ma faccio tutti i controlli pre vaccinali del caso.
Parlo con i medici, e quando lo faccio non sono mai sola perché quattro orecchie sentono meglio di due, valuto con loro, ascolto quello che mi dicono. Se ho dei dubbi, ringrazio e ci penso su, magari parlando con un altro medico. E, se non dovesse bastare, con un altro ancora.
Conosco le conseguenze dell'assunzione di ogni medicinale e so che potrei essere quel caso sfigato su un miliardo che muore di colpo dopo aver preso il paracetamolo.
Mi fido dei medici, ma so che possono sbagliare perché sono umani e, a volte, incompetenti.
Si lo so, non dovrebbero esserci medici incompetenti, ma esistono  e che ci vogliamo fare?
Non mi fido degli sciamami perché spesso e volentieri si attaccano alla disperazione della gente. Perché si, quando si è malati, spesso si è disperati e non si ragiona con lucidità.
Ma i medici hanno studiato per diagnosticare e curare le malattia, così come studiano quelli che si inventano le medicine (io al massimo mi posso inventare nomi buffi da dare alle mie piante) e quelli che cercano di scoprire le cure per malattie che una cura non ce l'hanno.
E se una cura non c'è, non sarà l'acqua e zucchero a guarire un malato.

Ho incontrato medici che avrei cacciato dall'ordine a calci ben nel sedere -ma purtroppo non dipende da me- eppure mi fido ancora dei medici. E delle mie sensazioni quando cerco di capire se il medico che ho davanti è competente o meno.
E prima che lo diciate, è capitato che mi facessero una qualche diagnosi sbagliata: qualche mese fa mi dissero che probabilmente avevo una massa tumorale al fegato e invece avevo due milze (qui per saperne di più). E non è l'unico errore, eh.
E mi sono arrabbiata, ho protestato, ho fatto casino quando hanno sbagliato.
Ho chiesto ad altri medici, ho cercato sempre un secondo parere, ci ho provato, anche se a volte le conseguenze di un errore sono state devastanti, per il corpo e per la mente.

E se non siete medici non consigliate acqua, zucchero e bacche a chi ha un problema.
Che un medico ha studiato per anni e, nella maggior parte dei casi, sa quello che fa.

Che poi dico: ad un panettiere andate a spiegare come si fa il pane e cercate di sostituirvi a lui? E si che il pane lo sappiamo fare (quasi) tutti.

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