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giovedì 22 agosto 2019

Andare in canile a prendere un cane è la cosa migliore che ho fatto ultimamente

Andare in canile a prendere un cane è la cosa migliore che io abbia fatto ultimamente.
Un sabato di qualche settimana fa sono entrata in canile così, senza motivo.
Volevo un cane, ma non pensavo di uscire da lì con un fagottino che non pesa neanche dieci chili tra le braccia.
Non so come mi sia venuto in mente di prendere un altro cane -in fondo Fuffi fa per tre (qui per saperne di più).
"Abbiamo tanti cuccioli, che dici se te li faccio vedere?"
E poi, mentre camminavo circondata da gabbie piene di cani più o meno agitati, mi sono girata e ho visto lei: piccola, magrissima, nera con le zampine bianche e uno sguardo tristissimo. Non saltava, non si muoveva, mi guardava e basta.
Mi sono avvicinata, poi ho provato a toccarle il musetto e lei ha iniziato a leccarmi la mano.
L'ho guardata, mi ha guardata ed è stato amore.
"É una femmina, è molto timida".
Continuavo a guardarla con gli occhi innamorati, ho continuato a fare il giro e poi ho detto "vorrei lei".
Sono corsa a casa a prendere Fuffi perché, condizione del canile, se hai già un cane i due si devono conoscere, fare una prova di compatibilità e, solo nel caso vada tutto bene, è possibile finalizzare l'adozione.
Fuffi non era granché interessato a lei, l'ha annusata, guardata, ma niente di che, però non si è neanche infastidito quando lei è venuta da me e a prendere quelle carezze che probabilmente non riceveva da un po'.
Sono uscita da lì con questo fagottino di nome Mila -nome che avrei potuto cambiare, ma non avevo fantasia per farlo- puzzolente e impaurito.
Quando è entrata in casa, timida timida, si è rannicchiata in un angolo, non c'è stato verso di farle prendere né le scale né l'ascensore per uscire, né tanto meno di farle passare la grata sul marciapiede tra il portone e la strada, non si è lasciata convincere a mettere il guinzaglio fuggendo come se volessi sgozzarla per offrirla in sacrificio al Dio dei cani abbandonati, però è stata subito chiara una cosa: Mila ha fame, ha sempre fame e appena vede cibo -qualsiasi tipo di cibo, esclusa la crosta della pizza- impazzisce.


La sera, Mila aveva una cuccia rosa,  una ciotola rosa, una pettorina e un guinzaglio fucsia e una medaglietta rosa con i brillantini con il suo nome e il numero di telefono che non si sa mai.
Sempre timida e con la coda in mezzo alle gambe, Fuffi non ha perso un secondo nel prendere possesso della cuccia rosa, salvo poi cederle la sua cuccia, la sua ciotola, il suo posto in macchina, nonché il suo posto sulle mie ginocchia.



Fuffi era talmente contento di averle ceduto tutte queste cose che, ad un certo punto, durante una passeggiata, ha alzato la sua zampina santa e le ha fatto la pipì addosso, ma ottimista come sono, mi piace pensare sia stato un incidente.



Dopo due giorni, del cane timido e impaurito non c'era più nessuna traccia.
Credo che mi sia stato chiaro che Mila è un cane indemoniato quando me la sono ritrovata sopra il mio sterno mentre dormivo che mi starnutiva in faccia alle cinque di mattina.
"Mila, dai su, sono le cinque, fammi dormire ancora un pochino"
"Mila, non mi leccare i piedi"
"Mila, non leccarmi manco la faccia"
"Va bene Mila, mi alzo".
Probabilmente Mila nella vita precedente era un gatto.
Mila non si ferma mai, non dorme mai, corre, gioca con Fuffi, ha fame, ha sempre fame, mi sveglia ogni santa mattina, mi lecca, lecca Fuffi, poi ha fame, poi corre, poi vuole giocare.
Fuffi, noto conte del Regno dei Due Cani, la guarda sgomento quando lei vede un biscotto e invece di sedersi attenendo che il biscotto le venga dato, saltella avanti e indietro come se non vedesse cibo da sette anni (ne ha due circa, eh), ma confido nel fatto che prima o poi riuscirò ad insegnarle le regole base dell'educazione canina.


Ed è così che Mila è entrata a fare parte della mia vita un po' incasinata.
E si, andare a prendere Mila in canile è davvero la cosa migliore che ho fatto ultimamente.


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venerdì 7 settembre 2018

Settembre (e un sacco di altre cose)

Settembre è un mese che mi piace da morire.
Sarà che è un mese non troppo caldo -anche se, lo ammetto, mi è capitato di trovare 40° in Sicilia)- e le giornate si accorciano, ma sono ancora abbastanza lunghe. 
Arriva l'autunno che, ora, ditemi voi se le foglie che cadono non sono bellissime.
E poi, Settembre profuma d'inverno q.b. (si, come il sale nelle ricette) e a me fa venire voglia di piumone grado di calore cinque -sempre sia lodato San Ikea- e di albero di Natale.


Questo Settembre è iniziato col botto e, anche se non è ancora finito, resterà indelebile nei secoli dei secoli.
È da giorni che fisso il cane con il collare elisabettiano -da me ribattezzato cono- che lo rende molto simile ad una lampadina, anche lui perfettamente a tema Natale che, si sa, le luminarie servono a rendere più belle le strade e i negozi durante le feste.
Lo osservo sbattere a destra e a sinistra, visto che dopo una settimana ancora non ha preso le misure, e incastrarsi ovunque. 
Possibilità di uscire senza cane che si incastra pari alle zero.
Possibilità di uscire con cane al seguito pari alle zero visto che sbatte sulle persone non avendo una visuale completa e visto che gli altri cani ringhiano inferociti alla vista del cono che si sa, gli animali sono anime candide e sincere ed esprimono così il loro disprezzo per il quadrupede momentaneamente disabile.
Prima di avere il divieto assoluto di togliergli il cono visto che il cane -che a me sembrava scemo, ma  evidentemente non lo è- è riuscito a grattarsi comunque e a staccarsi la crosta della gigaferita che ha sul muso, una sera abbiamo provato a renderlo cane e non lampadina per dieci minuti e lui, per impedirci di ritrasformarlo in luminaria, si è buttato sul letto a peso morto e ci siamo spaccati la schiena per tirarlo su.
Il Marito intanto guarda il cane con aria affranta e gli dice: "Capitano tutte a te e a mamma". Visto che la mamma sarei io, mi permetto di dire che non l'ho capita. Che mi stia dicendo, velatamente, che sono una sfigata?

Questo Settembre è anche il mese che sancisce i -14 kg, nonostante un mese di mantenimento per le vacanze perché la mia dietologa è diversa e mi ha detto che "in vacanza non si ingrassa, quindi mangia, goditi i dolci e quello che ti pare e poi vediamo", ma siccome in qualcosa ho fortuna pure io mi sono presentata al controllo con due chili in meno e ho vinto quantità aumentate di tutto che se prima non riuscivo a finire la cena, adesso devo chiamare il vicino per mangiare quello che ho nel piatto, ma va bene anche questo che, in fondo, è una soddisfazione enorme, no?

Chiedetemi se sono felice e vi dirò di si, nonostante il cane lampadina e nonostante quando l'hanno aggredito sono io che ho visto il bestio di 70 kg senza guinzaglio venirci addosso per sbranare il mio amato nano. Perché ecco, lui è vivo e in fondo poteva andare peggio.
E poi perché ho fatto una scelta che è quella di tenermi distante dalle persone negative che succhiavano le mie poche energie, quindi se qualcuno se ne approfitta troppo, cerca di affossarmi o altro sopporto un mese, forse due e poi arrivederci e grazie che io di vita ne ho una sola e già non posso mangiare la Nutella, figuriamoci se posso sopportare anche chi è così.

Buon Settembre e buon ritorno alla routine, nella speranza che sia un pochino più tranquilla della nostra.
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venerdì 9 febbraio 2018

Oggi il mio cane avrebbe compiuto nove anni (e a me manca terribilmente)

Voi lo sapete com'è nato questo blog?
Cosa stavo facendo e dov'ero quando ho cliccato su crea blog?
Io me lo ricordo come fosse ieri: ero sul divano della nostra vecchia casa, era notte e avevo il muso di Milly poggiato sulle mie gambe.
Lei un po' dormiva e un po' mi guardava. 
Ci amavamo noi due, eravamo inseparabili.
Eppure non era scattata subito la scintilla: a volerla era stato il Marito, l'aveva scelta tra due cagnoline. Io volevo l'altra, lui voleva lei.
Aveva vinto lui, aveva vinto la ragione: l'altra era troppo paurosa e nascondeva la coda in mezzo alle gambe alla vista di Fuffi.

Oggi la mia Milly avrebbe compiuto nove anni.
La data di nascita sul suo libretto sanitario era fittizia, assegnata d'ufficio dal canile, ma io ho sempre pensato fosse quello il giorno del suo compleanno.


Mi manca ancora molto nonostante siano passati quasi tre anni dalla sua morte.
Mi manca come il primo giorno.
A lei penso spesso, troppo spesso.
Io e il Marito, forse stupidamente, ce la immaginiamo sotto un albero a ringhiare agli altri cani con il suo collare di cuoio.
Mi sono chiesta per mesi se a lei sarebbe piaciuta casa nostra, dove avremmo potuto mettere il suo cuscinone, se ci sarebbe stato abbastanza spazio tra il letto e la finestra -rigorosamente dalla mia parte- per la sua cuccia. 
Io avrei fatto penzolare la mano e lei l'avrebbe presa a musate, per poi abbandonare la cuccia e andarsene a dormire sul divano. Da sola, che lei -in fondo- era un cane asociale.




L'educatrice del canile diceva che lei non mi staccava mai gli occhi di dosso.
E io non li staccavo mai da lei.
Quando era già malata, una sera eravamo a casa, il Marito non c'era.
Le avevo cambiato il pannolino, l'avevo messa sul suo cuscino con vicino le ciotole dell'acqua e del cibo e le avevo detto: "Vado a farmi una doccia, se hai bisogno chiama".
Avevo socchiuso la porta per sentirla, lei muggiva quando voleva chiamarmi, già non camminava più.
Ero uscita dal bagno e l'avevo trovata davanti la porta -non so neanche come ci fosse arrivata- e mi guardava con i suoi occhioni neri.
"Adesso ti metto sul divano, dammi cinque minuti".
Passavamo così le nostre serate e le nostre nottate. Sul divano, io e lei.
Quando cercavo di dormire lei mi svegliava, ho sempre pensato che lo facesse per avere cambiato il pannolino, ma forse la verità è che non voleva perdere neanche un secondo insieme a me. Ad oggi mi piace pensare così.
La mattina invece ce ne andavamo al parco: le toglievo il pannolino, la portavo in braccio, nonostante non fosse esattamente leggera, e la portavo fino al prato, la mettevo lì, io mi sedevo sulla panchina e lei stava esattamente sotto ai miei piedi. Non camminava, quindi stavamo lì a prendere il sole per un'ora, due, tre, in base al tempo che avevo a disposizione. E di tempo cercavo sempre di averne più possibile.


Milly prendeva undici pillole al giorno, avevo un quadernino in cui segnavo tutto.
Milly faceva la chemioterapia, era stata la nostra speranza, ci avevamo creduto davvero che l'avremmo salvata. Io ci credevo e il Marito ci credeva.
Quando ci avevano dato la diagnosi mio padre piangeva, mentre io e il Marito non avevamo versato una lacrima.
Era mattina, eravamo a Palermo e pioveva. Quella sera eravamo usciti, i cani erano rimasti con i miei genitori e, mentre eravamo per strada, il Marito era scoppiato a piangere e aveva detto due parole: "è tremendo". Mi aveva detto che non era giusto e mi aveva promesso che ti avremmo salvata.
Quando ci eravamo messi insieme, lui non aveva mai avuto animali, fatta eccezione per una tartaruga d'acqua, io invece ero cresciuta con cani, gatti e cavalli. Soprattutto cavalli, tanto che da bambina ero convinta che tutti avessero una scuderia di cavalli.

Quando Milly ancora stava bene, una notte era scoppiato un temporale.
Dormivamo, finché ad un certo punto girandomi avevo sentito qualcosa di peloso, avevo aperto gli occhi e l'avevo trovata sotto le coperte, con la testa sul mio cuscino. Ero scoppiata a ridere, non mi ero neanche accorta che fosse salita sul letto, lei invece era terrorizzata.
Aveva paura dei tuoni, della pioggia, di qualsiasi rumore.
E aveva fame, sempre fame.
C'è stata la volta in cui ha rubato un panino con l'hamburger dalle mani del Marito che le aveva urlato "restituiscimelo" mentre lei aveva già iniziato il processo di digestione.
O la volta in cui avevo diviso un pezzo di pane tra lei e Fuffi: lui aveva finito il suo, mentre lei lo teneva in mezzo alle zampe. A lei non piaceva il pane, ma io ho sempre dato ad uno quello che davo all'altra. Fuffi provava a prenderglielo e lei ringhiava, finché non avevo barattato il pane con un biscotto con somma gioia di tutti, memore di un'altra volta -lei era appena arrivata- in cui aveva rubato un osso dalla bocca di Fuffi ed era scoppiata la rissa, io avevo rimediato una dentata sulla gamba ed era finita con Milly che si era auto messa in punizione e Fuffi che gongolava.
Quando li portavamo in  area cani a correre, lui andava avanti e indietro, mentre lei si sedeva vicina a noi e cominciava a saltare solo quando prendevamo il guinzaglio per tornare a casa.
E quando la portavamo a fare i vaccini piantava le zampe per terra, si metteva sdraiata e non c'era verso di farla muovere, mentre il suo fratellino scemo saltellava felice a farsi pungere.
Milly e Fuffi si completavano a vicenda, l'uno apposto all'altra, ma sempre insieme, sempre vicini vicini.

Mi manca tanto Milly. Mi manca averla vicino, mi manca abbracciarla, mi manca coccolarla.
Mi piacerebbe sapere se Fuffi se la ricorda, se sa ancora di avere avuto una sorellina che gli somigliava tantissimo. A volte mi chiedo anche se si ricorda anche il giorno in cui è morta, tra le mie braccia. Lui era nascosto sotto al letto.
Erano diventati inseparabili e, quando li guardavo, pensavo a quando Milly era arrivata a casa: Fuffi aveva abbagliato per cinque ore di fila indispettito dalla presenza di quell'ingombrante cane nero.













Quel giorno, quello in cui Milly se n'è andata, mentre firmavo alla Asl veterinaria -che è annessa al canile- i documenti che dicevano che era morta, la cagnolina che aveva la coda in mezzo alle gambe alla vista di Fuffi -quella che avrei scelto io al posto della mia Milly- stava uscendo dal canile, adottata. Esattamente nello stesso momento, non un secondo prima, non uno dopo.
"Te la ricordi?" mi aveva chiesto l'educatrice.
"Si, me la ricordo"
"L'hanno adottata".
É una coincidenza che mi fa sorridere, nonostante tutto.

Mio padre mi dice sempre che non devo essere triste, che le abbiamo regalato un po' di felicità che in canile non avrebbe avuto. "Lei con voi era felice".
Milly non era mia figlia. Milly era un cane. Io però ero la sua mamma, il suo mondo, il suo tutto.
E ovunque sia, io so che si ricorda di me, di quanto l'ho amata, di quanto ci ho provato fino alla fine a salvarla. E spero sappia che non esserci riuscita è una cosa che mi ha fatto stare molto male.

Buon compleanno Milly, ovunque tu sia.


Nb. Non è la prima volta che scrivo un post simile, non è colpa mia, è più forte di me: a volte ho proprio bisogno di parlare di lei. Qui trovate un altro post in cui racconto la sua storia, praticamente uguale (o quasi) a questo.


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martedì 29 agosto 2017

Viaggiare con il cane: quando è il caso di farlo e quando no

Io e il Marito, che ai tempi era ancora Fidanzato, durante il primo anno insieme avevamo preso un'abitudine molto simpatica.
"Partiamo?"
"Dove andiamo?"
"Parigi?"
"Ok, dai".
Lo abbiamo fatto con diverse mete, sia in Italia che all'estero, stavamo fuori quattro o cinque giorni e non pensavamo a nulla. 
Poi è arrivato Fuffi che non è un cane normale, credetemi sulla parola (qui per saperne di più).
Fuffi è un cane che è stato abbandonato in un campo in mezzo al nulla, secondo noi da qualche cacciatore visto il posto dov'è stato trovato e visto il cane che è (ma non ne abbiamo la certezza) che non aveva neanche quindici giorni di vita. Era piccolo, molto piccolo e a stento apriva gli occhi.
La prima cosa che ha visto sono io che, ai tempi, lo allattavo. No, non gli offrivo la mia poderosa tetta, ma avevamo un biberon apposta per lui. Lui ciucciava e dormiva, non faceva altro.
Credo sia stato lì che si sia convinto che io fossi sua madre e che, alla bellezza di cinque anni abbondanti, non si sia fatto una ragione del fatto che non sono un cane, né tanto meno la sua vera madre, ma tant'è.
Aveva due mesi quando ha fatto il primo viaggio, da Roma a Palermo in macchina, passando -ovviamente- per la Salerno-Reggio Calabria.
Da allora, ce lo siamo portati ovunque, ma i viaggi last minute in giro per l'Europa li abbiamo presi e messi da parte.
Poi è arrivata anche Milly e lì altro che capitali europee. Milly era grossa e anche lei, che era stata prima per strada e poi in canile, si era convinta -seguendo a ruota il fratellino a pois- che io fossi la sua mamma (per saperne di più su Milly cliccate qui, ma sappiate che tutto quello che  ho scritto su di lei fa piangere). Milly è rimasta con noi due anni, durante i quali è stata tre volte in Sicilia e siamo sempre andati in nave per comodità.
Poi, ad un certo punto,  Fuffi è tornato ad essere cane unico.

Fuffi comincia a diventare completamente scemo quando vede che tiriamo fuori la valigia (o le valigie, comincia ad entrarci dentro e, se sono troppo piene, ci si siede vicino e quando ci giriamo le svuota.


Noi abbiamo deciso che il cane viene con noi senza se e senza ma.
É una scelta, a volte costosa.
Quando andiamo in Sicilia, prendiamo la nave e o facciamo tutto il viaggio in macchina.
Per portare il cane in nave (tratta Civitavecchia-Palermo o Napoli-Palermo) ci sono due opzioni: quella più economica è indubbiamente il canile ubicato sul ponte oppure esistono le cabine amici a quattro zampe che costano più della cabina normale. 
Noi scegliamo sempre l'opzione cabina e ci barrichiamo dentro visto che il cane non può entrare in nessuno dei luoghi comuni, bar in primis. 
Se è estate, passiamo molto tempo sul ponte esterno che a volte è anche carino con tanto di sedie e tavolini (in realtà, abbiamo avuto questa fortuna una sola volta nella vita, ma tant'è).
Io sono terrorizzata all'idea che finisca in acqua, il Marito dice che sono paranoica e finisce sempre che andiamo a poppa, io lo tiro su per farlo affacciare tenendolo stretto stretto, lui poggia le zampette sul bordo -si vede sporgere solo il naso gigante che ha- e guardiamo il mare. La gente intorno a noi ci indica e ci fa le foto, ma siamo abituati.
Il grande grosso problema che abbiamo in nave è che per convincere Fuffi a fare pipì negli spazi adibiti bisogna sedersi, verbalizzare col cane (e voi che vi credevate originali a farlo coi bambini di un anno) e pregare, ma spesso e volentieri non c'è verso. Lui se non c'è erba piuttosto si fa scoppiare la vescica, quindi prima di salire in nave facciamo passeggiate infinte al porto. E quando dico infinite, intendo davvero infinite.

Se invece decidiamo di fare quei 1000 km in macchina, il costo è assolutamente identico con o senza di lui. Anche in questo caso, quando traghettiamo da Villa San Giovanni a Messina saliamo sul ponte e guardiamo il mare. So che molti cani, quando viaggiano in auto, stanno male, ma non sono esperta perché i miei due cani non hanno mai avuto problemi.

Quando sono stata per mesi a Milano, il Marito veniva spesso a trovarmi, ferie permettendo. E, ovviamente, si portava dietro Fuffi. Venivano in treno, ai tempi c'erano per altro un sacco di offerte con Italo, ma il cane pagava fisso 50€ a tratta per stare comodamente sdraiato per terra ai piedi del Marito.
Quando erano lì, turni permettendo, andavamo spesso in giro per tutto il Nord Italia e, a volte, passavamo il confine con la Svizzera. Il cane veniva ovviamente sempre con noi, tra le esperienze più esilaranti della sua vita Fuffi può vantare quella della funicolare Como-Brunate e ritorno con tanto di padroni cretini che cercavano di spiegarli che lui non poteva stare seduto sui sedili per guardare il panorama, ma doveva stare giù.  E anche il bagno nel lago di Como credo gli sia piaciuto, compresa la parte in cui io cercavo di spiegargli che con i jeans io non sarei mai entrata in acqua quindi o andava da solo e forse sarebbe annegato (seguì elenco di storie di annegamenti di cani al lago) oppure poteva mettere a mollo solo le zampette. E considerate che lui di solito odia l'acqua, almeno tanto quanto io odio il lago.

Fuffi, per scelta nostra, non viaggia in aereo. Il motivo è semplice: per viaggiare in cabina con noi dovrebbe pesare massimo 10 kg (in questi 10 kg deve essere compreso, per altro, anche il peso del trasportino), oltre questo peso il cane viene imbarcato in stiva insieme ai bagagli.
Molti padroni dicono che per i loro cani non è un problema, ma io conosco molto bene il mio amato quadrupede e mai e poi mai lo mettetei in stiva con le valigie, chiuso in un trasportino , al buio. Morirebbe di crepacuore per la paura o per la disperazione. Ognuno fa poi le scelte che ritiene più opportune per se e per il proprio cane, ma questa è la scelta giusta per il mio.

Infine, bisogna dire ch le strutture alberghiere che accettano cani sono parecchie, ma una telefonata prima io la farei sempre. Spesso è applicato un sovrapprezzo, ma non è una regola fissa.

Qual è il bagaglio del cane quando viaggia?
Prima di tutto, noi ci portiamo sempre dietro il suo libretto sanitario con tutte le vaccinazioni in regola, ovviamente guinzaglio (due, quello più lungo e quello più corto, quest'ultimo utile da attaccare alle sedie quando ci si ferma al bar o al ristorante), pettorina (ho il cane nobile che vuole solo la Tre Ponti) e collare di scorta che non si sa mai. Alla pettorina è attaccata la medaglietta con nome e numeri di telefono che, secondo alcuni, non è necessaria, ma io temo sempre che se mai si dovesse perdere chi lo trova non porti a leggere il microchip. Inoltre, fuori regione non possono risalire alla banca dati con i nostri recapiti.
Sempre alla pettorina è attaccato un osso con dentro le bustine per raccogliere la cacca: un tempo era rosa, ma Fuffi lo ha fatto fuori e adesso è azzurro, abbinato a tutto il resto (io ci tengo a queste cose, è più forte di me).
Infine, ci portiamo dietro una ciotolina da viaggio che diventa piatta quando si chiude e una ciabatta che gli ha regalato la zia Ary e che lui trova meravigliosa, oltre ad acqua e cibo.
In macchina, abbiamo la sua cintura di sicurezza. 
Sarebbe bello se il mio cane entrasse nel trasportino, ma chi sostiene che tutti i cani lo fanno se abituati probabilmente non ha mai avuto un cane da caccia abbandonato quando non aveva neanche quindici giorni. Senza trasportino, in macchina serve la rete tra i posti anteriori e quelli posteriori.

É sempre il caso di portare il cane con se?
La risposta che ci siamo dati noi è no.
In alcuni posti Fuffi non viene perché non è il caso (ad esempio quando io vado a fare i controlli semestrali in ospedale e poi ci fermiamo in Costiera Amalfitana) o quando andiamo al mare perché soffre il caldo, ha paura delle onde e non gli piace la sabbia. In questi casi, se ne occupa -se manchiamo qualche ora- mia cognata.

E se invece stiamo via qualche giorno?
Fuffi non va in pensione, ci è rimasto una sola volta con Milly per meno di ventiquattro ore e non sono più riuscita a scollarmeli di dosso per un mese, mi seguivano ovunque (non che di norma non lo facessero) ed entrambi avevano la forfora, quindi per scelta non è una soluzione che adottiamo.
Come facciamo? Ehm, ecco: Fuffi ha due bellissimi nonni che lo amano e lo viziano: i miei genitori.
Se siamo a Palermo e decidiamo di andare via per qualche giorno (ma anche se stiamo via un solo giorno) se ne occupano loro: lo portano fuori, lo nutrono, lo coccolano e lo viziano. Mia madre sostiene che il cane preferisca mangiare pesce fresco che non i croccantini e credo che questo basti.
Se invece decidiamo di andare via qualche giorno partendo da Roma, i miei santi genitori fanno le valigie, vengono a casa nostra e si occupano del nipotino a quattro zampe.
Di solito, in realtà, vengono qualche giorno prima della nostra partenza e restano qualche giorno dopo il nostro ritorno. 
Mia madre e mio padre sono le uniche persone al mondo a cui non sento neanche la necessità di mandare un messaggio per sapere se è tutto ok (in realtà lo faccio lo stesso) perché mi fido ciecamente.
L'unico grande problema è che dopo due giorni con i miei, Fuffi vuole mangiare solo pesce spada e gamberi, ma ci stiamo lavorando. O almeno ci proviamo che con mia madre non è facile.
"Mamma, ma ti sembra il caso di dare il pesce fresco al cane?"
"Si"
"Ma..."
"Si"
"Io sono povera, poi non posso comprarglielo quando tu te ne vai"
"Ti mando io i soldi, povero Fuffino, ha dei pessimi genitori".
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giovedì 23 marzo 2017

Storia di un amore ipocrita

Il mio poderoso lato B trascorre le sue giornate sul divano: da quando si alza la mattina a quando va a dormire la sera, lui sta lì, sul divano. Ringrazio l'arguta mossa di aver scelto un divano comodo e accogliente che potesse contenerlo in tutta la sua abbondanza.
Il lato B, quando non è sul divano, si riposa sul lettone, faticando non poco a spostarsi anche solo di un centimetro.
E se il lato B magari è anche contento di riposarsi, considerato che di solito le mie giornate sono pienissime di cose da fare, io mi annoio.
Fidanzato è tornato a lavoro dopo un periodo di ferie trascorso a farmi da badante, a volte ho la compagnia di amici, parenti, sconosciuti a cui probabilmente faccio pena con i miei leggins dai colori improponibili che fasciano il culone e con i quali io cerco di nascondere il gesso senza successo, altre volte sono sola. Col cane.
Il mio cane è un ipocrita.
La verità è che io l'ho voluto, io l'ho svezzato, io ho pulito la sua pipì quando era un cucciolo di mezzo kg, io gli compro pettorine e guinzagli fashion, io gli procuro palline e pupazzetti, io compro ossi da sgranocchiare e croccantini prelibati, io cucino per lui, io gli lucido il pelo e gli pulisco le zampe. Magari non sempre, ma comunque a volte lo faccio.
E lui invece di amarmi in modo incondizionato riconoscendo in me la sua mamma umana stupenda, ha sempre preferito Fidanzato. In modo quasi patetico aggiungerei, visto che lo segue ovunque, lo aspetta davanti la porta del bagno, lo abbraccia, lo cerca quando non c'è, disperandosi se non lo trova.
Io vengo quasi sempre ignorata, la mia funziona è praticamente quella di dispenser di cibo.
Tutto questo finché non mi sono rotta il ginocchio e ho depositato -non per scelta- il lato B sul divano. A quel punto, il cane ha deciso di amarmi follemente e di volersi non staccarsi più da me.
Il problema è che lui non ha mezze misure, anzi non sa neanche cosa siano le mezze misure.


Mi sveglia la mattina a zampate in faccia, come se già non facessi abbastanza fatica di mio a dormire la notte e mi fissa. No davvero, inizia a fissarmi finché non ci viene portata la colazione che certe volte ho paura che sia un modo per ipnotizzarmi e farmi sganciare soldi extra per i croccantini da consumare con gli amici cani alla faccia mia. 
Durante la lunghissima operazione di lavaggio -si, ci metto un sacco di tempo a lavarmi, proprio io che la mattina mi faccio la doccia, mi vesto e mi trucco in sette minuti d'orologio- lui mi aspetta davanti la porta del bagno pigolando manco fosse un passerotto.
Poi io mi trasferisco sul divano e lui mi si appiccica: normalmente si stende lungo la gamba ingessata, a volte poggia il muso sul ginocchio evitando la parte dolorante (ancora mi chiedo come diamine faccia a sapere in quale punto può appoggiarsi), altre volte si stende per tutta la mia lunghezza e dorme. Se io provo a spostarmi lui si sposta di conseguenza.
Se mi addormento mi lecca la faccia, se non mi addormento mi lecca il piede.


Oh lo so, a qualcuno farà schifo questa promiscuità con un quadrupede con la fiatella, ma io sono perdutamente innamorata di lui da quasi cinque anni e tutte queste attenzioni mi mandano in brodo di giuggiole. Nonostante la fiatella.
La sera, quando mi trasferisco dal divano al letto, lui mi segue, prendendo a codate le stampelle e quando io finalmente sono sotto le coperte, lui scava un po' e prende posizione sul mio piede, quello della gamba scema, come la chiama affettuosamente Fidanzato.
Il nano, lo stesso nano che ci ha messo tre mesi per imparare che "seduto!" significa che si deve sedere, ha imparato in una settimana a trasportare le stampelle, il telecomando della tv e il cellulare se sono troppo lontani da me. Che poi il fatto che fossero lontani era magari voluto non importa.
E quindi stiamo qui: appiccicati, senza mai staccarci, sul divano.
Chi glielo spiega che prima o poi tornerò a lavoro? Sarà lì che verrà fuori che il nostro era solo un amore ipocrita dettato dalla mia temporanea immobilità?


Nb. Per la prima volta su questo blog, un primo piano con cane del gesso quando ancora la fascia che lo racchiude era bianca. Adesso è diventata giallo.


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domenica 11 settembre 2016

Finché la barca va: rientro in nave dalla Sicilia

Dopo 40 giorni e 40 notti, siamo tornati a casa. In nave. E io odio la nave.
La premessa doverosa è che, quando si fa il biglietto del traghetto, viene sempre da chiedersi se si sta acquistando una singola tratta di viaggio o se si sta acquistando il traghetto per ormeggiarlo nel terrazzo di casa.
I costi sono PROIBITIVI e si che io usufruisco della tariffa residenti che, in realtà, si chiama così, ma è valida anche per chi in Sicilia ci è nato, ma risiede altrove. 
Io posso anche girarla a Fidanzato perchè facciamo parte dello stesso nucleo familiare, anche se viaggia senza di me. 
Lo sconto è ridicolo, ma volete mettere la soddisfazione di dire "tariffa residenti, grazie" quando si fa il biglietto?
Comunque, abbiamo prenotato la nave.
Poi siamo andati a controllare la strada perchè le strade davanti al porto sono state completamente modificate giusto qualche giorno fa e dovevamo essere sicuri di arrivare in tempo a causa dei controlli di sicurezza.
Mi sono arrivati più sms della compagnia di navigazione in due giorni che di Fidanzato in quasi sei anni, ma questo è secondario.
Il giorno della partenza abbiamo caricato la macchina con le scorte di cibo e generi di prima necessità (come ad esempio le spirali anti zanzare aromatizzate al geranio e alla lavanda) gentilmente fornite dai miei genitori che ancora non si convincono del fatto che anche a Roma ci sono i supermercati.
Chiaramente, siamo rimasti bloccati in un ingorgo di dimensioni epiche causato da questioni di ordine pubblico: c'era infatti, proprio nei pressi dell'ingresso del porto, una rissa tra due vigili urbani e una decina di persone.
Io cercavo di allungare l'orecchio per sentire il vigile che continuava a dire:" Lei ha commesso un reato", ma non ho potuto appagare la mia anima pettegola captando che tipo di reato fosse stato commesso.
Riusciti ad entrare al porto, siamo andati a fare il check-in, nel senso che mentre io facevo la fila, Fidanzato e Cane cercavano un pezzo d'erba per la pipì.
Noi cerchiamo sempre un pezzo d'erba per la pipì. Ovunque.
"Documenti"
Ho tirato fuori documenti di tutti e tre.
"Identifichiamo solo le persone, non gli animali"
Ho rimesso dentro il libretto del cane che essenzialmente dice sono vaccinato e ho il microchip.
"Libretto sanitario del cane"
Devo aver fatto una strana faccia, ma comunque gliel'ho dato.
"Il cane è vaccinato, quindi può viaggiare". Non l'avrei mai detto.
Riesco ad uscire da lì e ci avviamo verso la nave.
"Controllo di sicurezza" dice un omino tutto serio.
"Ok" dice Fidanzato.
Butta una sguardo dietro.
"Potete andare".
Tutto qui il controllo di sicurezza?
E lì è iniziata l'attesa: quattro ore di fila in macchina. Era una fila a motori spenti a dire il vero con le tenebre che avanzavano inesorabili. 
Adesso la sto facendo un pò tragica, lo so.
A venti minuti dall'orario di partenza previsto, mentre Cane Gnappo annusava il culo a due cagne per altro molto fighe la cui padrona guardava noi come se fossimo due stupratori,  ho iniziato a fare amicizia con tutti i vicini di fila per cercare di capire se mai saremmo partiti.
Alla fine, comunque, ci siamo imbarcati e con due ore e mezza di ritardo siamo riusciti a partire.


Viaggiare in nave con un cane è abbastanza grottesco perché il cane non può andare da nessuna parte se non all'interno della cabina stessa, quindi noi restiamo chiusi in cabina.
Ho scritto cabina tre volte nella stessa frase: questo dovrebbe far capire quanto la nave mi generi odio e frustrazione. Per dire, eh.
Volendo ci sarebbe anche il canile -come lo chiamano loro- ovvero un insieme di gabbie su un ponte isolate dove non solo non ho mai visto un cane, ma difficilmente ci metterei il mio.
Ad ogni modo, in caso di disperata necessità di caffè, uno di noi due va da solo al bar.
No, non possiamo andare insieme perchè Cane Gnappo sa aprire la porta della cabina.
Non è uno scherzo, la sa aprire davvero e ne abbiamo avuto conferma quando, la mattina dopo, sono uscita per andare al bar e lui mi è venuto dietro con Fidanzato che in modo molto zen gli diceva qualcosa tipo:" O torni subito dentro o, quando ti prendo, ti butto in mare e verrai mangiato dai pescecani".
Non ho avuto cuore di dirgli che al porto di Napoli secondo me i pescecani non ci sono.
Due orette di macchina sotto la pioggia ed eravamo a casa nostra.
Poi ci sono volute tre ore per scaricarla la macchina. E un pomeriggio intero per trovare a tutto una collocazione.
Vacanze finite quindi e da domani si ricomincia. Avrei bisogno di almeno un'altra settimana.
Solo una, non chiedo di più.

Durante questi quaranta giorni ho ricevuto tre offerte di lavoro, ho capito tante cose sulla distanza, sono arrivata alla conclusione che non mi piace dimostrare meno anni di quelli che ho, ho riprovato l'ebbrezza di vivere sotto lo stesso tetto dei miei genitori per un lungo periodo e tante altre cose.
Ma di queste ve ne parlo con calma, nei prossimi giorni. Giuro.



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martedì 5 aprile 2016

Morsi di cane

Io rimpiango i morsi che non ho dato.
(Snoopy)


Abbiamo un paio di amici che dicono che dovremmo regalarci un viaggio a Lourdes.
Prima o poi lo faremo, anche se temo che neanche  quello possa aiutarci.
Fidanzato e Cane Gnappo sono stati aggrediti e  morsi da un cane.
Sotto casa nostra c'è un grande parco, molto bello e curato, dove ogni giorni ci sono decine e decine di persone: passeggiatori di cani, gente che non ha un divano in casa e preferisce correre per motivi che non mi sono del tutto chiari e bambini. Milioni di bambini. C'è un'area adibita a parco giochi, io passo il mio tempo a bramare le altalene, ma niente: ci sono sempre milioni di bambini che non mollano le altalene nemmeno sotto il diluvio incessante, il terremoto, l'invasione delle cavallette.
Comunque, parlavamo del cane che ha aggredito Fidanzato e Cane Gnappo.
Io ero a casa, in pigiama. Suona il citofono. "Scendi subito". Panico.
Sono corsa giù, in pigiama.
Io dormo in pantaloncini corti anche in pieno inverno. Ed è con quelli che sono scesa.
Ho avuto l'accortezza di mettermi le scarpe e non scendere con le pantofole a forma di unicorno però.
Trovo Fidanzato e Cane Gnappo moribondi. 
Succo della storia: Fidanzato e Cane Gnappo erano al parco, Cane Gnappo annusava in giro, Fidanzato lo guardava annusare. Da circa trenta metri parte un cane, ovviamente senza guinzaglio, il padrone era intento a scattare fotografie (non si capisce bene a cosa visto che, a parte gli alberi e le altalene, non c'è un tubo da fotografare). Il cane punta altri due cani che scappano, il padrone se la ride, il cane a questo punto vede Cane Gnappo e ringhiando lo prende per il collo. Cane Gnappo ci ha provato a difendersi -a quanto mi riferiscono- ma lui è un cane scemo, ha paura di qualsiasi cosa, figuriamoci di un cane ringhiante e aggressivo. Fidanzato prova a salvare Cane Gnappo, cade per terra, prende un morso. 
Interviene un ragazzo che cerca di salvare Cane Gnappo, riuscendoci. 
Il padrone dell'aggressore stava lì a ridere.
Fidanzato, grande spavento a parte, ci ha rimesso un dito, Cane Gnappo un orecchio. 
Il padrone del cane, ovviamente, non ha nemmeno chiesto scusa. E, a noi, che siamo sempre molto tolleranti, è scattata una molla e abbiamo deciso di fare qualcosa.


Esiste una legge che vieta di tenere liberi i cani, se non in aree apposite.
Oltre alla legge, esiste il buon senso: un cane è pur sempre un cane, agisce per istinto e non si può mai sapere come reagirà in determinate situazioni. In un posto dove ci sono altri cani, altre persone e soprattutto dei bambini, tenere un cane libero è una pazzia.
Se al posto di Cane Gnappo e di Fidanzato, c'era un bambino di tre anni, probabilmente finiva male. E poi si urlava alla tragedia.
Cane Gnappo lo teniamo sempre al guinzaglio (e tenevamo al guinzaglio anche Cane Nero, persino quando aveva il tumore e potevamo portarla fuori solo in braccio) e, come due poveri scemi, più spesso di quanto potremmo, lo carichiamo in macchina, ci facciamo dieci km e lo portiamo all'area cani più vicina (chiamala vicina!) per poterlo fare correre in tutta tranquillità
All'area cani, teniamo gli occhi spalancati, uno dei due è sempre vicino a lui perché non si sa mai.
Ad oggi, Cane Gnappo ha preso un sacco di morsi, ma non ne hai mai dati. Sto scemo.
Uscire di casa con lui è angosciante perché, sotto casa, è pieno di cani lasciati liberi in barba alla legge e al buon senso che, spesso e volentieri, ci corrono contro. Qualcuno vuole solo giocare, ma a me da noia comunque perché faccio tanta fatica a spiegare al povero Gnappo guinzagliato che la sua mamma non lo tiene al guinzaglio perché è cattiva, ma vuole solo rispettare la legge ed evitare spiacevoli inconvenienti.
Sai mai che con la sfiga che abbiamo se lasciassi il cane libero di fare come gli pare,  mi dribbla una novantenne al parco che cade per terra, si rompe il femore, i parenti ci fanno causa, poi la vecchietta muore e ci arrestano per omicidio, Cane Gnappo rimane da solo, non sa mettersi la pappa nella ciotola in modo autonomo, muore anche lui di stenti e privazioni e ci aumentano la pena per incuria nei confronti del nano di casa. 
Io, che sono notoriamente una persona simpatica, ho imparato a dire ai padroni strafottenti che il mio cane morde. Si lo so, non è credibile, ma di solito funziona.
A volte insistono che il loro cane è buono e che può quindi molestare il povero Cane Gnappo che vorrebbe solo annusare in giro, senza rotture di scatole. Oltre a Cane Gnappo, molestano anche la sua mamma che vorrebbe solo passeggiare in pace.

Vi prego, non ditemi che il vostro cane è buono.
Anche il mio lo è.
Vi prego, non ditemi che il vostro cane ha bisogno di sfogarsi.
Anche il mio ne ha bisogno.
Vi prego, non ditemi che i negozi hanno finito i guinzagli.
Esiste internet e i negozi on line.
Vi prego, non ditemi che potete come vi pare.
Perché la nostra libertà finisce dove inizia quella altrui.



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giovedì 17 marzo 2016

La storia di Fuffi, il mio cane da caccia dal nome orribile

Cane Gnappo, la star di casa e di questo blog, in realtà si chiama Fuffi.
Si, lo so: è un nome orrendo.
No, non ho scuse: il nome gliel'ho dato io. E ne ero anche parecchio orgogliosa.
L'infermiera che gli ha tolto i punti quando un Maremmano gli aveva quasi sfondato la calotta cranica, quando le abbiamo detto il nome del suo paziente, balbettava qualcosa tipo: "Ehm, che stano nome".
"Lo puoi dire che fa cagare, ne siamo consapevoli".
Con il tempo, mi sono resa conto che forse sarebbe stato più opportuno chiamarlo Vandalo o Tempesta. O Satana. O Delinquente senza possibilità di redenzione, solo che poi risultava troppo lungo e chiamarlo solo Deli forse era pure peggio di Fuffi.
Fuffi è un cane da caccia, la madre -quella biologica, eh- era sicuramente un po' mignotta visto che è venuto fuori un cane multicolore, un pò Beagle, un po' Setter.
Quando arrivò a casa aveva quindici giorni: noi non sapevamo, non potevamo immaginare, non eravamo al corrente. No, noi non sapevamo cosa significa avere un cane da caccia.
Lui a caccia non ci va. Dubito che potrebbe, anche volendo, visto che ha paura persino dei gatti. E delle api. E di tutto quello che respira e si muove.
La sua indole resta però quella del segugio criminale: lui non mangia, non fa le passeggiate, non gioca, non dorme. No, lui annusa.
Lui non segue il cuore o il cervello. Lui segue il suo naso. 
Noi guardiamo la tv, mangiamo, dormiamo e in sottofondo c'è sempre il rumore del suo naso. 
Lui ti sveglia odorandoti, sposta la coperta col naso, si infila sotto, si mette a dormire e continua ad odorare. MENTRE DORME.
Lui non mangia il contenuto della ciotola. No. Lui lo odora. E non mangia un tubo.
Ho chiamato veterinari, psicologi, educatori, San Pietro perché lui non mangia. 
Si vede che non ne ha bisogno. 10 kg di gnappitudine, una massa muscolare che se potessi lo iscriverei al campionato canino di body building e non ha bisogno di mangiare. Spilucca ogni tanto, tra un'annusata e l'altra.
Portarlo fuori è una missione. Centinaia e centinaia di euro spesi in collari, pettorine e guinzagli che lui ha annusato e poi sgranocchiato.  Nemmeno quattro anni di età e giù ventidue  guinzagli, centoventisette pettorine e novantasei collari. Le sgranocchia quando provi a mettergliele, ingaggiando una lotta all'ultimo sangue. 
E poi inizia la passeggiata: lui va dove lo porta sto benedetto naso, cerca la preda - che di solito è una formica - ti tira, ti butta per terra.
Chiama un educatore mi hanno detto.
Chiama l'esorcista mi ha detto l'educatore.
Deve correre, deve sfogarsi. Noi camminiamo per ore. E lui non è mai stanco.
Lo portiamo in area cani, lo liberiamo e lui corre. Avanti e indietro.
C'è stata quella volta in cui un ragazzo mi disse che la sua cagnolina lo avrebbe fatto stancare presto. Dopo tre ore abbondanti, la cagnolina era stramazzata al suolo, mentre Fuffi continuava a saltare. Su e giù, tra un' annusata e l'altra. 
Mi sono offerta di pagare il rianimatore per la cagnolina, se fosse stato necessario.
Lui, cane da caccia, quando sente un odore che lo incuriosisce (ovvero qualsiasi odore possibile e immaginabile) parte e non lo prendi più. Non ti ascolta. Se ne frega. Lui deve trovare quello che cerca. 
E' testardo e capoccione. Non lo convinci che è una cosa è come dici tu.
"Fuffi, amore mio, ti assicuro che sono più vecchia di te ed è come dico io"
"Bauuuuu bauuuu bauuuu"
"Fuffi, credimi"
"Bauuuuuuu"
Zampate, mugugni, lamenti. Sembra che lo si voglia uccidere quando provi a convincerlo di una cosa.
Ha sempre ragione lui. 
É possessivo, appiccicoso, molesto, iperattivo.


Solo che tra un'annusata e l'altra, nonostante abbia tutti i peggiori difetti di un cane da caccia, resta il nostro grande amore.
E poi, suvvia, lui è un delinquente, ma io gli ho dato un nome che fa schifo, quindi 1 a 1 e palla al centro.
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sabato 2 gennaio 2016

Se avete regalato un cane a Natale

Io lo spero, ci credo, mi auguro che non abbiate messo un cucciolo dentro ad una scatola con il fiocco rosso.  
Sapete, io i fiocchi rossi proprio non li posso soffrire, tutt'al più intorno ad una macchina -se un'Audi ancora meglio- ma se lo avete fatto io non vi giudico. No, non lo faccio, lo giuro.
Dovete però sapere che un cane è per sempre. Finché morte non vi separi.
E probabilmente, a meno che non abbiate 92 anni, sarà il cane a morire prima di voi. E saranno lacrime amare, ma questa è un'altra storia.
Dovete anche sapere che un cane non è un oggetto, non è come una pista per le macchinine o come la cucina giocattolo.
Tutti i bambini vogliono un cane per Natale. O per il compleanno. O come regalo di promozione.
A Natale, però, sono tantissimi i genitori che presi dalla sindrome del siamo tutti più buoni regalano un cane ai loro bimbi. Che poi, ovviamente, del cane non si prendono cura.
E no, non è colpa loro, come potrebbe d'altronde un pargolo di quattro anni prendersi cura di un cane da 50 kg?
Comunque: se l'avete regalato, ora respirate.


Il cane piscerà. Tanto. Ovunque.
Non imparerà a comando a non pisciare ovunque, soprattutto sul divano in chesterfield. O sul tappeto persiano. Ma tranquilli: se avete preso un maschio ci metterà qualche mese ad alzare la zampetta e ad annaffiare muri e tende.
Dovrete portarlo fuori. Si, anche se piove. Anche se nevica. Anche se ci sono 40° all'ombra. Anche se avete la febbre. E no, non lo faranno i pargoli quattrenni perché non possono prendersi questa responsabilità. E comunque, non avranno la forza di tenere un cane che tira.
No, non tirano solo i cani da 50 kg. Provate a prendere un cane minuscolo da caccia.
Si lo so che l'avete preso per fare giocare il pargolo e non avete intenzione di andare a prendere le volpi in giro, ma i cani da caccia tirano. Oh, se tirano. Hanno una forza che gli viene dal naso.
Tra uno sniff e uno snuff, se non state attenti, vi butteranno per terra.
E no, non importa se avete il giardino. A parte che avere il prato all'inglese ricoperto di cacca non è una bella cosa -soprattutto quando il quattrenne si rotolerà sull'erba e poi si accomoderà sul divano puzzolente come il culo di una mucca con la diarrea- ma il cucciolino che adesso vi sembra tanto tenero e dolce, dovrà uscire comunque. E forse, prima o poi, sarete costretti ad ingaggiare una lotta all'ultimo sangue per mettergli il guinzaglio.
Poi l'amabile cucciolo comincerà a mordicchiare tutto quello che gli capita a tiro: pantofole, vestiti, telecomandi. Ed ebbene si, anche il tavolo da pranzo del '600. No dai, magari tutto il tavolo no, ma le gambe del tavolo si. E' una forma d'arte anche la gamba mozzicata, che vi credete?
E farà disastri. O se farà disastri. Il fiocco rosso che avete messo intorno al cucciolino a Natale sarà solo un ricordo lontano. Molto lontano.
A breve, avrete davanti un piccolo demonio che distruggerà tutto quello che gli capita a tiro e che butterà tutto per terra. Si, anche le cose fragili. Cosa volete che ne sappia il cucciolino che il bicchiere di vetro se cade, si rompe?
E, quando tornerete a casa stanchi dal lavoro, non potrete nemmeno rimproverarlo perché il cane o lo becchi in flagranza di reato o ciao, lui ha già dimenticato tutto. E sarà pronto per un nuovo disastro, più distruttivo del precedente.
Ci saranno peli ovunque. No, non importa se avete scelto un cucciolo a pelo corto, i peli li perderà comunque. Saranno sul divano, sui vestiti, sul pavimento.
Forse si ammalerà e dovrete tenergli la zampa mentre il veterinario lo visita.  Veterinario che, tenete bene a mente, non è gratis, così come nemmeno le medicine. E sappiate che le medicine veterinarie non sono mutuabili, inutile che minacciate di morte il farmacista. Però potete portarle in detrazione sul 730 dell'anno successivo.
Il cane mangerà. E dovrete ricordarvi di dargli da mangiare, di tenere la ciotola dell'acqua sempre piena. Con acqua fresca. Che poi magari l'ormai ex cucciolo sarà uno schizzinoso e li sono cazzi. Ma cazzi amari proprio.

Se avete regalato un cane a Natale al vostro pargolo e siete pronti a tutto questo, allora sappiate che riceverete in cambio -per tutta la vita- tante leccate, coccole, amore.
Sappiate che non sarete mai soli e le passeggiate sotto la pioggia non vi sembreranno affatto brutte.
Quando avrete la febbre, forse sarete disperati all'idea di dover comunque portarlo fuori, ma in cambio avrete qualcuno sul letto con voi che vi terrà compagnia finché non sarete guariti.
Sappiate che tutto quello che il piccolo devastatore distruggerà, probabilmente ad un certo punto lo avreste buttato comunque. E magari il cane ha solo anticipato le vostre intenzioni perché, ebbene si, sa leggervi nel pensiero.
Sappiate anche che molto probabilmente diventerete completamente cretini, comincerete a parlare con il cane che ad un certo punto vi abbaierà contro per rinfacciarvi il fiocco rosso. E avrà, ovviamente, ragione lui.

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sabato 12 dicembre 2015

Una sorellina per Cane Gnappo

Siamo molto amanti degli animali in questa casa, forse troppo, in particolare dei cani, ma gli altri non li disdegniamo con un'eccezione per i rettili per i quali non riesco a provare amore e simpatia.
Da sempre, raccogliamo animali abbandonati e cerchiamo una soluzione che, in alcuni casi, è stata tenerceli noi e in altri chiedere un aiuto esterno.


Non siamo particolarmente fighi, è una cosa che fanno in tanti e alla quale -tra l'altro- mi piacerebbe dedicarmi di più, se solo avessi il tempo. Siccome il tempo non ce l'ho, avrei già bisogno di giornate di 48 ore così, faccio quello che posso.
Un po' come tutti, insomma, che il tempo ormai non ce l'ha quasi nessuno.
Visto che abbiamo questo amore smisurato per cani e affini -in particolare per il nostro cane perché si sa, ogni scarrafone è bello a mamma sua- cercano sempre di farci adottare qualche cane che, per carità, è una bellissima cosa, se no non avremmo avuto in casa non uno, ma ben due trovatelli, ma a volte, se non si fa una cosa c'è un motivo. 
Io sono molto educata, spiego perchè adesso non è il momento -un pò come la questione figli.
Cane Gnappo merita una sorellina, lo sappiamo. Sappiamo che gli manca Cane Nero, così come manca anche a noi .
Ultimamente hanno provato ad appiopparci un cane buonissimo bravissimo stupendissimo, il miglior cane del mondo. Non lo metto in dubbio eh, ma in questa casa non bastano foto e belle parole. In questa casa, qualsiasi cane entrerà, non sarà mai scelto da noi, ma da Cane Gnappo. 
Dai, magari un pochino anche da noi.
Se lui non va d'accordo -e non è difficile che accada visto che ha un caratteraccio come la mamma umana- niente. 
Quando arrivò Cane Nero è stato lui a sceglierla e difatti è stato un amore fraterno di quelli che difficilmente ho visto in vita mia. Lui la voleva e quindi l'abbiamo voluta anche noi.
Si, lo so che ci sono tanti cani da salvare, ma visto che questa casa è anche di Gnappo, lui è parte integrante di queste scelte, nel limite canino della cosa.

E' successo che, va beh, posso anche anche pensarci a prendere una sorellina, con calma, con i dovuti modi e con le dovute accortezze.
Poi Cane Gnappo si è fatto male, è stato morso, gli hanno sfondato la calotta cranica ed io ero molto preoccupata. Aggiungiamo che era stato morso anche Fidanzato e che ero preoccupata anche per lui e il quadretto è completo.
Il giorno che Cane Gnappo è stato morso ho ricevuto messaggi molto insistenti da questi che volevano farmi adottare un cane e io, educata come sempre, ho risposto che ero fuori casa -ovvero in clinica veterinaria- e che non era il momento giusto per contattarmi. 
Ho spiegato che cane e Fidanzato erano stati morsi e che ero molto preoccupata, mentre i due, per altro, si contendevano le mie attenzioni in una sfida all'ultimo abbaio.
Si, abbaia anche Fidanzato a volte.
Insistenze su insistenze per avere i miei dati perché loro devono organizzarsi.
Guarda, magari è meglio se ci risentiamo domani, oggi proprio no, sono tutti moribondi in questa casa, non mi sembra il caso di mollare un Fidanzato  e un cane malati per andare a casa, accendere un pc e inviarti due dati, ma niente.
E già lì, lo ammetto, mi sono stranita perché se il fatto che un cane stia parecchio male non ti tocca minimamente, qualche domandina me la faccio.
Dopo qualche tempo, mi contatta telefonicamente una ragazza, dicendo che vuole venire a vedere casa mia per vedere se è adatta ad un cane.
Le spiego che, mio malgrado, non sono a Roma e starò via per qualche giorno, ma che tornerò il giorno X e  che se vuole possiamo sentirci per quella data. Sparisce. 
Poi mi ricontatta dicendo che deve venire di corsa a casa nostra -per vederla- così mi danno un cane da adottare.
Guarda, io ho orari particolari, dobbiamo accordarci, io posso darti la mia disponibilità e se vuoi ci vediamo. 
Mi chiama continuamente, a tutte le ore, in modo insistente. 
Le spiego che, in certe situazioni -tipo al lavoro- non si può stare attaccati al cellulare e mi chiede costantemente di chiedere un giorno di ferie nel giorno che dice lei e poi di chiedere altre ferie per andare a prendere un cane a quasi 1000 km dopo un paio di giorni.
Contatto delle persone che conosco, che avevano dato il mio numero a questa ragazza e spiego che non è esattamente così che si fa, che non si può chiedere ad una persona insistentemente di mettersi in ferie, magari durante un periodo lavorativamente complesso e che soprattutto bisogna quanto meno venirsi incontro. 
La tizia insiste, il giorno che voleva prendessimo le ferie, mi manda un sms con scritto che dopo un'ora sarebbe stata a casa nostra. E ovviamente a casa nostra non c'era nessuno, nemmeno Gnappo che ha una vita sociale molto più figa della mia.
Le dico che io sarò a casa per la tal ora. Ovviamente sparisce.
Forse ha capito che questa insistenza e questa poca professionalità mi sta indisponendo.

Cane Gnappo non avrà una sorellina. 
Non avrà di certo una sorellina procurata chissà dove da persone che non hanno a cuore la salute degli animali, nè tanto meno una sorellina catapultata in casa nostra senza nemmeno aver fatto qualche prova di compatibilità con lui. Anche perché se disgraziatamente non vanno d'accordo, che faccio? Butto la sorellina? O butto Cane Gnappo? Li lego al gardrail in autostrada? O, nel caso, li lascio sbranare in casa? Così eh, per sapere.
La curiosità per casa nostra la capiamo anche: abbiamo una casa fighissima ed è giusto così, ma magari non è la priorità. 
Ovviamente, chiedevano dei soldi. 
E io che sono contraria a comprare i cani -salvo esigenze davvero particolari-  non è un segreto.
Se l'insistenza è dovuta a quello, non lo so. 
Se il poco interesse per i cani stessi è dovuto a ciò che muove il mondo non lo sapremo mai.


E quindi niente sorellina per lui che ancora non si è ripreso del tutto dal trauma di aver visto morire la sua di sorellina. 
E' un cane unico, come d'altronde io sono figlia unica e sono sopravvissuta benissimo alla questione. 
E, in fondo, sono quasi convinta che a lui piaccia essere cane unico: Cane Nero gli rubava la pappa dalla ciotola, lo buttava giù dal divano per hobby, lo cazziava di brutto se faceva qualcosa non di suo gradimento, gli scippava l'osso dalla bocca. Lui adorava lei (e lei, in fondo, adorava lui), roba che probabilmente ho il cane con la sindrome di Stoccolma e non ne sono a conoscenza.
Sicuramente, Cane Gnappo è un cane scemo ed è per questo che da Cane Nero si faceva fare davvero qualsiasi cosa e lei, come tutte le femmine, se ne approfittava in modo  indegno.

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venerdì 4 dicembre 2015

Missing: di quanto mi manca il mio cane nero

Era Dicembre dell'anno scorso quando mi sono accorta che qualcosa non andava. Avevi un'anca gonfia e mi ero preoccupata. 
Ti avevo portato dal veterinario e dalle lastre che ti aveva fatto non si capiva bene cosa avessi.
C'era stato un giorno in cui avevi pianto parecchio, la prima e l'ultima volta nella tua vita.
Io, quel giorno, avevo piazzato il tuo cuscinone al centro del tappeto, ti avevo coperta con un plaid viola e ti avevo messo vicino la ciotola dell'acqua. Quella sera avevo bollito il pollo che tu adoravi, ma per fartelo mangiare avevo praticamente dovuto costringerti.
Avevo passato la serata a pulire il pollo, un pezzetto per te e uno per il tuo fratellino.


Era iniziato da lì il nostro calvario. Da lì avevi iniziato a prendere tantissime pillole ogni giorno che io nascondevo tra un pò di prosciutto o un pezzetto di wurstel.
Avevamo passato quei giorni di Dicembre ad aspettare gli ulteriori controlli.
Un giorno ero tornata a casa e saltavi. Saltavi e muovevi la coda, come sempre. E io avevo pensato che stava passando tutto.
Ti portavamo continuamente a fare una visita o un controllo e non sembravi poi così grave. E io ero convinta che ti avremmo guarito, che saresti stata con noi per sempre.
La sera della Vigilia di Natale avevi la febbre alta, tremavi e io ti avevo tenuta vicino a me, coperta dallo stesso plaid viola con cui ti avevo avvolta quel giorno che era iniziato il nostro calvario.
Ti misuravo la febbre e chiamavo mia madre che era a cena con un sacco di veterinari.
Il giorno di Natale eravamo rimasti a casa io tu e il fratellino. Papi era a lavoro ed era tornato al volo per pranzo. Avevo arrostito una fettina di carne, pensando che quello non era un vero Natale, ma non avevo avuto cuore di lasciarti da sola, stavi male e si vedeva.
Quando Papi era tornato a casa, vi eravate messi tutti e tre a dormire sul letto, eravate bellissimi. La mia bellissima famiglia, metà umana e metà pelosa.  Vi avevo scattato una foto.
Poi dopo due giorni, eravamo partiti per andare a Palermo.

Ti avevamo portato dallo zio. Io, Papi e il mio papà. Io mi fido di mio zio, è un bravissimo veterinario ed ero certa che mi avrebbe detto che non era nulla. E invece mi aveva detto che avevi una massa che non gli piaceva e aveva cominciato a fare delle telefonate. Ci aveva spedito da un oncologo.
L'oncologo ti aveva addormentata, rasato il pelo e ci aveva detto che nel giro di poco avremmo avuto la risposta. Io e Papi eravamo andati a cercare un bancomat e quando eravamo tornati era sveglia che ci aspettavi. Mio padre piangeva.
Ho visto le tue lastre, guardavo le lastre e poi guardavo Papi. Poi guardavo i vetrini, poi riguardavo Papi. Era il 30 Dicembre. Il tumore ti stava mangiando viva: ti aveva preso il bacino, un'anca e parte della coda. Potevamo tentare l'operazione, ma era una follia perchè non potevamo tagliarti a metà e saresti probabilmente morta sotto i ferri. Allora, abbiamo tentato la chemioterapia.
Undici pillole al giorno. La nostra giornata era scandita dalle tue pillole.
Mettevo la sveglia per la prima, mi mettevo i guanti perchè i farmaci chemioterapici devono essere maneggiati con cura. Poi facevamo la terapia complementare, tutto il giorno, tutti i giorni.
Io ti tenevo lì con me, tu stavi sempre vicino a me.
La sera di quel 30 Dicembre ero in macchina con Papi, stavamo parlando e poi lui era scoppiato a piangere dicendomi che non era giusto. Mi aveva promesso che ti avremmo salvata e lui ha sempre mantenuto ogni promessa, non mi ha mai detto una bugia, ha sempre fatto il possibile per vedermi felice.
La mattina dopo, all'alba, mia madre ci aveva svegliati perché nevicava. Ci eravamo svegliati e avevamo guardato la neve cadere dalla finestra. Poi vi avevamo portati fuori, te e il tuo fratellino. Avevo scattato una foto a voi tre, belli come sempre. In quella foto, tu hai lo sguardo triste.
La sera ti avevo portata in braccio, le tue zampe non erano più forti come prima.
Io ci credevo che ti avremmo salvato, l'ho creduto ogni giorno.
L'oncologo mi aveva detto che dopo tre mesi dall'inizio dalla chemioterapia, avremmo fatto il punto della situazione. Il tumore tre mesi non ce li ha lasciati. Sei morta tra le mie braccia dopo un mese e mezzo, lottando, provandoci in tutti i modi.
Due giorni prima che morissi, quando lo sapevo che era questione di poco, ti avevo cucinato le tagliatelle al ragù. Le avevi mangiate di gusto e io pensavo che eri bellissima.
Non c'è stato un solo giorno in cui non ti ho pensato. Ogni sera quando ci mettiamo a letto penso che ti mettevi sempre in mezzo a me e Papi per prendere le ultime coccole della giornata e poi, quando dicevamo che era ora di dormire, scendevi dal letto e ti mettevi sul tuo cuscinone posizionato dalla mia parte del letto. 
C'è stata quella notte in cui pioveva a dirotto e io, all'improvviso, avevo sentito qualcosa di peloso. Ero addormentata e non capivo. Ti eri infilata sotto le coperte, avevi poggiato la testa sul cuscino e ti eri appiccata a me. Ero scoppiata a ridere.
C'è stata quell'altra volta che non ero riuscita a portarti fuori a causa del diluvio, pioveva tantissimo e ti eri rifiutata di uscire dal portone piantando le zampe per terra. "Milly, guarda che non puoi fare la pipì fino a domattina". Avevi girato le zampe e te n'eri andata.
C'è stata quell'altra volta che Papi pensava di averti persa perchè ti si era staccato il guinzaglio e ti aveva trovata davanti la porta di casa, comodamente sdraiata sullo zerbino.
Volevi sempre stare al sole sul terrazzo, anche quando c'era troppo caldo. Prendevi il sole e guardavi fuori.

Ho sempre pensato che tu fossi un genio. Eri un genio. Mai conosciuto un cane così intelligente. 
Non era stato amore a prima vista tra me e te. Era un amore che era nato a poco a poco ed era diventato enorme. Mi ero innamorata di te e tu di me. Era un amore che sarebbe dovuto durare una vita. Ed invece non è stato così.
Quando è iniziato Dicembre, Papi mi ha promesso che quest'anno sarebbe stato bellissimo, che avremmo passato delle belle feste, un bel Natale. E che tu saresti stata sempre con noi.
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domenica 8 novembre 2015

Perché a noi gli ospedali piacciono

Siamo un pò ammaccati. Succede, no?

Il tutto è cominciato con un mio problema al piede che mi porto dietro da un paio di settimane e da un problema respiratorio di Fidanzato, non stiamo morendo, tutto sotto controllo.
Poi Venerdì il dramma. Abbiamo pranzato e ci siamo sistemati sul divano:
"Amore mi si sta gonfiando il labbro"
"Amore, mi prude dentro le orecchie, sotto le ascelle, ovunque".
Fidanzato, uomo saggio e di poche parole, si è alzato, ha preso le mie Converse grigie (che ad oggi, sono ai vertici della classifica delle mie Converse preferite) e mi ha portato in ospedale che dista tre minuti di macchina.
Il mio problema non sono le allergie note, ma le contaminazioni o robaccia simile che sono abbastanza difficili da tenere sotto controllo. So che sembra abbastanza strano che mangiando a casa si verifichino episodi simili, ma vi assicuro che non è poi così strano come sembra.
La cosa interessante di soffrire di una grave forma di allergia alimentare è che non si fa la fila in pronto soccorso perché, di solito, si arriva in codice rosso o in codice giallo alto, quindi appena siamo arrivati io e il mio labbro penzolante siamo entrati subito con tanto di tappeto rosso steso dagli infermieri. Quando, come al solito, mi hanno salvato la vita (e, preciso, non era un codice rosso, ma un giallo alto, così non vi preoccupate troppo), ho cominciato a stordirli di chiacchiere, sono diventata amica di tutti gli infermieri che mi hanno raccontato i segreti del pronto soccorso, ho eletto Michelangelo a infermiere più simpatico e, dopo qualche ora, con le funzioni vitali ripristinate, mi hanno rispedita a casa con tanti cari saluti e probabilmente la speranza di non rivedermi tanto presto.


La mattina dopo, per festeggiare il fatto che ancora una volta avevo avuta salva la vita dopo ben quindici anni di allergie, un numero illimitato di reazioni allergiche gravi e qualche shock anafilattico all'attivo, abbiamo ben pensato di portare Cane Gnappo in un nuovo parco. Nuovo per noi che non lo conoscevamo perché immagino che stia lì da un numero imprecisato da anni, ma tant'è.
"Ma che bel parco"
"Quanti cani simpatici"
"Che begli alberi"
Cane Gnappo è un cane un pò scemo, le prende da chiunque, ma noi siamo due vigili implacabili, stiamo sempre all'erta perché siamo consapevoli dei limiti del nostro amato cagnetto, quindi abbiamo atteso che l'area cani all'interno del parco fosse praticamente vuota e timidamente abbiamo fatto capolino dal cancelletto, assicurandoci che la cagnolina all'interno fosse socievole e non interessata a sbranare il piccolo nano multicolore. E difatti i due hanno giocato per un pò, finché la cagnolina nera è andata a casa.
Ciao cagnolina nera, è stato bello.
Poi è arrivato un maremmano di peso indefinito, ad occhio comunque almeno grande cinque volte Gnappo. Il tempo di girarci per prendere Gnappo che non si sa mai e questo enorme cane peloso lo stava già sbranando, puntando alla testa.
Siccome sono una persona tranquilla e che sa mantenere i nervi saldi ho iniziato ad urlare:" me lo sta ammazzando" e Fidanzato, eroico, si è lanciato per tentare di salvare il piccoletto.
Il povero padrone dell'enorme maremmano, mentre aspettava che una voragine si aprisse sotto i suoi piedi per scomparire dalla faccia terra, ci chiedeva come stavamo. Io, l'unica superstite, ero seduta per terra con le gambe molli, cercando di capire che danni avesse riportato Gnappo, notando un buco sulla sua micro testolina. Intanto Fidanzato mi mostrava una mano sanguinante.
Ottimo modo di iniziare il sabato, insomma.
Quindi corri a far vedere i due aggrediti.
Il padrone del mostro bianco peloso voleva accompagnarci in ospedale e dal veterinario, ma io non è che avessi molta voglia di salire in macchina con lui e l'aggressore. Gentilissimo, grazie, ma prendiamo la nostra macchina.
Alla fine, per farla breve, la situazione si è risolta con una bella mano fasciata e quella difficoltà di movimento per Fidanzato. E per fortuna che era la mano destra che per chiunque sarebbe stato un dramma, ma per noi no, visto che qui fioccano i mancini.
Cane Gnappo, invece, ha cambiato nome. Adesso si chiama Grappetta visto che la sua micro testolina pelosa (mica tanto pelosa adesso che il pelo è stato rasato) ha una bella collezione di punti metallici in testa visto che aveva la calotta cranica in bella vista.
Cane senza macchia e senza paura, non ha fiatato mentre il mostro bianco tentava di mangiarlo per pranzo, ma a momenti butta giù la clinica veterinaria mentre provano a cucirlo. Adesso sta discretamente bene, l'anestetico è riuscito a quietarlo, le grappette metalliche in testa in fondo gli donano e danno un pò di colore. Abbiamo scoperto che ha un debole per l'aureomicina che prova a leccare attraverso la benda di Fidanzato, ma non pretendo mica che, solo perchè stato quasi mangiato da un altro cane, diventi improvvisamente un cane normale.
E domani è lunedì, sperando che la nuova settimana non ci riservi gite al pronto soccorso, che sia umano o veterinario.


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