domenica 11 aprile 2021

Le mamme pancine sono tra noi ovvero "se non sei mai mamma non puoi capire"

Qualche settimana fa mi sono imbattuta nella classica pancina convinta che aver portato in grembo un pargolo, averlo partorito e crescerlo, sia una cosa che renda un Dio sceso in terra, superiore a chiunque altro respiri, pesci rossi e opossum inclusi.
Sarà che le donne partoriscono da qualche migliaio di anni, da qualche tempo partoriscono persino alcuni uomini, quindi figuriamoci; sarà che di madri  è pieno il mondo; sarà che fortunatamente tutte le madri che conosco, inclusa la mia, sono madri normali che non sono convinte di avere salvato il mondo da una pandemia mondiale (ogni riferimento a pandemie in corso è puramente casuale), ma no, io non pensavo che avrei avuto così vicino a me una pancina. Pensavo fossero un'invenzione dei media o che comunque fossero relegate in gruppi Facebook in cui l'unico requisito per entrare fosse quello di avere un q.i. inferiore a 15 e invece sbagliavo: è un attimo che ci si trovi di fronte una pancina salvatrice del mondo.

Nel caso specifico, si parlava di tenersi in forma: l'articolo in se sosteneva fosse una questione di genetica, fortuna e molto tempo libero; chi -come me- tiene molto alla forma fisica, sosteneva che volere è potere, ma che -almeno secondo me- non bisogna volerlo per forza.
L'addome scolpito non salva vite e, credetemi, non serve a niente: se vi piace e lo volete potete averlo, ma se non ve ne frega nulla posso solo dirvi che fate bene. E ve lo dico pur avendo gli addominali in vista che manco Dio sa quanta fatica e costanza mi costano e quanto spesso io ripeta che forse sarebbe meglio avere la massa grassa al 92%, ma porre fine a tutta sta fatica.
Lo stesso vale per il culo sodo e per una serie di altre cose di cui, giuro, potete fare a meno e vivere ugualmente felici.
La mammina pancina sosteneva che no, le mamme non possono tenersi in forma: le mamme sono tutte -ma proprio tutte- grasse e sciatte perché non hanno tempo di prendersi cura di se, figuriamoci se lavorano (ma meglio che una mamma non lavori ovviamente, potrebbe essere considerato abbandono di minore). Tale mamma pancina, dall'alto della sua supremazia rispettoo ai comuni mortali, ha altresi affermato che chi non è mamma non può capire. Una non mamma non può capire che le mamme devono essere tutte grasse e sciatte e non tenersi in forma. Dopo qualche altro insulto su come le non madri siano praticamente degli esseri umani a metà, non meritevoli di respirare la stessa aria delle onniscienti pancine, le madri normali sono quasi insorte e, a quel punto, la sciatta pancina si è data, come si dice a Roma.
Al di là che io sono cresciuta con una madre che ha sempre fatto sport pur essendosi riprodotta e avendo un lavoro, ci sono moltissime madri -lavoratrici e non- che si tengono in forma, che fanno sport, che hanno fisici che io mi sognavo anche a vent'anni e che hanno -udite, udite- dei compagni che si prendono cura dei figli e che non vengono trattati come meri donatori di sperma che, una volta concepito il sacro pargolo che permetterà alla donna di fregiarsi del titolo di pancina, non servono più a niente, il problema non è questo. 

Il problema è che una frase che trovo pessima, ma davvero pessima, è dire a qualcuno "se non sei mamma non puoi capire", esattamente come troverei pessima la stessa frase anche se il sostantivo mamma fosse sostituito da un qualsiasi altro sostantivo.
Fermo restando che il problema non è essere in forma o meno: se una donna vuole essere grassa, sciatta, magra, curata, avere il bicipite possente, i capelli fucsia (che io desidero moltissimo, ma questa è un'altra storia), le braccia piene di tatuaggi o qualsiasi altra cosa va benissimo. Presumo che ognuno possa decidere di essere come vuole e come si sente felice, ma questo forse lo penso io e altri tre scemi idealisti come me e comunque chi se ne frega se vi allenate o no (ma quest'ultima frase forse non si dice).
Il problema è, appunto, la frase: bullizzare qualcuno perché non è madre o padre o qualsiasi altra cosa fa schifo
E fa schifo perché non sappiamo -e non sapremo mai- cosa si nasconde dietro la non maternità di una persona.
Ho un'amica che ha affrontato un lungo percorso di pma per riuscire ad avere il suo primo figlio e che ne ha sofferto molto.
Ho un'altra amica che è state vittime di poliabortività, idem la sorella di una mia compagna di scuola: entrambe ne hanno sofferto molto.
Ho una persona molto vicina che non è mai riuscita a coronare il desiderio di diventare madre a causa di problemi di salute e che, per questo, ha visto la sua vita sgretolarsi.
C'è poi un'amica che ha ricorso ad un aborto terapeutico, una scelta che l'ha segnata moltissimo e che l'ha fatta soffrire più di quanto lei stessa immaginasse.
Conosco donne che sono realizzate pur senza essere diventate madri e donne che non vogliono figli neanche dopo morte: alcune di queste donne hanno subito pressioni perché intorno a loro qualcuno riteneva che dovessero riprodursi e, se per qualcuna non è stato un problema, per altre lo è stato.
La maternità è un tema estremamente delicato e nessuna donna, ma neppure nessun uomo, dovrebbe permettersi di bullizzare chi madre non lo é, a maggior ragione se non si ha idea del motivo per cui non si hanno figli e quanto questo motivo abbia influito sulla psiche di chi si ha di fronte.



Che poi io non sono neanche troppo convinta che ad un figlio faccia bene avere una madre bulla, ma tant'è.


Di mamme pancine ne avevo parlato qui, trattandole come un fenomeno che aveva rotto le palle e affermando che non andavano prese in giro, ma semmai aiutate. Dopo essermi imbattuta nella bulla pancina, io non so mica più come è giusto rapportarsi a questa gente.

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giovedì 8 aprile 2021

A volte ritornano (ma non per molto)

Dal giorno in cui ho traslocato, fatta eccezione per tre giorni di ferie che mi sono stati offerti per gentile concessione del mio responsabile (che non me lo dirà mai, ma presumo mi abbia visto un po' esaurita), non mi sono mai fermata.
Ad oggi non siamo ancora completamente sistemati, ad onore del vero non ho neppure la cucina a causa di un ritardo nella consegna. 
Non ho neppure tutti i lampadari, né lo specchio in uno dei due bagni, deve arrivare l'armadio della cameretta, i divani (si, due) arriveranno quando probabilmente avrò definitivamente optato per la sedia a dondolo e, quando avrei avuto bisogno di Ikea più che di ogni altra cosa al mondo, eravamo in zona rossa, praticamente per la prima volta -feste di Natale escluse- da quando esiste il sistema a colori.
Abbiamo avuto ritardi con quelli che dovevano togliere i sigilli al contatore del gas, con quelli che dovevano metterci la fibra (ricordo a tutti che io sono in smart working e la fibra mi serve quasi quanto mi serviva Ikea quando eravamo in zona rossa), con il comune di Roma che per cambiare la residenza ci sta mettendo quanto ci metto io per andare a piedi da Roma a Budapest.
Ho continuato a lavorare, ho continuato ad allenarmi, a portare fuori i cani, ad avere mille cose da fare, eppure -nonostante la stanchezza- non penso di essere mai stata così felice.

Realizzare il desiderio di una casa grande e come la volevamo non era facilissimo, vuoi perché abbiamo fatto tutto da soli, vuoi perché viviamo a Roma e a Roma fai prima a comprarti il Colosseo che non a trovare una casa come davvero la vuoi, dove davvero la vuoi, spendendo i soldi che vuoi.
Presumo sia così in tutte le grandi città, ma non ne ho esperienza visto che a Bologna e a Milano, dove ho vissuto da quando sono andata via da casa dei miei, avevo esigenze molto diverse.

Non ci sono comunque grosse novità: come tutti gli anni, è arrivato Aprile, io ho iniziato il conto alla rovescia per il mio compleanno, quest'anno la torta sarà bellissima, probabilmente persino più bella di quella dell'anno scorso (che trovate qui), forse la più bella mai avuta, anche se c'è stato un periodo in cui avevo stupende torte a forma di mucca con disegni creati apposta per me.
Non ci sarà neanche quest'anno una festa e non si potrà andare a cena fuori, ma ci sarà qualche piccolo festeggiamento e tanto mi basta. E poi ci saranno i regali da scartare (che praticamente, senza volerlo, mi sono scelta da sola).
Il lockdown, la zona rossa, la pandemia sono sempre più difficili da sopportare, tra qualche giorno mia madre subirà un'operazione delicata e io sarò a 1000 km. Se ve lo state chiedendo: si, sarei potuta andare a Palermo, ma in nessun caso sarei potuta entrare in clinica, neanche per portare un cambio di biancheria, quindi resterò lontana, pronta -in caso di emergenza- a partire di corsa.
Se è giusto o sbagliato non permettere ai familiari stretti di accedere per portare un cambio non sta a me dirlo, io stessa mi sono operata da sola lo scorso anno e ricordo molto bene con che fatica sono riuscita ad accendere il cellulare per fare squillare il telefono di mia mamma solo perché sapesse che ero viva (no, l'ospedale non avvisava nessuno), però mi dispiace. 

In questo Aprile inaspettatamente freddo, fatta eccezione per questa storia dell'operazione, io credo di avere realizzato tutti i desideri che avevo (tranquilli che comunque ne troverò di altri da realizzare) ed è curioso come questo sia accaduto in un anno segnato dalla pandemia. 
Ogni tanto penso che ci ho messo quasi trentacinque anni per arrivare a conclusione di tanti piccoli percorsi che mi permettessero di avere davvero tutto quello che volevo, compreso trovare una crema spalmabile quanto più simile possibile alla Nutella, ma che potessi mangiare (che a voi sembrerà una stupidaggine, ma io ho investito moltissime energie in questa ricerca).


Succedono ancora cose che non possono essere vere, eh: potrei raccontarvi della mamma pancina che ha portato avanti la tesi per cui le madri, in quanto tali, sono tutte grasse e sciatte o di tutte quelle persone che si fingono allergiche e che hanno la sfiga di trovare me nel loro cammino.
O di Fuffi e Mila che sono scappati di casa -aprendo la porta da soli- perché temevano che li avessimo abbandonati la sera in cui ci siamo trasferiti a casa nuova.
O della botta alla tibia che ho preso saltando su un box di legno a causa del quale mi manca -letteralmente- un pezzo di pelle dalla gamba che ormai immagino non crescerà mai più (ammesso che la pelle cresca, non ne ho idea).
O di quanto mi sia risultato difficile trovare qualcuno disposto a farsi mettere in regola per pulirmi casa.
Il problema è che il tempo per raccontare ogni singolo episodio che non può essere vero mi manca. A volte penso a questo blog, a quanto avrei voluto scrivere un post al giorno, a quanto io lo abbia sacrificato, a quanto spero sempre di trovare -prima o poi- di nuovo il tempo, a quanto non capisco dove lo trovassi prima, visto che facevo più o meno le stesse cose.
Però ci sono, cerco di esserci, rispondo ad ogni singolo messaggio o mail che mi arriva che comunque è qualcosa, no?

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mercoledì 17 febbraio 2021

Una nuova casa: passare da una casa molto piccola ad una molto grande

Ho sempre abitato in case minuscole, piccole, molto piccole.
Cioè, non sempre: sono cresciuta e ho vissuto fino al mio trasferimento in una villa: tre piani, il giardino, un tetto su cui arrampicarsi (non rischiavamo la vita, ho un sacco di amiche che possono confermare), un bagno -rosso, bellissimo, che ho amato tanto- tutto per me e un sacco di spazio, ma quella era casa dei miei genitori.
Da quando mi sono trasferita ho vissuto prima in appartamenti condivisi fin tanto che studiavo, poi in bilocali con Fidanzato poi divenuto Marito. La grandezza massima in cui abbiamo vissuto è di ben 58 mq, ovvero camera da letto, salotto con cucina più o meno a vista, un ripostiglio, un bagno e terrazzo.
Che ad un certo punto sono diventati pochi (i mq intendo).
No, non a causa della pandemia, del lockdowon, dello smart working.
Sono diventati pochi in generale, non ci entravamo più, avevamo bisogno di spazio perché non abbiamo più vent'anni che ci stringiamo in dieci in un divano e quattro sedie, quindi è iniziata la spasmodica ricerca di una casa più grande, un piccolo -manco tanto piccolo se vogliamo- investimento che ci ha quasi del tutto impoveriti perché ecco una casa a Roma è costosa se si tratta di, appunto, 58 mq, figuriamoci se si tratta di qualche mq in più.
Mesi di ricerca, di appuntamenti incastrati, di delusioni.
Dove per delusioni intendo che ho sprecato una mattinata per vedere una casa che gli eredi di una povera signora finita in una rsa all'improvviso si sono sbrigati ad affidare ad un'agenzia e ce l'hanno mostrata con i vestiti della signora ancora sul letto, la carta da parati anni '80 marrone scuro penzolante e un odore di cane bagnato che i miei cani manco se li lascio sotto l'acqua per due anni (cosa che, in ogni caso, non ho intenzione di fare).
Ho fatto richiesta per case con almeno due camere da letto e la cucina rigorosamente separata ed abitabile e mi hanno mostrato case con una camera da letto di tre mq, con un fornelletto da campeggio in garage al posto della cucina (ok sto esagerando, ma è chiaro cosa voglio dire, giusto?).
Abbiamo fatto una proposta per una casa che ci piaceva e dopo un mese che ci stavamo dietro abbiamo dovuto rinunciare.
Poi un giorno è arrivata una telefonata in cui mi proponevano di vedere un appartamento e ho pensato che era lui ancora prima di vederlo. Un appartamento che non avevo trovato io, ma che mi proponeva un'agenzia che non è la classica agenzia in franchising, ma di quelle vecchio stile in cui ti segue il proprietario, che non è esattamente un ragazzino (e a cui nel frattempo mi sono affezionata). E, in effetti, era lei. Ci abbiamo messo più o meno due ore a decidere che era lei.
L'abbiamo rivista, riguardata, riosservata, misurata e continuava ad essere lei.
Ce la siamo immaginata tra un anno, tra cinque, tra dieci, tra venti.
Ho visto i miei figli diventare grandi lì.
Ho pensato che Fuffi sarebbe impazzito di gioia. Anche Mila eh, ma lei ha meno pretese.
L'abbiamo arredata con l'immaginazione.
E infine, è diventata nostra. 
E poi i lavori, gli scatoloni, il trasloco, scegli i mobili, ordina i mobili, io vi dico solo che il divano che ho scelto arriva dopo il mio compleanno che non è esattamente domani (ma se volete farmi dei regali anticipati per la mia nuova casa sappiate che non ho ancora scelto lampadari e mobili del bagno e neanche un sacco di altre cose a dire il vero, quindi qualsiasi cosa è ben accetta).


E devo dirlo: io volevo la cucina separata e abitabile, due camere da letto ed ero intransigente sulla zona, però mai e poi avrei pensato che sarebbero tornati i tempi del bagno rosso e che avrei avuto un bagno tutto per me. Un bagno che non è rosso, ma va bene uguale, no?

Ecco, questo è il motivo per cui non ho avuto tempo di scrivere nulla, nonché il motivo per cui forse non avrò il tempo di scrivere nulla neanche nei prossimi due mesi a volere essere ottimisti. Corriamo avanti e indietro, non penso di avere mai corso così tanto e, nel frattempo, viviamo accampati, nel vero senso della parola. E le mie amiche sopportano i miei deliri, compreso quello in cui volevo assolutamente comprare delle sedie rosa fluo per il salotto.

Ps. Il molto piccola e il molto grande del titolo suonavano bene, so perfettamente che esistono case molto più piccole e molto più grandi.
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giovedì 21 gennaio 2021

Sei anni di fatti, persone e cose che non possono essere veri

Sei anni fa nasceva NonPuòEssereVero.
La storia di questo blog e della sua nascita l'ho raccontata in lungo e largo: era un periodo in cui trascorrevo le mie giornate e soprattutto le mie nottate ad accudire Milly, il nostro cane, che stava morendo, leggevo tanti blog altrui e alla fine avevo deciso di aprirne uno mio. Oggi il mio cane avrebbe compiuto nove anni (e a me manca terribilmente) è il post dove trovate più o meno tutta la storia.
Giusto l'altra sera, mentre coccolavo Fuffi e Mila, pensavo che sono già passati sei anni da quando Milly non è più con noi e mi è preso il magone. 
NonPuòEssereVero resta ancora oggi una delle cose migliori che ho fatto, se non altro perché mi ha permesso di entrare in contatto con persone che altrimenti non avrei mai conosciuto, ma anche perché -grazie ad alcuni post su temi specifici, tipo quelli sulle allergie alimentari- mi ha permesso, nel mio piccolo, di dare una mano a qualcuno.

Nell'ultimo anno, i visitatori di NonPuòEssereVero sono un po' calati rispetto all'anno precedente, sarà che ho scritto meno o che sono diventata più noiosa, aggirandosi intorno agli 80.000 al mese. 
Il mese con più visitatori è stato Agosto e mi fa quasi sorridere che proprio quando potevamo uscire e andavamo in vacanza venissi letta più che durante il primo lockdown, ma magari viene più voglia di leggere quando si è sotto l'ombrellone e non mentre si impasta la pizza, chi lo sa.
Il post più letto dell'ultimo anno resta sempre e comunque Spiaggia di San Teodoro a Marsala: come fare scappare i turisti dal paradiso. Ormai sono tre anni e mezzo che questo post, ribattezzato IL post, sbaraglia la concorrenza, fatta eccezione per un secondo posto dello scorso anno per poche, pochissime visualizzazioni. Devo dirvelo: il lido è stato chiuso, non esiste più, quindi addio altalene in acqua e gestori maleducati. Rimane comunque la spiaggia, quella non la tocca nessuno, dove vi consiglio di andare assolutamente.
Al secondo post un altro post di qualche anno fa, ovvero Lavorare su turni, un post per il quale ricevo parecchi messaggi in cui mi vengono chieste informazioni su orari e maggiorazioni. Anche in questo caso devo dirvi che conosco le tabelle retributive del mio ccnl e gli orari delle aziende per cui ho lavoravo e lavoro, non sono un'esperta mondiale di turni. E poi, sarà che invecchio, ma ultimamente mi viene sonno alle 21 quindi potete immaginare quanti litri di caffè bevo per mantenermi sveglia, lucida e attiva.
Troviamo poi un post a cui tengo molto ovvero Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano: Firenze, Serie A, il ritorno alle gare di ginnastica. A ripensarci oggi mi viene una tristezza incredibile: ero finalmente tornata alle mie amate gare di ginnastica artistica, avevo programmato tutte le trasferte dell'anno, attendevo con ansia trepidazione le Olimpiadi e invece è stata la prima e unica gara a cui ho assistito nell'ultimo anno e non so neanche quando potrà andare ad un'altra gara. Ad onore del vero, devo specificare che, per alcune gare, era comunque possibile accreditarsi come stampa, ma che sono io che -data la situazione- non sono andata. 
Al quarto posto troviamo della classifica dei post più letti dell'ultimo anno troviamo Frattura scomposta, il post in cui raccontavo della mia frattura al piatto orbitale, del primo ricovero e della prima operazione. A quel ricovero e a quella operazione ne é seguita un'altra esattamente quaranta giorni dopo. Di quel post mi aveva colpito come, invece di chiedermi -che so- come stavo, la gente fosse indignata che non fossi arrabbiata e non odiassi il mondo intero. Oggi, che è passato quasi un anno, confermo che quella è stata una delle cose migliori che mi sia successa, per un sacco di motivi e che ringrazierò sempre medici, infermieri e tutto il personale del San Camillo di Roma che si è preso cura di me. Se penso alle risate che mi hanno regalato in sala operatoria il chirurgo, l'anestesista e lo strumentista mi farei operare altre cento volte (si fa per dire, eh).
Oggi non si vede quasi più nulla perché sono stati loro ad operarmi e perché sono stata brava io a prendermi cura della mia faccia e continuo a non odiare nessuno.
Al quinto posto troviamo infine Il covid non risparmia nessuno (ma proprio nessuno nessuno), ovvero la storia di quando mi sono presa il covid, post che -lo ammetto- ho scritto più come monito che per altro visto che non sono di certo in preda alla paranoia da covid, ma di sicuro contagiarsi è più facile di quel che sembra. 


Infine, per chi se li fosse persi, ecco a voi Due anni di fatti, persone e cose che non possono essere veri; Tre anni di fatti, persone e cose che non possono essere veri e Cinque anni di fatti, persone e cose che non possono veri. Per leggere tutti i post di cui ho parlato é sufficiente cliccare sul titolo, cosa che magari é scontata, ma magari no.
E questo è, niente di più, niente di meno: a questo blog auguro altri cent'anni di vita, anche duecento va.


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giovedì 14 gennaio 2021

Storia dei miei haters

Per circa un anno -forse anche qualcosa in più- questo blog è stato valvola di sfogo di una sfilza di haters
Si definisce hater colui -o colei, abbiate pazienza ma a me gli asterischi alla fine delle parole stanno sulle palle- che, approfittando dell'anonimato del web si lascia ad andare ad insulti molto violenti.
Di solito, le vittime degli haters sono personaggi famosi che vengono insultati per il solo fatto di essere conosciuti. Io non sono famosa, ma non avete idea delle centinaia di commenti che ho ricevuto da parte di queste persone. Che ecco, forse definirli persone è un po' generoso, ma tant'è.
Ormai si sono diradati, non ho ancora capito se si sono rassegnati o se stanno scaricando la loro rabbia su qualcun altro, ma non è questo il punto.


I miei haters erano quasi tutti persone conosciute o, quanto meno, erano quasi tutti conosciuti quelli che siamo riusciti ad identificare. Si, sto dicendo esattamente quello che pensate: sono persone che conosco, che so come fatte, che hanno respirato -mio malgrado a questo punto- la mia stessa aria, che so se si lavano o se puzzano, di qualcuno anche la pizza preferita.
Inizialmente, io rispondevo a tutti, con pazienza, facendomi anche parecchie risate con le mie amiche, ma quando poi i commenti sono diventati non solo violenti, ma potenzialmente pericolosi e mi sono rivolta alla polizia postale (si, esiste davvero, non è un'invenzione dei media) mi è stato consigliato di evitare di rispondere.
Perché potenzialmente pericolosi e perché evitare di rispondere? Perché alcune di queste persone mi seguivano e controllavano, letteralmente, cosa a cui io non avevo poi dato così tanto peso, sbagliando.
Controllavano ogni mio social, per poi venire qui a sfogare la loro frustrazione inventando cose. 
É rimasta nella storia quando uno di loro inizio a minacciarmi dicendo che avevo pubblicato la foto di una paziente ricoverata con me in ospedale che però non era una paziente, ma una coperta di lana appallotolata su un letto.
Sapevano cose di cui non avevo fatto menzione sul web e conoscevano i miei movimenti, presenti e passati. Non tutti ovviamente, ma ne conoscevano tanti, qualcuno conosceva anche il menù del mio matrimonio e si che io avevo invitato poche persone, tutte molto strette.
E comunque: uscivo per andare al lavoro? Tre minuti dopo arrivava il commento su quanto facesse schifo il mio outfit (che poi magari faceva schifo sul serio, considerato che mi vesto al buio, ma non è questo il punto).
Andavo in ospedale a fare una medicazione? Dicevano le peggio cose sulla mascherina che avevo scelto di indossare (e lo so, è una roba un po' ridicola, ma gli haters ragionano così).
E così all'infinito. 
Ovviamente non hanno insultato solo me, ma anche i miei genitori (si, anche mio padre, ho sempre trovato pessimo insultare i morti, ma tant'è), le mie amiche, il Marito. Gli unici risparmiati, ora che ci penso, sono stati i cani, eppure assicuro a tutti che Fuffi non è simpatico per niente e che io stessa ogni tanto lo insulto, ovviamente però glielo dico in faccia (o, per meglio dire, sul muso).
Un giorno di fine estate, uno di loro si è spacciato per la mia amica Samira, ero a pranzo a Fiumicino e -manco a farlo apposta- le stavo registrando un messaggio vocale quando -appunto- un hater si è spacciato per lei che, va bene che siamo amiche da anni, però di sicuro non è divertente sapere che tenevano d'occhio anche lei e ne conoscevano il nome (e no, non l'avevo taggata in nessuna foto sui vari social in tempi recenti, quindi non erano risaliti a lei da qualcosa di recente).

Gli insulti erano variegati, di norma cercavano di mettermi in ridicolo senza motivo. Io dicevo una cosa e loro cercavano di trovare il pelo facendo insinuazioni poco eleganti, definiamole così. Insinuazioni che, fintanto che ho risposto, venivano smontate parola per parola.
Quando veniva smontata la loro tesi, la strategia era quella di commentare con un nome diverso (ma usando lo stesso identico indirizzo ip) o chiamare l'amico a dare man forte, scelta effettivamente meno diffusa.
In ogni caso, la cosa che tenevano a sottolineare più spesso è quanto io sia grassa, obesa, piena di ciccia trasbordante. Un continuo, eh.
Obesa, cicciona, vomito pieno di grasso, schifosa grassona e via dicendo. E ho una 42, eh, pensate cosa avrebbero potuto dirmi se avessi avuto -che so- una 46. Fermo restando che -sebbene io sia fissata con lo stare in forma- è sempre sbagliato insultare chi è grasso, magro, basso e via dicendo (questo in generale, al netto degli haters). Ci sono persone che combattono con dei demoni terribili a causa del proprio corpo e del cibo e no, non sto scherzando.

Dopo aver inserito la moderazione dei commenti, i filtri anti spam, reso private alcune sezioni del blog (in realtà una sola, ma tant'è) si è passati all'identificazione, lì dove è stato possibile.
Alcuni commenti sono stati ricondotti ad un'azienda, che conosco molto bene, proprietaria dei pc e della connessione da cui sono partiti i sopradetti commenti (ve lo spiego come si spiega ai bambini, ovvero come lo hanno spiegato a me). Qualcuno lo avevo intuito chi potesse essere, altri no e, ammetto, ne sono rimasta sorpresa. In ogni caso ovviamente ho poi fatto 2+2.
Ebbene si, esiste chi, mentre é al lavoro, pagato per fare qualcosa, passa il tempo a scrivere commenti al veleno su un blog. 
Altri commenti, invece, sono stati ricondotti a privati, anche lì non mi sono stupita e sono riuscita a dare una spiegazione a quasi tutto. Di qualcuno in particolare avevo riconosciuto il modo di scrivere, di qualcun altro avevo capito dal nickname utilizzato, di altri ancora avevo ricollegato per cose che avevano scritto di cui magari erano i soli ad esserne a conoscenza.
No, non era una persona sola e, ad oggi, sono fermamente convinta che non ci fosse necessariamente un collegamento tra loro, quanto meno non tra tutti.
I commenti degli haters sono stati quasi tutti rimossi, é rimasto giusto qualcosa non troppo brutale. Si, ovviamente ne è stata conservata copia, ma ecco: chi arriva qui non leggerà più quello schifo.

Non ci sono rimasta male in primis perché credo nel karma e poi perché, in questi casi, nascono dei sentimenti contrastanti.
C'è gente che mi ha dedicato ore, giorni, settimane. Se da una parte questo comportamento è da considerarsi folle per ovvi motivi, dall'altra voi immaginate di avere più persone che trascorrono le loro giornate appresso a voi, a controllare ogni singola cosa che fate e via dicendo.
Non fraintendetemi, è un comportamento malato e queste persecuzioni sono da condannare, ma a me avere questa gente così tanto in fissa con me da perdere tutto questo tempo mi ha fatto riflettere e, in certi casi, anche sentire importante. So che detta così potrebbe sembrare che ne sia stata felice, ma mi auguro -lo spero davvero- che si capisca cosa intendo.
E poi, è grazie a queste persone che non ho mollato il blog, anche se avevo poco tempo e poca voglia di scrivere, sarà che in molti commenti -per buttarmi giù- invocavano la chiusura di questo blog e a quel punto non lo avrei chiuso per una questione di principio. 
Infine, mi sono resa conto che alcuni di loro insultavano perché volevano carpire notizie: volevano sapere dov'ero, con chi stavo, che facevo, i miei cani, i miei figli, i miei allenamenti, il mio lavoro e via dicendo. Era una malata sete di informazioni più che una vera volontà di insultare. Pensavano che provocandomi avrei dato loro le informazioni che volevano sapere e che no, non si trovano sui social.
Banalmente, avrebbero potuto scrivermi o chiamarmi, magari si sarebbero presi un vaffanculo, ma avrei apprezzato il coraggio.
Qualora ve lo stiate chiedendo si, alcune di queste persone le ho incontrate o sentite, probabilmente non sapevano che erano state identificate -non ancora almeno- e si, ebbene si, la mia migliore amica e mia madre mi fanno meno feste quando mi vedono dopo mesi che non ci vediamo. 
A me veniva da ridere e, in alcuni casi, avrei voluto dire "scusa, ma io non sono la cicciona vomitona?", magari in risposta ad un "come stai bene".
C'è anche chi, nei commenti, si è spacciato per mio amico o amica, raccontando di quanto eravamo amici e di come -visto che sono brutta e cattiva- la nostra fantastica amicizia fosse finita, ovviamente per causa mia. Parliamo di persone che, quando ho capito chi fossero, ho contato le cose che avevamo fatto insieme -ovviamente anni e anni prima- e stavano tipo sulle dita di una mano. Che va bene che sono simpatica e ho la casa al mare, però magari se ne sarebbero dovuti fare una ragione da tempo.

Ammetto che mi sono fatta molte risate grazie ai miei haters e che in fondo mi sono preoccupata  -e neanche troppo a lungo- solo perché chi ha più esperienza di me in queste cose mi ha messo in guardia, ma c'è un ma.
Io ho un carattere molto particolare, sono una che -spesso e volentieri- passa per strafottente
In realtà più che essere strafottente, mi lascio scivolare addosso molte cose, se chiudo con qualcuno non mi manca, se mi insultano me ne frego (ma, come dice il mio capo, ho un IO talmente grande che è' scritto tutto maiuscolo), ho una enorme autostima (forse troppa, ne basterebbe meno, ma non è colpa mia) e questo è stato sicuramente fondamentale nel prenderla così sportivamente. Forse qualcun altro non avrebbe retto ad oltre un anno di insulti, alcuni per altro molto pesanti, non so.
Sarebbe bello se tutti avessero il coraggio di dire in faccia quello che pensano, ma visto che non è così e che di bulli, cyberbulli ed haters è pieno il mondo, se un domani vi doveste trovare in una situazione analoga, vittime di gente malata, denunciate. Non vi costa nulla, nessuno se la prenderà con voi, ma troverete qualcuno disposto ad aiutarvi e a risolvere il problema. 


Se volete leggere un altro post sull'argomento che avevo scritto quando avevano iniziato a perseguitarmi (passatemi il termine) da poco cliccate qui.
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