lunedì 13 agosto 2018

Spiaggia di San Teodoro Marsala un anno dopo: come continuare a fare scappare i turisti dal paradiso

La spiaggia di San Teodoro a Marsala -in provincia di Trapani- è la Spiaggia, almeno a casa mia e tra i miei amici.
Era giusto un anno fa che scoprivamo questo angolo di paradiso a poco meno di 100 km da Palermo, la mia città natale.
Ed era un anno fa che quello che avevo scritto su questa spiaggia aveva fatto il giro del web: un post come tanti che però, come a pochi succede, era diventato virale.
Quest'anno io volevo assolutamente tornare alla spiaggia di San Teodoro, stavolta preparata su quello che avrei potuto trovare e altrettanto consapevole che quello che volevo era scrivere un altro post a distanza di un anno.
Lo scenario è sempre lo stesso: Stagnone di Marsala, alle spalle il Monte Erice e di fronte le isole Egadi.




I miei amici mi hanno preso per pazza, hanno pensato che in fondo avrebbero potuto riconoscermi. 
Io invece ero abbastanza certa che non mi avrebbero mai riconosciuta.
Quest'anno la nostra gita alla spiaggia di San Teodoro è caduta a ridosso della settimana di Ferragosto, quindi era necessario prenotare i lettini visto che, secondo me, rischiavamo di non trovare posto.
Ho fatto chiamare il Marito, al quale ho detto di non dare né il suo cognome, né tanto meno il mio, ma un cognome fittizio che non potesse essere collegato a noi.
Al telefono ci è stato detto che due lettini e un ombrellone avrebbero avuto un costo di 40€, quindi 10€ in più rispetto ad un anno fa. Il Marito ha chiesto se ci fosse la possibilità di pagare con il pos e gli è stato risposto che in effetti il pos c'è, ma manca sempre la linea quindi difficilmente si può usare.
"Munitevi di parecchi contanti" è stato il consiglio della persona che ci ha risposto al telefono, una donna, forse la signora che sta al bar, ma non ne siamo certi. "Non portate assolutamente nulla da mangiare e da bere" l'ordine perentorio arrivato subito dopo aver confermato la prenotazione.






Appena arrivati, in tarda mattinata, abbiamo potuto notare un capannello di gente che cercava di passare seguendo le indicazioni per raggiungere l'Isola Lunga dello Stagnone, ma vuoi l'alta marea, vuoi il brutto tempo, vuoi il fischietto mannaro che serve per fare sbrigare la gente il momento è stato difficoltoso un po' per tutti.
Io e il Marito ci siamo guardati e la conclusione a cui siamo arrivati subito è che, ebbene si, dopo un anno non è cambiato un bel niente.
Anzi si, qualcosa è cambiato: i prezzi, che sono sensibilmente aumentati e il divieto categorico di fare qualsiasi foto al lido per motivi di privacy. Pare che qualche brutta persona abbia scattato foto a tradimento e li abbia sputtanati o almeno questa è la versione data a chi chiedeva informazioni.
Un'altra cosa che abbiamo potuto constatare è che, mentre al telefono ci è stato detto che erano disponibili solo lettini da 40€, il cartello con i prezzi -che ho fotografato rischiando probabilmente la vita- indica la presenza di lettini a 30€ di cui però non c'era traccia.
Le altalene, gli scivoli e i servizi igienici hanno un costo a parte di 5€, mentre lo scorso anno erano compresi.
Stando al cartello però questi sono i prezzi relativi al mese di Agosto, non so quindi se l'aumento è per tutta la stagione o solo per Agosto come ho capito io.


La doccia costa 50 centesimi fredda e 1€ calda, in linea con i prezzi dello scorso anno.
Quest'anno ci sono anche dei lettini sull'acqua, quindi se prima si pagava tanto, ma si stava in prima fila, quest'anno si paga di più, ma non si vede il mare.

Se lo scorso anno, io che ho qualche problema con il cibo avevo potuto portare le mie cose (sapete tutti di cosa parlo immagino e se non lo sapete l'ho spiegato qui), quest'anno invece niente da fare. La signora al bar è attrezzata per i celiaci, quindi un allergico grave all'LTP (patologia completamente diversa dalla celiachia) non può portarsi nulla da mangiare e ha due possibilità: rischiare la vita, visto che non sono attrezzati per gestire la contaminazione, o digiunare. Guai a provare ad uscire per mangiare facendoglielo capire perché si perderà il diritto a stare sui lettini profumatamente pagati.
Per altro quest'anno abbiamo visto che c'è un camioncino che fa panini a prezzi bassissimi proprio davanti al lido. Che li prenda in giro?
Il costo di un piatto di pasta consumato al ristorante si aggira intorno ai 25€, un po' meno dello scorso anno, ma se si decide di non sedersi al ristorante del lido pagando profumatamente il pranzo si può usufruire del bar, a patto e condizione di essere trattati come gli ultimi dei poveracci perché oh, tocca mangiare al ristorante. Che poi non so voi, ma io -allergie a parte- se vado al mare non mi ingozzo come un maiale all'ingrasso, né ho voglia di passare due ore seduta a tavola. 

La spiaggia di San Teodoro resta un paradiso naturale pazzesco e, nonostante il tempo in mattinata non fosse bellissimo, regala sempre grandi emozioni.




Ovviamente insieme alle emozioni, esattamente come lo scorso anno, ci sono anche gli insulti e le fischiettate se si vuole passare, se ci si avvicina a qualcosa che non si è preventivamente pagato e quest'anno anche se ci si azzarda a tirare fuori un cellulare per fare una fotografia sui lettini, su scivoli e altalene, al ristorante. In ogni caso, qualcuno che fa ugualmente le foto c'è, me compresa.
Ricordate comunque che: se tirate fuori il cellulare per fare una foto a qualsiasi cosa presente nel lido verrete fischiati, se camminate troppo vicino al lido e non avete pagato un milione di euro verrete fischiati, se respirerete un pochino più forte verrete fischiati, se non vi ingozzerete come maiali verrete rimproverati.
Se avete paura di dimenticare i divieti state tranquilli: ci sono i cartelli che ve li ricordano.




Giusto pagare per usufruire dei servizi, ingiusto essere insultati da mattina a sera quando si vorrebbe solo godere del mare e della spiaggia.
Il paradiso ha un prezzo molto salato, più salato dell'anno scorso.
Che poi lo ammetto: a me è sembrato tutto meno bello dello scorso anno, non so neanche perché, forse è stata l'alta marea, forse il fatto che c'erano parecchie alghe, forse il fatto che siamo andati essenzialmente perché volevo vedere cosa era cambiato (ammesso che qualcosa fosse cambiata e infatti non è cambiato un tubo).
E il prezzo da pagare è anche in umiliazioni perenni. Non a me, eh: io sono ligia alle regole, anche perché ho cercato di mantenere un profilo molto basso, limitandomi ad assistere ai rimproveri che si prendevano gli altri che, mortificati, non sapevamo come reagire.
E oh, vi faccio una raccomandazione: vero che avete pagato per il bagno, ma non andateci troppo spesso che non va bene.

Come lo scorso anno concludo dicendo che i gestori di questo lido potrebbero essere ricchi come il mio amato Paperon de' Paperoni abbassando un pochino i prezzi ed essendo più educati, giusto un pochino basterebbe, ma non riescono a sfruttare la concessione del lido che hanno ottenuto non so neanche bene io come. Come sia possibile che dopo tutte le critiche ricevute non sia cambiato nulla resta un mistero.
Il lido, per essere la settimana di Ferragosto, non era affatto pieno, c'erano diversi lettini vuoti e di sicuro non c'era la fila fuori. E se pensate che io vivo a Roma e in questo periodo la fila c'è a Fregene, io due domande me le farei. Poi, fate voi.


Per leggere il post che avevo scritto lo scorso anno, cliccate qui.

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venerdì 27 luglio 2018

Viaggiare con le allergie alimentari: come fare e perché farlo

Io sono allergica e mi piace viaggiare.
Per essere precisi, sono allergica all' LTP, una proteina mannara presente praticamente ovunque.
Non sono allergica a tutte le LTP, ma siccome nella vita mi ritengo molto fortunata, sono allergica a quasi tutte. 
E siccome sono davvero molto fortunata, sono anche allergica in modo grave.
Andare in giro e dire "sono allergica all' LTP" significa farsi quanto meno prendere per pazzi, a dire il vero neanche io, fino a un po' di tempo fa, sapevo cosa fosse questa sigla. 
Fino a qualche anno fa, io sapevo solo di essere allergica a un sacco di alimenti, così come sapevo che le mie allergie sono come le scale di Harry Potter: a loro piace cambiare o, se proprio vogliamo essere precisi, a loro piace aumentare.
Oggi gli alimenti a cui sono allergica non li conto più (in realtà, se mi ci metto vi dico anche il numero esatto, eh, ma poi mi deprimo), ma so che questa allergia ha un nome.
Non vi frantumerò le gonadi parlandovi di LTP come se fossi un medico, visto che di fatto una specializzazione in immunologia clinica non ce l'ho, ma ecco: è arrivata l'estate e sono arrivate le vacanze. E, a dirla tutta, io viaggio tanto non solo in estate, un po' per lavoro e soprattutto per piacere e per passione.
Viaggio in nave, in aereo, in treno, in macchina e vado più o meno ovunque mi va di andare.
Viaggio da sola, con mio marito, con gli amici, con i miei genitori.

Se vi state chiedendo se si può viaggiare e se si può mangiare in viaggio con un'allergia alimentare la mia risposta sarà sempre si. Non forse si, ma si. Si può fare, io lo faccio, l'ho sempre fatto e sempre lo farò perché chiudersi in casa ad aspettare la morte per inedia non fa per me.

Come si fa a viaggiare in compagnia di un'invadente allergia alimentare?
Prima di tutto, ecco, bisogna essere abituati a vivere e convivere con le allergie, bisogna avere in mente tutte le accortezze che vanno prese, ma è appunto abitudine. Io sono abituata, chi mi sta vicino pure.
L'abitudine si prende con il tempo, piano piano si inizia a pensare a cose a cui prima delle allergie non si sarebbe mai pensato.


Io non mangio mai in luoghi dove sarebbe difficile soccorrermi se mi accadesse qualcosa: quando si parte questi luoghi sono ad esempio  l'aereo o la nave e, in generale, quanto meno per il viaggio, tendo a portarmi le mie cose cucinate da me (o da mia madre) in cucine (la mia e la sua) dove gli allergeni non entrano. In ogni caso, mangio quando sono arrivata a destinazione o prima di partire, insomma dove un'ambulanza può raggiungermi subito in caso di bisogno.
In aereo si può avvisare la compagnia dell'allergia e gli allergeni non verranno somministrati a nessuno. Ovviamente, ma mai dare per scontato, a supporto della tesi bisogna avere la documentazione necessaria che un allergico ha. Un non allergico a cui però non piace, che so, l'odore delle patatine si attacca, com'è giusto che sia.
Quando arrivo a destinazione per tutta la durata del viaggio mangio solo cibi che sicuramente non sono contaminati, anche se -inutile negarlo- un minimo fattore di rischio può esserci sempre, purtroppo.
Una buona idea è quella di mettere in valigia cibi sicuri di modo da poter sopravvivere qualora non si trovasse nulla, ma senza esagerare.
Se devo mangiare in un ristorante o in un bar prima mi guardo intorno, poi chiedo.
E per chiedere non intendo che faccio una domandina, ma piuttosto che faccio quel mezzo milione di domande che potrebbero apparire superflue, ma che per me sono di fondamentale importanza.
Spiego poi la gravità del problema, preciso che anche una piccolissima contaminazione potrebbe uccidermi e che, se non sono sicuri, preferisco mi dicano che non lo sono.
Digiuno se è il caso, non è un problema. Di certo è inspiegabile che nonostante tutti i digiuni a cui sono stata costretta per dimagrire sono dovuta andare da una dietologa, ma tant'è.
Se capisco che posso mangiare in un determinato locale, quando arriva il cibo lo odoro -si esatto, lo odoro- e lo osservo attentamente da ogni angolazione. Se sono con mio marito o con i miei genitori prima lo faccio assaggiare a loro che a qualcuno potrebbe anche fare schifo che qualcuno assaggi il proprio cibo, ma pazienza. Meglio lo schifo che restarci secchi.
Se proprio non trovo niente (succede più spesso di quanto crediate), un supermercato da qualche parte ci sarà e a quel punto leggo ogni singola etichetta, evitando in ogni caso cibi troppo elaborati. 
In Italia è facile visto che etichette sono scritte in italiano, all'estero è essenziale sapere come si dicono e come si scrivono gli alimenti cattivi in inglese e nella lingua del posto.
Non do mai per scontato che dove vado sappiano l'inglese. MAI.
Visto che, ecco, imparare lo svedese o il cirillico non è esattamente una cosa che si può fare in un paio di giorni, basta scrivere il nome di tutti gli alimenti nella lingua che serve, in stampatello e non in corsivo perché lo stampatello è più chiaro, meglio ancora scriverlo al pc e stampare la lista. 
La lista serve sia per leggere le etichette, sia per eventualmente mostrarla in bar, ristoranti e via dicendo.
In ogni caso, una scatoletta di tonno può andare bene senza troppi complimenti, possibilmente al naturale che l'olio se non di oliva (almeno nel mio caso) sa essere tanto buono quanto letale.

Mangiare può passare in secondo piano se è il caso, l'importante è viaggiare.
E non si viaggia mai da soli.
Si lo so che ho detto che io viaggio anche da sola, eh, non ho cambiato idea.
Io viaggio da sola, ma non da sola: con me c'è sempre il kit salvavita.
Cosa contiene il kit salvavita? Due autoiniettori di adrenalina semplicissimi da utilizzare, due diversi tipi di cortisone in compresse, due diversi tipi di cortisone in fiale, un antistaminico in fiale, tre diversi tipi di antistaminico in compresse, una crema cortisonica, il Ventolin.
Ho anche le siringhe e si, so fare le punture nel senso che io le punture me le faccio anche da sola, oltre a farle agli altri. Ho imparato perché non è detto che chi ci circonda le sappia fare.
Se state pensando che non è sicuro farsi le punture da soli, tornate a dirmelo quando avrete provato la sensazione della gola che si chiude e dell'aria che non arriva ai polmoni e poi ne riparliamo, scusate la brutalità.
Chi viaggia con me -se viaggio in compagnia- sa di questo problema, è in grado di intervenire e può farlo in due modi: ascoltando quello che dico io che conosco le mie allergie e le mie reazioni allergiche meglio di chiunque altro o, se io non sono in grado di fare da guida, prendendo l'adrenalina e chiamando immediatamente il 118 (o il 911 o, in generale, il numero delle emergenze, bisogna documentarsi prima su qual è il numero in base al paese in cui ci si trova).
Nel kit ci sono i miei dati, il permesso a viaggiare con me per i farmaci (ad onore del vero nessuno mi ha mai chiesto niente), la delega ad agire per chi è in grado di farlo (che non si sa mai), il mio piano terapeutico, le istruzioni d'uso dell'adrenalina. 

Nel mio portafoglio c'è un foglio che spiega qual è la mia patologia, cosa fare e chi chiamare se mai dovesse succedermi qualcosa.
Il foglio in questione va scritto non solo in italiano, ma anche in inglese e nella lingua del posto se si va all'estero.
Nel mio cellulare ho impostato la pagina d'emergenza che dice che sono gravemente allergica all' LTP, che ho l'adrenalina in borsa (e ce l'ho sempre) e i numeri da chiamare, oltre a quello delle emergenze, che sono quello di mio marito e quello di mia madre che sanno che devono rispondere sempre a qualsiasi numero.
È in lavorazione un bracciale con un ciondolo che spiega tutto quello che è spiegato dal foglio e dal cellulare che io non lo so mica cosa potrebbe andare a guardare un eventuale soccorritore per strada.

E poi ci vuole una dose di coraggio enorme.
Una dose di coraggio che deve farvi scattare la voglia di non stare chiusi in casa, di uscire, di viaggiare, di fare qualsiasi cosa normalmente (o quasi).
Il cibo è importante, ma non è tutto, un allergico può viaggiare, deve solo farlo in modo consapevole, tenendo a mente che una distrazione può costare la vita, ma quello -credetemi- è impossibile da dimenticare.


Se volete avere un'idea di com'è viaggiare con le allergie, in questo post ho raccontato la nostra esperienza ad Amsterdam con le mie allergie.

La foto del post è di Samira El Bouchtaoui, l'ha scattata per me e ritrae una valigia piena di allergeni, almeno per me. Quell'anguria che non è un alimento a cui sono allergica è adesso contaminato perché entrato a contatto con le pesche, sembra banale, ma non lo è.
La foto è stata scattata a parecchi km di distanza da me per ovvie ragioni di sicurezza.
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giovedì 26 luglio 2018

Vacanze in Sicilia: istruzioni per l'uso

Le vacanze in Sicilia sono uno dei momenti più belli dell'anno, almeno per me, e non solo perché la Sicilia è la mia terra, ma anche perché trovo che sia davvero meravigliosa. 
Ogni anno, quando è ora di prenotare le vacanze, in tanti mi chiedono se posso dargli qualche dritta o se possono fare le vacanze con noi.
Io do le dritte e dico anche si a tutti quelli che vogliono venire con noi, ma ecco: prima di decidere di fare le vacanze in Sicilia, quanto meno quelle estive, ci sono delle cose che dovete tenere a mente.



-La Sicilia è grande: è la regione più grande d'Italia, ha nove province (il fatto che due di queste siano a 30 km di distanza l'una dall'altra è secondario), un numero indefinito di comuni, isole minori come se piovesse. 
Dalla Sicilia ci è passato praticamente chiunque e tutti questi chiunque hanno ben pensato di lasciare tracce del loro passaggio, cosa che -unita a quello che madre natura ha donato a quest'isola a forma di triangolo- fa pensare che forse forse ci sono un sacco di cose da vedere.
Tutto sta manfrina per dire che no, non si può girare tutta, ma proprio tutta, la Sicilia una settimana. Serve tempo per spostarsi da una parte all'altra e vedere tutto, ammesso che questo tutto si riesca a vedere nell'arco di una vita. Io, ad esempio, non ho ancora finito.
Se decidete di andare in Sicilia, inoltre, valutate bene il punto in cui arriverete in base a dove dovete andare: ci sono quattro aeroporti (Palermo Punta Raisi, Catania Fontanarossa, Ragusa Comiso e Trapani Birgi): se arrivate a Catania e volete andare a Palermo, anche il biglietto aereo costa 10€ in meno e quindi vi sentirete abili risparmiatori, avete fatto una cavolata. Oh certo, ci arriverete, ma sono più di 200 km e, per la cronaca, l'autostrada Palermo-Catania è una delle autostrade più brutte che io abbia mai visto.

-La Sicilia è costosa: o meglio, non è costosa la Sicilia in sé, è costoso passarci le vacanze.
Probabilmente costa meno andare in Sicilia che in altre parti d'Italia, ma gratis non è.
Le località prettamente turistiche, quelle che fanno soldi solo in estate, sono le più costose quanto meno se volete andarci ad Agosto.
La vita, in generale, costa meno in Sicilia che -per dirne una a caso- a Milano, ma un conto è viverci, un conto è andarci in vacanza. Chi ci vive di base non pagherà l'hotel, giusto per dirne una.
Costa anche abbastanza andarci in Sicilia: la nave ha un costo non proprio irrisorio e gli aerei, soprattutto in alcuni periodi dell'anno, non sono esattamente a buon mercato. 
Certo, c'è il treno che personalmente consiglio solo se dovete andare a Messina: scendete a Villa San Giovanni, traghettate e ci siete, altrimenti lasciate ogni speranza voi che entrate (la compagnia di traghetti che effettua la tratta Villa San Giovanni-Messina si chiama Caronte che è quanto dire).
I mezzi pubblici in Sicilia non sono quanto di migliore esista al mondo e, solo con quelli, in alcuni posti meno grandi e meno battuti probabilmente non ci arriverete mai. Oserei dire che, a meno che non scegliete di stare fermi in un punto preciso, la macchina è d'obbligo e sia noleggiarla sia portarsela dietro costa.
Per me ogni soldo lasciato nella mia terra è ben speso, ma tutta sta storia serve solo per fare presente che no, non farete un mese di vacanza a Taormina con 100€. E manco da altre parti se per questo.

-La Sicilia non è solo mare: non ovunque, in Sicilia, c'è il mare, quindi se volete andare al mare e avete scelto come meta-che ne so- Piazza Armerina, sappiate che non è stata una buona idea. Non so neanche dire a quanti km è il mare più vicino a Piazza Armerina.
Ci sono anche le montagne, eh: a me viene da pensare, così a naso, a Nebrodi, Madonie, Iblei e Peloritani, ma c'è anche dell'altro. E si, in alcuni posti, d'inverno c'è persino la neve.
C'è anche un vulcano, ovvero l'Etna (senza contare i vulcanini delle Eolie), e no, non ci si può tuffare dal cratere atterrando direttamente in mare, a meno che non intendiate un mare di lava, ma non lo consiglio.



-In Sicilia in estate fa caldo: e non solo in Sicilia, a dire il vero.
Ad Agosto (ma anche a Luglio e a Settembre) fa molto caldo, quindi se vi siete prefissati di fare una vacanza culturale girando una qualsiasi città sappiate che a mezzogiorno probabilmente vi verrà una sincope. Se soffrite il caldo come me, tenetelo a mente.
Tenete a mente anche un'altra cosa: oltre al caldo, le città sono città anche in estate, il che significa che se venite a Palermo, esattamente come una qualsiasi città d'Italia, ad Agosto troverete molte cose chiuse per ferie e la città mezza vuota. Il fatto che sia in Sicilia e sul mare, non esclude che sia, appunto, una città e non una località turistica la cui economia gira solo d'estate.


-In Sicilia dovete andarci piano con il cibo: si mangia benissimo, niente da dire e oserei dire che, almeno sul piano cibo, si spende meno che altrove. Ci sono specialità diverse in base alla zona in cui vi trovate (alcune cose le trovate ovunque, eh), ma è una cucina abbastanza pesante.
Questo significa che se vi ingozzate di tutte le specialità in un giorno solo probabilmente finirete in ospedale e lo dico perché negli anni ho accompagnato al pronto soccorso decine di persone, compreso mio marito che, fortunatamente, ha imparato la lezione.
E no, un siciliano non mangia sette arancine, diciotto cannoli, venti kg di caponata, quattordici panini con panelle e crocché e via dicendo in giorno solo.


E, se posso darvi un ultimo consiglio, una volta che sarete arrivati a destinazione, oltre a godervi tutte le meraviglie del mondo che troverete, vi prego evitate di andare alla ricerca di mafiosi per strada dando per scontato che siamo tutti mafiosi e non sarà difficile incontrarne uno perché, che ci crediate o no, non è così.
Se invece sapete accontentarvi e cercate qualcuno che dica un minchia ogni due parole, beh ecco, quello sarà decisamente più semplice.


Le foto del post sono tutte scattate da me in posti diversi della Sicilia e confesso, visto che sono una brutta persona, di aver riciclato foto già utilizzate per vecchi post.
Se volete fare un tour della Sicilia attraverso le pagine di questo blog cliccate qui.

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giovedì 19 luglio 2018

Quanto costa avere (e prendersi cura di) un cane?

Qualche giorno fa Fuffi ha iniziato a vomitare.
Non vomitava cibo, ma succhi gastrici giallognoli che, a loro volta, facevano venire a me i conati di vomito (si, mi succede sempre). Non vomitava manco di continuo a dire il vero, giusto una piccola vomitatina la mattina, ma io e la percezione reale della quantità di vomito prodotta da qualcuno non andiamo molto d'accordo.
Fuffi, qualora ve lo stiate chiedendo, è il vero nome del nostro cane. Ha due soprannomi: nano a pois -nano per gli amici- e passerotto, ma resta il fatto che in un momento in cui chissà a che cavolo pensavo l'ho chiamato Fuffi, scelta di cui mi assumo ogni responsabilità.

Dicevo che Fuffi ha iniziato a vomitare e io ho chiamato il veterinario.
La prima ipotesi è stata la gastrite che, in teoria, sarebbe potuta passare da sola.
"Se entro quarantotto ore il cane non smette di vomitare, approfondiamo".
Dopo quaranta ore (quarantotto mi sembravano troppe) ero dal veterinario dove, ad onore di cronaca, ho trascinato Fuffi con l'inganno.
Solo che lui è meno stupido di quello che sembra e, quando ha visto la porta della clinica, ha piantato le zampe per terra e non c'è stato verso di convincerlo che in fondo era per il suo bene.
Fuffi aveva la febbre alta, sospetto che avevo avuto non chiedetemi perché.
"Dobbiamo fare una radiografia".
Ho mandato un messaggio al Marito che mi ha detto "spendi qualsiasi cifra, ma fai qualcosa, io adesso arrivo".
Lo conosco mio marito, lo conosco fin troppo bene e mi ricordo le lacrime che ha versato quando è morta Milly, di tumore, tre anni e mezzo fa. Conosco quello che ha pensato perché, almeno in questo caso, i suoi pensieri erano assolutamente identici ai miei.
Ho avuto una paura enorme, quella di sentirmi dire che anche Fuffi, come Milly, ha qualcosa di brutto. Ho atteso, atteso, atteso, atteso all'infinito. O almeno credo fosse un tempo infinito.
Non sono un medico, né tanto meno un veterinario, quindi la riassumo così: Fuffi ha qualcosa di grave a stomaco e intestino. Qualcosa di grave che però, almeno per il momento, non sembra essere il peggio.
Ho visto le radiografie e, come nel caso di Milly, nonostante non sia un medico, è stato abbastanza semplice intuire che qualcosa di strano c'era.
Non vi tedierò con tutto quello che mi ha riferito il veterinario, ma posso dirvi che ad un certo punto mi è stato detto che il cane potrebbe essere allergico e io ho reagito con una risata isterica.
Perché va bene tutto, ma pure il cane allergico non me lo merito su.

Mi è stata data la cura e mi sono stati regalati dei campioncini di cibo ipoallergenico da fargli provare di modo che scegliesse il suo preferito.
Fuffi, per la cronaca, ha scelto i croccantini gusto cervo e patate, non senza avermi guardato schifato per un giorno intero quando gli ho proposto quelli uovo e riso e avermi osservata con sguardo dubbioso quando gli ho proposto un'altra variante a non ricordo manco che gusto.
"Amore, Fuffi avrebbe scelto cervo e patate" ho detto al marito che ha sentenziato che sarebbe corso a comprare i croccantini da un milione di euro al suo amato cane.
"Fuffi, sicuro che vuoi cervo e patate? Perché guarda che costano un sacco e se poi non li vuoi io di certo non li mangio". Ha mosso la coda, quindi immagino fosse un si.
Se il marito si è occupato di compragli sto benedetto cervo, a me è toccato andare in farmacia a comprare le sue medicine, scoprendo con piacere che le sue medicine costano un occhio della testa.
Ah, nel caso vi sia venuto il dubbio, anche il veterinario si paga perché so che non ci crederete mai, ma la loro non è una missione, ma un lavoro.

Fuffi non è nostro figlio, ma noi siamo la sua mamma e il suo papà.
È nostro dovere prenderci cura di lui e fargli avere tutte le cure necessarie adesso che sta male, compragli i farmaci e i croccantini al cervo ipoallergenici, pagare il veterinario e fare tutto quello che è possibile fare.
A quanto pare sarà anche mio compito un domani pagare l'avvocato quando verrò denunciata ed arrestata per maltrattamento di animali visto che Fuffi, quando provo a dargli lo sciroppo, scappa per ore piangendo disperato e lo fa chiaramente in terrazzo di modo che tutti possano vedere le terribili torture che gli sto infliggendo, piccolo cane ingrato che non è altro.
Con le pillole invece è meglio, quelle gli piacciono e le mastica di gusto e direi che ogni tanto una gioia la possiamo avere anche noi.
Io non so quale sia per voi qualsiasi cifra, ma so che quella che per me potrebbe essere una cifra altissima per altri potrebbe essere bassissima e viceversa. So però che qualsiasi cifra rende bene l'idea.
Non so neanche quantificare quanto effettivamente ci sia costato Fuffi in sei anni di vita, tra cose indispensabili e cose che indispensabili non lo erano manco per niente (tipo la torta a forma di osso per il suo sesto compleanno), così come non so quanto ci sia costata Milly. So però che quando abbiamo scoperto il suo osteosarcoma abbiamo speso tantissimo senza remore.


Perché dico così?
Negli anni ho letto tante volte che ai cani basta il nostro amore e, in parte, questo è vero.
Fuffi vive per noi, siamo la sua mamma e il suo papà, non so neanche se si renda conto che è oggettivamente impossibile che lo abbia partorito io in ospedale.
E noi lo amiamo in modo folle, ogni tanto lo guardo dormire e penso che è proprio il cane più bello del mondo, tutto uguale a me, e quando non sono a casa e lui non è con me mi manca da morire.
Fuffi però ha anche bisogno di cibo, di guinzagli, di pettorine, di una cuccia, di ciotole.
Fuffi paga il biglietto per viaggiare con noi e, se non lo portassimo con noi (cosa che escludo quasi sempre), toccherebbe pagare una pensione o una dog sitter H24.
Fuffi ha bisogno del veterinario sia per i controlli periodici e i vaccini, sia per casi come questo in cui sta male e bisogna risolvere il problema in primis per lui e poi anche per noi visto che vederlo stare male fa stare male anche noi. Sempre ad onore del vero devo dire che è la prima volta che Fuffi sta male in questo modo.
Che un cane si ammali va tenuto in conto, sempre.
Che se un cane si ammala è dovere del padrone curarlo anche.
Che poi io non riuscirei ad immaginare neanche l'ipotesi di vedere stare male Fuffi e non curarlo, ma tant'è.
Se un cane potesse parlare vi direbbe che gli basta l'amore, se lo chiedete a me vi dico che l'amore passa anche attraverso le cure e il non fargli mancare niente, ma proprio niente, comprese le orride palline gialle che Fuffi adora e che dobbiamo ricordarci di portarci sempre dietro che sia mai uscire di casa senza pallina gialla orrida e puzzolente (lui non lo sa, ma io ciclicamente  sostituisco la pallina gialla con una nuova identica, mi guarda con sospetto, ma poi si arrende).

Se pensate un giorno di non potere (o di non volere, cosa che probabilmente nessuno ammetterà mai) sostenere delle spese per curare il vostro cane, pensateci bene prima di prenderne uno.
Non vi dico di non prenderlo, eh. Vi dico solo di pensarci bene.


Fuffi, per la cronaca, ha smesso di vomitare, almeno per il momento. Ovviamente ci auguriamo che la cura stia facendo effetto e che non debba fare la tanto temuta biopsia.
Io intanto lo vizio terribilmente porgendogli uno ad uno i croccantini al cervo e patate e solo quel briciolo di dignità che mi rimane mi impedisce di non masticarli al posto suo per non farlo faticare.


Se volete sapere la storia di Milly, il cane nero, la trovate qui.
Se invece volete leggere un post che ho scritto su cosa vuol dire prendere un cane e che mi piace tantissimo, leggete qua.
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martedì 17 luglio 2018

I bibitoni dimagranti sono come il due di coppe quando regna bastoni

Ce li avete presente i bibitoni dimagranti che non solo vi fanno perdere peso, ma vi fanno anche diventare ricchi e liberi dalla mancanza di tempo che attanaglia i poveri lavoratori?
Secondo me si, avete perfettamente idea di cosa siano sti bibitoni miracolosi, visto che ultimamente non si parla d'altro.

Io sono dimagrita e adesso giustamente devo dirvi la fatidica frase: chiedetemi come.
Se non me lo chiedete, ve lo dico stesso per altro.
Sono dimagrita andando da una dietologa, laureata in medicina e specializzata in scienza dell'alimentazione, e andando in palestra.
Non sono quindi diventata ricca vendendo bibitoni, piuttosto sono diventata povera pagando la dietologa e la palestra. E la cosa esilarante è che diventerò sempre più povera visto che non ho ancora finito e continuerò a pagare dietologa e palestra. 
Non ho quindi una Porsche, ma direi che ne faccio anche a meno, visto che la mia prima macchina è stata un'Alfa Romeo e ancora pago i debiti contratti per mettere la benzina in quella succhialiquido  al sapore di petrolio che non era altro, e non sto in piscina tutto il giorno, ma si sa, il cloro sbianca quindi mi tengo la mia (pallidissima in questo momento) abbronzatura.
Le borse me le compro lo stesso, pur non vendendo bibitoni, ma quelle sono -in buona parte- una gentile concessione di mia madre che sa che la sua bambina ha un bisogno disperato di borse.


Detto questo: ieri ho fatto il controllo dalla dietologa.
Undici chili di grasso persi, una quantità di centimetri che tutti insieme fanno un bambino di cinque anni, massa muscolare aumentata, metabolismo basale aumentato e un sacco di cose belle.
Perché, ecco, lasciatemelo dire: i bibitoni non servono a un tubo.
E non serve a un tubo neanche credere che la taglia 40 sia l'obiettivo da perseguire per qualsiasi donna esistente al mondo.
Lo so, lo so, le convenzioni sociali ci impongono uno standard di bellezza femminile che bla bla bla.
A me, delle convenzioni sociali, non frega una beneamata mazza.
Io devo piacere a me stessa e stare bene con me stessa, se piaccio anche a voi bene, se no me ne farò una ragione. O forse non perderò neanche tempo a farmene una ragione, ma tant'è.
E della taglia 40 a me non frega un tubo.
Semplicemente, quando ho letto, ormai quasi tre mesi fa, che ero sulla prima linea dell'obesità di primo grado volevo morire. E volevano morire anche le mie ginocchia, già provate dalla frattura della rotula dello scorso anno.
Io volevo essere normopeso e oggi, quando finalmente è venuto fuori che lo sono, ho tirato un sospiro di sollievo. Senza bibitoni.
Mangiando tutto, ma proprio tutto tutto tutto (tranne le cose a cui sono allergica ovviamente). 
Ieri ho fatto merenda con l'affogato al cioccolato. No, non è uno sgarro, fa parte della dieta.
Si, l'affogato al cioccolato. E me lo sono conquistata eh, mica ce l'ho avuto subito, ma non ho preso bibitoni per avere l'affogato al cioccolato.
Ho solo seguita la dieta alla lettera. Dieta data da un medico, ripeto.
Non mi sono fatta convincere da chi mi diceva: "dai, ma fai uno sgarro". Se non è previsto, io lo sgarro non lo faccio. E se non è previsto e voglio farlo, lo decido io, me ne frego -letteralmente- delle pressioni altrui.
Sono andata in palestra, ho sudato, ho faticato, continuo a farlo. Perché mi piace e perché mi serve.
E non bevo i bibitoni, l'ho già detto?
Non ho messo foto del mio cane -in mancanza di figli- in posa col bibitone al succo di foglia della palma canadese (era l'acero, lo so) a bordo piscina affermando che ebbene si, anche il cane ha tolto il grasso in eccesso gustando il bibitone. E non ho manco reclutato il cane perché oh, la forza dei sistemi piramidali di vendita sta nel reclutare gente incapace di intendere e di volere (scusa Fuffi, non intendo dire che sei incapace di intendere e di volere, eh).

Dimagrire non è una strada facile, bisogna volerlo e bisogna averne la forza che, detta così, sembra facile, ma non lo è. 
Bisogna affidarsi al professionista giusto perché ecco, se chiedete a me di mettervi in onda un programma lo faccio, ma se chiedete a me -che di professione faccio il tecnico broadcasting- di aiutarvi a dimagrire non saprei come fare.
Per dimagrire bisogna mangiare e non solo qualcosa, ma tutto. 
E l'esercizio fisico fa bene, non tanto per dimagrire, ma per tonificare, per perdere cm, per aumentare la massa magra.
I bibitoni invece sono come il due di coppe quando regna bastoni: inutili.


Tutti i post sulla mia dieta:


Nb. Nessun bibitone è stato maltrattato per la stesura di questo post.
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