giovedì 6 agosto 2026

Gravidanza e solitudine: cose a cui non ero preparata

Io in gravidanza mi sono sentita molto sola.
Pensavo di essere io quella strana, magari esagerata, ma ho scoperto -forse troppo tardi- che è una sensazione molto comune. 
Adesso va molto meglio, ma quella sensazione tremenda che mi ha accompagnato per mesi non credo che la dimenticherò mai.

Io mi sono trovata, da un giorno all'altro, senza poter andare in palestra e senza potere andare al lavoro, nel secondo caso in seguito ad un evento traumatico, quindi ecco, mi é mancata la terra sotto ai piedi. 
Tutti, fatta eccezione ovviamente per Lui, hanno minimizzato, "che sarà mai?" e altre amenità, riducendo  praticamente la mia persona ad un contenitore di feti spostaorgani che non aveva più diritto ad avere esigenze, voglie, necessità, sensazioni. 
Ho riempito le mie giornate, non mi sono data per vinta, mi sono iscritta ad un corso di nuoto (con il permesso del medico ovviamente), ho fatto passeggiate chilometriche con i cani, ho sistemato cose a casa che rimandavo da tipo tre anni, ho letto libri, visto serie tv (in realtà una, ma era molto lunga), ho cucinato, sono andata persino a vedere il saggio di danza di mia madre (eh già, il mondo va al contrario). Mi sono anche annoiata molto, ma ecco: la solitudine gravidica non é dovuta alla noia. É dovuta a quello che ti succede intorno e davvero io ho pensato di essere il problema finché non ho scoperto che non ero e non sono l'unica. La cura al mio senso di solitudine l'ha trovata, senza saperlo, Lui che ci ha iscritti ad un corso preparto dove ho conosciuto -finalmente- persone che non solo stanno vivendo quello che sto vivendo io, ma provano anche le stesse cose. Ed é bellissimo sapere di non essere soli davvero.

Ecco, la gravidanza rivela un sacco di cose.
Non so perché succede, ma avrei voluto che qualcuno mi dicesse tipo "guarda che se rimani incinta ti accorgerai di essere circondata da stronzi". A volte non necessariamente stronzi, ma qualcosa di molto simile. Ecco si, io avrei voluto sapere in anticipo questo e che mi sarei pisciata addosso per mesi e invece mi hanno sempre raccontato la storiella degli unicorni e dei fiorellini.

Noi non abbiamo tenuto segreta la gravidanza manco un giorno. Non abbiamo aspettato la fine del terzo mese, la morfologica, il dna fetale, il primo calcio o qualsiasi altra cosa si aspetti per dirlo in giro. Banalmente perché ero e sono convinta che se qualcosa deve andare storto va storto pure il giorno del parto, può succedere davvero qualsiasi cosa e non c'è karma o scaramanzia che tenga in questo caso.
Noi lo abbiamo detto subito, non a tutti contemporaneamente, ma ecco: io avevo ancora la tartaruga splendente quando abbiamo iniziato a dirlo. 
Qualcuno si é commosso sinceramente, qualcuno prima di commuoversi ha avuto necessità del defibrillatore per riprendersi, altri boh, non l'ho ancora capito.
C'é chi é stato cattivo, cercando prima di mettere in dubbio la mia relazione con il padre di mia figlia cercando di farmi venire considerare l'opzione aborto salvo poi darmi della pancina cattiva perchè ho osato contare la gravidanza in settimane (il medico e l'app con i frutti dicono si faccia così e chi sono io -che di mestiere spingo bottoni- per non condividere la loro tesi?) e c'è anche chi prima ha reagito come se gli avessero menato, poi é entrato in competizione "adesso un figlio lo faccio anche io gne gne gne" passando il tempo a dirci "io farò questo quando sarò incinta, quest'altro quando avrò le voglie, quest'altro ancora quando sarò al quarto mese, ecc ecc". Forse, ad un certo punto, ho provato persino invidia perché io non so manco che farò domani mattina, se mi sveglierò con i dolori, se odierò tutti causa notte insonne o se amerò tutti (ipotesi molto remota, ma mai dire mai), figuriamoci sapere come gestirò le voglie di una gravidanza che non esiste. Io, per la cronaca, non ho avuto nessuna voglia, al massimo c'é stato un momento in cui volevo bere solo acqua Nepi, ma é durato relativamente poco.


E poi, c'é chi ha giudicato, chi ha detto cose fuori luogo, chi ha espresso pareri non richiesti che, ok, é la natura dell'essere umano, per carità, ma esiste un limite a tutto. E questo limite é stato spesso superato.
Io ho sofferto molto per alcune cose che sono state dette, ad un certo punto ho smesso di dire qualsiasi cosa limitandomi a rispondere alle domande con un "bene, grazie" o al massimo con pochissimi altri dettagli.
Noi abbiamo ricevuto giudizi -che in realtà erano critiche mal celate- per qualsiasi cosa: per l'ospedale che abbiamo scelto, per il nome che abbiamo scelto, per quello che abbiamo e non abbiamo comprato, é stato criticato pure il fatto che fino al sesto mese non avevo la pancia e che non mi è venuta -almeno fino ad oggi- la diastasi addominale, manco dipendesse da me.
Poi eh, c'è stato chi ha dato consigli che non sono nemmeno consigli, semplicemente ha raccontato qualche aneddoto sulla propria esperienza, ha fatto qualche battuta simpatica, é stato carino e, in quel caso, é stato piacevole.

Noi abbiamo fatto una lista nascita, ci avevano suggerito di farla (ebbene si, non sapevamo cosa fosse), tornando indietro la rifarei perché é stato un ottimo punto di riferimento, tuttavia non l'abbiamo data praticamente a nessuno perché non é proprio nella nostra indole. Ovviamente qualcuno ha abbondantemente criticato, manco gli avessimo chiesto oro, incenso e mirra in dono. Ad oggi, che manca un mese e mezzo circa, abbiamo tutto il necessario, sia comprato da noi e in parte ricevuto in regalo, e anche molto superfluo.
Siamo stati criticati perché non abbiamo detto alle persone di regalarci solo quello che avevamo messo in lista nascita e soprattutto perché non abbiamo chiesto soldi. Non so, io non mi ci vedo molto ad andare dalla vicina di casa a dire "Ehi tu, dammi 10.000€ e sbrigati pure" magari con un passamontagna sul viso, però per carità magari sono strana io.
Siamo anche stati criticati perché abbiamo preso una cameretta molto molto figa, per la quale sono stati spesi molti molti soldi. Io ogni volta che ci penso ripeto che la nostra camera da letto é costata meno del fasciatoio della Pupa e non é giusto perché sono io la principessa di casa, tuttavia mi viene spesso ricordato -più o meno da chiunque, cani e gatti compresi- che ormai lo status di principessa l'ho perso. 
Ad ogni modo, va bene la critica, la accetto, ma esattamente: i mobili di disegn polacco o finlandese -non me lo ricordo manco più- di ispirazione giapponese disegnati con la luna piena su un foglio di papiro e poi realizzati a mano cosa tolgono a chi, al decimo anno di vita del proprio pargolo, ha deciso di farlo dormire su una brandina nello sgabuzzino per forgiargli il carattere? Io mia figlia la manderò a sollevare bilancieri per forgiargli il carattere e dopo la farò dormire nel letto evolutivo di design (prima che chiamate gli assistenti sociali, preciso che no, non manderò una neonata a sollevare bilancieri, lo giuro).

Ho ricevuto critiche perché abbiamo scelto di andare insieme a tutte le visite perché il padre non é necessario. Per me, per noi é stato fondamentale e tornando indietro rifarei tutto uguale. Ci é costato dei semplici "Ehi capo, posso fare quel turno quel giorno perché abbiamo una visita?" e vi assicuro che nessun capo é stato maltrattato per questo, il telegiornale della terza rete nazionale é andato avanti ugualmente e a proposito, mi auguro che l'annuncio della nascita di mia figlia, quando sarà, venga dato al TG20 con tanto di zainetto fuori dall'ospedale (non é stata una mia idea, ma io gli amici li scelgo bene).
Sono state criticate le scelte, le decisioni, ma anche giudicate le sensazioni e i desideri.
"Non puoi voler tornare in palestra".
"Non puoi pensare al fatto che al lavoro ti hanno trattato male e non prendi lo stipendio pieno, devi pensare alla bimba". Proprio perché penso alla bimba voglio il mio stipendio per intero, somaro. E adoro il fatto che voi siate milionari e possiate permettervi di non lavorare, io sono povera e devo lavorare, ma vorrei tantissimo essere ricca e passare il mio tempo in palestra e viaggiando, tuttavia la vita é stata ingiusta con me. Molto ingiusta.
"Non devi mangiare". "Mangia". Quando sono rimasta incinta, io ero in cura in un centro per diaturbi alimentari dove stavano tentando di farmi prendere peso -e ci stavano riuscendo- e di guarire la mia testa. Ogni giudizio, parere, osservazione sul fatto che dovessi mangiare di più, di meno, più variegato é stata pesante perchè io sapevo cosa stavo vivendo, i giudicanti no. E oggi so che non esiste nessuna donna che vive davvero bene i cambiamenti del proprio corpo, ci si adatta per amore del piccolo/a Alien scalciante, ma bene non si sta.
Alla centesima persona che mi ha detto che devo pensare solo alla bimba, smettendo praticamente di avere sentimenti e sensazioni io ho sbroccato. Seriamente, eh.  Perché se é vero che non si può mai smettere di pensarci, é vero anche che si é persone prima che madri.
Ginecologi, ostetriche, psicologi, ecc che incontrete nell'infinito cammino della gravidanza vi diranno che il benessere della mamma prima di tutto perché se sta bene la mamma sta bene anche BabyAlien, quindi sentitevi liberi di mandare a fanculo chi cerca di farvi sentire sbagliate se non pensate solo a cacca e pannolini.
E poi c'é la questione cesareo vs parto naturale. A domanda, io ho risposto che preferirei il parto naturale. La motivazione é banale: sono un soggetto allergico grave e ho paura dell'anestesia. Ho avuto paura anche quando mi hanno ricostruito la faccia e quando mi sono operata al ginocchio, nel primo caso ho pianto disperata sul tavolo operatorio mentre il ferrista mi teneva la mano (Ciao Carlo, ti ricordo ancora con tanto affetto) e nel secondo ho pianto disperata il giorno prima e ho scritto anche un simil testamento. Sono evidentemente sopravvissuta, però ho paura lo stesso. Ad onore di cronaca ho paura di qualsiasi sostanza venga iniettata nel mio corpo, dovevate vedere le sceneggiate che ho fatto quando ho dovuto fare le punture di immunoglobuline (sono sopravvissuta anche a quelle però bruciano una cifra). Quindi ecco, ho questa irrazionale e immotivata paura, ma altrettanto ecco: le paure sono irrazionali e immotivate, funzionano così. Voi avete paura dei ragni e io dell'anestesia, non vedo il problema.
Quindi ecco se potessi scegliere, ad oggi (perché, come diceva mio padre, solo i cretini non cambiano idea) sceglierei il parto naturale, poi si vedrà. 


In ogni caso, una delle pochissime certezze che ho in questo momento é che non bisogna accettare giudizi e critiche sulle scelte che si fanno. Saranno sicuramente tutte sbagliate, tutti i neogenitori sbagliano, ma ognuno deve fare le scelte che crede. 

C'é anche chi sparisce, chi non chiama più e chi trova sempre una scusa, chi non terrà mai conto delle esigenze di una donna incinta non vendendovi mai incontro e anche chi vi inviterà ad una scampagnata chiedendovi di accollarvi la spesa di alcol e cibi che non potete mangiare solo per farvi la cresta approfittando della tempesta ormonale senza tenere conto che si ho il progesterone a mille, ma mica sono diventata scema. Sfanculate, senza pietà, tanto daranno la colpa agli ormoni. Non tornate sui vostri passi.
Io ho perso il conto di chi mi ha detto, senza che io chiedessi niente, "presto ci vediamo" a cadenza regolare. Sto ancora aspettando. E lo capisco: pensa che palle uscire con una che non beve alcol e mangia carne ben cotta. Lo capisco, ci mancherebbe. Anche io mi sto un po' sul ca**o perchè con uno Spritz e una sigaretta sarebbe tutto più bello e invece sono mesi che il massimo della festa è la Coca Zero, quindi va bene così. 
In ogni caso, io ho già programmato il mio primo Spritz post parto, ne berrò un sorso e finirò in coma etilico credo, tuttavia mi sento pronta a correre il rischio. Conto i minuti che mi separano da quel momento. Così come conto i minuti che mi separano da un panino con il salame, dalle ostriche e da una sigaretta.

Potrei raccontare ancora un sacco di cose, potrei non smettere mai. La sensazione di solitudine che ho provato in questi mesi é stata tremenda. 
Il fastidio di molti commenti e giudizi -di cui ho riportato forse l'1%- posso sentirlo anche adesso. É stato -e spesso é ancora- molto doloroso. Il doversi giustificare di fronte a chi puntava il dito é stato impegnativo ed ecco, ero già sovraccarica mentalmente, sentire pure determinate cose, é stato -in molti casi- troppo.
La gravidanza é un momento terribilmente delicato, al quale si arriva impreparatissimi, quanto meno alla prima, magari le successive -se ce ne sono- é diverso, non lo so. 
A me sarebbe bastato un "come stai?" al posto di un "pensa alla bimba"; un "andiamo a prendere un gelato" al posto di un "ti inviterò a cena e cucinerò cento portate"; un "ti vengo a trovare per un caffè veloce" al posto di un "vediamoci alle 23 in discoteca tunz tunz" seguito da un "ma come ti addormenti sulla sedia? e come mai? sei malata?".
Un "come stai?" sopra ogni cosa, ascoltando me e non giudicando il mio modo di stare perché avrei voluto essere a fare snatch invece che abbracciata al cesso a vomitare succhi gastrici (mi é successo una volta sola, almeno quello, ma l'immagine rende bene).-
Avrei anche preferito che non mi venisse chiesto niente della gravidanza, se ad ogni risposta sulla visita X o sulla scelta delle tutine Y ci siamo sentiti rispondere con una critica.
Avrei preferito che non si provasse a fare terrorismo psicologico, con i "non dormirai" e i "vi lascerete sicuramente". Magari succederà, magari no, ma forse sarebbe stato piu carino in banale "ce la farai, ce la farete" perché la verita è che i figli si fanno da sempre e che, in qualche modo, salvo casi circoscritti, ce la si fa. Sbagliando, facendo un milione di errori, ma ce la si fa.


Nb. Ovviamente siamo stati circondati anche da tanto amore, non smetterò mai di ringraziare chi ci é stato vicino in generale e soprattutto chi ci é stato vicino la notte che mi hanno portato in ospedale con l'ambulanza e ci siamo cagati sotto tutti quanti come non mai nella vita, ma ne parlerò in un altro momento. Giuro.

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domenica 2 agosto 2026

Il mese prossimo nasce mia figlia

Il giorno che abbiamo scoperto di essere incinti abbiamo comprato una macchina.  
Non me lo aspettavo. Cioè, é stata una scelta condivisa, voluta, desiderata, ma a 39 anni non ho mai pensato un solo secondo di rimanere incinta in un battito di ciglia. Pensavo ci volesse più tempo, mesi, forse anni, forse pianti e frustrazione. Invece no: rapido e indolore, come le punture con le siringhe Pic di una pubblicità di qualche anno fa.
Lui invece se lo aspettava, credo che non avesse nemmeno necessità della conferma del test di gravidanza positivo, ma tant'é.
In ogni caso, il gatto ha buttato per terra il test di gravidanza che avevo consegnato con tanto amore e i cani lo hanno mangiato, forse il sapore della mia urina  di cui immagino fosse rimasta traccia era irresistibile, chi lo sa.

Insomma, abbiamo comprato una macchina. Eravamo indecisi tra due diverse macchine -o almeno questa é la versione ufficiale, quella ufficiosa è che Lui sapeva benissimo quale voleva, ma bisogna sempre fingere indecisione quando ci sono 10.000€ di differenza. 
Io, ad un certo punto, ho solo chiesto: "Ma c'é l'attacco Isofix?" che non sono certa nemmeno oggi di sapere cosa sia esattamente, ma é una domanda da genitore responsabile. La macchina é arrivata dopo un po' e, oltre all'attacco Isofix, ti ricorda di controllare i sedili posteriori, mentre sullo schermo compare l'immagine di un seggiolino. La macchina é probabilmente, almeno ad oggi, la più responsabile della famiglia.

E insomma il mese prossimo nasce mia figlia.
Di solito, quando penso a questa cosa, mi vengono i lacrimoni perché la verità é che non vedo l'ora di sentirla piangere, di vederla, di stringerla e anche di dirle che mamma ha fatto -e sta facendo- una fatica immane, che é stremata, ma che la ama immensamente e che non pensava si potesse amare così tanto qualcuno che non hai nemmeno mai visto e di cui non conosci l'odore. 



Non so chi ha messo un giro la voce che la gravidanza é la cosa più bella della vita di una donna.
Non lo é o, se lo é, é perché probabilmente si ha una vita di merda, non ci sono altre spiegazioni.
Ad oggi, tra ospedale e corso pre parto, non ho conosciuto una sola persona che sostenga che la gravidanza é un sogno meraviglioso fatto di unicorni e fiorellini. 
In gravidanza, sostanzialmente, ti pisci addosso e no, mi dispiace, non può essere bello un periodo in cui appena ridi fai la pipì.
Per giustificare questa e altre amenità vi diranno che dopo sarà peggio perché non dormirete perché i neonati non dormono mai. Mai. Nemmeno un secondo. Io da neonata dormivo sempre, pure troppo e comunque sono mesi che non dormo, anni se ci mettiamo anche le tre ore di sonno a notte per poter incastrare lavoro, palestra, casa, cani, ecc. In gravidanza comunque ho dormito pochissimo, tanto che quelle rarissime volte in cui é successo, Lui si è mosso come un ninja per casa per non fare il minimo rumore e lasciarmi dormire. Persino i cani si sono mossi come dei ninja, Il gatto no, il gatto é un animale notturno e, in ogni caso, se io non dormo, probabilmente non é un problema suo.

Ora, oltre a pisciarsi addosso, ci sono la nausee, che per me sono state tutto fuorché invalidanti. 
Sono stata quasi felice di avercele, rispetto ad altro.
Ho avuto un distacco, le contrazioni dall'undicesima settimana, insorte subito dopo che al lavoro mi hanno urlato addosso che non so lavorare dopo anni e anni che gli tengo in piedi un reparto. Si, si sono scusati e si, hanno ritrattato, ma no, non ho perdonato e no, non perdonerò.
Mi hanno messo in astensione anticipata al pronto soccorso per minacce d'aborto e contestualmente mi é stata vietata ogni forma di attività sportiva.
"Ma posso almeno andare a correre?" No.
"Posso fare yoga?" No.
"Posso...?" No.
Ho avuto venticinque volte la gastroenterite, la combo gastroenterite e contrazioni é stata mortale. Poi ho scoperto di essere diventata insulino resistente, ma in fondo poteva andare peggio, potevo avere il diabete gestazionale. 
Ho preso per sei mesi il progesterone, i primi due progesterone veicolato in olio di arachidi. No, nessuno se n'era accorto, si avevo detto di essere allergica. Mi svegliavo la notte con il labbro gonfio e i palmi delle mani e dei piedi in fiamme. Mi hanno scassato di cortisone. Mi hanno anche detto che qualora invece di un'anafilassi fosse insorto uno shock anafilattico e fosse stato necessario somministrarmi l'adrenalina  avrebbero salvato me a discapito del feto. Giustamente per carità, capisco il loro punto di vista; io però mi sono sentita morire non una, ma ogni singola volta che me lo hanno detto e ogni singola volta che ci ho ripensato. Poi ci siamo accorti degli ovuli alle arachidi e ho respirato per la prima volta, dovendo però a quel punto fare i conti io con le conseguenze di quella cura sbagliata, ma almeno lei -la mia piccola Alien che non si ferma un secondo- era un pochino più al sicuro.

Ad un certo punto della gravidanza mi hanno detto che, arrivati a quel punto, se avessero dovuto tirarla fuori, sarebbe sopravvissuta. Non so se é prassi comune dirlo, ma so che lo hanno detto anche ad altre ragazze che ho conosciuto in questi mesi.
Ecco, quello é stato il momento più bello di questi mesi. 
Il secondo momento più bello é stato quando mi hanno portato in ospedale con l'ambulanza perché sono svenuta di botto. Cioè non quando sono svenuta, la verità é ci siamo spaventati tutti, ci siamo spaventati per la diagnosi, per le circostanze, per tutto. Il momento bello é stato quando mi sono svegliata al pronto soccorso generico, io stavo malissimo, ma lei stava una bomba come sempre e ho pensato che, in tutti questi mesi, in cui io ho avuto di tutto, lei é sempre stata benissimo. Sana e forte, a volte forse un po' troppo forte visto che credo sia solo un caso fortuito se non mi ha ancora rotto le costole con un calcio.
Ecco, lì mi sono sentita fiera, non di me forse, ma fiera perché ho realizzato che -in ogni caso- la sto tenendo al sicuro. Non so come, ma io e lei insieme ce la stiamo facendo.  E insomma il mese prossimo nasce mia figlia e noi non vediamo l'ora. A volte mi chiedo se si possa essere più felici di così, non mi chiedo mai se sarò all'altezza perché so già che non lo sarò e andrà bene così.
Non so se le dirò mai quanto é stato difficile, quanto mi sono sentita sola, quanta paura ho avuto, quanto le persone intorno a noi -non tutte per carità- siano state fuori luogo. Le dirò sicuramente che mamma e papà, i nonni e gli zii l'hanno amata dal primo momento, quello si.



Nb. La pancia in foto non é la mia, io -all'ottavo mese- sto praticamente ancora aspettando che mi compaia. Sembra che ho mangiato un po' di più e bevuto un paio di birre ed ecco, a me la birra manco piace, ma tant'è. 
Spero di avere il tempo e la voglia di scrivere ancora sull'argomento perché quello che ho imparato, sia a livello pratico, sia in generale sulla vita da quando sono rimasta incinta credo che non si possa imparare manco in cent'anni di esistenza, ma vedremo.


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mercoledì 19 novembre 2025

Non evidenti alterazioni neoplastiche residue

 7.11.2025 "Non evidenti alterazioni neoplastiche residue".


Ieri mattina, alle 12.10 circa, un signore che avrà avuto ottant'anni ha salutato tutti  dicendo "in bocca al lupo a tutti". Sorrideva. La sala d'attesa I -I di Imola- era piena di gente perché lì dalle 12 alle 13 si aspetta di parlare con l'oncologo per sapere i risultati dell'ultimo esame. Hanno risposto quasi tutti "Crepi", io non me lo ricordo se ho risposto perché ero la prossima e mi stavo cagando sotto. Ho pianto tutta la mattina, pure se nell'ultimo mese sono stata quasi sempre ottimista. 
L'Ifo -il cui nome completo é Ifo Istituto Nazionale Tumori Regina Elena- è un posto tremendo: é enorme, é un labirinto e ovunque ci sono scritte cose tipo "percorso oncologico", "terapia del dolore", "oncologico", "oncologico", e ancora "oncologico". Lo scrivono ovunque, come se uno potesse non pensare a dove si trova. Sono bravissimi, sono organizzatissimi, sono preparatissimi, però l'Ifo resta un posto bruttissimo.

Quando mi hanno vista la prima volta, mi hanno detto "domani ti operiamo, non si può aspettare". Era un giovedì, il giorno dopo al lavoro eravamo contati e io avevo detto che sarebbe stato un casino organizzarmi. Quando l'ho detto al mio capo, ovviamente, mi ha cazziata perché é ovvio che potevamo organizzarci visto che la salute viene prima di tutto. La verità è che erano le 18 e io -notoriamente ansiosa- non me la sentivo di tornare alle 8 del mattino del giorno dopo per essere operata perché mi stavo letteralmente cagan**o addosso. Abbiamo concordato per il lunedì, che era già borderline, ma mi piace pensare che il medico abbia capito la mia ansia.
E così sono stata operata una prima volta. Lì, vicino a dove dovevano aprirmi, ho un tatuaggio a cui tengo molto -é Bugs Bunny vestito da Drag Queen, un disegno che racchiude tutto il mio percorso universitario- e si, ho pensato che avrebbero potuto rovinarlo, ma non ho detto niente -e ci mancherebbe che avessi detto qualcosa- perché pazienza. Il medico, in sala operatoria, quando l'ha visto mi ha detto che era molto bello e che avrebbero fatto attenzione. So che é una cosa stupida, ma in questa piccolezza ci ho visto un sacco di umanità. 
Da quel giorno non so che é successo, sono stata risucchiata in un vortice:  mi hanno detto "neoplasia maligna a crescita anomala", poi hanno detto "chemioterapia" e "radioterapia", poi mi hanno dato un sacco di fogli da portare alla Asl per l'esenzione 048, "quella per i malati oncologici", poi "ti dobbiamo rioperare", poi la relazione per l'Inps.
Sono stati mesi complicati. Ho continuato a lavorare, tranne quando mi hanno operata, sono andata poco in palestra perché i due post operatori non me lo hanno permesso, ho mangiato gelato, ho pianto, non mi sono mai lamentata, ho cercato il lato positivo, ho prenotato viaggi, ho dato di matto, ho avuto l'ansia per qualsiasi cosa, ho fatto l'albero di Natale al lavoro, mi sono sentita sola, molto sola.
La verità è che quando ti dicono tumore ti caghi sotto, quando aggiungono "maligno" pensi che morirai nel giro di tre giorni. Oh si, ormai si cura tutto, ma pensi che morirai. Continui a vivere ma pensi che c'è sto coso cattivo che se ne sta andando in giro per il tuo corpo fottendosene del fatto che tu il tuo corpo l'hai trattato come un tempio. Hai paura di un sacco di cose, talmente tante che manco me le ricordo più.

E poi ieri l'oncologa ha detto "è tutto negativo". Sono pulita. PULITA. Non c'è più, hanno tolto tutto.
"Non evidenti alterazioni neoplastiche residue" é scritto nero su bianco sull'ultimo istologico. Quello precedente era una pietà.
"Potrebbe tornare, per i prossimi cinque anni devi fare i controlli ogni sei mesi". 
Ho sorriso, poi ho pianto. PULITA. Pulita é la parola a cui ho pensato tutto il giorno. Ho mangiato sushi, poi un bel gelato. Sono andata in palestra. La sera sono stata accoccolata sul divano con i miei cani, in una sensazione di pace che non provavo da molto tempo.

A chi c'é stato, grazie.
A chi non c'é stato, grazie anche a voi. Il Maligno mi ha insegnato a fare a meno di un sacco di cose.
Mi ha insegnato a lasciare perdere, a disinnescare, a fregarmene. Mi ha insegnato anche un sacco di altre cose, ma ci sarà tempo per raccontarle.



Ps. In foto il regalo che mi sono fatta per festeggiare. É un Maneki Neko e pare porti fortuna, speriamo sia vero.
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martedì 27 febbraio 2024

Quando mia madre si è trasferita a Roma dalla Sicilia

Quando mia madre si è trasferita a Roma, la mia vita è cambiata. In meglio ovviamente.

Era poco più di un anno fa quando mia madre, al telefono, mi disse che stava pensando seriamente di trasferirsi a Roma. Era appena tornata da una crociera lunghissima (ma considerate che in navigazione non le prendeva il telefono, quindi percepivo ogni ora come tre giorni) ai Caraibi e le era balenata questa idea per la mente. 
"Aspetta Madre, fermi tutti, adesso vengo lì e ne parliamo".
Avevo chiesto qualche giorno di ferie ed ero corsa a Palermo. Mia madre sembrava convinta, avevamo iniziato a valutare svariate ipotesi e, una volta rientrata a Roma, avevo iniziato a cercare casa per lei.
L'impresa sembrava impossibile, non riuscivo a trovare niente di decente, finché un giorno mi si è presentata davanti una casa quasi perfetta, a soli seicento metri da casa mia.
Mia madre non l'ha nemmeno vista, se non attraverso un video che avevo fatto con il cellulare.
Io avevo rispettato -ovviamente- ogni sua richiesta e avevo valutato ogni singola cosa.
La casa sarebbe stata libera solo ad Agosto -era Aprile quando l'ho vista- e a quel punto bisognava capire cosa tenere e cosa lasciare di una vita intera trascorsa in una casa enorme, più grande il doppio di quella in cui sarebbe andata a vivere.
Sono tornata a Palermo e ho iniziato a fare scatoloni. Di libri, di piatti e bicchieri, di tutti i ricordi della mia adolescenza, delle coppe di mio padre, di un sacco di altre cose. 
Avevo parlato con il traslocatore insieme a mia madre, abbiamo organizzato ogni singola cosa.
Sarei dovuta tornare a Palermo a Giugno, per tutto il mese, rifinire con lei le ultime cose, partecipare al memorial che si è svolto all'ippodromo di Palermo in memoria di mio padre (qui se volete vedere il centrale), vivermi la mia città natale, le mie amiche (soprattutto lei che resta sempre e comunque il mio porto sicuro) e un sacco di altre cose, ma siccome la fortuna é cieca, ma la sfiga ci vede benissimo, a fine Maggio sono stata operata a menisco e crociato e, nonostante mi sia letteralemnte fatta il c**o per rimettermi in piedi, non sono riuscita ad andare. Ho però scelto le coppe per la premiazione del memorial, sobrie come piacciono a me.
Mia madre, arzilla settantaquatrenne (quando leggerà che l'ho chiamata così probabilmente mi farà torturare dal  gatto, ma tant'é), se l'é quindi dovuta cavare da sola nel rush finale di questo trasloco dalla Sicilia verso il continente.

Ha preso la nave da Termini Imerese a Civitavecchia la notte tra il 31 Luglio e il 1 Agosto con il gatto e poche altre cose (tra cui litri di olio, tantissimi litri di olio perché ad un siciliano puoi togliere quasi tutto, ma di sicuro non l'olio buono) ed è arrivata a casa mia nel pomeriggio.
Quella mattina, vista l'impossibilità di mettermi in contatto con Madre, avevo controllato con un mio collega lo stato di avanzamento della nave nel Mar Mediterraneo, dopo che lui aveva intercettato la nave tra quel mezzo milione di navi, barche, barchette che navigavano felici.
Ed é stato così che nel primo pomeriggio, la Madre é arrivata finalmente a casa mia.
Per festeggiare il suo arrivo, ho trascorso tutta la sera a cercare il gatto che sembrava sparito nel nulla. Mia madre ovviamente sosteneva che l'avevano mangiato i miei cani -che pesano meno di lui e comunque hanno paura dei gatti- mentre io sostenevo che si era suicidato buttandosi dal balcone. In realtà il gatto era solo andato nel balcone della vicina a farsi un giro e si è palesato solo dopo che avevo smontato tutta la casa, suonato a tutti i vicini, preso gli insulti di mia madre, ordinato ai cani di dirmi dove cavolo era finito quello str***o con coda e vibrisse. L'amata madre ha comunque asserito che il gatto era andato dalla vicina perché infastidito dalla presenza invadente dei due cani che avevano addirittura osato stare nelle loro cucce a casa loro. Sti maleducati a quattro zampe.

Agosto è stato un mese difficile, difficilissimo.
Quando finalmente la casa era pronta, non era comunque ancora arrivato il camion dei traslochi -che è poi arrivato dopo venticinque giorni- e, in ogni caso, a Roma era praticamente tutto chiuso, tutti in ferie e qualsiasi cosa ci servisse bisognava aspettare (banalmente, un elettricista o qualcuno per le pulizie, ma potrei fare un sacco di altri esempi). Quando é arrivato il camion, é stato necessario aprire gli scatoloni che erano talmente tanti che ancora adesso qualcuno giace lì, chiuso, in attesa che a qualcuno venga l'ispirazione per aprirli. Mia madre sostiene che dovrei farlo io, il che potenzialmente potrebbe essere vero, tuttavia al momento non ne ho intenzione.
Poi, piano piano, la strada é diventata in discesa.



Sono trascorsi sette mesi da quando mia madre vive a Roma
La vedo praticamente tutti i giorni, anche solo per cinque minuti.
Abita a seicento metri da casa mia, quindi posso passarci anche per un attimo quando porto fuori i cani. Dove non arrivo io che tra palestra, lavoro e commissioni sono fuori casa quattordici ore al giorno, arriva lei.
Quando a Dicembre ho avuto un malore, é stata lei a portarmi al pronto soccorso, nonostante io avessi detto che non era niente. Al pronto soccorso c'ero arrivata in codice rosso, mi avevano ricoverata d'urgenza, in molti -troppi- hanno pensato che o non ne sarei uscita o ne sarei uscita in malo modo. Mia madre é sempre stata lì, chissà come sarebbe andata se era a Palermo e non a Roma.
Per sedici anni sono stata a 1000 km di distanza da lei (e anche da mio padre, finché c'è stato), mi sono persa molte cose. ho invidiato -si, invidiato- chi aveva i genitori a pochi km di distanza, poteva vederli quando e come voleva, senza bisogno di prendere un aereo o comunque un qualsiasi altro mezzo di trasporto a lunga percorrenza.

Quello di mia madre é stato un salto nel buio, fatto solo ed esclusivamente per amore nei confronti della sua bambina. Oggi ha una vita ancora più piena di quella che aveva a Palermo, per pranzare con lei é necessario prendere appuntamento un mese prima e rispettare pedissequamente la fascia oraria dedicata perché prima ha sicuramente una colazione e dopo una merenda o un aperitivo. O la scuola di balli country. O una gita da qualche parte. O un museo da visitare. O uno spettacolo da andare a vedere a teatro. O qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Ma lei è fatta così, fa mille cose e se avanza tempo ci aggiunge la milleunesima.
É bello, bellissimo.
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giovedì 9 febbraio 2023

Sono nata donna, ma non sono una fattrice

Perché non fai un figlio?
Quando fai un figlio?
Se non hai figli non vali niente.
Mia moglie/mia zia/mia sorella alla tua età avevano già tre figli.
Un figlio è la cosa più nella del mondo, non sai cosa ti perdi.
Devi fare un figlio.
Ormai sei vecchia, devi sbrigarti a fare un figlio.
Perché non fai un figlio?
Quindi? Perché?
Fai un figlio.
Perché  non lo fai? 
Non sei nulla senza un figlio.


Perché sono cazzi -o forse sarebbe meglio dire uteri- miei.
Perché non posso averne.
Perché il mio compagno non può averne.
Perché sia io che il mio compagno possiamo avere figli, ma non arrivano, nonostante ci stiamo provando da cinque anni.
Perché il mio compagno mi riempie di botte, non so come uscirne e un figlio è l'ultimo dei miei pensieri.
Perché non ho un compagno e non voglio riprodurmi con il primo che passa.
Perché sono ala quinta PMA e nessuna di queste ha avuto successo e, sia io che il mio compagno, siamo distrutti da questo percorso.
Perché ho avuto tre aborti spontanei alla quinta settimana di gravidanza.
Perché ho fatto un IVG e ne sono uscita traumatizzata.
Perché ho avuto un aborto, poco importa se spontaneo o meno, ci sono state delle complicazioni e non posso più avere figli.
Perché ho subito una isterectomia.
Perché mi hanno tolto le ovaie.
Perché ho una patologia che mi impedisce di portare e termine una gravidanza.
Perché ho una malattia ereditaria e l'idea che possa avercela anche mio figlio mi spaventa.
Perché ho un cancro al seno e mi sto curando.
Perché soffro di DCA  e le alterazioni dell'immagine corporea mi devasterebbero.
Perché ho una dipendenza e voglio prima curarmi, poi si vedrà.
Perché ho altre priorità.
Perché voglio laurearmi.
Perché voglio dedicarmi alla carriera.
Perché ho lo stesso istinto materno di Erode.
Perché sono stata violentata e ho difficoltà ad avere rapporti sessuali per lo shock.
Perché non ho un lavoro.
Perché non ho un lavoro stabile.
Perché non ho una stabilità economica tale da poter mantenere un figlio.
Perché ho molti debiti e non riesco neanche a mangiare tutti i giorni.
Perché voglio dedicarmi alla mia carriera sportiva.
Perché l'utero è mio e ne faccio quello che voglio.
Perché sono nata donna, ma non sono una fattrice che deve riprodursi per forza.
Perché non voglio figli.
Per un milione di ragioni che non sono tenuta a spiegarti, mentre tu sei tenuto a non molestarmi.
Si, sono molestie.
Molestie di cui dovreste solo vergognarvi.


Se siete vittime di un parente, un amico, un collega che vi tormenta con domande o affermazioni simili alzate la voce. Sempre. Non permettete a nessuno di dirvi chi dovete essere e cosa dovete fare.
Non vergognatevi. Deve vergognarsi chi vi molesta, non voi. Mai.

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