domenica 2 agosto 2026

Il mese prossimo nasce mia figlia

Il giorno che abbiamo scoperto di essere incinti abbiamo comprato una macchina.  
Non me lo aspettavo. Cioè, é stata una scelta condivisa, voluta, desiderata, ma a 39 anni non ho mai pensato un solo secondo di rimanere incinta in un battito di ciglia. Pensavo ci volesse più tempo, mesi, forse anni, forse pianti e frustrazione. Invece no: rapido e indolore, come le punture con le siringhe Pic di una pubblicità di qualche anno fa.
Lui invece se lo aspettava, credo che non avesse nemmeno necessità della conferma del test di gravidanza positivo, ma tant'é.
In ogni caso, il gatto ha buttato per terra il test di gravidanza che avevo consegnato con tanto amore e i cani lo hanno mangiato, forse il sapore della mia urina  di cui immagino fosse rimasta traccia era irresistibile, chi lo sa.

Insomma, abbiamo comprato una macchina. Eravamo indecisi tra due diverse macchine -o almeno questa é la versione ufficiale, quella ufficiosa è che Lui sapeva benissimo quale voleva, ma bisogna sempre fingere indecisione quando ci sono 10.000€ di differenza. 
Io, ad un certo punto, ho solo chiesto: "Ma c'é l'attacco Isofix?" che non sono certa nemmeno oggi di sapere cosa sia esattamente, ma é una domanda da genitore responsabile. La macchina é arrivata dopo un po' e, oltre all'attacco Isofix, ti ricorda di controllare i sedili posteriori, mentre sullo schermo compare l'immagine di un seggiolino. La macchina é probabilmente, almeno ad oggi, la più responsabile della famiglia.

E insomma il mese prossimo nasce mia figlia.
Di solito, quando penso a questa cosa, mi vengono i lacrimoni perché la verità é che non vedo l'ora di sentirla piangere, di vederla, di stringerla e anche di dirle che mamma ha fatto -e sta facendo- una fatica immane, che é stremata, ma che la ama immensamente e che non pensava si potesse amare così tanto qualcuno che non hai nemmeno mai visto e di cui non conosci l'odore. 



Non so chi ha messo un giro la voce che la gravidanza é la cosa più bella della vita di una donna.
Non lo é o, se lo é, é perché probabilmente si ha una vita di merda, non ci sono altre spiegazioni.
Ad oggi, tra ospedale e corso pre parto, non ho conosciuto una sola persona che sostenga che la gravidanza é un sogno meraviglioso fatto di unicorni e fiorellini. 
In gravidanza, sostanzialmente, ti pisci addosso e no, mi dispiace, non può essere bello un periodo in cui appena ridi fai la pipì.
Per giustificare questa e altre amenità vi diranno che dopo sarà peggio perché non dormirete perché i neonati non dormono mai. Mai. Nemmeno un secondo. Io da neonata dormivo sempre, pure troppo e comunque sono mesi che non dormo, anni se ci mettiamo anche le tre ore di sonno a notte per poter incastrare lavoro, palestra, casa, cani, ecc. In gravidanza comunque ho dormito pochissimo, tanto che quelle rarissime volte in cui é successo, Lui si è mosso come un ninja per casa per non fare il minimo rumore e lasciarmi dormire. Persino i cani si sono mossi come dei ninja, Il gatto no, il gatto é un animale notturno e, in ogni caso, se io non dormo, probabilmente non é un problema suo.

Ora, oltre a pisciarsi addosso, ci sono la nausee, che per me sono state tutto fuorché invalidanti. 
Sono stata quasi felice di avercele, rispetto ad altro.
Ho avuto un distacco, le contrazioni dall'undicesima settimana, insorte subito dopo che al lavoro mi hanno urlato addosso che non so lavorare dopo anni e anni che gli tengo in piedi un reparto. Si, si sono scusati e si, hanno ritrattato, ma no, non ho perdonato e no, non perdonerò.
Mi hanno messo in astensione anticipata al pronto soccorso per minacce d'aborto e contestualmente mi é stata vietata ogni forma di attività sportiva.
"Ma posso almeno andare a correre?" No.
"Posso fare yoga?" No.
"Posso...?" No.
Ho avuto venticinque volte la gastroenterite, la combo gastroenterite e contrazioni é stata mortale. Poi ho scoperto di essere diventata insulino resistente, ma in fondo poteva andare peggio, potevo avere il diabete gestazionale. 
Ho preso per sei mesi il progesterone, i primi due progesterone veicolato in olio di arachidi. No, nessuno se n'era accorto, si avevo detto di essere allergica. Mi svegliavo la notte con il labbro gonfio e i palmi delle mani e dei piedi in fiamme. Mi hanno scassato di cortisone. Mi hanno anche detto che qualora invece di un'anafilassi fosse insorto uno shock anafilattico e fosse stato necessario somministrarmi l'adrenalina  avrebbero salvato me a discapito del feto. Giustamente per carità, capisco il loro punto di vista; io però mi sono sentita morire non una, ma ogni singola volta che me lo hanno detto e ogni singola volta che ci ho ripensato. Poi ci siamo accorti degli ovuli alle arachidi e ho respirato per la prima volta, dovendo però a quel punto fare i conti io con le conseguenze di quella cura sbagliata, ma almeno lei -la mia piccola Alien che non si ferma un secondo- era un pochino più al sicuro.

Ad un certo punto della gravidanza mi hanno detto che, arrivati a quel punto, se avessero dovuto tirarla fuori, sarebbe sopravvissuta. Non so se é prassi comune dirlo, ma so che lo hanno detto anche ad altre ragazze che ho conosciuto in questi mesi.
Ecco, quello é stato il momento più bello di questi mesi. 
Il secondo momento più bello é stato quando mi hanno portato in ospedale con l'ambulanza perché sono svenuta di botto. Cioè non quando sono svenuta, la verità é ci siamo spaventati tutti, ci siamo spaventati per la diagnosi, per le circostanze, per tutto. Il momento bello é stato quando mi sono svegliata al pronto soccorso generico, io stavo malissimo, ma lei stava una bomba come sempre e ho pensato che, in tutti questi mesi, in cui io ho avuto di tutto, lei é sempre stata benissimo. Sana e forte, a volte forse un po' troppo forte visto che credo sia solo un caso fortuito se non mi ha ancora rotto le costole con un calcio.
Ecco, lì mi sono sentita fiera, non di me forse, ma fiera perché ho realizzato che -in ogni caso- la sto tenendo al sicuro. Non so come, ma io e lei insieme ce la stiamo facendo.  E insomma il mese prossimo nasce mia figlia e noi non vediamo l'ora. A volte mi chiedo se si possa essere più felici di così, non mi chiedo mai se sarò all'altezza perché so già che non lo sarò e andrà bene così.
Non so se le dirò mai quanto é stato difficile, quanto mi sono sentita sola, quanta paura ho avuto, quanto le persone intorno a noi -non tutte per carità- siano state fuori luogo. Le dirò sicuramente che mamma e papà, i nonni e gli zii l'hanno amata dal primo momento, quello si.



Nb. La pancia in foto non é la mia, io -all'ottavo mese- sto praticamente ancora aspettando che mi compaia. Sembra che ho mangiato un po' di più e bevuto un paio di birre ed ecco, a me la birra manco piace, ma tant'è. 
Spero di avere il tempo e la voglia di scrivere ancora sull'argomento perché quello che ho imparato, sia a livello pratico, sia in generale sulla vita da quando sono rimasta incinta credo che non si possa imparare manco in cent'anni di esistenza, ma vedremo.


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mercoledì 19 novembre 2025

Non evidenti alterazioni neoplastiche residue

 7.11.2025 "Non evidenti alterazioni neoplastiche residue".


Ieri mattina, alle 12.10 circa, un signore che avrà avuto ottant'anni ha salutato tutti  dicendo "in bocca al lupo a tutti". Sorrideva. La sala d'attesa I -I di Imola- era piena di gente perché lì dalle 12 alle 13 si aspetta di parlare con l'oncologo per sapere i risultati dell'ultimo esame. Hanno risposto quasi tutti "Crepi", io non me lo ricordo se ho risposto perché ero la prossima e mi stavo cagando sotto. Ho pianto tutta la mattina, pure se nell'ultimo mese sono stata quasi sempre ottimista. 
L'Ifo -il cui nome completo é Ifo Istituto Nazionale Tumori Regina Elena- è un posto tremendo: é enorme, é un labirinto e ovunque ci sono scritte cose tipo "percorso oncologico", "terapia del dolore", "oncologico", "oncologico", e ancora "oncologico". Lo scrivono ovunque, come se uno potesse non pensare a dove si trova. Sono bravissimi, sono organizzatissimi, sono preparatissimi, però l'Ifo resta un posto bruttissimo.

Quando mi hanno vista la prima volta, mi hanno detto "domani ti operiamo, non si può aspettare". Era un giovedì, il giorno dopo al lavoro eravamo contati e io avevo detto che sarebbe stato un casino organizzarmi. Quando l'ho detto al mio capo, ovviamente, mi ha cazziata perché é ovvio che potevamo organizzarci visto che la salute viene prima di tutto. La verità è che erano le 18 e io -notoriamente ansiosa- non me la sentivo di tornare alle 8 del mattino del giorno dopo per essere operata perché mi stavo letteralmente cagan**o addosso. Abbiamo concordato per il lunedì, che era già borderline, ma mi piace pensare che il medico abbia capito la mia ansia.
E così sono stata operata una prima volta. Lì, vicino a dove dovevano aprirmi, ho un tatuaggio a cui tengo molto -é Bugs Bunny vestito da Drag Queen, un disegno che racchiude tutto il mio percorso universitario- e si, ho pensato che avrebbero potuto rovinarlo, ma non ho detto niente -e ci mancherebbe che avessi detto qualcosa- perché pazienza. Il medico, in sala operatoria, quando l'ha visto mi ha detto che era molto bello e che avrebbero fatto attenzione. So che é una cosa stupida, ma in questa piccolezza ci ho visto un sacco di umanità. 
Da quel giorno non so che é successo, sono stata risucchiata in un vortice:  mi hanno detto "neoplasia maligna a crescita anomala", poi hanno detto "chemioterapia" e "radioterapia", poi mi hanno dato un sacco di fogli da portare alla Asl per l'esenzione 048, "quella per i malati oncologici", poi "ti dobbiamo rioperare", poi la relazione per l'Inps.
Sono stati mesi complicati. Ho continuato a lavorare, tranne quando mi hanno operata, sono andata poco in palestra perché i due post operatori non me lo hanno permesso, ho mangiato gelato, ho pianto, non mi sono mai lamentata, ho cercato il lato positivo, ho prenotato viaggi, ho dato di matto, ho avuto l'ansia per qualsiasi cosa, ho fatto l'albero di Natale al lavoro, mi sono sentita sola, molto sola.
La verità è che quando ti dicono tumore ti caghi sotto, quando aggiungono "maligno" pensi che morirai nel giro di tre giorni. Oh si, ormai si cura tutto, ma pensi che morirai. Continui a vivere ma pensi che c'è sto coso cattivo che se ne sta andando in giro per il tuo corpo fottendosene del fatto che tu il tuo corpo l'hai trattato come un tempio. Hai paura di un sacco di cose, talmente tante che manco me le ricordo più.

E poi ieri l'oncologa ha detto "è tutto negativo". Sono pulita. PULITA. Non c'è più, hanno tolto tutto.
"Non evidenti alterazioni neoplastiche residue" é scritto nero su bianco sull'ultimo istologico. Quello precedente era una pietà.
"Potrebbe tornare, per i prossimi cinque anni devi fare i controlli ogni sei mesi". 
Ho sorriso, poi ho pianto. PULITA. Pulita é la parola a cui ho pensato tutto il giorno. Ho mangiato sushi, poi un bel gelato. Sono andata in palestra. La sera sono stata accoccolata sul divano con i miei cani, in una sensazione di pace che non provavo da molto tempo.

A chi c'é stato, grazie.
A chi non c'é stato, grazie anche a voi. Il Maligno mi ha insegnato a fare a meno di un sacco di cose.
Mi ha insegnato a lasciare perdere, a disinnescare, a fregarmene. Mi ha insegnato anche un sacco di altre cose, ma ci sarà tempo per raccontarle.



Ps. In foto il regalo che mi sono fatta per festeggiare. É un Maneki Neko e pare porti fortuna, speriamo sia vero.
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martedì 27 febbraio 2024

Quando mia madre si è trasferita a Roma dalla Sicilia

Quando mia madre si è trasferita a Roma, la mia vita è cambiata. In meglio ovviamente.

Era poco più di un anno fa quando mia madre, al telefono, mi disse che stava pensando seriamente di trasferirsi a Roma. Era appena tornata da una crociera lunghissima (ma considerate che in navigazione non le prendeva il telefono, quindi percepivo ogni ora come tre giorni) ai Caraibi e le era balenata questa idea per la mente. 
"Aspetta Madre, fermi tutti, adesso vengo lì e ne parliamo".
Avevo chiesto qualche giorno di ferie ed ero corsa a Palermo. Mia madre sembrava convinta, avevamo iniziato a valutare svariate ipotesi e, una volta rientrata a Roma, avevo iniziato a cercare casa per lei.
L'impresa sembrava impossibile, non riuscivo a trovare niente di decente, finché un giorno mi si è presentata davanti una casa quasi perfetta, a soli seicento metri da casa mia.
Mia madre non l'ha nemmeno vista, se non attraverso un video che avevo fatto con il cellulare.
Io avevo rispettato -ovviamente- ogni sua richiesta e avevo valutato ogni singola cosa.
La casa sarebbe stata libera solo ad Agosto -era Aprile quando l'ho vista- e a quel punto bisognava capire cosa tenere e cosa lasciare di una vita intera trascorsa in una casa enorme, più grande il doppio di quella in cui sarebbe andata a vivere.
Sono tornata a Palermo e ho iniziato a fare scatoloni. Di libri, di piatti e bicchieri, di tutti i ricordi della mia adolescenza, delle coppe di mio padre, di un sacco di altre cose. 
Avevo parlato con il traslocatore insieme a mia madre, abbiamo organizzato ogni singola cosa.
Sarei dovuta tornare a Palermo a Giugno, per tutto il mese, rifinire con lei le ultime cose, partecipare al memorial che si è svolto all'ippodromo di Palermo in memoria di mio padre (qui se volete vedere il centrale), vivermi la mia città natale, le mie amiche (soprattutto lei che resta sempre e comunque il mio porto sicuro) e un sacco di altre cose, ma siccome la fortuna é cieca, ma la sfiga ci vede benissimo, a fine Maggio sono stata operata a menisco e crociato e, nonostante mi sia letteralemnte fatta il c**o per rimettermi in piedi, non sono riuscita ad andare. Ho però scelto le coppe per la premiazione del memorial, sobrie come piacciono a me.
Mia madre, arzilla settantaquatrenne (quando leggerà che l'ho chiamata così probabilmente mi farà torturare dal  gatto, ma tant'é), se l'é quindi dovuta cavare da sola nel rush finale di questo trasloco dalla Sicilia verso il continente.

Ha preso la nave da Termini Imerese a Civitavecchia la notte tra il 31 Luglio e il 1 Agosto con il gatto e poche altre cose (tra cui litri di olio, tantissimi litri di olio perché ad un siciliano puoi togliere quasi tutto, ma di sicuro non l'olio buono) ed è arrivata a casa mia nel pomeriggio.
Quella mattina, vista l'impossibilità di mettermi in contatto con Madre, avevo controllato con un mio collega lo stato di avanzamento della nave nel Mar Mediterraneo, dopo che lui aveva intercettato la nave tra quel mezzo milione di navi, barche, barchette che navigavano felici.
Ed é stato così che nel primo pomeriggio, la Madre é arrivata finalmente a casa mia.
Per festeggiare il suo arrivo, ho trascorso tutta la sera a cercare il gatto che sembrava sparito nel nulla. Mia madre ovviamente sosteneva che l'avevano mangiato i miei cani -che pesano meno di lui e comunque hanno paura dei gatti- mentre io sostenevo che si era suicidato buttandosi dal balcone. In realtà il gatto era solo andato nel balcone della vicina a farsi un giro e si è palesato solo dopo che avevo smontato tutta la casa, suonato a tutti i vicini, preso gli insulti di mia madre, ordinato ai cani di dirmi dove cavolo era finito quello str***o con coda e vibrisse. L'amata madre ha comunque asserito che il gatto era andato dalla vicina perché infastidito dalla presenza invadente dei due cani che avevano addirittura osato stare nelle loro cucce a casa loro. Sti maleducati a quattro zampe.

Agosto è stato un mese difficile, difficilissimo.
Quando finalmente la casa era pronta, non era comunque ancora arrivato il camion dei traslochi -che è poi arrivato dopo venticinque giorni- e, in ogni caso, a Roma era praticamente tutto chiuso, tutti in ferie e qualsiasi cosa ci servisse bisognava aspettare (banalmente, un elettricista o qualcuno per le pulizie, ma potrei fare un sacco di altri esempi). Quando é arrivato il camion, é stato necessario aprire gli scatoloni che erano talmente tanti che ancora adesso qualcuno giace lì, chiuso, in attesa che a qualcuno venga l'ispirazione per aprirli. Mia madre sostiene che dovrei farlo io, il che potenzialmente potrebbe essere vero, tuttavia al momento non ne ho intenzione.
Poi, piano piano, la strada é diventata in discesa.



Sono trascorsi sette mesi da quando mia madre vive a Roma
La vedo praticamente tutti i giorni, anche solo per cinque minuti.
Abita a seicento metri da casa mia, quindi posso passarci anche per un attimo quando porto fuori i cani. Dove non arrivo io che tra palestra, lavoro e commissioni sono fuori casa quattordici ore al giorno, arriva lei.
Quando a Dicembre ho avuto un malore, é stata lei a portarmi al pronto soccorso, nonostante io avessi detto che non era niente. Al pronto soccorso c'ero arrivata in codice rosso, mi avevano ricoverata d'urgenza, in molti -troppi- hanno pensato che o non ne sarei uscita o ne sarei uscita in malo modo. Mia madre é sempre stata lì, chissà come sarebbe andata se era a Palermo e non a Roma.
Per sedici anni sono stata a 1000 km di distanza da lei (e anche da mio padre, finché c'è stato), mi sono persa molte cose. ho invidiato -si, invidiato- chi aveva i genitori a pochi km di distanza, poteva vederli quando e come voleva, senza bisogno di prendere un aereo o comunque un qualsiasi altro mezzo di trasporto a lunga percorrenza.

Quello di mia madre é stato un salto nel buio, fatto solo ed esclusivamente per amore nei confronti della sua bambina. Oggi ha una vita ancora più piena di quella che aveva a Palermo, per pranzare con lei é necessario prendere appuntamento un mese prima e rispettare pedissequamente la fascia oraria dedicata perché prima ha sicuramente una colazione e dopo una merenda o un aperitivo. O la scuola di balli country. O una gita da qualche parte. O un museo da visitare. O uno spettacolo da andare a vedere a teatro. O qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Ma lei è fatta così, fa mille cose e se avanza tempo ci aggiunge la milleunesima.
É bello, bellissimo.
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giovedì 9 febbraio 2023

Sono nata donna, ma non sono una fattrice

Perché non fai un figlio?
Quando fai un figlio?
Se non hai figli non vali niente.
Mia moglie/mia zia/mia sorella alla tua età avevano già tre figli.
Un figlio è la cosa più nella del mondo, non sai cosa ti perdi.
Devi fare un figlio.
Ormai sei vecchia, devi sbrigarti a fare un figlio.
Perché non fai un figlio?
Quindi? Perché?
Fai un figlio.
Perché  non lo fai? 
Non sei nulla senza un figlio.


Perché sono cazzi -o forse sarebbe meglio dire uteri- miei.
Perché non posso averne.
Perché il mio compagno non può averne.
Perché sia io che il mio compagno possiamo avere figli, ma non arrivano, nonostante ci stiamo provando da cinque anni.
Perché il mio compagno mi riempie di botte, non so come uscirne e un figlio è l'ultimo dei miei pensieri.
Perché non ho un compagno e non voglio riprodurmi con il primo che passa.
Perché sono ala quinta PMA e nessuna di queste ha avuto successo e, sia io che il mio compagno, siamo distrutti da questo percorso.
Perché ho avuto tre aborti spontanei alla quinta settimana di gravidanza.
Perché ho fatto un IVG e ne sono uscita traumatizzata.
Perché ho avuto un aborto, poco importa se spontaneo o meno, ci sono state delle complicazioni e non posso più avere figli.
Perché ho subito una isterectomia.
Perché mi hanno tolto le ovaie.
Perché ho una patologia che mi impedisce di portare e termine una gravidanza.
Perché ho una malattia ereditaria e l'idea che possa avercela anche mio figlio mi spaventa.
Perché ho un cancro al seno e mi sto curando.
Perché soffro di DCA  e le alterazioni dell'immagine corporea mi devasterebbero.
Perché ho una dipendenza e voglio prima curarmi, poi si vedrà.
Perché ho altre priorità.
Perché voglio laurearmi.
Perché voglio dedicarmi alla carriera.
Perché ho lo stesso istinto materno di Erode.
Perché sono stata violentata e ho difficoltà ad avere rapporti sessuali per lo shock.
Perché non ho un lavoro.
Perché non ho un lavoro stabile.
Perché non ho una stabilità economica tale da poter mantenere un figlio.
Perché ho molti debiti e non riesco neanche a mangiare tutti i giorni.
Perché voglio dedicarmi alla mia carriera sportiva.
Perché l'utero è mio e ne faccio quello che voglio.
Perché sono nata donna, ma non sono una fattrice che deve riprodursi per forza.
Perché non voglio figli.
Per un milione di ragioni che non sono tenuta a spiegarti, mentre tu sei tenuto a non molestarmi.
Si, sono molestie.
Molestie di cui dovreste solo vergognarvi.


Se siete vittime di un parente, un amico, un collega che vi tormenta con domande o affermazioni simili alzate la voce. Sempre. Non permettete a nessuno di dirvi chi dovete essere e cosa dovete fare.
Non vergognatevi. Deve vergognarsi chi vi molesta, non voi. Mai.

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mercoledì 22 dicembre 2021

Di un anno bello e di auguri di Buon Natale

Sono passati talmente tanti mesi dall'ultima volta che ho scritto qualcosa che, a dire il vero, non saprei neanche da dove iniziare. Non so neanche se alla fine questo post riuscirò a finirlo perché magari, arrivata a metà, mi incarterò, chiuderò tutto e lascerò perdere.

Questo, per me, é stato un anno molto bello.
Nonostante la pandemia.
Nonostante un mare di batoste.
Nonostante senta sempre la mancanza di mio padre.

Che questo fosse un anno bello l'ho sempre pensato, salvo in rarissimi momenti, poi dieci giorni fa é arrivata una notizia molto felice e ho concluso che questo non é un anno molto bello, questo é proprio il mio anno.
Pure se due settimane fa mi sono chiusa un dito tra porta e muro e mi é saltato un polpastrello e pure se qualche giorno, nel tentativo di svitare con i denti un tubetto di Attack, ne ho ingoiata la metà. Al pronto soccorso stanno ancora ridendo, al lavoro continuano a prendermi in giro (e fanno bene), mentre il Marito mi chiede continuamente se per caso voglio passare a trovare i medici del pronto soccorso visto che, magari,  se non mi vedono per troppo tempo si preoccupano.

Dopo quasi un anno (qui per saperne di più) casa comincia a prendere forma sempre di più, ci siamo svenati, ma sono sempre più convinta ne sia valsa la pena. E non solo confermo che mi serviva proprio una casa grande, ma ad oggi sono sempre più convinta di avere fatto la scelta giusta -anzi, giustissima- nel cambiare quartiere.
Lo sport mi regala tante soddisfazioni ogni giorno e no, non pensavo che mai sarei arrivata a fare determinate cose. In alcuni  momenti è stato complesso gestire sport e alimentazione, ma solo perché mi sono imbattuta in una nutrizionista sportiva sbagliata che ha fatto più danni che altro.
Quello che ho scoperto é che gestire un'alimentazione sportiva è una cosa molto  complessa ed è un attimo che si sbaglia e si creano un mare di danni. Io mi ero affidata ad una professionista proprio per evitare questi danni, alla fine ho passato due mesi un po' così. Poi ho cambiato e sono rinata, trovando  un equilibrio che non credo di avere mai avuto in vita mia.
Il lavoro è la parte migliore, quella che mi ha regalato tante di quelle soddisfazioni che non pensavo  avrei mai avuto. L'anno prossimo -che tanto ormai ci siamo- comincerà col botto e, ogni tanto, mi ritrovo come una cretina a ridere da sola mentre guido pensando a tutto quello che mi aspetta.

Non so cos'altro arriverà, non so come sarà il 2022, ma per il momento va bene così.
E quindi Buon Natale e anche Buon Anno, non so se tornerò a scrivere, se sparirò per altri otto mesi, se prima o poi questo blog tornerà ad essere attivo.


Non lo so perché non solo ho poco tempo, ma ho anche poca voglia.
Riprendere qualcosa é più difficile che iniziarla, mantenere la costanza -e questo lo so bene per ovvi motivi- è quanto di più complesso possa esistere.

Ps. Comunque dai, alla fine il post l'ho finito.

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