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domenica 3 gennaio 2021

Da quando hanno chiuso le palestre: come e perché non mollare

Da quando hanno chiuso le palestre -l'ultimo giorno di apertura é stato il 26 Ottobre scorso- io non ho mai saltato un giorno di allenamento.
Mi sono allenata con il freddo, con l'umidità, con la pioggia, con il vento, all'alba, la sera, al parco, per strada, al mare. Ovunque, in qualsiasi condizione climatica.
Sono stata ferma, se vogliamo essere precisi, soltanto la settimana di sintomi da covid perché materialmente non riuscivo neanche ad alzarmi dal divano, né a mangiare. Man mano che i sintomi sono passati, ho ripreso gradualmente ad allenarmi, inizialmente a casa -finché ovviamente non é terminata la quarantena- e poi di nuovo fuori, all'aperto. 
Il primo giorno di allenamento all'aperto post quarantena, nonostante il fiato corto, credo di avere raggiunto picchi di felicità altissimi.
Non mi piace allenarmi in casa, da sola, con i cani che mi molestano ed è per questo che, nonostante tutto, preferisco allenarmi all'aperto.

Facciamo però un passo indietro: che le palestre avrebbero chiuso era, almeno per me, una certezza sin da quando era stato detto che veniva concessa un'altra settimana di apertura e poi si sarebbe deciso.
Venerdì 23 Ottobre, terminata una bellissima classe di crossfit, ho voluto scattare qualche foto con le mie fedelissime compagne di allenamento -Giulia ed Arianna- perché ero convinta che quella sarebbe stata l'ultima classe per un bel pezzo.
Il giorno dopo, sabato 24 Ottobre, sono andata in palestra -con Giulia, ma senza Arianna che lavorava- a fare i massimali. Pioveva, esattamente come oggi e, guardando fuori dalla vetrata del box, mi è presa la tristezza.
Il giorno dopo hanno confermato la chiusura delle palestre fino a data da destinarsi. Palestre che, ad oggi, sono ancora chiuse e che chissà quando riapriranno.
Lunedì 26 Ottobre ero ad allenarmi al parco con Giulia, Arianna e Valentina. 
Quando al parco ha iniziato a fare troppo freddo o non si riusciva ad allenarsi la mattina, ci siamo spostati sotto i portici dell'Eur.
In un'occasione, nonostante non stessimo facendo nulla di male, i guardiani di alcuni uffici pubblici hanno chiamato la polizia che, per la cronaca, ha detto che potevamo restare perché non sussisteva alcun reato come sostenevano i solerti guardiani (di uno degli enti che funziona peggio in Italia per altro, ma questa è solo una piccolissima polemica sterile).


"Ma come ti va?" é ovviamente la domanda che mi sono sentita rivolgere più spesso.
Ora, sarei falsa ed ipocrita se dicessi che mi va sempre. 
Ci sono volte che non mi va, che piuttosto che fare 50 burpees sul lercissimo pavimento di fronte Old Wild West dell'Eur mi farei tagliare un braccio o una gamba o qualsiasi altra parte possa essere anche solo lontanamente coinvolta nell'esecuzione di un burpee.
Credo sia questione di abitudine da una parte e di necessità dall'altra.
Io sento il bisogno di allenarmi, come più o meno chiunque sia abituato ad andare in palestra ogni santo giorno sparandosi minimo due ore di allenamento, e se non lo faccio poi sto male. 
No, non parlo di sensi di colpa perché ingrasserò, rotolerò o cose così, parlo proprio di un'esigenza fisica.
E poi sono abituata a farlo, qualche giorno fa, durante una classe di funzionale molesto, una ragazza ha detto che stava andando avanti in automatico ed é vero, ci sono giorni in cui è l'inerzia che spinge a fare i burpees di cui sopra e non solo, ma pare che i burpees siano il capro espiatorio di ogni cosa: burpees che a me, per la cronaca, piacciono moltissimo.
Inoltre, tenete in considerazione che, oltre alle amiche della palestra (inteso come conosciute in palestra, non é che se le incontro per strada fingo di non conoscerle) di cui sopra, ci sono le mie amiche di sempre con cui abbiamo fondato un club motivazionale senza uguali: se una non ha voglia, arriva un'altra a motivarla (l'altra che arriva a motivare non sono praticamente mai io). Conosco Claudia, Valeria e Nadia da sempre ed é curioso come due di noi siano a Roma, le altre due a Palermo, ma tutt'e quattro abbiamo questo amore -chiamiamolo così- per la palestra. Io, ovviamente, sono la più cafona tra le quattro.

Ho dovuto cambiare un sacco di cose e adattarmi ad altre cose: pensare di poter fare le stesse cose che facevo in palestra é ovviamente impensabile.
In primis, ho dovuto comprare maglie termiche come se piovesse, adesso ho più maglie termiche che jeans. Tutte uguali, praticamente tutte dello stesso colore che presumo -quando prima o poi tutto questo sarà finito- mi darò in faccia.
Ho anche iniziato ad usare i guanti, io che sono sempre stata una fautrice dei calli, se non altro perché le mie nobili mani non le poggio sul marciapiede lercio manco dopo morta E comunque si, l'ho fatto (di non usare i guanti un paio di volte intendo) e poi mi faceva schifo toccare il volante della macchina per tornare a casa, visto che le mani erano nero nero fuliggine manco di mestiere facessi lo spazzacamino.
Allenarsi all'aperto comporta anche un tipo diverso di respirazione a cui bisogna abituarsi e un adattamento al terreno che no, non é neanche lontanamente paragonabile al gommato della palestra.
Ho cambiato tipologia di allenamento: se prima non saltavo una classe di crossfit e avevo una predilezione per i pesi pesanti, termine che mi piace tantissimo, adesso ho dovuto fare ciao ciao con la manina a pesi pesanti e massimali, visto che il massimo che sono riuscita ad avere, in termini di ghisa, sono circa trenta chili che sono utili, utilissimi, ma nulla a che vedere con i pesi che utilizzavo prima (e che chissà se sarò ancora in grado di utilizzare).  Ho imparato cose nuove, mi sono soffermata sulla mobilità, ho stabilizzato cose a cui davo poca importanza o per le quali non avevo tempo. sto facendo tanto corpo libero, sto migliorando su cose che mai avrei pensato di migliorare.
Da due mesi a questa parte, per altro, non ho praticamente più avuto lividi, escoriazioni, dolori di varia natura e via dicendo, il che mi viene da pensare che sia una cosa positiva. Non mi sono neanche più data attrezzi in faccia, in questo caso nel vero senso della parola (qualche mese fa, mi sono data un bilanciere  carico in faccia e ha fatto male, molto male, sento ancora il sapore del sangue in bocca se ci penso).
Ho cambiato obiettivi, non sul lungo termine ovviamente: se prima l'obiettivo era aumentare sempre e comunque, adesso è diventato mantenere e perfezionare. No, non é la stessa cosa. Si, mantenere è più difficile che aumentare. 
Nell'ultimo anno ho perso sette chili senza volerlo perché è così che funziona: controllando l'alimentazione (che non significa fare la fame, significa bilanciare i macro, poi le calorie sono soggettive) e allenandosi tanto succede. Tuttavia devo fare presente una cosa: ho la galleria del cellulare piena di foto che servono a me per rendermi conto dei cambiamenti che faccio (ma che in piccola parte ho pubblicato qua e là sui miei social). Cambiando obiettivi, ovviamente è cambiato anche il fisico, seppur siano passati solo due mesi. Se in meglio o in peggio non lo so, l'obiettivo fisico ormai è secondario, ma oggettivamente è cambiato e questa é una cosa che bisogna tenere in considerazione.

Come e perché non mollare e continuare ad allenarsi?
Se non si è capito da quello che ho scritto prima, lo spiego in due parole.
Come? Cambiando obiettivi e allenamento, se la situazione attuale non permette di continuare lo stesso tipo di allenamento di prima. Possibilmente con un coach -o istruttore che dir si voglia- che vi segue. Io il mio coach non smetterò mai di ringraziarlo, se non altro per avermi aiutato in questi due mesi a superare paure che mi facevano dire "io questo non lo farò mai" relativamente a cose che poi effettivamente ho fatto, anche con parecchia soddisfazione.
Se state pensando che siete impegnatissimi e non avete il tempo, sappiate che io lavoro nove ore al giorno, ultimamente sei giorni su sette e non più cinque su sette, che ho una casa e una famiglia e in questo momento un sacco di cose a cui pensare (vedi post precedente), eppure continuo ad allenarmi. E fidatevi che non sono Wonder Woman e me ne guardo bene dal diventarlo.
Ho persino le unghie lunghe e curate, quindi immaginate (in riferimento ad una tizia che mi disse che se hai le unghie curate non puoi allenarti con i pesi, cosa che non capirò mai, ma tant'è).
Perché? A meno che non abbiate vent'anni, se vi fermate per un mesi, poi riprendere sarà difficilissimo, oltre al fatto che -e questo vale a qualsiasi età- stare fermi è tempo perso, un po' come quelli che dicono che vogliono il culo sodo e la pancia piatta e poi stanno sul divano pensando che tanto è un obiettivo così lontano che non vale la pena, quando basterebbe solo iniziare e poi il resto viene da se.
Ma anche perché, in questo periodo un po' così, aiuta a staccare la spina. Mi è capitato spesso di essere triste o arrabbiata e di riprendermi completamente dopo un'ora di allenamento fatto bene.

Io voglio tornare in palestra, sia chiaro.
Non vedo l'ora di varcare la soglia, di abbracciare un bilanciere olimpico, di farmi la doccia in palestra, di uscire da lì con i capelli bagnati in pieno inverno sperando di non rimanerci secca.
Tanta gente che conosco ha detto che in palestra non ci vuole più tornare, che preferisce questa tipologia di allenamenti all'aperto che fanno aumentare la socialità tra persone (questo é vero, lo confermo), ma io no. Io voglio la palestra, senza se e senza ma.
Ho smesso di scherzare sull'argomento perché mi sono resa conto che non è sicuramente tra le priorità, nonostante al di là di chi -come me- in palestra ci va solo per allenarsi, c'é tanta gente che in palestra ci lavora, che ne è proprietaria e via dicendo e che rientra in quelle categorie a cui si sono chiesti e chiedono sacrifici su sacrifici senza dare una certezza che sia una.

Questo post lo dedico a tutte le persone menzionate in questo post: Giulia, Arianna, Valentina, Nadia, Valeria e Claudia (ultima nell'elenco, ma prima nel cuore, lo preciso se no si arrabbia), ma anche a tutti quelli che -in questi due mesi e un pezzettino- hanno condiviso con me allenamenti, freddo, pioggia, gioie e dolori.

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lunedì 24 agosto 2020

Dieta: come si fa e come non si fa

Conosco più persone in dieta ipocalorica o in regime di alimentazione controllata che non persone che se ne fregano e mangiano quello che gli va, quando gli va.

Io sono stata a dieta, seguita da una dietologa e ho perso 22 chili.
Quando andai da lei, mi disse esattamente a che peso sarei arrivata. O meglio, a che peso sarei potuta arrivare se avessi seguito le sue indicazioni.
Ai tempi, quello che lei aveva messo come obiettivo mi sembrava un peso eccessivo, io volevo perdere più chili di quelli che diceva lei. 
Adesso, con il senno di poi, vi dico che aveva ragione.
Ho perso 22 chili in otto mesi circa, gli ultimi quattro sono stati i più lunghi da perdere, e non ho mai ripreso un etto. 
Ho aumentato il metabolismo in modo esponenziale e difatti mangio il mio e anche il vostro, questo non é un segreto.
Ho ridotto notevolmente la massa grassa, a favore della massa magra.
Ho quasi del tutto eliminato la cellulite che però, ad un certo punto, mi é tornata (per cause di forza maggiore che spero non vi riguardino mai). Mi sono rimessa sotto per eliminarla di nuovo e, oggettivamente, se guardo le foto di due mesi fa e quelle di oggi la differenza é notevole.
Non ho mai sofferto la fame (qui per saperne di più).
Ho studiato, mi sono informata, ho chiesto perché io di diete, metabolismo, massa magra e massa grassa non ne sapevo un tubo, ma non posso comunque sostituirmi ad un professionista.
E no, non voglio vendervi niente, ho un'avversione totale per i bibitoni dimagranti e comunque di lavoro faccio altro.


Voglio sfatare miti, spiegare cose (che a me sono state spiegate, eh), rompere le palle.
Quindi ecco, cominciamo con l'elenco delle cose da fare, da non fare se si vuole perdere peso e possibilmente non lo si vuole riprendere:
  • Rivolgersi ad un professionista é cosa buona e giusta: per me é stata la prima cosa. Non é una regola, non é obbligatorio, ma é molto utile perché si pensano di sapere tante cose che invece non si sanno e si corre il rischio di fare danni seri. Io ho scelto un medico dietologo perché con i nutrizionisti che avevo contattato prima di trovare lei mi ero trovata malissimo (qui vi fate un'idea del livello di follia con cui mi ero scontrata).
  • Pensare che i carboidrati siano il male assoluto é una minchiata: i carboidrati, semplici e complessi, sono necessari per una dieta, considerato che servono per avere energia. Allo stesso modo sono indispensabili i grassi -quelli buoni- che però, per motivi che ancora oggi non riesco a spiegarmi, non sono demonizzati come i carboidrati complessi. Praticamente ho visto più gente temere un piatto di pasta che non la terapia intensiva di un ospedale (ogni riferimento a fatti, cose o persone é puramente casuale). Esistono comunque le diete praticamente prive di carboidrati, tipo la chetogenica, che si fa sotto stretto controllo medico (no, non ve la potete gestire da soli) e per un periodo limitato con un inserimento graduale e controllato, sempre da parte del medico, dei carboidrati. Se togliete a caso i carboidrati per due mesi pensando di perdere dodici chili ogni sette giorni, sappiate che forse effettivamente perderete quei chili, ma poi li riprenderete con gli interessi e, a quel punto, tanto vale lasciare perdere di tutto principio, no?
  • Non si demonizza il cibo: una dieta ipocalorica deve essere sostenibile nel tempo. Carboidrati a parte, non si può vivere mangiando per mesi o addirittura anni petto di pollo e insalata. Bisogna mangiare anche un gelato, piuttosto che una fetta di torta o la lasagna: é solo necessario che alimenti non esattamente "puliti" siano inseriti in modo sensato all'interno di un piano alimentare. Se togliete tutte le schifezze -che poi eh, secondo me é più genuina la lasagna di mia suocera che non il petto di tacchino confezionato- arriverà il giorno, neanche dopo troppo tempo, che manderete a fanculo la dieta e mangerete anche il frigorifero. No, non intendo il contenuto, intendo proprio l'elettrodomestico. Vi basta pensare che per i soggetti gravemente allergici come me (qui vi fate un'idea) esiste la desensibilizzazione per cercare di reinserire quegli alimenti che danno gravi reazioni (parliamo di shock anafilattici che portano alla morte, non di calorie che portano grasso, fatevi due conti) perché eliminare alimenti è comunque una cosa innaturale, necessaria solo se si ha un sistema immunitario imbecille (come nel mio caso) e, anche quando é necessaria, non ci si da mai per vinti e si cercano terapie -appunto la desensibilizzazione- per poter reinserire quei cibi. Nel mio caso, la desensibilizzazione é fallita, qualora ve lo stiate chiedendo.
  • Il pasto libero non é il demonio: qualsiasi dieta prevede uno o più pasti liberi. Quando chiesi alla mia dietologa come dovevo gestirlo mi disse semplicemente di mangiare quello di cui avevo voglia, senza pensarci e così ho fatto. Uno dei primi pasti liberi che feci fu al Mc Donald's, proprio io che non ho mai avuto la fissa dei fast food, seguito da un maritozzo con la panna grande quanto la mia faccia. Ne avevo voglia e non mi ero fatta tanti problemi. Con il senno do poi, ho imparato che rinunciare a qualsiasi cosa, pure quelle che bene di sicuro non fanno, non va bene. Concedersi lo sfizio, il cosiddetto pasto libero (odio il termine sgarro, che ha un'accezione negativa, quindi non lo userò mai) fa bene al cuore e insegna a gestirsi. Non va visto come un premio anche perché non é che ad ogni chilo perso ti danno una medaglia, ma va inserito all'interno di un piano alimentare in modo intelligente, altrimenti ciao deficit calorico.
  • Le diete non si passano da una persona all'altra come le canne: ogni organismo é diverso, ha esigenze diverse. Io stessa non potrei più seguire la prima dieta che mi fece la mia dietologa perché non va più bene. Vi basta sapere che la mia dieta é stata modificata -nelle calorie, nella divisione di macro e micronutrienti, nella gestione dei pasti liberi e via dicendo- ogni quattro settimane circa, che poi sono diventate cinque. Ancora adesso, in base ad esigenze specifiche, viene modificata. La mia dieta, per la cronaca, me l'hanno chiesta decine e decine di persone perché permette di mangiare tutto e ha calorie molto alte, ma ecco: va bene per me, non per voi e io, al massimo, posso darvi il numero di telefono della mia amata dietologa (e no, non prendo percentuali sui pazienti che le mando, se così fosse a quest'ora sarei milionaria).
  • Il peso é solo un numero: e attenzione, non dico che non sia importante, ma non é tutto. Dieci anni fa avevo più o meno lo stesso peso che ho oggi, solo che oggi ho due taglie in meno di allora perché ho sostituito la massa grassa con la massa magra. Tre mesi fa avevo quattro chili in meno di oggi e il doppio della cellulite, oltre al fatto che se vedeste due foto a confronto c'è una enorme differenza. È più utile, soprattutto quando si raggiunge il normopeso, misurarsi con un metro da sarta che non pesarsi in modo maniacale e compulsivo, contando i grammi. Tenete a mente che le oscillazioni di peso sono normali, tra pasti liberi, ciclo mestruale per le donne, doms e un milione di altre cose.
  • Se non dimagrite mangiando solo una fetta di prosciutto al giorno non é che siete in stallo, é che qualcosa non va: la storia insegna che quando non si mangia -e non si mangia davvero- si perde peso eccome, per altro in un modo assolutamente non sano. Se si mangia a pranzo una fetta di prosciutto e un pomodoro in ventidue litri di olio, non dimagrite perché l'olio é una delle cose più caloriche del mondo (ma va mangiato, é uno dei migliori grassi esistenti) e no, se non lo conteggiate non vuole dire che non esiste. Se mangiate ogni giorno una fetta di prosciutto e un pomodoro e il week-end mangiate come se non esistesse un domani, compreso il vicino di casa, i suoi figli e pure il suo cane non va bene. Bisogna mantenere il deficit calorico, che é soggettivo e non é giornaliero, il corpo ragiona sul lungo periodo e non sa che a mezzanotte é un nuovo giorno, oltre al fatto che cose che pensate che non abbiano calorie in realtà le hanno eccome (vedi olio, conosco tantissime persone che se lo bevono al posto dell'acqua e poi non si spiegano i 97 chili di sovrappeso). In ogni caso, ecco perché un professionista -soprattutto all'inizio- é cosa buona e giusta.
  • Per dimagrire non serve solo la palestra: per dimagrire serve il deficit calorico, non bisogna stare sotto al metabolismo basale, ma nemmeno sopra il fabbisogno. Aggiungere l'attività fisica aiuta ad aumentare il fabbisogno e tenete comunque a mente che un chilo di muscolo occupa meno spazio di un chilo di grasso e il muscolo si crea in palestra, non sul divano. Camminare, salire e scendere le scale a piedi sono inoltre un di più. In ogni caso, io la palestra la consiglio perché a me piace e anche tanto, ma non ritengo necessario demonizzare chi schifa ogni tipo di attività fisica, non siamo tutti uguali, non a tutti piacciono le stesse cose e non tutti abbiamo le stesse capacità (tipo io se mi metto a fare zumba mi slogo sicuramente una caviglia entro i primi sette minuti, ma riesco a maneggiare un bilanciere senza problemi).
  • Imparare a conoscere i propri limiti: se decidete di iscrivervi in palestra, sappiate che tutti abbiamo dei limiti, che possono essere superati, ma per i quali serve tempo. Io stessa, praticamente ieri, in palestra mi sono spaccata (qui per saperne di più) perché non ho dato retta al mio corpo e ne ho pagato le conseguenze. Ho ripreso ad allenarmi come si deve la scorsa settimana e tra cinque chili in più e cinque in meno sul bilanciere, continuo a sceglierne cinque in meno perché non voglio farmi male. Qualche giorno fa, l'istruttore in palestra ha detto che non gli era mai capitato di avere davanti solo persone che eseguivano correttamente un determinato esercizio: gli abbiamo fatto notare che in pieno Agosto in palestra ci sono solo quelli che ce l'hanno come missione di vita, gli altri arrivano a Settembre e lì si inizierà a vedere gente farsi male e poi abbandonare perché un corpo non allenato non può fare quello che fa un corpo allenato e, vi dirò di più, per quanto uno sia allenato ci vogliono mesi e mesi per riuscire a fare determinate cose. Io, per fare una verticale, ci ho messo anni quindi figuriamoci, e comunque ho ancora un po' paura e la faccio solo se c'è qualcuno accanto a me.
  • La fretta non serve: mi sono iscritta in palestra tre anni fa, mi sono messa a dieta due anni e mezzo fa circa, solo adesso ho iniziato a lavorare sulla massa muscolare e ho una strada talmente lunga da percorrere che non vedo la fine (e, onestamente, non credo neanche che ci sia la fine). A me interessava si perdere peso, ma mi interessava soprattutto non riprenderlo e per tantissimo tempo mi sono concentrata su quello.
  • Proteine, aminoacidi e simili: da non confondere con gli inutili bibitoni dimagranti che non servono. Le proteine (sotto forma di polvere, pudding, creme, barrette e chi più ne ha più ne metta) servono se ne avete bisogno, se non raggiungete la quota proteica giornaliera, utilissime dopo l'allenamento, ma non si prendono perché fa figo. Se ve lo state chiedendo si, io integro le proteine: non sempre, dipende da un sacco di cose. E, sempre se ve lo state chiedendo, ho valutato -e sto valutando- gli aminoacidi essenziali. In entrambi i casi non ho fatto e non farò mai di testa mia perché io di lavoro faccio palinsesti e non altro, ve l'ho detto. Esiste anche dell'altro, ma ecco: di steroidi e anabolizzanti dubito ve ne parlerò mai perché sono profondamente contraria.

Per il resto, sappiate che: io non sono un medico, né un'agonista.
Questo post nasce dalla marea di stronzate che leggo e sento ogni giorno su dieta, palestra e stile di vita sano. Ieri, poi, una tizia mi ha detto che per perdere peso bisogna mangiare carote, uova e petto di pollo e che il gelato é il male. La sera, difatti, ho mangiato il gelato al caramello al burro salato e stamattina non solo non avevo preso un grammo, ma non penso di avere mai avuto la pancia più piatta di così.
Quello che ho imparato, l'ho imparato sulla mia pelle, chiedendo, informandomi, sbattendoci la testa.
Oggi ho il corpo per cui due anni fa avrei firmato con il sangue, ma che ovviamente non mi basta più perché quando vedi cambiamenti giorno dopo giorno, non riesci a smettere. E va bene così, se lo si fa in modo sano e sensato.
Ho comunque imparato soprattutto ad amarmi, anche se ho ancora della ciccia sui fianchi e anche se un giorno ho gli addominali in bella vista e il giorno dopo, al posto degli addominali, ho il gelato che ho mangiato nel 1996 per festeggiare la fine della scuola elementare. A proposito di diete, di amarsi e amenità simili, leggete questo che é un post che mi piace.


Le foto pre e post allenamenti, con la faccia da smorfiosa le pubblico sulle storie Instagram (mi trovate qui), idem le foto di quello che mangio, quindi -se volete- le trovate lì.

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giovedì 9 luglio 2020

Storia di un (terribile) post-operatorio

Quando sono uscita dall'ospedale dopo il secondo intervento, il giorno prima del mio compleanno, ero completamente distrutta. 
O meglio: il mio corpo era completamente distrutto, non aveva retto alla seconda lunga anestesia totale in quaranta giorni ed era completamente devastato da dosi massicce di cortisone e antibiotico.
Sono uscita, promettendo ai medici di tornare se qualcosa fosse andato storto, con la febbre, incapace a reggermi sulle mie stesse gambe.
Che questa seconda volta la botta era stata forte era stato palese sin dalla sala risvegli: sentivo l'infermiera che chiedeva come mai non mi risvegliavo, ma non avevo la forza di rispondere, di aprire gli occhi, di fare qualsiasi cosa.
Mi avevano poi portata in camera e, a differenza della prima volta, mi avevano impedito di alzarmi -anche solo per fare pipì- e mi avevano sempre tenuta sotto flebo. Continuavo a chiamare gli infermieri -avevo l'affare da suonare per farli venire sul cuscino- e mi sentivo tremendamente in colpa perché sono abituata a fare tutto da me. Avevo praticamente sempre dormito, mi ero svegliata solo per mangiare dei tristissimi finocchi bolliti che mi erano comunque sembrati buonissimi.
Tornata a casa, era stato anche peggio: non riuscivo a muovermi, ero stanca e soprattutto ero gonfia.
Avevo nel frattempo perso due chili -e no, non é una buona cosa, fidatevi- e non vedevo più i muscoli definiti. Ho un a foto del mio compleanno, che adoro, in cui sono morbida. Non grassa, ma morbida, il che volendo è anche peggio. Mi é venuta -o meglio tornata, dopo anni che non la vedevo- la cellulite.
Ero sempre stanca e mi hanno dato un milione di integratori.
Ha iniziato a farmi male il fegato, cosa che -in effetti- dopo due mesi a base di cortisone e antibiotico era anche prevedibile. Mi hanno dato altra roba per depurare il fegato.
Non mi hanno tolto i punti quando avrebbero dovuto perché la ferita era talmente infiammata che non mi poteva toccare, d'altronde avevano riaperto lo stesso punto per la seconda volta a distanza di pochissimo.
Mi faceva male la faccia e mi faceva schifo la crema al silicone che dovevo mettere sulla cicatrice.
Mi sembrava che non avrei mai smesso di andare in ospedale a fare i controlli, visto che doveva sempre essere l'ultimo e poi mi dicevano di tornare.
Guardavo le foto scattate dopo il primo intervento, durante il primo mese di lockdown, e pensavo che quei bicipiti e quell'addome non li avrei avuti mai più. Ho una galleria piena di foto post allenamento, mi servono per fare i confronti. Ce n'é una -che non é oggettivamente pubblicabile- in cui volevo ho bicipiti e tricipiti bellissimi e un'altra in cui addome e quadricipiti mi piacciono parecchio. Ecco, le guardavo e pensavo che quella forma me la potevo dimenticare per sempre.
Per la prima volta in vita mia da anni, non avevo il semipermanente alle mani e i capelli erano troppo lunghi e mi davano fastidio, io sono abituata a portarli a caschetto ormai da un pezzo e appena sfiorano il collo devo tagliarli e di corsa anche.
Eppure ero felice e, in quel momento, non capivo perché.

Poi hanno riaperto le palestre e, il primo giorno, ero lì in anticipo di un'ora rispetto all'orario di ingresso che avevo prenotato e pensavo -lo pensavo sinceramente- che dopo due interventi in anestesia totale e tutti quei farmaci potevo riprendere lì da dove avevo lasciato: quel primo giorno mi sono sparata le mie tre ore in palestra, contenta di avere ritrovato quello che avevo lasciato, persone comprese. Avrei voluto abbracciarli tutti. Ero contenta persino dei doms.
Poi mi sono fatta male alla schiena. È passato quasi subito.
Poi mi sono fatta male ad una spalla, anzi mi sono fatta male al capolungo del bicipite, che non sapevo manco cosa fosse.
Mi hanno detto di rallentare, di fare cardio, di fare gambe, ma di non allenare spalle e braccia.
Ho strillato come un'aquila per il dolore, ma in palestra ci sono andata lo stesso.
E un giorno non sono riuscita a caricarmi il bilancere sulle spalle perché non avevo la forza di tirarlo su.
Niente braccia, niente spalle e manco la forza di fare le gambe.
Mi hanno detto che non potevo pensare di riprendere da dove avevo lasciato, non dopo il lockdown e non dopo tutto il resto, che avrei continuato a farmi male. In effetti, mi sono fatta male anche all'inguine.
Poi ho pensato che se non ne ho, non ne ho, non ci posso fare niente.
Ho pensato ad un articolo della Gazzetta dello Sport che ho appeso in cucina sei anni fa e che titola "Ora so cosa é la fatica:" Vanessa aveva appena vinto un oro agli Europei, dopo sette anni, e aveva detto che quella vittoria aveva un sapore diverso perché "ora so cosa é la fatica". E ho pensato che pure io avevo capito cosa é la fatica perché ho iniziato a farne tanta.
Non sono più entrata al box di crossfit, ho messo tutte le mie forze sul grid con gli esercizi modificati dagli istruttori per non fare lavorare le spalle e le braccia. Sono passata da tre ore a un'ora a mezza e ho proprio detto :"col cazzo che mollo".


Nel frattempo, Giorgia -eravamo compagne alle elementari, quindi mi conosce da una vita- una sera mi ha detto che ero in splendida forma. 
Linda mi ha detto che sono tornata quella di prima, lei mi conosce da sette anni, non da ieri, eh. 
Poi piano piano, hanno iniziato a dirmelo più o meno tutti: amici, madre, colleghi.
E sono arrivata alla conclusione che essere splendida non dipendeva dalla circonferenza dal bicipite e manco dalla tartaruga addominale. Ho ricominciato a sorridere, ad essere felice, ad essere un'inguaribile cazzona, ma anche quella che risolve problemi, suoi e degli altri, sempre sorridendo.
Ci ho messo una quarantena, due interventi, però insieme a due chili che avevo perso ho ripreso anche quel sorrisone che ho sempre avuto.
E stasera, giusto per gradire, ho saltato un metro. Ma non lo faccio più che come minimo mi rompo una gamba e, col gesso, ho già dato e tra una settimana mi aspettano le tanto attese vacanze.
Ho comprato tre elastici da portarmi dietro, ho detto che in palestra non ci entrerò per tutta la durata delle vacanze, pazienza se al mio rientro i doms mi uccideranno. Ho detto anche che nuoterà e mi tufferò, ma mangerò che le proteine in polvere, i fiocchi d'avena per fare il porridge e lo Skyr sono buonissimi, ma ho bisogno di arancine, pane e crocché, gelo di mellone e brioche col gelato.
E, qualora ve lo stiate chiedendo, l'ho capito perché sono così felice. Oh, se l'ho capito.


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giovedì 11 giugno 2020

Andare in palestra con la mascherina

Andare in palestra con la mascherina é una cosa che non avrei mai pensato di fare in vita mia.
Tre anni fa, quando sono entrata nella mia palestra per la prima volta, avrei potuto immaginare di andarci con un ginocchio scemo (cosa che in effetti ho fatto, qui vi fate un'idea di come stavo quando mi sono iscritta), con la schiena dolorante, piena di lividi (che in realtà mi faccio proprio in palestra), imbottita di cortisone, ma non con la mascherina. 

Quando é venuto fuori che le palestre avrebbero riaperto, la mia palestra si é premurata di mandare mezzo milione di mail con le date di riapertura di ogni singolo club -considerato che non in tutte le regioni hanno riaperto lo stesso giorno- e di tutte le norme da seguire.
Bisogna prenotare qualsiasi cosa, ma quello lo si faceva anche prima: la differenza sostanziale é che adesso si prenota anche l'accesso alla sala pesi e al box.
Bisogna mantenere le distanze, ma quello é una cosa che ci ripetono costantemente manco fossimo lobotomizzati (ma forse un pochino lo siamo se é necessario ripeterlo così spesso).
Si può usufruire degli spogliatoi, fare la docce, ma non si può usare l'area relax, quindi niente sauna, niente bagno turco, niente idromassaggio e non so quale altra diavoleria sia presente nell'area relax visto che credo di esserci entrata due volte a dir tanto.
Bisogna farsi misurare la temperatura prima di accedere e, come ovunque, sopra i 37.5° non si accede.
Non sono convintissima che i termoscanner funzionino a dovere considerato che un giorno, secondo loro. avevo la temperatura a 33.1°, quindi o ero morta e non lo sapevo (e sono resuscitata) o c'é qualcosa che non va in questi aggeggi malefici.
E poi bisogna portare la mascherina.
Si accede solo con la mascherina, si entra nello spogliatoio con la mascherina, si sale al piano superiore -dove ci sono la sala pesi, il box e le varie sale- solo con la mascherina.
Quando ci si allena si può togliere la mascherina, ma quando ci si sposta da un attrezzo all'altro o comunque ci si muove nell'area di allenamento bisogna indossarla.
C'é anche chi passa per ricordarti di indossare la mascherina, tanto che la parola che sento più spesso durante la mia permanenza in palestra é mascherina.
Mascherina. Mascherina. Mascherina.
Ovviamente, ogni volta che si utilizza qualcosa, fosse un manubrio o un tappetino, bisogna igienizzarlo, portando la mascherina. Perché se igienizzi il manubrio e nel frattempo gli sputacchi sopra non va bene.

Il primo giorno di riapertura, effettivamente, tutti avevano la mascherina.
Credo di aver visto anche i tapis roulant con la mascherina.
Tutti ligi, precisi, ho visto addirittura gente fare i clean con la mascherina, giuro.
Tutti igienizzavano tutto, una roba fantastica, forse un pochino paranoica per carità, ma tant'é.
Poi si sono rotti il cazzo, per dirla alla francese.
La gente adesso si toglie la mascherina quando ancora deve finire di fare le scale che portano al piano superiore e le lancia in giro, tanto che -a meno che non siate me e non abbiate una collezione di mascherine lavabili dalle fantasie più disparate e utilizzate le mascherine chirurgiche- ci sono enormi possibilità che arriviate con la vostra e ve ne torniate a casa con quella di Rocky Balboa. O quella di Paige se preferite.
Tra una settimana al massimo immagino ci saranno i falò di mascherine nel piazzale davanti l'ingresso, più o meno come il falò di reggiseni di qualche decennio fa, a rivendicare il sacrosanto diritto di infettarsi come e quando ci pare.


Inizialmente, non erano ripresi neppure tutti i corsi, m a solo alcuni.
Adesso é ripreso più o meno tutto, con qualche piccola differenza rispetto a prima, ma tutto sommato il coronavirus sembra solo un lontanissimo ricordo (e non lo é, io lo so che questa cosa ci fregherà).
Alle solite attività io ho aggiunto anche la boxe (ormai passo il 90% del mio tempo libero in palestra, ma tant'é), non so manco cosa mi abbia spinto a farlo, però mi piace. 


Io, di mio, odio la mascherina.
La metto perché devo, ma mi alleno senza, anche perché probabilmente -conoscendomi- andrei in debito d'ossigeno per condizionamento psicologico da mascherina indossata, ma io mi tenevo alla larga dalle persone in palestra pure prima, quindi non faccio testo.
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martedì 2 giugno 2020

L'estate, i chili di troppo, la cellulite e le lamentele

È arrivata l'estate, prepotente e fastidiosa, subito dopo un lungo lockdown, fatto di palestre chiuse e di tempi morti che -molti, ma non tutti- hanno occupato cucinando pizze, torte, pane e roba che non ho ancora capito cosa fosse, ma che probabilmente aveva le stesse calorie di quello che io mangio in una settimana intera. E, fidatevi, io mangio tantissimo, più di quanto possiate immaginare.

Comunque, dicevo: é. arrivata l'estate, che io non ho mai amato (qui avevo anche spiegato più o meno perché), quindi si va al mare (con la mascherina magari, ma di sicuro non con lo scafandro), ci si scopre, si mostrano le gambe, le braccia e i chili di troppo.
Sarò impopolare, lo sarò sicuramente, ma non faccio altro che sentire e leggere di gente che prima non aveva tempo di andare in palestra e mangiare bene, poi aveva troppo tempo libero perché non andava al lavoro e quindi lo occupava mangiando e stando sul divano perché si annoiava. E io lo capisco, eh. Non é un obbligo andare in palestra, tenersi in forma e, in ogni caso, la Nutella e le merendine confezionate sono buone (per quello che mi ricordo), quindi fate anche bene, però magari poi non vi lamentate, anche perché -devo dirvelo- nessuno guarderà i vostri chili di troppo, reali o frutto di paranoie che siano, al mare. 
Io al mare al massimo guardo i costumi da bagno, quando passa il tizio con il baracchino. Oppure guardo l'orologio per vedere se sono passate le tre ore di digestione per potere fare il bagno. No, non fate commenti, mia madre mi vede pure se non é lì con me ed é pronta a cazziarmi aspramente dopo avermi elencato tutte le atrocità di una morte lenta e dolorosa per una congestione in pieno Agosto, con la temperatura dell'acqua del mare a 35°, dopo aver mangiato una granita al limone. E io non me la sento di deluderla bagnandomi le punte dei piedi prima che siano passate tre ore.

In ogni caso, visto che é arrivata l'estate e dovrete necessariamente spogliarvi, sia per andare al mare, sia per sopravvivere all'afa della città, invece di lamentarvi di non avere tempo, potete fare qualcosa di più costruttivo. Non che io sia la regina dei consigli costruttivi, ma almeno di alimentazione sana e attività sportiva ne so parlare.

Quindi insomma, cosa fare per rimettersi in forma?

-Mettersi a dieta: no, non dovete mangiare l'insalatina scondita ed eliminare i carboidrati. 
Mangiate il pane, la pasta, la pizza e, se proprio vi manca l'impastare compulsivo da quarantena fateveli voi. Dimagrire, mettersi a dieta, seguire un'alimentazione sana (che poi cosa minchia vorrà dire sana non si sa), non significa non mangiare. Significa mangiare tutto, concedersi dei pasti liberi (meglio conosciuti come sgarri, termine che a me fa abbastanza antipatia, ma tant'è), fare merenda con un gelato, mangiare la cioccolata dopo cena e via dicendo, a patto e condizione che le calorie ingerite siano quelle giuste per noi, né troppe, né troppo poche.
Poi se proprio vogliamo farla bene, possiamo metterci a calcolare anche i macro di modo da dare all'organismo il giusto apporto di tutto che ci serve, fare ricomposizione corporea e via dicendo, ma capisco che questo é lo step successivo.
Ogni volta che sento "non mi metto a dieta perché mi piace mangiare" mi chiedo sempre se chi lo dice ha idea che esiste gente a dieta che mangia circa 2800 calorie al giorno (ogni riferimento a fatti, cose, persone non é puramente casuale). Poi esistono anche quelli che ne mangiano 1200, ma più che dispiacermi per loro non so che fare.
Se pensate di poter fare da soli bene, se no rivolgetevi ad un professionista che vi ascolta, che capisce quali sono le vostre esigenze e che non vi faccia morire di fame.


-Fare attività fisica: no, non dovete necessariamente caricarvi sulle spalle un bilancere da 100 chili e fare ottanta squat di fila fino a stramazzare al suolo con la schiena distrutta. Non subito almeno. O forse mai che magari la ghisa vi fa schifo e vi farà schifo per sempre, sono gusti, come in tutte le cose. 
Io, ad esempio, odio gli affondi e continuo a utilizzare come scusa il ginocchio rotto tre anni fa (qui per saperne di più), anche se poi alla fine li faccio comunque.
Potete andare a camminare. Prendetevi un cane e vedrete che farete una quantità pazzesca di km ogni giorno, se volete vi presto uno dei miei per vedere come va. 
Andate a correre, se vi piace, ma fatelo con le scarpe giuste altrimenti vi fate male (io ho le Pegasus, ma credo ne esistano decine e decine di modelli diversi).
Andate a ballare tango o a fare pole dance (che secondo me é fighissima, io stramazzerei al suolo dopo otto secondi, ma non tutti sono così impediti).
Oppure provate la sala pesi e vi tonificherete che é una meraviglia, perdendo centimetri. Io sono di parte, quindi non insisto, ma sappiate che é bellissimo.
Se non avete tempo per andare in palestra o la considerate una spesa eccessiva, esistono tantissimi modi per allenarsi a casa, ci sono video, applicazioni, tutorial, qualsiasi cosa. E poi gli attrezzi potete comprarveli: io ho un bilanciere, manubri, dischi, elastici (che i cani mi mangiano regolarmente), la corda, un trx comprati perché non si sa mai.
Non vi consiglio pilates, zumba, yoga e roba del genere perché li trovo tremendi, ma magari a voi piacciono. Nel caso, non lo voglio sapere.

Oppure, semplicemente, se non vi va di fare le cose di cui sopra, vogliatevi bene per come siete e non lamentatevi della cellulite, della pancia e dei jeans stretti.
La cellulite e la pancia ce l'hanno anche quelli magri, magari non tutti e magari non entrambe le cose, e i jeans si possono comprare di una taglia più grande.
Che poi, d'estate, non so nemmeno come facciate a portare i jeans.


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martedì 17 luglio 2018

I bibitoni dimagranti sono come il due di coppe quando regna bastoni

Ce li avete presente i bibitoni dimagranti che non solo vi fanno perdere peso, ma vi fanno anche diventare ricchi e liberi dalla mancanza di tempo che attanaglia i poveri lavoratori?
Secondo me si, avete perfettamente idea di cosa siano sti bibitoni miracolosi, visto che ultimamente non si parla d'altro.

Io sono dimagrita e adesso giustamente devo dirvi la fatidica frase: chiedetemi come.
Se non me lo chiedete, ve lo dico stesso per altro.
Sono dimagrita andando da una dietologa, laureata in medicina e specializzata in scienza dell'alimentazione, e andando in palestra.
Non sono quindi diventata ricca vendendo bibitoni, piuttosto sono diventata povera pagando la dietologa e la palestra. E la cosa esilarante è che diventerò sempre più povera visto che non ho ancora finito e continuerò a pagare dietologa e palestra. 
Non ho quindi una Porsche, ma direi che ne faccio anche a meno, visto che la mia prima macchina è stata un'Alfa Romeo e ancora pago i debiti contratti per mettere la benzina in quella succhialiquido  al sapore di petrolio che non era altro, e non sto in piscina tutto il giorno, ma si sa, il cloro sbianca quindi mi tengo la mia (pallidissima in questo momento) abbronzatura.
Le borse me le compro lo stesso, pur non vendendo bibitoni, ma quelle sono -in buona parte- una gentile concessione di mia madre che sa che la sua bambina ha un bisogno disperato di borse.


Detto questo: ieri ho fatto il controllo dalla dietologa.
Undici chili di grasso persi, una quantità di centimetri che tutti insieme fanno un bambino di cinque anni, massa muscolare aumentata, metabolismo basale aumentato e un sacco di cose belle.
Perché, ecco, lasciatemelo dire: i bibitoni non servono a un tubo.
E non serve a un tubo neanche credere che la taglia 40 sia l'obiettivo da perseguire per qualsiasi donna esistente al mondo.
Lo so, lo so, le convenzioni sociali ci impongono uno standard di bellezza femminile che bla bla bla.
A me, delle convenzioni sociali, non frega una beneamata mazza.
Io devo piacere a me stessa e stare bene con me stessa, se piaccio anche a voi bene, se no me ne farò una ragione. O forse non perderò neanche tempo a farmene una ragione, ma tant'è.
E della taglia 40 a me non frega un tubo.
Semplicemente, quando ho letto, ormai quasi tre mesi fa, che ero sulla prima linea dell'obesità di primo grado volevo morire. E volevano morire anche le mie ginocchia, già provate dalla frattura della rotula dello scorso anno.
Io volevo essere normopeso e oggi, quando finalmente è venuto fuori che lo sono, ho tirato un sospiro di sollievo. Senza bibitoni.
Mangiando tutto, ma proprio tutto tutto tutto (tranne le cose a cui sono allergica ovviamente). 
Ieri ho fatto merenda con l'affogato al cioccolato. No, non è uno sgarro, fa parte della dieta.
Si, l'affogato al cioccolato. E me lo sono conquistata eh, mica ce l'ho avuto subito, ma non ho preso bibitoni per avere l'affogato al cioccolato.
Ho solo seguita la dieta alla lettera. Dieta data da un medico, ripeto.
Non mi sono fatta convincere da chi mi diceva: "dai, ma fai uno sgarro". Se non è previsto, io lo sgarro non lo faccio. E se non è previsto e voglio farlo, lo decido io, me ne frego -letteralmente- delle pressioni altrui.
Sono andata in palestra, ho sudato, ho faticato, continuo a farlo. Perché mi piace e perché mi serve.
E non bevo i bibitoni, l'ho già detto?
Non ho messo foto del mio cane -in mancanza di figli- in posa col bibitone al succo di foglia della palma canadese (era l'acero, lo so) a bordo piscina affermando che ebbene si, anche il cane ha tolto il grasso in eccesso gustando il bibitone. E non ho manco reclutato il cane perché oh, la forza dei sistemi piramidali di vendita sta nel reclutare gente incapace di intendere e di volere (scusa Fuffi, non intendo dire che sei incapace di intendere e di volere, eh).

Dimagrire non è una strada facile, bisogna volerlo e bisogna averne la forza che, detta così, sembra facile, ma non lo è. 
Bisogna affidarsi al professionista giusto perché ecco, se chiedete a me di mettervi in onda un programma lo faccio, ma se chiedete a me -che di professione faccio il tecnico broadcasting- di aiutarvi a dimagrire non saprei come fare.
Per dimagrire bisogna mangiare e non solo qualcosa, ma tutto. 
E l'esercizio fisico fa bene, non tanto per dimagrire, ma per tonificare, per perdere cm, per aumentare la massa magra.
I bibitoni invece sono come il due di coppe quando regna bastoni: inutili.


Tutti i post sulla mia dieta:


Nb. Nessun bibitone è stato maltrattato per la stesura di questo post.
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venerdì 2 febbraio 2018

Andare in palestra a Milano: miti da sfatare

Ho un abbonamento alla Virgin
Si, la palestra dei fighetti (o almeno così dicono).
È un abbonamento annuale, che comprende tutto, ma proprio tutto: posso andare in palestra quando voglio, fare qualsiasi corso, frequentare la piscina, andare alla spa e via dicendo.
Il mio abbonamento può essere utilizzato in qualsiasi palestra Virgin e questa è una gran cosa.

Partiamo però dall'inizio: la Virgin, come dicevo, è considerata -non so perché- la palestra per fighetti per antonomasia.
Quando io e il Marito siamo andati alla ricerca di una piscina per me (qui per saperne di più), la Virgin -che è sotto casa nostra- l'abbiamo scartata subito perché pensavamo fosse carissima.
Dopo aver visto tutte le piscine della zona ed esserci quasi arresi al fatto che avremmo dovuto ipotecare la casa per pagare l'abbonamento, a me è venuta la brillante idea di andare comunque a vedere sta benedetta Virgin che, in fondo, non si sa mai.
Abbiamo fatto il tour guidato, finché la ragazza che ci accompagnava non ha detto: "Questa è la Bulgari delle palestra".
Io e il Marito ci siamo guardati in faccia e abbiamo pensato che, ecco, forse non era il caso di indebitarci per pagare la palestra fighetta.
Eravamo pronti a scartare anche questa opzione, quando abbiamo poi scoperto che la palestra-gioielleria costava molto meno di qualsiasi altra piscina in zona, quindi abbonamento fu.
Io però non ho smesso di chiamare Bulgari la mia amata palestra alla quale, dopo un periodo iniziale di sgomento dovuto alle frequentatrici dello spogliatoio, mi sono affezionata.

Io sono abitudinaria: frequento sempre gli stessi corsi, ho i miei corsi del cuore -sia in piscina che in sala- e anche le mie istruttrici del cuore.
Parcheggio sempre la macchina nello stesso posto, scelgo sempre lo stesso armadietto -il 303- e vado sempre più o meno agli stessi orari.
Solo che ad un certo punto della mia vita ho pensato che, essendo sempre in trasferta (qui per saperne di più) forse avrei potuto portarmi dietro badge della palestra, cuffia e costume, infradito zebrate e andare in piscina a Milano. Poteva essere un'idea, insomma.
A quel punto ho iniziato a subire del vero e proprio terrorismo psicologico: "Tu non sai com'è la Virgin a Milano" era la frase base a cui poi si aggiungevano commenti su quanto fosse un ambiente poco salubre, pieno di ricconi, fighetti e roba simile, con tanto di "nessuno parlerà con te e tutti ti guarderanno dall'alto in basso".
Io però non mi lascio impressionare da queste cose e ho iniziato la ricerca della mia Virgin milanese.
Che poi eh, non che me ne sarebbe importato granché se non mi avessero salutato o parlato.
Comunque, a circa mezzo minuto a piedi dal mio ufficio di Milano c'è la Virgin, tanto che se aprissi la finestra (che in realtà non c'è, ma questo è un dettaglio) potrei persino sentire il profumo del cloro della piscina.
Solo che, ecco, la Virgin accanto al mio ufficio è quella di Corso Como.
La Virgin funziona che se hai un abbonamento come il mio puoi andare persino nella palestra che hanno aperto su Saturno, ma non in quella in Corso Como.
La Virgin di Corso Como è un club classic, termine che ancora non ho capito che cavolo significhi, quindi non ci si può andare.
Ovviamente, ho bestemmiato in tutte le lingue del mondo, cinese mandarino e swahili comprese.
A quel punto ho dovuto ampliare i miei orizzonti e cercare un'altra Virgin, facilmente raggiungibile e che mi facesse simpatia. L'ho trovata e sono andata a vederla, così per curiosità.
Ve l'ho detto che sono abitudinaria, no? Ecco, ovviamente mi ha fatto enorme antipatia sin da subito, ma non mi sono arresa visto che la voglia di andare in piscina era più forte di tutto il resto.

Sono arrivata in palestra, ho usato il mio badge e per non sentirmi una disadattata ho finto di sapere esattamente cosa fare e dove andare. Di fatto ho seguito una tizia che secondo me stava andando verso gli spogliatoio (e fortunatamente ci stava andando davvero).
Ho scelto l'armadietto sbagliato, ma non potevo prevedere fosse scomodo perché lo spogliatoio è completamente diverso da quello della mia palestra.
Ho messo il costume e ho cercato la piscina. Ho avuto un mancamento nel vedere che il fondo è di colore scuro, mentre quello della mia amata piscina è chiaro (ve l'ho detto che sono abitudinaria) e ho aspettato l'inizio del corso, seduta sul bordo, guardandomi intorno.


Nel giro di trenta secondi mi avevano già salutata in dieci. Sorridendo, eh.
Una ragazza aveva anche deciso di diventare mia amica. Ma non dicevate che mi avrebbero guardata dall'alto in basso?
L'istruttore, a quanto pare, ha notato subito la faccia nuova.
"Come ti chiami?"
Mi sono girata per guardarmi alle spalle, sai mai che stesse chiedendo a qualcuno dietro di me.
"Ma io?"
"Si"
"Gilda"
"Benvenuta Gilda, hai mai fatto corsi in piscina?"
Io, in generale, sono molto orgogliosa. E gli addominali che so fare in acqua senza annegare sono motivo di orgoglio, però ho evitare di dire cose tipo: "tu non sai chi sono io e quanto sono atletica" (anche perché non mi avrebbe creduto) e mi sono limitata a chinare la testa, fingendomi timida e riservata.
Alla fine della lezione, mi ero fatta amica tutti i presenti.
L'istruttore mi ha persino fermata per chiedermi come fosse andata e se mi fossi trovata bene.
Ho ovviamente risposto che era stata una lezione bellissima.
Certo, ero ancora traumatizzata dal fondo scuro e ho sentito la mancanza di Antonella, la mia  amata istruttrice, ma bisogna sapersi adattare, no? E in fondo omettere non è mentire, no?
I super fighetti che se la tirano io non li ho visti, ho visto un sacco di gente normale e -ebbene si- nessuno nello spogliatoio parlava di dare una gonfiatina alle labbra.
Non ho visto nessuna sfilata di moda.
Va a finire che quella che guarda gli altri dall'alto in basso ero io che, effettivamente, mi guardavo intorno per capire dove fossi finita. Vagli a spiegare che mi sentivo giusto un pochino fuori dal mio habitat, sarà che non ho trovato l'armadietto 303.

E quindi insomma: quando dicevate che la Virgin di Milano è un posto per fighetti che ti guardano dall'alto in basso mentivate. E io, come una cretina, ci sono cascata.

Nb. La Virgin non mi ha pagata per scrivere questo post, sono io semmai che ogni mese pago loro per faticare. Per dire, eh.


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sabato 30 settembre 2017

Perché la piscina (mi) fa bene

La piscina non è il mare, sia chiaro, ma fa bene. Oh, se fa bene.
E non mi riferisco soltanto al fisico, ma anche alle mente.

Quando siamo rientrati dalle vacanze estive ho detto al Marito che volevo andare in piscina perché un mese di nuotate al mare mi aveva rigenerato la mente e il corpo, quindi ci siamo armati di santa pazienza e abbiamo iniziato a girare tutte le piscine della zona.
Ho scoperto, mio malgrado, che frequentare una piscina -solo per il nuoto libero- costa uno sproposito, almeno dove abito io, e mi è preso lo sconforto, finché non mi è venuto in mente che a due passi da casa c'è una palestra con tanto di piscina che magari poteva fare al caso mio.
"Ma costerà un sacco, amore" ha detto il Marito.
Quando abbiamo visitato quella palestra super figa, la tizia che ce l'ha fatta girare ad un certo punto l'ha definita la Bulgari delle palestre (frase che è rimasta celebre e che uso spesso nella pagina Facebook del blog, che trovate cliccando qui, quando racconto le peripezie che accadono lì dentro).
Pensavamo che ci avrebbero sparato chissà quale cifra, ma invece abbiamo scoperto che costa pochissimo -almeno rispetto alle piscine delle zona- e che quindi mi sarei iscritta.
In effetti il giorno dopo ero lì con il mio bel certificato medico e una mazzetta di contanti (no, non è vero, lo sanno tutti che pago ovunque col bancomat e non ho mai un euro nel portafogli) per iscrivermi.

Tocca considerare che il Marito ha fatto nuoto agonistico per quindici anni, ha centomila brevetti di cui non ho mai ben compreso l'utilità e sostiene da sempre che io nuoti come una selvaggia.
La verità è che si è scoperto che ero in grado di nuotare -o quanto meno di galleggiare- quando un bel giorno, nello stabilimento che la mia famiglia ha frequentato per anni, mi sono buttata in piscina (no, non si toccava) per inseguire un bambino che mi aveva sottratto indebitamente un mio giocattolo e se lo era portato in acqua. Il bambino è stato rimesso al suo posto, mia madre ha rischiato di morire d'infarto perché la sua unica meravigliosa e pacifica pargoletta si era lanciata in acqua senza braccioli, ma ormai era fatta: sapevo nuotare.
Da allora, nonostante una breve parentesi in piscina a cinque anni, io ho sempre nuotato come una selvaggia. 
Però, cosa da non sottovalutare, siccome sono davvero molto più selvaggia di quanto non sembri, corro sugli scogli a piedi nudi e, per anni, mi sono lanciata spavalda da scogliere infinitamente alte (cosa che adesso non farei neanche pagata).
Sempre nel corso degli anni, si è scoperto che dividere il mare con le alghe è una cosa che mi angoscia terribilmente. Posso tollerare pesci, squali, assorbenti galleggianti (no, non è vero, questi ultimi mi fanno incazzare e anche di brutto), ma non le alghe.

E insomma, da brava selvaggia, mi sono iscritta in palestra e ho iniziato a nuotare (oltre che ad appendermi alle amache, ma questa è un'altra storia).
Ho recuperato in un cassetto cuffia e occhialini del Marito, mi sono procurata un costume intero molto fashion e sono andata.
È passato un po' di tempo -poco, eh- da quando ho iniziato e sono rinata. Si, devo proprio dirlo: la piscina mi ha fatto rinascere.
Il primo giorno ho fatto sei vasche e ho rischiato un'enfisema polmonare, scoprendo per altro che ha ragione il Marito (ma non glielo diciamo) e nuoto storta, da brava selvaggia.
Poi mi sono iscritta a tutti i corsi di acquaqualcosa e hydroqualcosa, oltre a continuare a nuotare seguendo un istruttore che mi dice più o meno cosa fare.
Nel giro di poco, effettivamente, il mio corpo si è un po' rimodellato (entro Natale sarò fighissima, me lo sento) e ho messo su un paio di microscopici muscoletti, sentendomi molto realizzata quando ho capito che sono in grado di fare decine e decine di addominali in acqua senza circondami di tubi e senza poggiare i miei santi piedi sul fondo.
Ho iniziato a nuotare dritta, le vasche sono diventate dieci, poi venti e infine trenta, ma stiamo lavorando per aumentare.


La verità è che buttarmi in acqua mi rilassa, mi fa sentire bene, mi fa dimenticare tutto quello che c'è fuori e mi si è quasi sistemato definitivamente persino il ginocchio scemo, visto che adesso -udite, udite- scendo e salgo le scale senza aggrapparmi a chiunque mi capiti a tiro (qui per scoprire la storia del ginocchio).
E poi, cosa da non sottovalutare, quando torno a casa dopo la piscina, ho sonno e non fame, cosa fondamentale per una che mangerebbe anche il tavolo.
Pare che nuotare aumenti la massa magra (vaffanculo stupida massa grassa) e le capacità respiratorie (effettivamente adesso riesco a salire e scendere i sette piani che separano il piano terra da casa mia), oltre ad aumentare la resistenza, la forza e la flessibilità muscolare (confermo tutte e tre le cose).
Ci saranno sicuramente dei lati negativi, ma preferisco non saperli, quindi eventualmente non ditemelo.

L'anno scorso avevo iniziato un percorso di work-out casalingo (qui per saperne di più), ma quando sono insorti una serie di problemi di salute, il Marito ha stabilito che forse non era il caso continuare visto che mi stavo lentamente rompendo in mille pezzi. E in effetti aveva ragione.
Adesso cerco di andare in piscina quasi tutti i giorni, incastrando gli orari che altro che puzzle da oltre un milione di pezzi, ma poi sono soddisfatta e felice.
La pecora che ho in testa al posto dei capelli è l'unico ostacolo tra me e la totale felicità, visto che per asciugare i miei cinque kg di pura lana merinos ci vogliono ore, ma questo è un dettaglio che può essere trascurato.
E diciamo che può essere trascurato anche il fatto che il Marito sostiene che praticamente sto sempre in piscina, ma credo che più che per la mia mancanza soffra per il fatto che è lui che si occupa di svuotare il borsone e della roba bagnata quando rientro, ma non si può lamentare visto che l'idea è stata sua, no?


La foto che vedete non è di una piscina qualunque, ma della MIA piscina, con tanto di parole motivazionali (almeno secondo loro) in rilievo sulla parete.
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mercoledì 26 ottobre 2016

Se la casa diventa una palestra

Un mese fa, una mia amica ha scritto un post sul suo blog (che non ritrovo, quindi Linda ti prego, se mi leggi, linkalo) in cui parlava di un workout casalingo che le aveva fatto perdere tanti centimetri.
Siccome sono un'inguaribile copiona, le ho scritto e le ho chiesto lumi.
Mi ha spiegato e mi ha detto che mi avrebbe girato tutti i link da seguire per diventare tonica e bella, le ho detto di fare con calma che ha un bimbo piccolo e mica può stare dietro a me e dopo mezzora non solo avevo un programma di allenamento per schiappe che non si muovono da secoli principianti da seguire.
Contrariamente a tutte le aspettative, ho iniziato subito a seguirlo, ho studiato il sito e mi sono anche ritrovata dentro ad un gruppo Facebook di workout pieno di buoni consigli.
Oltre ai buoni consigli, ci sono anche foto del prima e dopo i vari programmi di allenamento in mutande di migliaia di persone, ma quelle per me sono un po' troppo. Io le foto della mia pancia prima e dopo otto milioni di addominali e del mio culo prima e dopo un miliardo di squat non le metto manco se mi pagano. 
Non in mutande comunque. E non su un gruppo Facebook con centomila membri. CENTOMILA.
E si che ho una bellissima collezione di mutande.

Ci sarebbero anche i sudo selfie che solo il nome mi fa sudare ancora di più, ovvero poto post allenamento con le gocce di sudore che fanno ciao con la manina ai poracci che si troveranno a guardare quella foto. Io senza trucco e sudata non sono proprio sta bonazza, quindi li evito che sia mai che qualcuno scopra che la mia pelle così liscia e delicata è in realtà stucco potentissimo.
Comunque, ho iniziato ad allenarmi a casa, con Fidanzato scettico che non ci credeva proprio.
Potrei andare in palestra, in effetti per un periodo ci sono andata e mi piaceva anche, considerato che la proprietaria della palestra è una mia amica e che la palestra in questione sta dietro casa mia, ma per incastrare tutto facevo una gran fatica.
Vorrei iniziare un corso di trampolino elastico, io sono forte sul trampolino elastico e so anche tutte le regole, ma non ne ho ancora trovato uno vicino casa. 
Però, ecco, forse per passare dagli addominali in salotto a un salto raccolto sul trampolino è ancora troppo presto. E poi magari divento troppo forte, mi prendono in nazionale e posso addirittura pensare di fare synchro con Costanza. Lei secondo me ne sarebbe felice.
Quando ho iniziato, dopo cinque minuti volevo morire. 
Proprio morire, eh. Sudore a fiumi, muscoli moribondi che urlavano pietà, dolori che manco dopo ore e ore di tortura cinese.
Poi mi sono abituata. Piano piano, eh.
Per riuscire a completare trenta minuti di workout ci ho messo una settimana.
La notte chiaramente non dormivo per i dolori. E le lavatrici di roba sudata si sprecano.
Forse non fa troppo bene all'ambiente questo workout.
A quel punto, siccome mi sentivo figa, ho deciso di comprare un tappetino per gli esercizi che il cane ha mangiato dopo nemmeno trenta secondi che l'avevo portato a casa, ma tant'è.
Adesso ho un tappetino limited edition rosa e con i segni dei canini su un lato. Mica è da tutti.
I risultati sono arrivati puntuali, ho perso centimetri e sono più tonica anche se la strada è ancora lunga e io sono stanca al solo pensiero.
Ho migliorato l'elasticità del corpo e la resistenza. Voglio dire, quando rientro dalla passeggiata con il cane, adesso salgo sette piani a piedi senza arrivare con la lingua che tocca il pavimento.
Che poi, nel mio palazzo ci sarebbero due ascensori, ma volete mettere la soddisfazione?


Da qui sono passati sette mesi e nove chili, ma non sempre sono stata costante.
Durante i quaranta giorni a Palermo la Costanza nella mia vita era solo la mia amica trampolinista che, si sa, a Palermo mica si può fare la dieta.
Adesso sono un po' meno rigida con la dieta, se mi invitano a cena non pretendo che tutti i commensali mangino polpette di tacchino e spinaci bolliti, ma va bene così.



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domenica 20 settembre 2015

Good Morning Mr. President

Quando ho chiesto a Folco Donati, presidente della Brixia Brescia, se potevo intervistarlo, si è messo subito a mia disposizione. "Vieni quando vuoi" mi ha detto.
Folco è fatto così. È sempre disponibile per qualsiasi cosa, apre le porte di casa sua, il PalAlgeco, senza nessun problema e mette le persone a proprio agio, come difficilmente ho visto fare.
Entrare al PalAlgeco è una cosa che a me fa sentire bene perchè c'è sempre un sacco di gente: ginnaste, allenatori, genitori. Tutti lì, con un obiettivo comune. 
Si respira una bella aria, sono tutti gentili, come se ti conoscessero da sempre e vi assicuro che non è una cosa così scontata.
Casa Iveco, la foresteria che ospita le piccole ginnaste della Brixia e le ginnaste della Nazionale in occasione di controlli tecnici e collegiali, é un posto curatissimo e pulito e, cosa che mi ha regalato più di un sorriso, le piccoline sono educatissime. Mentre eravamo io e Antonella, la mia spalla che credo proprio mi accompagnerebbe ovunque pur di vedere realizzati i miei progetti, Alice ed Elisa, due ginnastine infortunate che erano insieme a noi nella sala comune della Foresteria hanno fatto i salti mortali (in tutti i sensi, visto il tutore di una e il gesso fino a metà coscia dell'altra) pur di non fare rumore, saltellando a destra e sinistra e parlando a gesti per non disturbarci.
Abbiamo chiacchierato a lungo con Folco, circa quattro ore, e quando è dovuto andare via, ci ha detto con tutta la naturalezza del mondo:"Io vado, ma voi rimanete pure, state solo attente a non farvi chiudere dentro". Preciso che abbiamo davvero rischiato di farci chiudere dentro perché è un posto da quale né io né Antonella andremmo mai via, un pò per tutti i motivi che vi ho già detto, un pò perché in fondo siamo due impiccione e ci piace guardare cosa succede.
Abbiamo chiacchierato con Alessandro, il fisioterapista, e siamo state a lungo con la piccola Martina, una ginnastina bionda che è un tesoro.

-Ciao Folco, grazie per averci ricevuto.Tu sei il presidente della Brixia Brescia. Ci racconti un po' com'è nata , cosa hai fatto, da quanto tempo è nelle tue mani. Insomma, un po' tutta la storia di questa società.
-Allora, la Brixia nasce nel 1984 per opera di Enrico Casella, la moglie Daniela Leporati e di una terza persona che si chiama Paola Rietti che da tantissimi anni ormai non fa più parte di questo club. La Brixia nasce perché Casella, che era in un'altra gloriosa società che era la Forza e Costanza Brescia, società ultra centenaria, non trovando più spazio al suo interno per fare quello che realmente gli interessava ovvero fare ginnastica artistica ad alto livello, crea questa nuova società, improntata sul volersi migliorare per diventare qualcosa di importante nel campo della ginnastica artistica femminile che da sempre è il vero obiettivo della Brixia.
Io mi avvicino (fa una pausa)... La mia storia è per certi versi parallela a quella di Enrico e Daniela perché dal 1970/71/72, io e Enrico, entrambi ginnasti (lui ha qualche anno più di me) già ci frequentavamo, pur essendo in società differenti. La mia storia non si lega subito alla sua perché io smetto di fare ginnastica e decido di aprire una mia società che si chiamava Ginnastica Nave che poi è diventata Ginnastica Azzurra, una piccola realtà di paese, affiliata comunque alla Federazione Ginnastica d'Italia, anch'essa dal 1984, ma che aveva un target diverso rispetto a quello che avrebbe voluto Enrico. Fino al 1990 quando Enrico mi chiese se volevo entrare a far parte della sua società, non dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista dirigenziale. 
Per altro, a quel tempo avevo una storia in ballo con un'altra Federazione , ovvero la Federazione Pallacanestro, che ho cominciato a frequentare a partire dalla metà degli anni '80, anche lì non dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista dirigenziale, ma a me questa cosa di collaborare con la Brixia interessava  quindi nel 1990 ho accettato di far parte di quella che poi è diventata la mia società. Per qualche anno ho fatto il general manager e poi a metà anni '90 sono diventato il presidente e da lì nasce questa continua collaborazione con Enrico e quindi...

-Quanto tempo ti impegna, nell'arco della tua giornata, la gestione di questa società che adesso è diventata...bella grossa?
-Diciamo che va a periodi: in questo periodo e da tutto il 2015 direi quotidianamente, circa 7/8 ore al giorno; sono sempre qua e quindi.. Per alcune scelte, di natura professionale, ho deciso dal Primo Gennaio di dedicarmi interamente alla Brixia e quindi sono qui dalla mattina al pomeriggio inoltrato e, a volte, anche la sera.

-Questa società lega il suo nome a Vanessa Ferrari. Non ti chiedo di parlarmi della sua carriera sportiva perchè la conosciamo tutti, ma piuttosto del tuo rapporto con lei, sulla base di alcune immagini del 2006, che sono diventate famose, della tua esultanza alla fine del suo esercizio a corpo libero di Arhuus, ancora prima che uscisse il risultato. Ci dici qualcosa al riguardo?
-Innanzitutto faccio una piccola precisazione: è vero che la Brixia lega il suo nome a Vanessa Ferrari, però non va dimenticato un aspetto a cui teniamo: la Brixia, dal 1996, anno delle Olimpiadi di Atlanta, ha comunque sempre dato almeno una ginnasta alla Nazionale Italiana che partecipa ai Giochi Olimpici: Francesca Morotti nel 1996, nel 2000 a Sidney ci furono Bergamelli e Castelli, nel 2004 ad Atene ci fu Bergamelli, nel 2008 a Pechino ci furono Bergamelli e Vanessa Ferrari e nel 2012 ci furono Vanessa Ferrari ed Erika Fasana. Per noi questo è un vanto perché questa è davvero l'unica società in Italia in questo, secondo me anche delle altre discipline sportive e non solo della ginnastica artistica, quindi siamo davvero orgogliosi di questo curriculum. Ovvio che con la vittoria di Vanessa ad Aarhus, ci riconoscono di più per quello che abbiamo fatto con le sue gesta.


Vanessa Ferrari, ad Aarhus, è stata per certi versi una sorpresa perché Enrico Casella che è un tecnico di cui io mi fido moltissimo ovviamente, effettivamente mi disse prima di partire che se ci fossero state le condizioni ideali Vanessa poteva essere una da podio. Io che, anche se non sono un tecnico, un po' di ginnastica la mastico, vedendo i risultati mi sembrava abbastanza difficile e invece, come disse lui, un po' di cose si aggiustarono: la Memmel e la Liukin che all'ultimo non parteciparono alla finale a ventiquattro, beh, questo ovviamente è stato un vantaggio. Detto questo, Vanessa in quel periodo era una ginnasta in formissima che aveva un repertorio di primissima qualità; aveva dei valori di partenza altissimi e sta di fatto che pur cadendo in trave poi è riuscita a vincere.
Dietro a quelle immagini che ricordavi tu c'è un piccolo preambolo da fare. Ovviamente non era nulla di preparato: c'era un cameraman della televisione brasiliana che come puoi immaginare, beh i brasiliani sono persone che guardano molto all'esultanza piuttosto che al risultato come si nota in tante loro telecronache (qui sono scoppiata a ridere) e quando mi notò che ero un pochino esagitato, un po' così, su di giri, invece di riprendere Vanessa, mi riprese. 
Ho esultato prima che uscisse il punteggio di Vanessa perché mi ero reso conto che, in effetti, era sufficiente prendere poco più di 15,000 per vincere il Mondiale ed ero sicuro al 100% che si fosse meritata quel punteggio . Una gioia indescrivibile, ancora oggi faccio fatica a vedere quelle immagini senza emozionarmi (e qui, si sente la mia vocina lacrimosa dire un labile “anch'io” e Folco scoppia a ridere), quindi sicuramente è stata la gioia più grande che un dirigente di una società, secondo me, può avere. Hai una tua ginnasta che vince una medaglia ad un Mondiale! 
Poi credo che una medaglia ad un' Olimpiade sia una gioia inarrivabile e non è che ci tiriamo indietro se adesso andiamo a Rio e vinciamo qualcosa. Anche a Glasgow se vinciamo...

-Beh, le medaglie non sono mancate neanche negli anni successivi.
-No no, assolutamente, però la prima è quella che non ti dimentichi mai, almeno per me é così. 
Ho esultato per il titolo vinto a Volos, il titolo europeo, al di là che era già una gara a squadre e non individuale, però questa è stata veramente quella vittoria che ti ha cambiato anche un po': da lì, in casa Brixia sono cambiate tantissime cose.

-Per esempio cosa é cambiato? Ce lo puoi dire?
-Per esempio, il modo con cui la gente, con cui il mondo sportivo e non, ti guarda, ti considera.
Io ricordo che per diversi mesi dopo la vittoria siamo stati subissati da richieste. Allora, diciamo che da alcuni punti di vista la sua vittoria è stata fondamentale altrimenti questa palestra, questa foresteria dove siamo adesso e tante altre cose non le avremmo, mentre invece.. se vuoi ti racconto com'è nata l'idea di questa palestra...
Allora, faccio un inciso su cosa succede quando Vanessa vince il Mondiale. 
Noi ci allenavamo veramente in un buco, le Piscine Delfino. Tanto per dire, non c'era neanche la ricorsa corretta per il volteggio, era più corta di sei metri rispetto a quella che dovevano fare, quindi in quel periodo, quasi tutte le settimane, un giorno o due, dovevamo spostarci a Milano per fare le cose bene, ci siamo allenati davvero in condizioni....
Quindi, Vanessa vince e la prima idea che abbiamo è di dire a Vanessa:”Vanessa, mi raccomando, di che ci serve la palestra”. Detto fatto, non eravamo ancora tornati da Aarhus che nella nostra casella di posta abbiamo trovato una mail di una persona, un ingegnere, che ci dice che attraverso l'azienda di cui è dipendente, l'Algeco appunto, sarebbe stato in grado di aiutarvi per potere costruire la palestra.
Noi ovviamente ci siamo messi in contatto subito: loro volevano regalarci un garage, noi abbiamo fatto la palestra più bella che c'è in Italia. C'è stata un po' una trattativa e siamo riusciti a fargli fare due moduli diversi da quelli che loro generalmente fanno. Loro, per capirci, sono quelli che generalmente fanno i cessi sulle autostrade oppure i container dove ci sono dentro i muratori che servono per appoggiare le cose nei cantieri. Partendo dai loro moduli, noi gli abbiamo fatto fare una cosa diversa.
Tutto è nato dal fatto che Vanessa vince, Vanessa dice “ho bisogno di una palestra”,si mette in mezzo l'allora Ministra dello Sport, la Melandri, che dice vi aiuteremo, che viene a Brescia e facciamo questa cosa qui. Per inciso, si può anche dire, non è mai arrivato niente dal governo italiano, ci siamo dovuti arrangiare. L'interesse comunque c'era stato e questo è importante perché i giornali ne parlavamo e così via. 
Detto questo, i pro quindi sono stati questi ovvero qualche sponsor importante che si è avvicinato vedi Iveco, vedi Adidas, TechnoGym, però la gestione di Vanessa Ferrari in quel momento lì era una cosa difficilissima un po' perché non eravamo preparati perché questa società, checché se ne dica, è Enrico Casella, Folco Donati e Daniela Leporati; non c'è nessun altro. La società siamo noi e quindi ci siamo sempre dovuti dividere un po' i compiti: tutti volevano Vanessa, lei usa molto della sua ritrosia sia per la presenza sia per farsi voler bene, quindi in quel periodo lì siamo stati sottoposti ad uno stress incredibile. E' ovvio che non avremmo mai fatto cambio con nessun altro risultato, sono cose che sopporti (sorride), però ripeto che è stato un periodo molto molto difficile sulla gestione dell'atleta e della situazione relativa al fatto di aver vinto, di essere la prima ginnasta italiana della storia ad aver vinto (ride) e anche l'unica e rimarrà l'unica per tanto tempo purtroppo.

-Da quando sei dentro la Brixia il momento più difficile che avete dovuto sopportare e affrontare qual'è stato?
-Un momento durato qualche anno. Dopo le Olimpiadi del 2008, ovvero alla fine del 2009, Casella non accetta più quello che la Federazione gli offre per fare il responsabile della squadra nazionale e noi, in sostanza, andiamo in trincea perché abbiamo questo impianto da gestire e la Federazione non lo sfrutta più  per qualche anno e quindi andiamo in difficoltà dal punto di vista economico e della gestione perché questo è un posto che costa, questo è un posto che non ha delle entrate, le mie ginnaste non pagano le retta per fare ginnastica, sono tutte ginnaste di alta specializzazione e quindi i nostri introiti arrivano da altre cose, ovvero da sponsor, da sovvenzioni comunali e dalle sovvenzioni della Federazione perché ovviamente quando la Federazione ci manda qua le ginnaste per allenarsi paga quello che deve pagare. Quindi dal 2009 al 2012 abbiamo delle serie difficoltà. Nel frattempo Vanessa vive un suo momento particolare perché l'infortunio che ha patito nel 2007, ai Mondiali di Stoccarda, si rivela più grave del previsto e  per due anni abbondanti noi perdiamo anche Vanessa e quindi quello è stato il periodo peggiore sotto tutti i punti di vista, ma, nonostante questo, abbiamo vinto comunque qualche scudetto e qualche gara, non è che ci siamo mai tirati indietro. Diciamo che abbiamo avuto la forza in mezzo a tutte le difficoltà del momento di continuare a lavorare seguendo quello che è il nostro modus operandi, cioè quello di continuare a lavorare sulle ginnaste di punta di quel momento e sul settore giovanile.

-Ho letto il libro di Giulia Leni in cui lei parla di te un po' come di un secondo papà, lasciando trasparire che c'è un rapporto molto particolare. Ci racconti il tuo rapporto con lei e il rapporto che si instaura con queste bambine che arrivano qui e poi man mano vanno crescendo.
-Giulia Leni è una ginnasta e una ragazza del tutto particolare che esce un po' da quelli che sono i canoni che ci possono essere tra un presidente, come nel mio caso, e le proprie ginnaste. E' differente perché, come tutti ben sanno, ha vissuto a casa nostra per quasi tre anni in due tranche.
A casa nostra c'era stata in un primo momento, viveva tra Casa Iveco e casa nostra, ma quando doveva stare qua andava in crisi e allora veniva a casa, ma  l'idea, in quel periodo, era proprio quella di riempire la foresteria, però lei questa cosa qui non l'ha mai amata tanto, quindi appena poteva veniva a casa . C'è stata questa prima volta, poi è andata a Milano perché con noi , diciamo così, non c'era più feeling, quindi si è trasferita a Milano. O meglio, scappa da Brescia, va a casa e da casa la Federazione -era il periodo 2009/2012- la fa andare a Milano, dove rimane per poco più di un anno, finché, tra una cosa e l'altra, finalmente torna a Brescia dove otterrà i risultati migliori della sua carriera, secondo me anche qualcosa in meno di quello che avrebbe potuto. 
Tornando al rapporto, Giulia Leni è una ragazza fantastica sotto tutti i punti di vista, una ragazza educatissima, una ragazza a cui non si può ovviamente non voler bene. Ancora oggi che sono quasi due anni che manca, anzi due anni in questo periodo, noi ci sentiamo se non quotidianamente, quasi. Le mando un messaggio quando so che ha l'esame, lei studia medicina, per farle l'in bocca al lupo e poi, quando è possibile, ci vediamo: lei viene a Brescia o io passo da Siena per salutarla. Con la famiglia c'è un rapporto spettacolare.
Con tutte le altre é così, un po' di meno. Io voglio bene a tutte le ragazze che ci sono, qualcuno di più, per esempio Vanessa, ma solo perché la conosco da più anni, ormai ha 25 anni e sono 18 anni che ce l'abbiamo in palestra. Io personalmente credo di essere abbastanza amato dalle mie ginnaste, a parte qualche volta che le rimbrotto perché sporcano e non puliscono.
Io credo di avere un ottimo rapporto con tutte le ginnaste, anche perché sono il loro primo tifoso quando andiamo sui campi di gara.
(Si rivolge ad Alice ed Elisa, che sono ancora lì con noi e che, anche se un pò intimidite dal registratore, ci confermano quanto dice)

-Spesso sei stato criticato, adesso che la ginnastica artistica è così tanto presente sui social network, per delle reazioni definite eccessive in difesa delle tue ginnaste. Ci dici qualcosa al riguardo?
-Ne sono assolutamente orgoglioso, anzi penso e sono convinto di essermi trattenuto tantissimo, anzi se succederà State tranquille che farò il tifo nel modo più passionale possibile- Ognuno tifa come vuole, io non mi offendo per queste critiche, tifo solo per le mie ginnaste, anzi non sono contento quando le avversarie della mia squadra cadono, ma tifo per la mia squadra e ci mancherebbe altro. Sono orgoglioso di come tifo, anche perché è una cosa spontanea.
Sono contento quando loro eseguono bene un esercizio e mi arrabbio quando sbagliano.
Nella gara di sabato scorso (la Golden League 2015) mi sono arrabbiato perché non abbiamo vinto e siamo arrivati secondi: abbiamo sbagliato e siamo arrivati secondi , ha vinto la Gal ed era meglio, per me, se vincevamo noi. Poi con questo, bisogna dire che loro hanno vinto con merito perché noi abbiamo sbagliato, però c'era da arrabbiarsi e mi sono arrabbiato.

-Ma c'è una grande competizione con le altre società di ginnastica italiane?
-Io sono un agonista e quindi a me piace gareggiare e mi piace vincere, quindi è ovvio che ci sia un po' di rivalità, però il fatto di gestire questa Accademia Internazionale dove se non quotidianamente ma quasi sempre, ci sono qui ginnaste della Nazionale di altre società, mi induce ad essere un po' più tenero nei loro confronti . Però è ovvio che quando c'è una gara, soprattutto tra noi e la Gal Lissone, perché con le altre obiettivamente non c'è mai stata, soprattutto negli ultimi dieci/dodici anni, una rivalità perché siamo stati sempre noi e loro, soprattutto noi che loro, questo scrivilo che ci tengo a precisarlo. Quindi si c'è molta rivalità, assolutamente.
La rivalità nello sport deve esserci perché ti crea quella adrenalina per continuare, soprattutto più da parte mia che da parte delle ragazze. Quando c'è club contro club è ovvio che la rivalità ci sia, così come quando sei in gara con la Nazionale ci sia quella rivalità tra nazioni alla nostra portata: Cina, Stati Uniti... (ride e poi mi dice che scherza).

-So che segui anche il basket. Ci racconti qualcosa?
-La mia passione per il basket nasce all'inizio degli anni ottanta perché nella frazione di Brescia dove abitavo c'era una squadra di pallacanestro e anche lì inizio prima ad appassionarmi come semplice tifoso che fa a seguire la squadra e poi notano la mia propensione a rendermi utile nel fare qualcosa e nel giro di qualche anno divento direttore sportivo di questa squadra che è arrivata fino alla serie C. Nel frattempo, però, la mia professione mi porta ad occuparmi, per il il giornale per il quale scrivo, di pallacanestro ed entro sempre più in questo mondo, anche se non era stata la mia disciplina di gioventù e ,14 anni fa, sono eletto presidente provinciale della Federazione Italiana pallacanestro, una carica che ho tenuto fino a Marzo di quest'anno. Poi per “problemi politici” ho abbandonato e mi limito a scrivere di pallacanestro e a seguire mio figlio che gioca a pallacanestro.

-Lui il ginnasta no, eh?
-Assolutamente. Mio figlio e mia figlia assolutamente no, ma non approfondiamo (ride).

-Tu sei sempre in giro a seguire le tue ginnaste. Questa cosa toglie spazio e tempo alla tua famiglia?
-Assolutamente si, ma sono vaccinati. E' da sempre così. Sono in giro almeno da vent'anni, anche perché facendo il giornalista sportivo, il sabato e la domenica lavoro sempre e quindi sono assolutamente vaccinati. Certo, sentono la mancanza, ma non credo ne venga fatta una malattia. Fa parte del gioco!

-Per me va bene così, c'è qualcosa che ci vuoi dire?
-Un mese e mezzo fa, eravamo già tornati dalle vacanze, i primi di Agosto, c'era qui in ritiro la Nazionale e suona il campanello, noi apriamo e in palestra arriva un genitore con una ragazzina e ci dice:”Noi non volevamo disturbare, scusi, possiamo?”. Gli rispondo: ”Oggi non c'è problema, prego si accomodi". Questa ragazzina qui era ovviamente impazzita e quindi sta qui tutto il giorno, finché non escono le ragazze che fanno anche delle foto con lei.
Solo che il papà fa un grave errore: va a casa, dopo aver continuato a ringraziarci, e mi scrive una mail nella quale ci ringrazia per la nostra grande disponibilità, ci dice che non pensava che ci fossero delle persone così disponibili e ci dice che lui fa il falegname, quindi se ci serve qualcosa, è a nostra disposizione: grave errore con noi, con me e Casella questo è stato un gravissimo errore.
L'abbiamo convocato per dirgli che abbiamo appena costruito una casetta dove ci sono quattro posti letto che ha bisogno di una copertura esterna. E' venuto, ha preso le misure e adesso, in questi giorni, verrà a posare gratuitamente la pedana di copertura e noi li ospiteremo la prossima volta. Per questo che ti dico che ha fatto un grave errore!
Questo per farti capire che ogni tanto c'è qualcuno che viene qui, magari aspetta fuori perché non ha il coraggio di suonare, ma tanti invece entrano.
Spesso mi scrivono le ragazzine, ma spesso dico che non è possibile, però se capitano qui ed è possibile, li facciamo entrare.

-Folco ,tu lo sai che se scriviamo qualcosa del genere capiteranno qui per caso anche da Bitonto?
-Puoi scriverlo, tanto se non possiamo farle entrare non entrano, non siamo come Via Ovada che prendono gli appuntamenti per farli andare a vedere.




Questa intervista è stata trascritta esattamente com'è stata registrata. Quello che non è possibile trascrivere, sono gli sguardi, i toni, le risate, così come è impossibile trascrivere tutte le ore di chiacchiere tra e me e Folco, due chiacchieroni nati. 
Questo è un progetto, o, come preferisco dire io, un viaggio che comincia da qui, ma non finisce qui.
Un viaggio alla scoperta del mondo della ginnastica visto dai suoi protagonisti.
Grazie a Folco Donati e ad Antonella Di Ciancia per il loro assecondarmi nelle mie idee. Grazie davvero, di cuore. Io non devo dirvi nulla perché voi sapete già tutto.


La foto di Folco Donati sul podio é di Antonella Di Ciancia.
La foto di Folco Donati insieme alle ginnaste é di sua proprietà.
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