In gravidanza il corpo di una donna subisce dei cambiamenti pazzeschi.
Questa é una delle cose più ovvie, più naturali, più logiche, più qualsiasi altra cosa di analogo.
Alcuni di questi cambiamenti sono molto visibili, altri meno. E anche questo é ovvio, naturale, ecc ecc.
Quello che non sempre si dice é che questi stravolgimenti possono impattare in modo pazzesco sulla donna e no, non basta dirle che sta portando a compimento il miracolo della vita, anche perché -non so voi- io non sono rimasta incinta per nessun miracolo, ma banalmente avendo un rapporto sessuale in cui, alla fine, ovulo e spermatozoo si sono incontrati e amati. Biologia quindi, non miracolo.
Facciamo un passo indietro: negli ultimi dieci anni ho trattato il mio corpo come un tempio sacro o almeno così ho sempre pensato.
Allenamenti giornalieri (per carità mirati alla performance sportiva, ma che comunque ovviamente hanno effetto anche sul corpo), alimentazione super sana gestita da un nutrizionista sportivo, conteggio dei macro, gestione dell'integrazione, no quello, no quell'altro e via dicendo.
Come spesso accade, ad un certo punto, mi sono trovata intrappolata nel mondo dei disturbi alimentari, che hanno avuto sicuramente origine lontano nel tempo, ma che io ho alimentato -ovviamente in modo inconsapevole- con un rigore mentale pazzesco su cibo e allenamento.
Entravo nei negozi per comprare dei jeans e chiedevo una 44, ogni tanto una 42, salvo poi comprare una 40; vedevo grasso accumulato sulle cosce nonostante la percentuale di massa grassa non superasse mai il 15% a dire tanto (la soglia del grasso essenziale per una donna é orientativamente intorno al 12%):; guardavo con terrore la pizza bianca unta che ogni giorno circolava al lavoro e potrei andare avanti per ore.
Finché un giorno, ho capito di avere un problema e mi sono rivolta ad un centro -sanità pubblica, ci tengo a precisarlo- che cura i disturbi del comportamento alimentare, ho avuto una diagnosi e ho iniziato un percorso.
La prima cosa che hanno fatto é stata sequestrare la bilancia di casa mia, anche perché ero arrivata a pesarmi anche dieci volte al giorno. La seconda cosa é stata cercare di ingrassarmi facendomi mangiare senza misurare al grammo le quantità, ma andando ad occhio secondo delle indicazioni precise.
Ed effettivamente stavano riuscendo nell'intento di aggiustare il mio corpo e la mia testa.
E poi sono rimasta incinta.
Sono, credo, una delle pochissime donne, che non ha idea di quale fosse esattamente il peso di partenza prima di rimanere incinta, ma che ha solo un'idea indicativa e su quella ci siamo basati.
Non avevamo considerato quello che sarebbe potuto succedere alla mia testa, né avevamo considerato che sarebbe stato difficilissimo interagire con il prossimo -che fosse un medico o un'amica- in una situazione simile, né avevamo considerato che sarei stata sfigata su alcune cose.
Mi hanno tolto l'allenamento, cosa che oggi dico essere stata fondamentale per mia figlia, ma ovviamente ne ho fatto una tragedia sia perché non conosco una vita senza allenamento, sia perché ovviamente ho pensato subito che sarei diventata enorme. La mia soluzione, lì per lì, é stata quella più sbagliata in assoluto -oggi so anche questo- ovvero smettere di mangiare. Una dieta ipocalorica drastica che forse quelle calorie non soddisferebbero manco un bambino di sei anni e una frustrazione pazzesca che mi ha portato ad attacchi bulimici incontrollati che non sono stata capace di gestire -come é normale che sia- né durante né dopo, finché una sera ho visto un film, su Netflix, che si chiama Fino all'osso, in cui una delle ragazze é incinta. Non vi dirò che succede, ma posso dire che mi sono spaventata tantissimo.
Nel frattempo chili di progesterone e di cortisone per gestire le reazioni allergiche dovute al progesterone sbagliato mi hanno regalato in tre mesi dieci chili. I dieci chili erano comunque forse la cosa più gestibile, il gonfiore e la ritenzione idrica pazzesca no. Vedere le mie gambe allenate e toniche diventare una riserva d'acqua in grado di dissetare l'intera popolazione di un paese a vostra scelta é stato straziante. Così come per me é stato tremendo vedere il mio seno, piccolo e sodo, trasformarsi e passare da una prima ad una quinta. Così, di botto, senza senso. Io ne ho fatto una malattia.
Intanto, qualche sedicente amica a cui avevo detto come mi sentivo si é sentita in dovere di fare presente che ero grassa, che non andava bene. Proprio l'aiuto di cui avevo bisogno.
Ho sentito gente -anche estranea- chiedermi se mi ero sfondata di pizza bianca durante i primi mesi di gravidanza perché si sa, le donne incinte hanno tutte voglia di pizza bianca e si sfondano di untezza e grassi saturi ogni sette minuti. L'unica voglia che ho avuto in questi mesi é stata di acqua Nepi. Io volevo tanta acqua Nepi, avrei ingerito solo quella se fosse stato possibile e meno male che vivo a Roma perché se vivessi in un posto dove l'acqua Nepi non si trova non so come avrei fatto.
Quello che non ho visto in quei primi mesi é che fino alla fine del quinto mese, forse anche sesto, io ho continuato ad usare i miei jeans skinny e le mie minigonne che ecco, forse non mi venivano più enormi.
Ero più morbida, ovvio che ero più morbida, ma forse non ero così tremenda come pensavo.
Oggi riguardo le foto dei primi sei mesi e, a parte una pancetta da birra -e a me la birra non piace- non vedo grandi tragedie.
Un giorno sono andata a fare il controllo semestrale al Centro Tumori e l'oncologa mi ha detto che avevo la pancia grassa. Non che ero grassa, ma che avevo la pancia grassa.
Io l'ho guardata con gli occhi sbarrati e le ho detto "Ma sono incinta di sei mesi e mezzo".
Non si era resa conto che la mia era una pancia da gravidanza e si, si é scusata, ma io ne sono uscita traumatizzata, tanto più che -per salvare capre e cavoli- ha detto che effettivamente si, si vedeva che ero incinta dal melasma. E mò che caz*o è il melasma? Che va bene che siamo a dermatologia oncologica, ma io non lo avevo mai sentito nominare.
Lì mi sono accorta che il problema non erano solo la ritenzione pazzesca e il cul*ne e nemmeno le tettone. E men che mai era il fatto che non avessi più la mia amata tartaruga. Il problema era anche che il mio viso aveva delle macchie, normali in gravidanza a quanto pare, e soprattutto che il mio viso non era più il mio viso. Era diverso, non riuscivo più a riconoscermi.
Poi mi hanno fatto notare che, in generale, ci sono un sacco di altri piccoli cambiamenti, a cui io -fissata con alcune cose, ma meno attenta su altre- non avevo fatto caso: le aureole e i capezzoli più scuri, dei piccoli ciccettini di grasso sul seno che oggi ci sono e domani spariscono, altre zone del corpo che a quanto pare si scuriscono (ma che ormai non mi vedo più da sola, quindi tengo il dubbio).
Il mio corpo non é più il mio corpo. Il mio corpo, a questo punto, é la casa di mia figlia, quella casa dove -nonostante tutte le problematiche- sono riuscita a tenerla al sicuro fino ad oggi e dove spero di tenerla al sicuro almeno per un altro mese.
Io, in questi mesi, mi sono presa cura del mio corpo come ho sempre fatto, cambiando solo il modo per cause di forza maggiore: mi hanno tolto la palestra e io sono andata a nuotare, ho fatto persino il corso di nuoto (si, so nuotare, semplicemente mi annoiavo a fare nuoto libero) sotto stretto controllo medico e ho smesso solo quando, all'alba del settimo mese, mi hanno detto che se smettevo provavano a togliermi il progesterone. Ho fatto camminate lunghissime, finché il caldo torrido e il pancione me lo hanno permesso.
Ho messo la protezione solare anche in inverno per evitare le macchie, ho usato creme apposite per curarle, mi sono spalmata di olio di cocco e creme per le smagliature, per la ritenzione idrica e la cellulite formulate apposta per la gravidanza, ho fatto massaggi drenanti appositi per la gravidanza, ho fatto esercizi per il pavimento pelvico.
Continuo ad andare in piscina, anche se ho dovuto ridimensionare le nuotate, ma faccio esercizi in acqua adatti per la ritenzione in gravidanza.
Io mi sono scontrata con medici che mi hanno detto che non mangiavo abbastanza, che dovevo mangiare, che dovevo nutrirmi, che dovevo aumentare le proteine. Ho avuto l'integrazione per aggiustare i valori.
Poi mi sono scontrata con l'insulino resistenza insorta in gravidanza, che però per fortuna non é diabete gestazionale (e io ho fatto non una, ma ben due curve glicemiche, quindi di questo abbiamo certezza) quindi non mangiare i carboidrati che però io già praticamente non mangiavo perché materialmente ad un certo punto mi é passata la voglia, e allora il problema é diventata la frutta. Io sono stata rimproverata, in modo per altro molto duro, perché sicuramente mi sfondavo di frutta. Ci sono rimasta male, sono andata nel pallone e, per giorni, ho smesso di nuovo di mangiare. Tuttavia, io non mangio frutta perché sono allergica alla frutta. Si, praticamente tutta la frutta e no, non posso sfondarmi di frutta estiva perché morirei (qui per saperne di più). Questo episodio, questo rimprovero che é stato anche abbastanza umiliante per le modalità, soprattutto perché era basato su qualcosa di completamente falso e no, non sono stata creduta.
Il problema? Oh no, non il peso, io dal sesto mese ad oggi ho preso forse un paio di chili. Banalmente, dopo mesi e mesi di pressione bassissima, mi hanno misurato la pressione ed era leggermente più alta del solito. Non alta in modo disumano, non avevo e non ho mai avuto le caviglie gonfie che spesso in gravidanza indicano qualcosa di più serio, ma solo la pressione leggermente più alta del solito. Solo quello. E praticamente mi sono sentita dare dell'ingorda che si sfonda di cibo, che ingrasserà minimo dieci chili da qui al parto e andrà incontro a conseguenze inenarrabili, più o meno due giorni dopo che in pronto soccorso mi avevano detto che era importante che mangiassi perché digiunare -in questo caso causa caldo, non per altro- non era cosa buona e giusta.
Qualche ragazza conosciuta in ospedale e simili, parlando, mi aveva detto che aveva incontrato medici che avevano fatto terrorismo psicologico sul peso in gravidanza, sul cibo, ecc. A me, fatta eccezione per questo episodio, non é successo.
Ho conosciuto molte donne che mi hanno raccontato di avere preso almeno trenta chili in gravidanza, così come ne ho conosciute che mi hanno detto di avere preso dieci chili. Tutte mi hanno detto di essere tornate al peso iniziale, la maggior parte senza avere fatto nulla.
Ho conosciuto donne che partivano da una condizione di forte sovrappeso o obesità che in gravidanza sono dimagrite, ho scoperto poi che é abbastanza normale e che é più facile che una donna obesa perda peso in gravidanza che non che lo prenda.
Ho conosciuto donne che in gravidanza hanno mangiato per cinque e hanno solo la pancia e altre che hanno mangiato poco ma hanno preso peso. Non ho conosciuto ancora nessuna che é stata massacrata con progesterone e cortisone insieme, quindi se ci siete vi prego fatevi avanti.
Il mio modo di essere mi porta a pensare che il rigore alimentare sia fondamentale per sopravvivere. E lo dico da sportiva e da bulimica.
Da donna incinta, che oggi guarda le proprie foto e si impressiona a vedere le proprie foto di un anno con si tanti muscoli, ma anche troppe ossa sporgenti, dico che la questione cambiamento del corpo in gravidanza é assolutamente sottovalutata.
La pressione psicologica a cui viene sottoposta una donna incinta da medici, ma anche da gente normale che si ha intorno, é pazzesca. Io mi sono confusa a furia di sentirmi dire a volte di non mangiare, altre volte di mangiare. Ancora oggi non so mica cosa é giusto.
E se é vero che nel mio caso, venivo da una condizione già di per se impegnativa che non é di certo guarita con la gravidanza, è vero pure che questa pressione può destabilizzare chiunque.
Alcuni disturbi alimentari, tipo la pregoressia, possono insorgere direttamente in gravidanza, anche in donne che non avevano mai manifestato problemi prima (cercatevi gli studi al riguardo, sono molto interessanti) e, in teoria, quando succede, ci dovrebbe essere una grande collaborazione tra medico, ginecologo, paziente ed eventualmente psicoterapeuta. Non so se tutti i medici siano in grado di fare una cosa del genere e lo dico con rammarico.
Io non sono guarita, io dovrò riprendere un percorso non appena avrò partorito e forse ci vorranno anni affinché io guarisca, ammesso succeda. Non sono l'unica al mondo ad avere di questi problemi e, in ogni caso, non solo chi ha una diagnosi soffre nel vedere il corpo che cambia in gravidanza che non significa essere meno madri, meno qualsiasi altra cosa. Significa essere umani a avere paure e debolezze.
Io però sono migliorata e di questo vado molto fiera.
Durante la gravidanza sono andata a cena fuori (poi vabbè, non ho mai digerito niente di quello che ho mangiato, ma questo pare sia normale), ho mangiato gelato a cena invece di un pasto bilanciato contando i macro al centesimo, che sono cose che a molti sembreranno ovvie, per me sono state un grande enorme traguardo.
Dopo mesi in cui ho avuto serie difficoltà ad accettare la mia immagine allo specchio ho ceduto a fare delle foto -molto belle- con il pancione, che finalmente é apparso.
Non so se rivoglio il mio corpo di prima. Voglio un corpo sano, tonico, voglio andare in palestra, voglio mangiare bene, ma voglio anche non essere più troppo magra.
Vorrei che si imparasse a gestire con rispetto il corpo di una donna incinta che cambia, che non si facessero pressioni psicologiche che a volte possono sfociare nella violenza psicologica, che si facesse più attenzione al problema -non solo diffusissimo, ma anche in crescita- dei disturbi alimentari e che si ponesse un filo di attenzione in più in chi soffre di dca e rimane incinta. Tutto qua.
Nb. Il centro che mi ha seguito si chiama La Casa di Alice che é della Asl Roma 3. Realtà analoghe esistono in altre Asl a Roma, non sono ferrata su altre città.
Oggi sto seguendo, insieme al mio compagno, un percorso perigenitoriale per chi ha delle difficoltà -e i dca, ma non solo, lo sono- al Policlinico Umberto I di Roma. Ad accorgersi che ritrovarmi incinta con un percorso presso un centro disturbi alimentari lasciato a metà per cause di forza maggiore potesse essere un problema, é stato il consultorio della Asl Roma 3 Colle Massimo, un'eccellenza in cui si da molta importanza alla donna incinta in primis, ma anche ai papà e, ovviamente, alla nuova famiglia che nasce.
Esistono un sacco di belle cose per aiutare chi ha dei problemi, forse non sempre sono pubblicizzate a dovere, ma esistono.


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