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mercoledì 22 dicembre 2021

Di un anno bello e di auguri di Buon Natale

Sono passati talmente tanti mesi dall'ultima volta che ho scritto qualcosa che, a dire il vero, non saprei neanche da dove iniziare. Non so neanche se alla fine questo post riuscirò a finirlo perché magari, arrivata a metà, mi incarterò, chiuderò tutto e lascerò perdere.

Questo, per me, é stato un anno molto bello.
Nonostante la pandemia.
Nonostante un mare di batoste.
Nonostante senta sempre la mancanza di mio padre.

Che questo fosse un anno bello l'ho sempre pensato, salvo in rarissimi momenti, poi dieci giorni fa é arrivata una notizia molto felice e ho concluso che questo non é un anno molto bello, questo é proprio il mio anno.
Pure se due settimane fa mi sono chiusa un dito tra porta e muro e mi é saltato un polpastrello e pure se qualche giorno, nel tentativo di svitare con i denti un tubetto di Attack, ne ho ingoiata la metà. Al pronto soccorso stanno ancora ridendo, al lavoro continuano a prendermi in giro (e fanno bene), mentre il Marito mi chiede continuamente se per caso voglio passare a trovare i medici del pronto soccorso visto che, magari,  se non mi vedono per troppo tempo si preoccupano.

Dopo quasi un anno (qui per saperne di più) casa comincia a prendere forma sempre di più, ci siamo svenati, ma sono sempre più convinta ne sia valsa la pena. E non solo confermo che mi serviva proprio una casa grande, ma ad oggi sono sempre più convinta di avere fatto la scelta giusta -anzi, giustissima- nel cambiare quartiere.
Lo sport mi regala tante soddisfazioni ogni giorno e no, non pensavo che mai sarei arrivata a fare determinate cose. In alcuni  momenti è stato complesso gestire sport e alimentazione, ma solo perché mi sono imbattuta in una nutrizionista sportiva sbagliata che ha fatto più danni che altro.
Quello che ho scoperto é che gestire un'alimentazione sportiva è una cosa molto  complessa ed è un attimo che si sbaglia e si creano un mare di danni. Io mi ero affidata ad una professionista proprio per evitare questi danni, alla fine ho passato due mesi un po' così. Poi ho cambiato e sono rinata, trovando  un equilibrio che non credo di avere mai avuto in vita mia.
Il lavoro è la parte migliore, quella che mi ha regalato tante di quelle soddisfazioni che non pensavo  avrei mai avuto. L'anno prossimo -che tanto ormai ci siamo- comincerà col botto e, ogni tanto, mi ritrovo come una cretina a ridere da sola mentre guido pensando a tutto quello che mi aspetta.

Non so cos'altro arriverà, non so come sarà il 2022, ma per il momento va bene così.
E quindi Buon Natale e anche Buon Anno, non so se tornerò a scrivere, se sparirò per altri otto mesi, se prima o poi questo blog tornerà ad essere attivo.


Non lo so perché non solo ho poco tempo, ma ho anche poca voglia.
Riprendere qualcosa é più difficile che iniziarla, mantenere la costanza -e questo lo so bene per ovvi motivi- è quanto di più complesso possa esistere.

Ps. Comunque dai, alla fine il post l'ho finito.

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giovedì 21 gennaio 2021

Sei anni di fatti, persone e cose che non possono essere veri

Sei anni fa nasceva NonPuòEssereVero.
La storia di questo blog e della sua nascita l'ho raccontata in lungo e largo: era un periodo in cui trascorrevo le mie giornate e soprattutto le mie nottate ad accudire Milly, il nostro cane, che stava morendo, leggevo tanti blog altrui e alla fine avevo deciso di aprirne uno mio. Oggi il mio cane avrebbe compiuto nove anni (e a me manca terribilmente) è il post dove trovate più o meno tutta la storia.
Giusto l'altra sera, mentre coccolavo Fuffi e Mila, pensavo che sono già passati sei anni da quando Milly non è più con noi e mi è preso il magone. 
NonPuòEssereVero resta ancora oggi una delle cose migliori che ho fatto, se non altro perché mi ha permesso di entrare in contatto con persone che altrimenti non avrei mai conosciuto, ma anche perché -grazie ad alcuni post su temi specifici, tipo quelli sulle allergie alimentari- mi ha permesso, nel mio piccolo, di dare una mano a qualcuno.

Nell'ultimo anno, i visitatori di NonPuòEssereVero sono un po' calati rispetto all'anno precedente, sarà che ho scritto meno o che sono diventata più noiosa, aggirandosi intorno agli 80.000 al mese. 
Il mese con più visitatori è stato Agosto e mi fa quasi sorridere che proprio quando potevamo uscire e andavamo in vacanza venissi letta più che durante il primo lockdown, ma magari viene più voglia di leggere quando si è sotto l'ombrellone e non mentre si impasta la pizza, chi lo sa.
Il post più letto dell'ultimo anno resta sempre e comunque Spiaggia di San Teodoro a Marsala: come fare scappare i turisti dal paradiso. Ormai sono tre anni e mezzo che questo post, ribattezzato IL post, sbaraglia la concorrenza, fatta eccezione per un secondo posto dello scorso anno per poche, pochissime visualizzazioni. Devo dirvelo: il lido è stato chiuso, non esiste più, quindi addio altalene in acqua e gestori maleducati. Rimane comunque la spiaggia, quella non la tocca nessuno, dove vi consiglio di andare assolutamente.
Al secondo posto un altro post di qualche anno fa, ovvero Lavorare su turni, un post per il quale ricevo parecchi messaggi in cui mi vengono chieste informazioni su orari e maggiorazioni. Anche in questo caso devo dirvi che conosco le tabelle retributive del mio ccnl e gli orari delle aziende per cui ho lavoravo e lavoro, non sono un'esperta mondiale di turni. E poi, sarà che invecchio, ma ultimamente mi viene sonno alle 21 quindi potete immaginare quanti litri di caffè bevo per mantenermi sveglia, lucida e attiva.
Troviamo poi un post a cui tengo molto ovvero Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano: Firenze, Serie A, il ritorno alle gare di ginnastica. A ripensarci oggi mi viene una tristezza incredibile: ero finalmente tornata alle mie amate gare di ginnastica artistica, avevo programmato tutte le trasferte dell'anno, attendevo con ansia e trepidazione le Olimpiadi e invece è stata la prima e unica gara a cui ho assistito nell'ultimo anno e non so neanche quando potrà andare ad un'altra gara. Ad onore del vero, devo specificare che, per alcune gare, era comunque possibile accreditarsi come stampa, ma che sono io che -data la situazione- non sono andata. 
Al quarto posto troviamo della classifica dei post più letti dell'ultimo anno troviamo Frattura scomposta, il post in cui raccontavo della mia frattura al piatto orbitale, del primo ricovero e della prima operazione. A quel ricovero e a quella operazione ne é seguita un'altra esattamente quaranta giorni dopo. Di quel post mi aveva colpito come, invece di chiedermi -che so- come stavo, la gente fosse indignata che non fossi arrabbiata e non odiassi il mondo intero. Oggi, che è passato quasi un anno, confermo che quella è stata una delle cose migliori che mi sia successa, per un sacco di motivi e che ringrazierò sempre medici, infermieri e tutto il personale del San Camillo di Roma che si è preso cura di me. Se penso alle risate che mi hanno regalato in sala operatoria il chirurgo, l'anestesista e lo strumentista mi farei operare altre cento volte (si fa per dire, eh).
Oggi non si vede quasi più nulla perché sono stati loro ad operarmi e perché sono stata brava io a prendermi cura della mia faccia e continuo a non odiare nessuno.
Al quinto posto troviamo infine Il covid non risparmia nessuno (ma proprio nessuno nessuno), ovvero la storia di quando mi sono presa il covid, post che -lo ammetto- ho scritto più come monito che per altro visto che non sono di certo in preda alla paranoia da covid, ma di sicuro contagiarsi è più facile di quel che sembra. 


Infine, per chi se li fosse persi, ecco a voi Due anni di fatti, persone e cose che non possono essere veri; Tre anni di fatti, persone e cose che non possono essere veri e Cinque anni di fatti, persone e cose che non possono veri. Per leggere tutti i post di cui ho parlato é sufficiente cliccare sul titolo, cosa che magari é scontata, ma non si sa mai.
E questo è, niente di più, niente di meno: a questo blog auguro altri cent'anni di vita, anche duecento va.


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giovedì 14 gennaio 2021

Storia dei miei haters

Per circa un anno -forse anche qualcosa in più- questo blog è stato valvola di sfogo di una sfilza di haters
Si definisce hater colui -o colei, abbiate pazienza ma a me gli asterischi alla fine delle parole stanno sulle palle- che, approfittando dell'anonimato del web si lascia ad andare ad insulti molto violenti.
Di solito, le vittime degli haters sono personaggi famosi che vengono insultati per il solo fatto di essere conosciuti. Io non sono famosa, ma non avete idea delle centinaia di commenti che ho ricevuto da parte di queste persone. Che ecco, forse definirli persone è un po' generoso, ma tant'è.
Ormai si sono diradati, non ho ancora capito se si sono rassegnati o se stanno scaricando la loro rabbia su qualcun altro, ma non è questo il punto.


I miei haters erano quasi tutti persone conosciute o, quanto meno, erano quasi tutti conosciuti quelli che siamo riusciti ad identificare. Si, sto dicendo esattamente quello che pensate: sono persone che conosco, che so come fatte, che hanno respirato -mio malgrado a questo punto- la mia stessa aria, che so se si lavano o se puzzano, di qualcuno anche la pizza preferita.
Inizialmente, io rispondevo a tutti, con pazienza, facendomi anche parecchie risate con le mie amiche, ma quando poi i commenti sono diventati non solo violenti, ma potenzialmente pericolosi e mi sono rivolta alla polizia postale (si, esiste davvero, non è un'invenzione dei media) mi è stato consigliato di evitare di rispondere.
Perché potenzialmente pericolosi e perché evitare di rispondere? Perché alcune di queste persone mi seguivano e controllavano, letteralmente, cosa a cui io non avevo poi dato così tanto peso, sbagliando.
Controllavano ogni mio social, per poi venire qui a sfogare la loro frustrazione inventando cose. 
É rimasta nella storia quando uno di loro inizio a minacciarmi dicendo che avevo pubblicato la foto di una paziente ricoverata con me in ospedale che però non era una paziente, ma una coperta di lana appallotolata su un letto.
Sapevano cose di cui non avevo fatto menzione sul web e conoscevano i miei movimenti, presenti e passati. Non tutti ovviamente, ma ne conoscevano tanti, qualcuno conosceva anche il menù del mio matrimonio e si che io avevo invitato poche persone, tutte molto strette.
E comunque: uscivo per andare al lavoro? Tre minuti dopo arrivava il commento su quanto facesse schifo il mio outfit (che poi magari faceva schifo sul serio, considerato che mi vesto al buio, ma non è questo il punto).
Andavo in ospedale a fare una medicazione? Dicevano le peggio cose sulla mascherina che avevo scelto di indossare (e lo so, è una roba un po' ridicola, ma gli haters ragionano così).
E così all'infinito. 
Ovviamente non hanno insultato solo me, ma anche i miei genitori (si, anche mio padre, ho sempre trovato pessimo insultare i morti, ma tant'è), le mie amiche, il Marito. Gli unici risparmiati, ora che ci penso, sono stati i cani, eppure assicuro a tutti che Fuffi non è simpatico per niente e che io stessa ogni tanto lo insulto, ovviamente però glielo dico in faccia (o, per meglio dire, sul muso).
Un giorno di fine estate, uno di loro si è spacciato per la mia amica Samira, ero a pranzo a Fiumicino e -manco a farlo apposta- le stavo registrando un messaggio vocale quando -appunto- un hater si è spacciato per lei che, va bene che siamo amiche da anni, però di sicuro non è divertente sapere che tenevano d'occhio anche lei e ne conoscevano il nome (e no, non l'avevo taggata in nessuna foto sui vari social in tempi recenti, quindi non erano risaliti a lei da qualcosa di recente).

Gli insulti erano variegati, di norma cercavano di mettermi in ridicolo senza motivo. Io dicevo una cosa e loro cercavano di trovare il pelo facendo insinuazioni poco eleganti, definiamole così. Insinuazioni che, fintanto che ho risposto, venivano smontate parola per parola.
Quando veniva smontata la loro tesi, la strategia era quella di commentare con un nome diverso (ma usando lo stesso identico indirizzo ip) o chiamare l'amico a dare man forte, scelta effettivamente meno diffusa.
In ogni caso, la cosa che tenevano a sottolineare più spesso è quanto io sia grassa, obesa, piena di ciccia trasbordante. Un continuo, eh.
Obesa, cicciona, vomito pieno di grasso, schifosa grassona e via dicendo. E ho una 42, eh, pensate cosa avrebbero potuto dirmi se avessi avuto -che so- una 46. Fermo restando che -sebbene io sia fissata con lo stare in forma- è sempre sbagliato insultare chi è grasso, magro, basso e via dicendo (questo in generale, al netto degli haters). Ci sono persone che combattono con dei demoni terribili a causa del proprio corpo e del cibo e no, non sto scherzando.

Dopo aver inserito la moderazione dei commenti, i filtri anti spam, reso private alcune sezioni del blog (in realtà una sola, ma tant'è) si è passati all'identificazione, lì dove è stato possibile.
Alcuni commenti sono stati ricondotti ad un'azienda, che conosco molto bene, proprietaria dei pc e della connessione da cui sono partiti i sopradetti commenti (ve lo spiego come si spiega ai bambini, ovvero come lo hanno spiegato a me). Qualcuno lo avevo intuito chi potesse essere, altri no e, ammetto, ne sono rimasta sorpresa. In ogni caso ovviamente ho poi fatto 2+2.
Ebbene si, esiste chi, mentre é al lavoro, pagato per fare qualcosa, passa il tempo a scrivere commenti al veleno su un blog. 
Altri commenti, invece, sono stati ricondotti a privati, anche lì non mi sono stupita e sono riuscita a dare una spiegazione a quasi tutto. Di qualcuno in particolare avevo riconosciuto il modo di scrivere, di qualcun altro avevo capito dal nickname utilizzato, di altri ancora avevo ricollegato per cose che avevano scritto di cui magari erano i soli ad esserne a conoscenza.
No, non era una persona sola e, ad oggi, sono fermamente convinta che non ci fosse necessariamente un collegamento tra loro, quanto meno non tra tutti.
I commenti degli haters sono stati quasi tutti rimossi, é rimasto giusto qualcosa non troppo brutale. Si, ovviamente ne è stata conservata copia, ma ecco: chi arriva qui non leggerà più quello schifo.

Non ci sono rimasta male in primis perché credo nel karma e poi perché, in questi casi, nascono dei sentimenti contrastanti.
C'è gente che mi ha dedicato ore, giorni, settimane. Se da una parte questo comportamento è da considerarsi folle per ovvi motivi, dall'altra voi immaginate di avere più persone che trascorrono le loro giornate appresso a voi, a controllare ogni singola cosa che fate e via dicendo.
Non fraintendetemi, è un comportamento malato e queste persecuzioni sono da condannare, ma a me avere questa gente così tanto in fissa con me da perdere tutto questo tempo mi ha fatto riflettere e, in certi casi, anche sentire importante. So che detta così potrebbe sembrare che ne sia stata felice, ma mi auguro -lo spero davvero- che si capisca cosa intendo.
E poi, è grazie a queste persone che non ho mollato il blog, anche se avevo poco tempo e poca voglia di scrivere, sarà che in molti commenti -per buttarmi giù- invocavano la chiusura di questo blog e a quel punto non lo avrei chiuso per una questione di principio. 
Infine, mi sono resa conto che alcuni di loro insultavano perché volevano carpire notizie: volevano sapere dov'ero, con chi stavo, che facevo, i miei cani, i miei figli, i miei allenamenti, il mio lavoro e via dicendo. Era una malata sete di informazioni più che una vera volontà di insultare. Pensavano che provocandomi avrei dato loro le informazioni che volevano sapere e che no, non si trovano sui social.
Banalmente, avrebbero potuto scrivermi o chiamarmi, magari si sarebbero presi un vaffanculo, ma avrei apprezzato il coraggio.
Qualora ve lo stiate chiedendo si, alcune di queste persone le ho incontrate o sentite, probabilmente non sapevano che erano state identificate -non ancora almeno- e si, ebbene si, la mia migliore amica e mia madre mi fanno meno feste quando mi vedono dopo mesi che non ci vediamo. 
A me veniva da ridere e, in alcuni casi, avrei voluto dire "scusa, ma io non sono la cicciona vomitona?", magari in risposta ad un "come stai bene".
C'è anche chi, nei commenti, si è spacciato per mio amico o amica, raccontando di quanto eravamo amici e di come -visto che sono brutta e cattiva- la nostra fantastica amicizia fosse finita, ovviamente per causa mia. Parliamo di persone che, quando ho capito chi fossero, ho contato le cose che avevamo fatto insieme -ovviamente anni e anni prima- e stavano tipo sulle dita di una mano. Che va bene che sono simpatica e ho la casa al mare, però magari se ne sarebbero dovuti fare una ragione da tempo.

Ammetto che mi sono fatta molte risate grazie ai miei haters e che in fondo mi sono preoccupata  -e neanche troppo a lungo- solo perché chi ha più esperienza di me in queste cose mi ha messo in guardia, ma c'è un ma.
Io ho un carattere molto particolare, sono una che -spesso e volentieri- passa per strafottente
In realtà più che essere strafottente, mi lascio scivolare addosso molte cose, se chiudo con qualcuno non mi manca, se mi insultano me ne frego (ma, come dice il mio capo, ho un IO talmente grande che è' scritto tutto maiuscolo), ho una enorme autostima (forse troppa, ne basterebbe meno, ma non è colpa mia) e questo è stato sicuramente fondamentale nel prenderla così sportivamente. Forse qualcun altro non avrebbe retto ad oltre un anno di insulti, alcuni per altro molto pesanti, non so.
Sarebbe bello se tutti avessero il coraggio di dire in faccia quello che pensano, ma visto che non è così e che di bulli, cyberbulli ed haters è pieno il mondo, se un domani vi doveste trovare in una situazione analoga, vittime di gente malata, denunciate. Non vi costa nulla, nessuno se la prenderà con voi, ma troverete qualcuno disposto ad aiutarvi e a risolvere il problema. 


Se volete leggere un altro post sull'argomento che avevo scritto quando avevano iniziato a perseguitarmi (passatemi il termine) da poco cliccate qui.
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martedì 7 luglio 2020

Ma cosa cercate su Google?

Ogni tanto mi diverto a leggere cosa cerca la gente su Google o meglio come la gente arriva su questo blog. Alcune ricerche le trovo sensate, le capisco, sono cose che magari potrei cercare anche io, altre mi lasciano quanto meno perplessa.
In ogni caso, anche quest'anno vi delizio con le parole chiave più utilizzate per arrivare a questo blog, in alcuni casi non é un caso, in altri credo proprio lo sia, in altri mi auguro davvero che sia un caso estremamente fortuito.

Non può essere vero, nonpuòesserevero e non può essere vero blog sono indubbiamente le parole chiave più utilizzate e, in questi casi, non c'é dubbio che cercavano proprio me o quanto meno proprio il mio blog. In ogni caso, devo dirvi che si scrive NonPuòEssereVero e su questo sono un tantino intransigente, anche perché il marchio l'ho registrato così (si, NonPuòEssereVero é stato registrato, più o meno quando mi ero stufata di plagi e controplagi, qui avevo raccontato il caso più eclatante).
Qualcuno arriva su questo blog anche cercando il mio nome e cognome, il che é plausibile, anche se mi chiedo come mai qualcuno dovrebbe cercare il mio nome e cognome. 
Vi svelo anche una cosa: esiste una persona che si chiama esattamente come me e che lavora anche lei nel settore televisivo. Lo so perché in passato mi sono arrivate mail indirizzate a lei, di cui una divertentissima in cui ce l'avevano con Mtv per non so quale motivo e volevano denunciare non so cosa. In quel periodo, ovviamente, io lavoravo in Mtv. Il karma, in quel caso, gli aveva voluto davvero male.
Ci sono poi decine e decine di ricerche per Spiaggia di San Teodoro Marsala (che portano qui e qua) e per Te lo regalo se vieni a prenderlo (che portano qui), ma devo darvi due brutte notizie: la prima é che il lido incriminato ha chiuso, resta la spiaggia che é una meraviglia della natura, ma non troverete né altalene né altro; la seconda é che io non ho più nulla a che fare con quel gruppo di regali da almeno quattro anni e, se sono scappata correndo, un motivo c'é, quindi lasciate perdere proprio, tanto ci sono validissime alternative.


Passiamo poi alle parole chiave che io boh, mi chiedo come vi viene in mente:
-Quanto pesa un gesso al braccio: ma cosa ve ne frega esattamente? Il gesso é una grana talmente grande che il suo peso é davvero la meno spesa.
Nel mio caso vi porta a questo post: gesso compreso, io pesavo meno di prima, non ho mai saputo quanto pesasse quell'odioso gesso che partiva dall'inguine e arrivava alla caviglia, ma quello che so é che pesavo meno con il gesso che senza. E sapete perché ? Perché il mio quadricipite sinistro se n'era andato a fanculo, senza manco farcisi mandare da me. Per rimettere su muscolo ci ho messo due anni e mezzo. Non un giorno, non una settimana, non un mese: due anni e mezzo.
-Pelle morta dopo gesso, gamba dopo un mese di gesso, gamba ingessata come non ingrassare, gesso piede dita nere, cosa fare con la gamba ingessata, gesso al piede bruciore e altre centinaia (giuro) di ricerche su sto benedetto gesso: queste ricerche portano tutte a questo post (che non é lo stesso di prima), però mi sento di dirvi due parole, tipo che se avete problemi con il gesso -e fidatevi, ne avrete tanti- la cosa migliore é chiedere al medico o al fisioterapista. E poi credetemi: il gesso -quanto meno quello alla gamba- é una merda, fa schifo e non potete fare altro che stare sul divano a contare i giorni che vi separano a quel terribile giorno in cui ve lo toglieranno. Dico terribile giorno perché sarà l^ che vi renderete conto che non saprete più camminare e comunque avrete paura a farlo, poi piangerete perché la fisioterapia costa tantissimo e comunque una frattura ve la porterete dietro per sempre, come stazione meteorologica portatile. 
-Laura Dams inutile: questa parola chiave vi porta qui. E comunque si, la laurea al Dams non serve a granché, non ne ho ancora scoperto l'utilità e oggi sono esattamente undici anni che ho dato il mio ultimo esame. Bello eh, non me ne sono pentita, ma ho faticato -e tanto anche- per fare comunque quello che avrei potuto fare tranquillamente senza laurea e, volendo, anche senza diploma.
Mi scrivono spesso ragazzi giovanissimi che mi chiedono informazioni e consigli sul Dams, ai miei tempi al massimo c'era la guida fornita dall'università che diceva cose che -con il senno di poi- non erano esattamente corrispondenti alla realtà tipo "lavorerai tantissimo" e "potrai fare un sacco di lavori fighissimi, la gente farà a gara per assumerti".  Non é vero, fidatevi di me.
-A cosa serve la lode: a un cazzo, ragazzi, non serve a un cazzo. Non é vero che vi si spalancheranno le porte del paradiso con il 110 e lode, passati i primi dieci giorni dal giorno della laurea nessuno vi chiederà più con che voto vi siete laureati. In ogni caso, io avevo parlato del mio inutilissimo 110 e lode qui, cercando anche un senso a tutto ciò, ma fidatevi che é tutta fuffa (quello che avevo scritto cinque anni fa).
-Doping nella ginnastica artistica: non so che dire, davvero. Ne avevo parlato qui, ma si tratta di Usa e non di Italia e quando si parla di Usa -almeno nella ginnastica- sono più gli scandali e le brutture che le altre cose, quindi lasciate stare, non lo volete sapere. Io, certe cose, avrei fatto a meno di saperle.
-Odio Roma: questa ricerca vi porta qui, é evidente che Google non ha capito niente di quel post. In ogni caso, perché odiate Roma? Che vi ha fatto? Ditelo a Gilda vostra. 
E comunque vi ricordo che Alberto Sordi era romano e a tutti piace Alberto Sordi. E anche Ennio Morricone era romano, visto che da ieri ne state tutti quanti tessendo le lodi (giustamente eh, l'ho fatto anche io).
-Quanti milanesi ci sono a Milano: pochi, ve lo dico io. I milanesi sono come i panda. Ne avevo parlato qui, considerato che questo blog ha avuto la (s)sfortuna di nascere in un periodo in cui ho trascorso diversi mesi a Milano per lavoro. Io Milano non la sopporto, ne ho un ricordo più o meno orribile, quindi questo blog non é probabilmente il posto migliore in cui cercare informazioni sui milanesi.
Considerate che il milanese che mi sta sulle palle più di tutti me lo ricordo ancora benissimo e non lo vedo né sento da cinque anni.
-Farsi le canne ad Amsterdam e prezzi prostitute Amsterdam: questa ricerca vi porta qui, leggete questo post perché per fare le foto ho rischiato di farmi arrestare visto che dentro i coffeeshop non si potrebbero fare, grazie. A parte questo: ma davvero andate ad Amsterdam per farvi le canne? Cioé, da una parte se avete meno di sedici anni lo capisco, anche se -se foste figli miei- a sedici anni non vi farei andare da soli manco al Circeo, ma immagino che anche in Italia non sia poi così difficile trovare erba e fumo. No, non mi faccio la canne, anche se ho i piercing e i tatuaggi e quindi sono potenzialmente una pericolosa criminale drogata, però non sono manco nata ieri.
Per quanto riguarda i prezzi delle prostitute, sappiate che li vorrei sapere anche io, quindi se avete informazioni ditemelo. Quando sono stata ad Amsterdam, mi vergognavo a chiederlo e comunque, per fotografare le ragazze in vetrina, ho rischiato non di essere arrestata, ma di prendere le botte.
-Come ti senti?: ma chi? Nel mio caso, questa parola chiave porta qui, però era un post che aveva un senso, sta domanda buttata lì a caso non é che la capisco granché, quindi se qualcuno me lo spiega, ve ne sarei molto grata.
-Voglio uccidere gli haters: questa ricerca vi porta qui, ma sappiate che io non ho mai voluto uccidere nessuno, tanto più che gli haters si sono eclissati da almeno un paio di settimane. Peccato, ci mancheranno, mandiamo loro tanti baci stellari.


Ovviamente ci sono altre migliaia di parole chiave, ma queste sono quelle che mi ispiravano di più.
Quando le leggo e magari faccio qualche commento, mi chiedo sempre cosa pensa chi legge le cose che cerco io, considerato che su Google -a parte la biografia di qualche personaggio famoso- cerco cose assurde.


Per farvi un'idea delle parole chiave che più mi hanno colpito negli anni precedenti potete leggere:

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lunedì 8 giugno 2020

Questo blog che ho trascurato a lungo (ma no, non lo faccio più)

Ho sempre amato profondamente NonPuòEssereVero.
L'ho amato come si ama un figlio, in verità lo amo tuttora come il primo giorno e, in ogni caso, gli sono grata.
Ho aperto questo blog -se la storia del blog la conoscete, potete passare al paragrafo successivo- in un periodo particolare: la mia cagna stava morendo e io passavo giornate e nottate -soprattutto nottate- ad accudirla. E mi annoiavo, il tempo non passava mai, quindi leggevo blog altrui, finché non ho deciso di aprirne uno mio. Scrivevo e il tempo passava. Poi Milly é morta e io di questo blog non sapevo che farmene, ai tempi credo lo leggessero in venti, ma ho deciso che mi piaceva e sono andata avanti a scrivere.
Erano i tempi dei Mercoledì della Ginnastica (alzi la mano chi se li ricorda) e di un sacco di post in stile diario segreto.
Dopo quasi due anni, ho sistemato la grafica e non solo, poi é stato la volta della  copertina, finché, dopo circa due anni e mezzo da quella notte in cui avevo cliccato su crea blog (o qualcosa del genere, mica mi ricordo la dicitura esatta), era arrivato lui: il post.
Il post é un post che ho scritto più o meno per caso e non é un post qualsiasi. 
"Spiaggia di San Teodoro a Marsala: come fare scappare i turisti dal paradiso" (che trovate qui) é un post che fece, più o meno in un giorno, circa un milione di visitatori unici, una quantità immane di condivisioni e che fece molto parlare di sé. Roba che gente con cui non parlavo da un decennio almeno andava in giro a raccontare che mi conosceva (ma perché?), che mi invitarono più o meno ovunque per parlarne (dell'argomento del post più che del post in sé), che mi sedevo al bar e i vicini di tavolo, mai visto prima, parlavano di questo post. Una sera ero con amici di amici, ne parlavano e io feci finta di non essere io, giuro, tra le risate di chi sapeva. Ad oggi, il post continua a fare una quantità di visualizzazioni inspiegabili, se considerate che nel frattempo quel lido ha persino chiuso (e non a causa mia, come molti hanno pensato).
Da lì, il blog ha iniziato ad essere letto sempre di più e, devo riconoscere, ci sono stati molti altri post che mi hanno regalato enormi soddisfazioni.
Poi é arrivato il momento in cui, tra i commenti a post vari su Facebook, trovavo gente che non avevo idea di chi fosse, che consigliava di leggermi quando si parlava di determinati argomenti: una volta erano le allergie, la volta dopo il Dams, quella dopo ancora la Sicilia e via dicendo.
Nel frattempo, io ho fatto un corso di Seo, ho imparato una quantità di cose pazzesche e ho iniziato ad insegnarle agli altri a mia volta, ho scritto post per soldi (ebbene si, una marchettara), ho rilasciato interviste, ho conosciuto persone splendide e un sacco di altre cose belle.
Ecco perché amo NonPuòEssereVero: perché mi ha dato tanto, tantissimo.

Il paragrafo successivo é invece quello in cui vi racconto di come io abbia trascurato a lungo questo blog ed é il paragrafo a cui siete passati se conoscevate la storia di NonPuòEssereVero (se scrivo un'altra volta NonPuòEssereVero probabilmente esplode il Mac e forse non é il caso che ciò accada).
Insomma, l'ho trascurato e anche maltrattato. E mi dispiace, davvero tanto.
Ho scritto pochissimo, un po' perché non avevo tempo e un po' perché quando avevo l'idea e l'ispirazione ero sempre -manco a farlo apposta- impossibilitata a scrivere e, quando poi avrei potuto, mi ero ovviamente dimenticata l'idea geniale. Mio padre avrebbe detto che se era una cosa così geniale non me ne sarei dimenticata, ma nel mio caso é plausibile pure che mi dimentichi come mi chiamo, quindi facciamo che erano davvero idee geniali.
Quello che mi ha salvato é stato Google e il fatto che io sia (spoiler: sto per dire una cosa alquanto sborona) un piccolo genio della Seo, persino di quella involontaria, e che questo blog riesca a campare di rendita se non scrivo per lunghi periodi. Negli anni sono riuscita a fare indicizzare la qualunque, persino cose che avevo dimenticato di avere scritto e qui mi vengono sempre in mente le parole di Chiara, quando mi disse che pensava che io fossi una delle poche che davvero ne sapeva di Seo. Ovviamente non sono una delle poche, ma evidentemente era vero che ne sapevo (finita la parentesi sborona, giuro).
Nell'ultimo mese ho apportato diverse modifiche al blog (non io personalmente, io ho diretto i lavori perché non sarei stata capace di farlo da sola), é stato inserita la moderazione nei commenti ed un sistema di filtraggio spam pazzesco, roba che il 90% dei commenti degli haters finisce in automatico non so manco dove, quindi non mi devo neanche disturbare a leggerli.
Alcuni post sono stati trasferiti di modo da essere letti solo dopo che avrò saputo chi siete, a chi appartenete e il contenuto del vostro 730, dati che un haters ovviamente non darà mai (ma tranquilli, non li voglio, faccio a meno delle vostre visualizzazioni, quindi non fateci neanche un piccolo pensiero).
Il tutto, lo ammetto, con un po' di rammarico da parte delle mie amiche, che si divertivano a leggere cotanta miseria umana, quindi mi scuso e giuro che vi regalerò una borsa a testa, non una delle mie (quelle solo dopo che sarò morta), ma una nuova di zecca che sceglierò personalmente (a mio insindacabile gusto però, quindi non so se vi conviene). Contente?
A tal proposito, mi scuso con le persone normali che magari hanno visto finire i loro commenti in spam e quindi non hanno mai avuto risposta. Purtroppo succede. So che non dovrebbe, ma la verità è che non ho assunto degli Umpa Lumpa che leggono tutti i commenti -tra una tavoletta di cioccolata e l'altra ovviamente- rendendosi conto di chi è un haters annoiato e chi una persona normale, ma banalmente sono stati impostati dei criteri ed è tutto automatico. Potete scrivermi e risolverò il problema (anche in questo caso non io personalmente, ma comunque il problema verrà risolto, giuro).
Ah, prima che urliate allo scandalo (so che lo farete: i miei cuccioli di odiatori, dopo qualcosa come cento commenti di media al giorno, li conosco), voglio che sappiate che questo blog è mio e io qui posso tutto: mandarvi in spam, rendere privato tutto o parte del blog, fare qualsiasi cosa e, pensate, se domani decido di mettere la foto di un pene gigante al posto dell'immagine di copertina posso farlo, considerato anche che l'apologia di organi genitali maschili non è reato.
Se é stato utile mettere queste restrizioni? In un mese siamo passati a centinaia di commenti al giorno da parte di haters a meno di trenta, fate voi. Che poi erano -e presumo siano ancora- sempre le stesse persone, una roba ai limiti dell'imbarazzante l'avere tutto questo tempo da perdere, quindi insomma: io perdo meno tempo a leggere insulti e rispondere pure, il blog è "pulito" e siamo tutti più felici. Almeno io lo sono, gli altri non so, ma fatemelo sapere, vi ascolto volentieri.

Ho promesso a me stessa di tornare a dedicare tutto il tempo che merita a questo blog e mi sto davvero sforzando di farlo, anche se questo significa dormire meno e rinunciare a qualcosa perché continuo a metterci ore per scrivere ed editare un post, però non posso dimenticare tutte le cose belle che mi ha portato e che voglio che continuino ad esserci. 
E quindi scusa NonPuòEssereVero (se il Mac esplode sarò l'unica responsabile, lo so), prometto che non lo faccio più. 


Ah, prima che le vostra dita corrano veloci sulla tastiera per dire qualche stronzata che tanto probabilmente finirà in spam, vi invito a leggere questo post e, se é il caso, a tagliarvele ste benedette dita che le state usando male. Molto male. Malissimo.

Ah, seguirà -prima o poi- post con classifica dei migliori commentatori disagiati dell'anno 2020.


Questo post é per Claudia, per Laura e per Linda.
Grazie, davvero. Di tutto quello che avete fatto e che so che ancora farete.
Perché lo sapete, mi hanno insegnato a dire grazie e io preferisco dirlo una volta in più piuttosto che una in meno. 


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lunedì 30 marzo 2020

La (mia) vita al tempo del coronavirus

Ultimamente non ho scritto sul blog, nonostante di tempo -come tutti- ne abbia parecchio a disposizione. Il motivo, banale, é che ho preferito Facebook e Instagram, social -quest'ultimo- che non avevo mai considerato granché. Grazie ad Irene e Linda, due amiche, ho scoperto il meraviglioso mondo delle storie e adesso non so se tornerò mai indietro.

La quarantena -o lo stare a casa che dir si voglia- procede più che bene.
Le giornate passano, non ho la smania di uscire a tutti i costi e, a dirla tutta, farei volentieri a meno di uscire anche per quelle cose per cui sono costretta ad uscire, ovvero portare i cani a spasso e fare la spesa, due attività che non ho mai amato particolarmente.
Non mi é neanche presa la voglia di cucinare pizza e dolci come se non esistesse un domani e non perché mi manca il lievito -che qui ormai non si trova più- che ho in enormi quantità in casa (non so neanche come mai, forse lo avevo trovato in offerta e lo avevo comprato), ma perché continuo a mangiare normalmente, seguendo la mia dieta.
Al momento, quelle poche volte che sono andata al supermercato ho trovato tutto quello che mi serve, senza isterismi, e non ho visto gente riempirsi i carrelli di carta igienica, acqua e via dicendo. Spese normali e, almeno per quanto mi riguarda, fatta esattamente come prima, sia per quello che compro, sia per frequenza.


Ogni tanto mi capita di leggere di persone che dicono agli altri di stare a casa, facendo la spesa ogni tre giorni come fanno loro e mi sono chiesta che cavolo comprano ogni tre giorni, io non saprei manco cosa scrivere nella lista della spesa, sarà che avendo avuto sempre poco tempo (e odiando, appunto, fare la spesa), non sono mai andata più di una volta a settimana se proprio ero costretta. E mangio eh, eccome se mangio, credo di essere una delle persone che mangia di più tra quelle che conosco.
Continuo -o meglio ho ripreso da relativamente poco- gli allenamenti, ovviamente non in palestra, ma a casa. E si che a casa non ho nulla se non una corda per saltare, che la mia vicina di casa mi ha lasciato davanti la porta, e un elastico che mi aveva dato il personal trainer. Per il resto, mi adatto utilizzando bottiglie d'acqua come manubri, zaini pieni di bottiglie d'acqua come kettlebell, comodini, sedie e via dicendo. 
Ieri ho anche cominciato a correre. In terrazzo. Faccio avanti e indietro, probabilmente chi mi vede dai terrazzi di fronte pensa che io sia completamente scema, ma non ho grandi alternative.
Se i cani mi intercettano mentre corro, mi vengono dietro e iniziano a correre anche loro.

Ho imparato -più o meno- a farmi il semipermanente alle unghie dopo aver comprato un kit con fornetto bellissimo (che, a mia volta ho consigliato a chi, come me, é semipermanente dipendente), ovviamente il risultato non é manco paragonabile a quello dell'estetista (che mi manca tantissimo, ma tant'è), ma prima o poi tornerò da lei. Ho tre colori in croce, quindi momentaneamente ho rinunciato ai miei amati colori fluo.
Ho fatto a casa anche il colore ai capelli, prima o poi dovrò tagliarli che quando hai un caschetto corto i capelli si tagliano praticamente ogni mese, ma amen, prima o poi si tornerà alla vita normale, io di sicuro non mi azzardo a tagliarmi i capelli da sola, considerato che dubito che le forbici Ikea vadano bene.
Costruisco Lego, adesso sono impegnata con il Castello Disney, 4080 pezzi di felicità e sto cercando di decidere quale Lego voglio regalarmi per il mio compleanno, ce ne sono due che sono arrivati in finale e, conoscendomi, probabilmente alla fine li prenderò entrambi.
Gioco con i cani, Fuffi (qui per saperne di più) passa il suo tempo appiccicato a me, una roba imbarazzante, praticamente non si stacca mai. Mila (qui per saperne di più) invece preferisce stare appiccicata a mia madre che é qui ormai da un mese abbondante, probabilmente perché mia madre le allunga cibo sottobanco che da me non prenderebbe mai.

In questi giorni, avrei dovuto fare un controllo post operatorio che ovviamente é stato rimandato a data da destinarsi. La cicatrice é dura e dolorante, adesso si vede più di prima, ma vero é che é praticamente un mese che non riesco a truccarmi, presumo che se mai tornerò a truccarmi riuscirò a coprirla. Ogni tanto la guardo e mi viene da piangere, altre volte la guardo e penso che in fondo non é manco così brutta e che i chirurghi sono stati davvero bravi (cosa che é oggettivamente vera).

Sotto casa mia non c'é praticamente anima viva, ogni tanto dal terrazzo vedo passare qualcuno con il cane, i negozi sono tutti chiusi, fatta eccezione per il fruttivendolo, il panificio e i due  supermercati. 
Nessuno canta più dal balcone, niente flash mob, niente di niente, il che personalmente mi va anche bene.
Un mio amico, giusto ieri sera, mi diceva che secondo lui tra quindici giorni, ordinanza o no, la gente uscirà perché molti sono andati completamente fuori di testa stando a casa, nel senso che non distinguono più cosa é giusto e cosa no. Io a casa tutto sommato ci sto bene, sono convinta che non sarà per sempre, quindi va bene così.


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martedì 21 gennaio 2020

Cinque anni di fatti, persone e cose che non possono essere veri

Cinque anni fa nasceva NonPuòEssereVero.
Si, lo so: avevo detto che mi prendevo una pausa dal blog, ma poi stamattina mi sono ricordata di questo compleanno e ho pensato che cinque anni sono tanti e che non potevo non scrivere qualcosa.

Cinque anni fa, quando ho aperto questo blog, passavo le nottate ad accudire Milly che aveva un bruttissimo osteosarcoma. Dopo neanche un mese, lei non c'era più e io di questo blog non sapevo che farmene, eppure avevo continuato a scrivere, più o meno qualsiasi cosa, finché tantissime persone non avevano cominciato a leggerlo. E si che i primi tempi mi leggevano mia madre, mio padre, il Marito, qualche amico (questi ultimi probabilmente per gentilezza).
Se è vero che avevo aperto il blog per me stessa, è vero anche che sapere che qualcuno ti legge è una bella sensazione. A volte capita, soprattutto quando si parla di allergie alimentari, che qualcuno consigli questo blog e io -lo ammetto- gongolo sempre un po'.


Nell'ultimo anno, NonPuòEssereVero ha avuto una media di 100.000 visitatori al mese -a volte qualcuno in più, a volte qualcuno in meno- provenienti in buona parte da Google, sarà che ho scritto molto meno rispetto al solito, quindi se non fosse stata per Santa Seo probabilmente mi avrebbero letto solo i miei cani (che no, non sanno leggere, è per dire).
Ho risposto a tantissime mail, a volte non nell'immediato, ma l'ho fatto.
Una delle mail più carine che ho ricevuto è di un ragazzo che era arrivato sul blog cercando qualcosa sul lavoro su turni e, alla fine, si era scoperto che avevamo lavorato nella stessa emittente televisiva, nello stesso reparto, con gli stessi colleghi, ma in un due momenti diversi, quindi non ci eravamo mai incrociati.
Non ho partecipato a nessun evento o roba del genere con e per il blog (si, succede), cosa che in passato mi è capitato di fare né ho fatto interviste di nessun tipo (si, succede, se cercate su Google ce ne sono varie sui temi più disparati), quindi ecco, mi viene da pensare -cosa che ho sempre saputo- che ho un tantino trascurato NonPuòEssereVero.
Scusa, NonPuòEssereVero, non accadrà più.
Ho però elargito consigli di Seo a chi me li ha chiesti, anche se no: non ho fatto nessun corso a nessuno, cosa che un tempo facevo.
Non ho neanche scritto un post per il quarto compleanno di NonPuòEssereVero e questo mi dispiace, ricordo perfettamente però cosa avevo fatto quel giorno (lo ammetto, sono stata aiutata dai ricordi di Facebook) e non mi stupisce (nel caso in cui ve lo state chiedendo, ero andata in palestra alle 7 del mattino, per poi stare al lavoro dalle 11 alle 20.30 e infine collassare sul divano prima e sul letto poi).
Al di là di tutto, credo di avere passato talmente tanto tempo al lavoro che, anche quando avrei potuto  e voluto scrivere qualcosa, l'idea di mettermi davanti ad un monitor mi faceva venire da vomitare, segno evidente che sto invecchiando visto che un tempo lo facevo senza problemi.
Un'altra prova del fatto che sto invecchiando è che quest'anno ho sempre freddo, ma questa è un'altra storia che giusto stamattina ho condiviso con la vicina di casa che ha, anche lei da quest'anno, lo stesso problema (e ha anche superato gli ottant'anni, ma vabbè).
Il 2019 è stato un anno da dimenticare per tanti motivi, sicuramente soprattutto perché è morto mio padre e questa è una cosa che ancora oggi- dopo quasi un anno- faccio fatica ad accettare.

Questo 2020, però, è iniziato nel modo migliore, non credo che avrei potuto chiedere di meglio.
L'unica nota stonata è che Fuffi, il piccolo Cane Gnappo, è stato operato di tumore e che la ferita stenta a guarire perché tra che lui è un delinquente, tra che il punto è bruttino gli continuano a saltare i punti, ma ho un carica talmente positiva addosso che mi limito ad aspettare che la ferita si chiuda (senza guardarla che se la guardo mi sento male) e a portarlo dal veterinario un giorno si e l'altro pure perché ce n'è sempre una. Sull'argomento in effetti dovrei scriverci un post.

NonPuòEssereVero resta la cosa più che esiste, una mia piccola creatura a cui tengo e a cui voglio bene.
Buon quinto compleanno NonPuòEssereVero, nella speranza che ce ne siano ancora mille di compleanni da passare insieme.

Nell'ultimo anno il post più letto è stato Un nuovo tatuaggio, nel frattempo -dopo quelllo- ne sono arrivati altri sei di tatuaggi e i due vecchi sono stati ribattuti e sistemati. Il decimo e l'undicesimo sono già in fase di disegno (no, non li disegno io, io al massimo spiego l'idea -a parole mie- e il mio tatuatore li disegna).
Il secondo post più letto è stato Spiaggia di San Teodoro a Marsala: come fare scappare i turisti dal paradiso, a cui mi viene voglia di cantare "Ancoraaaa tu, ma non dovevamo vederci più?". È incredibile come questo post, che poi è quello che ha reso questo blog conosciuto, sia ancora lì, tra i primissimi in classifica nonostante siano passati quasi tre anni e, nel frattempo, il lido sia stato chiuso.
Al terzo posto c'è Andare in canile a prendere un cane è la cosa migliore che ho fatto ultimamente: a distanza di mesi confermo che Mila è stata la cosa migliore dell'ultimo anno, nonostante adesso sia palese che si sia finta un cane spaventato e traumatizzato e che in realtà sia il demonio. Tengo a sottolineare che qualche giorno fa è salita sulla cucina -lei crede di essere un gatto- e ha mangiato una confezione intera di antibiotico di Fuffi, blister compreso, facendomi correre dal veterinario. 
È curioso come post con centinaia e centinai di commenti non siano neanche tra i primi dieci post più letti dell'ultimo anno, mentre post vecchi come il cucco siano ancora lì.
Per leggere i post, è sufficiente cliccare sul titolo che lo so, magari è scontato, ma non si sa mai.
Se invece siete curiosi di vedere com'è cambiata la grafica di NonPuòEssereVero negli anni cliccate qui.
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domenica 20 ottobre 2019

Un blog, per essere considerato famoso, deve avere gli haters

I blog, secondo molti, sono morti.
Io a questo blog sono affezionata. Gli voglio bene, l'ho visto crescere, l'ho visto cambiare, l'ho visto diventare -più o meno- quello che volevo.
Ad un certo punto l'ho anche abbandonato, non avevo voglia di scrivere e, in ogni caso, non avrei saputo cosa dire.

Questo blog è un blog personale, parla di me e della mia vita che è fatta di amici, di amore, dei miei cani, del mio lavoro, di ginnastica e di allergie. A tratti anche di qualcos'altro, ma ecco: gli argomenti principali sono quelli perché la mia vita è fatta principalmente di quello.
Ho frequentato gruppi di blogger, nonostante io non mi definisca tale, ho ricevuto e dato consigli, ho corretto post altrui e ho chiesto ad altri di correggere i miei perché, si sa, i refusi sono sempre dietro l'angolo.
Mi hanno detto che un blog può definirsi famoso quando arrivano gli haters.
Non credo che questo blog sia particolarmente famoso, è molto letto quello si, ma non famoso, però gli haters ci sono. È pieno il blog di commenti di haters, qualche post più di altri, ma in generale è pieno zeppo.  Non credo in generale che la fama di qualcosa si possa stabilire in base a quanti odiano quella cosa.
Un blog personale è, in teoria, qualcosa di intimo, ma è intimo come può essere intimo spogliarsi nella propria camera da letto con le finestre spalancate e se ti spogli con le finestre aperte può accadere che qualcuno ti guardi e che esprima un parere sulle tue cosce o sulle mutande che indossi. Magari qualcuno dirà che le tue cosce sono bellissime, qualcun altro che non gli piacciono proprio, qualcun altro ancora dirà "guarda che cosce da vacca ha quella" oppure commenterà la cellulite (che non so voi, ma che io ho e a niente sono serviti massaggi, linfodrenaggio e preghiere rivolte al Dio della cellulite).
Insomma, i pareri contrari sono previsti, gli haters pure. Io, quanto meno, li metto sempre in conto.
Metto sempre in conto che ci sia qualcuno che, attraverso queste pagine, cerchi di farsi i fatti miei: giusto un paio di settimane fa mi sono venuti a raccontare che alcune persone abbiano cercato di carpire informazioni personali su di me leggendo questo blog, presumo restando a bocca asciutta. Io ero tentata di scrivere un post per salutarli calorosamente, ma poi ho desistito.

Credo che un haters cerchi di minare la serenità di chi scrive o quanto meno di metterlo in ridicolo, sminuirlo.
Un blog, per non essere considerato morto, deve essere aggiornato regolarmente.
Per non essere considerato uno zombie deve avere dei commenti.
Per essere considerato famoso, ve l'ho detto, deve avere gli haters. Non sono molto convinta sia una questione di fama, ma tant'è.
A livello umano, avere uno scambio di pareri è sempre molto utile.
Il punto comunque non è questo.
Il punto è che gli haters che pensano di minare la serenità di qualcuno falliscono miseramente, Si, dovevo assolutamente dirlo.
Non si spezzano cuori insultando persone dietro uno schermo. I cuori, purtroppo o per fortuna, si spezzano in un altro modo.
Io di solito mi ci faccio una enorme risata, spesso faccio leggere i commenti pieni di odio e frustrazione alle mie amiche più strette e ridiamo insieme.
È raro che un commento pieno d'odio, per altro spesso immotivato perché viene da qualcuno che non conosco, mi faccia riflettere su qualcosa.
Mi fanno riflettere le amiche, mi ha fatto riflettere -e prendere una delle decisioni più sensate dell'ultimo anno- la mia amica Ilaria che vedo poco causa distanza (e poi lei è sempre in giro per il mondo), mi fa riflettere Laura che è una delle persone che amo più al mondo non solo perché mi ha regalato il grande amore della mia vita (sua figlia, che un mio piccolo clone e che, per chi mi segue anche su Facebook, è la bimba nella mia foto di copertina), mi fa riflettere Linda, mi fa riflettere Giorgia che è la migliore collega che io abbia mai avuto e che c'è sempre, anche adesso che non dividiamo più l'ufficio. Loro però sanno. Sanno cosa succede davvero nella mia vita, lo sentono dalla mia bocca. Loro sanno, commentano, danno pareri contrari, a volte a muso duro.
No, un hater non mi fa riflettere. Mi fa ridere.  La parola di un hater di solito vale come il due di coppe quando regna bastoni. Questo è, nulla di più, nulla di meno. Ed è così più o meno per tutti quelli che hanno un blog. 


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venerdì 21 settembre 2018

Aprire un blog: istruzioni per l'uso

Da un po' di tempo a questa parte capita spesso che qualcuno mi scriva chiedendomi suggerimenti per  aprire e tenere, nel tempo, un blog di successo.
Ora, io non so cosa intendiate voi per blog di successo, ma posso garantirvi che questo non lo è.
Certo, ha un discreto numero di lettori fissi -alcuni dei quali ormai fanno parte del mio quotidiano- e un ottimo numero di visualizzazioni uniche, ma il successo è altro.
E, per dire, sicuramente è una cosa soggettiva: magari per qualcuno cento visualizzazioni di un post sono indice di successo, io invece ci resterei male, così come per me un milione di visitatori al giorno sono tantissimi, mentre per altri sono bazzecole.

Comunque, se proprio volete avere due dritte per aprire e tenere un blog non necessariamente di successo ve li do. Tenete a mente però che questo è il mio punto di vista e non è per forza giusto.
Tenete a mente che di blog è pieno il web: ormai chiunque ha un blog, chiunque racconta qualcosa e il fatto di avere qualcosa da dire non significa che per forza di cose qualcuno la leggerà.
Di travel blog, food blog e mummy blog poi non ne parliamo. Ce ne sono talmente tanti che io ogni tanto confondo i nomi e gli autori e no, non sto scherzando.

Quindi, ecco: 
-Scegliete un nome bello e che la gente si ricordi, un nome che vi rappresenti e che si sposi con quello che siete.
Non scegliete un nome che vi leghi solo ed esclusivamente ad un argomento perché il tempo passa e le cose cambiano e magari tra due anni non avrete più voglia di scrivere di pappine per nenonati alla zucca settembrina e vi toccherà cambiare nome facendo un casino.
Se scrivete in italiano e vi rivolgete ad un pubblico italiano o che comunque parla e capisce la lingua eviterei un nome in inglese (o in francese o in swahili) e, ancora di più, eviterei nomi metà in italiano e metà in qualsiasi altra lingua.
Intorno al nome costruite un'identità al blog che trasmetta quello che siete: ci vuole tempo, ci vogliono tentativi, ci vuole costanza, non è una cosa che si fa in un giorno (qui vi fate un'idea di come ho fatto io).


Un blog che leggo e che secondo me ha un nome bellissimo è Vieni via di qui, ma ne esistono molti altri.

-Scrivete bene in italiano e dico sul serio. Almeno le basi di grammatica e di sintassi tocca averle, poi ecco: non mi preoccuperei troppo dei refusi, quelli vivono di vita propria, sembra che non ce ne siano e invece si mimetizzano benissimo e sono pronti a saltare fuori anche dopo le trecentesima revisione.
Io faccio notare, in privato, i refusi ad amiche che hanno un blog e loro lo fanno con me e, sono pronta a giurarlo su qualsiasi cosa, quei refusi prima di pubblicare non c'erano, si sono aggiunti dopo spontaneamente, sti stronzi.
Eviterei anche un linguaggio da Dolce Stil Novo perché alle lunghe diventa noioso e la gente da un blog cerca quasi sempre leggerezza e non pipponi: per quelli c'è il telegiornale e le mail di lavoro del capo arrabbiato.

-Non fissatevi sui numeri e sui post sponsorizzati: sono cose che se devono arrivare arrivano, avere un blog è un conto, farne un lavoro è un altro. Troppi post sponsorizzati in generale a me non piacciono e ammetto candidamente che io i blog sponsorizzati smetto di leggerli: va bene un post, ne vanno bene due, poi mi stufo. La mia è una scelta, non necessariamente condivisibile.

-Non copiate, non fatelo mai. Succede di non avere nulla da raccontare o di non avere l'ispirazione giusta per scrivere qualcosa, ma piuttosto che rubare (si, rubare) contenuti altrui evitate di pubblicare che tanto non muore nessuno (qui, per dire, ho raccontato di quando mi hanno copiato il blog per intero).

-Non scrivete cose di cui potreste pentirvi pensando di poter restare anonimi per sempre.
Quando ho aperto questo blog nessuno sapeva chi c'era dietro, adesso credo che siano davvero in pochi -quanto meno tra i lettori fissi- a non sapere come mi chiamo, cosa faccio e che faccia ho e va bene così. Questo però significa essenzialmente una cosa: che se racconto di quanto è stronzo il mio capo -giusto per fare un esempio- ci sono grandi possibilità che lui lo scopra e non sarebbe piacevole.
Se decidete di parlare male di qualcuno, evitate di fare nomi, tanto -credetemi- che si capisce lo stesso. E se qualcuno si sentirà offeso dalle vostre parole, se non lo avete nominato, fregatevene ampiamente (qui ho raccontato di quando una cosa simile è successa a me) che le manie di persecuzione sono tanto brutte quanto diffuse.
Cercate anche di capire quando è il caso di raccontare una determinata cosa e quando è il caso di aspettare tempi migliori (per scrivere questo post, per dire, ho aspettato due anni e mezzo).
Se avete l'abitudine -che ne so- di fingervi malati per andare al mare invece che al lavoro evitate di scriverlo sul blog, così come se avete l'abitudine di rubare le caramelle al supermercato.
In generale, ricordatevi che siete sempre responsabili di quello che scrivete.

-Ricordate, quando pubblicate qualcosa, che non tutti saranno d'accordo con voi perché è così che va la vita.
Date a chiunque la possibilità di replicare e non offendete mai chi la pensa in modo diverso da voi che, ecco, il fatto di essere i proprietari di un blog non vi autorizza ad essere maleducati con chi vi legge e non la pensa uguale a voi.

-Scrivete perché vi piace, fate che scrivere sia una passione, altrimenti lasciate perdere.

E, al momento, non mi vengono in mente altri consigli per iniziare, ma in generale sono convinta che da cosa nasce cosa, quindi -se è quello che volete- aprite un blog e poi linkatemelo che io cerco sempre cose nuove da leggere.
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venerdì 15 giugno 2018

Perché leggete il mio blog se non vi piace?

Stamattina mi hanno detto, cito testualmente, che "non sono nessuno", "non sono la Ferragni", che i miei post "sono una lamentela continua e sto sempre a piangermi addosso" e che "ho manie di persecuzione".
E pensate che non ho ancora scritto niente riguardo una spiacevole situazione lavorativa che mi ha colpito parecchio (e di cui, prima che qualcuno lo chieda, non è attualmente il caso di parlare). Lì si che potrei davvero essere pesante e fastidiosa.
Io non ho mai avuto questa sensazione visto che ho sempre affrontato la vita con estrema serenità, nonostante tutto, ma ecco, la vera domanda è: perché leggete il mio blog se non vi piace?
Non si può piacere a tutti, parola di una che a 13 anni era oggettivamente bruttina, non so se erano gli occhiali da vista o il culo che è sempre stato un tantino esteso. Giusto un tantino, eh. Mica che mi servivano due sedie unite per sedermi.
Certo eh, confesso che mi piacerebbe camminare per strada su un tappeto rosso mentre tutti i presenti spargono petali e sventolano palloncini rigorosamente gialli, ma no, non si può. 

Io non leggo blog che non mi piacciono, non vado al cinema a vedere film che presumo mi facciano cagare, non guardo il badminton in tv, non ho un marito che ritengo un cesso fotonico, non mangio la trippa e il fegato alla veneziana, non compro vestiti che non metterei manco al mio cane, non ho arredato casa mia in stile vittoriano per lo stesso motivo per cui non compro magliette che non metterei manco al mio cane. Potrei continuare all'infinito, ma mi sa che avete capito cosa intendo.
Se una cosa la trovo noiosa, brutta e triste non la considero.
Se trovo che un blog sia una lamentela continua non lo leggo.

A me questo blog piace, è la mia creatura, il mio pargoletto.
Non mi piacciono, invece, tutti i post: alcuni li trovo dei capolavori, altri invece ecco, ehm, non so neanche perché li ho scritti. O forse ero posseduta dal fantasma di qualcuno mentre scrivevo. Tipo Ghost quando Oda Mae cede gentilmente il suo corpo a Sam per parlare con Molly, presente, ve'?.
Ovviamente come ogni controsenso che si rispetti, tutti i post che piacciono meno a me piacciono da morire a chi li legge, mentre i miei capolavori, a cui sono anche affezionata, non li caga (quasi) nessuno.
Post a cui non avrei dato mezza lira hanno sbancato il botteghino di Analytics, post in cui credevo fermamente li ho letti io, mia madre, mio padre e forse -ma non ci metterei la mano sul fuoco- mio marito.


Detto questo: se un blog non vi piace perché cazzo lo leggete?
Se pensate che chi scrive un blog sia nessuno e che i contenuti siano un piagnisteo continuo perché vi ostinate a farvi frantumare le gonadi?
Leggete Il fatto quotidiano, no? O Repubblica. O Topolino che a me, per la cronaca, piace da morire.
Vi giustifico solo se mi leggete perché è Google a portarvi qui quando cercate cose tipo "calore polpaccio" o "porno vero": ovviamente in questi casi non è colpa vostra se mi state leggendo, ma colpa di Google, quel birbante che non capisce che se cercate porno dovrebbe indirizzarvi su YouPorn e non su NonPuòEssereVero, ma tant'è.
Se invece tornato qui a leggere in modo recidivo nonostante il frantumamento di palle provocato siete scemi, eh. Ve lo dico.

Devo però anche aggiungere delle cose.
Io, ad esempio, non ho mai pensato di essere qualcuno, in realtà devo confessarvi -qualora non lo sappiate già- che ho un lavoro che non è scrivere su questo blog. Un lavoro di quelli che il 27 del mese ti accreditano lo stipendio in banca, così come a Giugno a Dicembre ti accreditano quattordicesima e tredicesima. E anche i buoni pasto. Per dire, eh.
Mangio con quello e con il lavoro del marito. Non con le cagate le cose altamente intelligenti che scrivo.
Poi ecco, il fatto che i miei post vengano copiati mi fa girare le palle (qui vi fate un'idea al riguardo) e devo confessare che penso proprio che se nessuno li leggesse non ci sarebbe nessuno che li copierebbe, ma tant'è.

E poi Fedez non mi piace, quindi ecco, non so se mi piacerebbe essere la Ferragni.
Non credo neanche che mi piacerebbe essere criticata ovunque per la forma dei miei piedi o di qualsiasi altra parte del mio corpo, motivo per cui sono abbastanza furba -ma io posso farlo, lei no dato il lavoro che fa- da non mettere foto del culo esteso di cui sopra.
Poi ecco, magari sui suoi soldi un pensierino ce lo farei, ma visto che non le piovono dal cielo e mi sa che tocca prendersi il pacchetto completo, mi tengo la mia vita. E mio marito che io trovo bellissimo, forse perché gli dicono che somiglia a Tiziano Ferro, cosa che secondo me non è vera e, ve lo dico, quando si tratta di mio marito il mio parere conta più di quello di chiunque altro, anche se a sostenere questa cosa siete in mille e io sono una.
Al massimo, potrei considerare il parere del cane, ma lui non parla, quindi pace.

E infine devo confessarvi una cosa: la vita non è solo bella, ci sono anche cose brutte, terribili, ci sono cose per cui piangersi addosso -anche se io non sono convinta di farlo- va fatto eccome.
Ecco, ad esempio c'è chi è incastrato in un lavoro di merda e non può licenziarsi perché deve pagare il mutuo.
C'è chi un lavoro non ce l'ha proprio e non sa come arrivare a fine mese.
C'è chi non ha una casa e dorme in macchina o per strada.
C'è gente a cui vengono diagnosticati mali incurabili e l'unica cosa che può fare è aspettare la morte.
C'è gente a cui muore un figlio, cosa a cui onestamente non so se sarei in grado di sopravvivere.
C'è gente che ha, letteralmente, famiglie di merda.
C'è gente che sposa o si fidanza con qualcuno che pensa bene di sfregiarlo con l'acido. O che, se non arriva all'acido, pensa che picchiare e violentare psicologicamente chi si dovrebbe amare è cosa buona e giusta.

E senza arrivare a casi limite, ci sono situazioni in cui si sta con un uomo o una donna che magari è una persona eccezionale, ma che non si ama più, perché non si sa cosa fare e dove andare.
C'è per chi è un problema se arriva una bolletta della luce più alta del solito e contemporaneamente si rompe la lavatrice e va sostituita, magari a fine anno quando c'è pure il conguaglio delle tasse.
C'è chi non parla da anni con un genitore o un fratello e ne soffre.
C'è chi assiste un genitore disabile al 100% e non ha il supporto del servizio sanitario nazionale, magari deve lasciare il lavoro o deve trovare il modo di avere giornate da 72 ore. O magari vive a Milano e il genitore disabile è a Roma e lì tutto si complica.
Tutte cose che, scusate, non ritengo semplici. E l'elenco potrebbe andare avanti all'infinito.

Ecco, io ad esempio sono una che ha una vita felice, ma che -siccome sono un essere umano e come tale anche io ho dei problemi, più o meno gravi- non riesco (e non voglio) fare finta che la mia vita sia tutta rose e fiori, anche perché boh, non so manco com'è fatta una vita tutte rose e fiori.
Se voi lo sapete datemi due dritte, ma ho idea che se avete superato i sei anni sia difficile che lo sappiate.
Quindi ecco, se non cercate una vita tutta rose e fiori, piena solo di cose belle, questo è il posto sbagliato. 
Se cercate culi magri e sodi questo è il posto sbagliato.
Se cercate una che non abbia l'apparecchio ai denti questo è il posto sbagliato.
Se cercate una che guadagna un milione di euro al mese questo è il posto sbagliato.
Se cercare la Ferragni e Fedez, manco a dirlo, questo è il posto sbagliato.

Se invece cercate una persona con una vita normale con tante cose belle, ma anche con le cose brutte, della vita siete nel posto giusto.


Ogni esempio citato in questo blog è realmente accaduto. Magari non a me, ma a qualcuno che conosco.
Ci sono frasi, condizioni di vita, fatti che mi sono stati raccontati e che ho fatto in modo di riportare rendendo non identificabili le persone in questione.
So però che i diretti interessati sanno cosa mi hanno detto, quindi qualora sia un problema, avvisatemi e rimuoverò le frasi che vi infastidiscono.

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mercoledì 6 giugno 2018

A cosa serve un blog

Vi siete mai chiesti a cosa serve un blog?
Probabilmente no, immagino non vi sia mai venuto in mente di farvi una domanda simile.
Io invece è da un paio di giorni che me lo chiedo, sarà che ho cercato il mio nome e cognome su Google e ho scoperto che praticamente tutti i risultati sono in qualche modo legati a questo blog.
E si che ho un lavoro -pure abbastanza figo secondo me- e ho fatto tantissime cose nella mia vita, ma proprio tante tante. Ho persino vinto un concorso di disegno a tema educazione stradale alle elementari, presentando un obbrobrio inguardabile che credo abbia fatto schifo anche a mia madre (ammesso che se ne ricordi), ma ecco: non c'è niente di tutto questo su Google.
C'è solo il blog, senza se e senza ma. E pensare che, quando l'ho aperto, non volevo che venisse associato in modo spudorato al mio nome perché non si sa mai, mica posso permettere che un blog invada la mia vita privata, no? 

A me in realtà lo hanno chiesto a cosa cavolo mi serve un blog, in fondo ho una vita felice, degli amici, un marito e dei genitori che mi amano. Ho anche un cane che mi lecca le caviglie per dimostrarmi che gli sono simpatica (o forse che vorrebbe del cibo vero), ma tant'è.

Ma insomma: a cosa serve un blog?
Ad un sacco di cose, ma proprio tante.


Serve a conoscere persone che altrimenti non si sarebbero mai incontrate.
Persone che magari sono diverse da noi, con cui non si hanno -almeno in teoria- chissà quali cose in comune, ma che alla fine entrano a pieno titolo nella nostra vita.
Scrivendo post sulla ginnastica artistica, mia grande passione, ho conosciuto persone che oggi sono parte integrante della mia quotidianità al punto che forse non avrei avuto una testimone e dei coni porta riso quando mi sono sposata.
Ho stretto legami che si sono rivelati estremamente importanti e che mi hanno salvata: mi viene in mente la mia amica Chiara che a Milano mi ha praticamente adottata (no Chiara, non ti sto dicendo che sei vecchia e potresti essere mia madre), tanto ha già due figli e un gatto obeso, che volete che sia una persona in più?
E l'elenco potrebbe essere infinito.
Ho scambiato opinioni con gente che vive sparsa nel globo terraqueo e ho conosciuto realtà di cui non avrei mai sospettato l'esistenza. Scambi di opinioni che spesso mi hanno fatto venire idee che si sono rivelate utili.

Ho aiutato qualcuno a fare qualcosa. Ed è una sensazione bellissima.
E questa ve la spiego: provate a cercare una qualsiasi cosa su Google, non importa quanto strana sia. Wikipedia (altresì conosciuta come l'onnipresente so tutto io) a parte, probabilmente finirete su un blog. E quello che leggerete potrebbe esservi utile.
A volte, quando qualcuno è arrivato qui cercando qualcosa, ha deciso di scrivermi per chiedermi qualcosa in più. Io, se posso, rispondo sempre volentieri.
Se poi quel qualcosa non lo so, pace.
Ho dato informazioni su uno stage curriculare (lo stesso che avevo fatto io all'università), ho fornito itinerari di viaggio, dato dritte sulla Sicilia, su Roma, sulle allergie, sulla dietologa che mi segue, sulle gare di ginnastica, su qualsiasi cosa vi venga in mente.
Certo, una volta ho risposto ad un ragazzo che voleva sapere come fare a lavorare in televisione e che alla fine mi ha mandata a quel paese perché lui voleva lavorare sui set (si, cinematografici) e io lo stavo confondendo, ma tant'è.
Non ho avuto un tornaconto, non mi interessa neanche averlo, ma la sensazione di essere un minimo utile a qualcuno è stata -ed è- molto piacevole.

Ho ricevuto messaggi meravigliosi da persone sconosciute, che mi hanno aiutata a vedere le cose in modo diverso, ad essere più ottimista, ad avere più fiducia nel genere umano.
Ho ricevuto anche dei regali che, a detta di chi li ha fatti, erano un grazie per i sorrisi strappati e la compagnia fatta. E ogni volta mi è scesa una lacrima (si, sono una sentimentale).

Ma il lavoro più grosso, grazie al blog, l'ho fatto su me stessa.
I miei genitori e mio marito (carini loro) hanno sempre detto che non so cosa sia l'ironia. E io li ho fregati: ho costruito una cosa tutta mia sull'ironia e ho imparato a non prendermi troppo sul serio, a ridere, a non buttarmi (quasi) mai giù.

Ho imparato a gestire le situazioni più assurde senza mai diventare maleducata, al massimo viene voglia di prendermi a schiaffi, ma assicuro che è lo stesso anche nella vita reale.
Ho scritto post (questo) che mi hanno chiesto di rimuovere perché c'era chi si era sentito mortalmente offeso dalle mie parole e minacciava querele, nonostante io non avessi nominato nessuno.
Ho scritto post (questo) che mi hanno fatto vincere qualche minaccia di morte e insulti sparsi.
Ho scritto post (questo) che hanno scatenato le ire di gente che "se non lo rimuovi ti esponiamo alla gogna mediatica" con tanto di insulti che, a dire il vero, mi avevano fatto morire dal ridere.
Ho scritto post (questo, manco a dirlo) che mi hanno regalato una notorietà inaspettata e, insieme a quella, insulti a gogò (si, sono abbonata agli insulti a quanto pare), mascalzoni che si sono appropriati dei miei contenuti e qualche piccola minaccia sparsa.
E io ho tenuto botta, ho imparato a farlo perché quello che ho capito è che non devo mai -e dico mai- vergognarmi di dire quello che penso, a patto e condizione di non offendere nessuno.
Ho imparato che siamo tutti diversi ed è naturale e umano pensarla in modo diverso e se a qualcuno non sta bene, peggio per lui.
E ho imparato che le minacce non mi fanno paura.

Ho imparato a tenere botta anche davanti a cose che avrebbero fatto perdere la pazienza anche a San Pietro quando ho subito quello che ritengo essere stata una delle cose più schifose legate al blog, ovvero il plagio integrale dei miei contenuti (qui tutta la storia).
Ho imparato a non incazzarmi che tanto il modo per ottenere giustizia c'è sempre.

Sono riuscita a raccontare qualcosa di un tema che mi sta molto a cuore che è quello delle allergie alimentari sul quale c'è ancora tanta ignoranza (no, non vi sto dando degli ignoranti, è solo un dato di fatto che se ne parli poco), cercando di spiegare come si vive e cosa comporta.
Ho imparato che non c'è nulla di cui vergognarsi. Mai.

Un blog serve a tante cose e se vi dicono che i blog non servono o addirittura che sono morti non credetegli. E sappiate che un blog serve soprattutto a chi lo scrive, per tutte le ragioni di cui sopra e probabilmente molte altre che non mi vengono in mente.


Ogni post che scrivo nasce da qualcosa. Nel caso specifico questo post è nato perché il secondo risultato di Google quando si cerca il mio nome è questa intervista che mi è stata fatta qualche mese fa e che, ovviamente, avevo completamente dimenticato.
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mercoledì 14 marzo 2018

L'attesa del piacere (non) è essa stessa il piacere

Sono in attesa.
No, non nel senso che sono incinta, ma nel senso che sto aspettando delle cose.
Sono cose belle, buone notizie che devo attendere solo che vengano messe in atto e sono abbastanza certa che sono cose da cui trarrò piacere. No, non sto parlando di sesso.
Sto parlando di novità lavorative, niente di particolarmente entusiasmante probabilmente, ma per me sono cose abbastanza importanti.
No, non ho neanche intenzione di cambiare lavoro. E no, non è che sto nascondendo qualcosa, che me la tiro, che voglio fare la figa. Non è mia intenzione, è solo che sono molto scaramantica e poi oh, mi hanno insegnato (o meglio, sono stata costretta ad imparare, ormai qualche anno fa) che se dici A, in automatico si verificherà B e non posso assolutamente correre il rischio.
Comunque sono in attesa. In attesa del piacere.
Dicono che l'attesa del piacere è essa stessa il piacere e sapete che vi dico? Manco per niente, non è vero.
A me non sta più passando. 
Un mese fa era lunedì e oggi è solo mercoledì, il tempo non sta più scorrendo in modo normale -deve essere successo qualcosa- e io sono sempre più insofferente. E stanca.


Avevo ammesso di essere stanca già qualche mese fa (qui per saperne di più), ma stavolta mi sembra sia peggio.
Passerà mi dico e mi dicono. Succede, no? Succede praticamente a tutti, giusto?

Mi sono sempre chiesta come si potesse dire la frase "non ho tempo", io che ho sempre trovato il tempo per un sacco di cose, tanto che qualcuno mi prende(va) in giro dicendomi che l'unica spiegazione era che non dormivo la notte.
Adesso mi trovo spesso e volentieri a dire che non ho tempo, vergognandomi come una ladra per questa cosa (quanto meno in alcuni casi).
E mi ritrovo anche a pensare che sono davvero tanto stanca, ma mi guardo bene dal dirlo ad alta voce (no, il blog non fa testo, mi riferisco alla vita reale) che poi becco quello che è cento volte più stanco di me e non è giusto.

Nell'attesa di questo piacere -sperando che poi non si riveli una sòla che con me non si sa mai- vado al lavoro, vado in palestra, sto sul treno, rientro dalle trasferte sfinita e dormo sedici ore di fila, roba che sabato scorso mia madre ha chiamato il marito per chiedergli se fossi ancora viva e lui, serafico, ha risposto che stavo dormendo da ore.
Per intenderci, mi sono svegliata sentendomi osservata e, in effetti, il cane mi guardava tenendo il muso ad un centimetro di distanza dal mio viso.
Siccome non si sa mai, gli ho chiesto qualcosa tipo: "Fuffi, ma non è che volevi mangiarmi?" e sono ancora in attesa di risposta, anche se probabilmente doveva solo fare la cacca. Tanta cacca.

Quindi sono in attesa e conto i giorni, sfanculando mentalmente ogni tre minuti (che ovviamente sembrano tre settimane) quello che per primo si è inventato sta minchiata dell'attesa del piacere che è essa stessa il piacere.

Il vero punto di tutta sta manfrina comunque lo sapete qual'è?
Che guardo il blog, lo apro, mi leggo qualcosa, ma non ho voglia di scrivere, non ho voglia di raccontare nulla, probabilmente perché non succede niente che valga la pena di essere raccontato (a parte che la fissa della Sprite sta diventando sempre più invadente nella mia vita) e, ad un certo punto non posso tediare la gente con il mio personalissimo conto alla rovescia e con sta insofferenza da attesa che bene probabilmente non fa bene né a me né a chi mi sta vicino.
Quindi insomma, se non mi sentite, se non mi leggete è perché non ho voglia quindi -tutto quello che faccio per tenere viva la mia creatura- è pubblicare sporadici aggiornamenti degli episodi che non possono essere veri che mi accadono (quelli sempre, è una costante della mia vita, non so se riderne o piangerne) sulla pagina Facebook legata al blog (che trovate cliccando qui, qualora vi interessasse).

E quindi niente, questo non è un post mi sa.
Questa è tipo una comunicazione di servizio, ma siate fiduciosi: questa mia attesa finirà e io già sto gustando i meravigliosi post che scriverò . Spero. Un giorno.

(Che poi magari non frega niente a nessuno di tutto ciò, ma sai mai).

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