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mercoledì 22 dicembre 2021

Di un anno bello e di auguri di Buon Natale

Sono passati talmente tanti mesi dall'ultima volta che ho scritto qualcosa che, a dire il vero, non saprei neanche da dove iniziare. Non so neanche se alla fine questo post riuscirò a finirlo perché magari, arrivata a metà, mi incarterò, chiuderò tutto e lascerò perdere.

Questo, per me, é stato un anno molto bello.
Nonostante la pandemia.
Nonostante un mare di batoste.
Nonostante senta sempre la mancanza di mio padre.

Che questo fosse un anno bello l'ho sempre pensato, salvo in rarissimi momenti, poi dieci giorni fa é arrivata una notizia molto felice e ho concluso che questo non é un anno molto bello, questo é proprio il mio anno.
Pure se due settimane fa mi sono chiusa un dito tra porta e muro e mi é saltato un polpastrello e pure se qualche giorno, nel tentativo di svitare con i denti un tubetto di Attack, ne ho ingoiata la metà. Al pronto soccorso stanno ancora ridendo, al lavoro continuano a prendermi in giro (e fanno bene), mentre il Marito mi chiede continuamente se per caso voglio passare a trovare i medici del pronto soccorso visto che, magari,  se non mi vedono per troppo tempo si preoccupano.

Dopo quasi un anno (qui per saperne di più) casa comincia a prendere forma sempre di più, ci siamo svenati, ma sono sempre più convinta ne sia valsa la pena. E non solo confermo che mi serviva proprio una casa grande, ma ad oggi sono sempre più convinta di avere fatto la scelta giusta -anzi, giustissima- nel cambiare quartiere.
Lo sport mi regala tante soddisfazioni ogni giorno e no, non pensavo che mai sarei arrivata a fare determinate cose. In alcuni  momenti è stato complesso gestire sport e alimentazione, ma solo perché mi sono imbattuta in una nutrizionista sportiva sbagliata che ha fatto più danni che altro.
Quello che ho scoperto é che gestire un'alimentazione sportiva è una cosa molto  complessa ed è un attimo che si sbaglia e si creano un mare di danni. Io mi ero affidata ad una professionista proprio per evitare questi danni, alla fine ho passato due mesi un po' così. Poi ho cambiato e sono rinata, trovando  un equilibrio che non credo di avere mai avuto in vita mia.
Il lavoro è la parte migliore, quella che mi ha regalato tante di quelle soddisfazioni che non pensavo  avrei mai avuto. L'anno prossimo -che tanto ormai ci siamo- comincerà col botto e, ogni tanto, mi ritrovo come una cretina a ridere da sola mentre guido pensando a tutto quello che mi aspetta.

Non so cos'altro arriverà, non so come sarà il 2022, ma per il momento va bene così.
E quindi Buon Natale e anche Buon Anno, non so se tornerò a scrivere, se sparirò per altri otto mesi, se prima o poi questo blog tornerà ad essere attivo.


Non lo so perché non solo ho poco tempo, ma ho anche poca voglia.
Riprendere qualcosa é più difficile che iniziarla, mantenere la costanza -e questo lo so bene per ovvi motivi- è quanto di più complesso possa esistere.

Ps. Comunque dai, alla fine il post l'ho finito.

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martedì 8 dicembre 2020

Regno di Babbo Natale a Vetralla (VT): posti bellissimi e dove trovarli

Il Regno di Babbo Natale a Vetralla, vicino Viterbo, é un posto bellissimo.
Dico davvero, eh: se vi piace il Natale, se amate le lucine colorate, gli elfi, gli omini di pan di zenzero é un posto dove dovete assolutamente andare.




Procediamo con ordine: il Regno di Babbo Natale è un posto -bellissimo, ma questo l'ho già detto- che si trova alle porte di Vetralla, un ridente comune a pochi km da Viterbo, circa un'oretta abbondante di macchina da Roma, comodamente raggiungibile percorrendo la Cassia. Non ci si può sbagliare, visto che ad un certo punto ci si cade praticamente dentro.
È aperto tutti i giorni, dalle 09.00 alle 19,30 e, ovviamente, nel week-end è più affollato, ma questo ecco, non credo serva una scienziato per dirlo.
Noi siamo andati di domenica perché non avevamo scelta, é stato l'unico giorno dopo circa due mesi che siamo riusciti a fare coincidere un giorno di riposo, quindi ci siamo fiondati, considerato anche che quando mi metto in testa di volere andare da qualche parte divento un martello pneumatico.
C'è un parcheggio enorme e c'è anche -almeno di domenica, appunto- una fila enorme.
Nonostante la pioggia e il freddo, noi abbiamo fatto circa quaranta minuti di fila e, ad un certo punto, ho pensato di morire assiderata.
La fila è solo per visitare il Regno di Babbo Natale, se si vuole accedere direttamente al negozio non si fa nessuna fila.
L'ingresso è completamente gratuito.


Quando si entra, è un tripudio di luci colorate meravigliose.
C'è il Bosco Incantato, pieno di alberi illuminati: l'Officina degli Elfetti, dove si possono vedere gli elfi che producono i regali che Babbo Natale porterà la notte di Natale; Il Tunnel Glaciale, con pinguini e orsi polari che si muovono davvero e, infine, la Casa di Babbo Natale, dove si può consegnare la letterina (che io non avevo, manderò una pec nei prossimi giorni) e incontrare Babbo Natale in persona.
Ovviamente io ho fatto ben due foto con Babbo Natale.
Per onore di cronaca: le foto con il barbuto di rosso vestito non si possono fare con il cellulare, le fanno gli elfi e hanno un costo di 7€ ciascuna, 12€ se ne prendete due. Le mie erano bellissime, ma davvero davvero bellissime. 




Dopo aver incontrato Babbo Natale, si accede direttamente al negozio dove troverete qualsiasi cosa vi venga in mente a tema natalizio, ma proprio qualsiasi cosa: alberi, abbigliamento a tema natalizio, decorazioni di qualsiasi tipo, villaggi Lemax (se non sapete cosa sono, pentitevi, ma non andate a cercarlo, altrimenti vi si genererà un bisogno molto costoso). Lo shop è gigantesco e, se come me amate queste cose, potreste impiegare anche mezza giornata per vederlo tutto.
Il personale è gentilissimo, sia all'interno del Regno che all'interno dello shop. 
A me avevano detto che il negozio era carissimo, ma devo dire che non é vero: i prezzi variano, ci sono cose per tutte le tasche, alcune più costose, altre meno e di sicuro qualcosa da comprare si trova.





Una volta usciti dallo shop trovate il Victorian Village che è un villaggio natalizio con negozi, bar e, al centro, una pista di pattinaggio sul ghiaccio che però io ho trovato chiusa, non so se é un caso.


Ora: io sono venuta a conoscenza di questa meraviglia grazie ad un mio amico che me lo ha detto per caso, ma giuro che ci tornerò ogni anno da qui fino alla fine dei miei giorni perché me ne sono innamorata, quindi andateci e addobbatevi tutti. E Buon Natale!

L'indirizzo preciso del Regno di Babbo Natale é S.S. Cassia Km 62,2000 - Vetralla (VT) e ricordatevi che nella Tuscia si mangia benissimo, quindi se andate fermatevi anche a mangiare da quelle parti.
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mercoledì 18 dicembre 2019

Il primo Natale senza

Il primo Natale senza papà.
Non ho fatto l'albero, forse dovrei, ma non riesco a trovare la voglia.
Non ho voglia di Natale, credo.

La vigilia di Natale di qualche anno fa avevo cucinato tutto il giorno.
Papà seduto sulla sua poltrona in cucina, intento a giocare a carte -credo non abbia passato un solo giorno della sua vita senza fare il solitario con le carte da poker- e io che un po' cucinavo e un po' davo ordini ai miei aiutanti.
"Vuoi assaggiare papà?". Un po' assaggiava lui, un po' assaggiavo io, eravamo arrivati alla cena sazi.
"Mi dai un pezzo di salame?"
"Mi fai assaggiare la crema?"
"Com'è venuto il ragù?".
Così per tutto il giorno. 
Era il Natale in cui mi ero fissata con la zuppa inglese e avevamo cercato ovunque l'alchermes per poi trovarlo a cento metri da casa.

C'era poi stato quel Natale, quello in cui mi avevano tolto il frumento.
Ho sempre odiato il panettone, papà lo amava, ma quel Natale credevo di impazzire senza panettone.
Avevamo mangiato un panettone senza frumento, senza frutta a guscio, senza canditi, senza niente. Fatto di aria credo. Faceva schifo credo, come buona parte delle cose senza frumento.
"Ma no dai, è buono"
"E allora mangialo tu".

E poi c'era stato quel Natale, quello in cui mio padre aveva detto "Se non può mangiare mia figlia, non veniamo". Quella figlia così problematica, quella figlia che ha sempre guardato gli altri mangiare e che -forse per questo- ha sempre fame. 
"Ma questo Gilda lo può mangiare?"
"Possibile che ancora non hai imparato?"
 Papà che aveva imparato che a Natale non potevano esserci i bagiggi (le arachidi) e le noci, lui che aspettava Natale praticamente solo per avere la scusa di mangiarne come se piovesse e che aveva dovuto imparare a vivere senza.

E infine l'anno scorso, l'ultimo Natale, che non sapevo che sarebbe stato l'ultimo.
"Ma possibile che se non aspettiamo tua madre aspettiamo te?"
"Non so scegliere cosa mettermi"
"Tutto questo tempo e poi esci di casa così?"
Avevo un paio di pantaloni a campana e una collana che pesa più di me.
Mi ero addormentata sul divano mentre mio padre raccontava le sue storie, quelle storie che conosco a memoria e che adesso vorrei tanto sentire raccontare, ancora una volta.


Questo Natale sarà il primo Natale senza papà.
Il primo Natale senza qualcuno che mi dice "Buon Natale Bimba" appena sveglia.
Io non so se ce la faccio. Io davvero non lo so.
Ho sempre amato profondamente il Natale, mi sa di casa, di tortellini in brodo, di faraona, ma questo Natale non so se ce la faccio. 
Manca una settimana, non c'è l'albero, non ci sono le luci sul balcone, non c'è la ghirlanda sulla porta. non c'è la casa di pan di zenzero Lego.

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sabato 23 dicembre 2017

Natale, a Palermo (quando tutti tornano)

Ogni volta che passo il Natale a Palermo mi viene da chiedermi perché sono andata via.
Il 27 Dicembre saranno dieci anni esatti che non vivo più qui.
Quando sono andata via pensavo che sarei tornata, cosa che non è successa, però piano piano ho visto andare via anche quelli che in prima battuta a Palermo ci erano rimasti.
Gente che credevo sarebbe rimasta per sempre a vivere qui, che forse a vent'anni ho anche criticato perché si ostinavano a restare, ma che poi alla fine ha ceduto ed è andata via.
A Natale, a Palermo, ci sono tutti -o quasi- quelli che qui non vivono più. 
Tutti tornano a Palermo a Natale, chi con il fidanzato o la fidanzata, chi con mogli e mariti, chi con figli. Figli che a Palermo non ci sono nati, ma che hanno un po' di Palermo nel sangue.
È il periodo dell'anno in cui la città è più piena, più ricca, a differenza dell'estate perché ecco d'estate non è detto che si torni a casa -si, per me questa in fondo è casa- e comunque non si torna tutti nello stesso periodo.

Quando sono a Palermo a Natale oltre a chiedermi perché sono andata via, mi sembra quasi di essere sempre stata qui, come se questi dieci anni non fossero mai esistiti.
C'è il panificio dove da tutta la vita la mia famiglia compra il pane che è sempre uguale: il proprietario mi saluta con un "ciao Gilda" che sembra quasi che io sia entrata anche il giorno prima e quello prima ancora. E poi c'è la ragazza -che ormai non è più una ragazza- al banco che mi da il pane senza che le dica cosa voglio. E meno male perché io non ricordo mai cosa comprano i miei genitori.
C'è la mia scuola elementare e quella media, sempre uguali anche loro.
Ci sarebbe anche il liceo che è a 500 metri da casa, ma è in una strada senza uscita e bisogna andarci apposta per vederlo, cosa di cui faccio volentieri a meno.
Ci sono i negozi, molti sono cambiati, ma altri sono punti di riferimento da sempre.
I locali invece no, quelli che frequentavo io hanno chiuso praticamente tutti oppure hanno cambiato nome e quando mi dicono di vederci da qualche parte, io non so mai di che posto si tratti e devo cercarmelo su Google oppure chiedere a mia madre che ha settantanni, ma è informatissima di tutto manco di andasse tutte le sere in quei locali.
Ci sono un sacco di posti che mi ricordano qualcosa: cose che ho fatto, cosa che mi hanno raccontato, cose che sono successe ad altri, ma mi ci ero talmente tanto immedesimata che sembra quasi che le abbia fatte io.

A Natale a Palermo, però, mi sembra di tornare ai tempi in cui tutte le persone della mia età vivevano qui. Cammino per strada e incontro sempre qualcuno perché ecco Palermo non è piccola, ma non è neanche grande e si incontra sempre un sacco di gente (tranne quelli che vuoi incontrare, quelli non li incontri manco se li vai a cercare) che è qui per le feste e allora si, mi sembra di avere diciotto anni.
Mi sembra che questi dieci anni non ci siano mai stati, ma questo l'ho già detto.

E io sono felice quando sono a Palermo per Natale, mi godo i miei genitori che forse molti non si rendono conto della fortuna che hanno a potere vedere mamma e papà quando vogliono.
Io non posso farlo e questa cosa mi fa soffrire molto. e più passa il tempo, più io divento grande e loro invecchiano, più mi dispiace per questa cosa a cui un giorno -lo giuro- troverò una soluzione.
Mi godo il cibo perché se esiste una cosa che mi manca tremendamente durante l'anno  e il cibo palermitano che no, non si trova ovunque. E a me manca perché noi in fondo siamo quello che mangiamo (lo diceva Feurbach, non io) e io sono arancine, panelle, crocchè (qui per saperne di più) e cassata al forno. Sopratutto arancine credo, visto il peso forma.
Mi godo gli amici, quelli di sempre, quelli che anche se non li vedi per mesi sembra sempre che vi siete lasciati il giorno prima. Si, quelli con cui hai fatto un sacco di cazzate che mai racconterò ai miei figli, se mai ne avrò.
Mi godo la mia città addobbata a festa perché Palermo è scintillante a Natale, è quanto di più bello ci sia, anche se forse io dovrei essere un po' arrabbiata con Palermo perché se fosse stata solo un po' diversa adesso non sarebbe orfana di tanti suoi figli. Solo un po', appena un po', quel po' che sarebbe bastato per farci restare tutti -o quasi- qui.








Mi godo il Natale, quel Natale che se non sono a Palermo non è mai davvero Natale perché io un Natale come si deve lontano da qui non so immaginarlo. E questo forse è un limite. O forse no.
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domenica 17 dicembre 2017

Questo Natale, il primo da marito e moglie

Questo Natale, che ormai è praticamente arrivato, sarà un Natale in famiglia e non al lavoro, cosa che a casa nostra non è scontata.
Mi piace il Natale, mi piace fare l'albero di Natale, mi piacciono i pranzi di Natale interminabili, mi piace stare seduta a tavola a chiacchierare e non solo a mangiare (si, lo so, non sono credibile, ma è vero).
Mi piace il cenone della Vigilia, mi piace cucinare insieme a mia madre e al Marito con mio padre che ricopre il ruolo di assaggiatore ufficiale a volte scordandosi che, dopo il suo assaggio, deve avanzare abbastanza cibo per poter sfamare tutti gli invitati.
Mi piace quando mia madre, la mattina di Natale ci sveglia facendoci gli auguri e il cane comincia a scodinzolare. Lui -il cane- non credo che sappia cosa sia il Natale, ma siccome non è scemo ha imparato due cose: che se rimane in cucina mentre si prepara il cenone o il pranzo che sia beccherà qualcosa e che gli arriverà sicuramente un regalo. 

Io però, in generale, non amo particolarmente i regali di Natale che spesso non sono sentiti, ma vengono fatti tanti perché è necessario. Necessario a cosa non l'ho mai capito.
Preferisco i pensierini spontanei comprati completamente a caso durante l'anno, senza una ragione precisa.
Sotto l'albero, per il momento, abbiamo messo soltanto una pallina gialla e un cappotto rosso per il cane. La scelta del cappottino, di cui ci vergogniamo abbastanza, è dettata dalla disperazione che assale tutti i membri della famiglia quando piove  e lui si bagna.
Io non ho problemi ad asciugarlo, ma lui si lamenta come se lo stessimo scannando per metterlo in forno non appena ci provo, quindi cappottino fu. 
Non vuoi essere asciugato piccolo cane malefico? E allora uscirai con un cappotto impermeabile con cui sembri un salame facendo ridere tutti i cani del parco.
A dire il vero, ci abbiamo anche messo una sorpresa per qualcuno, ma non posso svelare né la sorpresa né chi la riceverà (altrimenti che sorpresa è?).

Questo Natale è un Natale che arriva al momento giusto.
Un anno quasi perfetto non è finito nel modo migliore -no, non è successo niente di particolare- e io sono arrivata alle vacanze con la lingua di fuori. Stanca, piena di pensieri e con un sacco di soluzioni da trovare. 
Ho voglia di Natale e di famiglia, di cibo e di lunghe dormite.
Ho bisogno di non puntare la sveglia per qualche giorno, sperando di essere graziata dal cane (sempre lui, praticamente non sto parlando d'altro) che, quando dormiamo troppo a lungo per i suoi gusti, ritiene opportuno svegliarci con delicate zampate in faccia. Credo che sia il suo modo di dimostrarci amore.
Ho voglia di passare più tempo possibile con Marito e genitori, tempo che durante l'anno non è mai abbastanza.

Questo Natale è il nostro settimo Natale insieme, il primo da marito e moglie, il sesto con Fuffi, il terzo senza Milly (qui per saperne di più).
Se un anno fa mi avessero detto che avremmo festeggiato Natale da sposati e non più da eterni fidanzati che vivono insieme da sempre, ma che a tutto pensano fuorché a sposarsi non ci avrei creduto. È cambiato poco (qui per saperne di più), ma mi piace.


Io, il Marito e il cane a pois vi auguriamo un Natale bellissimo. 
A costo di sembrare scontata, vi auguro di mettere sotto l'albero tutto quello che desiderate e no, non sto parlando di cose materiali.
Vi auguro di essere felici, di sorridere sempre alla vita, di trovare sempre la forza di andare avanti, di non essere mai soli né a Natale né mai.
Vi auguro di svegliarvi la mattina accanto a chi amate, vi auguro di avere qualcuno per cui siate insostituibili e di avere qualcuno che lo sia per voi.
Vi auguro, insomma, tutto quello che di bello c'è.


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domenica 26 novembre 2017

Fare l'albero di Natale: la missione impossibile di casa nostra

Io amo l'inverno, amo il Natale, amo le lucine, amo le palline colorate, amo qualsiasi cosa vi venga in mente associata a questo periodo.
Fare l'albero di Natale rientra tra le mie priorità a partire più o meno dal 16 Agosto, ma ho sempre dovuto fare i conti un Marito, prima Fidanzato, che non ha mai colto l'importanza di tale momento.
Quindi, passato il Ferragosto, ad intervalli regolari, io faccio la domanda "quando facciamo l'albero?" e il Marito, persona notoriamente orribile, mi risponde "l'8 Dicembre" che a me sembra sempre troppo lontano.
La motivazione che lui da a questa risposta che mi spezza il cuore è che poi mi stufo ad avere l'albero in mezzo ai piedi per troppo tempo e a nulla vale spiegargli che, se fosse per me, l'albero di Natale potrebbe restare in casa tutto l'anno.

Facciamo un passo indietro: per anni, a casa dei miei genitori, non si è fatto l'albero di Natale.
La motivazione era seria e, adesso che sono grande, capisco il motivo per cui dal 1998 non si è più fatto (qui per saperne di più).
Nelle case in cui ho vissuto da studentessa fuori sede a Bologna, non si è mai visto un albero di Natale, ma giustamente gli studenti fuori sede non solo sono di norma poveri, ma durante le vacanze di Natale se ne tornano a casa loro.
Poi ho avuto una casa mia e la voglia di albero di Natale è emersa prepotente.

Il nostro primo albero di Natale era piccolo, bianco e brutto.
Non avevamo molto spazio e ci siamo accontentati.
Poi abbiamo cambiato casa, continuiamo ad avere poco spazio visto che abbiamo più roba noi in 58 mq che non le persone normali in case di centinaia e centinaia di mq, ma questa è casa nostra, io ne sono profondamente innamorata ed era necessario avere un albero degno di questo nome.
E stato così che è comparso, durante il nostro primo Natale qui, un albero da 1,80 metri e decine e decine di palline e decorazioni che mi hanno fatto interrogare su come avessi vissuto senza fino a quel momento. 

Anche quest'anno ho iniziato a molestare il Marito perché io volevo l'albero, avevo bisogno dell'albero, senza albero non potevo vivere. 
"L'8 Dicembre" è stata la risposta del Marito alle mie pressanti richieste.
Che poi eh, so cosa starete pensando: "Ma non te lo puoi fare da sola sto benedetto albero di Natale?"
Volendo, potrei, ma qui torniamo al problema della casa di 58 mq.
L'albero di Natale è conservato nello stanzino, in fondo, dietro centinaia di altre cose quindi è necessario tirare fuori tutto. A quel punto, di solito, alla missione albero di Natale si unisce la pulizia profonda dello stanzino, compresa di riordino dello stesso ed eliminazione di tutte quelle cose che non servono più. È noto che non sono io, in questa casa, quella che fa le pulizie, vengo addirittura rimproverata se ci provo perché, quando lo faccio, genero caos.
Poi c'è il montaggio albero che è la parte che mi piace meno e la scelta su dove posizionare l'albero.
Io lo metterei al centro del salotto, di modo che si veda bene dalla finestra che a me non interessa se viviamo al settimo piano e al massimo lo vede la famiglia che abita nel palazzo di fronte alla mia stessa altezza. Io, quando sono fuori in terrazza, devo guardare dentro e vedere albero e lucine. 
Il Marito vuole essere presente durante la decisione su dove piazzare l'albero, di modo che io non lo piazzi davanti la tv (che tanto io non guardo) o in un punto che impedisca poi di passare.
Infine, c'è il problema della disposizione della palline: quando hai in casa un cane scemo che ha come unico obiettivo quello di sgranocchiare le palline di vetro ignaro del fatto che potrebbe bucarsi lo stomaco e fare una morte orrenda, è necessario valutare attentamente ogni dettaglio. Le palline di vetro vanno messe in alto, lontane dal suo raggio d'azione (che tanto è nano) e in basso ci vanno quelle non sgranocchiabili, il tutto mantenendo l'armonia cromatica dell'albero alla quale sia mai rinunciare.



Non è umanamente concepibile che in un angolo ci siano troppe palline dello stesso colore: i colori delle palline vanno mixate in modo preciso.


A questo punto so che vi starete chiedendo come mai il Marito non sia ancora rivolto ad un buon avvocato divorzista, ma io ho sopportato di peggio, eh (qui per saperne di più).
E poi a me piace l'idea di fare l'albero tutti insieme: io, il Marito e il cane che scondizola felice.

Ed è così che il 26 Novembre ho avuto il mio albero di Natale montato, le lucine distribuite in tutta la casa e la ghirlanda fuori dalla porta.
Mancano delle luci e ho perso i gancetti di alcune palline che devo ricomprare altrimenti non posso attaccarle, ma è già qualcosa.
E stavolta l'albero di Natale lo tolgo a Pasqua, giuro.

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martedì 27 dicembre 2016

Il circo delle domande

Ogni anno, per anni, mia nonna mi ha portato al circo il 26 Dicembre.
Io aspettavo quel giorno con impazienza, mi piaceva il circo e, adesso lo so, mia nonna faceva un sacrificio per portarmici perchè i biglietti non li regalavano di certo. E mia nonna non credo avesse uno stipendio a chissà quanti zeri.
Si, mia nonna, classe 1932, nata in un paese delle Madonie, ha sempre lavorato. Lo so che state guardando increduli lo schermo, ma i nonni che lavorano sono sempre esistiti e i miei -tutti e quattro- erano tra questi.
A Palermo il circo arrivava a Natale, lo collocavano in un piazzale vicino lo stadio, dove durante l'anno c'era un accampamento di rom.
A Natale i rom li spostavano per fare posto al circo, poi appena il circo se ne andava, tornavano lì. Non ci sono mai stati tanti rom a Palermo, quello è l'unico campo nomadi che ricordo, fatta eccezione per tre bambine che sostavano a qualsiasi ora del giorno davanti il Mc Donald's di Piazza Politeama.
Adesso quel campo nomadi non esiste più e in quel piazzale ci hanno fatto un parco verde con le panchine e i giochi per bambini, c'è sempre un sacco di gente che corre e fa sport.
Restano poche baracche dentro al Parco della Favorita di quel campo rom, ma comunque il circo lì non lo mettono più. 
Io comunque aspettavo il 26 Dicembre per andare al circo, andavamo al pomeriggio, mia madre ci accompagnava e poi tornava a riprenderci.
A cinque anni, ero convinta che il circo arrivasse ovunque a Natale e mi chiedevo come fosse possibile che fossero contemporaneamente in tante città. Ero già mezza sindacalista dentro e mi chiedevo anche come facessero a lavorare solo quelle tre settimane del periodo natalizio e a prendere lo stipendio tutto l'anno.
Ero bambina -era il periodo tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90- e il circo era sempre pieno, se non ti sbrigavi a prendere i biglietti non trovavi posto. E noi non avremmo rinunciato al circo il 26 Dicembre per niente al mondo.
Mi piaceva il circo, mi piacevano gli animali, mi piaceva il leone che saltava dentro al cerchio e la tigre che si tirava su e faceva ciao ciao con la zampetta.


C'era anche l'elefante con il pennacchio. 
Mi piacevano da morire quelli che camminavano sospesi in aria che adesso so che si chiamano funamboli, ma ai tempi erano solo quelli che camminavano sospesi in aria.
Mi piacevano i trapezisti, un pò meno i clown, ma non mi hanno mai fatto paura. Solo che ecco, un tizio con il naso rosso e la parrucca verde non rientrava tra le cose più emozionanti della mia giornata al circo.
Un anno, organizzarono un gioco a premi per i bambini: bisognava andare lì e dirgli i nomi dei sette nani, chi li diceva tutti vinceva qualcosa, ma non ricordo cosa. Adesso voi penserete "e che ci vuole?", ma a cinque anni non è che era così scontato sapere a memoria i nomi dei sette nani.
Io comunque li sapevo -sono cresciuta a pane e cartoni animati Disney- eppure non fui la prima a dirli, quindi niente premio. Non si può vincere sempre.
Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, il circo era semplicemente il circo.
Gli animali stavano al circo, nessuno si chiedeva se stessero bene o male, era normale trovare gli animali al circo. Oppure allo zoo. O, proprio come ultima spiaggia, nella savana. 
Solo che nella savana non ci si poteva andare il 26 Dicembre.
In quel periodo non c'erano i sit-in di protesta davanti al circo perchè gli animali non devono -giustamente- stare lì a saltare dentro un cerchio o a fare ciao ciao con la zampina, ma devono stare nel loro habitat naturale. 
A dire il vero, non c'erano nemmeno i vegetariani, figuriamoci i vegani, e le signore andavano in giro con la pelliccia che era segno di ricchezza. Il primo vegetariano che ho conosciuto era un mio compagno del liceo, però mangiava il tonno in scatola. 
A quei tempi era così. Non ci facevamo troppe domande.
Poi al circo io e la nonna non ci siamo più andate, non mi ricordo il motivo per cui abbiamo smesso, ma credo che improvvisamente io mi sia resa conto che forse non fosse tanto normale che un leone saltasse dentro ad un cerchio. Credo sia stato per Simba.
Nonna probabilmente certe cose le sapeva già, ma io ero la luce dei suoi occhi. E quei 26 Dicembre con lei restano comunque dei ricordi indelebili del suo amore per me.
L'anno scorso a Natale, sotto casa dei miei genitori è arrivato il circo. Ce ne siamo accorti perchè un giorno, all'improvviso, dal terrazzo abbiamo visto una giraffa.
Il suo recinto dava sulla strada -c'era solo un muretto basso basso a separarla da noi- e tutte le sere abbiamo portato Fuffi da questa giraffa. Lui poggiava le zampe sul muretto per arrivare alla sua altezza, senza mai riuscirci, e restava lì a fissarla.
Lei girava intorno e Fuffi la fissava. Poi una sera si è accorta di lui e il mio nano a pois scodinzolava.
Poi noi siamo tornati a Roma e per giorni ho chiesto a mia madre se era ancora lì. Un giorno, la giraffa se n'è andata e con lei tutto il circo.
E mi sono chiesta quando abbiamo iniziato a farci le domande che prima non ci facevamo.


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giovedì 22 dicembre 2016

Questo (santissimo e bellissimo) Natale

Stamattina alle 6.45 è suonata la sveglia. Le chiamano commissioni, io le chiamo rotture di palle.
"Vuoi che vengo con te?"
"No amore, ce la faccio". È vero, ce la faccio.
All'Agenzia delle Entrate non c'era nessuno, tra due giorni è Natale.
Tecnicamente, Natale è tra tre giorni. Per me, il 24 è già Natale.
Per la prima volta, sarà casa nostra ad ospitare i parenti. 
Sono sempre stata event manager del Natale a casa dei miei, ma questa è la nostra prima volta. Il primo Natale a casa nostra.
Mia madre, nel pacco che è arrivato qualche giorno fa, ci ha messo una tovaglia natalizia nuova di zecca, con un bel fiocchetto intorno. La nostra prima tovaglia da tavola natalizia.
Ho chiesto per giorni "cosa prepariamo?". Lui sceglie sempre le stesse cose, "Sono quelle che ti vengono meglio" mi dice. Non importa se io non mangerò granché, è Natale e io voglio cucinare per gli altri. 
Mi è sempre piaciuto cucinare ed è un pò che non lo faccio.
Ho fatto in fretta all'Agenzia delle Entrate. Sono tornata a casa e ho portato la colazione a letto ai due maschi di casa. Due biscotti a forma di osso al cane, caffè e cornetto al Fidanzato.
Abbiamo riportato delle cose a quelli che non mi avevano fatto superare il periodo di prova perchè ero stata in ospedale. "Scusate se non sono venuta prima".
"Vuoi farla adesso la spesa per Natale?"
"Si, devo prendere giusto un paio di cose"
Che poi non sono mai due cose, sono sempre di più. Adesso ho tutto, sia per la cena della Vigilia -quella a casa mia- sia per il pranzo di Natale, andremo dalla suocera e preparerò qualche antipasto e un dolce, magari portiamo anche una bottiglia di vino che a casa ne abbiamo tante, ma non le apriamo mai.
Non ci saranno i miei genitori, ma io so che sono sempre accanto a me.
Non ci sono regali sotto il nostro albero, non possiamo metterli perchè il cane pensa che un pacchetto con un fiocco sia in realtà un oggetto da squartare.
Ho chiesto tante cose a Babbo Natale quest' anno, ma ne desideravo davvero solo due.
La prima è stare bene, domani dovrebbe arrivare l'esito della tac. O forse il 27. Ce lo dicono domani mattina se è pronta o no, mi hanno fatto piangere quando me l'hanno fatta. E' da una settimana che sto molto meglio.
La seconda è più difficile da spiegare. Stavo male, ma ho affrontato una selezione per una posizione -si, nel mio amato settore broadcasting. Quattro colloqui: due in italiano, due in inglese. Un esame di logica matematica, un esame del quoziente intellettivo.
A volte piangevo per i dolori e nel frattempo dovevo studiare per prepararmi al meglio. Ho studiato l'inglese -erano anni che non parlavo in una lingua che non fosse la mia per più di sette secondi- e la matematica. Ho studiato logica che non so bene cosa voglia dire, ma mi si è aperto un mondo.
Ho studiato e mi sono sempre detta che non ce l'avrei fatta. 
In tutti questi anni, ho firmato contratti che poi sono scaduti, ho visto aziende chiudere sotto al mio naso e fare ciao ciao con la manina ai dipendenti, ho visto contratti a chiamata.
Ne ho parlato a lungo con un uomo di televisione che stimo. Credo che la stima sia reciproca. Credo che ci sia anche dell'affetto tra noi due.
È l'uomo di televisione di cui mi fido di più. Da anni, lui c'è.
Gli ho raccontato di questa selezione, di quello che mi avrebbero offerto.
Lui conosce l'azienda, io conosco lui. Avevo bisogno di un parere.
Mi ha detto che un'offerta così non dovevo lasciarmela scappare. E nel frattempo io stavo male. 
Poi la terapia ha iniziato a fare effetto, aspettiamo solo la tac. L'ho già detto, vero?
Ho una tovaglia da tavola natalizia, non ci sono regali sotto il mio albero e la terapia sta facendo effetto.
Ho la casa invasa da pandori e panettoni, torroni e torroncini, cioccolatini e biscotti natalizi.
C'è l'albero, ci sono lucine ovunque, c'è la nostra famiglia sotto forma di renne. Noi quattro, anche se questo sarà il secondo Natale in tre.


Ieri sotto il mio albero ci ho messo un contratto a tempo indeterminato. In Italia, nel 2016.
In Italia, nel 2016, quando il settore televisivo sta passando uno dei periodi più brutti della sua storia (no, non mi riferisco a quello che pensate voi).
Ieri è stato il giorno più bello della mia vita.
Mi hanno chiamata mentre raccoglievo la cacca del cane al parco. 
Ho chiamato i miei genitori, poi ho chiamato mia suocera, ho avvisato gli amici più stretti.
Ho aspettato che Fidanzato tornasse a casa, lui -solo lui- sa davvero quanto ho tribolato in questi quasi dieci anni di lavoro in televisione.
Mi ha detto di lasciare perdere la televisione, me l' ha detto tante volte. E io so che lo diceva per me.
Mi hanno detto che ci hanno visto la determinazione e l' amore per la televisione nei miei occhi. Dio solo sa quanto è vero.
Mi sono fatta un regalo di Natale bello quanto il mondo e l'ho fatto a chi mi vuole bene.
E poi ho scritto su Facebook: "Oggi è il giorno più bello della mia vita".
Lo so, lo so. Credevate fossi incinta, ma io sono un mostro che pensa alla carriera.
Ed è stato davvero il giorno più bello della mia vita. Il giorno in cui mi sono sentita davvero fiera di me che suonerà tanto megalomane, ma è la verità.
E ho capito che nulla accade per caso.


Buon Natale, davvero.
Buon Natale anche se mancano due giorni, che poi magari mi scordo di farvi gli auguri.

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domenica 11 dicembre 2016

Letterina a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
so che sono in ritardo con la letterina, ma so anche che hai un esercito di elfi e folletti che lavorano per te che in confronto le fabbriche di vestiti in Thailandia si devono solo levare.
Ma dimmi, almeno li paghi sti folletti o sono stagisti a cui non dai un soldo?
So anche che hai mandato gente a raccontarmi che non esisti, ma non ci credo e se era una scusa per non passare da casa mia quest'anno, non sei riuscito nel tuo intento.
Se il problema è la mancanza del camino, ti lascerò la porta finestra aperta. In ogni caso, sono convinta che gli zingari che entrano negli appartamenti sfondando le grate delle migliori marche sono dei principianti.
Se pensi che io sia troppo grande per ricevere i tuoi regali, sappi che non è vero. Nel caso, rinuncia alle consegne a casa di qualche bambino che loro hanno molto più tempo di me per ricevere i regali di Natale.
Se hai paura dei cani, porta un regalo anche per il quadrupede di casa e nessuno si farà male. 
Troverai frigorifero e dispensa ben forniti qualora ti venisse fame, ti chiedo solo di non toccare la cioccolata spalmabile bio senza  ( e che non contiene nemmeno tracce di) nocciole che per comprarla ho dovuto dare via un rene. In ogni caso, fa cagare, quindi non ti perdi niente.
Il latte, a casa mia, non è senza lattosio, abbiamo biscotti di ogni tipo ricchi di olio di palma, ma le verdure -che magari puoi dare alle renne- sono tutte provenienti da Trasacco, dal campo del padre di un mio amico. Altro che il bio dei supermercati.
Se non sai dov'è Trasacco, lo capisco. Nemmeno io lo sapevo fino a qualche tempo fa.
In ogni caso, per le renne ci sono anche i croccantini del cane, in fondo sono quadrupedi pelosi pure loro.
Passiamo adesso alle mie richieste. Puoi decidere di non esaudirle tutte, ma mi offenderò da morire che a me sta moda di scrivere le letterine e poi dire che tanto Babbo Natale sceglie una sola cosa in lista non piace. Io sono figlia unica e, come tale, voglio tutto e subito.
Allora, gradirei due piante nuove per il mio terrazzo: un gelsomino e una buganvillea, ma di quella con i fiori fucsia, non viola. Mi raccomando, è un dettaglio importante.
Poi gradirei una O Bag nuova, ma senza pelliccia. A dirti la verità, a me la pelliccia della o Bag piace molto, anche se dicono che è fatta con pelo di cane cinese, ma Fuffi poi proverebbe a mangiarla e sarei costretta a metterlo in forno con le patate. E vorrei evitare.
Vorrei anche una Louis Vitton nuova, quella di vernice nera.
E vorrei che facessi una magia al mio fidanzato di modo che non mi dica che per ogni borsa nuova, devo darne via una vecchia che a me sta storia di regalare le mie cose non piace.
Vorrei una macchina nuova, mi piace molto l'ultimo modello di Smart. Si lo so, che ho schifato le Smart per tutta la mia vita, ma questo nuovo modello è tanta roba. Cambio manuale, per favore, che i miei genitori hanno speso i miliardi in guide quando dovevo prendere la patente e non vorrei che i loro sacrifici venissero gettati alle ortiche.
Anche un buono da spendere in libri, ti direi i titoli, ma magari lì al Polo Nord, hanno nomi diversi, poi ti confondi e mi porti roba sbagliata. E io sono molto selettiva con le mie letture.
Vorrei quell'affare tondo che aspira la polvere in giro per casa mentre tu stai comodamente a pancia all'aria sul divano. Prometto di invitarti a casa mia, quando lo userò per permetterti di godere del grandioso spettacolo di Fuffi che lo insegue, gli ringhia contro e cerca di sbranarlo.
Ti chiedo, infine, di avere una salute di ferro, non dico per sempre, ma almeno fino alla prossima letterina.
Ti chiedo anche che vada in porto quello che tu sai e che quello che sto studiando in questi giorni dia dei buoni frutti.
Non ti chiedo la pace nel mondo perchè sicuramente -obbligati dai genitori- te l'hanno chiesta un sacco di bambini e a me piace distinguermi dagli altri.


Ti chiedo un toy boy per la mia vicina di casa, quella del piano terra, di modo che la smetta di dire che le lanciamo acqua dal balcone per farle dispetto quando non siamo in casa, salvo poi dire che forse, ehm, era la pioggia.
Ti chiedo di mandare un centinaio di contenitori delle uova al mio vicino di casa (hai presente quelli di cartone che adesso sono difficilissimi da trovare con cui si insonorizzavano a basso costo le stanze?), quello il cui muro confina con la mia camera da letto di modo che il week end possa trombare in pace per otto ore di fila senza che a me venga da ridere per tutto il tempo, impedendomi di fare qualsiasi altra cosa.
Visto che sono una tremenda curiosona, ti chiedo anche di svelarmi il suo segreto perchè io uno che dura otto ore di fila non l'ho mai conosciuto. Per fortuna.
Se non dovesse entrarti tutto nella slitta puoi anche mandarmi quello che ti ho chiesto con il corriere, però ti prego, non usare le nostre Poste che io i miei regali li vorrei per Natale 2016, non per quello del 2020.

Con affetto e stima
Gilda

Ps. Al Fidanzato porta un buono da spendere in vestiti, rigorosamente senza di me che io di andare con lui per negozi mi sono rotta le scatole.


La foto del post è di Samira El Bouchtaoui
Babbo Natale, toglimi una curiosità: sono riuscita a scrivere il nome della mia Sami senza doverlo leggere (e l'ho anche scritto giusto) dopo mesi e mesi di tentativi. E' un miracolo di Natale o mi hai portato in anticipo, come regalo, l'intelligenza?

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sabato 2 gennaio 2016

Se avete regalato un cane a Natale

Io lo spero, ci credo, mi auguro che non abbiate messo un cucciolo dentro ad una scatola con il fiocco rosso.  
Sapete, io i fiocchi rossi proprio non li posso soffrire, tutt'al più intorno ad una macchina -se un'Audi ancora meglio- ma se lo avete fatto io non vi giudico. No, non lo faccio, lo giuro.
Dovete però sapere che un cane è per sempre. Finché morte non vi separi.
E probabilmente, a meno che non abbiate 92 anni, sarà il cane a morire prima di voi. E saranno lacrime amare, ma questa è un'altra storia.
Dovete anche sapere che un cane non è un oggetto, non è come una pista per le macchinine o come la cucina giocattolo.
Tutti i bambini vogliono un cane per Natale. O per il compleanno. O come regalo di promozione.
A Natale, però, sono tantissimi i genitori che presi dalla sindrome del siamo tutti più buoni regalano un cane ai loro bimbi. Che poi, ovviamente, del cane non si prendono cura.
E no, non è colpa loro, come potrebbe d'altronde un pargolo di quattro anni prendersi cura di un cane da 50 kg?
Comunque: se l'avete regalato, ora respirate.


Il cane piscerà. Tanto. Ovunque.
Non imparerà a comando a non pisciare ovunque, soprattutto sul divano in chesterfield. O sul tappeto persiano. Ma tranquilli: se avete preso un maschio ci metterà qualche mese ad alzare la zampetta e ad annaffiare muri e tende.
Dovrete portarlo fuori. Si, anche se piove. Anche se nevica. Anche se ci sono 40° all'ombra. Anche se avete la febbre. E no, non lo faranno i pargoli quattrenni perché non possono prendersi questa responsabilità. E comunque, non avranno la forza di tenere un cane che tira.
No, non tirano solo i cani da 50 kg. Provate a prendere un cane minuscolo da caccia.
Si lo so che l'avete preso per fare giocare il pargolo e non avete intenzione di andare a prendere le volpi in giro, ma i cani da caccia tirano. Oh, se tirano. Hanno una forza che gli viene dal naso.
Tra uno sniff e uno snuff, se non state attenti, vi butteranno per terra.
E no, non importa se avete il giardino. A parte che avere il prato all'inglese ricoperto di cacca non è una bella cosa -soprattutto quando il quattrenne si rotolerà sull'erba e poi si accomoderà sul divano puzzolente come il culo di una mucca con la diarrea- ma il cucciolino che adesso vi sembra tanto tenero e dolce, dovrà uscire comunque. E forse, prima o poi, sarete costretti ad ingaggiare una lotta all'ultimo sangue per mettergli il guinzaglio.
Poi l'amabile cucciolo comincerà a mordicchiare tutto quello che gli capita a tiro: pantofole, vestiti, telecomandi. Ed ebbene si, anche il tavolo da pranzo del '600. No dai, magari tutto il tavolo no, ma le gambe del tavolo si. E' una forma d'arte anche la gamba mozzicata, che vi credete?
E farà disastri. O se farà disastri. Il fiocco rosso che avete messo intorno al cucciolino a Natale sarà solo un ricordo lontano. Molto lontano.
A breve, avrete davanti un piccolo demonio che distruggerà tutto quello che gli capita a tiro e che butterà tutto per terra. Si, anche le cose fragili. Cosa volete che ne sappia il cucciolino che il bicchiere di vetro se cade, si rompe?
E, quando tornerete a casa stanchi dal lavoro, non potrete nemmeno rimproverarlo perché il cane o lo becchi in flagranza di reato o ciao, lui ha già dimenticato tutto. E sarà pronto per un nuovo disastro, più distruttivo del precedente.
Ci saranno peli ovunque. No, non importa se avete scelto un cucciolo a pelo corto, i peli li perderà comunque. Saranno sul divano, sui vestiti, sul pavimento.
Forse si ammalerà e dovrete tenergli la zampa mentre il veterinario lo visita.  Veterinario che, tenete bene a mente, non è gratis, così come nemmeno le medicine. E sappiate che le medicine veterinarie non sono mutuabili, inutile che minacciate di morte il farmacista. Però potete portarle in detrazione sul 730 dell'anno successivo.
Il cane mangerà. E dovrete ricordarvi di dargli da mangiare, di tenere la ciotola dell'acqua sempre piena. Con acqua fresca. Che poi magari l'ormai ex cucciolo sarà uno schizzinoso e li sono cazzi. Ma cazzi amari proprio.

Se avete regalato un cane a Natale al vostro pargolo e siete pronti a tutto questo, allora sappiate che riceverete in cambio -per tutta la vita- tante leccate, coccole, amore.
Sappiate che non sarete mai soli e le passeggiate sotto la pioggia non vi sembreranno affatto brutte.
Quando avrete la febbre, forse sarete disperati all'idea di dover comunque portarlo fuori, ma in cambio avrete qualcuno sul letto con voi che vi terrà compagnia finché non sarete guariti.
Sappiate che tutto quello che il piccolo devastatore distruggerà, probabilmente ad un certo punto lo avreste buttato comunque. E magari il cane ha solo anticipato le vostre intenzioni perché, ebbene si, sa leggervi nel pensiero.
Sappiate anche che molto probabilmente diventerete completamente cretini, comincerete a parlare con il cane che ad un certo punto vi abbaierà contro per rinfacciarvi il fiocco rosso. E avrà, ovviamente, ragione lui.

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lunedì 21 dicembre 2015

Il cenone della Vigilia e il pranzo di Natale a Palermo

Il primo Natale da fidanzati -ormai qualche Natale fa- eravamo a Roma.
Io ero disperata -"voglio il brociolone di mamma, è un mio diritto averlo"- ma non si poteva fare altrimenti.
E quindi, finì che il cenone della Vigilia consisteva  in una portata -durata della cena: venti minuti- e il pranzo di Natale consisteva in due portate, 80 grammi di primo a testa e poco secondo che i grassi saturi, si sa, fanno male.
C***o sono i grassi saturi?
Io da brava invitata ho mangiato, ringraziato, sono tornata a casa e ho detto mai più.

L' anno dopo portai Fidanzato a Palermo e fu così che venne sancito che, nei secoli dei secoli, finchè morte -o una bionda alta 1,90 com una quinta di seno- non ci separerà, il Natale si passerà a Palermo. Anche Santa Lucia, Santo Stefano, Capodanno e l' Epifania, se possibile.
Fidanzato non era preparato psicologicamente al Natale siculo, non era nemmeno abituato a festeggiare sia la vigilia che il giorno di Natale, ma noi l'abbiamo tranquillizzato, gli abbiamo spiegato che qui Babbo Natale porta in ogni casa una fornitura annuale di Malox e Biochetasi e che doveva stare sereno. Pensiamo a tutto noi.


Io ho il padre veneto e, di conseguenza, anche due zie venete, quindi il cenone della vigilia è rigorosamente veneto. Veneto sicilianizzato perché se è vero che altrove ci sono due micro portate e poi tutti a casa, da noi no. Si mangia. Per ore. Giorni. 
Si comincia con una ventina di antipasti vari che cambiano ogni anno. Ed è stata dura spiegare al Fidanzato che no, non è l'intero cenone, ma solo gli antipasti. 
Poi ci sono i tortellini in brodo, di solito tre piatti a testa più pesca direttamente dalla pentola nel dopo cena con mia zia che insegue i piccoli di casa chiedendo per riscaldare sti benedetti tortellini. Alle due di notte.
Comunque. Poi c'è la faraona, il cappone, l'arrosto di vitello e il maialino al vino, accompagnati dalla peverada che è una specie di contorno a base di fegatini di pollo. FEGATINI DI POLLO PER CONTORNO, avete capito benissimo. E le patate. E l'insalata. E il baccalà. E i cardi in pastella. 
E poi il panettone. E il pandoro. Riempito con la crema di mascarpone. E il tiramisù, che voi non lo sapete ma il tiramisù è un dolce veneto e qui si passano le tre settimane precedenti al Natale a cercare il mascarpone fresco che a Palermo -per onor di cronaca- non esiste.
E la cassata, sia classica che a forno.
E i cannoli. Che Natale è senza cannoli?
E le noci, i bagigi, le mandorle. Io sono allergica a tutte queste cose, quindi devono scegliere -Fidanzato compreso- se mangiare la frutta secca o stare vicino a me. Scelgono sempre la frutta secca.
E il torrone.
E poi ancora tortellini.  Torrone inzuppato nel brodo dei tortellini.
Caffè, ammazzacaffè, vodka alla menta.
Niente domande sulla vodka alla menta, grazie.
Il cenone finisce di solito intorno alle 3 di notte. Tanti cari saluti e ci vediamo domani. Intorno alle 14, non prima che almeno ci viene fame.
 Fidanzato, la prima volta, ha pensato che, a quel punto, il giorno dopo brodino o, al massimo, latte e biscotti.
E difatti il menù del giorno di Natale prevede antipasti a mai finire: tartine, salmone, cocktail di gamberi, salsiccia secca, formaggi, salumi, una renna intera.
Anelletti al forno e lasagne che -sempre per onor di cronaca- fa la sottoscritta.
Salsiccia e carne al sugo.
Brociolone ripieno. Molto ripieno. C'è più ripieno che carne.
Cotolette. Che magari a qualcuno non piace l'altra carne.
Calamari affogati.
Funghi a cotoletta, che tanto a che si frigge la carne tanto vale friggere qualche altra cosa.
Patate.
Broccoli. Che sarebbe quello che voi  chiamate cavolfiore, visto che quelli che voi chiamate broccoli, noi li chiamiamo sparacelli.
Insalata.
Chi c***o la mangia l'insalata a Natale non si sa.
Pandoro. Panettone. Tiramisù. Cassata. Cassata al forno. Crostata.
Noci. Bagigi. Mandorle. Torrone.
Torrone bianco, nero, al pistacchio, al limone, all'arancia, in salsa di renna.
Caffè, ammazzacaffè, vodka alla menta.
Ore 19: fine del pranzo.
Ore 20: mio cugino grande chiede uno spuntino. "Zia, ho fame". Gli altri venti commensali si accodano allo spuntino. Si ricomincia a mangiare.
Biochetasi.
Quest'anno c'è una novità: sono stati invertiti i giorni. Vigilia a casa dei miei, Natale a casa degli zii.
Mia madre ha commentato il cambio affermando:"Così abbiamo più tempo e possiamo cucinare qualcosa in più".
Mia zia ha detto che quest'anno avrebbe cucinato un po' meno. Aveva stilato un menù con due portate in meno rispetto al solito. Poi, ogni giorno, ha chiamato per dire che aggiungeva roba e, alla fine, ci sono dieci portate in più rispetto al normale.
Io ho deciso che, ai dolci, quest'anno si sarebbe aggiunta la zuppa inglese. Ho girato tutta Palermo per trovare l'Alchermes e finalmente una sera sono tornata a casa esibendo il mio trofeo, ovvero la bottiglia di Alchermes che tutti conoscevano, ma nessuno aveva e che mia madre voleva sostituire con il Marsala.
Io avevo anche proposto l'after: mangiamo dalle 20,00 del 24 alle 20,00 del 25 e vediamo che succede: mi hanno risposto proprio "E per la colazione come facciamo?"

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martedì 8 dicembre 2015

Lo chiamavano Babbo Natale (ma in realtà erano mamma e papà)

Quando ero bambina, scrivevo la letterina a Babbo Natale.
Lo farei anche adesso se avessi qualcuno che mi prendesse sul serio, ma pare che io adesso sia troppo grande per queste cose.
Un anno avevo scritto la mia bella letterina, avevo scritto l'indirizzo sulla busta -qualcosa tipo Via delle Renne, Polo Nord- e l'avevamo spedita. Al costo di un francobollo da 750£, mi era arrivata a casa la sua risposta. Di Babbo Natale in persona, cosa credete?
Non mi aveva inviato i regali richiesti -quelli ovviamente li aveva messi sotto l'albero- ma mi aveva mandato cartoline natalizie, una letterina affettuosa e qualche altra stupidaggine.
Il mittente non era Babbo Natale -solo perché era in incognito ovviamente- ma Poste e Telecomunicazioni, ovvero le moderne Poste Italiane.
Dubito che facciano una cosa del genere anche al giorno d'oggi, ma questa cosa la ricordo con immenso piacere. Adesso che sono grande, mi chiedo se avessero assunto qualcuno solo per rispondere alle letterine indirizzate a Babbo Natale o se a turno si, a ricoprire questo compito, ci si mettessero i dipendenti, invece di smaltire la fila allo sportello.

Babbo Natale aveva la stessa carta da regalo del mio negozio di giocattoli preferito, Girigogolo, che adesso ha chiuso. Quando mi sono resa conto che al suo posto c'era un negozio di accessori ho avuto un mancamento. Era un negozio bellissimo, piccolino, ma bellissimo. E Babbo Natale si serviva da lui, a riprova del fatto che era proprio un bel negozio e alla faccia degli elfi e della fabbrica di giocattoli al Polo Nord.


Un anno, avevo girato e rigirato il pacco che mi aveva portato Babbo Natale fino a scoprire che dentro c'era Stickermania, un affare che serviva per creare sticker con cui ho giocato davvero tanto e che immagino alla fine sia stato regalato a qualcuno o ingoiato da mostri della cantina di casa.
Di altri regali di Natale non ho memoria.
I regali più belli, in realtà, li portavano i morti, lasciandoli direttamente davanti il cancello di casa, senza passare dal camino.
Quello che mi ha sempre stupita è che il camino fosse in soggiorno, l'albero di Natale in salotto, quindi sto povero Babbo Natale doveva fare il giro della casa per trovare l'albero visto che non gli lasciavamo nemmeno mezza indicazione per raggiungere la meta.
A casa mia, quella che divido con Fidanzato, di alberi ne sono già passati tre: il primo era bianco e ancora oggi Fidanzato mi rinfaccia quell'albero bianco chiedendosi chi è quel genio che ha messo in commercio, cito testuali parole, una schifezza simile. 
Il secondo era l'albero che finirà a casa dei miei genitori, un capolavoro dell'arte natalizia scelto da Fidanzato, ma che secondo me è troppo basso.
Il terzo -quello attuale- è un albero di 180 cm (io lo volevo da 210, ma sono dovuta scendere a compromessi col poco natalizio Fidanzato) viola, argento e bianco. Ci sarebbe anche un po' di azzurro e blu, ma poco. Sotto l'albero non possiamo mettere i regali perché quando ci abbiamo provato, Cane Gnappo li ha scartati e trascinati per tutta casa, quindi, visto che non riusciamo a spiegargli che i regali può anche aprirli lui, ma deve quanto meno aspettare la Vigilia di Natale, abbiamo rinunciato. I regali si nascondono dentro l'armadio, al riparo da cani indiscreti.
Avendo un certo gusto nello scegliere le cose più trash del fiorente mercato delle decorazioni natalizie, abbiamo pure messo un bel tubo di luci in terrazzo. Gli unici del palazzo ad averlo fatto, ma tant'è.
Siamo anche gli unici ad avere messo una bella ghirlanda sulla porta.
E abbiamo appeso anche un filo di luci sul muro, nel caso in cui il resto non bastasse.
Manca solo la letterina a Babbo Natale, ma genitori e Fidanzato mi hanno già spoilerato i regali, quindi mi sa che per quest'anno non ci provo nemmeno a convincerli che anche io ho diritto a scrivere sta benedetta letterina.

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venerdì 4 dicembre 2015

Missing: di quanto mi manca il mio cane nero

Era Dicembre dell'anno scorso quando mi sono accorta che qualcosa non andava. Avevi un'anca gonfia e mi ero preoccupata. 
Ti avevo portato dal veterinario e dalle lastre che ti aveva fatto non si capiva bene cosa avessi.
C'era stato un giorno in cui avevi pianto parecchio, la prima e l'ultima volta nella tua vita.
Io, quel giorno, avevo piazzato il tuo cuscinone al centro del tappeto, ti avevo coperta con un plaid viola e ti avevo messo vicino la ciotola dell'acqua. Quella sera avevo bollito il pollo che tu adoravi, ma per fartelo mangiare avevo praticamente dovuto costringerti.
Avevo passato la serata a pulire il pollo, un pezzetto per te e uno per il tuo fratellino.


Era iniziato da lì il nostro calvario. Da lì avevi iniziato a prendere tantissime pillole ogni giorno che io nascondevo tra un pò di prosciutto o un pezzetto di wurstel.
Avevamo passato quei giorni di Dicembre ad aspettare gli ulteriori controlli.
Un giorno ero tornata a casa e saltavi. Saltavi e muovevi la coda, come sempre. E io avevo pensato che stava passando tutto.
Ti portavamo continuamente a fare una visita o un controllo e non sembravi poi così grave. E io ero convinta che ti avremmo guarito, che saresti stata con noi per sempre.
La sera della Vigilia di Natale avevi la febbre alta, tremavi e io ti avevo tenuta vicino a me, coperta dallo stesso plaid viola con cui ti avevo avvolta quel giorno che era iniziato il nostro calvario.
Ti misuravo la febbre e chiamavo mia madre che era a cena con un sacco di veterinari.
Il giorno di Natale eravamo rimasti a casa io tu e il fratellino. Papi era a lavoro ed era tornato al volo per pranzo. Avevo arrostito una fettina di carne, pensando che quello non era un vero Natale, ma non avevo avuto cuore di lasciarti da sola, stavi male e si vedeva.
Quando Papi era tornato a casa, vi eravate messi tutti e tre a dormire sul letto, eravate bellissimi. La mia bellissima famiglia, metà umana e metà pelosa.  Vi avevo scattato una foto.
Poi dopo due giorni, eravamo partiti per andare a Palermo.

Ti avevamo portato dallo zio. Io, Papi e il mio papà. Io mi fido di mio zio, è un bravissimo veterinario ed ero certa che mi avrebbe detto che non era nulla. E invece mi aveva detto che avevi una massa che non gli piaceva e aveva cominciato a fare delle telefonate. Ci aveva spedito da un oncologo.
L'oncologo ti aveva addormentata, rasato il pelo e ci aveva detto che nel giro di poco avremmo avuto la risposta. Io e Papi eravamo andati a cercare un bancomat e quando eravamo tornati era sveglia che ci aspettavi. Mio padre piangeva.
Ho visto le tue lastre, guardavo le lastre e poi guardavo Papi. Poi guardavo i vetrini, poi riguardavo Papi. Era il 30 Dicembre. Il tumore ti stava mangiando viva: ti aveva preso il bacino, un'anca e parte della coda. Potevamo tentare l'operazione, ma era una follia perchè non potevamo tagliarti a metà e saresti probabilmente morta sotto i ferri. Allora, abbiamo tentato la chemioterapia.
Undici pillole al giorno. La nostra giornata era scandita dalle tue pillole.
Mettevo la sveglia per la prima, mi mettevo i guanti perchè i farmaci chemioterapici devono essere maneggiati con cura. Poi facevamo la terapia complementare, tutto il giorno, tutti i giorni.
Io ti tenevo lì con me, tu stavi sempre vicino a me.
La sera di quel 30 Dicembre ero in macchina con Papi, stavamo parlando e poi lui era scoppiato a piangere dicendomi che non era giusto. Mi aveva promesso che ti avremmo salvata e lui ha sempre mantenuto ogni promessa, non mi ha mai detto una bugia, ha sempre fatto il possibile per vedermi felice.
La mattina dopo, all'alba, mia madre ci aveva svegliati perché nevicava. Ci eravamo svegliati e avevamo guardato la neve cadere dalla finestra. Poi vi avevamo portati fuori, te e il tuo fratellino. Avevo scattato una foto a voi tre, belli come sempre. In quella foto, tu hai lo sguardo triste.
La sera ti avevo portata in braccio, le tue zampe non erano più forti come prima.
Io ci credevo che ti avremmo salvato, l'ho creduto ogni giorno.
L'oncologo mi aveva detto che dopo tre mesi dall'inizio dalla chemioterapia, avremmo fatto il punto della situazione. Il tumore tre mesi non ce li ha lasciati. Sei morta tra le mie braccia dopo un mese e mezzo, lottando, provandoci in tutti i modi.
Due giorni prima che morissi, quando lo sapevo che era questione di poco, ti avevo cucinato le tagliatelle al ragù. Le avevi mangiate di gusto e io pensavo che eri bellissima.
Non c'è stato un solo giorno in cui non ti ho pensato. Ogni sera quando ci mettiamo a letto penso che ti mettevi sempre in mezzo a me e Papi per prendere le ultime coccole della giornata e poi, quando dicevamo che era ora di dormire, scendevi dal letto e ti mettevi sul tuo cuscinone posizionato dalla mia parte del letto. 
C'è stata quella notte in cui pioveva a dirotto e io, all'improvviso, avevo sentito qualcosa di peloso. Ero addormentata e non capivo. Ti eri infilata sotto le coperte, avevi poggiato la testa sul cuscino e ti eri appiccata a me. Ero scoppiata a ridere.
C'è stata quell'altra volta che non ero riuscita a portarti fuori a causa del diluvio, pioveva tantissimo e ti eri rifiutata di uscire dal portone piantando le zampe per terra. "Milly, guarda che non puoi fare la pipì fino a domattina". Avevi girato le zampe e te n'eri andata.
C'è stata quell'altra volta che Papi pensava di averti persa perchè ti si era staccato il guinzaglio e ti aveva trovata davanti la porta di casa, comodamente sdraiata sullo zerbino.
Volevi sempre stare al sole sul terrazzo, anche quando c'era troppo caldo. Prendevi il sole e guardavi fuori.

Ho sempre pensato che tu fossi un genio. Eri un genio. Mai conosciuto un cane così intelligente. 
Non era stato amore a prima vista tra me e te. Era un amore che era nato a poco a poco ed era diventato enorme. Mi ero innamorata di te e tu di me. Era un amore che sarebbe dovuto durare una vita. Ed invece non è stato così.
Quando è iniziato Dicembre, Papi mi ha promesso che quest'anno sarebbe stato bellissimo, che avremmo passato delle belle feste, un bel Natale. E che tu saresti stata sempre con noi.
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