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giovedì 8 aprile 2021
Dal giorno in cui ho traslocato, fatta eccezione per tre giorni di ferie che mi sono stati offerti per gentile concessione del mio responsabile (che non me lo dirà mai, ma presumo mi abbia visto un po' esaurita), non mi sono mai fermata.
Ad oggi non siamo ancora completamente sistemati, ad onore del vero non ho neppure la cucina a causa di un ritardo nella consegna.
Non ho neppure tutti i lampadari, né lo specchio in uno dei due bagni, deve arrivare l'armadio della cameretta, i divani (si, due) arriveranno quando probabilmente avrò definitivamente optato per la sedia a dondolo e, quando avrei avuto bisogno di Ikea più che di ogni altra cosa al mondo, eravamo in zona rossa, praticamente per la prima volta -feste di Natale escluse- da quando esiste il sistema a colori.
Abbiamo avuto ritardi con quelli che dovevano togliere i sigilli al contatore del gas, con quelli che dovevano metterci la fibra (ricordo a tutti che io sono in smart working e la fibra mi serve quasi quanto mi serviva Ikea quando eravamo in zona rossa), con il comune di Roma che per cambiare la residenza ci sta mettendo quanto ci metto io per andare a piedi da Roma a Budapest.
Ho continuato a lavorare, ho continuato ad allenarmi, a portare fuori i cani, ad avere mille cose da fare, eppure -nonostante la stanchezza- non penso di essere mai stata così felice.
Realizzare il desiderio di una casa grande e come la volevamo non era facilissimo, vuoi perché abbiamo fatto tutto da soli, vuoi perché viviamo a Roma e a Roma fai prima a comprarti il Colosseo che non a trovare una casa come davvero la vuoi, dove davvero la vuoi, spendendo i soldi che vuoi.
Presumo sia così in tutte le grandi città, ma non ne ho esperienza visto che a Bologna e a Milano, dove ho vissuto da quando sono andata via da casa dei miei, avevo esigenze molto diverse.
Non ci sono comunque grosse novità: come tutti gli anni, è arrivato Aprile, io ho iniziato il conto alla rovescia per il mio compleanno, quest'anno la torta sarà bellissima, probabilmente persino più bella di quella dell'anno scorso (che trovate qui), forse la più bella mai avuta, anche se c'è stato un periodo in cui avevo stupende torte a forma di mucca con disegni creati apposta per me.
Non ci sarà neanche quest'anno una festa e non si potrà andare a cena fuori, ma ci sarà qualche piccolo festeggiamento e tanto mi basta. E poi ci saranno i regali da scartare (che praticamente, senza volerlo, mi sono scelta da sola).
Il lockdown, la zona rossa, la pandemia sono sempre più difficili da sopportare, tra qualche giorno mia madre subirà un'operazione delicata e io sarò a 1000 km. Se ve lo state chiedendo: si, sarei potuta andare a Palermo, ma in nessun caso sarei potuta entrare in clinica, neanche per portare un cambio di biancheria, quindi resterò lontana, pronta -in caso di emergenza- a partire di corsa.
Se è giusto o sbagliato non permettere ai familiari stretti di accedere per portare un cambio non sta a me dirlo, io stessa mi sono operata da sola lo scorso anno e ricordo molto bene con che fatica sono riuscita ad accendere il cellulare per fare squillare il telefono di mia mamma solo perché sapesse che ero viva (no, l'ospedale non avvisava nessuno), però mi dispiace.
In questo Aprile inaspettatamente freddo, fatta eccezione per questa storia dell'operazione, io credo di avere realizzato tutti i desideri che avevo (tranquilli che comunque ne troverò di altri da realizzare) ed è curioso come questo sia accaduto in un anno segnato dalla pandemia.
Ogni tanto penso che ci ho messo quasi trentacinque anni per arrivare a conclusione di tanti piccoli percorsi che mi permettessero di avere davvero tutto quello che volevo, compreso trovare una crema spalmabile quanto più simile possibile alla Nutella, ma che potessi mangiare (che a voi sembrerà una stupidaggine, ma io ho investito moltissime energie in questa ricerca).
Succedono ancora cose che non possono essere vere, eh: potrei raccontarvi della mamma pancina che ha portato avanti la tesi per cui le madri, in quanto tali, sono tutte grasse e sciatte o di tutte quelle persone che si fingono allergiche e che hanno la sfiga di trovare me nel loro cammino.
O di Fuffi e Mila che sono scappati di casa -aprendo la porta da soli- perché temevano che li avessimo abbandonati la sera in cui ci siamo trasferiti a casa nuova.
O della botta alla tibia che ho preso saltando su un box di legno a causa del quale mi manca -letteralmente- un pezzo di pelle dalla gamba che ormai immagino non crescerà mai più (ammesso che la pelle cresca, non ne ho idea).
O di quanto mi sia risultato difficile trovare qualcuno disposto a farsi mettere in regola per pulirmi casa.
Il problema è che il tempo per raccontare ogni singolo episodio che non può essere vero mi manca. A volte penso a questo blog, a quanto avrei voluto scrivere un post al giorno, a quanto io lo abbia sacrificato, a quanto spero sempre di trovare -prima o poi- di nuovo il tempo, a quanto non capisco dove lo trovassi prima, visto che facevo più o meno le stesse cose.
Però ci sono, cerco di esserci, rispondo ad ogni singolo messaggio o mail che mi arriva che comunque è qualcosa, no?
mercoledì 17 febbraio 2021
Una nuova casa: passare da una casa molto piccola ad una molto grande
Ho sempre abitato in case minuscole, piccole, molto piccole.
Cioè, non sempre: sono cresciuta e ho vissuto fino al mio trasferimento in una villa: tre piani, il giardino, un tetto su cui arrampicarsi (non rischiavamo la vita, ho un sacco di amiche che possono confermare), un bagno -rosso, bellissimo, che ho amato tanto- tutto per me e un sacco di spazio, ma quella era casa dei miei genitori.
Da quando mi sono trasferita ho vissuto prima in appartamenti condivisi fin tanto che studiavo, poi in bilocali con Fidanzato poi divenuto Marito. La grandezza massima in cui abbiamo vissuto è di ben 58 mq, ovvero camera da letto, salotto con cucina più o meno a vista, un ripostiglio, un bagno e terrazzo.
Che ad un certo punto sono diventati pochi (i mq intendo).
No, non a causa della pandemia, del lockdowon, dello smart working.
Sono diventati pochi in generale, non ci entravamo più, avevamo bisogno di spazio perché non abbiamo più vent'anni che ci stringiamo in dieci in un divano e quattro sedie, quindi è iniziata la spasmodica ricerca di una casa più grande, un piccolo -manco tanto piccolo se vogliamo- investimento che ci ha quasi del tutto impoveriti perché ecco una casa a Roma è costosa se si tratta di, appunto, 58 mq, figuriamoci se si tratta di qualche mq in più.
Mesi di ricerca, di appuntamenti incastrati, di delusioni.
Dove per delusioni intendo che ho sprecato una mattinata per vedere una casa che gli eredi di una povera signora finita in una rsa all'improvviso si sono sbrigati ad affidare ad un'agenzia e ce l'hanno mostrata con i vestiti della signora ancora sul letto, la carta da parati anni '80 marrone scuro penzolante e un odore di cane bagnato che i miei cani manco se li lascio sotto l'acqua per due anni (cosa che, in ogni caso, non ho intenzione di fare).
Ho fatto richiesta per case con almeno due camere da letto e la cucina rigorosamente separata ed abitabile e mi hanno mostrato case con una camera da letto di tre mq, con un fornelletto da campeggio in garage al posto della cucina (ok sto esagerando, ma è chiaro cosa voglio dire, giusto?).
Abbiamo fatto una proposta per una casa che ci piaceva e dopo un mese che ci stavamo dietro abbiamo dovuto rinunciare.
Poi un giorno è arrivata una telefonata in cui mi proponevano di vedere un appartamento e ho pensato che era lui ancora prima di vederlo. Un appartamento che non avevo trovato io, ma che mi proponeva un'agenzia che non è la classica agenzia in franchising, ma di quelle vecchio stile in cui ti segue il proprietario, che non è esattamente un ragazzino (e a cui nel frattempo mi sono affezionata). E, in effetti, era lei. Ci abbiamo messo più o meno due ore a decidere che era lei.
L'abbiamo rivista, riguardata, riosservata, misurata e continuava ad essere lei.
Ce la siamo immaginata tra un anno, tra cinque, tra dieci, tra venti.
Ho visto i miei figli diventare grandi lì.
Ho pensato che Fuffi sarebbe impazzito di gioia. Anche Mila eh, ma lei ha meno pretese.
L'abbiamo arredata con l'immaginazione.
E infine, è diventata nostra.
E poi i lavori, gli scatoloni, il trasloco, scegli i mobili, ordina i mobili, io vi dico solo che il divano che ho scelto arriva dopo il mio compleanno che non è esattamente domani (ma se volete farmi dei regali anticipati per la mia nuova casa sappiate che non ho ancora scelto lampadari e mobili del bagno e neanche un sacco di altre cose a dire il vero, quindi qualsiasi cosa è ben accetta).
E devo dirlo: io volevo la cucina separata e abitabile, due camere da letto ed ero intransigente sulla zona, però mai e poi avrei pensato che sarebbero tornati i tempi del bagno rosso e che avrei avuto un bagno tutto per me. Un bagno che non è rosso, ma va bene uguale, no?
Ecco, questo è il motivo per cui non ho avuto tempo di scrivere nulla, nonché il motivo per cui forse non avrò il tempo di scrivere nulla neanche nei prossimi due mesi a volere essere ottimisti. Corriamo avanti e indietro, non penso di avere mai corso così tanto e, nel frattempo, viviamo accampati, nel vero senso della parola. E le mie amiche sopportano i miei deliri, compreso quello in cui volevo assolutamente comprare delle sedie rosa fluo per il salotto.
Ps. Il molto piccola e il molto grande del titolo suonavano bene, so perfettamente che esistono case molto più piccole e molto più grandi.
domenica 12 aprile 2020
Pasqua in quarantena
È arrivata questa Pasqua in quarantena.
Sarà un Aprile e un inizio di Maggio in quarantena, stando alle ultime direttive, e va bene così.
Mi dispiace non festeggiare il compleanno come ho sempre fatto, ma avrò comunque la torta che volevo e anche questo va bene così, sarà per l'anno prossimo. E poi, insomma, me l'aspettavo di non poterlo festeggiare, non ho mai pensato un secondo che si potesse tornare ad una vita semi-normale subito dopo Pasqua, quindi nessuna sorpresa.
A me non é cambiato molto, la mia routine é stata sconvolta solo in parte e - a dire il vero- é stata sconvolta più dalla frattura e dall'operazione (qui per saperne di più) che non dal resto.
Probabilmente, se non mi fossi dovuta operare, sarebbe rimasto quasi tutto invariato, fatta eccezione per estetista e parrucchiere, per la palestra e per le cene fuori (che mi sono sempre concessa in grandi quantità). Cose che mancano, eh, ma di cui -in linea di massima- riesco a fare a meno, visto che comunque non sarà per sempre.
Io continuo a pensare che prima o poi si tornerà alla normalità, ci vorrà molto tempo, ma prima o poi accadrà e va bene così.
Martedì mi diranno -almeno si spera- se devono riaprirmi o meno, si é infettata la cicatrice, non sono riusciti a capire come e, per il momento, hanno deciso di imbottirmi di cortisone e antibiotico, sperando di non dovere effettivamente riaprire. Ecco, dover tornare in ospedale, essere eventualmente operata di nuovo, non mi piacerebbe molto, indipendentemente dal coronavirus e dalla situazione attuale degli ospedali. Sospendere le visite operatorie a causa dell'emergenza sanitaria, a quanto pare, é una cosa che non doveva essere fatta stando a quanto hanno ammesso qualche giorno fa, diciamo che ci hanno provato ed é andata male. Io, ovviamente, quando mi hanno detto che non dovevo farle e che tutto era rimandato a data da destinarsi, mi sono fidata senza mettere minimamente in dubbio quello che diceva un medico che, nella mia testa, ne sa sicuramente più di me. Adesso non tocca che sperare che avere sospeso le visite non porti ad ulteriori rotture di scatole.
Qui si continua -o, per meglio dire, si é ripreso- a lavorare e ad avere più o meno la solita routine.
Dormo un po' di più, quello si.
Si esce per portare fuori i cani, il tempo necessario per i bisognini (Fuffi accusa, lui adora stare fuori ore e ore, correre e via dicendo, a Mila non frega un tubo, lei é un cane da cuccia e da divano), ci si allena, si mangia regolare che va bene tutto, ma io non voglio ingrassare cinque chili al mese.
Si continua anche a pulire casa e a fare le lavatrici. Leggevo ieri che, da quando é iniziata questa storia, molte persone non hanno più grande necessità di lavare i vestiti e, giuro, questa non l'ho capita. Ora, a parte che é un'attività che a me ha sempre rilassato (ne avevo parlato qui), io continuo a cambiare lenzuola, asciugamani, mutande e calzini, oltre ovviamente ai vestiti, quindi quello che si sporca continua a dover essere lavato, ma non so se magari sono strana io.
L'idea della spesa continua ad essere la cosa che più mi manda ai matti, ancora nessuna consegna online trovata, quindi mi sono dovuta arrendere ad andare al supermercato, fare la fila, fare la spesa più in fretta possibile perché mi dispiace perdere tempo. Sono però riuscita ad ordinare alcune cose, tipo quelle per l'igiene personale, online. Almeno quello.
E infine: Buona Pasqua, anche se per molti é una Pasqua diversa dal solito (di come io di solito trascorro la Pasqua, ne avevo parlato qui anni fa).
Ah, dimenticavo: se siete nati ad Aprile come me leggetevi questo post.
giovedì 19 aprile 2018
Mio marito non mi aiuta
Mio marito non mi aiuta.
Avete presente, no?
Il mondo dei mariti -o compagni che siano- si divide in due: quelli che aiutano e quelli che non aiutano.
Mio marito, come dicevo, non mi aiuta.
Non mi aiuta a pulire casa, non mi aiuta a sparecchiare, non mi aiuta a buttare l'immondizia, non mi aiuta in nulla.
Posso dire che il termine aiutare, in questo caso, fa schifo?
Posso dire che il termine aiutare, in questo caso, fa schifo?
Il motivo -banale- per cui non mi aiuta è che fa tutto lui.
E la gente non fa altro che ripetermi che sono una donna fortunata, che ho fatto bene a sposarlo, in fondo è evidente che l'ho sposato -e prima ci ho convissuto per anni- per questo.
Perché pulisce.
Perché butta l'immondizia.
Perché porta fuori il cane che, per altro, preferisce lui a me (sto ingrato a quattro zampe).
Perché sparecchia e lava i piatti.
E anche un sacco di altre cose.
E anche un sacco di altre cose.
Insomma, perché a casa sua (nostra, eh, per dire che ci abita anche lui) fa delle cose che tornano utili anche a lui.
Proprio fortunata, eh.
Mio marito quindi non mi aiuta, mio marito semplicemente si occupa di casa sua e, visto che immagino ci sia un motivo se sta con me da anni, cerca di non accollarmi tutte le incombenze della vita. Che io già sono incazzata da morire per un sacco di cose, tipo la sveglia alle 6 ogni santo giorno, tipo l'ora di metropolitana ad andare e l'ora a tornare per raggiungere il lavoro, tipo le continue trasferte che mi portano a stare lontana da casa.
Ho un marito che si rilassa a spolverare e a passare lo Swiffer, una delle cose che ci costa più mantenere in casa, considerato che spendiamo più in pannetti -umidi o asciutti che siano- che non in cibo. Per dire, eh.
Si rilassa anche a lavare i piatti. O almeno così dice. Se non fosse vero, la considero una bugia a fin di bene per evitare che a me venga anche solo l'idea di mettermi a lavare una padella piena d'olio, cosa che -lo ammetto- mi fa venire l'orticaria. E la mia pelle va preservata dall'orticaria.
Io però mi rilasso dividendo il bucato per colore e stendendo e ripiegando panni puliti (ne avevo parlato qui). Ad ognuno il suo.
E tengo i conti in casa, sono una contabile. E li tenevo anche quando eravamo poveri, cosa che mi costava parecchia fatica mentale.

E tengo i conti in casa, sono una contabile. E li tenevo anche quando eravamo poveri, cosa che mi costava parecchia fatica mentale.

Però devo confessarvi un segreto, uno di quelli a cui non crederete mai: la casa -ve l'avevo già accennato- è anche sua, ci vive anche lui, il cane lo ha voluto anche lui (no, questo non è vero, è stata una mia idea, inizialmente non supportata a pieno dal marito; provate a togliergli il cane adesso), mangia anche lui, usa il bagno anche lui, si veste anche lui e potrei continuare all'infinito.
E ho anche un altro segreto: io lavoro. Da anni, io e il marito eravamo persino colleghi tanto tempo fa.
Lavoro e sto fuori casa anche dodici ore al giorno.
Vado in palestra.
Faccio quello che posso.
A volte la sera mi addormento sul divano perché accuso moltissimo la sveglia alle 6 e non sono un'eroina che deve lottare per difendere il pavimento dai peli del cane a costo della vita.
E quando, per una serie di motivi, non sono andata al lavoro per un periodo più o meno prolungato non è mai stato scontato che io dovessi essere la cameriera tuttofare -quella se mi serve la pago- e lui quello che mi aiuta a pulire o a buttare l'immondizia solo dopo richiesta ufficiale.
No, non sono fortunata.
Mio marito si occupa di casa sua tanto quanto me, solo che ci dedichiamo a cose diverse.
Pulendo, lavando i piatti e portando fuori la spazzatura non sta facendo un favore a me.
Pulendo, lavando i piatti e portando fuori la spazzatura non sta facendo un favore a me.
Si siede anche lui sul water per fare la cacca, non solo io. E anche a lui piace che il water sia pulito.
Anche a lui piace farsi un bel bagno caldo in una vasca pulita.
E potrei continuare all'infinito.
E no, non è merito di mia suocera che l'ha educato bene.
Cioò magari si, l'ha anche educato bene, ma mio marito è l'ultimo di sei figli, il piccolino di casa e ha passato tutta la prima parte della sua vita a letto, ingessato.
E mia suocera è un che nonostante abbia sei figli, quattro nipoti, una nuora e quattro generi pronti a fare qualsiasi cosa, non ti fa neanche fare il caffè in casa sua. Perché non siamo in grado dice.
Poi credo non lo pensi, ma sai mai.
Semplicemente, quando ha deciso di andare a vivere da solo (dove da solo si intende con me che in effetti sono anche parecchio ingombrante) si è reso conto subito che aveva una casa da gestire. Oltre che una fidanzata rompiscatole, si intende.
Quindi no, io non mi reputo fortunata.
Mi reputo una persona normale, con una vita frenetica come quella che ormai abbiamo tutti e che non ha nessuno intenzione di fare da cameriera ed elemosinare aiuto da parte delle persona che ho scelto. E che mi ha scelto.
Perché il peso di una casa (si, il peso perché gestire una casa è pesante) non può e non deve essere solo sulle spalle di una persona. A maggior ragione se quella persona viene scelta (da chi non sa) in base alla presenza della vagina.
Semplicemente, quando ha deciso di andare a vivere da solo (dove da solo si intende con me che in effetti sono anche parecchio ingombrante) si è reso conto subito che aveva una casa da gestire. Oltre che una fidanzata rompiscatole, si intende.
Quindi no, io non mi reputo fortunata.
Mi reputo una persona normale, con una vita frenetica come quella che ormai abbiamo tutti e che non ha nessuno intenzione di fare da cameriera ed elemosinare aiuto da parte delle persona che ho scelto. E che mi ha scelto.
Perché il peso di una casa (si, il peso perché gestire una casa è pesante) non può e non deve essere solo sulle spalle di una persona. A maggior ragione se quella persona viene scelta (da chi non sa) in base alla presenza della vagina.
E, che ci crediate o no, nessuno gli ha ancora detto che sua moglie è una pessima persona perché non lo aiuta.
lunedì 5 febbraio 2018
Ho perso le chiavi di casa
Ho perso le chiavi di casa.
Si, le ho perse sul serio, non è uno scherzo, però non ho esattamente perso le chiavi di casa mia.
Io ho un appartamentino a Milano che è mio da una settimana esatta.
Cioè in realtà non è mio, ma è stato preso per me.
Non immaginate l'attico in centro, ma è carino e pulito. E ha le mattonelle della cucina verde acido che mi sembra un dettaglio molto importante.
La scelta di prendere un appartamentino invece di stare in hotel quando vengo qui è stata una mia idea perché dormire in albergo equivale a mangiare sempre fuori e, a parte che stavo per diventare una botte, mangiare fuori una volta è una cosa che posso fare senza problemi, quando diventa un'abitudine fissa diventa uno stress infinito (qui, tra le altre cose, ho spiegato perché).
E comunque, risparmiano pagando un appartamento e non un hotel, eh. O almeno credo, secondo me si.
In realtà di mio, in questo appartamento, non c'è praticamente nulla se non del cibo che mi ha procurato mia madre, ma non è questo il punto.
Il punto è che questo appartamento va aperto con delle chiavi. Ovviamente, eh.
E io ho una copia di queste chiavi che ho usato mezza volta fino ad adesso, ma che comunque ho.
Stamattina mi sono svegliata all'alba -tanto per cambiare- e il Marito mi ha accompagnata in stazione a prendere il treno per Milano.
Sono arrivata, sono andata in ufficio, mi sono arrabbiata perché se non mi fanno arrabbiare almeno una volta ogni due ore non sono contenti, finché non mi sono resa conto che stavo per stramazzare al suolo per la stanchezza.
L'idea era di andare in palestra a fare una nuotata, ma poi ho desistito, considerata la stanchezza e il fatto che mi dovevo trascinare dietro il mio inseparabile trolley che a breve andrà sostituito perché, poverino, non ce la fa più.
L'idea successiva è stata di andare a fare la spesa o meglio di andare al supermercato a comprare l'ananas già tagliato a fette e confezionato in quelle vaschette che a me mettono anche un po' di tristezza. Ognuno ha la sue voglie e io avevo voglia di ananas, quindi sono arrivata all'appartamento milanese perché si dai, in fondo prima potevo posare il trolley e poi andare che, in fondo, il supermercato è aperto tutta la notte.
Ho aperto la borsa e ho infilato le mani per prendere le chiavi. E non c'erano.
E stava anche piovendo. E mi stavo bagnando.
Praticamente il cliché più cliché del mondo: fuori di casa sotto la pioggia.
Facciamo un passo indietro: una settimana fa ho insultato il Marito che si era perso la fede (qui per saperne di più) all'urlo di "a me queste cose non succedono" e oggi ho perso le chiavi. Il karma, insomma.
Che poi eh, io sono una che queste cose le prende con estrema filosofia.
Ho svuotato la borsa sul pavimento e, lì per lì, pensavo di averle trovate: erano le chiavi di casa mia, a Roma mimetizzati da chiavi dell'appartamento milanese.
Ho poi trovato cose che credevo perse da almeno due anni. E si che cambio borsa abbastanza spesso, ma delle chiavi nessuna traccia.
A quel punto ho immaginato una me che dorme sotto un ponte al freddo e al gelo rischiando l'ipotermia, finché non mi è venuto in mente che non sono l'unica persona al mondo ad avere le chiavi di questo appartamento. E, in un modo o nell'altro, sono riuscita ad entrare dopo centoventi telefonate, messaggi e imprecazioni.
Toccherà trovare però le chiavi che potrebbero essere a casa a Roma.
Se non si trovano toccherà cambiare giusto quel mezzo milione di serrature considerato che le chiavi nel mazzo erano cinque. Non una, cinque.
E sono anche abbastanza sicura di averle viste di recente. A Roma, appunto.
E sono anche abbastanza sicura di averle viste di recente. A Roma, appunto.
Solo che le chiavi servirebbero a Milano, per aprire la porta di casa, però ecco: possiamo dire che di perdere le chiavi capita a tutti, non è una cosa che non può essere vera. Mi resta, almeno, questa magra consolazione.
domenica 26 novembre 2017
Fare l'albero di Natale: la missione impossibile di casa nostra
Io amo l'inverno, amo il Natale, amo le lucine, amo le palline colorate, amo qualsiasi cosa vi venga in mente associata a questo periodo.
Fare l'albero di Natale rientra tra le mie priorità a partire più o meno dal 16 Agosto, ma ho sempre dovuto fare i conti un Marito, prima Fidanzato, che non ha mai colto l'importanza di tale momento.
Quindi, passato il Ferragosto, ad intervalli regolari, io faccio la domanda "quando facciamo l'albero?" e il Marito, persona notoriamente orribile, mi risponde "l'8 Dicembre" che a me sembra sempre troppo lontano.
La motivazione che lui da a questa risposta che mi spezza il cuore è che poi mi stufo ad avere l'albero in mezzo ai piedi per troppo tempo e a nulla vale spiegargli che, se fosse per me, l'albero di Natale potrebbe restare in casa tutto l'anno.
Facciamo un passo indietro: per anni, a casa dei miei genitori, non si è fatto l'albero di Natale.
La motivazione era seria e, adesso che sono grande, capisco il motivo per cui dal 1998 non si è più fatto (qui per saperne di più).
Nelle case in cui ho vissuto da studentessa fuori sede a Bologna, non si è mai visto un albero di Natale, ma giustamente gli studenti fuori sede non solo sono di norma poveri, ma durante le vacanze di Natale se ne tornano a casa loro.
Poi ho avuto una casa mia e la voglia di albero di Natale è emersa prepotente.
Il nostro primo albero di Natale era piccolo, bianco e brutto.
Non avevamo molto spazio e ci siamo accontentati.
Poi abbiamo cambiato casa, continuiamo ad avere poco spazio visto che abbiamo più roba noi in 58 mq che non le persone normali in case di centinaia e centinaia di mq, ma questa è casa nostra, io ne sono profondamente innamorata ed era necessario avere un albero degno di questo nome.
E stato così che è comparso, durante il nostro primo Natale qui, un albero da 1,80 metri e decine e decine di palline e decorazioni che mi hanno fatto interrogare su come avessi vissuto senza fino a quel momento.
Anche quest'anno ho iniziato a molestare il Marito perché io volevo l'albero, avevo bisogno dell'albero, senza albero non potevo vivere.
"L'8 Dicembre" è stata la risposta del Marito alle mie pressanti richieste.
Che poi eh, so cosa starete pensando: "Ma non te lo puoi fare da sola sto benedetto albero di Natale?"
Volendo, potrei, ma qui torniamo al problema della casa di 58 mq.
L'albero di Natale è conservato nello stanzino, in fondo, dietro centinaia di altre cose quindi è necessario tirare fuori tutto. A quel punto, di solito, alla missione albero di Natale si unisce la pulizia profonda dello stanzino, compresa di riordino dello stesso ed eliminazione di tutte quelle cose che non servono più. È noto che non sono io, in questa casa, quella che fa le pulizie, vengo addirittura rimproverata se ci provo perché, quando lo faccio, genero caos.
Poi c'è il montaggio albero che è la parte che mi piace meno e la scelta su dove posizionare l'albero.
Io lo metterei al centro del salotto, di modo che si veda bene dalla finestra che a me non interessa se viviamo al settimo piano e al massimo lo vede la famiglia che abita nel palazzo di fronte alla mia stessa altezza. Io, quando sono fuori in terrazza, devo guardare dentro e vedere albero e lucine.
Il Marito vuole essere presente durante la decisione su dove piazzare l'albero, di modo che io non lo piazzi davanti la tv (che tanto io non guardo) o in un punto che impedisca poi di passare.
Infine, c'è il problema della disposizione della palline: quando hai in casa un cane scemo che ha come unico obiettivo quello di sgranocchiare le palline di vetro ignaro del fatto che potrebbe bucarsi lo stomaco e fare una morte orrenda, è necessario valutare attentamente ogni dettaglio. Le palline di vetro vanno messe in alto, lontane dal suo raggio d'azione (che tanto è nano) e in basso ci vanno quelle non sgranocchiabili, il tutto mantenendo l'armonia cromatica dell'albero alla quale sia mai rinunciare.
Non è umanamente concepibile che in un angolo ci siano troppe palline dello stesso colore: i colori delle palline vanno mixate in modo preciso.
A questo punto so che vi starete chiedendo come mai il Marito non sia ancora rivolto ad un buon avvocato divorzista, ma io ho sopportato di peggio, eh (qui per saperne di più).
E poi a me piace l'idea di fare l'albero tutti insieme: io, il Marito e il cane che scondizola felice.
Ed è così che il 26 Novembre ho avuto il mio albero di Natale montato, le lucine distribuite in tutta la casa e la ghirlanda fuori dalla porta.
Mancano delle luci e ho perso i gancetti di alcune palline che devo ricomprare altrimenti non posso attaccarle, ma è già qualcosa.
E stavolta l'albero di Natale lo tolgo a Pasqua, giuro.
Mancano delle luci e ho perso i gancetti di alcune palline che devo ricomprare altrimenti non posso attaccarle, ma è già qualcosa.
E stavolta l'albero di Natale lo tolgo a Pasqua, giuro.
martedì 17 ottobre 2017
Lavorare da casa: pro e contro (perché, ecco, non è tutto rose e fiori come sembra)
So cosa state pensando: lavorare da casa è una cosa bellissima, fighissima, pazzesca, una fortuna immensa.
State pensando che così potete evitare il traffico (o lo sciopero dei mezzi), potete stare comodamente in pigiama, fare un po' come vi pare, decidere voi gli orari e via dicendo, vero?
Lavorare da casa -o forse sarebbe meglio dire da remoto, definizione che trovo più corretta- non è male, ma non è neanche tutto questo Carnevale di Rio. E vi spiego perché, eh. Mica dico una cosa e poi non la spiego.
Partiamo dalle basi: cosa si intende per lavorare da remoto? Si intende il lavorare in un qualsiasi posto dotato della strumentazione necessaria per svolgere quel determinato lavoro, che sia casa propria, una biblioteca, il tavolino di un bar o, perché no, un'amaca in riva al mare. Possibilmente ai Caraibi, se proprio si potesse scegliere, magari con qualcuno che ti sventola con la foglia di palma gigante, bibite fresche e cibo a volontà e qualsiasi altra cosa vi venga in mente.
In questo caso, parliamo del lavorare da remoto da dipendente e non da libero professionista, eh.
Credo ci siano delle differenze tra le due cose, probabilmente anche belle sostanziose.
Effettivamente, lavorare da remoto ha degli aspetti positivi innegabili:
-Non si è costretti a spostarsi, facendo un milione di km in macchina in mezzo al traffico (a Roma è così, qui per farvi un'idea) o bestemmiando in sanscrito per i mezzi pubblici che non passano, scioperano, prendono fuoco e via dicendo (si, a Roma succede anche questo, non so altrove). E si risparmia anche, in termini di benzina o abbonamento ai mezzi pubblici. O in fatica se si va al lavoro in bicicletta.
-Ci si può organizzare la giornata incastrando anche attività personali come ad esempio la piscina (qui per saperne di più). O qualsiasi altra cosa vi venga in mente, a me al momento viene da pensare solo al profumo di cloro.
-Si può lavorare in mutande o in pigiama che non è poi così male soprattutto se fa molto caldo o molto freddo. Si, vale anche per le mutande con i Teletubbies e i pigiami con gli orsetti.
-Si può lavorare sul divano o a letto sotto le coperte: si, si può fare, dipende cosa si deve fare certo, ma si può fare. E volete mettere quanto può essere bello e rilassante?
Ehm. non mi viene in mente altro, a parte cose tipo: avere il cane che ti fa da scaldapiedi quando fuori fa freddo che però non è necessariamente una motivazione fondamentale per scegliere di lavorare da remoto.
Oppure l'avere la possibilità di mangiare in modo sano, cibo appena cucinato nella propria cucina e non scaldato alla bell'e meglio in un microonde unto o, peggio, mangiare ogni giorno fuori che bene non fa. No, non mi viene in mente altro.
Però, in questi mesi, ho piano piano creato una lista dei contro del lavorare da remoto che sono tanti, tantissimi.
-Non si hanno orari: praticamente si lavora dall'alba al tramonto, passando anche per la notte, perché la postazione di lavoro ce l'hai sotto gli occhi di continuo, idem le scadenze e non stacchi mai.
A volte capita anche di non accorgersi del tempo che passa e praticamente si lavora ad oltranza, almeno finché il cane non alza la zampa e ti fa la pipì sulla ciabatta unicorno per reclamare il suo sacrosanto diritto alla passeggiata.
A volte capita anche di non accorgersi del tempo che passa e praticamente si lavora ad oltranza, almeno finché il cane non alza la zampa e ti fa la pipì sulla ciabatta unicorno per reclamare il suo sacrosanto diritto alla passeggiata.
-Non si incontra nessuno, fatta eccezione per gli eventuali colleghi che si vedono tramite videochiamata su Skype che però, secondo me, non contano.
Nessuno a cui dire buongiorno o buonasera o come stai?. Niente di niente.
Alcuni giorni, soprattutto d'inverno, vi capiterà di non incontrare nessuno, fatta eccezione per marito e cane. Il cane, a dire il vero, potrebbe essere l'unico con cui scambiare qualche parola in determinati giorni e parliamo di conversazioni tipo:
"Oh amore, come sei bello e profumato oggi!"
"Bau bau"
"Amore, abbracciami va"
Segue scorreggia in faccia, cane che se ne va, Protezione Animali alla porta nel giro di trenta secondi, chiamata dal cane disperato ovviamente.
Il rischio, insomma, è quello di sentirsi soli. Giusto un pochino, eh.
-Telefonate ed e-mail di lavoro arrivano a tutte le ore perché tanto sei già sul posto di lavoro, no? Non sto scherzando, eh. Mai stata più seria.
-Molti pensano che chi lavora da remoto in realtà stia lì a rigirarsi i pollici ed è un continuo chiedere cose: "vengo a casa tua", "mi accompagni qui", "mi fai questo?".
Spesso al "fai questo per me?" segue il "io non ho tempo perché sono a lavoro".
E vabbè, queste cose vanno prese con filosofia.
-Ci sono molte distrazioni: "oh, aspetta metto un attimo avanti la lavatrice" o "ma si, metto su il ragù" sono frasi all'ordine del giorno.
E la portiera che bussa alla porta per consegnarti la posta (e che non le fai due chiacchiere?).
E la passeggiata con il cane (abbiamo capito che il cane è una costante, eventualmente basterebbe non prenderne uno).
E la portiera che bussa alla porta per consegnarti la posta (e che non le fai due chiacchiere?).
E la passeggiata con il cane (abbiamo capito che il cane è una costante, eventualmente basterebbe non prenderne uno).
E le farfalle che volano e vanno assolutamente guardate.
E il contare a due a due i pois disegnati sul bicchiere finché non diventano dispari.
Insomma, ci vuole molta forza di volontà per concentrarsi, ma davvero molta.
Insomma, ci vuole molta forza di volontà per concentrarsi, ma davvero molta.
Se avete figli, toccherà fare i conti anche con la loro presenza, che i bambini saranno bellissimi, ma averne un paio che ti ronzano intorno mentre cerchi di portare a termine una qualsiasi cosa richiede abilità estrema (che io, ad esempio, non ho).
E insomma, questo è: il lavoro da casa, da remoto, home office o come volete chiamarlo non è tutto rose e fiori.
Avevo raccontato qui la mia prima volta con l'home office, giusto se volete farvi un'idea.
Ah, dimenticavo: serve anche spazio, possibilmente una stanza da trasformare in ufficio, soprattutto se avete necessità di utilizzare qualcosa in più di un pc portatile.
Poi eh, se siete poveri come me e vivete in una casa che a stento arriva a 60 mq, vi faccio i miei migliori auguri. E accetto suggerimenti per non lavorare sul tavolo del salotto (che, per altro, è l'unico tavolo di casa).
lunedì 27 febbraio 2017
Quando una sola famiglia si divide in due case
È più frequente di quanto si creda che una stessa famiglia abbia due case.
Non siamo i primi e non saremo neppure gli ultimi, ma siamo più fortunati di altri perché è per un periodo molto limitato di tempo. Estremamente limitato, pensavo sarebbe stato più lungo e invece la scadenza è lì dietro l'angolo pronta ad arrivare.
Insomma, abbiamo un'altra casetta.
Mi serviva un piccolo monolocale a Milano, principalmente da utilizzare come appoggio, considerato che ci sto davvero poco, molto molto poco. Non potevo però andare in hotel, anche in considerazione del fatto che sono più rompicoglioni io col cibo che non un bambino di tre anni. Non per scelta però.
Facciamo un passo indietro: avere una casa a Milano è roba da ricconi, che ancora mi chiedo come facciano tutti questi studenti fuori sede a mantenersi e no, non sto parlando di case gigantesche piene di lussuosi vezzi. Parlo dei micro monolocali da poveri come quello che volevo io.
In più, non potete neppure immaginare quante porte in faccia io mi sia presa dichiarando -pensando che fosse corretto essere onesti- che questo monolocale mi sarebbe servito per davvero pochissimo. O rimani otto anni o vai sotto il ponte della stazione.
E io non vorrei sembrare una brutta persona che non si adatta alle situazioni, ma sotto i ponti della stazione faccio anche a meno di andarci. Davvero eh, ne faccio volentieri a meno.
Alla fine, è sbucato fuori il monolocale, molto micro, ma carino dai.
Parliamo di circa 30 mq: cucina abitabile, camera da letto, doppio bagno.
Parliamo di circa 30 mq: cucina abitabile, camera da letto, doppio bagno.
La questione del doppio bagno mi turba quasi più del letto singolo perché non riesco a comprenderne l'utilità, ma magari sono io che sono limitata.
Il letto singolo è comunque un problema, rischio di cadere continuamente e non mentre dormo che sembro morta visto che praticamente manco respiro, ma nella fase prima l'addormentamento e dopo il risveglio mattutino. Compatitemi pure, ma io sono abituata al letto matrimoniale da anni ormai. E dal letto matrimoniale di solito cade il cane, non io.
Comunque, sono tante le famiglie che hanno due case, una provvisoria e una un attimino più stabile perché costretti dagli eventi a stare per un periodo lontani.
Io non mi lamento ci vediamo praticamente ogni tre giorni, ma ammetto che se non sapessi che c'è una data di scadenza -ed è molto vicina- non la prenderei così sportivamente.
Sono molto sportiva nell'accettare di questa cosa soprattutto quando dico al cane che mi manca tramite Skype e lui guarda dall'altra parte perché sente la voce, ma non capisce che dietro lo schermo del pc c'è la sua amata mamma umana e io mi dispero perché non solo mi manca il quadrupede, ma lui mi ignora invece di leccare la webcam. Ok, la smetto: sono patetica, ne sono consapevole.
A livello economico pesa il giusto, ma rode sapere che vengono spesi soldi per mantenere due case. Piuttosto li spendo per comprare chili di croccantini al quadrupede ingrato che non lecca la webcam. O biscotti a forma di osso.
E nelle spese, metteteci pure centinaia e centinaia di euro di biglietti del treno che secondo me, hanno anche aumentato i prezzi rispetto a due anni fa.
A me rode soprattutto il fatto che casa mia è piena zeppa di comodità, oltre che di cose inutili ma che mettono allegria, mentre nel micro monolocale non c'era praticamente nulla e mi mancava il tempo per comprare, che ne so, anche un tappetino per il bagno.
Una cosa che mi ha destabilizzato è stata anche il non avere neppure un pacco di sale e uno di zucchero. A casa nostra è pieno di pacchi di sale e pacchi di zucchero perché io ho la tendenza ad accumulare e fare scorte di qualsiasi cosa. Non c'era neppure un barattolo di pepe e si che a casa ho pepe rosa, verde, bianco, nero, a pois, macinato, in grani, di tutti i tipi.
Una cosa che mi ha destabilizzato è stata anche il non avere neppure un pacco di sale e uno di zucchero. A casa nostra è pieno di pacchi di sale e pacchi di zucchero perché io ho la tendenza ad accumulare e fare scorte di qualsiasi cosa. Non c'era neppure un barattolo di pepe e si che a casa ho pepe rosa, verde, bianco, nero, a pois, macinato, in grani, di tutti i tipi.
E difatti, in mio soccorso, è arrivato un pacco terrone (qui per saperne di più) un po' diverso dal solito. Sempre pieno di cibo eh, ma stra colmo anche di tutto l'indispensabile per il micro monolocale.
Il pezzo forte è lo scolapasta fucsia. E pensare che a casa nostra c'è da anni uno scolapasta bianco e triste che mi riprometto sempre di sostituire e poi puntualmente me ne dimentico.
Sai scolapasta bianco, a breve io e lo scolapasta fucsia torneremo definitivamente a casa e tu te ne andrei in pensione.
E il set di cucchiai di legno è molto figo.
Sai scolapasta bianco, a breve io e lo scolapasta fucsia torneremo definitivamente a casa e tu te ne andrei in pensione.
E il set di cucchiai di legno è molto figo.
Anche la lampada da comodino verde mela non è male.
E la mollica. Io senza mollica sarei persa. Si lo so, in Italia non la chiamate mollica, ma pangrattato, ma ecco: bisogna ancora valutare chi dice nel modo corretto e chi no. Vi farò sapere.
E la mollica. Io senza mollica sarei persa. Si lo so, in Italia non la chiamate mollica, ma pangrattato, ma ecco: bisogna ancora valutare chi dice nel modo corretto e chi no. Vi farò sapere.
Oh lo so cosa state pensando: "Ma non potevi andartele a comprare da sola queste cose?"
Certo, avrei potuto e l'avrei anche fatto, ma avevo posticipato la questione al primo giorno in cui non sarei dovuta essere all'alba in ufficio. E il pacco è arrivato prima di quel giorno.
Quando si hanno due cose, significa che qualcuno della coppia è lontano, in questo caso sono io quella che si è temporaneamente allontanata da casa.
Senza Fidanzato, non sarebbe stato possibile. Abbiamo deciso insieme, abbiamo valutato pro e contro, siamo arrivati alla conclusione che potevamo farlo. Adesso spendiamo tutti i nostri soldi in biglietti del treno (oltre che per il micro monolocale), ma siamo comunque sicuri di aver preso la decisione giusta.
Lui si prende cura di tutto quello che ho lasciato a casa, quadrupede compreso.
Io, dal canto mio, nel momento stesso in cui metto piede a casa nostra, recupero tutto quello che ho messo da parte per forza di cose durante la mia assenza.
Non sarebbe stato possibile neppure senza i miei genitori che, oltre a mandare pacchi terroni, si occupano di tutte quelle cose di cui io non riesco ad occuparmi. E mi sostengono sempre. Mi tirano su, mi ascoltano, ci sono sempre.
Altre pedine importanti sono mia suocera, che per alleggerire tutti tutto si occupa della nostra biancheria, e mia cognata che si occupa di tutte quelle piccole cose che noi non riusciamo a fare a casa nostra.
E gli amici che sostengono me, sostengono Fidanzato, non ci lasciano soli neppure un attimo perché in due è tutto più semplice, ma quando si è da soli serve sempre una mano. Sempre. E noi non ci possiamo lamentare.
C'è sempre bisogno degli altri, sempre.
E credetemi che l'appoggio di chi ci vuole bene serve più dei soldi che servono per comprare tutto doppio.
mercoledì 21 dicembre 2016
Il sale della lavastoviglie (e della vita)
Mi hanno sempre affascinata le tavolette per la lavastoviglie.
In realtà, non so se si chiamano tavolette: sono quelle cose rettangolari di due colori con una sfera al centro.
Mi sono sempre incantata a guardarle queste tavolette, subisco il fascino della pubblicità e avrei voluto comprarmene due o tre pacchi per ammirarle nei momenti tristi.
Un po' come i bambini restano incantati a guardare, che ne so, le bolle di sapone, io resto incantata a guardare la sfera di queste tavolette.
In realtà, non le ho mai comprate e nessuno ha mai pensato di regalarmele. Giustamente chi volete che ci pensi che esistono persone affascinate da queste cose.
Ho scoperto qualche mese fa che esiste anche il sale per la lavastoviglie. Mi sono interrogata per capire se era il sale grosso o quello fino per poi scoprire che il sale da cucina -che io, per la cronaca, non metto da nessuna parte e tutti si lamentano che cucino sciapo- non c'entra nulla.
È proprio un sale fatto apposta.
Cercate di capirmi: io sono poraccia, la lavastoviglie non ce l'ho mai avuta e non mi sono nemmeno mai posta il problema, tanto ho la cucina piccola e i piatti non li lavo io comunque.
Fosse per me potrebbero rimanere lì fino a dotarsi di vita propria e andarsene da casa per protesta.
Comunque, ho scoperto dell'esistenza del sale per la lavastoviglie.
Succede che qualche tempo fa una mia amica -molto amica- chiude una storia importante, di mezzo c'è una casa che in realtà è sua, ma il lui della storia ci si installa finchè non si riesce a mandarlo via.
Lui organizza il trasloco -fatto per lo più da valigie di vestiti- e lei riprende possesso della sua casa che sento un pò anche mia perchè io sono fatta così, quello che è mio è tuo, ma quello che è tuo è anche un pò mio, almeno affettivamente.
Insomma, lei riprende possesso della sua casa, si prepara la cena e poi mette i piatti sporchi nella lavastoviglie. Io ero eccitatissima per questa prima cena nella sua casa, manco fossi presente.
Va per prendere sto benedetto sale, che abbiamo capito essere importantissimo per far venire tutto pulito e brillante con la scintillina incorporata, e non trova la confezione.
Lei ammattisce perché era sicura di avercelo sto sale per la lavastoviglie e vuole, giustamente, lavare i piatti. Lei non è come me che aspetta che i piatti si stufino e cerchino una casa migliore in cui venire coccolati e lavati.
Viene poi fuori che la confezione aperta di sale per lavastoviglie, lui se l'è portata via, anche se nella sua nuova casa non sa che farsene perché era sua, l'aveva pagata lui e lo scontrino del supermercato lo dimostra.
Io non sono esperta, ma ho ipotizzato che sia una cosa che costi meno di 5€. Era aperta, quindi ha perso valore, un po' come le macchine che appena uscite dal concessionario, valgono già 2000€ di meno e tu non hai fatto nemmeno in tempo a fargli il primo pieno di benzina inaugurale.
A me sta storia del sale della lavastoviglie portato via perché "è mio e lo scontrino lo dimostra" mi ha fatto ammattire, tanto che è diventato un tormentone.
Roba che se qualcuno mi chiede come sto, io rispondo raccontando la storia del sale della lavastoviglie.
Che poi lei è buona, non come me che sono un mostro dentro e cercava di convincermi che in fondo il sale della lavastoviglie non era importante.
E certo che era importante. Glielo ripeto almeno una volta al giorno da mesi.
Ero quasi tentata di appendere uno striscione al mio terrazzo con scritto "Verità per il sale della lavastoviglie".
Alla fine, è diventata una barzelletta praticamente, nessuno ha preso sul serio il mio affetto per il sale scomparso.
Il sale della lavastoviglie è diventato un pò il sale della vita, il metro di misura per capire quando una cosa è buona o è cattiva.
"Eh, ma questa è peggio del sale della lavastoviglie" oppure "No dai, questa è meglio, non si è arrivati a tanto".
Stamattina raccontavo delle cose a questa mia amica, noi passiamo le nostre giornate a raccontarci cosa ci succede -nel bene o nel male, soffriamo insieme e -per fortuna più spesso di quanto si creda- gioiamo insieme. Poi lei se ne esce con "Ma questa è peggio del sale della lavastoviglie" e io ho iniziato a ridere. Ma ridere di gusto. Lo scroscio (si dice così?) delle mie risate si poteva sentire fino al piano terra. E io abito al settimo, eh.
Ho pensato a questo ragazzo che si era appuntato di aver comprato una cosa così banale, così poi poteva ricordarsi di portarsela via.
Ho pensato a quante cose si fanno, solo per amore, per affetto, per piacere. E a quante invece se ne fanno solo per poterle rinfacciare al momento opportuno.
Insomma, aveva comprato il sale della lavastoviglie per farle un piacere o almeno così era sembrato, però poi c'era il prezzo da pagare.
Lei è il sale della lavastoviglie se lo è ricomprato. Intanto continuiamo a chiederci cosa ha ottenuto lui portandosela via.
Il sale della lavastoviglie renderà anche brillanti piatti e bicchieri, ma rende arida la vita.
mercoledì 9 novembre 2016
Donald Trump e la riunione di condominio
Stamattina il Fidanzato mi ha portato la colazione a letto e invece di dirmi buongiorno e darmi un amorevole bacio mi ha detto: "Trump ha vinto". Non ha aggiunto "avevi ragione", eppure erano settimane che io dicevo che avrebbe vinto Trump, non me ne voglia la Clinton.
No, non ho detto che speravo vincesse lui, ma semplicemente che me lo sentivo. Tutto qui.
No, non ho detto che speravo vincesse lui, ma semplicemente che me lo sentivo. Tutto qui.
Ho acceso il mio cellulare -ebbene si, quando dormo lo spengo- e mi sono deliziata tutto il giorno con i commenti degli ex medici, ex sismologi, ex maestri che oggi sono, a quanto pare, esperti di politica internazionale e ovviamente devono dire la loro.
Io che non sono esperta di nulla, mi limito a guardare la tv -tanto sono costretta a stare a casa causa febbre molesta- e godere dei momenti di alto giornalismo che le emittenti televisive nazionali mi stanno regalando grazie al risultato tanto atteso di queste elezioni.
La frase top di questa elezione, nel bel paese, è rappresentata da "esattamente ventisette anni fa cadeva il muro di Berlino e oggi viene eletto un presidente che vuole costruire un muro".
Intanto, l'amministratore di condominio del mio palazzo cerca di distogliere l'attenzione da Trump, dalla Clinton e dal muro di Berlino rendendo noto l'ordine del giorno della prossima assemblea.
Io sono cresciuta in un residence di venti ville, quindi venti famiglie. C'era un capo condominio -e non un amministratore- e le riunioni -non assemblee- si svolgevano nel salotto di casa sua, a suon di caffè, amari e dolci. Mica dolci qualunque, parliamo di dolci palermitani che -fidatevi- sono tra i più buoni al mondo. Magari non esattamente leggeri.
Qua invece l'assemblea si fa nell'androne, al freddo e al gelo che non sia mai che qualcuno ospiti a casa propria gli altri condomini che sicuramente puzzano, non si lavano le mani dopo aver fatto la pipì e hanno le scarpe sporche di fango. Il caffè e i dolci sono un lontano ricordo.
Comunque, l'ordine del giorno si basa su:
-problematica ascensori: abbiamo ben due ascensori in questo palazzo ed esiste gente molta brutta che li chiama entrambi e prende quello che arriva prima e questo non va bene. Se ne deve chiamare solo uno se no si spreca corrente.
-ronde per controllo immondizia: abbiamo la differenziata condominiale, tanti piccoli bidoncini che vanno portati fuori a seconda dei giorni. Paghiamo persino una persona fiori di soldi per portarli fu
ori perchè fare i turni tra condomini pareva brutto. Comunque, prendiamo un sacco di multe perchè qualcuno non la fa come si deve e nel bidoncino dell'indifferenziato trovano spesso materiali che potevano essere differenziati e quindi si è deciso di istituire le ronde per rovistare nei rifiuti altrui. Ronde che erano già state fatte, ma che non avevano avuto successo perchè un rondista -si chiamano così?- aveva trovato degli assorbenti sporchi nel sacchetto di un pover'uomo e si era lamentato di cotanta maleducazione. Come ha osato questo tizio -o forse più probabilmente la moglie- buttare un assorbente sapendo che qualcuno avrebbe potuto rovistare nei suoi rifiuti?
-acqua che rovina i muri del palazzo appena ristrutturato: per acqua intendiamo la pioggia ed è assolutamente inaccettabile che la pioggia cada dal cielo. Bisogna prendere provvedimenti.
Il resto non l'ho letto, però, ecco, prima sono stata costretta ad uscire per portare fuori il cane -ben imbottita di Tachipirina- e ho incontrato colui che ha redatto questo geniale ordine del giorno, il referente del condominio (figura che non ho ancora capito bene a che serva) che pontificava sull'elezione di Trump.
"È tutto un complotto". Si, dei Simpson.
"E' opera di Berlusconi". In che senso?
"Dobbiamo fare qualcosa noi italiani". Noi effettivamente, da qualche anno a questa parte, siamo messi talmente bene da poterci permettere di dare lezioni di politica agli altri paesi.
"Dovrei modificare l'ordine del giorno dell'assemblea e inserire la questione Trump". No dai, non l'ha detto davvero.
"Dovrei modificare l'ordine del giorno dell'assemblea e inserire la questione Trump". No dai, non l'ha detto davvero.
E poi, non solo al cane scappava la cacca, ma insomma: noi in Italia abbiamo altri problemi. Gigi D' Alessio, per dirne uno.
O anche il campionato di calcio e i favori arbitrali.
E le scie chimiche.
E il cetriolo nel panino del Mc Donald' s mi suggeriscono dalla regia.
E i marò, che non ce li metti i marò?
Oltre a chiaramente le ronde per l' immondizia e all'acqua che cade dal cielo.
Insomma, mica possiamo preoccuparci anche di Trump.
venerdì 4 novembre 2016
Quanto tempo ci vuole per decidere di vivere sotto lo stesso tetto?
Appena giunta a Roma per viverci stabilmente avevo trovato una casetta che mi piaceva tanto.
O meglio, avevo trovato un'enorme stanza singola in una casetta che mi piaceva tanto. Tantissimo.
Avevo visto solo tre case prima di innamorarmi di questa che, oltre ad essere bellissima, era anche a Garbatella e io -da giovane- ero una fan sfegatata de I Cesaroni quindi già mi immaginavo a far colazione alla bottiglieria che, giusto per onore di cronaca, non è un bar né niente di simile, ma questo all'epoca non lo sapevo.
E comunque Garbatella resta per me uno dei quartieri più belli di Roma.
Nel frattempo, avevo conosciuto Fidanzato e spesso lui dormiva a casa mia.
Che poi quella casa era un po' un porto di mare, ci viveva una coppia di studenti che divideva la stanza e un tizio che sosteneva di avere un lavoro anche abbastanza figo, anche se io lo vedevo uscire di casa con le palline da giocoliere tutti i giorni e mi è sempre sorto il dubbio che facesse spettacolo ai semafori, ma tant'è. I tre avevano quasi sempre ospiti, io non c'ero comunque mai e quando c'ero, di sicuro non dava fastidio il silenzioso e pacifico Fidanzato.
Un sabato di fine Aprile, rientrando a casa, in compagnia del silenzioso e pacifico di cui sopra, non ho più trovato i coinquilini. O meglio, non ho più trovato i mobili, fatta eccezione per quelli della mia stanza.
Aveva ragione la mia santa madre che, essendo stata ospite in quella casa per qualche giorno, aveva concluso che quei tre non le piacevano.
Si erano portati via qualsiasi cosa, forchette comprese, tant'è che quando chiamai il padrone di casa, questo rimase basito. Era un orario scomodo per lui, vicedirettore di un tg televisivo molto importante in onda da lì a qualche minuto, quindi decise che l'indomani sarebbe passato da casa.
Mancava tutto, a me veniva da ridere per la situazione, lui era arrabbiato da morire, quasi quanto sua sorella -proprietaria per metà di quella casa- che c'è mancato poco che si facesse venire un coccolone.
Io immaginavo già i Ris dentro casa, ma niente.
Il giorno dopo ancora, per altro, si presentarono in casa muniti di chiavi due baldi giovani mai visti a cui i tre coinquilini fuggiti con i mobili avevano affittato casa senza dire niente a nessuno.
Io gli avevo spiegato che magari era il caso di avvisare il proprietario di casa, così giusto per fargli presente chi viveva in casa sua e loro avevano capito. Sembravano piuttosto simpatici e carini, almeno finchè uno dei due non ha penso bene di tinteggiare i muri senza togliere la carta da parati che faceva tanto anni '80.
Il caro padrone di casa, dopo aver denunciato i giovani (o così almeno disse) decise che per tutelarsi avrebbe alzato di circa 200€ l'affitto di ogni singola stanza, solo che -non è per niente- ma 600€ per una stanza a Garbatella te li fai dare da qualcun altro. Spese escluse chiaramente.
Ed è così che ho cominciato a cercarmi una casa per conto mio, già stanca a soli ventiquattro anni di coinquilini e simili. E poi oh, pagavo bollette astronomiche pur non stando mai in casa quindi facendo due conti mi conveniva pure.
Fidanzato decise spontaneamente di cercare casa con me. Dopo un lunghissimo mese di fidanzamento, che vi pare?
È risaputo che dopo un mese abbondante si è una coppia stabile e affiatata.
Noi comunque non ci siamo più lasciati.
E la nostra prima casa insieme era bellissima, in un residence con la piscina dove noi non andavamo praticamente mai, ma -siamo sinceri- quanto fa figo avercela sta benedetta piscina?
E la nostra prima casa insieme era bellissima, in un residence con la piscina dove noi non andavamo praticamente mai, ma -siamo sinceri- quanto fa figo avercela sta benedetta piscina?
Quindi insomma, la decisione di andare a vivere insieme -due cuori e una capanna- è stata meditata. Molto meditata. Ci abbiamo messo ben tre minuti per decidere di dividere casa e conto in banca.
E in questi quasi sei anni, di motivazioni valide per cui convivere è cosa buona e giusta ne ho trovate, ma facciamo che ve le dico domani.
giovedì 10 dicembre 2015
Quello che serve in una casa
Sono quasi cinque anni che abbiamo una casa insieme, io e Fidanzato.
La nostra prima casa era un bilocale arredato, in pratica di nostro c'erano solo i piatti e le pentole. Eravamo andati a comprarli il giorno che ci eravamo trasferiti, il resto delle cose -asciugamani e lenzuola- erano quelle che avevo nella mia stanza in affitto.
Fidanzato aveva portato da quella che era casa sua un accappatoio arancione, la tv, la Play Station e una collezione di sciarpe delle varie squadre di calcio.
Poi, piano piano, cambiando, casa abbiamo iniziato ad avere qualcosa di nostro.
Per scegliere i mobili ci ho messo tantissimo tempo, sembra facile, ma non lo è perché oltre a tenere conto dei gusti, bisogna tenere conto anche delle misure delle varie stanze. Le misure le ho prese con un metro da sarta visto che da anni dico che comprerò un metro rigido e non lo faccio mai.
Alla fine, la camera da letto ci è stata regalata, noi l'abbiamo scelta, ma non l'abbiamo pagata. Un regalo dei miei genitori. E' la prima camera da letto che avevo scelto, ma non fidandomi nemmeno di me stessa, né tanto meno dei miei gusti, ho girato tutti i mobilifici del mondo prima di scegliere lei che, durante il pellegrinaggio per negozi, era rimasta sempre nel mio cuore.
La parete attrezzata è stata la scelta più complessa, visto che Fidanzato voleva convincermi a prenderne una lilla, manco fosse casa della mucca della Milka. Con tutto il rispetto per il lilla, ma io lo so che mi sarei stufata subito e avrei scorticato il muro a mani nude pur di toglierla di mezzo dopo nemmeno un mese. Alla fine, la parete attrezzata è stata scelta bianca. Bianco lucido per essere precisi, visto che io ho un debole per il bianco lucido.
Poi è stata la volta del tavolo e delle sedie, la scelta di Fidanzato era stata pessima, quindi anche in questo caso, in modo assolutamente democratico, ho scelto io.
Il divano che volevo io era un mega sofà bianco e verde acido e mentre io lo guardavo adorante, Fidanzato minacciava di lasciarmi e di non farmi vedere più il cane. Alla fine, quando ci siamo ritrovati quasi d'accordo, io ero lì che dicevo "lo prendiamo" senza manco fare un consulto finale per paura di ripensarci e magari anche litigare per un divano.
Il lampadario del salotto è un atto osceno in luogo pubblico: è un lampadario di quelli che hanno le nostre mamme, a goccia lo chiamo io, solo che invece che essere, che ne so, di cristallo, è di plastica multicolore. Io lo trovo stupendo, Fidanzato vorrebbe fiondarlo fuori dalla finestra, ma tanto di fatto non lo accendiamo mai perché, tenetevi forte, fa troppa luce. La piantana che invece utilizziamo l'ha scelta lui, io la volevo arancione, lui rossa e alla fine, rosso è stato.
Gli altri lampadari della casa non esistono visto che sono banali plafoniere, anche se, se fosse per me, riempirei di lampadari plasticosi e multicolore tutta casa, maledicendo l'inventore delle plafoniere che saranno pure comode, ma diciamoci la verità: sono un insulto al buon gusto. O quanto meno, al mio gusto, il che è pure peggio.
In una casa, si sa, ci vogliono un mezzo milione di cose, uno pensa che è a posto con quelle due cosette essenziali e poi scopre che più passa il tempo, più si cominciano a ritenere indispensabili cose di cui fino a l'anno prima si ignorava esistenza.
Per avere un asse da stiro ci ho messo quattro anni e mezzo, la scarpiera è stato un parto lungo nove mesi e, nel frattempo, in preda a raptus maniacali, ho comprato aggeggi indispensabili per la cucina che manco Cracco. Ad oggi, però, non ho un passapomodoro e non ho nemmeno un servizio di piatti degno di essere considerato tale.
Le posate me le mangia il cassetto, quindi a casa mia aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più non è fattibile perché non ci bastano le forchette. Le ricomprerò, forse un giorno.
Ho però un mezzo milione di presine, arnesi per fare dolci in stile Il boss delle torte (esiste? o era Il boss delle cerimonie?)), persino una formina per gli hamburger, ma non un piatto da portata. Per dire, eh.
Non ho nemmeno una tazza decente se per questo. Sono anni che aspetto di trovare delle belle tazze e, alla fine, utilizziamo due tazze orribili di Ikea, quelle che costano 50 centesimi per intenderci, una azzurra e una di un improbabile arancione cacca sciolta dopo aver mangiato la vellutata di zucca inguardabile.
Ho però una trentina di coppie di asciugamani (e ovviamente utilizzo sempre le stesse) e più copripiumini io che il negozio Ikea all'Anagnina. Di sicuro, ho tutti quelli che negli anni hanno messo in commercio. E otto cuscini sul letto che comportano innumerevoli lamentele da parte di Fidanzato che non apprezza le mie composizioni artistiche. Il cane però si che apprezza, lui si che mi capisce.
Negli anni, abbiamo comprato quadri, soprammobili, tappeti, scendiletto in pelle (finta ovviamente) di pecora, un attaccapanni a forma di albero, farfalle tridimensionali da parete, omini tridimensionali che si arrampicano sui muri, una testa gigante di Lego, un mappamondo in scala 1:56.000.000.000 (o qualcosa del genere), un portapenne a forma di televisore, ma non abbiamo le tende. E io, impicciona come sono, sbircio sempre dentro le case del palazzo di fronte, non rendendomi conto che visto che non le tende anche loro probabilmente fanno lo stesso.
È incredibile come dopo quasi cinque anni non ho ancora tutto quello che dovrei avere, come manca sempre qualcosa. Ogni tanto faccio due conti -io che sono una contabile nata- e mi rendo conto che in una casa piccola come la mia ci sono tutte queste cose e che di conseguenza sono stati spesi un sacco di soldi. E ancora troppo ne vanno spesi, anche se, ci metto la mano sul fuoco, mancherà sempre qualcosa. SEMPRE.
La nostra prima casa era un bilocale arredato, in pratica di nostro c'erano solo i piatti e le pentole. Eravamo andati a comprarli il giorno che ci eravamo trasferiti, il resto delle cose -asciugamani e lenzuola- erano quelle che avevo nella mia stanza in affitto.
Fidanzato aveva portato da quella che era casa sua un accappatoio arancione, la tv, la Play Station e una collezione di sciarpe delle varie squadre di calcio.
Poi, piano piano, cambiando, casa abbiamo iniziato ad avere qualcosa di nostro.
Per scegliere i mobili ci ho messo tantissimo tempo, sembra facile, ma non lo è perché oltre a tenere conto dei gusti, bisogna tenere conto anche delle misure delle varie stanze. Le misure le ho prese con un metro da sarta visto che da anni dico che comprerò un metro rigido e non lo faccio mai.
Alla fine, la camera da letto ci è stata regalata, noi l'abbiamo scelta, ma non l'abbiamo pagata. Un regalo dei miei genitori. E' la prima camera da letto che avevo scelto, ma non fidandomi nemmeno di me stessa, né tanto meno dei miei gusti, ho girato tutti i mobilifici del mondo prima di scegliere lei che, durante il pellegrinaggio per negozi, era rimasta sempre nel mio cuore.
La parete attrezzata è stata la scelta più complessa, visto che Fidanzato voleva convincermi a prenderne una lilla, manco fosse casa della mucca della Milka. Con tutto il rispetto per il lilla, ma io lo so che mi sarei stufata subito e avrei scorticato il muro a mani nude pur di toglierla di mezzo dopo nemmeno un mese. Alla fine, la parete attrezzata è stata scelta bianca. Bianco lucido per essere precisi, visto che io ho un debole per il bianco lucido.
Poi è stata la volta del tavolo e delle sedie, la scelta di Fidanzato era stata pessima, quindi anche in questo caso, in modo assolutamente democratico, ho scelto io.
Il divano che volevo io era un mega sofà bianco e verde acido e mentre io lo guardavo adorante, Fidanzato minacciava di lasciarmi e di non farmi vedere più il cane. Alla fine, quando ci siamo ritrovati quasi d'accordo, io ero lì che dicevo "lo prendiamo" senza manco fare un consulto finale per paura di ripensarci e magari anche litigare per un divano.
Il lampadario del salotto è un atto osceno in luogo pubblico: è un lampadario di quelli che hanno le nostre mamme, a goccia lo chiamo io, solo che invece che essere, che ne so, di cristallo, è di plastica multicolore. Io lo trovo stupendo, Fidanzato vorrebbe fiondarlo fuori dalla finestra, ma tanto di fatto non lo accendiamo mai perché, tenetevi forte, fa troppa luce. La piantana che invece utilizziamo l'ha scelta lui, io la volevo arancione, lui rossa e alla fine, rosso è stato.
Gli altri lampadari della casa non esistono visto che sono banali plafoniere, anche se, se fosse per me, riempirei di lampadari plasticosi e multicolore tutta casa, maledicendo l'inventore delle plafoniere che saranno pure comode, ma diciamoci la verità: sono un insulto al buon gusto. O quanto meno, al mio gusto, il che è pure peggio.
In una casa, si sa, ci vogliono un mezzo milione di cose, uno pensa che è a posto con quelle due cosette essenziali e poi scopre che più passa il tempo, più si cominciano a ritenere indispensabili cose di cui fino a l'anno prima si ignorava esistenza.
Per avere un asse da stiro ci ho messo quattro anni e mezzo, la scarpiera è stato un parto lungo nove mesi e, nel frattempo, in preda a raptus maniacali, ho comprato aggeggi indispensabili per la cucina che manco Cracco. Ad oggi, però, non ho un passapomodoro e non ho nemmeno un servizio di piatti degno di essere considerato tale.
Le posate me le mangia il cassetto, quindi a casa mia aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più non è fattibile perché non ci bastano le forchette. Le ricomprerò, forse un giorno.
Ho però un mezzo milione di presine, arnesi per fare dolci in stile Il boss delle torte (esiste? o era Il boss delle cerimonie?)), persino una formina per gli hamburger, ma non un piatto da portata. Per dire, eh.
Non ho nemmeno una tazza decente se per questo. Sono anni che aspetto di trovare delle belle tazze e, alla fine, utilizziamo due tazze orribili di Ikea, quelle che costano 50 centesimi per intenderci, una azzurra e una di un improbabile arancione cacca sciolta dopo aver mangiato la vellutata di zucca inguardabile.
Ho però una trentina di coppie di asciugamani (e ovviamente utilizzo sempre le stesse) e più copripiumini io che il negozio Ikea all'Anagnina. Di sicuro, ho tutti quelli che negli anni hanno messo in commercio. E otto cuscini sul letto che comportano innumerevoli lamentele da parte di Fidanzato che non apprezza le mie composizioni artistiche. Il cane però si che apprezza, lui si che mi capisce.
Negli anni, abbiamo comprato quadri, soprammobili, tappeti, scendiletto in pelle (finta ovviamente) di pecora, un attaccapanni a forma di albero, farfalle tridimensionali da parete, omini tridimensionali che si arrampicano sui muri, una testa gigante di Lego, un mappamondo in scala 1:56.000.000.000 (o qualcosa del genere), un portapenne a forma di televisore, ma non abbiamo le tende. E io, impicciona come sono, sbircio sempre dentro le case del palazzo di fronte, non rendendomi conto che visto che non le tende anche loro probabilmente fanno lo stesso.
giovedì 3 dicembre 2015
Lettera aperta ai venditori telefonici
Cari venditori telefonici,
io capisco che il vostro è un lavoro. So anche che molti di voi preferirebbero fare altro -e come darvi torto- e che magari hanno studiato tanto e fatto sacrifici, ma di meglio non hanno trovato.
È per questo che rispondo alle vostre telefonate, vi sto a sentire e con estrema educazione vi dico che non mi interessa. Quindi io mi chiedo: perchè mi richiamate il giorno dopo, quello dopo dopo e quello dopo ancora?
Quando vi dico che ho già una linea telefonica con internet, la luce elettrica, il gas, Sky mi dite che volete i dati della mia bolletta? Perché mi dite che mi farete risparmiare quando, credetemi, io pago di luce e gas praticamente solo le tasse perchè in casa non c'è mai nessuno?
Pago bollette delle luce da 20 euro a bimestre e bollette del gas che se superano i 30 euro mi sento una sprecona, di cui rispettivamente 19,99 euro e 29,99 euro sono tasse. Cos'altro c'è da risparmiare?
E poi, vi dirò: io i gestori di luce e gas me li sono scelta con attenzione, ci ho perso le giornate. Lo stesso vale per il gestore telefonico che è lo stesso da sempre e che non intendiamo cambiare visto che internet fotonico che trasferisce i file su Marte alla velocità del suono alla modifica cifra di un milione di euro al mese non ci interessa. E comunque a noi piace il nostro gestore telefonico, sia quello del telefono di casa, sia quello dei cellulari che, per altro, è lo stesso.
Voi mi chiamate a ora di pranzo quando o sto lavorando -e capirete bene che quando si è lavoro non si può stare al telefono- o sono a casa che cucino il pranzo, quindi con una mano tengo il cucchiaio di legno, con l'altra tengo a bada il cane che regolarmente si frega il cibo dal ripiano della cottura, con l'altra ancora -quella immaginaria- parlo al telefono (quello con cui non sto parlando con voi) per rassicurare mia madre che non ho la febbre, non ho finito i soldi, non ho preso un'incazzatura di dimensioni epiche a lavoro.
Oppure mi chiamate alle 9 di sera quando o sto lavorando -per cui vale come sopra- o sto cucinando -sempre come sopra- o sto facendo una delle milioni di cose che disgraziatamente devo fare ogni giorno per mandare avanti baracca e burattini. O sono sul divano moribonda.
Non mi interessa il trading online, che non so nemmeno cosa sia, non mi serve il Folletto, non mi serve il Bimby, non voglio Mediaset Premium in abbinamento a Sky che se fosse per me leverei anche quello, non voglio comprare vini, né tanto meno formaggi.
Non mi servono nemmeno le creme anti cellulite e antirughe che comunque devo sniffare, toccare, spalmare prima di comprare.
Non mi serve un'enciclopedia né un dizionario. Se mi servissero, vi garantisco che andrei in negozio e me li comprerei.
Quando poi vi arrabbiate perché vi dico che non mi serve nulla, ringraziandovi per il pensiero manco mi aveste regalato una fornitura di palette di ombretti per i prossimi dodici anni e mi insultate, è inutile che mi richiamate il giorno dopo perché a quel punto difficilmente vi risponderò.
Se poi mi chiamate dieci, quindici volte di fila, anche se vi ho detto "no, grazie" io penserò che siete scemi, anche perché, credetemi, non sono bipolare e non cambio idea dalla sera alla mattina.
E ripeto: io capisco che è il vostro lavoro. Lo capisco davvero e vi stimo perché io non so se riuscirei a fare un lavoro a provvigione dove per guadagnare due soldi dovrei chiamare ininterrottamente persone che nella migliore delle ipotesi dicono no e nella peggiore mandano a fanculo, ma capirete bene che siete troppi e chiamate troppo spesso.
Tanti cari saluti
Con affetto
Una che si è rotta le scatole
giovedì 19 novembre 2015
Casalinghitudine ovvero di quanto io non sia casalinga dentro
Da anni, quando si parla di uomini, chiunque mi invidia Fidanzato. Qualcuno mi ha anche chiesto di prestarglielo per un week end o per una giornata.
Non perchè è bello. Non perchè è simpatico. Non perchè è ricco.
Perchè pulisce.
Io ho scelto Fidanzato perchè, secondo me, è bellissimo ed è anche simpatico, tanto che io passo la maggior parte del mio tempo a ridere con le lacrime, ma niente. Lui colpisce perchè pulisce.
La verità è che lui non pulisce perchè è un moderno Cenerentolo. Lui pulisce perchè io sono una neglia (per il significato del termine, cercare nel vocabolario palermitano-italiano).
Sono maldestra, pigra, disordinata e anche un tantino imbranata.
Di recente, volevo pulire un armadietto della cucina, quello in cui ci sono teglie e pirofile e il risultato è stato che mi sono buttata addosso una pirofila di vetro che ha rimbalzato nel mio pollice sinistro, facendomi precipitare in un pianto disperato, manco mi fossi rotta un braccio.
E mentre io urlavo MI FA MALEEEEE, Fidanzato aveva già provveduto a mettermi il ghiaccio sul pollice che nel frattempo era diventato nero e a togliere i vetri da ogni dove.
Ieri constatavo che sono anni che non pulisco il bagno, eppure il bagno di casa nostra è sempre pulitissimo e profumatissimo.
Il nostro pavimento idem. E, a casa nostra, non c'è polvere.
Io ogni tanto ci provo, prendo l'aspirapolvere o qualcosa per spolverare e lui arriva e mi dice di lasciare stare. Non me lo dice e basta, se insisto mi scippa dalle mani gli arnesi per pulire e mi intima di sedermi e possibilmente non muovermi con quei brutti piedi sporchi (che poi, i miei piedi non sono mica sporchi) e lasciarlo fare.
E giustamente c'è chi mi invidia.
"Quanto sei fortunata"
"Che bravo fidanzato".
Provateci voi a vivere con una fidanzata che quando prova a fare qualcosa si fa male, rompe qualcosa e provoca tutta una serie di disastri. Si chiama spirito di sopravvivenza.
Io però cucino, mi occupo dei panni e tengo i conti. Oltre a tenere i conti, risolvo problemi burocratici. Tutte quelle seccature per cui l'unica soluzione è andare nell'ufficio competente e mettersi a strillare, minacciare di chiamare Striscia la Notizia, Le Iene, mia madre.
In realtà, non c'è molto da invidiare. Questo è il nostro equilibrio, un pò per uno non fa male a nessuno. Farei tanta, troppa fatica a sobbarcarmi una casa intera mentre il fidanzato o marito di turno sta sul divano. Mi disturberebbe troppo.
Sono troppo pigra per permettere a qualcun altro di poltrire al posto mio. Sono troppo disordinata per permettere a qualcun altro di creare disordine al posto mio.
Sono troppo pigra per permettere a qualcun altro di poltrire al posto mio. Sono troppo disordinata per permettere a qualcun altro di creare disordine al posto mio.
E comunque, io volevo assumere una colf, ma lui non ha voluto.
sabato 14 novembre 2015
Parigi.13.11.2015: uscire di casa e non rientrarci mai più
Mia madre ha studiato a Parigi. Per anni, a Parigi ci abbiamo fatto le vacanze invernali: io e mia madre, io e i miei genitori, io e Fidanzato.
Potrei spendere decine di parole sulla bellezza di Parigi, sulla Tour Eiffel, il Louvre, gli Champs-Elysèes, la Senna, il Musèe d' Orsay, il Moulin Rouge, il Sacro Cuore. Ma non è questo il punto.
Quante volte il e Fidanzato siamo andati allo stadio, al teatro, al ristorante. Quante volte sono uscita la sera con amici, con i miei genitori, con dei colleghi. E poi, a fine serata, sono tornata a casa in macchina, in metro, a piedi, fumando una sigaretta, chiacchierando. Quante volte mi sono tolta le scarpe coi tacchi alti prima di entrare dentro il palazzo per non fare rumore, ho preferito le scale all' ascensore, ho aperto la porta di casa e il cane mi è saltato addosso per farmi le feste. Quante volte, quando ero più piccola e vivevo con i miei genitori, sono andata a dire che ero rientrata, poco importa se erano le due o le tre o le quattro di notte, e poi mi sono messa sotto le coperte.
Quante volte ho ripetuto gli stessi identici gesti: lavare i denti, struccarmi, togliere le lenti a contatto quando ancora non ci vedevo, ho buttato i vestiti sulla sedia e mi sono messa a dormire o ho fatto l' amore, ho abbracciato Fidanzato.
Quante volte ciascuno di noi ripete gli stessi automatici gesti quando rientra a casa dopo una serata. Centinaia, migliaia, milioni di volte.
Questa volta tanta, troppa gente e uscita di casa per passare una serata in compagnia o forse da casa non ci è proprio passata, è andata dopo il lavoro direttamente, magari guardando l' orologio perchè era in ritardo, ma a casa non c' è mai tornata e non ci tornerà più.
Io non ero lì, ma a km di distanza. Sto bene, ho cenato, ho passato una bella serata in compagnia della mia famiglia, dei miei genitori, dei miei zii e dei miei cugini. E, ad un certo punto, abbiamo visto alla tv quello che stava succedendo a Parigi. Abbiamo visto che tutta questa gente è morta senza un perchè. Gente che pensava di rientrare a casa e forse fare qualcuna di tutte quelle cose che anche io faccio sempre e invece a casa non c' è mai tornata. Gente che non ha visto rientrare i propri figli, fratelli, genitori, amici e forse domani si ritroverà a riconoscere un cadavere.
Non è giusto. Tutto qui.
martedì 27 ottobre 2015
Vicini di casa
Non ho vissuto abbastanza in questa casa da conoscere i miei vicini e solo adesso sto imparando, piano piano, chi sono. Con calma, molta calma che io faccio fatica anche a ricordarmi la faccia di Fidanzato a volte.
Ho scoperto che il mio vicino di muro guarda film a tutto volume, ma proprio un volume altissimo che li sento perfettamente anche io. Se guardiamo la stessa cosa, sento meglio il volume della sua tv che quello della mia.
Diverse volte mi hanno detto che Sky guadagna tantissimo con i film porno e io, donna di poca fede, mi sono sempre chiesta chi fossero quegli scemi che comprano a caro prezzo film porno su Sky quando sul web si trova di tutto gratis. Adesso lo so: il mio vicino di casa è uno di questi.
Non sono troppo esperta in materia di film porno a dire la verità, ma se qualcuno sa dirmi cosa ci mettono dentro in un'ora e mezza di film gliene sarò grata per sempre.
Per il resto, nulla da dichiarare sugli altri vicini, tutti educati, tutti che salutano, tutti che fanno le feste a Cane Gnappo.
Nella vecchia casa, avevamo invece la vicina di casa squilibrata. Molto squilibrata.
Tutto iniziò dopo un mese che abitavamo in quella casa: io avevo la febbre, stavo abbastanza male ed ero a letto moribonda pensando di non arrivare al giorno dopo; Fidanzato, invece, era a lavoro.
Saranno state le 10 di sera e suona il campanello, io mi trascino fino alla porta non so con quali forze e mi trovo davanti questa signora che mi dice di smetterla con la festa in corso perchè era un giorno infrasettimanale .
"Signora, non c'è nessuna festa, io sto anche abbastanza male, se non le dispiace me ne torno a letto".
Dopo qualche giorno, un sabato notte, saranno state le 5, stavamo dormendo beatamente ed è suonato il citofono in modo parecchio insistente. Io che sono abbastanza paranoica ho pensato subito alla polizia che mi comunicava che era morto qualcuno e dovevo andare a riconoscere il cadavere. D'altronde, chi volete che suoni alle 5 di mattina alla porta se non polizia o carabinieri per darti una notizia nefasta o per arrestarti (ma non è il nostro caso)?
Era sempre lei, che chiedeva di smetterla con la festa in corso.
Dire che mi è salito il veleno è dire poco, se consideriamo che la domenica, a casa nostra, è un giorno lavorativo e che il nostro sonno, da bravi turnisti, è preziosissimo.
Dopo un paio di giorni, ho scoperto che aveva citofonato per lo stesso motivo ad un'altra vicina di casa, incinta al settimo mese che, per lo spavento, a momenti finisce in ospedale.
Passano ancora dei giorni e la vicina urlante mi informa che Cane Gnappo aveva violato la sua privacy, camminando sulla ringhiera del balcone, larga circa tre cm, era entrano in casa sua e li aveva spiati e lei, per proteggere la sua intimità, l'aveva riportato a casa.
Cane Gnappo che, oltre a non essere un gatto è un cane e non cammina su 3 cm di ringhiera, soffre di vertigini, roba che se lo prendi in braccio e ti avvicini al terrazzo comincia a piangere disperato.
Per mesi, la signora ha urlato quasi tutte le notti perché c'erano delle feste con milioni di invitati rumorosi. Il tutto, ovviamente, quando noi non eravamo in casa.
Che poi io magari le feste le avrei fatte davvero, ma non c'era fisicamente lo spazio, la casa era piccola e in quel salotto, al massimo, ci entravamo in sei.
Un giorno Fidanzato si è arrabbiato perché non ne potevamo più di questa tizia che ci svegliava nel cuore della notte e le ha urlato contro, a quel punto è intervenuto il compagno, ma non capivamo una parola di quello che diceva: parlava solo in un dialetto strettissimo del sud (che però non era siciliano, se no quanto meno qualcosa avrei capito) urlando come un disperato per sta storia delle feste.
Dopo ancora qualche mese, il compagno è sparito e la signora ha smesso di immaginarsi le feste.
Nel frattempo, gli altri vicini si sono separati e, immaginate che fortuna, abbiamo avuto il privilegio di sentire ogni singola discussione sull'amante brutta e cattiva. Ad un certo punto, sapendo che avevano due figli, volevo chiamare i carabinieri perché ho pensato che stessero per uccidersi e che mi sarei ritrovata a dire ai giornalisti: "erano delle così brave persone". No, per carità, questo no.
Nessuno è stato ucciso, i bambini stavano bene e anche loro, ad un certo punto, hanno smesso di urlare.
Poi, per fortuna, abbiamo cambiato casa e, film porno a parte, siamo tranquilli.















