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martedì 12 settembre 2017

Cosa è cambiato tra la convivenza e il matrimonio

Ho sempre pensato che io e il Marito fossimo una famiglia, anche quando -almeno per la legge italiana- eravamo di fatto due estranei.
Siamo andati a convivere subito io e lui, non stavamo insieme da neanche un mese e io ho sempre detto che ci è andata bene perché, ecco, in fondo lui poteva essere un serial killer e io una pazza psicopatica (cosa che non è detto che io non sia, ma tant'è).
Abbiamo affrontato tante cose -alcune molto belle, altre molto brutte- che ci hanno uniti, facendo sempre riferimento l'uno all'altro. 
Mi ricordo come fosse ieri quella volta che ho aspettato sette ore fuori da una sala operatoria: lui aveva dovuto firmare un sacco di fogli per far si che venissi informata di tutto, ma proprio tutto tutto.
E mi ricordo benissimo anche quell'altra volta in cui di ore fuori dalla sala operatoria ne avevo aspettate un po' meno, ma avevo avuto un po' più paura della volta precedente (qui per il prima e qua per il dopo).

Sono sempre stata convinta che non cambiasse nulla tra la convivenza e il matrimonio: l'amore c'era, l'impegno c'era, la volontà di costruire giorno dopo giorno qualcosa insieme c'era, il conto in banca in comune c'era, quindi non c'era alcuna differenza tra l'essere sposati o meno.
Poi abbiamo deciso di sposarci (qui per saperne di più), abbiamo organizzato tutto in venti giorni (qui per saperne di più) e, alla fine, in una calda mattinata di inizio Maggio, ci hanno dichiarato marito e moglie (qui per saperne di più).
Il giorno del nostro matrimonio io -si, proprio io- piangevo come una fontana, ma non ero l'unica.
Nessuno avrebbe scommesso un soldo sul fatto che mi emozionassi così tanto, io che di solito sono un mostro insensibile, eppure è successo. 
Ero commossa, ero felice e nessuno avrebbe potuto portarmi via tutta quella felicità, neppure chi -dopo due giorni dal nostro matrimonio- ha scritto pubblicamente che avrei dovuto dire che ero incinta invece di rifugiarmi in un matrimonio riparatore.
Per la cronaca, non ero incinta, è il nostro non è stato un matrimonio riparatore: dopo sei anni, un mese e undici giorni insieme -quasi tutti di convivenza per altro- sarebbe stato un attimo ridicola una cosa del genere.

Io sapevo che non sarebbe cambiato niente sposandoci, sarebbe stato tutto uguale a prima.
Io e il Marito eravamo una famiglia da prima e lo saremmo rimasti per sempre, indipendentemente da una firma (che poi, non è una, credo di averne messe almeno due, se non addirittura tre, senza contare quelle per le pubblicazioni). 
Io ho sempre ragione, quindi era abbastanza ovvio che avessi ragione anche in questo caso. 
E invece sbagliavo.  Oh, se sbagliavo.

Ci ho messo un bel po' all'idea di avere un marito invece di avere un fidanzato, lo ammetto.
Per settimane, quando parlavo di lui continuavo a chiamarlo Fidanzato. Poi è diventato Fidanzato ormai Marito, poi Marito e basta.
Ancora oggi, quando parlo con qualcuno che non mi conosce e nomino questo Marito, c'è qualcuno che mi scruta per benino e poi mi chiede: "Ma sei sposata? Ma davvero?"
Evidentemente non ce l'ho la faccia da moglie, che vi devo dire?

Nel frattempo, mentre io cercavo di abituarmi all'idea di avere un Marito e lui cercava di abituarsi all'idea di avere una Moglie, a casa nostra accadevano continui incidenti diplomatici a causa del Marito che sosteneva che la sua fede era quella con scritto all'interno Alessandro e la mia quella con scritto Gilda. Eh no bello mio: funziona che nella tua c'è scritto il mio nome e nella mia il tuo. 
É così che va il mondo, fattene una ragione: il nome inciso all'interno della fede non indica il proprietario, ma colui o colei che ti ha donato il cuore (ok, questa frase potete fare benissimo finta di non averla letta, fa schifo e ne sono consapevole).

Intanto, io mi sono resa conto che qualcosa è cambiato e no, non uguale convivere e sposarsi.
C'è quel qualcosa in più che prima non c'era.
L'amore è rimasto invariato, così come tutto quello che costruiamo insieme ogni giorno, a volte con estrema fatica, ma è come se ci fosse un luccichio in più negli occhi e nel cuore.
Un piccolo, impercettibile luccichio.
C'è il ricordo indelebile di una giornata perfetta, c'è il pensiero che mai e poi mai avrei detto che potessi essere così felice il giorno del mio matrimonio eppure ero così felice da toccare il cielo con un dito.
C'è il "se prima sapevo che eri il grande amore della mia vita, quando ti ho sentito dire di si il giorno che mi hai sposata l'ho saputo ancora di più".
Non l'avrei mai detto, ma qualcosa è cambiato dentro di me, dentro di noi. Ed è bellissimo.


E c'è anche che mi risposerei, sempre con il Marito, altre mille volte. A patto e condizione di avere sempre la stessa torta.


La foto è di Samira El Bouchtaoui.
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venerdì 4 novembre 2016

Quanto tempo ci vuole per decidere di vivere sotto lo stesso tetto?

Appena giunta a Roma per viverci stabilmente avevo trovato una casetta che mi piaceva tanto. 
O meglio, avevo trovato un'enorme stanza singola in una casetta che mi piaceva tanto. Tantissimo.
Avevo visto solo tre case prima di innamorarmi di questa che, oltre ad essere bellissima, era anche a Garbatella e io -da giovane- ero una fan sfegatata de I Cesaroni quindi già mi immaginavo a far colazione alla bottiglieria che, giusto per onore di cronaca, non è un bar né niente di simile, ma questo all'epoca non lo sapevo.
E comunque Garbatella resta per me uno dei quartieri più belli di Roma.

Nel frattempo, avevo conosciuto Fidanzato e spesso lui dormiva a casa mia.
Che poi quella casa era un po' un porto di mare, ci viveva una coppia di studenti che divideva la stanza e un tizio che sosteneva di avere un lavoro anche abbastanza figo, anche se io lo vedevo uscire di casa con le palline da giocoliere tutti i giorni e mi è sempre sorto il dubbio che facesse spettacolo ai semafori, ma tant'è. I tre avevano quasi sempre ospiti, io non c'ero comunque mai e quando c'ero, di sicuro non dava fastidio il silenzioso e pacifico Fidanzato.

Un sabato di fine Aprile, rientrando a casa, in compagnia del silenzioso e pacifico di cui sopra, non ho più trovato i coinquilini. O meglio, non ho più trovato i mobili, fatta eccezione per quelli della mia stanza.
Aveva ragione la mia santa madre che, essendo stata ospite in quella casa per qualche giorno, aveva concluso che quei tre non le piacevano.
Si erano portati via qualsiasi cosa, forchette comprese, tant'è che quando chiamai il padrone di casa, questo rimase basito. Era un orario scomodo per lui, vicedirettore di un tg televisivo molto importante in onda da lì a qualche minuto, quindi decise che l'indomani sarebbe passato da casa.
Mancava tutto, a me veniva da ridere per la situazione, lui era arrabbiato da morire, quasi quanto sua sorella -proprietaria per metà di quella casa- che c'è mancato poco che si facesse venire un coccolone.
Io immaginavo già i Ris dentro casa, ma niente.
Il giorno dopo ancora, per altro, si presentarono in casa muniti di chiavi due baldi giovani mai visti a cui i tre coinquilini fuggiti con i mobili avevano affittato casa senza dire niente a nessuno.
Io gli avevo spiegato che magari era il caso di avvisare il proprietario di casa, così giusto per fargli presente chi viveva in casa sua e loro avevano capito. Sembravano piuttosto simpatici e carini, almeno finchè uno dei due non ha penso bene di tinteggiare i muri senza togliere la carta da parati che faceva tanto anni '80.

Il caro padrone di casa, dopo aver denunciato i giovani (o così almeno disse) decise che per tutelarsi avrebbe alzato di circa 200€ l'affitto di ogni singola stanza, solo che -non è per niente- ma 600€ per una stanza a Garbatella te li fai dare da qualcun altro. Spese escluse chiaramente.
Ed è così che ho cominciato a cercarmi una casa per conto mio, già stanca a soli ventiquattro anni di coinquilini e simili. E poi oh, pagavo bollette astronomiche pur non stando mai in casa quindi facendo due conti mi conveniva pure.


Fidanzato decise spontaneamente di cercare casa con me. Dopo un lunghissimo mese di fidanzamento, che vi pare?
È risaputo che dopo un mese abbondante si è una coppia stabile e affiatata.
Noi comunque non ci siamo più lasciati.
E la nostra prima casa insieme era bellissima, in un residence con la piscina dove noi non andavamo praticamente mai, ma -siamo sinceri- quanto fa figo avercela sta benedetta piscina?
Quindi insomma, la decisione di andare a vivere insieme -due cuori e una capanna- è stata meditata. Molto meditata. Ci abbiamo messo ben tre minuti per decidere di dividere casa e conto in banca.
E in questi quasi sei anni, di motivazioni valide per cui convivere è cosa buona e giusta ne ho trovate, ma facciamo che ve le dico domani.

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sabato 20 febbraio 2016

Convivenza e ospedale: ancora una volta in sala operatoria

Ancora una volta mi ritrovo ad essere quella che aspetta fuori dalla sala operatoria.
Quella che, in teoria, non ha alcun diritto e che non potrebbe nemmeno aspettare fuori.
Ancora una volta ho trovato persone disponibili, gentili e alle quali del fatto che io sia sposata o meno frega un tubo.
Hanno chiamato me per dirmi che l'attesa era finita e si rientrava in sala operatoria, io ho chiamato lui e ho riferito. A quel punto, si è messo lui in contatto con l'ospedale.
Poi lo hanno richiamato, gli hanno dato la data dell'operazione che è troppo vicina e che mi ha mandato completamente in confusione e lui gli ha detto che doveva un attimo sentire il parere della fidanzata. La fidanzata che manda tutto avanti, in questi casi, che fa avanti e indietro dall'ospedale, che ha bisogno di qualcuno che la rassicuri e le dica che andrà tutto bene.
E alla fine gli ho chiesto "ma tu sei d'accordo alla donazione degli organi?" e lui mi ha risposto "penso di si".
Penso di si. Non è un si, non è un no.


Gliel'ho già chiesto tante volte, ma lo richiedo ogni volta, sia mai che abbia cambiato idea.
Io, ogni volta, ho paura che lui muoia. È questa la verità.
Detto così, fa sorridere probabilmente, ma è la mia più grande paura.
Paura che qualcuno esca dalla sala operatoria e mi dica che c'è stato un problema, che ci hanno provato fino alla fine a risolverlo, ma non ci sono riusciti.
Ho paura dell'anestesia, ho paura degli imprevisti.
Non ho paura dei medici, sono convinta che loro fanno, in ogni occasione, tutto il possibile per far si che tutto vada a buon fine. Ma sono umani e può succedere qualsiasi cosa.
Io non posso farci nulla se ho questa paura, se aspettare fuori mi devasta, se preferirei andarci io in sala operatoria. L'ho detto tante volte che se potessi, prenderei il suo posto.
Lui ride. Ride quando mi vede così in ansia perché mi trova buffa.
Abbiamo due caratteri completamente diversi: tanto ansiosa io quanto tanto sereno lui.
Lui lo sa che io piangerò disperata quando me lo porteranno via, pensando che potrebbe essere l'ultima volta che lo vedrò, così come sa che parlerò con i medici - in questo caso una simpatica dottoressa bionda- con il cuore in gola aspettandomi notizie nefaste e quando mi diranno che è andato tutto bene, piangerò comunque.
"Perché non mandi qualcun altro?" mi hanno chiesto. Perché sono io l'altra metà della mela. E anche perché le cose riportate non le capisco, perché temo il telefono senza fili.
E quindi va così, ancora una volta.


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giovedì 10 dicembre 2015

Quello che serve in una casa

Sono quasi cinque anni che abbiamo una casa insieme, io e Fidanzato.
La nostra prima casa era un bilocale arredato, in pratica di nostro c'erano solo i piatti e le pentole. Eravamo andati a comprarli il giorno che ci eravamo trasferiti, il resto delle cose -asciugamani e lenzuola- erano quelle che avevo nella mia stanza in affitto.
Fidanzato aveva portato da quella che era casa sua un accappatoio arancione, la tv, la Play Station e una collezione di sciarpe delle varie squadre di calcio.

Poi, piano piano, cambiando, casa abbiamo iniziato ad avere qualcosa di nostro.
Per scegliere i mobili ci ho messo tantissimo tempo, sembra facile, ma non lo è perché oltre a tenere conto dei gusti, bisogna tenere conto anche delle misure delle varie stanze. Le misure le ho prese con un metro da sarta visto che da anni dico che comprerò un metro rigido e non lo faccio mai.
Alla fine, la camera da letto ci è stata regalata, noi l'abbiamo scelta, ma non l'abbiamo pagata. Un regalo dei miei genitori. E' la prima camera da letto che avevo scelto, ma non fidandomi nemmeno di me stessa, né tanto meno dei miei gusti, ho girato tutti i mobilifici del mondo prima di scegliere lei che, durante il pellegrinaggio per negozi, era rimasta sempre nel mio cuore.
La parete attrezzata è stata la scelta più complessa, visto che Fidanzato voleva convincermi a prenderne una lilla, manco fosse casa della mucca della Milka. Con tutto il rispetto per il lilla, ma io lo so che mi sarei stufata subito e avrei scorticato il muro a mani nude pur di toglierla di mezzo dopo nemmeno un mese. Alla fine, la parete attrezzata è stata scelta bianca. Bianco lucido per essere precisi, visto che io ho un debole per il bianco lucido.
Poi è stata la volta del tavolo e delle sedie, la scelta di Fidanzato era stata pessima, quindi anche in questo caso, in modo assolutamente democratico, ho scelto io.
Il divano che volevo io era un mega sofà bianco e verde acido e mentre io lo guardavo adorante, Fidanzato minacciava di lasciarmi e di non farmi vedere più il cane. Alla fine, quando ci siamo ritrovati quasi d'accordo, io ero lì che dicevo "lo prendiamo" senza manco fare un consulto finale per paura di ripensarci  e magari anche litigare per un divano.

Il lampadario del salotto è un atto osceno in luogo pubblico: è un lampadario di quelli che hanno le nostre mamme, a goccia lo chiamo io, solo che invece che essere, che ne so, di cristallo, è di plastica multicolore. Io lo trovo stupendo, Fidanzato vorrebbe fiondarlo fuori dalla finestra, ma tanto di fatto non lo accendiamo mai perché, tenetevi forte, fa troppa luce. La piantana che invece utilizziamo l'ha scelta lui, io la volevo arancione, lui rossa e alla fine, rosso è stato.
Gli altri lampadari della casa non esistono visto che sono banali plafoniere, anche se, se fosse per me, riempirei di lampadari plasticosi e multicolore tutta casa, maledicendo l'inventore delle plafoniere che saranno pure comode, ma diciamoci la verità: sono un insulto al buon gusto. O quanto meno, al mio gusto, il che è pure peggio.


In una casa, si sa, ci vogliono un mezzo milione di cose, uno pensa che è a posto con quelle due cosette essenziali e poi scopre che più passa il tempo, più si cominciano a ritenere indispensabili cose di cui fino a l'anno prima si ignorava esistenza.
Per avere un asse da stiro ci ho messo quattro anni e mezzo, la scarpiera è stato un parto lungo nove mesi e, nel frattempo, in preda a raptus maniacali, ho comprato aggeggi indispensabili per la cucina che manco Cracco. Ad oggi, però, non ho un passapomodoro e non ho nemmeno un servizio di piatti degno di essere considerato tale.
Le posate me le mangia il cassetto, quindi a casa mia aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più non è fattibile perché non ci bastano le forchette. Le ricomprerò, forse un giorno.
Ho però un mezzo milione di presine, arnesi per fare dolci in stile Il boss delle torte (esiste? o era Il boss delle cerimonie?)), persino una formina per gli hamburger, ma non un piatto da portata. Per dire, eh.
Non ho nemmeno una tazza decente se per questo. Sono anni che aspetto di trovare delle belle tazze e, alla fine, utilizziamo due tazze orribili di Ikea, quelle che costano 50 centesimi per intenderci, una azzurra e una di un improbabile arancione cacca sciolta dopo aver mangiato la vellutata di zucca inguardabile.
Ho però una trentina di coppie di asciugamani (e ovviamente utilizzo sempre le stesse) e più copripiumini io che il negozio Ikea all'Anagnina. Di sicuro, ho tutti quelli che negli anni hanno messo in commercio. E otto cuscini sul letto che comportano innumerevoli lamentele da parte di Fidanzato che non apprezza le mie composizioni artistiche. Il cane però si che apprezza, lui si che mi capisce.

Negli anni, abbiamo comprato quadri, soprammobili, tappeti, scendiletto in pelle (finta ovviamente) di pecora, un attaccapanni a forma di albero, farfalle tridimensionali da parete, omini tridimensionali che si arrampicano sui muri, una testa gigante di Lego, un mappamondo in scala 1:56.000.000.000 (o qualcosa del genere), un portapenne a forma di televisore, ma non abbiamo le tende. E io, impicciona come sono, sbircio sempre dentro le case del palazzo di fronte, non rendendomi conto che visto che non le tende anche loro probabilmente fanno lo stesso.

È incredibile come dopo quasi cinque anni non ho ancora tutto quello che dovrei avere, come manca sempre qualcosa. Ogni tanto faccio due conti -io che sono una contabile nata- e mi rendo conto che in una casa piccola come la mia ci sono tutte queste cose e che di conseguenza sono stati spesi un sacco di soldi. E ancora troppo ne vanno spesi, anche se, ci metto la mano sul fuoco, mancherà sempre qualcosa. SEMPRE.

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venerdì 3 aprile 2015

Quanto costa la vita a due?

Lo so, è un argomento trito e ritrito. Ma volete forse che io non dica la mia sulla questione?
E poi, questa è una questione che mi sta particolarmente a cuore e che mi fa ribollire il sangue nelle vene.
Ho sentito persone giurare di vivere con 500€ in due e togliersi innumerevoli sfizi. INNUMEREVOLI.
Ne ho sentite altre dire che con 1000€ al mese erano praticamente ricchi e non solo si concedevano gli innumerevoli sfizi di cui sopra, ma addirittura mettevano centinaia di euro da parte. CENTINAIA.
E poi ho sentito gente credere alle innumerevoli cretinate di cui sopra, andare a convivere o sposarsi e lasciarsi dopo due mesi.
“Ah, litigavate tanto? Mi spiace moltissimo. Ma come mai? Eravate così uniti!!”
“Sai, i 400€ del suo stipendio non bastavano per arrivare alla fine del mese e discutevamo continuamente per i soldi”
“Ah, capisco!”


Sia chiaro eh: io non dico che non si possa completamente fare e che non ci siano persone costrette dagli eventi a vivere davvero con poco, ma da qui a dire che con pochissimi soldi si vive bene e ci si tolgono davvero numerosi sfizi...beh, dai ne passa!!!
Ora, per dire: noi viviamo a Roma che è una delle città dove il costo della vita è più alto.
Ma Roma è anche una delle città a più alta densità di popolazione, quindi credo che il costo della vita a Roma sia una cosa che non riguarda solo me.
Mettiamo caso che io debba pagare un affitto: almeno sono 800€ al mese per un bilocale ALMENO.
Poi ci sono le eccezioni: ad esempio 600€ per un bilocale in mezzo alle fratte, senza nessun essere umano nel giro di 35 km, nessun mezzo di trasporto pubblico (che poi, ok, i mezzi a Roma non sono esattamente funzionali, ma sempre meglio averli vicino).
Oppure si può scegliere di fare un mutuo. Se te lo danno. E anche lì non è che la rata del mutuo si paga da sola (o almeno, se conoscete un modo per farla pagare da sola, fatemi un fischio). Il costo è sugli 800€ al mese per un bilocale, più o meno quanto l'affitto. E in più si aggiungono tutte le tasse sulla casa.

Conosco gente che per risparmiare è andata davvero ad abitare in posti sperduti a 80 km da Roma. Ma sperduti davvero, eh. Con i mezzi pubblici a 30 km, con il primo supermercato a 20, con nemmeno un panificio o un' edicola o un ufficio postale nel raggio di chilometri.
“Eh ma sai io ho la villetta a due piani”
“O bello. E come mai non esci più di casa?”
“Perché per raggiungere Roma per andare a lavoro ci metto cinque ore e per tornare a casa altre cinque. Sono troppo stanca e non riesco più a uscire”.
E comunque se si abita fuori Roma, cosa che può risultare una scelta validissima, bisogna mettere in conto che quello che non si spende in affitto/mutuo si spende in benzina o abbonamenti vari ai mezzi. Quindi bisogna fare bene i conti.

E poi ci sono le bollette: gas, luce, acqua, telefono.
Vogliamo fare una media di 60€ al mese per due persone? Dai, diciamo che sono 60€ al mese.
Poi, per carità: dipende da quanto uno sta in casa, da quanto consuma, se è inverno o estate, se fa freddo o caldo, se si ci lava molto o poco, ma più o meno quello è.
E poi c'è il condominio. Facciamo altri 50€ al mese? E' sempre una media eh, dipende da un milione di cose.
Quindi sono già 110€ per queste cose.
Oh, si lo so, del telefono fisso se ne può fare a meno. Io e Fidanzato, però, non possiamo farne a meno, ma se proprio uno vuole togliere quello, facciamo che sono 40€ al mese di utenze in media.
E la ricarica/abbonamento del cellulare? Mettiamo altri 30€ al mese per due persone. Sempre in media eh, lo so che c'è chi si spara 30€ al mese da solo per avere il cellulare, 92 giga di internet, 388378748 minuti al mese di chiamate verso tutti, compresi numeri di Marte e Venere.

E poi si mangia.
Ho sentito gente dire che la spesa settimanale comprendeva patate, cipolle e bastoncini di pesce. BASTONCINI DI PESCE. Buoni eh, il Capitan Findus era in lizza per diventare il mio fidanzato insieme al Tizio che non mangia salame, ma ecco, mangiarli tutti i giorni forse no. E poi non è che i bastoncini te li regalano.
Sono circa 250€ al mese se si vuole mangiare un minimo variegato e salutare: latte, formaggi, carne, pesce, legumi, pasta, frutta e verdura, biscotti e torte (o meglio, gli ingredienti per farli, ma, ebbene si, anche quelli si pagano).
Nel nostro caso, si aggiungono altri soldi perché deve mangiare anche Cane Gnappo. E quando c'era Cane Nero ovviamente spendevamo ancora di più in cibo per cani, anche perché, in realtà, Cane Gnappo non mangia: lui spilucca. Mangiare sarebbe chiedere troppo.
Una volta accertato che comunque non morirà di stenti e privazioni, si è stabilito con il veterinario che se vuole mangiare poco, mangerà poco. Tanto non lo convinci: lui è troppo impegnato a correre, giocare, distruggere qualcosa per mangiare.

E sempre in tema di cani (o gatti o criceti o uccellini, ma vi prego non serpenti che mi fanno paura) ci sono le spese veterinarie e altre spese accessorie. Capisco che del cane o del gatto che sia se ne può fare a meno (non io però), ma se si decide di averne uno o due o dieci bisogna tenere in mente che si spende anche per loro.

E poi bisogna pur spostarsi, quindi c'è la macchina da mantenere, nel nostro caso due. Benzina, assicurazione, bollo e la manutenzione. Di recente, abbiamo dovuto cambiare gomme a batteria alla macchina di Fidanzato e sistemare una cosa che un allegro vandalo aveva distrutto nella mia. Costo totale: uno stipendio.
Ma della macchina se ne può fare a meno: non se come noi, fai turni che iniziano la mattina prima del sorgere del sole o la notte e finiscono la sera tardi.
E poi non esci mai? Se vuoi andare, che ne so, a cena fuori o al lago, la macchina non la prendi?
Ok, ci sono gli amici automuniti, ma che fai? Scrocchi passaggi da qui all'eternità? Dubito che ci sia qualcuno disposto a venirti a prendere e a lasciare a casa per anni. Anche perché, almeno qui a Roma, le distanze sono immense e nessuno si farà 50 km per venirti a prendere, altri 50 per andare dove dovete andare e ancora altri 50 per riaccompagnarti. Lo farà una volta, forse due, ma poi basta.
Io sono fortunata: a casa di una delle mie più care amiche ci posso andare a piedi, ma di fatto la macchina la prendiamo una volta a testa quando usciamo. E ci mancherebbe che così non fosse.
E comunque, se pure a lavoro ci si può andare con i mezzi, l'abbonamento si paga.

E le spese mediche? 
Facendo i dovuti scongiuri, siamo abbastanza in salute, ma c'è stato un tempo in cui abbiamo spese tantissimi soldi per la salute. Spese non rimandabili e non dilazionabili nel tempo.

E le spese accessorie: un'uscita, un cinema, una maglietta o un paio di scarpe da comprare.
Eh, lo so, si può anche non uscire e le scarpe si possono anche non comprare. Ma non per sempre.
A stare chiusi in casa si impazzisce e comunque credo che sia un sacrosanto diritto quando si lavora sempre, poter spendere qualcosa per una pizza o una birra con gli amici.
E le scarpe nuove prima o poi serviranno perché non è che un paio di scarpe ti dura tutta la vita. Idem le magliette, i maglioni, i jeans o qualsiasi altra cosa. E nel mio caso, le borse: a me serve sempre una borsa.

E gli imprevisti: la caldaia che si rompe, il frigorifero da cambiare o qualsiasi altra cosa. E gli imprevisti in una casa sono all'ordine del giorno. In realtà, non capisco nemmeno perché li chiamino imprevisti visto che ce n'è sempre una.

Nel nostro caso, poi, ci sono anche le spese di viaggio. No, non andiamo in Messico ogni due mesi, ma vado quanto più spesso possibile dai miei genitori, da sola o con tutta la combriccola.
L'ultima volta che siamo andati eravamo in quattro con macchina al seguito e abbiamo speso una fortuna. La prossima volta saremo in tre, ma comunque non credo che il totale sia poi tanto più basso.
Spese non necessarie forse, ma per quanto mi riguarda vedere i miei genitori rientra nelle lista delle cose prioritarie. E anzi, se avessi più tempo, andrei ogni settimana.
Potrei andare da sola -cosa che effettivamente qualche volta faccio- ma provate voi a dire a Fidanzato:”Amore, vado a Palermo per tre giorni”
“E io non vengo?”
“Ehm, Amore tu non hai le ferie e poi vado solo tre giorni, Puoi sopravvivere anche senza di me”
“Non è giusto! Ci abbandoni, vogliamo venire anche noi”.
Cane Gnappo non mi considera per una settimana, quando c'era Cane Nero non mi considerava per due. E al mio ritorno, subisco l'ispezione della valigia.
“Non ci hai portato niente?”
In pratica, non metto vestiti in valigia per portare cibo in quantità al Fidanzato e ossi ai cani.
L'ultima volta che sono andata da sola, quando sono tornata a casa, Cane Gnappo ha aperto la valigia e Cane Nero ha spostato a suon di musate il contenuto per cercare il loro regalo. Che, per la cronaca, hanno trovato.
“Cane Nero, Cane Gnappo, potete aspettare che vi apro io gli snack che vi hanno mandato i nonni?”
“Bauuuuu. Muuuu. Bauuu. Muuu”
“Va beh, fate voi, mangiate anche i vestiti”.
C'è però da dire che quando andiamo dai miei, poi non facciamo la spesa per sei mesi.

Ho perso il conto del totale, ma a occhio direi che 500€ per due non bastano. Con tutta la buona volontà, le cose da pagare ci sono.
E ok, Roma è una delle città più care, è vero, ma vi assicuro che i miei genitori vivono a Palermo e anche loro spendono soldi. L'affitto o il mutuo si pagano anche a Palermo, le bollette arrivano anche a loro, la spesa la fanno pure loro. Spendono meno di noi, ma comunque spendono.
E lo stesso vale in qualsiasi altra città d'Italia.
Per quanto riguarda l'estero, cercasi volontari disposti a farsi intervistare sul costo della vita in altri paesi.
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sabato 14 marzo 2015

Convivenza e ospedale: sette ore in sala operatoria

Oltre alla fatidica domanda "Quando lo fai un figlio?", tra le più gettonate c'è "Quando vi sposate?"
Succede. Ogni giorno. O se non è ogni giorno, a cadenza regolare.
Io e Fidanzato non siamo sposati -altrimenti non si chiamerebbe Fidanzato- e viviamo insieme da parecchio ormai quindi questa domanda ce la sentiamo ripetere continuamente.
Me lo chiedono talmente spesso che ogni tanto anche io chiedo a Fidanzato:"Ma quando ti sposi?" e lui lo chiede a me.
La risposta che vorrei dare, nella maggior parte dei casi è:"Ma un pacco di cavoli tuo no, eh?", ma siccome sono una principessa alla fine la butto sempre sul "Prima o poi ci sposeremo!".
Ed effettivamente prima o poi lo faremo davvero.
Volevamo sposarci, ma una serie di cose ci ha fatto rimandare e ancora non ci è tornata la voglia di metterci a organizzare tutto. Tornerà. Prima o poi.

Ma, non so perchè, chiunque -coppie sposate, conviventi, single- alla fine arriva sempre all'annosa questione "Ma se non vi sposate e uno dei due finisce in ospedale l'altro non può entrare, non gli fanno nemmeno varcare la porta dell'ospedale, non lo informa nessuno di cosa succede".
A parte che credo proprio che in ospedale ci possa entrare chiunque -chi non è andato a trovare un amico o un parente?- confido  sempre nel buon senso.
Se io finissi in ospedale, dubito che i miei genitori impedirebbero a Fidanzato di entrare, anzi sarebbero i primi a volerlo lì accanto a me e accanto a loro, visto che, contenti o meno che siano, è la persona che ho scelto di avere a fianco.
E comunque non è del tutto vero.
E non lo dico perchè sono andata a studiarmi la normativa in materia, ma perchè è successo a noi.

Fidanzato, dall'oggi al domani, si è trovato nella situazione di dover affrontare un intervento che non era esattamente una passeggiata. Un intervento che a me faceva paura, ma che andava fatto, altrimenti le conseguenze sarebbero state tremende: alla lunga, non avrebbe più camminato.
E quando dico dall'oggi al domani non sto scherzando: sono passati tre giorni da quando ha fatto la visita specialistica con il chirurgo che l'avrebbe operato a quando è stata fissata la data dell'intervento, previsto una settimana dopo.
Il chirurgo in questione l'avevano consigliato a me. A consigliarmelo è stata una persona che non ringrazierò mai abbastanza per questo prezioso consiglio  che mi aveva detto:"Quando sceglierete il chirurgo, fidatevi dalla vostra sensazione a pelle, non considerate solo il curriculum".
Usciti dalla visita, ci siamo guardati in faccia e, senza dirci una parola, abbiamo deciso che era lui.
E non solo perchè in quel campo è il migliore, ma perchè ce ne siamo letteralmente innamorati: ci siamo innamorati del suo modo di spiegare le cose -adatto a due che non capiscono nulla di medicina, ci siamo innamorati della sua disponibilità, della sua umanità e della sua pazienza. E vi assicuro che con una come me, che parla tanto e fa milioni di domande, ce ne vuole tanta di pazienza.
È milanese, ma non imbruttito: insomma, perfetto.
Finito il pre ricovero, che ha messo a dura prova i miei nervi, è arrivato il giorno del ricovero.
E a Fidanzato hanno dato milioni di fogli da firmare e tra questi ce n'erano un paio che chiedevano più o meno: chi dobbiamo informare di quello che ti succede? Con chi dobbiamo parlare? Da chi dobbiamo andare per qualsiasi problema?
E Fidanzato ha messo il mio nome, con tanto di numero di telefono e dati della carta d'identità.
Se succede qualcosa, andate da lei.
Non c'era la possibilità di aggiungere "occhio che è nevrotica, quindi qualsiasi cosa ditegliela con molto tatto", ma comunque c'era il mio nome.

E così è stato. Soprassiedo su come ho passato quelle quasi sette ore mentre lui era in sala operatoria visto che ho praticamente pianto tutto il tempo pensando che tutte le milioni di complicazioni possibili -elencate su un plico di fogli che aveva dovuto firmare quella mattina prima che lo portassero via- sarebbero successe proprio a lui. Tutte eh. Mica una complicazione sola.


A metà dell'intervento, una gentile signora, che ancora non ho capito bene che lavoro facesse, è venuta a dirmi: "Vieni, telefoniamo in sala operatoria e vediamo come procede".
C'era un dubbio su questo intervento: non sapevamo se sarebbe stato possibile fare tutto l'intervento insieme o se sarebbe stato necessario farne metà in quel momento e l'altra metà dopo qualche mese.
La signora mi disse che avevano iniziato la seconda metà. E io andai giù di lacrime perchè sapevo quanto Fidanzato ci tenesse che venisse fatto tutto insieme.
E poi è arrivato l'aiuto chirurgo in camera: "Cerco la Signora Fidanzata".
Lui cercava me perchè così era. Doveva dirlo a me.
"È' andato tutto bene, lo stanno ricucendo, tra un pò  lo riportano in camera.
Se vuole può scendere a parlare col chirurgo".
Poi ho parlato col chirurgo e poi ancora, quando l'hanno riportato in camera, con l'anestesista che era venuto a sistemargli tutta una serie di tubi che ancora ricordo con una certa ansia.
E questo dottore ha risposto con pazienza anche alla domanda:"Perchè vi siete portati via un Fidanzato con un colorito normale e mi avete riportato un Fidanzato giallo?"
Forse, se avessi avuto qualche anno di più, avrei saputo che dopo un intervento del genere i fidanzati tornano in camera gialli, ma io non lo sapevo. E l'anestesista me l'ha spiegato.
Con la stessa pazienza con cui si spiegano le cose a un bambino impaurito.
Le infermiere avevano il mio numero e quando mi allontanavo, praticamente mai a dire il vero, loro mi dicevano:"Signora, qualsiasi cosa le telefoniamo, non si preoccupi".
Non mi hanno mai telefonato a dir la verità.
E dopo qualche giorno hanno smesso anche di chiamarmi signora.
"Vi prego, chiamatemi per nome e datemi del tu. Ho a malapena ventisette anni"
"Ventisette anni? Ne dimostri molti meno"
"A maggior ragione non chiamatemi signora".

E poi c'è stata la complicazione. Una complicazione banale, che poteva succedere. Era praticamente impossibile che non succedesse.
Vedevo andare avanti e indietro le infermiere e, siccome non sono scema (e comunque ho visto un sacco di puntate di Dottor House e Greys Anatomy), ho sgamato subito che qualcosa non andava.
E poi Fidanzato non stava bene. Era molto debole.
"Scusate, che succede?"
"Succede che dobbiamo fare una trasfusione perchè l'emoglobina è scesa troppo"
"Il dottore l'avete chiamato?"
"Si, dice di trasfondere"
Fidanzato era semi cosciente, ma il mio parere l'hanno chiesto.
E io e Fidanzato avevamo pareri completamente discordanti sulla questione: io sono favorevole, lui è totalmente terrorizzato dal sangue e della trasfusioni.
Ma sapeva e sa tuttora che se mai qualcuno mi avesse chiesto l'autorizzazione a fargli una trasfusione, io l'avrei data. Perchè forse l'emoglobina risalirà da sola, ma forse no. E se il medico dice che è necessaria una trasfusione per me significa che è necessaria una trasfusione.
Fidanzato si è fidato di me, non capiva un tubo e stava male, e la trasfusione è stata fatta.
"Però controlla che la sacca sia per me, che ci sia scritto il mio nome, che il gruppo sanguigno corrisponda".
Ho passato la notte a leggergli i dati scritti su quella sacca. Se avete mai visto una sacca di sangue, saprete che ci sono scritte tre cose in croce: gruppo sanguigno, nome e cognome, data e luogo di nascita di chi deve ricevere quel sangue. E io ho letto queste tre informazioni ad alta voce per tutta la notte.
E poi ho firmato milioni di cose: ricevute, carte varie, persino i fogli con le ordinazioni per pranzo e cena.
Se mai un giorno dovessimo lasciarci e a lui servirà la cartella clinica, sarà costretto a leggere il mio nome ovunque.
Quando l'hanno dimesso e mi hanno consegnato il paziente -hanno detto proprio così- ho gestito io la pratica con l'assicurazione sanitaria e sono io che mi sono occupata del post operatorio, mesi e mesi di fisioterapia. Perchè così voleva lui e così è stato.

So che molti penseranno:"Ma se succede all'improvviso? Se non hai il tempo di firmare le carte?"
Vai da un notaio e lo fai a priori.
"E se muore e non hai diritto a niente?" Non ci ho mai pensato, sarà che non facciamo sessant'anni in due, ma è un pensiero che non voglio fare. E se proprio devo farlo, rispondo che non me ne frega niente: non mi interessa avere niente, sarà che non abbiamo chissà cosa, sarà che penso che starei troppo male e l'ultima cosa a cui mi vien voglia di pensare sono queste cose.
E comunque un giorno ci sposeremo.
E non perchè se sta male non mi fanno entrare in ospedale, ma perchè è quello che vogliamo.

Una cosa che però tengo a dire è che avere la responsabilità di un'altra persona è una cosa pesante.
Che qualcuno ti venga a dire cosa succede o ti chieda qualcosa non è facile.
Io avevo ventisette anni e un Fidanzato sulle spalle, spalle che non erano abbastanza larghe e che probabilmente non lo sono tuttora. E avevo paura: paura di quello che potevano dirmi, paura che qualcosa andasse male e che sarei stata la prima a saperlo, paura che avrei potuto dire o fare qualcosa di sbagliato, paura di non essere all'altezza.
È una cosa da non sottovalutare la responsabilità che queste cose comportino. E l'amore potrebbe non bastare, anzi forse è proprio l'amore che ci fa avere tutta questa paura.


Nota: il chirurgo che ha operato Fidanzato si chiama Gianluca Cusmà. 
Non metto mai nomi su questo blog, ma gli ho chiesto il permesso e me l'ha dato. 
E' una persona che non ringrazierò mai abbastanza, che sa quanta stima abbiamo di lui, ma volevo ribadirlo. 
L'ultima volta che l'ho visto, siamo andati al ristorante, ha controllato come camminasse Fidanzato mentre io ero in bagno. Perchè sa che sono una rompiscatole senza eguali. 
E non ringrazierò mai abbastanza tutto lo staff della clinica: mi hanno sopportata, capita, coccolata.


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martedì 3 marzo 2015

La mia vita dentro una valigia

Vi siete mai chiesti quante cose può contenere una casa?
Una casa piccola eh, tipo casa mia che è grande un buco quadro.
Ecco, io non mi sono mai fatta molte domande sulla questione, ma stavamo cercando casa e l'abbiamo trovata.
Una botta di c**o incredibile.
E il nostro vicino di casa sarà Francesco Totti.
Comunque, una volta deciso che la casa era nostra e iniziata l'operazione inscatolamento.
"Non ti preoccupare Fidanzato, penso a tutto io, tu non affaticarti. Io sono Wonder Woman".
Di fatto, dopo un giorno ho lasciato perdere la questione e ho atteso che io e Fidanzato ci trovassimo nello stesso posto allo stesso momento per procedere insieme.

È una settimana che inscatoliamo ed è ancora tutto lì. Oltre ad essere tutto lì, però, ci sono anche decine di scatoloni già pronti.
Ma tutta sta roba da dove è saltata fuori?
E soprattutto: com'è possibile che ci sia tutta questa roba se io ho ancora cose -la mia collezione di mucche per esempio- a casa dei miei genitori?
Ho scoperto di possedere una quantità di attrezzi da cucina che Masterchef mi fa un baffo, c'è persino roba che non ho idea di che funzione abbia, ma che probabilmente ho comprato quando ero nel trip mangeremosolodolcifattiincasa e una serie infinite di cose che hanno la stessa funzione, ma che sono belle, oh se sono belle.
E poi dicono che il marketing non conta niente.
Mi sono resa conto che la gente che entrando in casa mia diceva:"Oh che meraviglia queste pareti così piene di quadri, locandine, roba varia appesa" in realtà pensava: "Vedrai bella mia quando dovrai traslocare e avrai decine di cose da staccare dai muri e imballare con il pluriball come ti divertirai".
Il pluriball. Provate voi a comprare rotoli interi di pluriball e non poterlo scoppiare con le dita altrimenti perde la sua funzione. PROVATE. E poi fatemi sapere.
Ah, e poi ci sono 150 paia di scarpe (in due e la maggior parte non sono mie), alcune delle quali non le avevo mai viste.


Certo, qualcuno deve averle comprate, ma probabilmente sono stati i cani.
I vestiti poi non ne parliamo. Siamo pieni e si che io un sacco di roba mia l'ho data via.
"Fidanzato, devi proprio tenerla quella maglietta?"
"Si, ci tengo, l'ho comprata con il mio primo stipendio"
"Fidanzato, ma lavori da più di dieci anni"
"No, ma quella l'ho comprata con il primo stipendio del lavoro estivo dopo la terza media"
Allora si, teniamola che tra un pò diventa antiquariato e magari rivendendola ci facciamo i soldi.
E i giochi di Cane Gnappo, roba che ci sono voluti due scatoloni per farli entrare tutti.
E dopo che avevo finito di impacchettarli, la sera è uscito per la passeggiata ed è tornato con una pallina. L'ho fatta sparire e, il giorno dopo, al prato ne ha trovata un'altra.
MA ALLORA DILLO CHE CE L'HAI CON ME CANE GNAPPO?
E le ciotole, e le cucce, e la casetta, e i guinzagli, e i collari. Tutto quadruplo.
E la lettiera del gatto.
Noi non abbiamo un gatto.



continua....

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lunedì 26 gennaio 2015

Persone diverse (che decidono di vivere sotto lo stesso tetto)

Il problema, quando ti butti in una convivenza, è che siete due persone diverse, ognuna con le proprie abitudini.
È bellissimo mangiare insieme, dormire insieme, fare colazione insieme, cucinare insieme, pulire casa insieme e sicuramente un sacco di altre cose bellissime che però adesso non mi vengono in mente.
Io sono abituata, quando mi sveglio la mattina, a fare colazione al buio e a non parlare per almeno un'ora. E non solo non parlo ma non voglio nemmeno sentire parlare gli altri.
Il tizio che non mangia salame invece la mattina ha un sacco di cose da dire e se gli fai notare che non hai voglia di starlo a sentire ti risponde con frasi tipo:"ma sei sveglia da ben sette minuti e dodici secondi".
Quando invece decide che può lasciarmi in pace e non rivolgermi la parola, accende l'aspirapolvere. Di prima mattina. LUI ACCENDE L'ASPIRAPOLVERE APPENA SVEGLIO perché lo rilassa e perché, rullo di tamburi, gli piace pulire. E la gente vi dirà che siete una donna fortunata: sono pochi gli uomini a cui piace pulire casa e vi sollevano da questa incombenza. Al che io rispondo che se non gli piaceva pulire, poteva anche assumere qualcuno per farlo perché io non l'avrei fatto.
Io però ho una malattia mentale che mi spinge a tenere cassetti e armadio con i vestiti piegati perfettamente, suddivisi per colore, materiale e forma. Lui ha una predisposizione particolare per l'appallottolare tutti i vestiti tanto "non li vede nessuno". Come non li vede nessuno? Li vedo io!!!
Io mangio un sacco di roba verde e, quando ho fretta, preferisco mangiare panini. Lui non mangia né roba verde né tanto meno panini. Cosa ci metti dentro ai panini se non mangi salame,prosciutto e men che mai formaggio? Non ditemi tonno e pomodoro perché il panino col tonno e pomodoro perde olio,almeno così dice il tizio che non mangia salame.
Io dormo immobile, non mi muovo di un millimetro. Il tizio che non mangia salame ingaggia, nel sonno, una lotta con coperte, cuscini, lenzuola e coprimaterasso. Toglie tutto.
Nella peggiore delle ipotesi ti butta anche giù dal letto, roba che un paio di volte mi sono ritrovata addosso al comodino.
E poi c'è anche la questione della caffettiera: io faccio il caffè e lascio lì la caffettiera, lui rischia di collassare se la caffettiera non viene lavata quando il caffè sta ancora uscendo. E mi rimprovera regolarmente.


Poi c'è da dire che il tizio che non mangia salame ogni mattina si sveglia prima di me e  mi porta la colazione al letto -abbiamo persino una ricca collezione di vassoi- così che posso svegliarmi con calma e posso sopportare meglio le chiacchiere mattutine e l'aspirapolvere.
E c'è anche da dire che siamo entrambi due mangioni di dolci e che il SantoFidanzato ha eliminato dalla sua dieta tutte le cose che io non posso mangiare causa allergia e che il letto distrutto dalla lotta lo rifacciamo sempre insieme. E soprattutto che siamo felici insieme, proprio felici
. Quindi, in fondo vale la pena...anche se abbiamo abitudini diverse.
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giovedì 22 gennaio 2015

Farfalle nello stomaco

Il tizio che non mangia salame, alla fine, mi piaceva proprio. Talmente tanto che,insomma,alla fine sul salame ci sono passata sopra e dopo un mese esatto che ci frequentavamo (si dice così,no?) abbiamo deciso di andare a vivere insieme.
Pare che decidere di condividere casa quando si è nel pieno della fase farfalle nello stomaco sia una grande idea perché siamo talmente presi dall'altra persona che non ne vediamo i difetti e tutte quelle piccole cose che normalmente ci farebbero arrabbiare: io il tubetto di dentifricio spremuto a metà invece che alla fine e i calzini abbandonati sul mobile in camera da letto invece che nella cesta di panni sporchi dove dovrebbero stare,però,li vedo eccome. Ma confermo che,se il tizio che non mangia salame fosse stato il mio fidanzato da dieci anni, probabilmente l'avrei affogato nella vasca da bagno insieme ai calzini sporchi.

La verità, però, è che non sono solo gli uomini ad essere pieni di difetti,qualche difettuccio l'abbiamo anche noi donne (pochi,sia ben inteso). Io all'epoca avevo 24 anni,ero una bimba,quindi ero giustificata. Ad oggi,che di anni ne ho quasi 29, non ho smesso di essere disordinata,di abbandonare le mie cose ovunque e di non lavare la caffettiera perché tanto che la lavi a fare se ci devi fare solo il caffè. e abbiamo trovato il nostro equilibrio,abbiamo una casa a nostra immagine e somiglianza e a chi me lo chiede dico che siamo stati due pazzi squilibrati a cui è andata bene.

Il tizio che non mangia salame poteva essere un potenziale serial killer, un sociopatico o semplicemente una persona non adatta a me. Eppure io ero lì,tutta felice,che cercavo casa con lui senza manco sapere a memoria il suo numero di telefono (e,per la cronaca,lo avevo memorizzato per cognome perché il nome è troppo comune e l'avrei confuso con qualcun altro).
Sappiate che è una follia. Che può andare bene (e a me è andata bene,nonostante il salame,che alla fine ho smesso di comprare), ma che può anche andare male.
Vivere con qualcuno è estremamente complesso e, a volte le farfalle nello stomaco possono non bastare.

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