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giovedì 8 aprile 2021

A volte ritornano (ma non per molto)

Dal giorno in cui ho traslocato, fatta eccezione per tre giorni di ferie che mi sono stati offerti per gentile concessione del mio responsabile (che non me lo dirà mai, ma presumo mi abbia visto un po' esaurita), non mi sono mai fermata.
Ad oggi non siamo ancora completamente sistemati, ad onore del vero non ho neppure la cucina a causa di un ritardo nella consegna. 
Non ho neppure tutti i lampadari, né lo specchio in uno dei due bagni, deve arrivare l'armadio della cameretta, i divani (si, due) arriveranno quando probabilmente avrò definitivamente optato per la sedia a dondolo e, quando avrei avuto bisogno di Ikea più che di ogni altra cosa al mondo, eravamo in zona rossa, praticamente per la prima volta -feste di Natale escluse- da quando esiste il sistema a colori.
Abbiamo avuto ritardi con quelli che dovevano togliere i sigilli al contatore del gas, con quelli che dovevano metterci la fibra (ricordo a tutti che io sono in smart working e la fibra mi serve quasi quanto mi serviva Ikea quando eravamo in zona rossa), con il comune di Roma che per cambiare la residenza ci sta mettendo quanto ci metto io per andare a piedi da Roma a Budapest.
Ho continuato a lavorare, ho continuato ad allenarmi, a portare fuori i cani, ad avere mille cose da fare, eppure -nonostante la stanchezza- non penso di essere mai stata così felice.

Realizzare il desiderio di una casa grande e come la volevamo non era facilissimo, vuoi perché abbiamo fatto tutto da soli, vuoi perché viviamo a Roma e a Roma fai prima a comprarti il Colosseo che non a trovare una casa come davvero la vuoi, dove davvero la vuoi, spendendo i soldi che vuoi.
Presumo sia così in tutte le grandi città, ma non ne ho esperienza visto che a Bologna e a Milano, dove ho vissuto da quando sono andata via da casa dei miei, avevo esigenze molto diverse.

Non ci sono comunque grosse novità: come tutti gli anni, è arrivato Aprile, io ho iniziato il conto alla rovescia per il mio compleanno, quest'anno la torta sarà bellissima, probabilmente persino più bella di quella dell'anno scorso (che trovate qui), forse la più bella mai avuta, anche se c'è stato un periodo in cui avevo stupende torte a forma di mucca con disegni creati apposta per me.
Non ci sarà neanche quest'anno una festa e non si potrà andare a cena fuori, ma ci sarà qualche piccolo festeggiamento e tanto mi basta. E poi ci saranno i regali da scartare (che praticamente, senza volerlo, mi sono scelta da sola).
Il lockdown, la zona rossa, la pandemia sono sempre più difficili da sopportare, tra qualche giorno mia madre subirà un'operazione delicata e io sarò a 1000 km. Se ve lo state chiedendo: si, sarei potuta andare a Palermo, ma in nessun caso sarei potuta entrare in clinica, neanche per portare un cambio di biancheria, quindi resterò lontana, pronta -in caso di emergenza- a partire di corsa.
Se è giusto o sbagliato non permettere ai familiari stretti di accedere per portare un cambio non sta a me dirlo, io stessa mi sono operata da sola lo scorso anno e ricordo molto bene con che fatica sono riuscita ad accendere il cellulare per fare squillare il telefono di mia mamma solo perché sapesse che ero viva (no, l'ospedale non avvisava nessuno), però mi dispiace. 

In questo Aprile inaspettatamente freddo, fatta eccezione per questa storia dell'operazione, io credo di avere realizzato tutti i desideri che avevo (tranquilli che comunque ne troverò di altri da realizzare) ed è curioso come questo sia accaduto in un anno segnato dalla pandemia. 
Ogni tanto penso che ci ho messo quasi trentacinque anni per arrivare a conclusione di tanti piccoli percorsi che mi permettessero di avere davvero tutto quello che volevo, compreso trovare una crema spalmabile quanto più simile possibile alla Nutella, ma che potessi mangiare (che a voi sembrerà una stupidaggine, ma io ho investito moltissime energie in questa ricerca).


Succedono ancora cose che non possono essere vere, eh: potrei raccontarvi della mamma pancina che ha portato avanti la tesi per cui le madri, in quanto tali, sono tutte grasse e sciatte o di tutte quelle persone che si fingono allergiche e che hanno la sfiga di trovare me nel loro cammino.
O di Fuffi e Mila che sono scappati di casa -aprendo la porta da soli- perché temevano che li avessimo abbandonati la sera in cui ci siamo trasferiti a casa nuova.
O della botta alla tibia che ho preso saltando su un box di legno a causa del quale mi manca -letteralmente- un pezzo di pelle dalla gamba che ormai immagino non crescerà mai più (ammesso che la pelle cresca, non ne ho idea).
O di quanto mi sia risultato difficile trovare qualcuno disposto a farsi mettere in regola per pulirmi casa.
Il problema è che il tempo per raccontare ogni singolo episodio che non può essere vero mi manca. A volte penso a questo blog, a quanto avrei voluto scrivere un post al giorno, a quanto io lo abbia sacrificato, a quanto spero sempre di trovare -prima o poi- di nuovo il tempo, a quanto non capisco dove lo trovassi prima, visto che facevo più o meno le stesse cose.
Però ci sono, cerco di esserci, rispondo ad ogni singolo messaggio o mail che mi arriva che comunque è qualcosa, no?

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mercoledì 17 febbraio 2021

Una nuova casa: passare da una casa molto piccola ad una molto grande

Ho sempre abitato in case minuscole, piccole, molto piccole.
Cioè, non sempre: sono cresciuta e ho vissuto fino al mio trasferimento in una villa: tre piani, il giardino, un tetto su cui arrampicarsi (non rischiavamo la vita, ho un sacco di amiche che possono confermare), un bagno -rosso, bellissimo, che ho amato tanto- tutto per me e un sacco di spazio, ma quella era casa dei miei genitori.
Da quando mi sono trasferita ho vissuto prima in appartamenti condivisi fin tanto che studiavo, poi in bilocali con Fidanzato poi divenuto Marito. La grandezza massima in cui abbiamo vissuto è di ben 58 mq, ovvero camera da letto, salotto con cucina più o meno a vista, un ripostiglio, un bagno e terrazzo.
Che ad un certo punto sono diventati pochi (i mq intendo).
No, non a causa della pandemia, del lockdowon, dello smart working.
Sono diventati pochi in generale, non ci entravamo più, avevamo bisogno di spazio perché non abbiamo più vent'anni che ci stringiamo in dieci in un divano e quattro sedie, quindi è iniziata la spasmodica ricerca di una casa più grande, un piccolo -manco tanto piccolo se vogliamo- investimento che ci ha quasi del tutto impoveriti perché ecco una casa a Roma è costosa se si tratta di, appunto, 58 mq, figuriamoci se si tratta di qualche mq in più.
Mesi di ricerca, di appuntamenti incastrati, di delusioni.
Dove per delusioni intendo che ho sprecato una mattinata per vedere una casa che gli eredi di una povera signora finita in una rsa all'improvviso si sono sbrigati ad affidare ad un'agenzia e ce l'hanno mostrata con i vestiti della signora ancora sul letto, la carta da parati anni '80 marrone scuro penzolante e un odore di cane bagnato che i miei cani manco se li lascio sotto l'acqua per due anni (cosa che, in ogni caso, non ho intenzione di fare).
Ho fatto richiesta per case con almeno due camere da letto e la cucina rigorosamente separata ed abitabile e mi hanno mostrato case con una camera da letto di tre mq, con un fornelletto da campeggio in garage al posto della cucina (ok sto esagerando, ma è chiaro cosa voglio dire, giusto?).
Abbiamo fatto una proposta per una casa che ci piaceva e dopo un mese che ci stavamo dietro abbiamo dovuto rinunciare.
Poi un giorno è arrivata una telefonata in cui mi proponevano di vedere un appartamento e ho pensato che era lui ancora prima di vederlo. Un appartamento che non avevo trovato io, ma che mi proponeva un'agenzia che non è la classica agenzia in franchising, ma di quelle vecchio stile in cui ti segue il proprietario, che non è esattamente un ragazzino (e a cui nel frattempo mi sono affezionata). E, in effetti, era lei. Ci abbiamo messo più o meno due ore a decidere che era lei.
L'abbiamo rivista, riguardata, riosservata, misurata e continuava ad essere lei.
Ce la siamo immaginata tra un anno, tra cinque, tra dieci, tra venti.
Ho visto i miei figli diventare grandi lì.
Ho pensato che Fuffi sarebbe impazzito di gioia. Anche Mila eh, ma lei ha meno pretese.
L'abbiamo arredata con l'immaginazione.
E infine, è diventata nostra. 
E poi i lavori, gli scatoloni, il trasloco, scegli i mobili, ordina i mobili, io vi dico solo che il divano che ho scelto arriva dopo il mio compleanno che non è esattamente domani (ma se volete farmi dei regali anticipati per la mia nuova casa sappiate che non ho ancora scelto lampadari e mobili del bagno e neanche un sacco di altre cose a dire il vero, quindi qualsiasi cosa è ben accetta).


E devo dirlo: io volevo la cucina separata e abitabile, due camere da letto ed ero intransigente sulla zona, però mai e poi avrei pensato che sarebbero tornati i tempi del bagno rosso e che avrei avuto un bagno tutto per me. Un bagno che non è rosso, ma va bene uguale, no?

Ecco, questo è il motivo per cui non ho avuto tempo di scrivere nulla, nonché il motivo per cui forse non avrò il tempo di scrivere nulla neanche nei prossimi due mesi a volere essere ottimisti. Corriamo avanti e indietro, non penso di avere mai corso così tanto e, nel frattempo, viviamo accampati, nel vero senso della parola. E le mie amiche sopportano i miei deliri, compreso quello in cui volevo assolutamente comprare delle sedie rosa fluo per il salotto.

Ps. Il molto piccola e il molto grande del titolo suonavano bene, so perfettamente che esistono case molto più piccole e molto più grandi.
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martedì 3 luglio 2018

Potrebbe piovere

Questo è un periodo difficile.
Un periodo che sembra non finire mai, senza una data di scadenza o meglio, con una data di scadenza a lungo termine, una vera e propria prigionia.
Esistono però dei periodi difficili che non possono essere affidati ad un blog che, mio malgrado, potrebbe essere letto da chiunque, anche da chi, un domani, potrebbe usare le mie parole contro di me.
No, non ho ucciso nessuno, se è questo che vi state chiedendo.
Non ho commesso reati, il fatto di essere una sanguinaria appassionata di documentari sui delitti non fa di me una che quei reati li commette.
Niente di grave, solo un periodo difficile che so che prima o poi troverà sfogo sulle pagine di questo blog, come in fondo ha trovato sfogo tutto -o quasi- quello che è successo nella mia vita negli ultimi tre anni e mezzo.

Sono sette anni e mezzo che divido la casa -e la vita- con mio marito.
No, nessuna crisi del settimo anno se è questo che vi state chiedendo.
Sebbene non sia mai stata una persona particolarmente sdolcinata, chiunque ci conosca può rendersi conto di quanto io sia profondamente innamorata di lui, di quanto sia il mio primo pensiero appena mi sveglio e l'ultimo prima di andare a dormire
Sono tante le cose belle che abbiamo condiviso, mi viene in mente il giorno del nostro matrimonio che è stato indubbiamente uno dei giorni più emozionanti della nostra vita, ma ce ne sono infinite altre ognuna delle quali ha un posto nel mio cuore e nella mia mente.
Ma più di tutto quello che fa una famiglia sono le cose brutte.
Si, avete letto bene, le cose brutte. Perché è nei momenti difficili che si capisce davvero, almeno secondo me, quanto può essere forte l'amore nei confronti di una persona.

Io i momenti difficili me li ricordo tutti, uno per uno.
Ricordo esattamente cosa è successo, cosa ho fatto, cosa ho detto.
Ho perfettamente chiaro nella mia testa il giorno che mio marito è entrato in sala operatoria per restarci sette ore, le sette ore più lunghe della mia vita (qui).
Ricordo quando ne è uscito e che la prima cosa che mi ha detto è stata che aveva visto tutto (poi ha chiarito la questione, no non l'hanno operato a vivo facendogli guardare il momento in cui con un bisturi gli aprivano le gambe). Ricordo di aver pensato che fosse troppo giallo, talmente giallo che manco i cinesi.
Ricordo quando l'ho riportato a casa con i pantaloni del pigiama perché ero talmente stanca da aver scordato una tuta o un paio di jeans e e ricordo bene quei terribili mesi in cui non penso di aver dormito più di due ore di fila.
Ricordo quando l'hanno operato al naso (qui): ero seduta per terra davanti la porta del blocco operatorio senza alcuna intenzione di muovermi da lì senza di lui. Era Febbraio e mi si erano congelate le chiappe.
Ricordo perfettamente ogni corsa in ospedale a causa delle mie allergie, ho imparato che, oltre ad ascoltare il mio corpo come dico sempre, mi basta vedere se lui comincia a correre verso lo sgabuzzino delle scarpe. Lì significa che ho la faccia deformata dall'anafilassi e che gli è presa la paura.
Ricordo bene quando mi è venuto a prendere a Milano perché mi ero rotta il ginocchio, la prima cosa che mi aveva detto era stata: "Ma come cazzo ti sei ridotta?" mentre io, con un gesso che partiva dall'inguine e finiva alla caviglia, continuavo a dire che non era niente.
Non è mai stato facile, mai.

Ricordo quando è morta Milly, il nostro cane (qui). Le lacrime, la disperazione.
Ricordo bene quando mi ha chiamato -ero al lavoro e lui a casa- per dirmi che era morto suo padre, la fatica, il dolore nell'accettare una cosa del genere.
Ricordo le difficoltà nell'avere due lavori pagati di fatto poco rispetto a quello che erano (ma questo lo avrei scoperto dopo tempo), il voler fare quadrare tutto e spesso non riuscirci.
E ricordo anche le mie frasi che erano più o meno: "Prima o poi andrà meglio", cosa che effettivamente è stata con impegno, sacrificio, scelte a volte sbagliate.
Ricordo quando ha chiuso Mtv (qui) e io mi sono trovata senza un lavoro e con una tristezza dentro che mi ha accompagnata per un sacco di tempo nella paura di tornare a quella situazione precaria di qualche anno prima.

Questo è un periodo difficile, uno di quelli che prima o poi aggiungerò alla lista delle cose brutte che abbiamo affrontato.
Ma ecco, io ho una certezza indissolubile: i periodi difficili passano. A volte ci vuole più tempo, a volte meno, ma passano. E quando passano, l'unica cosa che vi chiederete è come avete fatto a resistere, ad affrontarli, ma passano. Giuro.
So che mio marito è preoccupato -o forse più dispiaciuto- per me perché non sono contenta di questa situazione. Anche se non me lo dice ogni cinque minuti, io lo so perché lo conosco. 


Ieri sera eravamo in terrazza a prendere il fresco, lui fumava e io guardavo le stelle, come facciamo sempre in queste sere d'estate, e ho pensato: "ma sti cazzi, passerà, che mi frega, abbiamo una casa, ci vogliamo bene, le bollette sono tutte pagate, al massimo potrebbe piovere".
Oggi piove. E niente, ritento la prossima volta.

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giovedì 19 aprile 2018

Mio marito non mi aiuta

Mio marito non mi aiuta.
Avete presente, no?
Il mondo dei mariti -o compagni che siano- si divide in due: quelli che aiutano e quelli che non aiutano.
Mio marito, come dicevo, non mi aiuta.
Non mi aiuta a pulire casa, non mi aiuta a sparecchiare, non mi aiuta a buttare l'immondizia, non mi aiuta in nulla.
Posso dire che il termine aiutare, in questo caso, fa schifo?

Il motivo -banale- per cui non mi aiuta è che fa tutto lui.
E la gente non fa altro che ripetermi che sono una donna fortunata, che ho fatto bene a sposarlo, in fondo è evidente che l'ho sposato -e prima ci ho convissuto per anni- per questo. 
Perché pulisce. 
Perché butta l'immondizia.
Perché porta fuori il cane che, per altro, preferisce lui a me (sto ingrato a quattro zampe).
Perché sparecchia e lava i piatti.
E anche un sacco di altre cose.
Insomma, perché a casa sua (nostra, eh, per dire che ci abita anche lui) fa delle cose che tornano utili anche a lui.
Proprio fortunata, eh.

Mio marito quindi non mi aiuta, mio marito semplicemente si occupa di casa sua e, visto che immagino ci sia un motivo se sta con me da anni, cerca di non accollarmi tutte le incombenze della vita. Che io già sono incazzata da morire per un sacco di cose, tipo la sveglia alle 6 ogni santo giorno, tipo l'ora di metropolitana ad andare e l'ora a tornare per raggiungere il lavoro, tipo le continue trasferte che mi portano a stare lontana da casa.

Ho un marito che si rilassa a spolverare e a passare lo Swiffer, una delle cose che ci costa più mantenere in casa, considerato che spendiamo più in pannetti -umidi o asciutti che siano- che non in cibo. Per dire, eh.
Si rilassa anche a lavare i piatti. O almeno così dice. Se non fosse vero, la considero una bugia a fin di bene per evitare che a me venga anche solo l'idea di mettermi a lavare una padella piena d'olio, cosa che -lo ammetto- mi fa venire l'orticaria. E la mia pelle va preservata dall'orticaria.
Io però mi rilasso dividendo il bucato per colore e stendendo e ripiegando panni puliti (ne avevo parlato qui). Ad ognuno il suo.
E tengo i conti in casa, sono una contabile. E li tenevo anche quando eravamo poveri, cosa che mi costava parecchia fatica mentale.


Però devo confessarvi un segreto, uno di quelli a cui non crederete mai: la casa -ve l'avevo già accennato- è anche sua, ci vive anche lui, il cane lo ha voluto anche lui (no, questo non è vero, è stata una mia idea, inizialmente non supportata a pieno dal marito; provate a togliergli il cane adesso), mangia anche lui, usa il bagno anche lui, si veste anche lui e potrei continuare all'infinito.
E ho anche un altro segreto: io lavoro. Da anni, io e il marito eravamo persino colleghi tanto tempo fa.
Lavoro e sto fuori casa anche dodici ore al giorno. 
Vado in palestra.
Faccio quello che posso.
A volte la sera mi addormento sul divano perché accuso moltissimo la sveglia alle 6 e non sono un'eroina che deve lottare per difendere il pavimento dai peli del cane a costo della vita.
E quando, per una serie di motivi, non sono andata al lavoro per un periodo più o meno prolungato non è mai stato scontato che io dovessi essere la cameriera tuttofare -quella se mi serve la pago- e lui quello che mi aiuta a pulire o a buttare l'immondizia solo dopo richiesta ufficiale.

No, non sono fortunata.
Mio marito si occupa di casa sua  tanto quanto me, solo che ci dedichiamo a cose diverse.
Pulendo, lavando i piatti e portando fuori la spazzatura non sta facendo un favore a me.
Si siede anche lui sul water per fare la cacca, non solo io. E anche a lui piace che il water sia pulito.
Anche a lui piace farsi un bel bagno caldo in una vasca pulita.
E potrei continuare all'infinito.

E no, non è merito di mia suocera che l'ha educato bene.
Cioò magari si, l'ha anche educato bene, ma mio marito è l'ultimo di sei figli, il piccolino di casa e ha passato tutta la prima parte della sua vita a letto, ingessato.
E mia suocera è un che nonostante abbia sei figli, quattro nipoti, una nuora e quattro generi pronti a fare qualsiasi cosa, non ti fa neanche fare il caffè in casa sua. Perché non siamo in grado dice.
Poi credo non lo pensi, ma sai mai.
Semplicemente, quando ha deciso di andare a vivere da solo (dove da solo si intende con me che in effetti sono anche parecchio ingombrante) si è reso conto subito che aveva una casa da gestire. Oltre che una fidanzata rompiscatole, si intende.

Quindi no, io non mi reputo fortunata.
Mi reputo una persona normale, con una vita frenetica come quella che ormai abbiamo tutti e che non ha nessuno intenzione di fare da cameriera ed elemosinare aiuto da parte delle persona che ho scelto. E che mi ha scelto.
Perché il peso di una casa (si, il peso perché gestire una casa è pesante) non può e non deve essere solo sulle spalle di una persona. A maggior ragione se quella persona viene scelta (da chi non sa) in base alla presenza della vagina.

E, che ci crediate o no, nessuno gli ha ancora detto che sua moglie è una pessima persona perché non lo aiuta.
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lunedì 22 gennaio 2018

Curiosità e aneddoti sul (mio) matrimonio

Dal giorno del nostro matrimonio sono passati quasi otto mesi.
A ricordarmi quel giorno ci sono due foto giganti, una scelta da me e l'altra dal Marito, appese in salotto.
Il Marito si è mangiato la bomboniera, a cui io sono allergica e che comunque volevo conservare, ma la fede è ancora come nuova.
Mi sono abituata a dire marito e lui si è abituato a dire moglie.
Tutto bellissimo, meraviglioso, non che sia cambiato chissà cosa, però ecco, mi è piaciuto sposarmi.
Mi è piaciuto talmente tanto che ho fatto una super proposta al Marito: "Amore, ci risposiamo?"
"Eh no piccolina, non si può"
"In che senso?"
"Nel senso che siamo già sposati, non possiamo risposarci"
"Ma io voglio farlo di nuovo, mi è piaciuto un sacco"
Questa cosa che non ci si può risposare con la stessa persona a distanza di qualche mese non l'ho presa molto bene.
"Amore scusa, posso fare un'altra domanda?"
"Si, dimmi"
"Ma adesso festeggiamo l'anniversario di matrimonio o quello in cui ci siamo messi insieme?"
"Quello di matrimonio, l'altro non lo festeggiamo più"
Panico, paura, disperazione.
"Ma io non voglio barattare sette anni con uno, non vale, non lo trovo giusto"
"E allora festeggiamo entrambi"
"Ma ci risposiamo?"
"Non si può"

A distanza di mesi, quando penso al nostro matrimonio, sorrido sempre.
Non c'è una sola cosa che è andata storta, un solo momento che non mi sia piaciuto.
Quando ci siamo detti, seduti sul divano di casa che forse era arrivato il momento di sposarsi, io avevo un gesso che partiva dalla caviglia e arrivava all'inguine (qui per saperne di più) e l'unica cosa che sognavo era di farmi una doccia.
Dieci giorni prima, il Marito mi era venuto a recuperare a Milano, dopo che gli avevo telefonato dicendogli qualcosa tipo: "Ho un problema, mi hanno ingessata perché mi sono rotta un ginocchio"
"In che senso? Avevi detto che ti faceva solo un po' male e che andavi al pronto soccorso giusto per scrupolo"
"Eh si lo so, ma dicono che è rotto, mi vieni a prendere?"
"Fammi sistemare Fuffi e arrivo".
Ci eravamo fermati a dormire a Casal Pusterlengo e avevamo mangiato gnocco fritto in quantità. 
Io non avevo mai smesso di ridere, saltellando qua e là con le mie stampelle.
A fare le pubblicazioni di matrimonio ci ero andata con le stampelle, quattro giorni prima che ci sposassimo  ero finita in ospedale in anafilassi da lenticchie -che per la cronaca avevo sempre mangiato fino a quel momento- e lui, come sempre, era corso in ospedale (qui per saperne di più).
Nonostante tutto, mi ha sposata lo stesso. É stato coraggioso, credo.
Io invece, quando riguardo le foto del matrimonio, che sono bellissime, vedo la mia faccia gonfia come una zampogna, ma tant'è.

La sera prima di sposarci, quando ormai era tutto pronto, eravamo andati in stazione a prendere la mia testimone e, prima di tornare a casa, ci eravamo fermati ad un bar davanti il laghetto dell'Eur che a me sta cordialmente sulle palle (no, non il laghetto, il bar). Eravamo io, il quasi Marito, mia madre e mio padre.
Io avevo preso la Sprite. Io prendo sempre la Sprite, bevo solo quella praticamente. Ho una fissazione per la Sprite.

Tutte le spose normali soffrono d'insonnia la notte prima del matrimonio, io invece volevo dormire.
Credo che mia madre mi abbia chiamata almeno dieci volte prima di riuscire a convincermi ad alzarmi. Svegliare il Marito è stata un'impresa ancora più ardua, ma tra i cento motivi su cui abbiamo basato la nostra storia c'è quello che ci piace dormire, ci piace proprio tanto, quindi ci sta.
Mio padre, quando mi ha visto truccata e pettinata mi ha detto che sembravo una prostituta giapponese.

Ho pianto il giorno del mio matrimonio, non riuscivo a smettere, il Marito rideva, gli ho lasciato tinta per labbra ovunque.
Non credo di essere mai stata così felice come il giorno in cui ho sposato Alessandro (si, il Marito ha un nome, lo so, sembra incredibile) ed è per questo che lo risposerei altre cento, mille volte.

Abbiamo avuto il matrimonio che volevamo, rifarei tutto uguale, anzi no, qualcosa cambierei: meno cibo e una torta più grande che io l'ho fatta fare per circa ottanta persone, eravamo poco più di trenta e non ne è avanzato neanche un pezzettino. E io che volevo farci colazione la mattina dopo con la mia amata torta.
Anche a scegliere la torta c'ero andata in stampelle, ho fatto tutto con le stampelle, le ho tolte due giorni prima del matrimonio, non si sa neanche come ho fatto a toglierle, praticamente un miracolo dei fisioterapisti.
Per scegliere il ripieno della torta, mi sono presa dieci giorni di tempo, dei venti totali che ci abbiamo messo per organizzare un intero matrimonio (qui per saperne di più)

Abbiamo detto a tutti gli invitati -pochi, ma buoni- che non volevamo nessun regalo perché abbiamo tutto, cosa che in realtà, a conti fatti, è vera. 
Alla fine, abbiamo ricevuto una quantità di regali spropositata, persino da gente che non avevamo invitato, nonché da gente che non so neppure che faccia abbia.
Mia suocera mi ha fatto ringraziare gente di cui mi sono dovuta segnare il nome su un foglietto perché non avevo idea di chi fosse.

La lista degli invitati l'avevo scritta su un foglio di carta, poi quando era stata ora di contare per comunicare il numero esatto al catering, mi ero scordata di includere due persone, ovvero gli sposi.
Avevo voluto giallo ovunque, era tutto giallo limone, non credo di aver mai visto così tanto giallo in vita mia.
E avevo voluto un bouquet bellissimo che non ho lanciato perché sia mai che se le tenga qualcuno che non sono io. Mia madre, in effetti, dice sempre che sono molto altruista.


Ogni volta che ci penso, a questo matrimonio, mi scappa un sorriso, anche due, anche tre.
Perché ecco, è una delle cose più belle che io e il Marito abbiamo fatto insieme.
Per le prossime due cose belle, invece, dovrete aspettare ancora un pochino.

Qui trovate il resoconto a caldo del nostro matrimonio.
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domenica 17 dicembre 2017

Questo Natale, il primo da marito e moglie

Questo Natale, che ormai è praticamente arrivato, sarà un Natale in famiglia e non al lavoro, cosa che a casa nostra non è scontata.
Mi piace il Natale, mi piace fare l'albero di Natale, mi piacciono i pranzi di Natale interminabili, mi piace stare seduta a tavola a chiacchierare e non solo a mangiare (si, lo so, non sono credibile, ma è vero).
Mi piace il cenone della Vigilia, mi piace cucinare insieme a mia madre e al Marito con mio padre che ricopre il ruolo di assaggiatore ufficiale a volte scordandosi che, dopo il suo assaggio, deve avanzare abbastanza cibo per poter sfamare tutti gli invitati.
Mi piace quando mia madre, la mattina di Natale ci sveglia facendoci gli auguri e il cane comincia a scodinzolare. Lui -il cane- non credo che sappia cosa sia il Natale, ma siccome non è scemo ha imparato due cose: che se rimane in cucina mentre si prepara il cenone o il pranzo che sia beccherà qualcosa e che gli arriverà sicuramente un regalo. 

Io però, in generale, non amo particolarmente i regali di Natale che spesso non sono sentiti, ma vengono fatti tanti perché è necessario. Necessario a cosa non l'ho mai capito.
Preferisco i pensierini spontanei comprati completamente a caso durante l'anno, senza una ragione precisa.
Sotto l'albero, per il momento, abbiamo messo soltanto una pallina gialla e un cappotto rosso per il cane. La scelta del cappottino, di cui ci vergogniamo abbastanza, è dettata dalla disperazione che assale tutti i membri della famiglia quando piove  e lui si bagna.
Io non ho problemi ad asciugarlo, ma lui si lamenta come se lo stessimo scannando per metterlo in forno non appena ci provo, quindi cappottino fu. 
Non vuoi essere asciugato piccolo cane malefico? E allora uscirai con un cappotto impermeabile con cui sembri un salame facendo ridere tutti i cani del parco.
A dire il vero, ci abbiamo anche messo una sorpresa per qualcuno, ma non posso svelare né la sorpresa né chi la riceverà (altrimenti che sorpresa è?).

Questo Natale è un Natale che arriva al momento giusto.
Un anno quasi perfetto non è finito nel modo migliore -no, non è successo niente di particolare- e io sono arrivata alle vacanze con la lingua di fuori. Stanca, piena di pensieri e con un sacco di soluzioni da trovare. 
Ho voglia di Natale e di famiglia, di cibo e di lunghe dormite.
Ho bisogno di non puntare la sveglia per qualche giorno, sperando di essere graziata dal cane (sempre lui, praticamente non sto parlando d'altro) che, quando dormiamo troppo a lungo per i suoi gusti, ritiene opportuno svegliarci con delicate zampate in faccia. Credo che sia il suo modo di dimostrarci amore.
Ho voglia di passare più tempo possibile con Marito e genitori, tempo che durante l'anno non è mai abbastanza.

Questo Natale è il nostro settimo Natale insieme, il primo da marito e moglie, il sesto con Fuffi, il terzo senza Milly (qui per saperne di più).
Se un anno fa mi avessero detto che avremmo festeggiato Natale da sposati e non più da eterni fidanzati che vivono insieme da sempre, ma che a tutto pensano fuorché a sposarsi non ci avrei creduto. È cambiato poco (qui per saperne di più), ma mi piace.


Io, il Marito e il cane a pois vi auguriamo un Natale bellissimo. 
A costo di sembrare scontata, vi auguro di mettere sotto l'albero tutto quello che desiderate e no, non sto parlando di cose materiali.
Vi auguro di essere felici, di sorridere sempre alla vita, di trovare sempre la forza di andare avanti, di non essere mai soli né a Natale né mai.
Vi auguro di svegliarvi la mattina accanto a chi amate, vi auguro di avere qualcuno per cui siate insostituibili e di avere qualcuno che lo sia per voi.
Vi auguro, insomma, tutto quello che di bello c'è.


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domenica 26 novembre 2017

Fare l'albero di Natale: la missione impossibile di casa nostra

Io amo l'inverno, amo il Natale, amo le lucine, amo le palline colorate, amo qualsiasi cosa vi venga in mente associata a questo periodo.
Fare l'albero di Natale rientra tra le mie priorità a partire più o meno dal 16 Agosto, ma ho sempre dovuto fare i conti un Marito, prima Fidanzato, che non ha mai colto l'importanza di tale momento.
Quindi, passato il Ferragosto, ad intervalli regolari, io faccio la domanda "quando facciamo l'albero?" e il Marito, persona notoriamente orribile, mi risponde "l'8 Dicembre" che a me sembra sempre troppo lontano.
La motivazione che lui da a questa risposta che mi spezza il cuore è che poi mi stufo ad avere l'albero in mezzo ai piedi per troppo tempo e a nulla vale spiegargli che, se fosse per me, l'albero di Natale potrebbe restare in casa tutto l'anno.

Facciamo un passo indietro: per anni, a casa dei miei genitori, non si è fatto l'albero di Natale.
La motivazione era seria e, adesso che sono grande, capisco il motivo per cui dal 1998 non si è più fatto (qui per saperne di più).
Nelle case in cui ho vissuto da studentessa fuori sede a Bologna, non si è mai visto un albero di Natale, ma giustamente gli studenti fuori sede non solo sono di norma poveri, ma durante le vacanze di Natale se ne tornano a casa loro.
Poi ho avuto una casa mia e la voglia di albero di Natale è emersa prepotente.

Il nostro primo albero di Natale era piccolo, bianco e brutto.
Non avevamo molto spazio e ci siamo accontentati.
Poi abbiamo cambiato casa, continuiamo ad avere poco spazio visto che abbiamo più roba noi in 58 mq che non le persone normali in case di centinaia e centinaia di mq, ma questa è casa nostra, io ne sono profondamente innamorata ed era necessario avere un albero degno di questo nome.
E stato così che è comparso, durante il nostro primo Natale qui, un albero da 1,80 metri e decine e decine di palline e decorazioni che mi hanno fatto interrogare su come avessi vissuto senza fino a quel momento. 

Anche quest'anno ho iniziato a molestare il Marito perché io volevo l'albero, avevo bisogno dell'albero, senza albero non potevo vivere. 
"L'8 Dicembre" è stata la risposta del Marito alle mie pressanti richieste.
Che poi eh, so cosa starete pensando: "Ma non te lo puoi fare da sola sto benedetto albero di Natale?"
Volendo, potrei, ma qui torniamo al problema della casa di 58 mq.
L'albero di Natale è conservato nello stanzino, in fondo, dietro centinaia di altre cose quindi è necessario tirare fuori tutto. A quel punto, di solito, alla missione albero di Natale si unisce la pulizia profonda dello stanzino, compresa di riordino dello stesso ed eliminazione di tutte quelle cose che non servono più. È noto che non sono io, in questa casa, quella che fa le pulizie, vengo addirittura rimproverata se ci provo perché, quando lo faccio, genero caos.
Poi c'è il montaggio albero che è la parte che mi piace meno e la scelta su dove posizionare l'albero.
Io lo metterei al centro del salotto, di modo che si veda bene dalla finestra che a me non interessa se viviamo al settimo piano e al massimo lo vede la famiglia che abita nel palazzo di fronte alla mia stessa altezza. Io, quando sono fuori in terrazza, devo guardare dentro e vedere albero e lucine. 
Il Marito vuole essere presente durante la decisione su dove piazzare l'albero, di modo che io non lo piazzi davanti la tv (che tanto io non guardo) o in un punto che impedisca poi di passare.
Infine, c'è il problema della disposizione della palline: quando hai in casa un cane scemo che ha come unico obiettivo quello di sgranocchiare le palline di vetro ignaro del fatto che potrebbe bucarsi lo stomaco e fare una morte orrenda, è necessario valutare attentamente ogni dettaglio. Le palline di vetro vanno messe in alto, lontane dal suo raggio d'azione (che tanto è nano) e in basso ci vanno quelle non sgranocchiabili, il tutto mantenendo l'armonia cromatica dell'albero alla quale sia mai rinunciare.



Non è umanamente concepibile che in un angolo ci siano troppe palline dello stesso colore: i colori delle palline vanno mixate in modo preciso.


A questo punto so che vi starete chiedendo come mai il Marito non sia ancora rivolto ad un buon avvocato divorzista, ma io ho sopportato di peggio, eh (qui per saperne di più).
E poi a me piace l'idea di fare l'albero tutti insieme: io, il Marito e il cane che scondizola felice.

Ed è così che il 26 Novembre ho avuto il mio albero di Natale montato, le lucine distribuite in tutta la casa e la ghirlanda fuori dalla porta.
Mancano delle luci e ho perso i gancetti di alcune palline che devo ricomprare altrimenti non posso attaccarle, ma è già qualcosa.
E stavolta l'albero di Natale lo tolgo a Pasqua, giuro.

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martedì 21 novembre 2017

Io viaggio da sola (e non per questo tradisco mio marito)

Qualche tempo fa, ho programmato -praticamente in dieci minuti, dopo aver ricevuto una telefonata- un viaggio a Sofia, capitale della Bulgaria.
Il Marito ha pensato fossi pazza, visto che il piano prevedeva l'atterraggio a Roma da Amsterdam alle 00.30 della notte tra venerdì e sabato e la partenza per Sofia la mattina del sabato alle 8. In mezzo, dovevo piazzare il passaggio a casa per svuotare la valigia olandese e riempire quella bulgara.
Come sempre in questi casi il Marito, che si preoccupa sempre della mia eventuale stanchezza, ha detto: "Sicura che ce la fai e poi non ti viene sonno?" che detta così sembra che io abbia sette anni e sia narcolettica, ma tant'è.


Sono quasi sette anni che io e il Marito stiamo insieme, quasi sette anni che viviamo insieme, quasi sette mesi che siamo sposati. Torna sempre sto benedetto sette.
Ed è da almeno la metà degli anni che mi sento chiedere se ho abbordato, conquistato, ammaliato qualcuno che non sia il Marito.

La verità, neanche troppo segreta, è che io viaggio da sola: non sempre, perché quando posso scegliere scelgo sempre di viaggiare con lui, ma resta il fatto che, ebbene si, spesso mi muovo da sola. 
Per lavoro e per passione, a volte sola senza se e senza ma, a volte con delle amiche o dei colleghi. Dipende dai casi, insomma.
Mi capita anche di andare a Palermo, dove sono nata e dove vivono i miei genitori, senza di lui. Succede di rado, ma succede.
A volte sto fuori due giorni, altre volte sono rimasta fuori mesi, cercando -in questo caso- di tornare a casa più spesso possibile e di far si che il Marito venisse da me quando io proprio non potevo tornare a casa (qui per saperne di più).
E non è tutto: esco anche da sola, ho delle amiche e degli amici e se il Marito non c'è -non dimentichiamo che è un turnista- io prendo e vado.

E questo lascia spesso presupporre che io vada in giro ad abbordare sedicenti uomini che, manco a dirlo, non aspettano altro che me.
Eppure a me di questi sedicenti uomini non importa un fico secco, anzi più spesso di quanto crediate io vorrei con me il Marito, mi piacerebbe che vedesse i posti che vedo io insieme a me, mi piacerebbe non dovergli fare vedere determinate cose che mi piacciono solo tramite foto e video.
Lo avrei voluto a Stoccolma ad esempio (qui per saperne di più), quando sono rimasta lì quasi un mese al buio e al freddo (no dai, il freddo non era poi cosi insopportabile). Gli piacerebbe Stoccolma, ne sono praticamente sicura.
Vorrei anche che venisse con me alle gare di ginnastica, una volta a dire il vero mi ha accompagnata, e credo non si sia tagliato le vene solo perché mi ama profondamente. Non gli piace la ginnastica, non gli piacerà mai, non capirà mai come sia possibile questo mio amore e si annoierebbe, anche se probabilmente mi ama troppo per ammettere che l'unica cosa che gli suscita un tsukahara avvitato è la noia.

Qualche giorno fa, mentre lui era a Roma e io a Sofia, gli ho detto: "Amore ad Aprile mi sa che dovrò fare una capatina in Azeirbaijan", non ha fatto una piega e mi ha semplicemente risposto: "Ma sai almeno dov'è?"
Credo che sia ancora turbato da quella volta che, guardando il mappamondo che (mi) ha comprato, cercavo il Vietnam sotto New York. Credo eh, magari mi sbaglio.

Ero così, mi ha conosciuto che ero perennemente in giro e sono rimasta così. Non ha provato un solo attimo a cambiarmi, non ha mai pensato di chiudermi in casa, ed è il motivo per cui la nostra storia funziona.
Eppure, quando sono fuori, ogni mio pensiero è per lui, ogni attimo libero è buono per mandargli una foto, per compargli un regalo, per chiamarlo anche solo  per dirgli ciao. 
Certo, lo chiamo anche per chiedergli se il cane ha fatto la cacca, dovete capire che abbiamo un cane con l'intestino problematico, ma questa è un'altra storia.
La verità è che sono follemente innamorata dell'uomo che ho sposato, lo dico poco forse, ma è così. 
E i viaggi, le serate con le amiche non sono un modo per conquistare altri uomini. No, non lo sono affatto, non riuscirei neanche ad immaginarla una cosa del genere, neanche per un secondo.

Non avrei sposato una persona che mi impedisce di essere me stessa.
Non avrei sposato qualcuno che mi vieta le trasferte di lavoro, il sushi con le amiche e le gare di ginnastica. 
Non ci avrei costruito una casa coloratissima, non avrei preso un cane con lui. Non dividerei con lui ogni singolo euro che entra in casa nostra senza mai pensare che quello che è mio è mio, e quello che è tuo è tuo (a parte il cibo, si intende).
E so che si fida, so che sa quanto amore c'è e quanto sia la cosa più importante della mia vita. Come io mi fido di lui. Sbaglio? Chi lo sa, noi però stiamo bene così.

E no, avere una vita non significa darla via al primo che capita. Credetemi sulla parola.
E sappiate anche che, qualsiasi cosa accada, casa mia e la mia famiglia saranno sempre e comunque il posto più bello del mondo.

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martedì 12 settembre 2017

Cosa è cambiato tra la convivenza e il matrimonio

Ho sempre pensato che io e il Marito fossimo una famiglia, anche quando -almeno per la legge italiana- eravamo di fatto due estranei.
Siamo andati a convivere subito io e lui, non stavamo insieme da neanche un mese e io ho sempre detto che ci è andata bene perché, ecco, in fondo lui poteva essere un serial killer e io una pazza psicopatica (cosa che non è detto che io non sia, ma tant'è).
Abbiamo affrontato tante cose -alcune molto belle, altre molto brutte- che ci hanno uniti, facendo sempre riferimento l'uno all'altro. 
Mi ricordo come fosse ieri quella volta che ho aspettato sette ore fuori da una sala operatoria: lui aveva dovuto firmare un sacco di fogli per far si che venissi informata di tutto, ma proprio tutto tutto.
E mi ricordo benissimo anche quell'altra volta in cui di ore fuori dalla sala operatoria ne avevo aspettate un po' meno, ma avevo avuto un po' più paura della volta precedente (qui per il prima e qua per il dopo).

Sono sempre stata convinta che non cambiasse nulla tra la convivenza e il matrimonio: l'amore c'era, l'impegno c'era, la volontà di costruire giorno dopo giorno qualcosa insieme c'era, il conto in banca in comune c'era, quindi non c'era alcuna differenza tra l'essere sposati o meno.
Poi abbiamo deciso di sposarci (qui per saperne di più), abbiamo organizzato tutto in venti giorni (qui per saperne di più) e, alla fine, in una calda mattinata di inizio Maggio, ci hanno dichiarato marito e moglie (qui per saperne di più).
Il giorno del nostro matrimonio io -si, proprio io- piangevo come una fontana, ma non ero l'unica.
Nessuno avrebbe scommesso un soldo sul fatto che mi emozionassi così tanto, io che di solito sono un mostro insensibile, eppure è successo. 
Ero commossa, ero felice e nessuno avrebbe potuto portarmi via tutta quella felicità, neppure chi -dopo due giorni dal nostro matrimonio- ha scritto pubblicamente che avrei dovuto dire che ero incinta invece di rifugiarmi in un matrimonio riparatore.
Per la cronaca, non ero incinta, è il nostro non è stato un matrimonio riparatore: dopo sei anni, un mese e undici giorni insieme -quasi tutti di convivenza per altro- sarebbe stato un attimo ridicola una cosa del genere.

Io sapevo che non sarebbe cambiato niente sposandoci, sarebbe stato tutto uguale a prima.
Io e il Marito eravamo una famiglia da prima e lo saremmo rimasti per sempre, indipendentemente da una firma (che poi, non è una, credo di averne messe almeno due, se non addirittura tre, senza contare quelle per le pubblicazioni). 
Io ho sempre ragione, quindi era abbastanza ovvio che avessi ragione anche in questo caso. 
E invece sbagliavo.  Oh, se sbagliavo.

Ci ho messo un bel po' all'idea di avere un marito invece di avere un fidanzato, lo ammetto.
Per settimane, quando parlavo di lui continuavo a chiamarlo Fidanzato. Poi è diventato Fidanzato ormai Marito, poi Marito e basta.
Ancora oggi, quando parlo con qualcuno che non mi conosce e nomino questo Marito, c'è qualcuno che mi scruta per benino e poi mi chiede: "Ma sei sposata? Ma davvero?"
Evidentemente non ce l'ho la faccia da moglie, che vi devo dire?

Nel frattempo, mentre io cercavo di abituarmi all'idea di avere un Marito e lui cercava di abituarsi all'idea di avere una Moglie, a casa nostra accadevano continui incidenti diplomatici a causa del Marito che sosteneva che la sua fede era quella con scritto all'interno Alessandro e la mia quella con scritto Gilda. Eh no bello mio: funziona che nella tua c'è scritto il mio nome e nella mia il tuo. 
É così che va il mondo, fattene una ragione: il nome inciso all'interno della fede non indica il proprietario, ma colui o colei che ti ha donato il cuore (ok, questa frase potete fare benissimo finta di non averla letta, fa schifo e ne sono consapevole).

Intanto, io mi sono resa conto che qualcosa è cambiato e no, non uguale convivere e sposarsi.
C'è quel qualcosa in più che prima non c'era.
L'amore è rimasto invariato, così come tutto quello che costruiamo insieme ogni giorno, a volte con estrema fatica, ma è come se ci fosse un luccichio in più negli occhi e nel cuore.
Un piccolo, impercettibile luccichio.
C'è il ricordo indelebile di una giornata perfetta, c'è il pensiero che mai e poi mai avrei detto che potessi essere così felice il giorno del mio matrimonio eppure ero così felice da toccare il cielo con un dito.
C'è il "se prima sapevo che eri il grande amore della mia vita, quando ti ho sentito dire di si il giorno che mi hai sposata l'ho saputo ancora di più".
Non l'avrei mai detto, ma qualcosa è cambiato dentro di me, dentro di noi. Ed è bellissimo.


E c'è anche che mi risposerei, sempre con il Marito, altre mille volte. A patto e condizione di avere sempre la stessa torta.


La foto è di Samira El Bouchtaoui.
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giovedì 16 marzo 2017

Ci sposiamo perché

In principio, era una cosa che sapevano in tre: i miei genitori e mia suocera.
Dopo tre ore, era una cosa di dominio pubblico, roba che persino gli amici del cane ci hanno telefonato per congratularsi.
Che poi, io sono tonta -l'ho sempre detto- e stavo lì a chiedermi: "Ma si congratulano di cosa?".
Stiamo insieme da sei anni e viviamo insieme da sei anni.
Abbiamo affrontato periodi felici e periodi tristi, periodi di ricchezza e periodi di povertà, periodi di salute e periodi di malattia.  Ci siamo appoggiati l'uno sulle spalle dell'altro: se le mie non sono abbastanza larghe per sopportare, ci sono le tue.
Avevo 24 anni che mi sembrano sempre troppo pochi. Lui ne aveva 27.
Abbiamo deciso di vivere come una famiglia, quello che è mio è tuo, quello che è tuo è mio, anche quando quello che c'era non era abbastanza per una persona sola. O forse la verità è che non lo abbiamo deciso, è venuto così.
Così chiacchierona io, così silenzioso lui.
Così razionale lui, così folle io.
Due caratteri essenzialmente di merda, ve lo assicuro, ma in un modo o nell'altro siamo ancora qui.
E si, litighiamo anche noi. Un paio di volte l'anno e non perché non avremmo validi motivi per litigare, ma perché, se alziamo il voce, il cane si incazza, comincia ad abbaiare e salta da una parte all'altra per riportare l'ordine. E' lui che comanda in questa casa, che vi pare?
Sei anni a me sembrano tantissimi, troppe cose sono successe, troppe persone sono passate dalla nostra vita. Abbiamo fatto tanti progetti, alcuni dei quali non sono stati rispettati e non per nostra volontà.
Sapete che avevamo già in mente di farlo due anni fa e poi un piccolo inconveniente ci ha fatto desistere? Credo sia stato lì, mentre affrontavamo quell' inconveniente, che abbiamo capito che poteva essere per sempre. O almeno io spero che sia per sempre. E so che anche Lui lo spera.
E quindi insomma, nel perfetto stile che ci contraddistingue, ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: sposiamoci. Per scherzo.
Poi ci siamo riguardati in faccia ed è venuto così.
Va be', chiamiamo in comune e chiediamo come fare per le pubblicazioni. Ho chiamato io.
"Salve, scusi, io vorrei fare delle pubblicazioni di matrimonio, che devo fare?"
"Matrimonio civile o religioso?"
Tu non mi conosci, lo so, se no non me lo chiederesti.
"Avete già prenotato una location?"
"Una che?"
"Avete per caso scelto una location per i matrimoni farlocchi?"
Ok, non ha detto farlocchi, ma il senso era quello. Le cerimonie finte, avete presente?
"Ehm, no"
"Avete in mente una data?"
"Ehm, no"
Poi si è rassegnata. 
"Quando le volete fare le pubblicazioni?"
"Subito?"
"Vedo quand'è  primo appuntamento disponibile"
E così il primo appuntamento disponibile per le pubblicazioni è diventato il nostro appuntamento per le pubblicazioni di matrimonio.


E ve l'ho detto: in principio, era una cosa che sapevano in tre: i miei genitori e mia suocera. 
E ho anche detto che dopo tre ore, era una cosa di dominio pubblico, roba che persino gli amici del cane ci hanno telefonato per congratularsi.
E in tanti fremono per sapere la data. E sapete che c'è? Che io la data me la tengo per me.
No no, non me la sto tirando.
Ci sposiamo per noi, per questi sei anni. Ci sposiamo perché vogliamo essere marito e moglie, perché forse mancava solo questo. Ci sposiamo a modo nostro.
Lo sposo perché anche quando ho il gesso, non mi posso muovere e sono oggettivamente brutta, mi guarda e mi dice che sono bellissima. E a me viene da ridere, come sempre.
Mi viene da ridere perché non sono mai stata così felice come lo sono adesso, la mia vita non è mai stata così completa. Sono circondata da cose belle, non manca niente. 
Ci sposiamo e non faremo una festa con quattrocento invitati. Nemmeno con cento, se per questo.
Abbiamo scelto qualcosa di diverso. Molto diverso. Anche se noi resteremo uguali.
E l'unico vero dilemma che ho adesso è: mi metto un paio di jeans chiari o un paio scuri? Sono dettagli importanti.

Ps. Non auguri e congratulazioni, ma opere di bene. 
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lunedì 27 febbraio 2017

Quando una sola famiglia si divide in due case

È più frequente di quanto si creda che una stessa famiglia abbia due case.
Non siamo i primi e non saremo neppure gli ultimi, ma siamo più fortunati di altri perché è per un periodo molto limitato di tempo. Estremamente limitato, pensavo sarebbe stato più lungo e invece la scadenza è lì dietro l'angolo pronta ad arrivare.
Insomma, abbiamo un'altra casetta.
Mi serviva un piccolo monolocale a Milano, principalmente da utilizzare come appoggio, considerato che ci sto davvero poco, molto molto poco. Non potevo però andare in hotel, anche in considerazione del fatto che sono più rompicoglioni io col cibo che non un bambino di tre anni. Non per scelta però.
Facciamo un passo indietro: avere una casa a Milano è roba da ricconi, che ancora mi chiedo come facciano tutti questi studenti fuori sede a mantenersi e no, non sto parlando di case gigantesche piene di lussuosi vezzi. Parlo dei micro monolocali da poveri come quello che volevo io.
In più, non potete neppure immaginare quante porte in faccia io mi sia presa dichiarando -pensando che fosse corretto essere onesti- che questo monolocale mi sarebbe servito per davvero pochissimo. O rimani otto anni o vai sotto il ponte della stazione.
E io non vorrei sembrare una brutta persona che non si adatta alle situazioni, ma sotto i ponti della stazione faccio anche a meno di andarci. Davvero eh, ne faccio volentieri a meno.
Alla fine, è sbucato fuori il monolocale, molto micro, ma carino dai.
Parliamo di circa 30 mq: cucina abitabile, camera da letto, doppio bagno.
La questione del doppio bagno mi turba quasi più del letto singolo perché non riesco a comprenderne l'utilità, ma magari sono io che sono limitata.
Il letto singolo è comunque un problema, rischio di cadere continuamente e non mentre dormo che sembro morta visto che praticamente manco respiro, ma nella fase prima l'addormentamento e dopo il risveglio mattutino. Compatitemi pure, ma io sono abituata al letto matrimoniale da anni ormai. E dal letto matrimoniale di solito cade il cane, non io.
Comunque, sono tante le famiglie che hanno due case, una provvisoria e una un attimino più stabile perché costretti dagli eventi a stare per un periodo lontani
Io non mi lamento ci vediamo praticamente ogni tre giorni, ma ammetto che se non sapessi che c'è una data di scadenza -ed è molto vicina- non la prenderei così sportivamente.
Sono molto sportiva nell'accettare di questa cosa soprattutto quando dico al cane che mi manca tramite Skype e lui guarda dall'altra parte perché sente la voce, ma non capisce che dietro lo schermo del pc c'è la sua amata mamma umana e io mi dispero perché non solo mi manca il quadrupede, ma lui mi ignora invece di leccare la webcam. Ok, la smetto: sono patetica, ne sono consapevole.
A livello economico pesa il giusto, ma rode sapere che vengono spesi soldi per mantenere due case. Piuttosto li spendo per comprare chili di croccantini al quadrupede ingrato che non lecca la webcam. O biscotti a forma di osso.
E nelle spese, metteteci pure centinaia e centinaia di euro di biglietti del treno che secondo me, hanno anche aumentato i prezzi rispetto a due anni fa.

A me rode soprattutto il fatto che casa mia è piena zeppa di comodità, oltre che di cose inutili ma che mettono allegria, mentre nel micro monolocale non c'era praticamente nulla e mi mancava il tempo per comprare, che ne so, anche un tappetino per il bagno.
Una cosa che mi ha destabilizzato è stata anche il non avere neppure un pacco di sale e uno di zucchero. A casa nostra è pieno di pacchi di sale e pacchi di zucchero perché io ho la tendenza ad accumulare e fare scorte di qualsiasi cosa. Non c'era neppure un barattolo di pepe e si che a casa ho pepe rosa, verde, bianco, nero, a pois, macinato, in grani, di tutti i tipi.
E difatti, in mio soccorso, è arrivato un pacco terrone (qui per saperne di più) un po' diverso dal solito. Sempre pieno di cibo eh, ma stra colmo anche di tutto l'indispensabile per il micro monolocale.
Il pezzo forte è lo scolapasta fucsia. E pensare che a casa nostra c'è da anni uno scolapasta bianco e triste che mi riprometto sempre di sostituire e poi puntualmente me ne dimentico.
Sai scolapasta bianco, a breve io e lo scolapasta fucsia torneremo definitivamente a casa e tu te ne andrei in pensione.
E il set di cucchiai di legno è molto figo.


Anche la lampada da comodino verde mela non è male.
E la mollica. Io senza mollica sarei persa. Si lo so, in Italia non la chiamate mollica, ma pangrattato, ma ecco: bisogna ancora valutare chi dice nel modo corretto e chi no. Vi farò sapere.
Oh lo so cosa state  pensando: "Ma non potevi andartele a comprare da sola queste cose?"
Certo, avrei potuto e l'avrei anche  fatto, ma avevo posticipato la questione al primo giorno in cui non sarei dovuta essere all'alba in ufficio. E il pacco è arrivato prima di quel giorno.
Quando si hanno due cose, significa che qualcuno della coppia è lontano, in questo caso sono io quella che si è temporaneamente allontanata da casa.
Senza Fidanzato, non sarebbe stato possibile. Abbiamo deciso insieme, abbiamo valutato pro e contro, siamo arrivati alla conclusione che potevamo farlo. Adesso spendiamo tutti i nostri soldi in biglietti del treno (oltre che per il micro monolocale), ma siamo comunque sicuri di aver preso la decisione giusta. 
Lui si prende cura di tutto quello che ho lasciato a casa, quadrupede compreso.
Io, dal canto mio, nel momento stesso in cui metto piede a casa nostra, recupero tutto quello che ho messo da parte per forza di cose durante la mia assenza.
Non sarebbe stato possibile neppure senza i miei genitori che, oltre a mandare pacchi terroni, si occupano di tutte quelle cose di cui io non riesco ad occuparmi. E mi sostengono sempre. Mi tirano su, mi ascoltano, ci sono sempre.
Altre pedine importanti sono mia suocera, che per alleggerire tutti tutto si occupa della nostra biancheria, e mia cognata che si occupa di tutte quelle piccole cose che noi non riusciamo a fare a casa nostra.
E gli amici che sostengono me, sostengono Fidanzato, non ci lasciano soli neppure un attimo perché in due è tutto più semplice, ma quando si è da soli serve sempre una mano. Sempre. E noi non ci possiamo lamentare.
C'è sempre bisogno degli altri, sempre.
E credetemi che l'appoggio di chi ci vuole bene serve più dei soldi che servono per comprare tutto doppio.

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mercoledì 1 febbraio 2017

L'amore prima o poi arriva

Sono passati cinque anni, dieci mesi e sei giorni. Non so quante ore, non ricordo che ora fosse.
E io, dopo cinque anni eccetera eccetera, sono qui a chiedermi cosa è l'amore. Vorrei riuscire a dargli una definizione, sono settimane che vorrei scrivere un post sull'argomento, eppure non lo so quando ho capito che era amore. Non me lo ricordo, così come non ricordo un sacco di altre cose che probabilmente dovrei tenere bene a mente.
Ci provo, non so se ci riesco.
L'amore è una casa piene di cose che parlano di noi. È cedere sul quadro enorme che riempie la parete sopra il divano che io non volevo assolutamente, ma c'è.


L'amore è avere le lacrime per la prima cosa importante comprata insieme, senza l'aiuto di nessuno. Una cosa nostra, tutta nostra. 
L'amore è entrare in un negozio per comprarsi qualcosa e uscire con decine di cose per lui e niente per me. Ovviamente pentendosi subito dopo di non aver comprato proprio nulla, manco un bigodino (che poi, a me, riccia come sono, i bigodini non servono neppure).
L'amore è che lui che da cinque anni eccetera eccetera non mangia una pesca. E nemmeno un'arancia. Neanche un' albicocca. 
L'amore è mangiare due volte l'anno al Mc Donald's, nonostante non sia esattamente il mio ideale di cena (leggesi: mi fa cagare) perchè a lui piace. Ed è anche lui che mangia il sushi perchè a me piace.
L'amore è un divano pieno di cuscini dove passare le serate a ridere.
É mettere il muso e non fare pace, non subito almeno.
É saper chiedere scusa, anche quando si ha ragione. O si pensa di averla.
É coprirsi le spalle a vicenda, aiutarsi, sostenersi.
É scegliere insieme del proprio futuro e accettare i sacrifici che derivano da quella decisione.
É sacrificarsi in due per l'obiettivo di uno.
É gioire per il successo dell'altro. È aiutare a costruire il successo dell'altro.
L'amore è dire le cose come stanno, sempre. Anche se a volte sarebbe più facile stare zitti.
L'amore è parlare per ore, anche se non si ha nulla da dire.
É  saper ascoltare.
L'amore è saper stare lontani quando si deve e avere sempre la voglia di riabbracciarsi.
É ridere fino alle lacrime per la cena che si è bruciata nel forno.
É ordinare una pizza e mangiarsela a letto.
L'amore è avere delle piante finte in casa anche se sono brutte perché lui le ha comprate.
L'amore è innaffiare ogni giorno una pianta di limoni perchè lei l'ha voluta disperatamente.
L'amore è imparare a fare le punture perchè qualcuno dovrà pur farle.
L'amore è comprare calzini e mutande. E anche lavarli quei calzini e quelle mutande.
L'amore è un sacco di cose ed è bello. Bellissimo. Mi piace. Anche se ho sempre detto che non esiste.

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mercoledì 21 dicembre 2016

Il sale della lavastoviglie (e della vita)

Mi hanno sempre affascinata le tavolette per la lavastoviglie.
In realtà, non so se si chiamano tavolette: sono quelle cose rettangolari di due colori con una sfera al centro.
Mi sono sempre incantata a guardarle queste tavolette, subisco il fascino della pubblicità e avrei voluto comprarmene due o tre pacchi per ammirarle nei momenti tristi.
Un po' come i bambini restano incantati a guardare, che ne so, le bolle di sapone, io resto incantata a guardare la sfera di queste tavolette.


In realtà, non le ho mai comprate e nessuno ha mai pensato di regalarmele. Giustamente chi volete che ci pensi che esistono persone affascinate da queste cose.
Ho scoperto qualche mese fa che esiste anche il sale per la lavastoviglie. Mi sono interrogata per capire se era il sale grosso o quello fino per poi scoprire che il sale da cucina -che io, per la cronaca, non metto da nessuna parte e tutti si lamentano che cucino sciapo- non c'entra nulla.
È proprio un sale fatto apposta.
Cercate di capirmi: io sono poraccia, la lavastoviglie non ce l'ho mai avuta e non mi sono nemmeno mai posta il problema, tanto ho la cucina piccola e i piatti non li lavo io comunque.
Fosse per me potrebbero rimanere lì fino a dotarsi di vita propria e andarsene da casa per protesta.
Comunque, ho scoperto dell'esistenza del sale per la lavastoviglie.
Succede che qualche tempo fa una mia amica -molto amica- chiude una storia importante, di mezzo c'è una casa che in realtà è sua, ma il lui della storia ci si installa finchè non si riesce a mandarlo via. 
Lui organizza il trasloco -fatto per lo più da valigie di vestiti- e lei riprende possesso della sua casa che sento un pò anche mia perchè io sono fatta così, quello che è mio è tuo, ma quello che è tuo è anche un pò mio, almeno affettivamente.
Insomma, lei riprende possesso della sua casa, si prepara la cena e poi mette i piatti sporchi nella lavastoviglie. Io ero eccitatissima per questa prima cena nella sua casa, manco fossi presente.
Va per prendere sto benedetto sale, che abbiamo capito essere importantissimo per far venire tutto pulito e brillante con la scintillina incorporata, e non trova la confezione.
Lei ammattisce perché era sicura di avercelo sto sale per la lavastoviglie e vuole, giustamente, lavare i piatti. Lei non è come me che aspetta che i piatti si stufino e cerchino una casa migliore in cui venire coccolati e lavati.
Viene poi fuori che la confezione aperta di sale per lavastoviglie, lui se l'è portata via, anche se nella sua nuova casa non sa che farsene perché era sua, l'aveva pagata lui e lo scontrino del supermercato lo dimostra.
Io non sono esperta, ma ho ipotizzato che sia una cosa che costi meno di 5€. Era aperta, quindi ha perso valore, un po' come le macchine che appena uscite dal concessionario, valgono già 2000€ di meno e tu non hai fatto nemmeno in tempo a fargli il primo pieno di benzina inaugurale.
A me sta storia del sale della lavastoviglie portato via perché "è mio e lo scontrino lo dimostra" mi ha fatto ammattire, tanto che è diventato un tormentone.
Roba che se qualcuno mi chiede come sto, io rispondo raccontando la storia del sale della lavastoviglie.
Che poi lei è buona, non come me che sono un mostro dentro e cercava di convincermi che in fondo il sale della lavastoviglie non era importante.
E certo che era importante. Glielo ripeto almeno una volta al giorno da mesi.
Ero quasi tentata di appendere uno striscione al mio terrazzo con scritto "Verità per il sale della lavastoviglie".
Alla fine, è diventata una barzelletta praticamente, nessuno ha preso sul serio il mio affetto per il sale scomparso. 
Il sale della lavastoviglie è diventato un pò il sale della vita, il metro di misura per capire quando una cosa è buona o è cattiva.
"Eh, ma questa è peggio del sale della lavastoviglie" oppure "No dai, questa è meglio, non si è arrivati a tanto".
Stamattina raccontavo delle cose a questa mia amica, noi passiamo le nostre giornate a raccontarci cosa ci succede -nel bene o nel male, soffriamo insieme e -per fortuna più spesso di quanto si creda- gioiamo insieme. Poi lei se ne esce con "Ma questa è peggio del sale della lavastoviglie" e io ho iniziato a ridere. Ma ridere di gusto. Lo scroscio (si dice così?) delle mie risate si poteva sentire fino al piano terra. E io abito al settimo, eh.

Ho pensato a questo ragazzo che si era appuntato di aver comprato una cosa così banale, così poi poteva ricordarsi di portarsela via.
Ho pensato a quante cose si fanno, solo per amore, per affetto, per piacere. E a quante invece se ne fanno solo per poterle rinfacciare al momento opportuno.
Insomma, aveva comprato il sale della lavastoviglie per farle un piacere o almeno così era sembrato, però poi c'era il prezzo da pagare. 
Lei è il sale della lavastoviglie se lo è ricomprato. Intanto continuiamo a chiederci cosa ha ottenuto lui portandosela via.
Il sale della lavastoviglie renderà anche brillanti piatti e bicchieri, ma rende arida la vita.
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lunedì 7 novembre 2016

Lasciarsi. E poi distruggersi.

Conosco una coppia che si è separata.
Ecco sto mentendo: in realtà, non conosco una sola coppia che si è separata, ma ne conosco decine e decine. Non azzardo di conoscerne centinaia, ma giusto perché sono prudente con le affermazioni.
Comunque, conosco questa coppia che si è separata. Separazione con addebito. Si dice così, no?
Io pensavo si chiamasse separazione per colpa che suona un tantino più chiara come cosa, ma tant'è.
Effettivamente, la colpa in questo caso c'è e la definizione sarebbe calzata a pennello. 
C'è ed è di lui che tanto bene non si è comportato.
Ha sbagliato, ha chiesto scusa, si è assunto tutte le responsabilità del caso, sono passati anni. Tanti anni.
Succede di lasciarsi. È brutto, è doloroso, ma succede.


Comunque, tornando ai due: la coppia ha un figlio che era un bambino e che adesso è un bell'adolescente (o almeno credo, a che età comincia l'adolescenza?), proprio un bel ragazzetto. Simpatico, studioso, educato, sportivo, anche se ecco avrei qualcosa da ridire sull'abbigliamento, ma mi sa che sto invecchiando e che non capisco un tubo di mode giovanili.
E poi magari anche i trentenni di sedici anni fa rabbrividivano di fronte alle magliette Onyx con le bamboline (che, per la cronaca, trovo stupende anche adesso quando ci ripenso) e alle scarpe con la zeppa Fornarina che mi provocano dei conati di vomito abbastanza violenti.
Comunque, dopo tanti anni di separazione lui si è rifatto una vita, lei no e, in tutti questi anni, è stato un buon padre. Il figlio lo adora e -da non mamma- credo che questo sia un grande successo per un genitore.
In tutti questi anni, la ex moglie ha fatto la guerra all'ex marito, ma proprio una grande guerra.
Dispetti, scaramucce, cattiverie. Molte cattiverie.
Potrei partire da quando guidava una macchina a lui intestata e commetteva infrazioni di proposito per fare arrivare multe salate e far togliere punti dalla patente. A me non verrebbe neppure in mente una cosa del genere.
O di quando non faceva trovare il figlio agli appuntamenti concordati. Spariva, spegneva il cellulare, introvabili. 
O di quando ha cercato di mandare in rovina colui che un tempo amava chiedendo di raddoppiare il già cospicuo assegno di mantenimento. Un giudice intelligente le ha fatto una pernacchia e gliel'ha ridotto, per la cronaca, che già prendeva un'infinita di soldi.
No, l'ex marito in questione non è Berlusconi, giuro. Ha meno soldi, è un po' più giovane ed anche un po' più carino. Giusto un po', eh.
Sono passati anni da questa separazione, io mi ricordo bene tutto quello che è successo, ogni tanto capita di parlarne a tavola quando siamo tutti insieme e adesso ci ridiamo su che tanto piangersi addosso non serve a nulla.
Lui è una persona che conosco bene, alla quale sono molto affezionata, ma proprio tanto, tantissimo.
Che ha sbagliato gliel'abbiamo detto. Non posso riportare fedelmente quello che negli anni gli abbiamo detto perché mi censurerebbero il blog, quindi lavorate di fantasia. In ogni caso, la vostra fantasia probabilmente sarà più educata di amici e parenti.
Poi abbiamo visto che, negli anni, era un padre presente, che non si è mai dimenticato di occuparsi del figlio e che non ha mai fatto mancare nulla nemmeno alla ex moglie.
Eppure lei ha fatto di tutto non solo per rovinargli la vita, ma per ostacolare il rapporto padre-figlio.
Eppure, il figlio è anche suo e dovrebbe amarlo.
E se lo amasse, immagino che sarebbe felice di avere un figlio felice. Più felicità per tutti insomma.
Eppure lei denunciava il padre di suo figlio per i motivi più svariati e indicava come testimone il figlio che puntualmente smentiva la sua versione. 
Mi sono chiesta spesso perchè. Spessissimo.
Mi sono chiesta cosa scatta nella testa di una ex moglie che vuole a tutti costi rovinare l'ex marito ed è disposta a distruggere anche il proprio figlio per farlo.
Perchè si può desiderare di distruggere qualcuno che abbiamo tanto amato?
Me lo chiedevo così, eh. Sono anni che me lo chiedo. Magari qualcuno di voi ha la risposta.
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