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martedì 8 dicembre 2020

Regno di Babbo Natale a Vetralla (VT): posti bellissimi e dove trovarli

Il Regno di Babbo Natale a Vetralla, vicino Viterbo, é un posto bellissimo.
Dico davvero, eh: se vi piace il Natale, se amate le lucine colorate, gli elfi, gli omini di pan di zenzero é un posto dove dovete assolutamente andare.




Procediamo con ordine: il Regno di Babbo Natale è un posto -bellissimo, ma questo l'ho già detto- che si trova alle porte di Vetralla, un ridente comune a pochi km da Viterbo, circa un'oretta abbondante di macchina da Roma, comodamente raggiungibile percorrendo la Cassia. Non ci si può sbagliare, visto che ad un certo punto ci si cade praticamente dentro.
È aperto tutti i giorni, dalle 09.00 alle 19,30 e, ovviamente, nel week-end è più affollato, ma questo ecco, non credo serva una scienziato per dirlo.
Noi siamo andati di domenica perché non avevamo scelta, é stato l'unico giorno dopo circa due mesi che siamo riusciti a fare coincidere un giorno di riposo, quindi ci siamo fiondati, considerato anche che quando mi metto in testa di volere andare da qualche parte divento un martello pneumatico.
C'è un parcheggio enorme e c'è anche -almeno di domenica, appunto- una fila enorme.
Nonostante la pioggia e il freddo, noi abbiamo fatto circa quaranta minuti di fila e, ad un certo punto, ho pensato di morire assiderata.
La fila è solo per visitare il Regno di Babbo Natale, se si vuole accedere direttamente al negozio non si fa nessuna fila.
L'ingresso è completamente gratuito.


Quando si entra, è un tripudio di luci colorate meravigliose.
C'è il Bosco Incantato, pieno di alberi illuminati: l'Officina degli Elfetti, dove si possono vedere gli elfi che producono i regali che Babbo Natale porterà la notte di Natale; Il Tunnel Glaciale, con pinguini e orsi polari che si muovono davvero e, infine, la Casa di Babbo Natale, dove si può consegnare la letterina (che io non avevo, manderò una pec nei prossimi giorni) e incontrare Babbo Natale in persona.
Ovviamente io ho fatto ben due foto con Babbo Natale.
Per onore di cronaca: le foto con il barbuto di rosso vestito non si possono fare con il cellulare, le fanno gli elfi e hanno un costo di 7€ ciascuna, 12€ se ne prendete due. Le mie erano bellissime, ma davvero davvero bellissime. 




Dopo aver incontrato Babbo Natale, si accede direttamente al negozio dove troverete qualsiasi cosa vi venga in mente a tema natalizio, ma proprio qualsiasi cosa: alberi, abbigliamento a tema natalizio, decorazioni di qualsiasi tipo, villaggi Lemax (se non sapete cosa sono, pentitevi, ma non andate a cercarlo, altrimenti vi si genererà un bisogno molto costoso). Lo shop è gigantesco e, se come me amate queste cose, potreste impiegare anche mezza giornata per vederlo tutto.
Il personale è gentilissimo, sia all'interno del Regno che all'interno dello shop. 
A me avevano detto che il negozio era carissimo, ma devo dire che non é vero: i prezzi variano, ci sono cose per tutte le tasche, alcune più costose, altre meno e di sicuro qualcosa da comprare si trova.





Una volta usciti dallo shop trovate il Victorian Village che è un villaggio natalizio con negozi, bar e, al centro, una pista di pattinaggio sul ghiaccio che però io ho trovato chiusa, non so se é un caso.


Ora: io sono venuta a conoscenza di questa meraviglia grazie ad un mio amico che me lo ha detto per caso, ma giuro che ci tornerò ogni anno da qui fino alla fine dei miei giorni perché me ne sono innamorata, quindi andateci e addobbatevi tutti. E Buon Natale!

L'indirizzo preciso del Regno di Babbo Natale é S.S. Cassia Km 62,2000 - Vetralla (VT) e ricordatevi che nella Tuscia si mangia benissimo, quindi se andate fermatevi anche a mangiare da quelle parti.
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sabato 25 luglio 2020

Spiaggia di Torre Astura a Nettuno: il mare più bello del Lazio

La spiaggia di Torre Astura é bellissima e dico sul serio.
Mi viene da dire che é il mare più bello del Lazio e si che di spiagge ne ho girate. C'é stato un periodo in cui pretendevo di trovare un mare all'altezza del mare siciliano nel Lazio, ovviamente non ci sono mai riuscita, ma giuro che questa spiaggia é all'altezza delle sorelle siciliane, cosa che non mi ero mai sbilanciata a dire -e manco a pensare- nemmeno del Circeo.




Torre Astura si trova nel territorio di Nettuno, a circa un'oretta di macchina dall'Eur, se partite da Roma ovviamente. Se partite -che so- da Latina non so quanto ci voglia, scusate.
Ci si arriva percorrendo la Pontina -capisco che fare la Pontina é peggio di pagare le tasse, ma l'alternativa é la litoranea e personalmente ne farei a meno- e l'uscita é quella per Cisterna Latina.
Ora, se non avessi avuto il navigatore io avrei fatto tutt'altra strada, sarei uscita ad Aprilia, avrei fatto la Nettunense, sarei passata da Anzio, poi da Nettuno e poi boh, credo che a quel punto mi sarei persa.
La strada é abbastanza semplice, ad un certo punto ci si ritrova magicamente dentro un enorme parcheggio gratuito custodito. In realtà, quando si entra, i gestori dicono che l'offerta é libera, non é necessario pagare nulla, ma noi abbiamo comunque fatto un'offerta perché sono davvero molto gentili e poi stanno ore sotto al sole, quindi ci sembrava il minimo. Il parcheggio chiude alle 19, quindi se avete lasciato la macchina dentro e tardate a tornare, trovate il cancello chiuso e da lì non ho idea se ci sia modo di tornare in qualche modo, forse il Cotral, non saprei. E comunque, Cotral o non Cotral, a me roderebbe abbastanza trovarmi la macchina chiusa dentro un parecchio, quindi occhio.
A quel punto avrete due alternative per arrivare alla spiaggia: prendere la barca che risale il fiume o percorrere il sentiero di circa 1200 metri a piedi.
Noi abbiamo scelto la barca, che costa 1.50€ a persona, 1€ per i bambini e mai scelta fu più azzeccata: la barca ci ha lasciato esattamente dove finisce il sentiero di cui sopra ed effettivamente si arriva alla spiaggia. Per raggiungere però la Torre bisogna percorrere un altro km circa, di cui una parte passando per una pineta, e se ci sono 40° metà della strada a piedi con la borsa pesante li risparmio volentieri. Questo in generale, eh.





Noi abbiamo preferito andare nei pressi della Torre perché io volevo assolutamente vederla, ma ho notato che effettivamente il mare é più bello.
La spiaggia é sabbiosa, il mare trasparente, ma occhio che ci sono gli scoglio sott'acqua e rischiate di farvi male.
Davanti la torre ci sono delle piccole spiaggette sabbiose, ma quando si entra in acqua é tutto scoglioso e molto scivoloso. Ora, io avevo già raccontato di come io sia abituata a camminare sugli scogli (qui, qualora vi interessasse), ma davanti ai miei occhi una ragazza ha fatto una scivolata che ho pensato seriamente si fosse rotta qualcosa, oltre a cercare di capire come sarebbe potuta arrivare fin là un'ambulanza o atterrare un elicottero dell'elisoccorso (si, ho il melodramma nel sangue).
Ora, parte di questi scogli nei pressi della Torre in realtà sono resti di vasche che venivano utilizzate per l'allevamenti ittico: se non siete abituati a camminare sentendo delle piccole pietrine che si conficcano sui piedi portatevi le scarpe da scoglio.
La Torre -e relativa fortezza- non é visitabile, si può solo percorrere il vialetto che la collega alla terra ferma, alcuni cartelli informano che é pericolante e io come sempre mi chiedo perché diamine non rimettano in sicurezza queste cose visto che sono veramente molto belle.
I fondali sono pieni di pesci, é veramente uno spettacolo, giuro.
E poi si vede Ponza e io, per ora, sono in fissa con Ponza.


L'unico neo, se vogliamo, é che non c'é un punto ristoro, né niente, quindi portatevi tanta acqua fresca, cibo, quello che volete. Non ci sono, ovviamente, lettini e ombrelloni, quindi o vi portate un ombrellone o vi mettete al riparo sotto la pineta o vi beccate un'insolazione, vedete voi quale opzione si adatta di più alle vostre preferenze.
C'é un bagno chimico, qualora dovesse servire. Non so come funzioni perché me ne sono, ovviamente, tenuta alla larga.

In ogni caso: bellissimo posto, mare da favola, ma evitate se soffrite il caldo ed è mezzogiorno in pieno Agosto. 

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giovedì 18 giugno 2020

Visitare la Basilica di San Pietro e il Cupolone : come, quando e perché

La Basilica di San Pietro e il Cupolone vanno viste almeno una volta nella vita. O almeno così mi hanno sempre detto, anche se -a dire il vero- la stessa cosa mi é stata detta per un milione di altre cose: dal Colosseo all'Empire State Building, passando per la Tour Eiffel e il Partenone.
Io vivo a Roma da dieci anni, non mi sono mai spostata da qui se non per trasferte -più o meno lunghe- di lavoro ed oggettivamente é doveroso visitare cose per cui vengono turisti da ogni parte del mondo.
In ogni caso, ho visto la Basilica di San Pietro tre giorni fa per la prima volta in vita mia. Oh da fuori ovviamente avevo visto la Basilica un milione di volte e il Cupolone altrettante, considerato che si vede più o meno da ovunque, ma dentro non c'ero mai stata.
Quello che mi aveva fatto desistere é sempre stato il fatto di dover fare file chilometriche.
Tre giorni fa eravamo in sei, non abbiamo fatto la fila e presumo che questo stato di cose durerà ancora a lungo.


Per accedere alla Basilica e al Cupolone é necessario avere un abbigliamento decoroso, quindi vestitevi. Poco importa se é estate, se fa caldo, se sudate pure stando fermi. Vestitevi, copritevi le spalle ed evitate pantaloncini o gonne troppo corte. Ci sono cartelli ovunque che precisano che se non avete un abbigliamento decorso non vi faranno entrare e, in ogni caso, fanno davvero storie.
Io che sono previdente avevo jeans e maglietta a maniche corte, nonostante abbia deciso di andarci l'unico giorno di questo Giugno in cui non pioveva, non tirava vento e non faceva freddo, ma tant'é.

L'accesso alla Basilica é gratuito, d'altronde è una chiesa e pagare per entrare in chiesa pare brutto (anche se sono certa di avere pagato per entrare in diverse chiese, ma tant'è), mentre salire sulla Cupola costa 10€ con l' ascensore, 8€ a piedi.
I gradini totali sono 551, mentre prendendo l'ascensore fino al terrazzo ne dovrete fare solo 320.
Ora, io ho deciso di pagare 10€ e salire con l'ascensore, pensando fosse una cosa furba e considerato che la mattina avevo lasciato i miei quadricipiti -e probabilmente anche la mia anima- in palestra, ma mi hanno poi detto che i 320 gradini sono comunque quelli peggiori: sono effettivamente in buona parte molto stretti e, ad un certo punto, bisogna piegarsi di lato perché la cupola ti viene letteralmente addosso.
L'ultimo pezzo é una strettissima scala a chiocciola.




Ho idea che una persona sovrappeso non riuscirebbe a salire i gradini perché in alcuni punti sono davvero troppo stretti, ma tant'é.
Nonostante il 1918 sia passato da un pezzo, é possibile pagare il biglietto solo in contanti. Niente bancomat o carta di credito, anche se la signora del negozio di souvenir e articoli sacri presente poco prima della biglietteria vi da i contanti se fate una transazione con il bancomat. Sto ancora cercando di capire se questa cosa sia o meno legale, se qualcuno lo sa ditemelo.


Arrivati in cima vedrete tutta Roma e anche oltre ed é bellissimo. Dico davvero, eh.
Ho visto Roma dall'alto da un sacco di posti, ma nessuna vista vale quella dal Cupolone.




È possibile anche scorgere lo stadio del nuoto, quello costruito per i Mondiali di nuoto del 2009 e che non é mai stato finito.
Si vede persino casa mia che non é esattamente attaccata al Vaticano (qui vi fate un'idea).
E si vedono (ovviamente, visto che sono sotto) i giardini Vaticani che sono bellissimi.
Dopo aver ammirato Roma da tutte le angolazioni e per un tempo abbastanza lungo (tanto sulla Cupola non c'era nessuno) é iniziata la discesa che, per me, é sempre più difficile della salita.
Mi sono fermata sui tetti che sono molto belli e poi sono entrata in Basilica.



La Basilica di San Pietro é maestosa, é enorme, é la cosa più grande che io abbia mai visto.
Si può girare liberamente e si possono scattare foto, l'unica parte in cui é richiesto silenzio ed é vietato fare foto é la parte sotterranea in cui ci sono le tombe dei Papi.
In alcune zone si può accedere solo per pregare e, ad onore del vero, all'interno di queste aree ho visto solo suore che -appunto- pregavano.





Qualora ve lo stiate chiedendo, la tomba di Giovanni Paolo II é all'interno della Basilica e non nel sotterraneo, più o meno accanto alla Pietà di Michelangelo.


Quando sono uscita, mi sono seduta sui gradini della Basilica ad osservare le Guardie Svizzere e ho anche assistito -per caso- al cambio della Guardia.
Ho scoperto che le guardie svizzere sono 135 in totale, tutti ragazzi tra i 19 e i 30 anni (il limite d'età non é contemplato per i gradi più alti), tutti cittadini svizzeri (ma questo era abbastanza ovvio) appartenenti alla media e all'alta borghesia, celibi e alti almeno 1.74.
Prendono uno stipendio di circa 1500€ e hanno vitto e alloggio gratuito, vivono in caserma all'interno della Stato del Vaticano e le suore cucinano per loro. Non so voi, ma io pensavo che avessero uno stipendio molto più alto.

Consiglio di andarci? Si, assolutamente si, soprattutto in questo periodo in cui non ci sono turisti.
Ho letto dei cartelli in cui alcuni commercianti stimavano il ritorno dei turisti per la Pasqua del prossimo anno, onestamente non so se sarà vero o no, ma questo é un ottimo periodo per visitare cose in cui normalmente ci fanno ore ed ore di fila.
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giovedì 13 settembre 2018

Starbucks, Frappuccini e nomi storpiati

A me Starbucks sta profondamente antipatico. 
Il motivo è semplice: sbagliano sempre a scrivere il mio nome sui loro bicchierini e bicchieroni di cartone e io, al mio nome, ci tengo particolarmente.
Il fatto che sia una geniale operazione di marketing che fa si che tutti (me compresa) scattino una foto al bicchiere -ino o one che sia- con il nome storpiato e la pubblichino sui social all'urlo di "guardate cosa hanno scritto al posto del mio bellisssssssimo nome" facendo di fatto pubblicità al signor Starbucks non mi consola affatto.


E poi, diciamoci la verità: io sono italiana, sono nata e cresciuta nella patria del caffè espresso -che bevo rigorosamente amaro- e non potrò mai e dico mai amare un Frappuccino qualsiasi.

Devo anche aggiungere che non ho particolare simpatia neanche per Milano e non riesco a tollerare che qualsiasi cosa apra in Italia apra lì e non a Roma che non solo è la capitale d'Italia, ma è anche la città dove vivo, ma questa è decisamente un'altra storia.

Fatte queste doverose considerazioni, aggiungo anche che io viaggio parecchio, sicuramente meno di altri, ma ecco: esco dall'amato Stivale diverse volte l'anno e, ebbene si lo ammetto,  Starbucks è sempre stata una certezza. So cosa è, so cosa fanno, so cosa troverò.
Ovunque andrò so che ci sarà uno Starbucks ad attendermi con Frappuccino, nome scritto a pene di segugio, wi-fi gratuita e possibilità di pagare sempre con il bancomat fossero anche pochi centesimi.
E, volendo, potrò anche comprare una tazza a marchio Starbucks per la mia amica Arianna che le colleziona: gliene compro sempre una e poi le tengo a casa in attesa di vederla visto che viviamo a 600 km di distanza, ma anche questa è un'altra storia.
Starbucks ha aperto a Milano e non va bene perché oh, noi abbiamo il caffè più buono del mondo, così come abbiamo la pizza più buona del mondo, la pasta più buona del mondo, i dolci più buoni del mondo, qualsiasi altra cosa edibile più buona del mondo.
Eppure eh, in Italia esiste il libero mercato: io apro quello che mi pare e tu consumatore scegli dove portare il tuo culo e i tuoi soldi. Se scegli di non portarmi i tuoi soldi perché il Frappuccino mina al tuo onore e alla tua onestà intellettuale me ne farò una ragione e, se altri mille milioni faranno come te, chiuderò alzando bandiera bianca e lasciando spazio, su territorio italico, al sushiaro numero 2.567.787 (che non ve lo vorrei dire, ma manco il sushi è italiano, ma tant'è).

Al di là del Frappuccino e del nome scritto male, fatevi un giro per bar e caffetterie in Italia: a Milano, a Roma, ovunque vogliate voi.
Adesso provate a cercare una presa di corrente dove ricaricare lo smartphone, il pc, il tablet. 
Oh si, lo so: lo smartphone andrebbe ricaricato a casa, ma provate anche a stare fuori sedici ore con uso intensivo del telefono e poi ditemi se anche voi non avete bisogno di una fottutissima presa.
Da Starbucks puoi ricaricare quello che vuoi, pure il vibratore da taschino. E no, non ti fanno pagare la corrente.
A dire il vero, da Starbuck puoi anche stare seduto quanto vuoi a leggere, a studiare, a guardare il soffitto aspettando l'idea geniale che vi rivoluzionerà la vita senza obbligo di consumare.
Potete anche solo sedervi dentro perché fuori fa freddo e scroccare il wi-fi. A Berlino, per dire, io l'ho fatto. E il wi-fi gratuito non è che ve lo diano proprio in tanti, eh. Meglio oggi che dieci anni fa sicuramente, ma ripeto: non ve lo danno in tanti. 
Si, so anche che dovremmo guardarci negli occhi e chiacchierare, ma io viaggio anche da sola e per lavoro, eh. E a Stoccolma ho scroccato il wi-fi a Starbucks sorseggiando non ricordo manco cosa mentre scrivevo mail e non avevo nessuno con cui parlare.
Nessuno vi caccerà anche se prenderete solo un caffè espresso (si, lo fanno sul serio e non fa manco poi così schifo, quello di Amsterdam non era male ad esempio).
Infine, provate a pagare un caffè con il bancomat in una qualsiasi caffetteria.
Vi guarderanno con disprezzo e probabilmente non accetteranno il pagamento, ammesso che abbiano il pos, eh. Perché ci sono le commissioni pare. E io ci credo che ci sono le commissioni e so che sarebbe meglio se non ci fossero, sia per l'esercente che per il consumatore, ma ci sono  e io vorrei poter pagare con il bancomat ovunque senza sentirmi una pezzente solo perché non giro con i contanti (ripeto: non giro con i contanti, non ne ho mai, tutti i miei amici e parenti possono confermare).
Oppure provate a pagare in un bar qualsiasi con una banconota da 50€ (o addirittura da 20€): vi faranno presente che non sono un ufficio di cambio e ci sta, è vero, hanno ragione, ma io che ci posso fare se non ho monete? Non prendo il caffè? Non faccio colazione? Cammino in ginocchio sui ceci per sei km?
Ora, provate a fare la stessa cosa da Starbucks: prendono bancomat, banconote da 500€, assegni circolari e cambiali del 1970 con su scritto "pagherò".

E non ultimo: Starbucks a Milano ha dato posti di lavoro che va bene che si lavora anche la domenica e, si sa, in Italia la domenica è della famiglia e guai a proporre di lavorare la domenica a qualcuno senza essere linciati dalla folla, però non è malaccio come cosa.
No, non sto difendendo Starbucks a tutti i costi, onestamente non me ne frega un tubo, però ecco: ma che fastidio vi da? Non vi piace? Non andateci. Vi piace? Andateci e ingozzatevi di Frappuccini e cookies.

Che poi eh: io me lo ricordo quando ha aperto Mc Donald's a Palermo, in Piazza Castelnuovo (che sarebbe Piazza Politema per intenderci) nel lontano 1997. Tutti a urlare allo scandalo per il pagliaccio americano, eppure ci sono state file chilometriche per mesi e, a dire il vero, ci sono tuttora.
E mi riferiscono che sono passati vent'anni e i venditori di arancine e quelli di sfincione non sono ancora falliti. 
Sarà mica che due cose diverse possono convivere senza problemi e senza polemiche?

E comunque io a Milano da Starbucks ci andrò, prenderò un Frappuccino e vi mostrerò pure la foto del bicchiere con il mio nome storpiato scritto sopra. Per dire, eh.
E sono pure contenta che il primo Starbucks italiano che avrei certamente preferito a Roma, sia diverso dagli altri e che sia il più grande d'Europa e il terzo più grande del mondo.
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lunedì 2 luglio 2018

Colosseo: quando essere una meraviglia potrebbe non bastare

Il Colosseo è una meraviglia
Poco da discutere su questa affermazione, anche perché -non a caso- fa parte delle sette nuove meraviglie del mondo.
Ero appena arrivata a Roma quando me lo sono ritrovata davanti all'improvviso-ai tempi non conoscevo le strade e mi affidavo ad un Tom Tom- e, nonostante lo avessi visto non so quante volte, ero rimasta estasiata. Lui era lì, in quella fredda sera di Gennaio, in tutta la sua maestosità.
Sono passati quasi otto anni da quella sera, ma ogni volta che ci passo davanti non riesco a fare a meno di pensare a quanto sia bello e che, da solo, basterebbe ad attirare milioni di turisti in Italia.
Sono anni che voglio visitarlo all'interno e questa voglia ultimamente era diventata una fissazione mia e di quel santo che ho sposato, però ecco: una volta la fila chilometrica, un'altra i turni che non si incastrano, un'altra ancora le trasferte di lavoro, al Colosseo non siamo mai riusciti ad entrarci.
Qualche settimana fa sono usciti i biglietti per la Luna sul Colosseo, ovvero una serie di visite guidate in notturna che vengono organizzate ogni anno e che sono a numero chiuso. Chiusissimo più che chiuso oserei dire.
Mi ero fiondata sul sito, non avevo trovato alcuna data disponibile, avevo chiamato la cooperativa che se ne occupa per sentirmi dire qualcosa tipo: "Signò, sono belli che finiti" e, dopo aver esternato tutto il mio disappunto per la cosa, mi ero arresa.
Non avevo considerato però che ho sposato un santo che giusto un paio di giorni fa si è messo a spulciare il sito delle prenotazioni, trovando per il giorno dopo sei biglietti disponibili che dopo un secondo erano quattro e che dopo tre secondi erano due.
Corsa contro il tempo -e contro la tecnologia che evidentemente mi odia- per prendere questi benedetti biglietti, pugno alzato in segno di vittoria, per poi tornare con i piedi per terra e pensare che, ecco, mai dire mai, in fondo siamo a Roma e una mail di conferma senza biglietti allegati (che ci sarebbero dovuti essere) potrebbe non significare niente (si, siamo malfidati).
Di sicuro c'è solo che se avessimo voluto chiamare il numero della cooperativa non avremmo trovato nessuno, perché fanno orari d'ufficio. 

Orario della visita guidata: ore 20.50.
Sulla mail consigliavano di essere lì un quarto d'ora prima, ma visto che siamo malfidati, poco prima delle 19.30 eravamo lì con una mail stampata e l'idea di ritirare i biglietti e poi mangiare, prendere un caffè, chiacchierare, qualsiasi cosa.
La biglietteria del Foro Romano, che vende i biglietti per il Colosseo, era chiusa (chiude alle 17 stando al cartello esposto), quindi era evidente che nella mail si parlava di un'altra biglietteria, quale non era dato sapere.
Abbiamo circumnavigato il Colosseo, ma era tutto chiuso e non c'era traccia di anima viva.
Poi abbiamo trovato un ingresso, chiuso anche quello.
Abbiamo chiesto ad un ragazzo con una divisa della sicurezza che però non aveva la più pallida idea di dove dovessimo andare: "forse arriverà qualcuno più tardi perché c'è uno spettacolo". Momenti di panico, ma lui -gentilissimo- non aveva di certo colpa.
Anche il centro informazioni era chiuso, quindi non ci è rimasto che chiedere ai militari che presidiano il Colosseo che magari sapevano qualcosa. Un militare -anche lui gentilissimo- ci ha indirizzato alla biglietteria che chiude alle 17 dicendoci che è l'unica che conosce (come noi d'altronde).
Nessun cartello, nessuna indicazione, niente di niente su internet se non un commento su un sito che  dice che non si capisce bene qual è l'entrata, ma che una volta trovata è tutto molto semplice.
A me intanto scappava la pipì: bagno fuori dal Colosseo a pagamento chiuso, abbiamo preso un caffè al bar della metropolitana, ma non hanno un bagno, l'unica soluzione era quella di pagare il biglietto della metro, accedere, fare pipì e uscire di nuovo. Rinuncio alla pipì, più per principio che per altro.
Abbiamo notato allora gente in fila davanti un ingresso del Colosseo e siamo andati a chiedere informazioni: alla fine ci hanno detto che basta presentarsi lì dieci minuti prima, ritirare i biglietti e attendere.
"Bisogna fare la fila qui?"
"Non c'è fila, questi sono gruppi, non vedete?"
Da cosa avremmo dovuto vederlo non lo so, visto che non avevano nessun segno identificativo, ma tant'è.
Intanto cercavamo di liberarci dalle decine e decine di venditori ambulanti che provano a venderci la qualunque: acqua, foulard con stampa del Colosseo, braccialetti, libri, tour in bici, fotografie, bastoni per selfie, caricabatterie e non so cos'altro.
Una ragazza di cui non so dire la nazionalità (era bionda e parlava inglese, magari voi siete più bravi di me) ha iniziato a correre per scappare da un venditore di braccialetti che la insegue, un ragazzo (parlava inglese anche lui, ma ho il sospetto che non sia utile per capire da che parte del mondo venga) ha chiesto -ingenuamente- lo scontrino per la bottiglietta d'acqua che stava cercando di comprare, ma non ho avuto cuore di dirgli che non lo avrebbe mai avuto. Potrei continuare all'infinito, in generale ho avuto la sensazione che non fossero poi così felici di essere accerchiati dai venditori ambulanti, ma magari mi sbaglio.

Alla fine, io sono riuscita ad entrare per ritirare i biglietti, ma il Marito è dovuto rimanere fuori ad aspettare, nonostante mancassero meno di dieci minuti all'inizio della visita.
Entro, faccio la fila al metal detector (ne funziona solo uno, quindi le operazioni di ingresso sono rallentate), vado in biglietteria, ritiro i biglietti, riesco a fare pipì, torno indietro a recuperare il marito, rifaccio la fila, ripasso i controlli e, finalmente, siamo dentro.
Ed è lì che tutta la disorganizzazione, la mancanza di informazioni, l'essere accerchiati dai venditori ambulanti è passato in secondo piano.

Erano anni che volevo entrare al Colosseo e, nel momento in cui mi sono ritrovata lì dentro, ho pensato che da fuori è meraviglioso, ma dentro è una cosa che non si può spiegare.
La guida -un archeologo- era davvero preparatissima e, cosa che non è da tutti, era in grado di trasmettere le informazioni in modo chiaro e semplice, rispondendo alle domande e soddisfacendo ogni  minima curiosità.
Sarà che la luce del tramonto è particolarmente affascinante, sarà che ripercorrere quello che è successo lì dentro è affascinante da morire, ma io ero estasiata.














Ho scoperto che c'erano combattimenti tra tori ed elefanti e che i cittadini romani non potevano morire lì dentro perché era un loro sacrosanto diritto morire in un luogo chiuso senza spettatori. Gli altri -i cittadini non romani- invece potevano serenamente morire sbranati da un leone. Chi era condannato alla damnatio a bestias doveva morire senza se e senza ma, quindi nel caso in cui il condannato a morte avesse sconfitto la bestia uccidendola gliene mandavano un'altra: non so voi, ma a quel punto io non mi sarei impegnata più di tanto a lottare.
I gladiatori professionisti, invece, di solito non morivano durante i combattimenti, ma visto che poteva succedere, non dovevano essere cittadini romani (e se lo erano, dovevano rinunciare a quello status). Un gladiatore professionista veniva addestrato per dieci anni prima di combattere.
Una cosa che mi ha colpito è che chi assisteva agli spettacoli all'interno del Colosseo, in base al ceto sociale e alla ricchezza, occupava un posto preciso, quindi si poteva sapere, in base a dove era seduto, chi era più ricco, più povero, più potente e via dicendo. I romani erano avanti anni luce, eh, altro che 730.




Insomma, io ho amato profondamente questa visita che bramavo da anni e sono felice e soddisfatta come una bimba, però ecco: magari un po' di organizzazione in più non guasterebbe, anche un paio di punti informazione o cartelli non sarebbero male. Se poi riuscissimo a non fare assediare i turisti dai venditori ambulanti sarebbe proprio il top, ma capisco che è chiedere troppo.
Perché ecco, essere una meraviglia potrebbe non bastare. Non sempre, non per tutti.
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mercoledì 11 ottobre 2017

Cascate delle Marmore: perché andarci?

Le Cascate delle Marmore mi fanno pensare, da sempre, ad una foto in bella mostra nella mia cameretta palermitana in cui ci sono io a malapena seienne e mia nonna, sempre elegantissima e bellissima, che ci abbracciamo. Alle nostre spalle una cascata d'acqua.
Dopo quella volta non ci ero più tornata, nonostante per anni sia stato un chiodo fisso quello di volerci andare. In fondo, da casa mia, distano a malapena 130 km: una gita fattibilissima in giornata.
Le Cascate delle Marmore sono in Valnerina, praticamente attaccate a Terni, in Umbria
E l'Umbria è incredibilmente vicina a Roma, cosa che mi dimentico un po' troppo spesso.







Avevamo deciso di andare di domenica, poi ci siamo guardati in faccia e ci siamo resi conto che probabilmente la domenica ci sarebbe stata troppa confusione, file interminabili, difficoltà a parcheggiare e tutte quelle cose orribili che accadono quando si va in questi posti nel fine settimana.
Alla fine, siamo andati di mercoledì e, cosa abbastanza prevedibile, c'eravamo solo noi e pochissime altre persone.
Il Marito non c'era mai stato, io invece -a parte la foto con la nonna- non ricordavo assolutamente nulla. Immaginavo soltanto che avremmo trovato tanta acqua. Che poi eh, non è che avevo tanto torto: c'è acqua ovunque, giustamente.



Avevo letto che l'acqua delle cascate viene aperta soltanto a determinati orari, quindi ho fatto una rigida tabella di marcia per arrivare lì quando l'acqua sarebbe stata aperta. 
Ho scoperto poi che, in realtà, non è che l'acqua viene completamente chiusa, ma semmai viene diminuito il getto perché le acque delle cascate vengono utilizzate anche per produrre energia idroelettrica.




Il biglietto d'ingresso costa 10€ a cranio e si può accedere all'area delle cascate da due ingressi: un ingresso posto sul belvedere inferiore e uno su quello superiore.
Ci sono anche delle visite guidate, ma quando siamo arrivati noi era troppo tardi per una e troppo presto per quella successiva, quindi abbiamo deciso di camminare per i fatti nostri.
C'è da dire che la gita alla Cascate delle Marmore era una delle prime camminate che facevo dopo aver tolto gesso e stampelle (qui per saperne di più) e il Marito era terrorizzato all'idea che il mio ginocchio facesse crack.
Credo che se fosse successo, mi avrebbe buttata in acqua per la disperazione (ma poi mi avrebbe salvata spero).
Ci sono dei sentieri e basta seguire le indicazioni per muoversi senza problemi.
I sentieri sono sei e ce ne sono di più facili e di più difficili: quello che serve sicuramente è avere ai piedi un paio di scarpe adatte ed un abbigliamento comodo. Molto comodo e che possibilmente non stinga a contatto con l'acqua.





Ho visto una ragazza con i tacchi che va bene che non erano tacchi a spillo, ma sempre tacchi erano e mi sono sentita male per lei.
Noi abbiamo deciso di farli tutti, con molta calma, stando ai miei tempi che tanto non ci correva dietro nessuno.
Se fossimo stati un po' furbi avremmo comprato un impermeabile ma io ero convinta che non servisse a niente. Ovviamente sbagliavo.
Avremmo dovuto comprarli o portarceli da casa questi benedetti impermeabili. O anche qualcosa che ci somigliasse. E invece no: noi ci siamo avventurata per i percorsi delle Cascate serenamente senza pensare che l'acqua è bagnata.
D'altronde chi avrebbe mai potuto immaginare che l'acqua è bagnata?
Alla fine del giro, difatti, eravamo tutti e due bagnati fradici.

Io avrei tanto voluto fare rafting, ho frantumato le palle del marito per tutta la durata della camminata, ovvero da quando mi sono accorta che c'era questa possibilità, ma lui che è una persona brutta e cattiva mi ha detto che mi sarei sicuramente rotta qualcosa, considerata anche la mia predisposizione nei confronti dell'autolesionismo, però ecco: qualora siate interessati a provare, sappiate che c'è questa possibilità, ma non ho idea di quali siano i costi e se serva una prenotazione.



E quindi, arriviamo al dunque: perché andare alle Cascate delle Marmore?
Perché sono belle e si sta a contatto con la natura -se vi piace- è la prima risposta che mi viene in mente.





Se siete un po' scemi come me, non è da sottovalutare il fatto che se fa caldo (e quando siamo andati noi ne faceva parecchio) troverete un angolo di paradiso fresco fresco fresco. E l'acqua farà il resto per ritemprarvi.
Perché la focaccia che fanno in zona è meravigliosa.
Perché ne uscirete completamente bagnati e potrete risparmiare sull'acqua per fare la doccia a casa.
Perché magari sognate la Cascate del Niagara, ma queste sono belle e indubbiamente più comode da raggiungere.
Perché vi sentirete dei giovani esploratori e scoprirete un sacco di cose su flora e fauna locale.
Perché è un posto adatto ai bambini, ma anche ai grandi.
Al momento non mi viene in mente altro, però insomma: se è un posto che è piaciuto a me che sono una super criticona, immagino possa piacere a tutti. O almeno a tutti quelli a cui piace l'acqua.
E poi eh, c'è sempre l'arcobaleno. Non sottovaluterei la cosa.



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