Claudia é la mia amica di sempre, questo lo sanno più o meno tutti.
E io volevo assolutamente scrivere di lei, di noi, di come abbiamo vissuto questa quarantena, però mi sembrava riduttivo parlare di amicizia in generale con riferimenti a fatti, cose e persone che in realtà non sono puramente casuali, quindi questo post si chiama Claudia perché parla -appunto- di lei, di noi, di come abbiamo vissuto questa quarantena, ma non solo.
Claudia ed io siamo il giorno e la notte, basta guardarci.
Molto bionda lei, molto mora io (al netto delle mèches).
Io i piercing e i tatuaggi, lei manco un brufolo. Giuro, sono seria.
Cosmpolitan lei, Sprite io.
Odiosa io, antipatica lei (che forse queste sono cose affini, non so).
Sempre perfetta e impeccabile lei, mentre io la mattina neppure mi pettino perché non ho tempo e comunque non mi va.
Make-up artist mancata lei, mentre io sto ancora cercando di capire come si mette la matita sopra l'occhio.
Insomma, siamo molto diverse, estremamente diverse.
Siamo cresciute insieme, condividendo più o meno qualsiasi cosa, dalle cose belle a quelle molto brutte.
E adesso potremo dire di avere condiviso anche la quarantena durante la pandemia, che -voglio dire- non é mica da tutti. Sempre insieme, non ci siamo mai lasciate.
No, non abbiamo violato il lockdown, considerato che tra casa mia e casa sua ci sono esattamente 940 di distanza (ho guardato su Maps perché va bene tutto, ma il chilometraggio esatto non lo sapevo).
Credo di poter affermare che se non avessi avuto Claudia probabilmente non sarei stata così bene durante questi tre mesi.
Entrambe felicissime di stare a casa e incredule all'idea che ci fosse qualcuno che volesse uscire a tutti i costi, abbiamo suddiviso le nostre giornate in momento allenamento, momento consulenza, momento gestione alimentazione, momento pettegolezzo, momento pettegolezzo stronzo (ammettetelo, lo fate tutti con le vostre amiche del cuore, provate a dire di no), momento qualsiasi cosa vi venga in mente scambiando consigli, pareri, qualsiasi cosa come non facevamo -perché non avevamo il tempo di farlo- da anni, credo più o meno quindici.
Quando Claudia é tornata al lavoro, più o meno una settimana prima di me, io mi sono trasformata nella moglie paranoica che allo scattare della fine del turno chiedeva se era tutto ok. Giuro però che l'ho fatto perché lei lavora a contatto con il pubblico e questa cosa mi metteva ansia perché la mia fiducia nei confronti del prossimo, quando si parla di gestione delle regole durante una pandemia, é più o meno pari allo zero.
Ma soprattutto: Claudia ha capito tante cose, alcune addirittura prima che gliele dicessi, ha capito me, i miei stati d'animo in un periodo che sarebbe potuto essere orribile (qui e un po' anche qua si capisce perché) e che invece é stato felice, probabilmente anche perché avevo lei.
Abbiamo riso di cose di cui altri probabilmente avrebbero pianto o quanto meno si sarebbero arrabbiati, abbiamo trovato la forza di fare cose che non avremmo fatto (banalmente gli stacchi rumeni con gli zaini riempiti di bottiglie d'acqua, per dirne una).
L'amicizia a trent'anni é diversa da com'era a sedici anni.
A trent'anni si é amiche nonostante le diversità ed é in quella diversità che, alla fine, trovi milioni di punti in comune.
A trent'anni non importa più avere tutte lo stesso reggiseno, comprato rigorosamente identico, il sabato sera (si, é una storia vera e, nello specifico il reggiseno in questione era un WonderBra nero che non so manco se esiste ancora), né importa più avere lo stesso motorino (nel caso specifico, lo Scarabeo, anche quello non so mica se esiste ancora, in giro non ne ho più visti).
A dire il vero, a trent'anni non importa manco più uscire il sabato sera, almeno nel nostro caso.
A trent'anni si può essere amiche anche se non ci si vede tutti i giorni, anche se non vedi l'ora di riabracciarti. E, mentre aspetti quel momento, puoi permetterti di frantumare le gonadi perché vuoi andare proprio in quel ristorante a 80 km da casa, anche se l'ultima volta che siete andate in quel paesello insieme avete vissuto un'avventura ai limiti dell'assurdo (qui per saperne di più).
A trent'anni segui i consigli delle amiche, ma puoi comunque insultarle per questo (bevo Aloe pura ogni mattina perché me lo ha detto Claudia e farà anche bene come dice lei, ma fa schifo, fa veramente tanto schifo e io sento il bisogno di farglielo sapere).
A trent'anni dovremmo avere tutti un'amica che sa che hai pianto, sofferto, che non é sempre stato facile, ma che é lì mentre ti rimetti in piedi, asciugandoti la lacrime prima ed esultando dei tuoi successi dopo.
E io ho Claudia, voi non so.
E questo post se lo meritava. Per la quarantena, perché ogni mattina ci svegliamo insieme e ogni sera ci addormentiamo insieme nonostante i 940 km, per quando ci siamo laureate, per quando abbiamo festeggiato i compleanni, per quando le riempivo l'armadio di scritte (che, per la cronaca, esistono ancora), per quando mi sono sposata e per quando é morto mio padre, per quando ho fermato per strada un tizio dicendogli "stasera esci con la mia amica, vedi che puoi fare" solo perché mi stava antipatico dieci anni prima e per un sacco di altre cose.
Ps. Di Claudia avevo già parlato cinque anni fa, trovate qui il post.
Avrei voluto mettere molte più foto nel post, ma Claudia é della vergine, in questo momento non può approvarle, quindi meglio di no.















