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giovedì 18 giugno 2020

Visitare la Basilica di San Pietro e il Cupolone : come, quando e perché

La Basilica di San Pietro e il Cupolone vanno viste almeno una volta nella vita. O almeno così mi hanno sempre detto, anche se -a dire il vero- la stessa cosa mi é stata detta per un milione di altre cose: dal Colosseo all'Empire State Building, passando per la Tour Eiffel e il Partenone.
Io vivo a Roma da dieci anni, non mi sono mai spostata da qui se non per trasferte -più o meno lunghe- di lavoro ed oggettivamente é doveroso visitare cose per cui vengono turisti da ogni parte del mondo.
In ogni caso, ho visto la Basilica di San Pietro tre giorni fa per la prima volta in vita mia. Oh da fuori ovviamente avevo visto la Basilica un milione di volte e il Cupolone altrettante, considerato che si vede più o meno da ovunque, ma dentro non c'ero mai stata.
Quello che mi aveva fatto desistere é sempre stato il fatto di dover fare file chilometriche.
Tre giorni fa eravamo in sei, non abbiamo fatto la fila e presumo che questo stato di cose durerà ancora a lungo.


Per accedere alla Basilica e al Cupolone é necessario avere un abbigliamento decoroso, quindi vestitevi. Poco importa se é estate, se fa caldo, se sudate pure stando fermi. Vestitevi, copritevi le spalle ed evitate pantaloncini o gonne troppo corte. Ci sono cartelli ovunque che precisano che se non avete un abbigliamento decorso non vi faranno entrare e, in ogni caso, fanno davvero storie.
Io che sono previdente avevo jeans e maglietta a maniche corte, nonostante abbia deciso di andarci l'unico giorno di questo Giugno in cui non pioveva, non tirava vento e non faceva freddo, ma tant'é.

L'accesso alla Basilica é gratuito, d'altronde è una chiesa e pagare per entrare in chiesa pare brutto (anche se sono certa di avere pagato per entrare in diverse chiese, ma tant'è), mentre salire sulla Cupola costa 10€ con l' ascensore, 8€ a piedi.
I gradini totali sono 551, mentre prendendo l'ascensore fino al terrazzo ne dovrete fare solo 320.
Ora, io ho deciso di pagare 10€ e salire con l'ascensore, pensando fosse una cosa furba e considerato che la mattina avevo lasciato i miei quadricipiti -e probabilmente anche la mia anima- in palestra, ma mi hanno poi detto che i 320 gradini sono comunque quelli peggiori: sono effettivamente in buona parte molto stretti e, ad un certo punto, bisogna piegarsi di lato perché la cupola ti viene letteralmente addosso.
L'ultimo pezzo é una strettissima scala a chiocciola.




Ho idea che una persona sovrappeso non riuscirebbe a salire i gradini perché in alcuni punti sono davvero troppo stretti, ma tant'é.
Nonostante il 1918 sia passato da un pezzo, é possibile pagare il biglietto solo in contanti. Niente bancomat o carta di credito, anche se la signora del negozio di souvenir e articoli sacri presente poco prima della biglietteria vi da i contanti se fate una transazione con il bancomat. Sto ancora cercando di capire se questa cosa sia o meno legale, se qualcuno lo sa ditemelo.


Arrivati in cima vedrete tutta Roma e anche oltre ed é bellissimo. Dico davvero, eh.
Ho visto Roma dall'alto da un sacco di posti, ma nessuna vista vale quella dal Cupolone.




È possibile anche scorgere lo stadio del nuoto, quello costruito per i Mondiali di nuoto del 2009 e che non é mai stato finito.
Si vede persino casa mia che non é esattamente attaccata al Vaticano (qui vi fate un'idea).
E si vedono (ovviamente, visto che sono sotto) i giardini Vaticani che sono bellissimi.
Dopo aver ammirato Roma da tutte le angolazioni e per un tempo abbastanza lungo (tanto sulla Cupola non c'era nessuno) é iniziata la discesa che, per me, é sempre più difficile della salita.
Mi sono fermata sui tetti che sono molto belli e poi sono entrata in Basilica.



La Basilica di San Pietro é maestosa, é enorme, é la cosa più grande che io abbia mai visto.
Si può girare liberamente e si possono scattare foto, l'unica parte in cui é richiesto silenzio ed é vietato fare foto é la parte sotterranea in cui ci sono le tombe dei Papi.
In alcune zone si può accedere solo per pregare e, ad onore del vero, all'interno di queste aree ho visto solo suore che -appunto- pregavano.





Qualora ve lo stiate chiedendo, la tomba di Giovanni Paolo II é all'interno della Basilica e non nel sotterraneo, più o meno accanto alla Pietà di Michelangelo.


Quando sono uscita, mi sono seduta sui gradini della Basilica ad osservare le Guardie Svizzere e ho anche assistito -per caso- al cambio della Guardia.
Ho scoperto che le guardie svizzere sono 135 in totale, tutti ragazzi tra i 19 e i 30 anni (il limite d'età non é contemplato per i gradi più alti), tutti cittadini svizzeri (ma questo era abbastanza ovvio) appartenenti alla media e all'alta borghesia, celibi e alti almeno 1.74.
Prendono uno stipendio di circa 1500€ e hanno vitto e alloggio gratuito, vivono in caserma all'interno della Stato del Vaticano e le suore cucinano per loro. Non so voi, ma io pensavo che avessero uno stipendio molto più alto.

Consiglio di andarci? Si, assolutamente si, soprattutto in questo periodo in cui non ci sono turisti.
Ho letto dei cartelli in cui alcuni commercianti stimavano il ritorno dei turisti per la Pasqua del prossimo anno, onestamente non so se sarà vero o no, ma questo é un ottimo periodo per visitare cose in cui normalmente ci fanno ore ed ore di fila.
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lunedì 2 luglio 2018

Colosseo: quando essere una meraviglia potrebbe non bastare

Il Colosseo è una meraviglia
Poco da discutere su questa affermazione, anche perché -non a caso- fa parte delle sette nuove meraviglie del mondo.
Ero appena arrivata a Roma quando me lo sono ritrovata davanti all'improvviso-ai tempi non conoscevo le strade e mi affidavo ad un Tom Tom- e, nonostante lo avessi visto non so quante volte, ero rimasta estasiata. Lui era lì, in quella fredda sera di Gennaio, in tutta la sua maestosità.
Sono passati quasi otto anni da quella sera, ma ogni volta che ci passo davanti non riesco a fare a meno di pensare a quanto sia bello e che, da solo, basterebbe ad attirare milioni di turisti in Italia.
Sono anni che voglio visitarlo all'interno e questa voglia ultimamente era diventata una fissazione mia e di quel santo che ho sposato, però ecco: una volta la fila chilometrica, un'altra i turni che non si incastrano, un'altra ancora le trasferte di lavoro, al Colosseo non siamo mai riusciti ad entrarci.
Qualche settimana fa sono usciti i biglietti per la Luna sul Colosseo, ovvero una serie di visite guidate in notturna che vengono organizzate ogni anno e che sono a numero chiuso. Chiusissimo più che chiuso oserei dire.
Mi ero fiondata sul sito, non avevo trovato alcuna data disponibile, avevo chiamato la cooperativa che se ne occupa per sentirmi dire qualcosa tipo: "Signò, sono belli che finiti" e, dopo aver esternato tutto il mio disappunto per la cosa, mi ero arresa.
Non avevo considerato però che ho sposato un santo che giusto un paio di giorni fa si è messo a spulciare il sito delle prenotazioni, trovando per il giorno dopo sei biglietti disponibili che dopo un secondo erano quattro e che dopo tre secondi erano due.
Corsa contro il tempo -e contro la tecnologia che evidentemente mi odia- per prendere questi benedetti biglietti, pugno alzato in segno di vittoria, per poi tornare con i piedi per terra e pensare che, ecco, mai dire mai, in fondo siamo a Roma e una mail di conferma senza biglietti allegati (che ci sarebbero dovuti essere) potrebbe non significare niente (si, siamo malfidati).
Di sicuro c'è solo che se avessimo voluto chiamare il numero della cooperativa non avremmo trovato nessuno, perché fanno orari d'ufficio. 

Orario della visita guidata: ore 20.50.
Sulla mail consigliavano di essere lì un quarto d'ora prima, ma visto che siamo malfidati, poco prima delle 19.30 eravamo lì con una mail stampata e l'idea di ritirare i biglietti e poi mangiare, prendere un caffè, chiacchierare, qualsiasi cosa.
La biglietteria del Foro Romano, che vende i biglietti per il Colosseo, era chiusa (chiude alle 17 stando al cartello esposto), quindi era evidente che nella mail si parlava di un'altra biglietteria, quale non era dato sapere.
Abbiamo circumnavigato il Colosseo, ma era tutto chiuso e non c'era traccia di anima viva.
Poi abbiamo trovato un ingresso, chiuso anche quello.
Abbiamo chiesto ad un ragazzo con una divisa della sicurezza che però non aveva la più pallida idea di dove dovessimo andare: "forse arriverà qualcuno più tardi perché c'è uno spettacolo". Momenti di panico, ma lui -gentilissimo- non aveva di certo colpa.
Anche il centro informazioni era chiuso, quindi non ci è rimasto che chiedere ai militari che presidiano il Colosseo che magari sapevano qualcosa. Un militare -anche lui gentilissimo- ci ha indirizzato alla biglietteria che chiude alle 17 dicendoci che è l'unica che conosce (come noi d'altronde).
Nessun cartello, nessuna indicazione, niente di niente su internet se non un commento su un sito che  dice che non si capisce bene qual è l'entrata, ma che una volta trovata è tutto molto semplice.
A me intanto scappava la pipì: bagno fuori dal Colosseo a pagamento chiuso, abbiamo preso un caffè al bar della metropolitana, ma non hanno un bagno, l'unica soluzione era quella di pagare il biglietto della metro, accedere, fare pipì e uscire di nuovo. Rinuncio alla pipì, più per principio che per altro.
Abbiamo notato allora gente in fila davanti un ingresso del Colosseo e siamo andati a chiedere informazioni: alla fine ci hanno detto che basta presentarsi lì dieci minuti prima, ritirare i biglietti e attendere.
"Bisogna fare la fila qui?"
"Non c'è fila, questi sono gruppi, non vedete?"
Da cosa avremmo dovuto vederlo non lo so, visto che non avevano nessun segno identificativo, ma tant'è.
Intanto cercavamo di liberarci dalle decine e decine di venditori ambulanti che provano a venderci la qualunque: acqua, foulard con stampa del Colosseo, braccialetti, libri, tour in bici, fotografie, bastoni per selfie, caricabatterie e non so cos'altro.
Una ragazza di cui non so dire la nazionalità (era bionda e parlava inglese, magari voi siete più bravi di me) ha iniziato a correre per scappare da un venditore di braccialetti che la insegue, un ragazzo (parlava inglese anche lui, ma ho il sospetto che non sia utile per capire da che parte del mondo venga) ha chiesto -ingenuamente- lo scontrino per la bottiglietta d'acqua che stava cercando di comprare, ma non ho avuto cuore di dirgli che non lo avrebbe mai avuto. Potrei continuare all'infinito, in generale ho avuto la sensazione che non fossero poi così felici di essere accerchiati dai venditori ambulanti, ma magari mi sbaglio.

Alla fine, io sono riuscita ad entrare per ritirare i biglietti, ma il Marito è dovuto rimanere fuori ad aspettare, nonostante mancassero meno di dieci minuti all'inizio della visita.
Entro, faccio la fila al metal detector (ne funziona solo uno, quindi le operazioni di ingresso sono rallentate), vado in biglietteria, ritiro i biglietti, riesco a fare pipì, torno indietro a recuperare il marito, rifaccio la fila, ripasso i controlli e, finalmente, siamo dentro.
Ed è lì che tutta la disorganizzazione, la mancanza di informazioni, l'essere accerchiati dai venditori ambulanti è passato in secondo piano.

Erano anni che volevo entrare al Colosseo e, nel momento in cui mi sono ritrovata lì dentro, ho pensato che da fuori è meraviglioso, ma dentro è una cosa che non si può spiegare.
La guida -un archeologo- era davvero preparatissima e, cosa che non è da tutti, era in grado di trasmettere le informazioni in modo chiaro e semplice, rispondendo alle domande e soddisfacendo ogni  minima curiosità.
Sarà che la luce del tramonto è particolarmente affascinante, sarà che ripercorrere quello che è successo lì dentro è affascinante da morire, ma io ero estasiata.














Ho scoperto che c'erano combattimenti tra tori ed elefanti e che i cittadini romani non potevano morire lì dentro perché era un loro sacrosanto diritto morire in un luogo chiuso senza spettatori. Gli altri -i cittadini non romani- invece potevano serenamente morire sbranati da un leone. Chi era condannato alla damnatio a bestias doveva morire senza se e senza ma, quindi nel caso in cui il condannato a morte avesse sconfitto la bestia uccidendola gliene mandavano un'altra: non so voi, ma a quel punto io non mi sarei impegnata più di tanto a lottare.
I gladiatori professionisti, invece, di solito non morivano durante i combattimenti, ma visto che poteva succedere, non dovevano essere cittadini romani (e se lo erano, dovevano rinunciare a quello status). Un gladiatore professionista veniva addestrato per dieci anni prima di combattere.
Una cosa che mi ha colpito è che chi assisteva agli spettacoli all'interno del Colosseo, in base al ceto sociale e alla ricchezza, occupava un posto preciso, quindi si poteva sapere, in base a dove era seduto, chi era più ricco, più povero, più potente e via dicendo. I romani erano avanti anni luce, eh, altro che 730.




Insomma, io ho amato profondamente questa visita che bramavo da anni e sono felice e soddisfatta come una bimba, però ecco: magari un po' di organizzazione in più non guasterebbe, anche un paio di punti informazione o cartelli non sarebbero male. Se poi riuscissimo a non fare assediare i turisti dai venditori ambulanti sarebbe proprio il top, ma capisco che è chiedere troppo.
Perché ecco, essere una meraviglia potrebbe non bastare. Non sempre, non per tutti.
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sabato 30 giugno 2018

San Pietro e Paolo: Girandola, Infiorata e problemi tecnici

Pietro e Paolo non sono i miei patroni.
Non perché io abbia qualcosa contro di loro in particolare, ma ecco, la mia patrona è Rosalia, santa protettrice di Palermo.
Però c'è un però: vivo a Roma ormai da quasi un decennio e, nonostante non sia mai stata particolarmente credente, ho una passione smisurata per le feste patronali, quindi aspetto San Pietro e Paolo come una bambina. E alla fine mi sono anche affezionata a loro.
La motivazione profondissima dietro cotanto amore è solo una: adoro i fuochi d'artificio.
Se poi i fuochi d'artificio sono a ritmo di musica vado in bordo di giuggiole.
Costringo quindi marito romano e amici romani ad andare a vedere la Girandola dei Santissimi Pietro e Paolo che un tempo era a Castel Sant'Angelo, ma che ora viene fatta dalla terrazza del Pincio.


Dall'anno scorso per accedere al perimetro di Piazza del Popolo, da dove si può assistere alla girandola, bisogna superare dei severissimi controlli per poi immettersi all'interno delle transenne.
I severissimi controlli di quest'anno consistevano in: "le faccio vedere la borsa?"
"Nzu" che sarebbe quel suono gutturale che si emette quando si vuole dire no e che, oggettivamente, rende meglio di un no secco, quindi ecco: siamo entrati con le nostre armi -ovvero bottigliette d'acqua munite di tappo- e abbiamo aspettato.

Prima della tradizionale Girandola, c'è l'altrettanto tradizionale esibizione della Fanfara dei Carabinieri a cavallo che, potete starne certi, farete un'enorme fatica a sentire, ma tanto oh, il bello sono i fuochi d'artificio, ve l'ho detto.
Quest'anno c'era anche un simpatico speaker che ogni due per tre urlava al microfono un sonoro "in alto gli schermi del cellulare" che va bene che siamo nell'era dell'internet e degli smartphone, ma insomma: un po' di rispetto per gli anziani abituati a tirare in alto gli accendini scottandosi un dito e non gli smartphone.

La girandola comunque non delude mai, per me ha un fascino infinito, sarà forse perché la terrazza del Pincio si illumina di colori (che, di base, sono il verde, il bianco e il rosso), sarà la musica, sarà la folla, sarà quello che volete, ma sono meravigliosi.




Quest'anno ci sono stati, ehm, dei problemi tecnici: a naso -sarà che il mio lavoro- hanno avuto un problema con il mixer audio, quindi ad un certo si sono interrotti.
E pensare che giusto un minuto prima avevo detto alla mia amica: "Ma non senti puzza di bruciato?".
Durante l'interruzione un sacco di gente è andata via, meglio per noi che stavamo più larghi, qualcun altro ha fischiato, io ho mantenuto la linea della solidarietà infinita verso il service perché i problemi tecnici durante un qualcosa di importante li ho avuto anche io e, vi assicuro, in quel momento ci sono due alternative: mettersi a piangere o chiamare la mamma. Visto che però, sempre per esperienza, nessuna delle due è un'opzione fattibile, tocca capire il problema e risolverlo. Poi le cazziate arrivano dopo. Oh se arrivano.

Comunque, è valsa la pena aspettare perché la parte finale dei fuochi d'artificio è stata bellissima. Come sempre, oserei dire.

E ora vi racconto un paio di cose su San Pietro e Paolo.
Si festeggia il 29 Giugno e, nonostante una legge di qualche anno fa abbia stabilito che le feste patronali vadano festeggiate la domenica più vicina al giorno in cui cadono, a Roma è festa, indipendentemente dal giorno della settimana in cui cade.
Oltre alla Girandola, c'è anche l'Infiorata: praticamente decine e decine di maestri fiorai (si, si chiamano proprio così) che compongono quadri floreali in Piazza San Pietro (che, tecnicamente, non sarebbe neanche in territorio italiano, ma questa è un'altra storia).
Parte della festa patronale si svolge anche davanti la Basilica di San Paolo (fuori le mura), dove ci sono bancarelle e feste varie.
Visto che a Roma non ci facciamo mancare niente, oltre alla Basilica di San Pietro e alla Basilica di San Paolo, abbiamo anche la Basilica di San Pietro e Paolo che fu aperta proprio il 29 Giugno di qualche decennio fa (1955) e che, cosa che probabilmente non vi interessa, è la chiesa che avrei scelto se avessi optato per un matrimonio concordatario visto che secondo me è bellissima.

E quindi, insomma, adoro queste feste patronali, mi piacciono proprio.
Anche perché, insomma, a Roma significa anche assistere ad una delle più grandi meraviglie del mondo: il centro di Roma.


Le foto sono di Samira El Bouchtaoui e sono state scattate alla Girandola del 29 Giugno 2018.
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giovedì 5 aprile 2018

Sono rientrata a Roma per restarci (e ho ricominciato a dormire)

Sono rientrata a Roma. Per restarci.
Avrei dovuto continuare con le trasferte fino a metà Aprile, forse addirittura fino a fine Aprile, ma alla fine un martedì a pranzo mi hanno detto che dovevo rientrare subito.
Gli ultimi giorni prima della partenza sono stati tremendi -c'è stato un problema dietro l'altro- e non ho fatto altro che piangere. Sono seria, eh.
Venerdì scorso, alle nove del mattino, non sapevo ancora se sarei riuscita a partire o no. Genitori e Marito erano in trepidante attesa.
Ad un certo punto, saranno state le dieci, ho mandato un messaggio per dire: "Cerco di capire come si arriva in autostrada e vi chiamo".
Da lì, è iniziato il lunghissimo viaggio verso casa.
Lunghissimo perché, vuoi che era venerdì santo, vuoi che ero stanca e non dormivo da tre giorni, ci ho messo tantissimo.
Che poi, a pranzo, ho anche trovato il simpaticone che mi ha chiesto di lasciargli il posto dove, dopo mezzora a cercare, avevo messo la mia fedele macchina. "Abbiamo fame e dobbiamo andare in bagno" mi ha detto. Io invece mi ero fermata per contare le mattonelle del pavimento dell'autogrill.
Ad un certo punto, ho anche fatto un'altra sosta per chiudere gli occhi mezzora.
Ho la patente da quasi quattordici anni, è più di un decennio che faccio viaggi in macchina da sola guidando per ore e ore, ma stavolta ho sentito la necessità di fermarmi e riposarmi perché, mi sono detta, che a casa non ci sarei arrivata.
Che poi, non so voi, ma quando faccio tanti km in autostrada, ogni volta che leggo il nome di uno svincolo mi vengono in mente tutte le cose che si mangiano in quel determinato posto e mi viene fame. Praticamente ho viaggiato morendo di fame pensando a tutte le cose buonissime che avrei potuto mangiare in Emilia-Romagna e in Toscana.

Quando ho iniziato a vedere i cartelli per Roma mi sono sentita sollevata, quando ho visto il casello di Roma nord ho pensato "è fatta", anche se non era fatta manco per niente visto che da quel casello a casa mia ci sono più di 50 km, con tanto di G.R.A. nel mezzo. 
Stavolta non ho pianto come tre anni fa perché in fondo era tutto completamente diverso. Lì ero molto provata per una serie di motivi, non ultimo il mio primo switch e il famoso licenziamento collettivo per chiusura ramo d'azienda (qui per saperne di più, ma occhio che questo post ha un carico emotivo non indifferente). Sta botta il rientro a casa ha segnato solo la fine delle trasferte.
Quello che so, ora come allora, è che Milano non fa per me.
Non so se è un caso, ma a me Milano ha sempre creato problemi, magari il problema sono io, chi lo sa, ma ecco: sto meglio a casa mia.

Insomma, sono arrivata a casa, il Marito non c'era e ho scaricato le valigie (due trolley di cui uno praticamente vuoto) e ho pensato che ero finalmente felice.
Il Marito -ve l'ho detto- non era a casa, ma al lavoro e l'unica cosa che gli avevo detto era stata: "Amore, io non credo riuscirò a preparare la cena".
Mi ha risposto: "Sti c***i della cena, io voglio te". E lì, come mi succede spesso, ho pensato che ho sposato l'uomo giusto, quanto meno per me.
Ho aperto la porta di casa e il cane è impazzito, giustamente erano tre settimane che non mi vedeva.
Da quel momento in poi, non sono più riuscita a scollarmelo di dosso, ad un certo punto me lo sono ritrovata che mi fissava mentre facevo la pipì.
"Nano, io ti amo, ma potrei almeno fare la pipì in pace? Io mica ti guardo mentre inondi di liquido giallognolo gli alberi del quartiere, eh".

Una delle cose più belle di quella giornata, casello di Roma nord a parte, è stato sicuramente riabbracciare il marito.
Lo stesso marito che per giorni ha esaudito ogni mio desiderio, non che normalmente non lo faccia eh, ma davvero mi sono sentita una principessa.
E quella sera, finalmente, ho dormito come un sasso. E lo stesso ho fatto la sera dopo, svegliandomi solo perché cane e marito mi hanno portato la colazione a letto (si lo so, il cane non ha il pollice opponibile quindi di fatto non può avermi preparato il caffellatte, ma insieme alla colazione è arrivato anche lui a svegliarmi, quindi merita di essere nominato).
Casa mia, le mie abitudini, il Marito, il cane, Roma. 
Ho fatto lunghe passeggiate per Roma insieme al Marito, mi sono guardata intorno e ho pensato che è bellissima e che profuma di casa come nessun altro posto al mondo.


Ieri sono tornata anche in piscina, la mia piscina, con il fondo chiaro come piace a me (qui per saperne di più) e mi sono sentita davvero felice. Che poi, in realtà, non sarei dovuta andare in piscina, ma avrei dovuto seguire un corso in palestra, poi ho visto l'acqua, ho sentito il profumo del cloro, ho pensato a quanto mi piace quella piscina e non ho resistito a farmi una lunga nuotata rigenerante.

E insomma, è ricominciata la routine romana che, al momento, prevede la sveglia alle 6 e l'uscita da casa entro e non oltre le 6.50: a me che ho sempre odiato il turno di mattina pare un crimine contro l'umanità uscire di casa a notte fonda, ma l'importante è che io sia a casa. Tutto il resto è rumore bianco.

Che poi, sembra quasi che io sia andata in guerra, ma sarà che è stato un periodo difficile, sarà che ultimamente non sono stata benissimo, ero davvero stremata e tornare a casa per restarci mi ha davvero resa felice.
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venerdì 8 dicembre 2017

Siamo stati al Luneur e ci è venuto il magone

Il Luneur è sempre stato un posto magico per me.
Mi piaceva tantissimo quando ero bambina, associo a questo parco un sacco di ricordi di infanzia, gli stessi ricordi che ha anche il Marito che, però, a differenza mia, a Roma ci è nato e cresciuto.

Per tanti anni, appena arrivava l'estate, mio padre si trasferiva a Roma per lavoro (qui per saperne di più) con famiglia al seguito. Papà lavorava a Tor di Valle, prendevamo casa ad Ostia così la bambina -ovvero io- poteva andare al mare (si lo so, portare una bambina palermitana al mare ad Ostia dovrebbe essere considerato crimine contro l'umanità) e frequentavamo per lo più l'Eur e dintorni, quindi il Luneur era una tappa obbligatoria
Io adoravo il Luneur, avevo una certa predilezione per la Casa dei Mostri anche se ogni volta che ci entravo, non dormivo la notte, con somma gioia di mia madre che diceva che era colpa di mio padre che mi accontentava sempre.
Un'altra cosa a cui non rinunciavo mai era lo zucchero filato che prendevo alla fragola, cosa che adesso non potrei più fare (qui per saperne di più).

Poi sono cresciuta, mi sono trasferita a Roma, ma il Luneur era solo un lontano ricordo: il mio amato parco era stato chiuso nel 2008 con somma disperazione da parte di tutti -o quasi- i romani.
In questi lunghi anni a Roma ho sentito decine di persone ricordare i pomeriggi passati lì da bambini e l'8 Marzo passato lì da più grandi, quando non si entrava a scuola e si passava lì la giornata. A fare cosa esattamente non lo so, ma tant'è.
Per anni abbiamo sentito dire che il Luneur sarebbe stato riaperto, una sera io e il Marito abbiamo anche cercato di sbirciare all'interno per capire se davvero ci stavano lavorando o meno, ma non ci avevamo capito molto. 
Io intanto continuavo ad emozionarmi solo passando di là e vedendo la ruota, l'unica superstite di tutta questa storia.
Finché ad un certo punto non l'hanno riaperto per davvero, un po' più di un anno fa.
Io sono impazzita, volevo assolutamente andarci: quando siamo arrivati lì però non ci avevano fatto entrare perché non avevamo prole al seguito (qui per saperne di più) e visto che tra le attività che svolgiamo di solito non c'è quella di rapire bambini per portarli sul Brucomela ci siamo rassegnati.


Oggi però ce l'abbiamo fatta, siamo riusciti ad entrare. 
Io ero gasatissima, il Marito idem. Due ragazzini praticamente.
Solo che quando siamo entrati ci è preso il magone: non è più il nostro Luneur, non è quello in cui siamo cresciuti noi, non c'entra niente col Luneur.
Lo sapevamo, eh. Eravamo al corrente dei cambiamenti, ma vederlo è stata tutta un'altra cosa.
Ci guardavamo intorno e non avevamo più punti di riferimento, sono rimaste solo tre delle vecchie attrazioni, ma sono chiuse, praticamente resta solo la struttura. Ad un certo punto, io stavo per mettermi a piangere.





Poi ho visto lo zucchero filato e mi sono dimenticata, per un attimo, di scoppiare a piangere come una bambina. Non hanno più lo zucchero filato alla fragola, vero che adesso non potrei mangiarlo, ma mi è dispiaciuto.
E non ci sono più neanche le bombe calde. 

Ci sono però un sacco di bar di vario tipo, noi li abbiamo ignorati, ma magari a voi interessano.

Abbiamo fatto un lungo giro, non è brutto il nuovo parco, ma non è il Luneur. 
E soprattutto adesso è un parco per bambini piccoli, molto piccoli: troppi colori, troppe lucine, troppe musichette che dopo dieci minuti ti viene voglia di spaccare le casse con un martello.
Abbiamo fatto anche una tragica scoperta: non c'è più il laghetto in mezzo. Che io capisco togliere Nessie (no, non è vero, non lo capisco), ma perché è sparito anche il laghetto? Che fine ha fatto? Dov'è il mio laghetto? Ridatemi il laghetto?




Alla fine, abbiamo deciso di fare un giro sul Brucomela -praticamente eravamo gli unici due adulti non accompagnati da bambini- che va decisamente più veloce dei Brucomela di quando noi eravamo bambini.


E infine, siamo saluti sulla ruota panoramica che è un po' diversa da quella che era, ma resta comunque sempre bella. 



Siamo usciti dopo un'ora, un tempo ci sarei potuta rimanere per ore e ore dentro al Luneur e no, non è una questione di età.
Mi sono intristita un sacco a dire il vero e anche il Marito.
Fine di un'era. Fine di un ricordo.
Ho aspettato tanto che riaprisse, ho sempre detto al Marito che se mai avremo dei figli, mi sarebbe piaciuto fare rivivere loro quel parco come lo avevamo vissuto noi, ma non sarà così.
Siamo cresciuti e il Luneur non tornerà più, anche se è difficile farsene una ragione.

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lunedì 11 settembre 2017

Dieci motivi per trasferirsi a Roma e restarci per sempre (o quasi)

State pensando di trasferirvi a Roma per studio o per lavoro, ma non siete sicuri al 100%? 
Se avete dei dubbi, avete ragione: certe scelte vanno fatte valutando con attenzione, tanta attenzione, tantissima.
Ho sempre detto che Roma non è per tutti (qui per saperne di più) e che è una città complessa, forse vi ho addirittura spaventati, ma ecco: sappiate che esistono diverse buone ragioni per trasferirsi a Roma e altrettante per restarci.
Roma non è difficile da amare, sebbene sia davvero piena di difetti come, chi più chi meno, tutte le grandi capitali europee.
Ci vuole tempo per innamorarsi di Roma, bisogna imparare a capirla, spesso -dipende da dove si arriva- bisogna imparare a ragionare consapevoli di essere una città molto grande (sembra facile, ma non lo è), ma credetemi che se ci restate per un po' di tempo, prima o poi capirete di essere innamorati persi. E sapete perché?

-É bella, molto bella, bellissima e questa è una delle poche cose non opinabili su Roma.
Di giorno, di sera, all'alba, al tramonto Roma vi farà rimanere incantati, ovunque voi siate.
Ehm, diciamo più o meno ovunque che un paio di posti dove io non metterei piede manco dopo morta e che sono anche un po bruttini esistono eccome, però ecco: non è un caso se Roma è la Città Eterna.
E Roma, oltre ad essere bella, ha anche delle luci che la rendono magica la notte.




-Si respirano arte e cultura ad ogni angolo: al di là del fatto che Roma è davvero un museo a cielo aperto, ci sono tanti musei, mostre, iniziative culturali. A volte ce ne sono persino troppe e scegliere diventa difficile.
Potrete trovare tantissime cose belle da vedere meno conosciute (qui per farvi un'idea) che solo vivendoci riuscirete a scoprire.




-Si mangia bene: potete trovare qualsiasi cosa vi venga in mente di mangiare e soprattutto, cosa da non sottovalutare assolutamente, a qualsiasi ora del giorno e della notte. E questo, per una come me che ha fame anche nei momenti più impensabili, è molto importante.
Ci sono un milione di specialità, alcune più note, altre davvero poco conosciute, ma tutte buonissime, sia dolci che salate.
Vogliamo parlare di Carbonara e Gricia? O dei saltimbocca alla romana e della coda alla vaccinara?
E i maritozzi con la panna? E la pinsa romana?
E le Fraschette? Dove le mettiamo le Fraschette? (No, non sono una cosa da mangiare, ma posti dove si mangia).

-É una città molto verde: è vero, c'è molto traffico e di conseguenza c'è anche lo smog, ma è davvero una città verdissima, con parchi enormi (vedi Villa Borghese e Villa Pamphili) e un po' ovunque ci sono parchi più o meno grandi, alberi ovunque e, anche dentro la città, a volte sembra quasi di vivere in campagna.
Certo, ci sono anche zone che sono agglomerati di palazzi con qualche sparuto alberello rinsecchito qua e là, eh, quindi se vi piace l'idea di vivere in mezzo al verde dovete scegliere bene.

-C'è il mare a due passi che, per carità, non è che sia esattamente il mare più bello del mondo, ma ci sono alcuni posti carini -io adoro Anzio ad esempio, ma anche Fregene non mi dispiace- che vanno più che bene per una giornata di mare durante la canicola estiva.


-Il clima è meraviglioso: primavera e autunno a Roma sono incantevoli, mentre estate e inverno sono di norma abbastanza miti e non danno il meglio di se come altrove in Italia. Certo, anche qui ci sono periodi particolarmente caldi in estate e periodi particolarmente freddi in inverno, ma niente di insopportabile. Parola di una che ha studiato a Bologna e sa che vuol dire morire di caldo in estate e di freddo in inverno.

-La movida notturna è molto varia e ce n'è davvero per tutti i gusti.
Io non sono molto esperta al riguardo, non amo la confusione, figuriamoci quindi quanto mi possono piacere discoteche e locali vari, però ci sono eccome e si può scegliere tra un'infinità di cose diverse.

-L'offerta universitaria è molto ampia, ampissima, enorme: ci sono università pubbliche e private, italiane e straniere e una quantità di corsi di laurea e facoltà davvero per tutti i gusti, quindi ecco: se avete in mente di venire a studiare qui, di sicuro troverete quello che fa per voi.

-Non è complicatissimo trovare lavoro, anche se non è più come qualche anno fa in cui era indubbiamente più semplice, ma ecco: se venire a Roma per studiare, probabilmente una volta laureati riuscirete ad inserirvi nel mondo del lavoro senza troppe difficoltà.
Se posso darvi un consiglio, qualora decideste di trasferirvi di punto in bianco per lavoro, accertatevi prima di mollare tutto e arrivare qui di avere quanto meno qualche colloquio fissato perché non è detto che la ricerca di un impiego sia breve.

-Gli affitti sono meno cari che in molte altre capitali europee, così come sono meno costosi che in altre città italiane (ad esempio Milano che, in base alla mia esperienza personale, è molto più costosa).
Considerate però che i costi variano in base alla zona e ai servizi che ci sono vicino casa: San Giovanni è indubbiamente più cara, come zona, rispetto a Tor Bella Monaca, giusto per fare un esempio.
Se non siete auto muniti valutate zone servite dalle metro (che non sono poi così tante, ahimè) e scegliete bene -in caso di case condivise- con chi vivere.
A me è successo di tornare a casa, quando avevo una stanza in affitto a Garbatella appena arrivata a Roma-e non trovare più né mobili né coinquilini che, ebbene si, si erano portato via tutto. E non ero l'unica a non essere al corrente di questo trasloco, visto che non lo sapeva manco il proprietario di casa che si è ritrovato dalla mattina alla sera senza inquilini e senza mobili. Manco una forchetta avevano lasciato. E no, non erano cose loro.
Per il prezzo delle case in vendita, ne riparliamo quando sarete qui da un po' di tempo.


Tra gli altri motivi per trasferirsi a Roma e restarci per sempre ci sono i tramonti, la quantità incredibili di bei ragazzi (e, devo ammetterlo, di belle ragazze, ma quelle non credo di averle mai guardate abbastanza bene da questo punto di vista), il fascino del romanesco (ma vi servirà un po' di tempo per capire tutto), le passeggiate (vedi il primo punto), i gatti (di cui Roma è piena, ma attenzione che sono belli grassi e vi si mangiano) e poi, beh, ci sono io che mi sembra una delle motivazioni più forti per considerare di venire qui.
Vi ho convinti, eh?
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sabato 8 luglio 2017

Come sopravvivere a Roma e ai romani

State pensando di trasferirvi a Roma? 
Siete affascinati dalla Capitale, ma allo stesso tempo pensate sia invivibile?
Vi siete trasferiti a Roma, ma ve ne siete già pentiti?
Niente paura, sopravvivere è una cosa fattibile, ma sappiate che -almeno secondo me- Roma non è per tutti. 

Io sono arrivata a Roma una mattina di Gennaio del 2011, sei anni e mezzo fa.
La conoscevo già perché mio padre lavorava a Roma sei mesi l'anno e -finita la scuola- io e mia madre, a volte anche la nonna, lo raggiungevamo, ma viverci in pianta stabile non è la stessa cosa che passarci qualche mese l'anno, soprattutto se si tratta di vacanze.
Il primo impatto con Roma è stato traumatico, per almeno un mese abbondante ho rimpianto la mia amata Bologna.
Il primo impatto con i romani è stato ancora più traumatico, volevo prenderli quasi tutti a sberle ogni volta che aprivano la bocca.

A Roma c'è traffico, tanto traffico, tantissimo. Mai visto così tanto traffico in vita mia (a parte in tangenziale a Milano, ad ora di punta).
E non fatela facile pensando ai mezzi pubblici perché qui i mezzi pubblici funzionano male e, anche se funzionassero, non sarebbe così immediato usarli per spostarsi.
Le distanze sono enormi, quindi per fare 10 km -e a Roma se abitate a 10 km di distanza dal posto di lavoro siete fortunatissimi- può essere necessario cambiare anche quattro mezzi a meno che non troviate un mezzo che percorra tutti quei dieci km, altrimenti vi toccherà cambiare, cambiare e ancora cambiare perdendo tempo perdendo un sacco di tanto. Se si tratta di metropolitana può ancora andarvi bene, se si tratta di autobus lasciate ogni speranza voi che entrate (sull'autobus, appunto).
Per sopravvivere può essere un'idea prendere un motorino da usare anche in caso di pioggia e intemperie, pagando un'assicurazione che manco per una Ferrari, ma tant'è.
Oppure potete cercare casa vicinissimo a dove lavorate o studiate. Io l'ho fatto, appena trasferita, ed era bellissimo.

Oltre al traffico, da considerare la totale mancanza di parcheggi in molte zone di Roma, soprattutto a determinati orari. Se andato il sabato a Trastevere potrete girare in cerca di un buco dove infilare la macchina per un'ora, se non di più.
La soluzione è quella di cercare un garage a pagamento o di comprare la Smart che almeno è piccola e la probabilità aumentano. Al momento, sto cercando di convincere il marito dell'esigenza enorme che ho di possedere una Smart, rigorosamente con il cambio manuale, mentre lui continua a propormi la nuova C1 o una macchina orrenda di cui ho persino dimenticato il nome.

Le manifestazioni e gli eventi del Vaticano (che io considero estero a tutti gli effetti, cosa che d'altronde è) che generano il caos, come se già non ce ne fosse abbastanza. Provate a farvi raccontare da chi c'era cosa è successo a Roma quando è morto il Papa dieci anni fa (pure qualcosina in più mi sa).
Per sopravvivere, io consiglio di evitare le zone coinvolte, cosa che si può tranquillamente fare.
Se siete costretti ad andarci, ad esempio per lavoro, in quelle zone pregate. Per molti è una soluzione che funziona, magari siete tra quei fortunati.

Le case costano tantissimo, poco importa che si tratta di un affitto o di un mutuo (ammesso che ve lo diano). I prezzi sono alle stelle.
Una soluzione può essere quella di spostarsi fuori dal raccordo, ma bisogna considerare che i tempi di spostamento per venire in città (che poi eh, è Roma anche per chilometri e chilometri fuori dal G.R.A.) oppure in un qualche paese limitrofo.
Personalmente non lo farei mai, ho persino bocciato al Marito la proposta di comprare una casa in una zona di 100 metri fuori dal raccordo.

Il malfunzionamento degli uffici. Direte voi che funzionano male ovunque in Italia, ma personalmente non ne sono troppo convinta, nel senso che qui le problematiche sono moltiplicate per il numero degli abitanti che sono tanti, troppi.
In qualsiasi ufficio ho messo piede, mi è toccato discutere per avere un servizio in tempi più brevi di un anno. Personalmente mi sono abituata e spesso basta portare voi stessi la soluzione documentandovi prima per accelerare i tempi.
Un'altra soluzione molto triste è conoscere qualcuno per velocizzare i tempi, ma eticamente non è proprio il massimo.

I servizi comuni non sono esattamente al top: e le buche per strada, e l'immondizia, e i lavori pubblici che iniziano e non finiscono mai. La lista credo potrebbe essere infinita, ma non mi viene in mente altro al momento.
Personalmente, molte cose per cui sento lamentare la gente non le riscontro nel mio quotidiano.
Per dire, nel mio condominio c'è la raccolta differenziata condominiale e funziona. È successo solo un paio di volte che saltassero il giro, ma succede.
So che le zone dove non c'è la differenziata condominiale hanno dei problemi (non tutte, eh), ma non conosco il problema.

I romani meriterebbero un post a parte.
Premetto che a me i romani non sono simpatici per niente, nonostante io ne abbia sposato uno.
E non è un luogo comune, è una stima fatta da me personalmente dopo anni qui (e di romani ne ho conosciuti): sappiate che avranno sempre ragione loro. E per me, considerato che anche io ho sempre ragione, è un problema enorme.
Io ho avuto anche un problema di idioma: se beccate un borgataro, all'inizio non lo capirete.
Il Marito sostiene che basta aver visto tanti film in cui sono presenti attori romani per capire, io non sono d'accordo.
Per sopravvivere a Roma e ai romani, io consiglio di sposarne uno. Non sto scherzando.
Sposare un romano è la cosa più intelligente che io abbia fatto, non sarebbe stato uguale sposare un -che ne so- abruzzese (questa è sottile, per chi la capisce birra gratis) e vivere a Roma.




Per sopravvivere a Roma, però, sappiate che in fondo basta una cosa: amarla.
Amo Roma profondamente, ho imparato a conoscere le strade, i posti, le abitudini. 
Mi sono romanizzata senza volerlo e non cambierei questa città per nulla al mondo.
E come ogni donna innamorata che si rispetti, io i difetti di Roma non li vedo. E se li vedo chiudo un occhio perché le cose belle sono infinitamente di più di quelle brutte.
Roma ha cose meravigliose ovunque, non soltanto in centro come molti erroneamente pensano.
Sappiate però che non basta venirci spesso per conoscerla, bisogna viverci e viverla e allora, dopo qualche anno, potrete dire di conoscerla un minimo.
Sappiate che non la conoscerete mai tutta perché è troppo grande e ci sono posti dove non andrete mai. 
Sappiate che io praticamente soltanto amici romani, quindi proprio brutti brutti non sono. O almeno non tutti, bisogna saperli scegliere, soprattutto quello da sposare.
E no, Roma non è per tutti: se non sapete adattarvi, se il posto dove siete nati è il più bello di tutti, se siete pessimisti di natura, lasciate perdere, fidatevi.

E a proposito di Roma e di romani, leggetevi anche questo post e anche questo.

Nb. Nessuno romano è stato maltrattato durante la stesura di questo post.
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domenica 30 aprile 2017

Babi&Step: avevo diciassette anni e cantavo "Ai cheeeen flaiiiii"

Avevo diciassette anni quando scoppiò il fenomeno Tre metri sopra il cielo, mi preparavo ad affrontare la maturità, era un periodo felice.
Avevo la stessa età di Babi, ma nessuno con cui fare le corse in moto -credo comunque che mia madre sarebbe morta- né tanto meno con cui sfondare finestre di castelli sul mare.
Anche io volevo un amore, possibilmente da film, come quello.
Il tormentone, almeno nel mio gruppo di amici, durò per un bel po', addirittura ci riunivamo la sera per vedere il film -maschi e femmine, nessuno escluso- e poi in macchina, visto che qualcuno di noi aveva già la patente (ma quel qualcuno non ero io) cantavamo a squarciagola Ai Cheeeen Flaaaaaai.
Quanto mi piaceva quella canzone, mi faceva piangere, mi commuoveva, era proprio bella. Mi faceva anche incazzare, a dire il vero, perché mi ricordava che Babi aveva lasciato Step. 
Non so quante volte avrò letto il libro e visto il film, lo conoscevo a memoria, ogni singola frase, ogni singola battuta, ogni singolo capitolo.
Avrò avuto vent'anni quando uscì il seguito, già troppo grande per appassionarsi in modo così drammaticamente romantico alla storia, ma lo vidi comunque, in fondo dai, ero convinta che Babi e Step sarebbero tornati insieme. E invece no.
Moccia, ma come ti sei permesso? Babi e Step sono l'amore, tu dovevi farli tornare insieme e invece che fai? Un disastro insomma, un disastro per tutti, meno che per i negozi di ferramenta di Roma che hanno visto impennarsi la vendita dei lucchetti da attaccare a Ponte Milvio.
Ci rimasi malissimo e mi dimenticai Tre metri sopra il cielo, il colpo subito era stato troppo forte, non doveva andare così.
Ci penso spesso all'estate della maturità, accompagnata da quella storia d'amore e dall'immagine di Scamarcio disperato sotto la pioggia.
Io sono cresciuta, ho trovato l'amore, quello vero, ma niente corse a Via dei Mercati Generali pinnando la moto. 
Nel frattempo sono diventata polemica. E mi sono anche trasferita a Roma, l'amore di cui sopra è romano de Roma, la città eterna mi ha adottata rendendomi più romanaccia di tanti altri e sono iniziato i dubbi esistenziali tipo: "Ma perché se siete di Roma nord venivate a correre con le moto a Roma sud?".
La grande guerra tra Roma sud e Roma nord io l'ho fatta subito mia, molto più del fidanzato romano.
Finché un giorno è successo: eravamo a Talenti, non so neppure perché: "Amore, lo Zio d'America, guarda".
"Ma tu come lo conosci questo posto che qui non ci siamo mai venuti?"
"Amore, ma come? Qui c'era venuto Step a picchiare non so chi"
"Chi?
"Step, amore. Quello di Babi e Step".
Era parecchio tempo fa.
"Amore, guarda gira di qua che prendiamo da Pizza Jacini".
"Ma tu come le conosci queste strade che a Corso Francia ci veniamo una volta ogni due anni e ci serve anche il passaporto per passare da Roma sud a Roma nord?"
"Ma amore, lo sai, io Roma la conosco meglio di te"
"Confessa"
"Sai, ci abitava Babi".
Silenzio. Minuti interminabili di silenzio.
Lui non può dire nulla, siamo andati a cercare a Portonaccio il bar dove hanno girato Romanzo Criminale, quindi insomma, meglio che taccia.
Ho anche individuato il ponte dove Step aveva scritto "Io e te tre metri sopra il cielo", a dire il vero.
A diciassette anni spesso si sogna il grande amore, non si è abbastanza intelligenti da capire che è meglio aspettare, che certi momenti non tornano più.
E' il pieno dell'adolescenza, si è travolti da mille cose, ci si emoziona per cose che dieci anni dopo non faranno più nessun effetto. E io, insieme a tutte le mie amiche, fui travolta da Babi e Step, non fa nessuna piega.
Certo, se avessi saputo dal principio che erano di Roma nord e che Step era tifoso della Lazio forse le cose sarebbero cambiate, ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte.
Uno Step che abita all'Eur e tifa Roma mi sarebbe piaciuto di più.
Qualche mese fa ho scoperto che sarebbe uscita la terza e ultima parte di quella storia e mi è subito balenata in mente una cosa: "Devo sapere assolutamente come va a finire".
Ho aspettato, atteso e a trentuno anni suonati, in due giorni, ho scoperto tutto. Ho letto 718 pagine in un attimo.


Ho evitato di ascoltare Sere Nere di Tiziano Ferro mentre lo leggevo solo perché tutti sostengono che l'amore di cui parlavo sopra, quello romano de Roma, sia identico a lui e, a furia di sentirlo dire, a me che questa somiglianza non la noto proprio per nulla, è cominciato a stare antipatico. Scusa Tiziano, non me ne volere.
Non vi dico come va a finire perché magari non è corretto, io ho sempre sperato che Gin si levasse dalle palle e che l'amore tra Babi e Step trionfasse, ma ecco: non vi spoilero com'è andata davvero e se sono stata accontentata.
Ho letto il libro sentendomi dare della cretina per averlo comprato, ma in fondo non mi dispiace per un paio di giorni essere tornata una diciassettenne senza pensieri, magari anche un po' cretina.
E poi, ecco, Moccia ci ha messo la mia Roma che a differenza di quattordici anni fa conosco tanto bene.
Lo sanno in pochi di quella stradina, io lo so perché La7 è il mio grande amore, grandissimo, il posto migliore dove abbia mai lavorato. Ci torno spesso e mi fa sentire bene.


Invece in tanti sanno che quella è una clinica ottima, io l'ho scelta quando Fidanzato si è dovuto operare. Avevo voluto anche io la piccola suite ed ero passata sopra al fatto di dover arrivare fino a Roma nord.



Potrei continuare all'infinito a pensare a Babi e Step, ma ho trentuno anni, loro sono cresciuti e anche io, quindi la faccio finita. Però era bello avere diciassette anni, molto bello.
Che poi magari Moccia non sarà il miglior scrittore del mondo, ma stavolta -che ci crediate o no- si è superato. Solo solo perché mi ha fatto tornare indietro nel tempo.

E adesso si può avere il film?
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