giovedì 5 novembre 2015

A mio padre chiedevano gli autografi

A mio padre chiedevano gli autografi. Faceva un lavoro per il quale era molto conosciuto in città e non solo e gli è capitato di sentirsi chiedere l'autografo.
Mio padre non scrive bene (Questo potevo scriverlo?), ha avuto un incidente proprio sul lavoro e gli si è reciso un tendine della mano. Scrive, ma fa fatica, quindi odia farlo e, se può, delega. Ma gli autografi mica puoi delegarli.
Tuttora che è in pensione e non è più un ragazzino, capita che qualcuno lo fermi per strada. Lui saluta, si ferma a chiacchierare, ma nella maggior parte dei casi non ha idea di chi sia il suo interlocutore.
A me è capitato che, saputo il mio cognome, qualcuno mi chiedesse se quella persona era mia nonno. E io ho risposto stizzita che no, non era mia nonno. E' mio padre. Che poi, è vero che quando sono nata io aveva 43 anni ed era all'apice del suo successo, ma chiamarlo nonno mi sembra un pò esagerato.
Ho cercato il nome di mio padre su internet per curiosità e ho trovato alcuni risultati interessanti, in particolare uno in cui qualcuno scriveva che si ricordava dei fratelli tizio e caio, elogiandone la carriera, anche se mio padre non ha fratelli, in realtà ha solo due sorelle e quello che davano per suo fratello era suo padre, ovvero mio nonno, che io non ho mai conosciuto.
Su mio nonno avevano anche scritto il capitolo di un libro.
A casa dei miei genitori ci sono foto, articoli di giornale, trofei.
Oggi ho appeso una foto anche a casa nostra, in salotto. Una bella cornice fuxia e passa la paura.
A mio padre non è mai interessato granchè della fama, non è mai stato molto colpito dall'essere fermato per strada e nemmeno dagli autografi. A me invece sembra una cosa molto bella, quanto meno adesso che di anni ne ho quasi trenta.
Quando ero piccola e andavo a scuola, ricordo che il primo giorno di scuola, in una scuola nuova, chiedevano a tutti di alzarsi in piedi e dire il lavoro dei propri genitori. Quando arrivava il mio turno, io partivo sempre dal lavoro di mia madre -insegnante in un liceo- e poi, dopo un sospiro, dicevo quello di mio padre. Non mi credeva mai nessuno. Pensavano fossi una bugiarda.
Mio padre amava il suo lavoro, ha iniziato a lavorare con suo padre quando era un ragazzino, poi ha continuato a lavorare per tutta la vita, senza conoscere ferie o feste. 
Io ricordo che si alzava alle 4 la mattina, andava a lavoro e, d'estate, io andavo con lui. Poi mi addormentavo e mia madre doveva venire a prendermi. 
A volte tornava a pranzo, altre volte no. A volte lavorava anche la sera. Lavorava il sabato, le domeniche e tutte le feste. 
E noi spesso andavamo a guardarlo. 
Quando io e Fidanzato ci siamo messi insieme, è venuto a vedere che lavoro faceva mio padre, anche se era già in pensione. 
E  lui faceva UAU, un pò come fanno con noi -"guarda amore, c'è davvero la macchina come si vede in tv" (Pensavi forse che fosse un effetto speciale, Fidanzato?)- mentre io ero seduta in modo impenitente a bordo campo con mia madre che continuava a ripetermi che era pericoloso.
Mia madre ha sempre avuto un pò di paura, io invece ero una piccola delinquente che si metteva in mezzo.
Abbiamo incontrato un ragazzo che ha imparato da papà e che a Fidanzato ha detto che quello lì era IL  MAESTRO.
Poi abbiamo incontrato un tizio che io e Fidanzato conoscevamo perchè faceva (o fa ancora, non ne ho idea) il conduttore televisivo, ma che di fatto non sapeva chi ero. Stava parlando con un vecchio collega di papà che gli ha chiesto se ci conosceva e lui ha detto che mi conosceva perchè lavoravo in tv. E questo signore gli ha detto:"Ma noooo, è la figlia di".
Silenzio, panico, ha fatto la figuraccia. A me ha fatto solo ridere e un pò mi ha reso orgogliosa.
Ogni volta che viene fuori l'argomento lavoro di mio padre, molti hanno dei pregiudizi, molti dei quali sbagliati, ma il mondo va così.
C'è stato un tempo in cui era un lavoro che ti portava la fama dei calciatori, adesso sta sparendo per tanti motivi che non conosco nemmeno fino in fondo.


Mio padre dice sempre che è andato in pensione prima di vedere morire tutto.
Però non dice che voleva un figlio maschio che potesse fare il suo stesso lavoro che era stato anche il lavoro di suo padre.
Noi comunque, in casa nostra, gli abbiamo dedicato un posto d'onore.
Mia madre, invece dice che abbiamo fatto entrambi un lavoro strano, che entrambi abbiamo un lavoro con orari strani, che entrambi abbiamo intrapreso la strada del lavorare durante i giorni festivi. Sarà per questo che non mi pesa.
Ti voglio bene Papi.

18 commenti:

  1. tuo padre dice che è molto orgoglioso di te, non pensava che lo apprezzassi tanto e ti da un bel bacione. A parte ciò lui ,è risaputo stravede per te.

    RispondiElimina
  2. Ho letto questo post come se fosse una lettera d'amore al proprio padre!

    RispondiElimina
  3. quando era piccola e anche cresciutella, si lamentava del lavoro del padre causa il poco tempo libero che aveva. Ma lui in un certo modo faceva spettacolo. Appunto per questo dall'età di sei mesi in poi ha incominciato a fare su e giù per l'Italia, a Roma ci aveva abitato prima. Ora si è resa conto che quello di suo padre era un bel lavoro, e la lontananza ha rafforzato questo amore.

    RispondiElimina
  4. Che belle parole. Quanto affetto, quanta stima.
    Ma che lavoro faceva ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guidatore/allenatore di cavalli da corsa (al trotto)...quando l' ippica era in auge ;)

      Elimina
  5. Sapevo più o meno il lavoro di tuo padre, ma non sapevo fosse famoso!!! Lo sai vero che ora vado a cercare su Google???

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un tempo l' ippica era molto seguita,quindi se vincevi ti conoscevano (e immagino anche se non vincevi) :)

      Elimina
  6. Bellissimo questo post, è davvero un elogio a tuo padre!!!!
    Però ora mi hai incuriosito mica poco....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie :)
      Eh non volevo scrivere troppo, ma alla fine ho incuriosito tutti :p

      Elimina
  7. Uh, ma anche mio padre si chiama come il tuo!

    Rob.

    RispondiElimina
  8. Come ben sai, io ho un cavallo da sulky. Lo tengo in Svezia e lo seguo durante le gare attraverso la TV. Il mio fantino svedese è di origini siciliane da parte di padre, palermitano per la precisione (e finisce che tuo padre conosce il suo vuoi vedere?). Il mondo dell'ippica si è guastato da qualche anno ma non in Svezia dove è una realtà ancora pulita. Non so come farti vedere le foto del mio cavallo ma mi sono commossa quando, guardando quella della foto di tuo Padre, ho notato una cosa: nella prima gara (ed ha vinto) del mio cavallo, il suo numero era 5 ed i colori di tuo padre sono gli stessi scelti da me e hobby per la nostra scuderia. Destino?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai che tutte le foto appese in casa dei miei di papà hanno tutte cavalli con il numero 5, ovviamente per caso? Questa cosa mi è sempre piaciuta tanto, sarà che credo molto ai casi.
      Potrebbe conoscerlo in effetti (anche se in realtà il mio papà non è palermitano, ma trevigiano, anche se vive da decenni in Sicilia), per altro papà è stato a lungo in Svezia per lavoro parecchi anni fa (che poi, anche qui, è un caso curioso che anche io sia finita a lavorare per un'azienda svedese).
      Sull'ippica in Italia stendo un velo pietoso purtroppo, ormai praticamente non esiste più, per fortuna papà è in pensione!

      Elimina
  9. Ma dai! Anche in Svezia, ma pensa! Il nostro cavallo gareggia sovente a Göteborg, il fantino è nato in Svezia ma da padre palermitano e mamma svedese. Abbiamo tutte e due un'allergia "severa" e ora, la storia del numero 5 sul cavallo quando corre. Questo insieme di coincidenze inizia a intrigarmi un sacco!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io amo particolarmente le coincidenze :D

      Elimina