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domenica 28 gennaio 2018

Mio marito ha perso la fede

Mio marito ha perso la fede.
No, non la fede religiosa, quella credo che non ce l'abbia proprio mai avuta. 
Sto parlando della fede nuziale, quella che ci siamo scambiati neanche otto mesi fa e che, di fatto, era una delle due cose -marito a parte- a cui tenevamo di più quando ci siamo sposati.
L'altra cosa era la torta. Per dire, eh.


Ma facciamo un passo indietro: giovedì mi è arrivato un messaggio vocale su Whatsapp del marito che diceva "Amore, sono disperato".
Io ero a Milano (qui per saperne di più), stavo lavorando ed ero anche abbastanza oberata.
Cioè, se vogliamo essere sinceri quando ho sentito il messaggio ero in bagno, ma questo è solo un dettaglio.
La mia mente ha iniziato a viaggiare e già immaginavo il cane spappolato sotto ad una macchina, la casa allagata o qualche altra tragedia simile.
"Ho perso la fede" mi ha detto.
"Ma come hai perso la fede?"
Mi ha spiegato che era sicuro di averla messa, la notte prima appena rientrato di lavoro, sul piatto svuota tasche che abbiamo in salotto; lo stesso piatto in cui entrambi da ormai quasi otto mesi mettiamo ognuno la propria fede quando ce la togliamo la sera, insieme agli orologi.
É partita, a quel punto, la ricerca folle della fede con me che, da Milano, davo suggerimenti su dove cercare.
Dopo che il Marito ha spostato tutti i mobili di casa -per fortuna che abitiamo in una casa che è un buco- a me sono iniziate a venire le ideone con la i maiuscola.
"Ma non è che l'ha mangiata il cane? Prova ad esaminare la sua cacca che se l'ha mangiata l'avrà anche buttata fuori in qualche modo".
"Ma non è che per sbaglio è finita nell'immondizia? Prova a cercare nel sacchetto".
"Fai una cosa, magari è finita sul pavimento, passa l'aspirapolvere e dopo prova a cercare dentro al sacchetto".
"Ma non è che finita dentro il gabinetto? Prova a metterci una mano dentro".
Tutte soluzioni pulite e soprattutto igieniche, insomma.
Com'è che si dice? Che siamo tutti finocchi col sedere degli altri? Che io non lo so mica se avrei cercato tra la cacca del cane, eh. E non so neanche se avrei anche solo lontanamente pensato di infilare la mia mano santa dentro il gabinetto, ma tant'è.
Dopo aver smontato tutta casa per cercare sta benedetta fede e cercato ovunque, sono partiti i piani B, C e D.
Ha cercato in macchina, ha percorso a piedi tutta la strada fatta con il cane (tanto è sempre la stessa da anni), poi ha cercato al lavoro e ha anche interrogato i colleghi che magari potevano fornire indizi utili al ritrovamento della fede scomparsa.
"Ma voi avete fatto caso se avevo la fede?"
Perché ecco, lì la sua certezza di averla messa dentro il famoso piatto svuota tasche cominciava a vacillare.
Una collega però gli ha detto di avergliela vista al dito mentre era al pc, quindi è stata smontata anche la messa in onda (qui per saperne di più) dove lavora, ma della fede ancora nessuna traccia.

Le ricerche sono proseguite anche il giorno dopo, a quel punto le sue certezze non vacillavano più, ma erano proprio sparite.
"Ma se per caso quando sono andato a cena, qualcuno me l'ha rubata togliendomela dal dito?"
"Ehm, amore, credo che te ne saresti accorto"
"E se qualcuno è entrato in casa e l'ha presa mentre dormivo?"
"Ehm, ma la porta è chiusa dall'interno e poi, dai, quale ladro entrerebbe solo per una fede?"

Io nel frattempo ho anche avuto un paio di crisi di pianto pensando alla fede perduta.
Cercate di capirmi: io ero lontana, non potevo aiutarlo in nessun modo se non facendo da supporto morale al telefono (oltre a dare suggerimenti su dove cercare che forse avrebbe preferito non ricevere) e mi disperavo. Le mie amiche e le mie colleghe ringraziano intanto davano supporto morale a me.
Poi ho scritto al gioielliere per dirgli quello che era successo e comunicargli che avremmo dovuto rifare la fede perduta.
"Certo, non sarà mai la stessa cosa" ho detto al Marito.
Quando ho smesso di piangere, mi è partita la demenza e ho iniziato a mandare messaggi al Marito da parte del cane (si lo so, non mi fa onore): "Ehi papà ho trovato un tondino d'oro sul pavimento, posso mangiarlo?"
Insomma, nella vita bisogna anche prendersi in giro quando succedono queste cose, no?

Della fede comunque nessuna traccia (l'ho già detto, vero?), quindi ci siamo rassegnati, anche se dentro di me io pensavo che una volta tornata a Roma  avrei cercato io e magari sarebbe saltata fuori.
La prima cosa che ho fatto una volta arrivata a casa nostra infatti ho cominciato a spostare mobili, a guardare nei posti più impensabili, a chiedere al cane se per caso non l'avesse presa lui.
Dopo ore di ricerca mi sono completamente arresa anche io: la fede è sparita, il marito ha perso la fede e tocca ricomprarla.
Ad un certo punto sono anche partita con un discorso molto lungo e profondo sul fatto che se effettivamente l'avesse persa fuori casa se ne sarebbe accorto la sera, appena rientrato dal lavoro, perché lui di fatto ogni sera fa lo stesso gesto automatico e se facendolo non si fosse ritrovato la fede al dito si sarebbe allarmato subito, quindi -secondo me- l'aveva poggiata in un posto diverso dal solito e non si ricordava dove, ma la fede era sicuramente dentro casa.
É seguito trattato orale della sottoscritta sulla psicologia umana  -non so neanche da dove mi sia uscito- incentrato sul fatto che tutti noi facciamo dei gesti automatici di cui in realtà non ci rendiamo neanche conto e che, se per caso, facciamo qualcosa di diverso per una volta non ce lo ricordiamo neanche.
Comunque, a quel punto avevamo davvero cercato ovunque e quando dico ovunque intendo ovunque.
E ci siamo rassegnati davvero perché va bene che la speranza è l'ultima a morire, ma ecco più di quello che abbiamo fatto non potevamo fare. E lo dico davvero.

Mi sono alzata dal divano, con le lacrime agli occhi, ripensando alle parole di mio cugino che mi ha detto che in fondo è solo un oggetto, che si ricompra, che l'importante è il nostro amore.
Mi sono avvicinata alla scrivania dove il Marito tiene il suo pc, ho passato la mano sotto il coperchio del vassoio della carta della stampante e ho trovato la fede.
No, davvero, ho trovato la fede.
La stampante l'avevamo spostata dieci volte per cercarla, eh.
E lì, al Marito è partita la risata isterica, a me invece è partito l'insulto facile verso di lui.
"Amore, sai cosa? Effettivamente io quando sono rientrato dal lavoro, ho portato fuori il cane e poi ho messo il guinzaglio dietro la stampante perché mi sono messo al pc a fare delle cose".
"Ah".
Quindi possiamo affermare che abbiamo spostato mobili, rovistato nei rifiuti, analizzato la cacca del cane e la fede è sempre stata sotto il nostro naso. 


Cosa ci ha insegnato questa storia? Ovviamente che io ho sempre ragione, che sono una psicologa mancata e che dovrei passare il mio tempo ad analizzare la psiche umana.
No dai, facciamo la persone serie: ci ha insegnato che è proprio vero che la soluzione spesso ce l'abbiamo davanti agli occhi e non la vediamo, ma tant'è.
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mercoledì 6 dicembre 2017

Non sempre si può urlare al sessismo

Il sessismo è la moda del momento, insieme alle mamme pancine.
Che poi non sono certa che le due cose non siano collegate, devo rifletterci su, magari con i miei tempi che, si sa, sono molto lunghi.
Tutto ormai è sessismo. Tutto.
E, in alcuni casi, non è solo sessismo, è proprio violenza di genere. 
Leggo ovunque denunce di sessismo -fatte tramite i social ovviamente- per cose che sessismo non sono: se io sono donna e tu uomo, nel momento esatto in cui dirai qualcosa, farai una battuta, sarai gentile con me, io sarò la vittima e tu il carnefice.
Oh si, attenzione: sono perfettamente consapevole del fatto che il sessismo e la violenza di genere esistono, ma c'è un però. C'è sempre un però.

Se un uomo mi tiene aperta la porta e mi fa passare, non è sessismo. È gentilezza.
Sarà che io ho sempre due milioni di cose in mano: e la borsa, e il cellulare, e il guinzaglio con tanto di cane che tira, e le buste della spesa, e la posta, e i giornali. 
No davvero, non mi sento defraudata di qualcosa se un gentile ragazzo mi tiene aperta sta benedetta porta.

Se un uomo mi offre un caffè o la cena, non è sessismo. È solo gentile. E magari la volta dopo pago io, che sia il caffè o il pesce spada in crosta di patate (che mi piace tantissimo, per dire).

Se qualcuno mi passa a prendere a casa o mi ci riporta, la mia mente non elabora l'informazione come se quel qualcuno stesse pensando che in quanto donna non sono capace di guidare, sono il sesso debole e non so cos'altro. Mi limito a pensare che è molto gentile, considerato che io odio guidare, odio fare anche solo un km in macchina, odio il traffico.
E, per dire, quando esco con il Marito guida sempre lui, che sia la mia macchina o la sua. E no, non mi sento una cretina per questo, tra i cento motivi per cui l'ho sposato ci ho messo dentro anche il fatto che gli piace guidare e lo fa bene, grazie al cielo. 

Se domani diventassi sindaco, vieterei con una legge di chiamarmi sindaca. 
Sindaca è un termine orribile, così come lo sono avvocata e architetta e così come sarebbe orribile anche elettricisto o pediatro.
E comunque, questa si che è violenza, nei confronti della lingua italiana però, non nei confronti della professionalità di una donna. E la lingua italiana, povera cara, ne subisce già di ogni quindi potremmo risparmiarle anche questo.
Ma al di là del mio gusto personale in fatto di linguistica, il punto è che non è sessista usare sindaco in riferimento ad una donna. Semmai è sessista sminuire le capacità da sindaco -o sindaca, se proprio ci tenete- di una persona solo ed esclusivamente in quanto donna.

Se un uomo mi dice che mi sta bene un vestito mi sta facendo un complimento, non è sessismo.
E si, forse non dovremmo guardare l'aspetto fisico delle persone, forse non dovremmo fare complimenti per come sta un vestito o per il nuovo taglio di capelli, ma a me fanno piacere. Si, mi fanno molto piacere ed è per questo che sono la prima a fare complimenti se è il caso.
E se il complimento non è un complimento, ma una cafonata mascherata da complimento, rispondo a tono. 
Se ad un uomo non piacciono le mie unghie rosse o la mia ricrescita dei peli sulle gambe, non è sessismo. È che non gli piacciono, esattamente come a me -che sono donna- non piacciono un sacco di cose.

Se mio marito mi chiede se posso prendergli un bicchiere d'acqua mi sta chiedendo una cortesia, non mi sta trattando da serva, quindi non è sessismo.
Se mio padre, che ha quasi ottant'anni, mi chiede se posso fare qualcosa al posto suo, non sta sminuendo il mio essere donna, ma sta chiedendo aiuto a sua figlia perché è una persona anziana (scusa papi, non lo dirò mai più, giuro), quindi non è sessismo.


Se vado a fare un colloquio e mi chiedono se sono disponibile e fare i turni o delle trasferte, non è sessismo. Stanno cercando di capire se sono la persona giusta per quel ruolo che, evidentemente, prevede turni o trasferte.
Ho fatto di recente dei colloqui e mi hanno chiesto, ad un certo punto, se delle trasferte prolungate potessero essere un problema perché si, esistono persone -uomini o donne che siano- per cui è un problema ed è giusto che loro lo sappiano. 
Altre domande e richieste invece sono completamente fuori luogo, sia che vengano rivolte ad una donna che ad un uomo, ma è innegabile che la classica domanda "intendi avere figli?" venga rivolta in prevalenza alle donne e quello non va assolutamente bene e, se lo chiedono a me, io li faccio sprofondare cento metri sotto terra (qui per saperne di più).

Se non ottengo una promozione al lavoro, non è per forza sessismo. Potrebbe esserlo, ma va valutato il caso specifico, quindi inutile dilungarsi.
Magari sono solo scema o inadatta per quel ruolo o magari c'è qualcuno che è migliore di me. Oppure non mi vogliono perché sono una donna e in questo caso, si, è sessismo.

Se un esperto di marketing pensa che le alternative per il mio regalo di Natale da parte del Marito siano un pigiama, un ferro da stiro, un grembiule o un bracciale con charm da un milione di euro l'uno, non mi sento offesa e vittima di sessismo. Onestamente, non me ne frega niente. 
Che ognuno regali quello che vuole, se mi arriva un pigiama con gli unicorni rosa sono felice. Lo sono meno se ricevo il bracciale con gli charm. Per dire, eh.
E il ferro da stiro -mai usato perché le camicie, unica cosa che stiriamo, le portiamo in tintoria- l'ho chiesto in regalo a mia madre qualche tempo fa, dopo che il cane aveva abbattuto quello che avevamo pensando fosse un drago.

Se esco con un uomo, mi piace e vogliamo entrambi chiuderci nel bagno di un locale per conoscerci meglio, non è sessismo, né violenza di genere se il giorno dopo lui non mi richiama.
Se mi sta bene non usare precauzioni mentre lo conosco meglio, non è violenza perché ho una testa e so che esistono le malattie sessualmente trasmissibili. So anche come nascono i bambini, ho imparato qualche annetto fa che la cicogna non esiste.
Se durante il nostro incontro ravvicinato in bagno, io resto incinta perché non ho voluto usare il preservativo, è anche una mia responsabilità, non solo sua.
Se decido deliberatamente di fare qualsiasi cosa con un uomo non è violenza, se non decido e vengo costretta a fare quella cosa lo è. 
Se un uomo decide di non volermi frequentare o di lasciarmi non è sessismo. È una sua libera scelta che magari può farmi rosicare, ma non dipende dal fatto che sono una donna.
Dipende semplicemente dal fatto che non mi vuole e tocca accettare che non possiamo piacere a tutti, anche se proprio non me ne capacito di come sia possibile, eh.

Sono una donna e non mi sento continuamente vittima di sessismo e violenza di genere.
Sono una donna e so che non posso piacere a tutti, che non può sempre andare tutto come dico io, che non sono adatta a tutti i lavori e che non so fare tutto, ma quello non perché sono donna.
E se domani, per ogni gentilezza da parte di un uomo o per ogni cosa che non va come dovrebbe, urlassi al sessismo, insulterei la mia intelligenza.
Oltre al fatto che l'abuso di determinati termini -sessismo compreso- alla lunga potrebbe essere addirittura controproducente. Per dire, eh.
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mercoledì 21 dicembre 2016

Il sale della lavastoviglie (e della vita)

Mi hanno sempre affascinata le tavolette per la lavastoviglie.
In realtà, non so se si chiamano tavolette: sono quelle cose rettangolari di due colori con una sfera al centro.
Mi sono sempre incantata a guardarle queste tavolette, subisco il fascino della pubblicità e avrei voluto comprarmene due o tre pacchi per ammirarle nei momenti tristi.
Un po' come i bambini restano incantati a guardare, che ne so, le bolle di sapone, io resto incantata a guardare la sfera di queste tavolette.


In realtà, non le ho mai comprate e nessuno ha mai pensato di regalarmele. Giustamente chi volete che ci pensi che esistono persone affascinate da queste cose.
Ho scoperto qualche mese fa che esiste anche il sale per la lavastoviglie. Mi sono interrogata per capire se era il sale grosso o quello fino per poi scoprire che il sale da cucina -che io, per la cronaca, non metto da nessuna parte e tutti si lamentano che cucino sciapo- non c'entra nulla.
È proprio un sale fatto apposta.
Cercate di capirmi: io sono poraccia, la lavastoviglie non ce l'ho mai avuta e non mi sono nemmeno mai posta il problema, tanto ho la cucina piccola e i piatti non li lavo io comunque.
Fosse per me potrebbero rimanere lì fino a dotarsi di vita propria e andarsene da casa per protesta.
Comunque, ho scoperto dell'esistenza del sale per la lavastoviglie.
Succede che qualche tempo fa una mia amica -molto amica- chiude una storia importante, di mezzo c'è una casa che in realtà è sua, ma il lui della storia ci si installa finchè non si riesce a mandarlo via. 
Lui organizza il trasloco -fatto per lo più da valigie di vestiti- e lei riprende possesso della sua casa che sento un pò anche mia perchè io sono fatta così, quello che è mio è tuo, ma quello che è tuo è anche un pò mio, almeno affettivamente.
Insomma, lei riprende possesso della sua casa, si prepara la cena e poi mette i piatti sporchi nella lavastoviglie. Io ero eccitatissima per questa prima cena nella sua casa, manco fossi presente.
Va per prendere sto benedetto sale, che abbiamo capito essere importantissimo per far venire tutto pulito e brillante con la scintillina incorporata, e non trova la confezione.
Lei ammattisce perché era sicura di avercelo sto sale per la lavastoviglie e vuole, giustamente, lavare i piatti. Lei non è come me che aspetta che i piatti si stufino e cerchino una casa migliore in cui venire coccolati e lavati.
Viene poi fuori che la confezione aperta di sale per lavastoviglie, lui se l'è portata via, anche se nella sua nuova casa non sa che farsene perché era sua, l'aveva pagata lui e lo scontrino del supermercato lo dimostra.
Io non sono esperta, ma ho ipotizzato che sia una cosa che costi meno di 5€. Era aperta, quindi ha perso valore, un po' come le macchine che appena uscite dal concessionario, valgono già 2000€ di meno e tu non hai fatto nemmeno in tempo a fargli il primo pieno di benzina inaugurale.
A me sta storia del sale della lavastoviglie portato via perché "è mio e lo scontrino lo dimostra" mi ha fatto ammattire, tanto che è diventato un tormentone.
Roba che se qualcuno mi chiede come sto, io rispondo raccontando la storia del sale della lavastoviglie.
Che poi lei è buona, non come me che sono un mostro dentro e cercava di convincermi che in fondo il sale della lavastoviglie non era importante.
E certo che era importante. Glielo ripeto almeno una volta al giorno da mesi.
Ero quasi tentata di appendere uno striscione al mio terrazzo con scritto "Verità per il sale della lavastoviglie".
Alla fine, è diventata una barzelletta praticamente, nessuno ha preso sul serio il mio affetto per il sale scomparso. 
Il sale della lavastoviglie è diventato un pò il sale della vita, il metro di misura per capire quando una cosa è buona o è cattiva.
"Eh, ma questa è peggio del sale della lavastoviglie" oppure "No dai, questa è meglio, non si è arrivati a tanto".
Stamattina raccontavo delle cose a questa mia amica, noi passiamo le nostre giornate a raccontarci cosa ci succede -nel bene o nel male, soffriamo insieme e -per fortuna più spesso di quanto si creda- gioiamo insieme. Poi lei se ne esce con "Ma questa è peggio del sale della lavastoviglie" e io ho iniziato a ridere. Ma ridere di gusto. Lo scroscio (si dice così?) delle mie risate si poteva sentire fino al piano terra. E io abito al settimo, eh.

Ho pensato a questo ragazzo che si era appuntato di aver comprato una cosa così banale, così poi poteva ricordarsi di portarsela via.
Ho pensato a quante cose si fanno, solo per amore, per affetto, per piacere. E a quante invece se ne fanno solo per poterle rinfacciare al momento opportuno.
Insomma, aveva comprato il sale della lavastoviglie per farle un piacere o almeno così era sembrato, però poi c'era il prezzo da pagare. 
Lei è il sale della lavastoviglie se lo è ricomprato. Intanto continuiamo a chiederci cosa ha ottenuto lui portandosela via.
Il sale della lavastoviglie renderà anche brillanti piatti e bicchieri, ma rende arida la vita.
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domenica 6 novembre 2016

Le regole che ogni uomo deve seguire quando la propria donna sta male

È domenica e fuori piove.
Io sono ancora malata, ma guarirò eh, abbiate fede.
In ogni caso, da malata sono più rompicoglioni del solito. E ce ne vuole, ma dato che a me piace sfidare i limiti imposti da quello che il prossimo può sopportare senza avere istinti omicidi, ci riesco senza problemi.
E lui? Lui, il santo fidanzato martire nonché coinquilino da quel tanto che basta per sapermi gestire da malata, sopporta. E mi accudisce. Non so se stia progettando di scappare con la scusa delle sigarette.

Ma cosa fa un bravo coinquilino amoroso quando la propria amata sta male?

-Porta fuori il cane tre volte al giorno, per almeno un'ora a passeggiata. Che non lo facciamo sfogare il cane da caccia a pois che abita in questa casa?
-Va a fare la spesa, seguendo alla lettera la lista redatta dalla malata. Per ogni cosa dimenticata, si vince un giro aggiuntivo al supermercato, anche di notte se è il caso. Che tanto qui abbiamo l'H24.
-Cucina, seguendo le istruzioni della malata che si tirerà su dal suo giaciglio, guarderà i piatti con disapprovazione e chiederà di cucinare qualcos'altro. Sono malata, mica non ho fame.
-Lava i piatti e li ripone come li riporrebbe la malata.
-Se la malata chiede una medicina, l'acqua, il termometro, i fazzoletti, il cellulare, il pc, il telecomando lui glieli porge senza lamentela alcuna. 
-Passa l'aspirapolvere, lo swiffer e lo straccio che non si sa perchè più puliamo, più questa casa sembra sporca.
-Rimbocca le coperte della malata. E le rimbocca anche il plaid sul divano. 
Avendo a disposizione due plaid, fa scegliere alla malata quale preferisce per coprire le sue preziose gambine, qualora la malata cambi idea nel corso del pomeriggio su quale plaid preferisce, lui cederà gentilmente il suo. Se la malata vuole entrambi i plaid, lui ne farà a meno.


-Ascolta le crisi ipocondriache della malata, senza lamentarsi.
-Porta la malata dal medico, se possibile in braccio o a cavacecio.
-Rinuncia a vedere la partita perché la malata vuole vedere per la trecentesima volta la replica di Masterchef e possibilmente evita di spoilerare ogni singola puntata indisponendo la povera fidanzata agonizzante.
-Porta la colazione a letto alla malata e non si lamenta se la povera donna in questione cambia idea ogni mattina su quello che desidera mangiare. "Amò, devo mangiare che se no non posso prendere le medicine".
-Non ripete ogni dieci minuti che la malata è una commediante quando dice che sta malissimo, mai stata così male e forse morirà.
-Compra regali, che è scientificamente provato che i regali accelerano la guarigione.

E se pensate che siano gli uomini quelli che si lamentano per 37.1° di temperatura, sappiate che io sono peggio, molto peggio.


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martedì 1 marzo 2016

Survivor

È arrivato Marzo, Fidanzato sta bene, si sta riprendendo dall'intervento.
Marzo è un mese che mi piace, mi sembra di essere già in estate, anche se so che verrà la bufera di neve.
Febbraio è finito con Leonardo Di Caprio ha vinto l'Oscar, il primo della sua vita, ormai non ci credeva più nessuno e con Vendola che si è comprato un bambino che è una cosa che non mi è piaciuta molto, forse era quasi meglio quando i comunisti i bambini se li mangiavano.
Sono sopravvissuta a questo Febbraio perchè ho qualcosa che molti hanno.
Ha fatto i capricci Fidanzato, ho fatto fatica a sopportarlo, lui i capricci non li fa mai, ma stavolta li ha fatti. E io ho poca pazienza. Quando sono stanca, poi, non ne ho per niente.
Io però, in questi giorni difficili, ho avuto questo qualcosa che è vero che ho sempre, ma di cui mi accorgo soprattutto in momenti come questo.
Ho due genitori meravigliosi che, nonostante non siano più due ragazzini, hanno fatto armi e bagagli e sono venuti a casa nostra. Hanno fatto anche da arbitro in una lite -o qualcosa del genere- non dandomi ragione, nonostante io sia la figlia e quindi in teoria avrebbero dovuto darmi ragione per quello, ma amen.
Mia mamma ha cucinato cose buone, di cui da anni mi spiega la ricetta, ma che c'è poco da fare: a me non vengono uguali nemmeno se ci metto tutto il mio impegno e la mia buona volontà.
Mio padre si è mangiato le cose buone cucinate dalla mamma.
"Papi. E io?"
"Tu non hai fame".
"Ah".
Il cane si è goduto i nonni perchè se è vero che mia nonna, quando ero bambina, mi cucinava sempre l'uovo strapazzato con il tonno che mia madre si rifiutava di prepararmi, è altrettanto vero che Cane Gnappo, quando ci sono i nonni, si trasforma da aitante cane da caccia tutto muscoli, a palla di lardo canina ricoperta di pelo.
"Povero cucciolo, non vedi che ha fame?"
"Ti sembra giusto non dare il broccolo al cane? Lo sai che gli piace tanto"
"Ho comprato una fornitura di bastoncini per i denti per il cane"
Sarebbe cosa buona e giusta non dargliela tutta insieme la fornitura annuale di bastoncini, ma le nonne, si sa, non si contraddicono mai. E poi mia madre è come me: ha sempre ragione.
Lei un pò più di me, a dire il vero.
Senza i miei genitori non so come faremmo, non solo questa volta, ma sempre.
Loro ci sono, qualsiasi cosa accada. Non ci lasciano mai.

E poi ci sono gli amici.
Io ho degli amici meravigliosi, che sono venuti in ospedale a coccolare il Fidanzato, che mi hanno portato fuori il cane, che hanno assecondato il mio bisogno estremo di mangiare giapponese, che si sono presentati alla nostra porta con una bottiglia di crema di limoncello fatta in casa (che poi, la crema di limoncello che fa la mia amica Celeste è la più buona crema di limoncello che esiste al mondo), che mi hanno ascoltata, assecondata, sopportata.
Senza chiedere nulla in cambio.
Non mi chiedete dove li abbiamo trovati questi amici, sono arrivati ed io ringrazio -ogni giorno- che la cicogna li abbia lasciati davanti la porta di casa mia. O forse sono io che sono stata lasciata davanti la porta di casa loro.


Sono fortunata per tutto quello che ho.
Se sono sopravvissuta a questa ennesima difficoltà è merito di tutte le persone che mi circondano e che mi vogliono bene.
E quindi io vi ringrazio: perchè potreste volere bene a tantissime altre persone al mondo e invece avete scelto me.


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venerdì 25 settembre 2015

La verità, vi dico, sugli uomini

Quando andavo alla scuola media, durante la ricreazione, i miei compagni andavano in comitiva in bagno portandosi dietro la riga da 60 cm che usavamo durante le ore di educazione tecnica.
Visto che io ero stupida, ci ho messo degli anni a capire a cosa serviva quella riga. Era una sfida, una gara, una tristezza infinita insomma.
Ecco, lavorare con i maschi è così. Una sfida, una gara, una tristezza. 


Una sfida con i nervi, una gara di sopravvivenza e una tristezza perché, come non mi sarei mai aspettata il vero motivo per cui i miei compagnetti brufolosi si portavano dietro la riga, non mi sarei mai nemmeno aspettata che anche gli uomini avessero il ciclo.
Uomini con le mestruazioni: potrei scrivere un libro e chiamarlo così, sai che roba.
E poi potrei proseguire con Uomini sull'orlo di una crisi di nervi, primiuomini e Ti prego:fulminali. Così, per dire.
Io amo tutti i colleghi che ho avuto, eh (e il naso si allungò come manco Pinocchio). Grazie a loro mi sono fatta una cultura sulle peculiarità della mente maschile così grande che un giorno mi daranno una laurea ad honorem in maschiologia.

Tre emissioni (qui per saperne di più) e direi, ad occhio e croce, una cinquantina di colleghi in totale. Forse di più se ci aggiungo i colleghi della regia, i supervisori e capi vari. Di tutte le età, sposati, single, cornificatori seriali, fedelissimi, padri amorevoli, belli, brutti. Tutti con la fissa di tette e culi che ormai ho una cultura che non avete idea.
Tutti profumati, pure troppo. E poi dicono che l' uomo deve puzzare. 
Litigiosi, tutti. Ma non litigiosi da cazzotti in faccia. Litigiosi da ti tiro i capelli non dalle punte, ma dall'attaccatura che fa più male, metodo infallibile che mi insegnò la picchiatrice ufficiale del mio liceo (ma che, grazie al cielo, non ho mai messo in atto).
Dispettosi, come manco le scimmie nei loro giorni migliori.
Pettegoli. Che in confronti quindici ventenni appena mollate dal fidanzato per un'altra sono delle principianti.
E chiacchierano, mamma mia quanto chiacchierano. Hanno sempre un sacco di cose da raccontare, tanto che a fine giornata sanguinano le orecchie.
Mestruati tutto l'anno (l'ho già detto, vero?). Almeno le donne hanno le mestruazioni cinque giorni al mese e poi passa la paura,
Loro no: 30 giorni di mestruazioni a Novembre con Aprile, Giugno e Settembre e tutti gli altri mesi 31 giorni di mestruo (ah, ovviamente a Febbraio, il flusso mestruale dura solo 28 giorni). MA mestruo di quello pesante, eh. 
E non sono scemi. Davvero, io non so chi è che ha messo in giro la voce che gli uomini sono scemi e te li puoi rigirare come vuoi. Sono degli strateghi, ragionano (a volte anche troppo) per i miei gusti).
E quando dicono che non hanno niente, occhio che non è vero. Quello vale solo per il proprio Fidanzato. 
E poi ti tengono il muso. Perché loro sono offesi per qualcosa di cui voi non avete idea e, state tranquille che non ve lo diranno. Non lo dicono mai.  Dovete immaginarlo e attenzione che se sbagliate si offendono ancora di più.
E poi chi è che ha detto che gli uomini non sono vanesi? Anni che lavoro solo con uomini e anni che sono quella vestita peggio: tute, abbinamenti a casaccio, strati di vestiti perché io ho freddo e chi se ne frega se non sono elegante come Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany.
Loro no: loro sono sempre perfetti e si portano persino il cambio dietro. Metti una macchia? Una pioggia di meteoriti?
E non parliamo di quando devono andare da qualche parte dopo il lavoro: ho assistito a vere e proprie sfilate, roba che manco Versace. 
E notano tutto: quando mi trucco -quelle rare volte- mi guardano con occhi sgomenti:"Ma ti sei truccata?","Ma hai messo l'ombretto? O sono pigmenti?".
Scusa, ma tu che ne sai?
"Eh beh, mia moglie/fidanzata/sorella..."
Notano persino se ho fatto la manicure. E mi forniscono pareri accurati sullo smalto che porto.
E danno anche consigli che non li trovato nemmeno su Cosmopolitan.
E soprattutto: guardate che vi ascoltano. Loro sanno tutto quello che vi piace, che usate, che vi serve, che volete. Però fanno finta di niente. Perché loro sembrano disattenti, ma non lo sono.
Fingono. Sono degli attori.

E se volete sapere se guardano le altre, ve lo dico: si le guardano. E commentano anche. E si, ci vanno giù pesante.
Ma toglietegli tutto, ma non la donna che hanno accanto. Fidatevi.
E se non ce l'hanno, nel 90% dei casi la cercano. E si lagnano pure del fatto che trovano solo persone che non vogliono impegnarsi. 


Nb. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale (giuro che è vero).
Combatto con l'universo maschile da anni, di colleghi uomini ne ho avuti a decine e ho preso un pò da tutti loro per questo post.


La foto del posto è di Beata Lenkiewicz.


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giovedì 24 settembre 2015

Professione: uomo che non deve chiedere mai

Ormai è sistematico che dentro la casa dobe abito a Milano entri qualcuno, apra con le chiavi e si serva di quello che trova dentro. Così, manco fossimo al supemercato.
La cosa molto divertente è che chi entra è anche un pò tonto perchè un giorno, dopo essersi servito al supemercato, ha chiuso le tre serrature della porta, dimenticando forse che io ho le chiavi di solo due delle tre serrature. Un altro giorno, invece, si è proprio dimenticato di chiudere a chiave la porta.
Io avrò tanti difetti eh, ma sono un pò paranoica sulla chiusura della casa: do mandate alle serrature come se non esistesse un domani, ci manca poco che metto i lucchetti stile Ponte Milvio a Roma E, per non farmi mancare niente, ormai chiudo a chiave anche la porta della camera da letto dove nascondo tutti i miei tesori, ovvero quattro vestiti in croce, quattro paia di scarpe e quattro borse.
 Mi piace il numero quattro evidentemente. 


La questione mi mette un pò d'ansia, lo ammetto, stiamo lavorando per risolverla, anche perchè io dico: non è furbo entrare in casa di qualcuno che lavora in televisione. O forse sarebbe furbo se stessimo parlando di Barbara D'Urso che probabilmente ha difficoltà anche a chiudere a chiave una porta.
Nel mio caso, mettere una telecamerina piccina picciò che registra e ti sgama se entri in casa è un pò come preparare il caffè la mattina.
Ah no, preparare il caffè la mattina per me è un'agonia. Io sono abituata male: il caffè me lo porta a letto Fidanzato, da sempre (e sarà così per sempre) perchè io non ho nemmeno la forza di fare due passi in fila la mattina appena sveglia. Quindi, ecco, diciamo che mettere una telecamerina che riprende chi entra in casa passando per la porta è come fare la diretta di un tg di Mentana. O uno speciale di Mentana. Per tredici ore.
Un gioco da ragazzi, insomma.
Chi non ha come sogno segreto quello di mettere in onda Mentana?

Comunque, tornando a noi: la questione dell'uomo che non deve chiedere mai (o quanto meno, non deve chiedere mai di entrare)ed entra in casa a proprio piacimento mi ha messo una certa ansia, soprattutto quando una calda mattina di un paio di mesi fa dormivo beata, in mutande e ho sentito girare la chiave nella serratura. Panico. Chi c***o è? .E niente, pensava non ci fossi evidentemente.
In fondo, però, se l'uomo che non deve chiedere mai non ci fosse, forse la mia vita sarebbe vuota.
Tornare a casa a notte fonda con la paura di trovarselo faccia a faccia, che ve lo dico a fare? Magari sto per andare a letto, ho sonno e questo qui mi tiene sveglia per aiutarlo a caricare, che ne so, il tavolo da pranzo o una Louis Vitton (tzè, loro non sanno che io per la mia Gina, nome di battesimo della mia shopping bag LV, potrei uccidere) e no, a me il sonno non si deve mai negare. MAI. Uccido per Gina ed uccido anche per il sonno che mi viene tolto.
Oppure volete togliermi la gioia di rientrare a casa e dover controllare ogni singolo giorno cosa manca e cosa no? Alla fine, a fare la conta degli oggetti ci sto prendendo anche gusto.

Si lo so vi starete chiedendo se sono matta a sopportare e come faccio a vivere serena.
Premesso che serena non lo sono affatto, in realtà so chi è che entra. Non è gente pericolosa, è gente stupida, che crede di poter fare come vuole, prendere quello che vuole e tanti cari saluti. Ma io sono una brutta persona e mal tollero queste cose. Ho un senso di giustizia innato, io.
Ricordate la telecamerina? Avevo dei sospetti, in parte confermati dai diretti interessati, ma, si sa, la prova televisiva è sempre quella migliore. Un pò come nel calcio.
E ovviamente sono stati presi dei provvedimenti  e altri ne stanno seguendo, piano piano.
E poi, l'avventura milanese è agli sgoccioli, a breve (anzi, a brevissimo direi) si torna a casa, sperando di non tornare qui mai più.
No, non ho niente contro Milano, lascio tante cose belle, soprattutto alcune, ma ne lascio tante di brutte di cui, prometto, parlerò non appena sarò al sicuro all'ombra del Colosseo. E queste cose brutte voglio lasciarmele alle spalle. Per sempre.

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lunedì 31 agosto 2015

L'importanza di averti accanto

Fra meno di dodici ore sarà tutto finito: sarà Settembre!
E con Settembre arriverà la luce alla fine del tunnel, lo so.
Sono superstiziosa e paranoica, mi fisso sulle cose e questo Agosto proprio non mi è piaciuto.
È stato un mese orrendo, l'ho già detto e mi scuso se non faccio altro che ripeterlo.
Oggi c'è stata l'ennesima cosa brutta, ma si supererà anche questa. E se dico così, anche se adesso non vedo esattamente la luce, ma solo il buco nero, è perché c'è lui.

Fidanzato ha sempre avuto un ruolo all'interno di questo blog, è presente, ne parlo, tutti sanno che esiste, che non mangia salame e che è un rompiscatole di prima categoria, lui e la sua fissa per l'aspirapolvere. Ma senza, sarei persa.
Non ho mai pensato che un fidanzato o un marito siano l'unica cosa che conta, ho sempre ribadito a gran voce, soprattutto quando ancora lavoravamo insieme, che siamo due persone diverse, distinte, ognuna con una propria individualità e che, prima di essere coppia, siamo due individui. E lo penso, dovrebbero pensarlo tutti (e dovrebbero anche abolire per legge i profili Facebook di coppia che ritengo un crimine contro l'umanità).
Ma, ecco, averlo accanto è una delle cose più importanti che ho.
Fidanzato c'è sempre, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte. Si, ci sposeremo. Non ho una data, ma più passa il tempo, più mi accorgo che senza di lui non so come farei. E non perché io dipenda da lui o viceversa, ma perché in questi anni, ci siamo sempre fatti forza a vicenda, non siamo mai andati a letto arrabbiati, ci siamo supportati. Lui è il mio primo fan, supporta e sopporta le mie decisioni lavorative che, a volte, sono sbagliate. Ed è sempre lui che ultimamente mi sta dicendo come dovrei indirizzare la mia carriera (sempre se così si può chiamare) adesso che sono parecchio destabilizzata e non so cosa voglio.
É lui che mi da consigli, che mi aiuta ad affrontare le difficoltà e che mi dice che se fosse per me vivremmo sepolti dai peli del cane, cosa che, ovviamente, non è affatto vera.


Insomma, volevo ringraziarlo.
Non gli dico mai abbastanza quanto è importante e a volte temo che non lo sappia. Ma poi ci penso e in realtà mi accorgo che lo sa, eccome.
E quindi grazie. Grazie di essere qui, da quasi cinque anni. Davvero.



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lunedì 26 gennaio 2015

Persone diverse (che decidono di vivere sotto lo stesso tetto)

Il problema, quando ti butti in una convivenza, è che siete due persone diverse, ognuna con le proprie abitudini.
È bellissimo mangiare insieme, dormire insieme, fare colazione insieme, cucinare insieme, pulire casa insieme e sicuramente un sacco di altre cose bellissime che però adesso non mi vengono in mente.
Io sono abituata, quando mi sveglio la mattina, a fare colazione al buio e a non parlare per almeno un'ora. E non solo non parlo ma non voglio nemmeno sentire parlare gli altri.
Il tizio che non mangia salame invece la mattina ha un sacco di cose da dire e se gli fai notare che non hai voglia di starlo a sentire ti risponde con frasi tipo:"ma sei sveglia da ben sette minuti e dodici secondi".
Quando invece decide che può lasciarmi in pace e non rivolgermi la parola, accende l'aspirapolvere. Di prima mattina. LUI ACCENDE L'ASPIRAPOLVERE APPENA SVEGLIO perché lo rilassa e perché, rullo di tamburi, gli piace pulire. E la gente vi dirà che siete una donna fortunata: sono pochi gli uomini a cui piace pulire casa e vi sollevano da questa incombenza. Al che io rispondo che se non gli piaceva pulire, poteva anche assumere qualcuno per farlo perché io non l'avrei fatto.
Io però ho una malattia mentale che mi spinge a tenere cassetti e armadio con i vestiti piegati perfettamente, suddivisi per colore, materiale e forma. Lui ha una predisposizione particolare per l'appallottolare tutti i vestiti tanto "non li vede nessuno". Come non li vede nessuno? Li vedo io!!!
Io mangio un sacco di roba verde e, quando ho fretta, preferisco mangiare panini. Lui non mangia né roba verde né tanto meno panini. Cosa ci metti dentro ai panini se non mangi salame,prosciutto e men che mai formaggio? Non ditemi tonno e pomodoro perché il panino col tonno e pomodoro perde olio,almeno così dice il tizio che non mangia salame.
Io dormo immobile, non mi muovo di un millimetro. Il tizio che non mangia salame ingaggia, nel sonno, una lotta con coperte, cuscini, lenzuola e coprimaterasso. Toglie tutto.
Nella peggiore delle ipotesi ti butta anche giù dal letto, roba che un paio di volte mi sono ritrovata addosso al comodino.
E poi c'è anche la questione della caffettiera: io faccio il caffè e lascio lì la caffettiera, lui rischia di collassare se la caffettiera non viene lavata quando il caffè sta ancora uscendo. E mi rimprovera regolarmente.


Poi c'è da dire che il tizio che non mangia salame ogni mattina si sveglia prima di me e  mi porta la colazione al letto -abbiamo persino una ricca collezione di vassoi- così che posso svegliarmi con calma e posso sopportare meglio le chiacchiere mattutine e l'aspirapolvere.
E c'è anche da dire che siamo entrambi due mangioni di dolci e che il SantoFidanzato ha eliminato dalla sua dieta tutte le cose che io non posso mangiare causa allergia e che il letto distrutto dalla lotta lo rifacciamo sempre insieme. E soprattutto che siamo felici insieme, proprio felici
. Quindi, in fondo vale la pena...anche se abbiamo abitudini diverse.
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giovedì 22 gennaio 2015

Farfalle nello stomaco

Il tizio che non mangia salame, alla fine, mi piaceva proprio. Talmente tanto che,insomma,alla fine sul salame ci sono passata sopra e dopo un mese esatto che ci frequentavamo (si dice così,no?) abbiamo deciso di andare a vivere insieme.
Pare che decidere di condividere casa quando si è nel pieno della fase farfalle nello stomaco sia una grande idea perché siamo talmente presi dall'altra persona che non ne vediamo i difetti e tutte quelle piccole cose che normalmente ci farebbero arrabbiare: io il tubetto di dentifricio spremuto a metà invece che alla fine e i calzini abbandonati sul mobile in camera da letto invece che nella cesta di panni sporchi dove dovrebbero stare,però,li vedo eccome. Ma confermo che,se il tizio che non mangia salame fosse stato il mio fidanzato da dieci anni, probabilmente l'avrei affogato nella vasca da bagno insieme ai calzini sporchi.

La verità, però, è che non sono solo gli uomini ad essere pieni di difetti,qualche difettuccio l'abbiamo anche noi donne (pochi,sia ben inteso). Io all'epoca avevo 24 anni,ero una bimba,quindi ero giustificata. Ad oggi,che di anni ne ho quasi 29, non ho smesso di essere disordinata,di abbandonare le mie cose ovunque e di non lavare la caffettiera perché tanto che la lavi a fare se ci devi fare solo il caffè. e abbiamo trovato il nostro equilibrio,abbiamo una casa a nostra immagine e somiglianza e a chi me lo chiede dico che siamo stati due pazzi squilibrati a cui è andata bene.

Il tizio che non mangia salame poteva essere un potenziale serial killer, un sociopatico o semplicemente una persona non adatta a me. Eppure io ero lì,tutta felice,che cercavo casa con lui senza manco sapere a memoria il suo numero di telefono (e,per la cronaca,lo avevo memorizzato per cognome perché il nome è troppo comune e l'avrei confuso con qualcun altro).
Sappiate che è una follia. Che può andare bene (e a me è andata bene,nonostante il salame,che alla fine ho smesso di comprare), ma che può anche andare male.
Vivere con qualcuno è estremamente complesso e, a volte le farfalle nello stomaco possono non bastare.

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