Visualizzazione post con etichetta animali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta animali. Mostra tutti i post

giovedì 22 agosto 2019

Andare in canile a prendere un cane è la cosa migliore che ho fatto ultimamente

Andare in canile a prendere un cane è la cosa migliore che io abbia fatto ultimamente.
Un sabato di qualche settimana fa sono entrata in canile così, senza motivo.
Volevo un cane, ma non pensavo di uscire da lì con un fagottino che non pesa neanche dieci chili tra le braccia.
Non so come mi sia venuto in mente di prendere un altro cane -in fondo Fuffi fa per tre (qui per saperne di più).
"Abbiamo tanti cuccioli, che dici se te li faccio vedere?"
E poi, mentre camminavo circondata da gabbie piene di cani più o meno agitati, mi sono girata e ho visto lei: piccola, magrissima, nera con le zampine bianche e uno sguardo tristissimo. Non saltava, non si muoveva, mi guardava e basta.
Mi sono avvicinata, poi ho provato a toccarle il musetto e lei ha iniziato a leccarmi la mano.
L'ho guardata, mi ha guardata ed è stato amore.
"É una femmina, è molto timida".
Continuavo a guardarla con gli occhi innamorati, ho continuato a fare il giro e poi ho detto "vorrei lei".
Sono corsa a casa a prendere Fuffi perché, condizione del canile, se hai già un cane i due si devono conoscere, fare una prova di compatibilità e, solo nel caso vada tutto bene, è possibile finalizzare l'adozione.
Fuffi non era granché interessato a lei, l'ha annusata, guardata, ma niente di che, però non si è neanche infastidito quando lei è venuta da me e a prendere quelle carezze che probabilmente non riceveva da un po'.
Sono uscita da lì con questo fagottino di nome Mila -nome che avrei potuto cambiare, ma non avevo fantasia per farlo- puzzolente e impaurito.
Quando è entrata in casa, timida timida, si è rannicchiata in un angolo, non c'è stato verso di farle prendere né le scale né l'ascensore per uscire, né tanto meno di farle passare la grata sul marciapiede tra il portone e la strada, non si è lasciata convincere a mettere il guinzaglio fuggendo come se volessi sgozzarla per offrirla in sacrificio al Dio dei cani abbandonati, però è stata subito chiara una cosa: Mila ha fame, ha sempre fame e appena vede cibo -qualsiasi tipo di cibo, esclusa la crosta della pizza- impazzisce.


La sera, Mila aveva una cuccia rosa,  una ciotola rosa, una pettorina e un guinzaglio fucsia e una medaglietta rosa con i brillantini con il suo nome e il numero di telefono che non si sa mai.
Sempre timida e con la coda in mezzo alle gambe, Fuffi non ha perso un secondo nel prendere possesso della cuccia rosa, salvo poi cederle la sua cuccia, la sua ciotola, il suo posto in macchina, nonché il suo posto sulle mie ginocchia.



Fuffi era talmente contento di averle ceduto tutte queste cose che, ad un certo punto, durante una passeggiata, ha alzato la sua zampina santa e le ha fatto la pipì addosso, ma ottimista come sono, mi piace pensare sia stato un incidente.



Dopo due giorni, del cane timido e impaurito non c'era più nessuna traccia.
Credo che mi sia stato chiaro che Mila è un cane indemoniato quando me la sono ritrovata sopra il mio sterno mentre dormivo che mi starnutiva in faccia alle cinque di mattina.
"Mila, dai su, sono le cinque, fammi dormire ancora un pochino"
"Mila, non mi leccare i piedi"
"Mila, non leccarmi manco la faccia"
"Va bene Mila, mi alzo".
Probabilmente Mila nella vita precedente era un gatto.
Mila non si ferma mai, non dorme mai, corre, gioca con Fuffi, ha fame, ha sempre fame, mi sveglia ogni santa mattina, mi lecca, lecca Fuffi, poi ha fame, poi corre, poi vuole giocare.
Fuffi, noto conte del Regno dei Due Cani, la guarda sgomento quando lei vede un biscotto e invece di sedersi attenendo che il biscotto le venga dato, saltella avanti e indietro come se non vedesse cibo da sette anni (ne ha due circa, eh), ma confido nel fatto che prima o poi riuscirò ad insegnarle le regole base dell'educazione canina.


Ed è così che Mila è entrata a fare parte della mia vita un po' incasinata.
E si, andare a prendere Mila in canile è davvero la cosa migliore che ho fatto ultimamente.


Continua a Leggere

venerdì 7 settembre 2018

Settembre (e un sacco di altre cose)

Settembre è un mese che mi piace da morire.
Sarà che è un mese non troppo caldo -anche se, lo ammetto, mi è capitato di trovare 40° in Sicilia)- e le giornate si accorciano, ma sono ancora abbastanza lunghe. 
Arriva l'autunno che, ora, ditemi voi se le foglie che cadono non sono bellissime.
E poi, Settembre profuma d'inverno q.b. (si, come il sale nelle ricette) e a me fa venire voglia di piumone grado di calore cinque -sempre sia lodato San Ikea- e di albero di Natale.


Questo Settembre è iniziato col botto e, anche se non è ancora finito, resterà indelebile nei secoli dei secoli.
È da giorni che fisso il cane con il collare elisabettiano -da me ribattezzato cono- che lo rende molto simile ad una lampadina, anche lui perfettamente a tema Natale che, si sa, le luminarie servono a rendere più belle le strade e i negozi durante le feste.
Lo osservo sbattere a destra e a sinistra, visto che dopo una settimana ancora non ha preso le misure, e incastrarsi ovunque. 
Possibilità di uscire senza cane che si incastra pari alle zero.
Possibilità di uscire con cane al seguito pari alle zero visto che sbatte sulle persone non avendo una visuale completa e visto che gli altri cani ringhiano inferociti alla vista del cono che si sa, gli animali sono anime candide e sincere ed esprimono così il loro disprezzo per il quadrupede momentaneamente disabile.
Prima di avere il divieto assoluto di togliergli il cono visto che il cane -che a me sembrava scemo, ma  evidentemente non lo è- è riuscito a grattarsi comunque e a staccarsi la crosta della gigaferita che ha sul muso, una sera abbiamo provato a renderlo cane e non lampadina per dieci minuti e lui, per impedirci di ritrasformarlo in luminaria, si è buttato sul letto a peso morto e ci siamo spaccati la schiena per tirarlo su.
Il Marito intanto guarda il cane con aria affranta e gli dice: "Capitano tutte a te e a mamma". Visto che la mamma sarei io, mi permetto di dire che non l'ho capita. Che mi stia dicendo, velatamente, che sono una sfigata?

Questo Settembre è anche il mese che sancisce i -14 kg, nonostante un mese di mantenimento per le vacanze perché la mia dietologa è diversa e mi ha detto che "in vacanza non si ingrassa, quindi mangia, goditi i dolci e quello che ti pare e poi vediamo", ma siccome in qualcosa ho fortuna pure io mi sono presentata al controllo con due chili in meno e ho vinto quantità aumentate di tutto che se prima non riuscivo a finire la cena, adesso devo chiamare il vicino per mangiare quello che ho nel piatto, ma va bene anche questo che, in fondo, è una soddisfazione enorme, no?

Chiedetemi se sono felice e vi dirò di si, nonostante il cane lampadina e nonostante quando l'hanno aggredito sono io che ho visto il bestio di 70 kg senza guinzaglio venirci addosso per sbranare il mio amato nano. Perché ecco, lui è vivo e in fondo poteva andare peggio.
E poi perché ho fatto una scelta che è quella di tenermi distante dalle persone negative che succhiavano le mie poche energie, quindi se qualcuno se ne approfitta troppo, cerca di affossarmi o altro sopporto un mese, forse due e poi arrivederci e grazie che io di vita ne ho una sola e già non posso mangiare la Nutella, figuriamoci se posso sopportare anche chi è così.

Buon Settembre e buon ritorno alla routine, nella speranza che sia un pochino più tranquilla della nostra.
Continua a Leggere

giovedì 19 luglio 2018

Quanto costa avere (e prendersi cura di) un cane?

Qualche giorno fa Fuffi ha iniziato a vomitare.
Non vomitava cibo, ma succhi gastrici giallognoli che, a loro volta, facevano venire a me i conati di vomito (si, mi succede sempre). Non vomitava manco di continuo a dire il vero, giusto una piccola vomitatina la mattina, ma io e la percezione reale della quantità di vomito prodotta da qualcuno non andiamo molto d'accordo.
Fuffi, qualora ve lo stiate chiedendo, è il vero nome del nostro cane. Ha due soprannomi: nano a pois -nano per gli amici- e passerotto, ma resta il fatto che in un momento in cui chissà a che cavolo pensavo l'ho chiamato Fuffi, scelta di cui mi assumo ogni responsabilità.

Dicevo che Fuffi ha iniziato a vomitare e io ho chiamato il veterinario.
La prima ipotesi è stata la gastrite che, in teoria, sarebbe potuta passare da sola.
"Se entro quarantotto ore il cane non smette di vomitare, approfondiamo".
Dopo quaranta ore (quarantotto mi sembravano troppe) ero dal veterinario dove, ad onore di cronaca, ho trascinato Fuffi con l'inganno.
Solo che lui è meno stupido di quello che sembra e, quando ha visto la porta della clinica, ha piantato le zampe per terra e non c'è stato verso di convincerlo che in fondo era per il suo bene.
Fuffi aveva la febbre alta, sospetto che avevo avuto non chiedetemi perché.
"Dobbiamo fare una radiografia".
Ho mandato un messaggio al Marito che mi ha detto "spendi qualsiasi cifra, ma fai qualcosa, io adesso arrivo".
Lo conosco mio marito, lo conosco fin troppo bene e mi ricordo le lacrime che ha versato quando è morta Milly, di tumore, tre anni e mezzo fa. Conosco quello che ha pensato perché, almeno in questo caso, i suoi pensieri erano assolutamente identici ai miei.
Ho avuto una paura enorme, quella di sentirmi dire che anche Fuffi, come Milly, ha qualcosa di brutto. Ho atteso, atteso, atteso, atteso all'infinito. O almeno credo fosse un tempo infinito.
Non sono un medico, né tanto meno un veterinario, quindi la riassumo così: Fuffi ha qualcosa di grave a stomaco e intestino. Qualcosa di grave che però, almeno per il momento, non sembra essere il peggio.
Ho visto le radiografie e, come nel caso di Milly, nonostante non sia un medico, è stato abbastanza semplice intuire che qualcosa di strano c'era.
Non vi tedierò con tutto quello che mi ha riferito il veterinario, ma posso dirvi che ad un certo punto mi è stato detto che il cane potrebbe essere allergico e io ho reagito con una risata isterica.
Perché va bene tutto, ma pure il cane allergico non me lo merito su.

Mi è stata data la cura e mi sono stati regalati dei campioncini di cibo ipoallergenico da fargli provare di modo che scegliesse il suo preferito.
Fuffi, per la cronaca, ha scelto i croccantini gusto cervo e patate, non senza avermi guardato schifato per un giorno intero quando gli ho proposto quelli uovo e riso e avermi osservata con sguardo dubbioso quando gli ho proposto un'altra variante a non ricordo manco che gusto.
"Amore, Fuffi avrebbe scelto cervo e patate" ho detto al marito che ha sentenziato che sarebbe corso a comprare i croccantini da un milione di euro al suo amato cane.
"Fuffi, sicuro che vuoi cervo e patate? Perché guarda che costano un sacco e se poi non li vuoi io di certo non li mangio". Ha mosso la coda, quindi immagino fosse un si.
Se il marito si è occupato di compragli sto benedetto cervo, a me è toccato andare in farmacia a comprare le sue medicine, scoprendo con piacere che le sue medicine costano un occhio della testa.
Ah, nel caso vi sia venuto il dubbio, anche il veterinario si paga perché so che non ci crederete mai, ma la loro non è una missione, ma un lavoro.

Fuffi non è nostro figlio, ma noi siamo la sua mamma e il suo papà.
È nostro dovere prenderci cura di lui e fargli avere tutte le cure necessarie adesso che sta male, compragli i farmaci e i croccantini al cervo ipoallergenici, pagare il veterinario e fare tutto quello che è possibile fare.
A quanto pare sarà anche mio compito un domani pagare l'avvocato quando verrò denunciata ed arrestata per maltrattamento di animali visto che Fuffi, quando provo a dargli lo sciroppo, scappa per ore piangendo disperato e lo fa chiaramente in terrazzo di modo che tutti possano vedere le terribili torture che gli sto infliggendo, piccolo cane ingrato che non è altro.
Con le pillole invece è meglio, quelle gli piacciono e le mastica di gusto e direi che ogni tanto una gioia la possiamo avere anche noi.
Io non so quale sia per voi qualsiasi cifra, ma so che quella che per me potrebbe essere una cifra altissima per altri potrebbe essere bassissima e viceversa. So però che qualsiasi cifra rende bene l'idea.
Non so neanche quantificare quanto effettivamente ci sia costato Fuffi in sei anni di vita, tra cose indispensabili e cose che indispensabili non lo erano manco per niente (tipo la torta a forma di osso per il suo sesto compleanno), così come non so quanto ci sia costata Milly. So però che quando abbiamo scoperto il suo osteosarcoma abbiamo speso tantissimo senza remore.


Perché dico così?
Negli anni ho letto tante volte che ai cani basta il nostro amore e, in parte, questo è vero.
Fuffi vive per noi, siamo la sua mamma e il suo papà, non so neanche se si renda conto che è oggettivamente impossibile che lo abbia partorito io in ospedale.
E noi lo amiamo in modo folle, ogni tanto lo guardo dormire e penso che è proprio il cane più bello del mondo, tutto uguale a me, e quando non sono a casa e lui non è con me mi manca da morire.
Fuffi però ha anche bisogno di cibo, di guinzagli, di pettorine, di una cuccia, di ciotole.
Fuffi paga il biglietto per viaggiare con noi e, se non lo portassimo con noi (cosa che escludo quasi sempre), toccherebbe pagare una pensione o una dog sitter H24.
Fuffi ha bisogno del veterinario sia per i controlli periodici e i vaccini, sia per casi come questo in cui sta male e bisogna risolvere il problema in primis per lui e poi anche per noi visto che vederlo stare male fa stare male anche noi. Sempre ad onore del vero devo dire che è la prima volta che Fuffi sta male in questo modo.
Che un cane si ammali va tenuto in conto, sempre.
Che se un cane si ammala è dovere del padrone curarlo anche.
Che poi io non riuscirei ad immaginare neanche l'ipotesi di vedere stare male Fuffi e non curarlo, ma tant'è.
Se un cane potesse parlare vi direbbe che gli basta l'amore, se lo chiedete a me vi dico che l'amore passa anche attraverso le cure e il non fargli mancare niente, ma proprio niente, comprese le orride palline gialle che Fuffi adora e che dobbiamo ricordarci di portarci sempre dietro che sia mai uscire di casa senza pallina gialla orrida e puzzolente (lui non lo sa, ma io ciclicamente  sostituisco la pallina gialla con una nuova identica, mi guarda con sospetto, ma poi si arrende).

Se pensate un giorno di non potere (o di non volere, cosa che probabilmente nessuno ammetterà mai) sostenere delle spese per curare il vostro cane, pensateci bene prima di prenderne uno.
Non vi dico di non prenderlo, eh. Vi dico solo di pensarci bene.


Fuffi, per la cronaca, ha smesso di vomitare, almeno per il momento. Ovviamente ci auguriamo che la cura stia facendo effetto e che non debba fare la tanto temuta biopsia.
Io intanto lo vizio terribilmente porgendogli uno ad uno i croccantini al cervo e patate e solo quel briciolo di dignità che mi rimane mi impedisce di non masticarli al posto suo per non farlo faticare.


Se volete sapere la storia di Milly, il cane nero, la trovate qui.
Se invece volete leggere un post che ho scritto su cosa vuol dire prendere un cane e che mi piace tantissimo, leggete qua.
Continua a Leggere

venerdì 9 febbraio 2018

Oggi il mio cane avrebbe compiuto nove anni (e a me manca terribilmente)

Voi lo sapete com'è nato questo blog?
Cosa stavo facendo e dov'ero quando ho cliccato su crea blog?
Io me lo ricordo come fosse ieri: ero sul divano della nostra vecchia casa, era notte e avevo il muso di Milly poggiato sulle mie gambe.
Lei un po' dormiva e un po' mi guardava. 
Ci amavamo noi due, eravamo inseparabili.
Eppure non era scattata subito la scintilla: a volerla era stato il Marito, l'aveva scelta tra due cagnoline. Io volevo l'altra, lui voleva lei.
Aveva vinto lui, aveva vinto la ragione: l'altra era troppo paurosa e nascondeva la coda in mezzo alle gambe alla vista di Fuffi.

Oggi la mia Milly avrebbe compiuto nove anni.
La data di nascita sul suo libretto sanitario era fittizia, assegnata d'ufficio dal canile, ma io ho sempre pensato fosse quello il giorno del suo compleanno.


Mi manca ancora molto nonostante siano passati quasi tre anni dalla sua morte.
Mi manca come il primo giorno.
A lei penso spesso, troppo spesso.
Io e il Marito, forse stupidamente, ce la immaginiamo sotto un albero a ringhiare agli altri cani con il suo collare di cuoio.
Mi sono chiesta per mesi se a lei sarebbe piaciuta casa nostra, dove avremmo potuto mettere il suo cuscinone, se ci sarebbe stato abbastanza spazio tra il letto e la finestra -rigorosamente dalla mia parte- per la sua cuccia. 
Io avrei fatto penzolare la mano e lei l'avrebbe presa a musate, per poi abbandonare la cuccia e andarsene a dormire sul divano. Da sola, che lei -in fondo- era un cane asociale.




L'educatrice del canile diceva che lei non mi staccava mai gli occhi di dosso.
E io non li staccavo mai da lei.
Quando era già malata, una sera eravamo a casa, il Marito non c'era.
Le avevo cambiato il pannolino, l'avevo messa sul suo cuscino con vicino le ciotole dell'acqua e del cibo e le avevo detto: "Vado a farmi una doccia, se hai bisogno chiama".
Avevo socchiuso la porta per sentirla, lei muggiva quando voleva chiamarmi, già non camminava più.
Ero uscita dal bagno e l'avevo trovata davanti la porta -non so neanche come ci fosse arrivata- e mi guardava con i suoi occhioni neri.
"Adesso ti metto sul divano, dammi cinque minuti".
Passavamo così le nostre serate e le nostre nottate. Sul divano, io e lei.
Quando cercavo di dormire lei mi svegliava, ho sempre pensato che lo facesse per avere cambiato il pannolino, ma forse la verità è che non voleva perdere neanche un secondo insieme a me. Ad oggi mi piace pensare così.
La mattina invece ce ne andavamo al parco: le toglievo il pannolino, la portavo in braccio, nonostante non fosse esattamente leggera, e la portavo fino al prato, la mettevo lì, io mi sedevo sulla panchina e lei stava esattamente sotto ai miei piedi. Non camminava, quindi stavamo lì a prendere il sole per un'ora, due, tre, in base al tempo che avevo a disposizione. E di tempo cercavo sempre di averne più possibile.


Milly prendeva undici pillole al giorno, avevo un quadernino in cui segnavo tutto.
Milly faceva la chemioterapia, era stata la nostra speranza, ci avevamo creduto davvero che l'avremmo salvata. Io ci credevo e il Marito ci credeva.
Quando ci avevano dato la diagnosi mio padre piangeva, mentre io e il Marito non avevamo versato una lacrima.
Era mattina, eravamo a Palermo e pioveva. Quella sera eravamo usciti, i cani erano rimasti con i miei genitori e, mentre eravamo per strada, il Marito era scoppiato a piangere e aveva detto due parole: "è tremendo". Mi aveva detto che non era giusto e mi aveva promesso che ti avremmo salvata.
Quando ci eravamo messi insieme, lui non aveva mai avuto animali, fatta eccezione per una tartaruga d'acqua, io invece ero cresciuta con cani, gatti e cavalli. Soprattutto cavalli, tanto che da bambina ero convinta che tutti avessero una scuderia di cavalli.

Quando Milly ancora stava bene, una notte era scoppiato un temporale.
Dormivamo, finché ad un certo punto girandomi avevo sentito qualcosa di peloso, avevo aperto gli occhi e l'avevo trovata sotto le coperte, con la testa sul mio cuscino. Ero scoppiata a ridere, non mi ero neanche accorta che fosse salita sul letto, lei invece era terrorizzata.
Aveva paura dei tuoni, della pioggia, di qualsiasi rumore.
E aveva fame, sempre fame.
C'è stata la volta in cui ha rubato un panino con l'hamburger dalle mani del Marito che le aveva urlato "restituiscimelo" mentre lei aveva già iniziato il processo di digestione.
O la volta in cui avevo diviso un pezzo di pane tra lei e Fuffi: lui aveva finito il suo, mentre lei lo teneva in mezzo alle zampe. A lei non piaceva il pane, ma io ho sempre dato ad uno quello che davo all'altra. Fuffi provava a prenderglielo e lei ringhiava, finché non avevo barattato il pane con un biscotto con somma gioia di tutti, memore di un'altra volta -lei era appena arrivata- in cui aveva rubato un osso dalla bocca di Fuffi ed era scoppiata la rissa, io avevo rimediato una dentata sulla gamba ed era finita con Milly che si era auto messa in punizione e Fuffi che gongolava.
Quando li portavamo in  area cani a correre, lui andava avanti e indietro, mentre lei si sedeva vicina a noi e cominciava a saltare solo quando prendevamo il guinzaglio per tornare a casa.
E quando la portavamo a fare i vaccini piantava le zampe per terra, si metteva sdraiata e non c'era verso di farla muovere, mentre il suo fratellino scemo saltellava felice a farsi pungere.
Milly e Fuffi si completavano a vicenda, l'uno apposto all'altra, ma sempre insieme, sempre vicini vicini.

Mi manca tanto Milly. Mi manca averla vicino, mi manca abbracciarla, mi manca coccolarla.
Mi piacerebbe sapere se Fuffi se la ricorda, se sa ancora di avere avuto una sorellina che gli somigliava tantissimo. A volte mi chiedo anche se si ricorda anche il giorno in cui è morta, tra le mie braccia. Lui era nascosto sotto al letto.
Erano diventati inseparabili e, quando li guardavo, pensavo a quando Milly era arrivata a casa: Fuffi aveva abbagliato per cinque ore di fila indispettito dalla presenza di quell'ingombrante cane nero.













Quel giorno, quello in cui Milly se n'è andata, mentre firmavo alla Asl veterinaria -che è annessa al canile- i documenti che dicevano che era morta, la cagnolina che aveva la coda in mezzo alle gambe alla vista di Fuffi -quella che avrei scelto io al posto della mia Milly- stava uscendo dal canile, adottata. Esattamente nello stesso momento, non un secondo prima, non uno dopo.
"Te la ricordi?" mi aveva chiesto l'educatrice.
"Si, me la ricordo"
"L'hanno adottata".
É una coincidenza che mi fa sorridere, nonostante tutto.

Mio padre mi dice sempre che non devo essere triste, che le abbiamo regalato un po' di felicità che in canile non avrebbe avuto. "Lei con voi era felice".
Milly non era mia figlia. Milly era un cane. Io però ero la sua mamma, il suo mondo, il suo tutto.
E ovunque sia, io so che si ricorda di me, di quanto l'ho amata, di quanto ci ho provato fino alla fine a salvarla. E spero sappia che non esserci riuscita è una cosa che mi ha fatto stare molto male.

Buon compleanno Milly, ovunque tu sia.


Nb. Non è la prima volta che scrivo un post simile, non è colpa mia, è più forte di me: a volte ho proprio bisogno di parlare di lei. Qui trovate un altro post in cui racconto la sua storia, praticamente uguale (o quasi) a questo.


Continua a Leggere

martedì 29 agosto 2017

Viaggiare con il cane: quando è il caso di farlo e quando no

Io e il Marito, che ai tempi era ancora Fidanzato, durante il primo anno insieme avevamo preso un'abitudine molto simpatica.
"Partiamo?"
"Dove andiamo?"
"Parigi?"
"Ok, dai".
Lo abbiamo fatto con diverse mete, sia in Italia che all'estero, stavamo fuori quattro o cinque giorni e non pensavamo a nulla. 
Poi è arrivato Fuffi che non è un cane normale, credetemi sulla parola (qui per saperne di più).
Fuffi è un cane che è stato abbandonato in un campo in mezzo al nulla, secondo noi da qualche cacciatore visto il posto dov'è stato trovato e visto il cane che è (ma non ne abbiamo la certezza) che non aveva neanche quindici giorni di vita. Era piccolo, molto piccolo e a stento apriva gli occhi.
La prima cosa che ha visto sono io che, ai tempi, lo allattavo. No, non gli offrivo la mia poderosa tetta, ma avevamo un biberon apposta per lui. Lui ciucciava e dormiva, non faceva altro.
Credo sia stato lì che si sia convinto che io fossi sua madre e che, alla bellezza di cinque anni abbondanti, non si sia fatto una ragione del fatto che non sono un cane, né tanto meno la sua vera madre, ma tant'è.
Aveva due mesi quando ha fatto il primo viaggio, da Roma a Palermo in macchina, passando -ovviamente- per la Salerno-Reggio Calabria.
Da allora, ce lo siamo portati ovunque, ma i viaggi last minute in giro per l'Europa li abbiamo presi e messi da parte.
Poi è arrivata anche Milly e lì altro che capitali europee. Milly era grossa e anche lei, che era stata prima per strada e poi in canile, si era convinta -seguendo a ruota il fratellino a pois- che io fossi la sua mamma (per saperne di più su Milly cliccate qui, ma sappiate che tutto quello che  ho scritto su di lei fa piangere). Milly è rimasta con noi due anni, durante i quali è stata tre volte in Sicilia e siamo sempre andati in nave per comodità.
Poi, ad un certo punto,  Fuffi è tornato ad essere cane unico.

Fuffi comincia a diventare completamente scemo quando vede che tiriamo fuori la valigia (o le valigie, comincia ad entrarci dentro e, se sono troppo piene, ci si siede vicino e quando ci giriamo le svuota.


Noi abbiamo deciso che il cane viene con noi senza se e senza ma.
É una scelta, a volte costosa.
Quando andiamo in Sicilia, prendiamo la nave e o facciamo tutto il viaggio in macchina.
Per portare il cane in nave (tratta Civitavecchia-Palermo o Napoli-Palermo) ci sono due opzioni: quella più economica è indubbiamente il canile ubicato sul ponte oppure esistono le cabine amici a quattro zampe che costano più della cabina normale. 
Noi scegliamo sempre l'opzione cabina e ci barrichiamo dentro visto che il cane non può entrare in nessuno dei luoghi comuni, bar in primis. 
Se è estate, passiamo molto tempo sul ponte esterno che a volte è anche carino con tanto di sedie e tavolini (in realtà, abbiamo avuto questa fortuna una sola volta nella vita, ma tant'è).
Io sono terrorizzata all'idea che finisca in acqua, il Marito dice che sono paranoica e finisce sempre che andiamo a poppa, io lo tiro su per farlo affacciare tenendolo stretto stretto, lui poggia le zampette sul bordo -si vede sporgere solo il naso gigante che ha- e guardiamo il mare. La gente intorno a noi ci indica e ci fa le foto, ma siamo abituati.
Il grande grosso problema che abbiamo in nave è che per convincere Fuffi a fare pipì negli spazi adibiti bisogna sedersi, verbalizzare col cane (e voi che vi credevate originali a farlo coi bambini di un anno) e pregare, ma spesso e volentieri non c'è verso. Lui se non c'è erba piuttosto si fa scoppiare la vescica, quindi prima di salire in nave facciamo passeggiate infinte al porto. E quando dico infinite, intendo davvero infinite.

Se invece decidiamo di fare quei 1000 km in macchina, il costo è assolutamente identico con o senza di lui. Anche in questo caso, quando traghettiamo da Villa San Giovanni a Messina saliamo sul ponte e guardiamo il mare. So che molti cani, quando viaggiano in auto, stanno male, ma non sono esperta perché i miei due cani non hanno mai avuto problemi.

Quando sono stata per mesi a Milano, il Marito veniva spesso a trovarmi, ferie permettendo. E, ovviamente, si portava dietro Fuffi. Venivano in treno, ai tempi c'erano per altro un sacco di offerte con Italo, ma il cane pagava fisso 50€ a tratta per stare comodamente sdraiato per terra ai piedi del Marito.
Quando erano lì, turni permettendo, andavamo spesso in giro per tutto il Nord Italia e, a volte, passavamo il confine con la Svizzera. Il cane veniva ovviamente sempre con noi, tra le esperienze più esilaranti della sua vita Fuffi può vantare quella della funicolare Como-Brunate e ritorno con tanto di padroni cretini che cercavano di spiegarli che lui non poteva stare seduto sui sedili per guardare il panorama, ma doveva stare giù.  E anche il bagno nel lago di Como credo gli sia piaciuto, compresa la parte in cui io cercavo di spiegargli che con i jeans io non sarei mai entrata in acqua quindi o andava da solo e forse sarebbe annegato (seguì elenco di storie di annegamenti di cani al lago) oppure poteva mettere a mollo solo le zampette. E considerate che lui di solito odia l'acqua, almeno tanto quanto io odio il lago.

Fuffi, per scelta nostra, non viaggia in aereo. Il motivo è semplice: per viaggiare in cabina con noi dovrebbe pesare massimo 10 kg (in questi 10 kg deve essere compreso, per altro, anche il peso del trasportino), oltre questo peso il cane viene imbarcato in stiva insieme ai bagagli.
Molti padroni dicono che per i loro cani non è un problema, ma io conosco molto bene il mio amato quadrupede e mai e poi mai lo mettetei in stiva con le valigie, chiuso in un trasportino , al buio. Morirebbe di crepacuore per la paura o per la disperazione. Ognuno fa poi le scelte che ritiene più opportune per se e per il proprio cane, ma questa è la scelta giusta per il mio.

Infine, bisogna dire ch le strutture alberghiere che accettano cani sono parecchie, ma una telefonata prima io la farei sempre. Spesso è applicato un sovrapprezzo, ma non è una regola fissa.

Qual è il bagaglio del cane quando viaggia?
Prima di tutto, noi ci portiamo sempre dietro il suo libretto sanitario con tutte le vaccinazioni in regola, ovviamente guinzaglio (due, quello più lungo e quello più corto, quest'ultimo utile da attaccare alle sedie quando ci si ferma al bar o al ristorante), pettorina (ho il cane nobile che vuole solo la Tre Ponti) e collare di scorta che non si sa mai. Alla pettorina è attaccata la medaglietta con nome e numeri di telefono che, secondo alcuni, non è necessaria, ma io temo sempre che se mai si dovesse perdere chi lo trova non porti a leggere il microchip. Inoltre, fuori regione non possono risalire alla banca dati con i nostri recapiti.
Sempre alla pettorina è attaccato un osso con dentro le bustine per raccogliere la cacca: un tempo era rosa, ma Fuffi lo ha fatto fuori e adesso è azzurro, abbinato a tutto il resto (io ci tengo a queste cose, è più forte di me).
Infine, ci portiamo dietro una ciotolina da viaggio che diventa piatta quando si chiude e una ciabatta che gli ha regalato la zia Ary e che lui trova meravigliosa, oltre ad acqua e cibo.
In macchina, abbiamo la sua cintura di sicurezza. 
Sarebbe bello se il mio cane entrasse nel trasportino, ma chi sostiene che tutti i cani lo fanno se abituati probabilmente non ha mai avuto un cane da caccia abbandonato quando non aveva neanche quindici giorni. Senza trasportino, in macchina serve la rete tra i posti anteriori e quelli posteriori.

É sempre il caso di portare il cane con se?
La risposta che ci siamo dati noi è no.
In alcuni posti Fuffi non viene perché non è il caso (ad esempio quando io vado a fare i controlli semestrali in ospedale e poi ci fermiamo in Costiera Amalfitana) o quando andiamo al mare perché soffre il caldo, ha paura delle onde e non gli piace la sabbia. In questi casi, se ne occupa -se manchiamo qualche ora- mia cognata.

E se invece stiamo via qualche giorno?
Fuffi non va in pensione, ci è rimasto una sola volta con Milly per meno di ventiquattro ore e non sono più riuscita a scollarmeli di dosso per un mese, mi seguivano ovunque (non che di norma non lo facessero) ed entrambi avevano la forfora, quindi per scelta non è una soluzione che adottiamo.
Come facciamo? Ehm, ecco: Fuffi ha due bellissimi nonni che lo amano e lo viziano: i miei genitori.
Se siamo a Palermo e decidiamo di andare via per qualche giorno (ma anche se stiamo via un solo giorno) se ne occupano loro: lo portano fuori, lo nutrono, lo coccolano e lo viziano. Mia madre sostiene che il cane preferisca mangiare pesce fresco che non i croccantini e credo che questo basti.
Se invece decidiamo di andare via qualche giorno partendo da Roma, i miei santi genitori fanno le valigie, vengono a casa nostra e si occupano del nipotino a quattro zampe.
Di solito, in realtà, vengono qualche giorno prima della nostra partenza e restano qualche giorno dopo il nostro ritorno. 
Mia madre e mio padre sono le uniche persone al mondo a cui non sento neanche la necessità di mandare un messaggio per sapere se è tutto ok (in realtà lo faccio lo stesso) perché mi fido ciecamente.
L'unico grande problema è che dopo due giorni con i miei, Fuffi vuole mangiare solo pesce spada e gamberi, ma ci stiamo lavorando. O almeno ci proviamo che con mia madre non è facile.
"Mamma, ma ti sembra il caso di dare il pesce fresco al cane?"
"Si"
"Ma..."
"Si"
"Io sono povera, poi non posso comprarglielo quando tu te ne vai"
"Ti mando io i soldi, povero Fuffino, ha dei pessimi genitori".
Continua a Leggere

lunedì 22 maggio 2017

La gatta cattiva

Io raccolgo animali in giro che detta così -lo capisco- suona un po' strano, quindi forse dovrei spiegarlo un pochino meglio.
Da quando ero ragazzina, ho sempre portato a casa tutti gli animali che ho trovato per strada, che qualcuno non voleva più e via dicendo. Molti ce li siamo tenuti, ad altri abbiamo provveduto a trovare degna sistemazione. 
All'inizio erano solo cani, poi -dato che i miei genitori non volevano assolutamente gatti- ho provveduto anche a portare un micio. Si chiamava Miao il primo gattino che ho portato a casa, era minuscolo e amava il pollo.
La seconda gatta che ho portato a casa era la gatta cattiva.
Aveva un anno ed era di una signora che non la voleva più e che stava per farle fare una brutta fine.
Sono andata a recuperarla una sera di Novembre del 2005.
"Scusi, ma questa gatta ha un nome?"
"Si chiama Lula"
"Come il presidente del Brasile?"
"Si, ma se volete potete cambiarle nome"
È rimasta Lula, ma considerato che si è palesata subito per quello che era, ovvero una grande stronza, negli anni l'ho ribattezzata prima la iena e poi la gatta cattiva. Mia madre invece la chiama Luletta o amore mio.




 Ha aggredito tutti quelli che sono passati da casa a suon di morsi e graffi, ha rubato cibo a tutti i quattro zampe di famiglia e instaurato una dittatura per la quale si fa solo quello che dice lei.
Se Lula vuole mangiare, inizierà a miagolare spaccando i timpani ai presenti (io ancora mi chiedo come sia possibile che un miagolio risulti così fastidioso) finché non verrà accontentata. E considerato che lei vuole mangiare -e no, non parlo dei croccantini che ha sempre a disposizione- h24 alcune volte viene voglia di lanciarla dal balcone.
Se Lula vuole bere, miagolerà finché non le verrà aperto il rubinetto dell'acqua perché per lei bere dalla ciotola è da gatti poveri.



Se Lula decide che vuole sedersi su di te, tu devi farla sedere su di te, pena atroci vendette che gusterà chiaramente a freddo. Tu non la fai sedere in braccio? Lei ti preparerà un agguato quasi mortale a distanza di ore, forse giorni, quando meno te lo aspetti per vendicare l'onta subita.
Ricordo ancora perfettamente quando ha scaraventato giù da una poltrona il mio cane che da allora ha il terrore a passarle a fianco e si fa fare qualsiasi cosa. Di norma, se lei decide che vuole mangiare il pranzo o la cena di Fuffi, lui scappa con la coda in mezzo alla gambe e si nasconde. A nulla è servito spiegare al povero Cane Gnappo che lui è più grosso e volendo potrebbe non solo mangiare la sua pappa, ma anche la gatta cattiva. Lui ha paura e fine della storia.
Anche io ho po' la temo a dire la verità considerato che mi ha riempito di graffi e di morsi come se non esistesse un domani.
Quando sono a casa dei miei, se mia madre mi dedica troppe attenzioni, lei ristabilisce l'ordine collocandosi sopra di lei e soffiando nella mia direzione qualora io mi avvicini troppo.
Mio padre è sempre stato mio alleato nel sostenere la perfidia di questa gatta, anche se ultimamente -probabilmente sotto minaccia della stessa Lula- si è lasciato andare a commenti tipo: "Ma no dai, è simpatica" suscitando in me sgomento e disperazione.
Quelle volte che mia madre si arrabbiava con noi (inspiegabilmente, ci tengo a sottolinearlo) le abbiamo sempre detto: "Vai d'accordo con la gatta perché siete uguali". Alla fine, ci prendevamo gli insulti di mamma e i graffi della gatta, quindi abbiamo smesso.
L'unica che riusciva a tenere un po' testa a Lula era Milly che, devo riconoscerlo, era stronza quasi quanto lei. Quando Milly era malata ed eravamo tutti a casa dei miei genitori, Lula le passava davanti arricciando la coda tanto la mia amata cagnona nera non avrebbe potuto inseguirla. Sta stronza!
Lula però è una di famiglia e ci siamo abituati tutti al suo carattere da despota. Che poi, ha dalla sua parte la mamma e si sa, la mamma è sempre bene non inimicarsela.
Sono quasi tredici anni che Lula è con noi e abbiamo sempre sostenuto che ci seppellirà tutti, cani e gatti compresi.
Un paio di sere fa, ero appena tornata da Palermo, ho telefonato a mia madre e l'ho sentita preoccupata.
"Lula ha una strana pallina"
"Ma dai mamma, ma non sarà nulla, hai visto come mangia e come salta?"
"Non sono convinta"
"Mamma, Lula ci seppellisce tutti, non ti preoccupare".
Stamattina è arrivato il responso del veterinario che non è un veterinario qualsiasi, ma è mio zio e non solo è molto bravo nel suo lavoro, ma ci ha sempre detto, in qualsiasi caso, come stavano le cose.
Lula ha un tumore in metastasi che non è operabile. E' troppo grande, troppo ovunque, troppo tutto.
Nessuno si era mai accorto di nulla, non ci sono stati segni di nessun tipo.
Lula non ci seppellirà tutti a quanto pare. E a noi è preso lo sconforto perché sarà anche una gatta cattiva, ma le vogliamo bene.


Disclaimer: accetto, da sempre, qualsiasi tipo di commento ai miei post, ma il primo che scrive "è solo un gatto, non è una persona" o cose simili si vedrà recapitare a casa la gatta cattiva con unghie affilate e denti appuntiti.


Continua a Leggere

giovedì 23 marzo 2017

Storia di un amore ipocrita

Il mio poderoso lato B trascorre le sue giornate sul divano: da quando si alza la mattina a quando va a dormire la sera, lui sta lì, sul divano. Ringrazio l'arguta mossa di aver scelto un divano comodo e accogliente che potesse contenerlo in tutta la sua abbondanza.
Il lato B, quando non è sul divano, si riposa sul lettone, faticando non poco a spostarsi anche solo di un centimetro.
E se il lato B magari è anche contento di riposarsi, considerato che di solito le mie giornate sono pienissime di cose da fare, io mi annoio.
Fidanzato è tornato a lavoro dopo un periodo di ferie trascorso a farmi da badante, a volte ho la compagnia di amici, parenti, sconosciuti a cui probabilmente faccio pena con i miei leggins dai colori improponibili che fasciano il culone e con i quali io cerco di nascondere il gesso senza successo, altre volte sono sola. Col cane.
Il mio cane è un ipocrita.
La verità è che io l'ho voluto, io l'ho svezzato, io ho pulito la sua pipì quando era un cucciolo di mezzo kg, io gli compro pettorine e guinzagli fashion, io gli procuro palline e pupazzetti, io compro ossi da sgranocchiare e croccantini prelibati, io cucino per lui, io gli lucido il pelo e gli pulisco le zampe. Magari non sempre, ma comunque a volte lo faccio.
E lui invece di amarmi in modo incondizionato riconoscendo in me la sua mamma umana stupenda, ha sempre preferito Fidanzato. In modo quasi patetico aggiungerei, visto che lo segue ovunque, lo aspetta davanti la porta del bagno, lo abbraccia, lo cerca quando non c'è, disperandosi se non lo trova.
Io vengo quasi sempre ignorata, la mia funziona è praticamente quella di dispenser di cibo.
Tutto questo finché non mi sono rotta il ginocchio e ho depositato -non per scelta- il lato B sul divano. A quel punto, il cane ha deciso di amarmi follemente e di volersi non staccarsi più da me.
Il problema è che lui non ha mezze misure, anzi non sa neanche cosa siano le mezze misure.


Mi sveglia la mattina a zampate in faccia, come se già non facessi abbastanza fatica di mio a dormire la notte e mi fissa. No davvero, inizia a fissarmi finché non ci viene portata la colazione che certe volte ho paura che sia un modo per ipnotizzarmi e farmi sganciare soldi extra per i croccantini da consumare con gli amici cani alla faccia mia. 
Durante la lunghissima operazione di lavaggio -si, ci metto un sacco di tempo a lavarmi, proprio io che la mattina mi faccio la doccia, mi vesto e mi trucco in sette minuti d'orologio- lui mi aspetta davanti la porta del bagno pigolando manco fosse un passerotto.
Poi io mi trasferisco sul divano e lui mi si appiccica: normalmente si stende lungo la gamba ingessata, a volte poggia il muso sul ginocchio evitando la parte dolorante (ancora mi chiedo come diamine faccia a sapere in quale punto può appoggiarsi), altre volte si stende per tutta la mia lunghezza e dorme. Se io provo a spostarmi lui si sposta di conseguenza.
Se mi addormento mi lecca la faccia, se non mi addormento mi lecca il piede.


Oh lo so, a qualcuno farà schifo questa promiscuità con un quadrupede con la fiatella, ma io sono perdutamente innamorata di lui da quasi cinque anni e tutte queste attenzioni mi mandano in brodo di giuggiole. Nonostante la fiatella.
La sera, quando mi trasferisco dal divano al letto, lui mi segue, prendendo a codate le stampelle e quando io finalmente sono sotto le coperte, lui scava un po' e prende posizione sul mio piede, quello della gamba scema, come la chiama affettuosamente Fidanzato.
Il nano, lo stesso nano che ci ha messo tre mesi per imparare che "seduto!" significa che si deve sedere, ha imparato in una settimana a trasportare le stampelle, il telecomando della tv e il cellulare se sono troppo lontani da me. Che poi il fatto che fossero lontani era magari voluto non importa.
E quindi stiamo qui: appiccicati, senza mai staccarci, sul divano.
Chi glielo spiega che prima o poi tornerò a lavoro? Sarà lì che verrà fuori che il nostro era solo un amore ipocrita dettato dalla mia temporanea immobilità?


Nb. Per la prima volta su questo blog, un primo piano con cane del gesso quando ancora la fascia che lo racchiude era bianca. Adesso è diventata giallo.


Continua a Leggere

martedì 27 dicembre 2016

Il circo delle domande

Ogni anno, per anni, mia nonna mi ha portato al circo il 26 Dicembre.
Io aspettavo quel giorno con impazienza, mi piaceva il circo e, adesso lo so, mia nonna faceva un sacrificio per portarmici perchè i biglietti non li regalavano di certo. E mia nonna non credo avesse uno stipendio a chissà quanti zeri.
Si, mia nonna, classe 1932, nata in un paese delle Madonie, ha sempre lavorato. Lo so che state guardando increduli lo schermo, ma i nonni che lavorano sono sempre esistiti e i miei -tutti e quattro- erano tra questi.
A Palermo il circo arrivava a Natale, lo collocavano in un piazzale vicino lo stadio, dove durante l'anno c'era un accampamento di rom.
A Natale i rom li spostavano per fare posto al circo, poi appena il circo se ne andava, tornavano lì. Non ci sono mai stati tanti rom a Palermo, quello è l'unico campo nomadi che ricordo, fatta eccezione per tre bambine che sostavano a qualsiasi ora del giorno davanti il Mc Donald's di Piazza Politeama.
Adesso quel campo nomadi non esiste più e in quel piazzale ci hanno fatto un parco verde con le panchine e i giochi per bambini, c'è sempre un sacco di gente che corre e fa sport.
Restano poche baracche dentro al Parco della Favorita di quel campo rom, ma comunque il circo lì non lo mettono più. 
Io comunque aspettavo il 26 Dicembre per andare al circo, andavamo al pomeriggio, mia madre ci accompagnava e poi tornava a riprenderci.
A cinque anni, ero convinta che il circo arrivasse ovunque a Natale e mi chiedevo come fosse possibile che fossero contemporaneamente in tante città. Ero già mezza sindacalista dentro e mi chiedevo anche come facessero a lavorare solo quelle tre settimane del periodo natalizio e a prendere lo stipendio tutto l'anno.
Ero bambina -era il periodo tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90- e il circo era sempre pieno, se non ti sbrigavi a prendere i biglietti non trovavi posto. E noi non avremmo rinunciato al circo il 26 Dicembre per niente al mondo.
Mi piaceva il circo, mi piacevano gli animali, mi piaceva il leone che saltava dentro al cerchio e la tigre che si tirava su e faceva ciao ciao con la zampetta.


C'era anche l'elefante con il pennacchio. 
Mi piacevano da morire quelli che camminavano sospesi in aria che adesso so che si chiamano funamboli, ma ai tempi erano solo quelli che camminavano sospesi in aria.
Mi piacevano i trapezisti, un pò meno i clown, ma non mi hanno mai fatto paura. Solo che ecco, un tizio con il naso rosso e la parrucca verde non rientrava tra le cose più emozionanti della mia giornata al circo.
Un anno, organizzarono un gioco a premi per i bambini: bisognava andare lì e dirgli i nomi dei sette nani, chi li diceva tutti vinceva qualcosa, ma non ricordo cosa. Adesso voi penserete "e che ci vuole?", ma a cinque anni non è che era così scontato sapere a memoria i nomi dei sette nani.
Io comunque li sapevo -sono cresciuta a pane e cartoni animati Disney- eppure non fui la prima a dirli, quindi niente premio. Non si può vincere sempre.
Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, il circo era semplicemente il circo.
Gli animali stavano al circo, nessuno si chiedeva se stessero bene o male, era normale trovare gli animali al circo. Oppure allo zoo. O, proprio come ultima spiaggia, nella savana. 
Solo che nella savana non ci si poteva andare il 26 Dicembre.
In quel periodo non c'erano i sit-in di protesta davanti al circo perchè gli animali non devono -giustamente- stare lì a saltare dentro un cerchio o a fare ciao ciao con la zampina, ma devono stare nel loro habitat naturale. 
A dire il vero, non c'erano nemmeno i vegetariani, figuriamoci i vegani, e le signore andavano in giro con la pelliccia che era segno di ricchezza. Il primo vegetariano che ho conosciuto era un mio compagno del liceo, però mangiava il tonno in scatola. 
A quei tempi era così. Non ci facevamo troppe domande.
Poi al circo io e la nonna non ci siamo più andate, non mi ricordo il motivo per cui abbiamo smesso, ma credo che improvvisamente io mi sia resa conto che forse non fosse tanto normale che un leone saltasse dentro ad un cerchio. Credo sia stato per Simba.
Nonna probabilmente certe cose le sapeva già, ma io ero la luce dei suoi occhi. E quei 26 Dicembre con lei restano comunque dei ricordi indelebili del suo amore per me.
L'anno scorso a Natale, sotto casa dei miei genitori è arrivato il circo. Ce ne siamo accorti perchè un giorno, all'improvviso, dal terrazzo abbiamo visto una giraffa.
Il suo recinto dava sulla strada -c'era solo un muretto basso basso a separarla da noi- e tutte le sere abbiamo portato Fuffi da questa giraffa. Lui poggiava le zampe sul muretto per arrivare alla sua altezza, senza mai riuscirci, e restava lì a fissarla.
Lei girava intorno e Fuffi la fissava. Poi una sera si è accorta di lui e il mio nano a pois scodinzolava.
Poi noi siamo tornati a Roma e per giorni ho chiesto a mia madre se era ancora lì. Un giorno, la giraffa se n'è andata e con lei tutto il circo.
E mi sono chiesta quando abbiamo iniziato a farci le domande che prima non ci facevamo.


Continua a Leggere

domenica 11 settembre 2016

Finché la barca va: rientro in nave dalla Sicilia

Dopo 40 giorni e 40 notti, siamo tornati a casa. In nave. E io odio la nave.
La premessa doverosa è che, quando si fa il biglietto del traghetto, viene sempre da chiedersi se si sta acquistando una singola tratta di viaggio o se si sta acquistando il traghetto per ormeggiarlo nel terrazzo di casa.
I costi sono PROIBITIVI e si che io usufruisco della tariffa residenti che, in realtà, si chiama così, ma è valida anche per chi in Sicilia ci è nato, ma risiede altrove. 
Io posso anche girarla a Fidanzato perchè facciamo parte dello stesso nucleo familiare, anche se viaggia senza di me. 
Lo sconto è ridicolo, ma volete mettere la soddisfazione di dire "tariffa residenti, grazie" quando si fa il biglietto?
Comunque, abbiamo prenotato la nave.
Poi siamo andati a controllare la strada perchè le strade davanti al porto sono state completamente modificate giusto qualche giorno fa e dovevamo essere sicuri di arrivare in tempo a causa dei controlli di sicurezza.
Mi sono arrivati più sms della compagnia di navigazione in due giorni che di Fidanzato in quasi sei anni, ma questo è secondario.
Il giorno della partenza abbiamo caricato la macchina con le scorte di cibo e generi di prima necessità (come ad esempio le spirali anti zanzare aromatizzate al geranio e alla lavanda) gentilmente fornite dai miei genitori che ancora non si convincono del fatto che anche a Roma ci sono i supermercati.
Chiaramente, siamo rimasti bloccati in un ingorgo di dimensioni epiche causato da questioni di ordine pubblico: c'era infatti, proprio nei pressi dell'ingresso del porto, una rissa tra due vigili urbani e una decina di persone.
Io cercavo di allungare l'orecchio per sentire il vigile che continuava a dire:" Lei ha commesso un reato", ma non ho potuto appagare la mia anima pettegola captando che tipo di reato fosse stato commesso.
Riusciti ad entrare al porto, siamo andati a fare il check-in, nel senso che mentre io facevo la fila, Fidanzato e Cane cercavano un pezzo d'erba per la pipì.
Noi cerchiamo sempre un pezzo d'erba per la pipì. Ovunque.
"Documenti"
Ho tirato fuori documenti di tutti e tre.
"Identifichiamo solo le persone, non gli animali"
Ho rimesso dentro il libretto del cane che essenzialmente dice sono vaccinato e ho il microchip.
"Libretto sanitario del cane"
Devo aver fatto una strana faccia, ma comunque gliel'ho dato.
"Il cane è vaccinato, quindi può viaggiare". Non l'avrei mai detto.
Riesco ad uscire da lì e ci avviamo verso la nave.
"Controllo di sicurezza" dice un omino tutto serio.
"Ok" dice Fidanzato.
Butta una sguardo dietro.
"Potete andare".
Tutto qui il controllo di sicurezza?
E lì è iniziata l'attesa: quattro ore di fila in macchina. Era una fila a motori spenti a dire il vero con le tenebre che avanzavano inesorabili. 
Adesso la sto facendo un pò tragica, lo so.
A venti minuti dall'orario di partenza previsto, mentre Cane Gnappo annusava il culo a due cagne per altro molto fighe la cui padrona guardava noi come se fossimo due stupratori,  ho iniziato a fare amicizia con tutti i vicini di fila per cercare di capire se mai saremmo partiti.
Alla fine, comunque, ci siamo imbarcati e con due ore e mezza di ritardo siamo riusciti a partire.


Viaggiare in nave con un cane è abbastanza grottesco perché il cane non può andare da nessuna parte se non all'interno della cabina stessa, quindi noi restiamo chiusi in cabina.
Ho scritto cabina tre volte nella stessa frase: questo dovrebbe far capire quanto la nave mi generi odio e frustrazione. Per dire, eh.
Volendo ci sarebbe anche il canile -come lo chiamano loro- ovvero un insieme di gabbie su un ponte isolate dove non solo non ho mai visto un cane, ma difficilmente ci metterei il mio.
Ad ogni modo, in caso di disperata necessità di caffè, uno di noi due va da solo al bar.
No, non possiamo andare insieme perchè Cane Gnappo sa aprire la porta della cabina.
Non è uno scherzo, la sa aprire davvero e ne abbiamo avuto conferma quando, la mattina dopo, sono uscita per andare al bar e lui mi è venuto dietro con Fidanzato che in modo molto zen gli diceva qualcosa tipo:" O torni subito dentro o, quando ti prendo, ti butto in mare e verrai mangiato dai pescecani".
Non ho avuto cuore di dirgli che al porto di Napoli secondo me i pescecani non ci sono.
Due orette di macchina sotto la pioggia ed eravamo a casa nostra.
Poi ci sono volute tre ore per scaricarla la macchina. E un pomeriggio intero per trovare a tutto una collocazione.
Vacanze finite quindi e da domani si ricomincia. Avrei bisogno di almeno un'altra settimana.
Solo una, non chiedo di più.

Durante questi quaranta giorni ho ricevuto tre offerte di lavoro, ho capito tante cose sulla distanza, sono arrivata alla conclusione che non mi piace dimostrare meno anni di quelli che ho, ho riprovato l'ebbrezza di vivere sotto lo stesso tetto dei miei genitori per un lungo periodo e tante altre cose.
Ma di queste ve ne parlo con calma, nei prossimi giorni. Giuro.



Continua a Leggere

martedì 5 aprile 2016

Morsi di cane

Io rimpiango i morsi che non ho dato.
(Snoopy)


Abbiamo un paio di amici che dicono che dovremmo regalarci un viaggio a Lourdes.
Prima o poi lo faremo, anche se temo che neanche  quello possa aiutarci.
Fidanzato e Cane Gnappo sono stati aggrediti e  morsi da un cane.
Sotto casa nostra c'è un grande parco, molto bello e curato, dove ogni giorni ci sono decine e decine di persone: passeggiatori di cani, gente che non ha un divano in casa e preferisce correre per motivi che non mi sono del tutto chiari e bambini. Milioni di bambini. C'è un'area adibita a parco giochi, io passo il mio tempo a bramare le altalene, ma niente: ci sono sempre milioni di bambini che non mollano le altalene nemmeno sotto il diluvio incessante, il terremoto, l'invasione delle cavallette.
Comunque, parlavamo del cane che ha aggredito Fidanzato e Cane Gnappo.
Io ero a casa, in pigiama. Suona il citofono. "Scendi subito". Panico.
Sono corsa giù, in pigiama.
Io dormo in pantaloncini corti anche in pieno inverno. Ed è con quelli che sono scesa.
Ho avuto l'accortezza di mettermi le scarpe e non scendere con le pantofole a forma di unicorno però.
Trovo Fidanzato e Cane Gnappo moribondi. 
Succo della storia: Fidanzato e Cane Gnappo erano al parco, Cane Gnappo annusava in giro, Fidanzato lo guardava annusare. Da circa trenta metri parte un cane, ovviamente senza guinzaglio, il padrone era intento a scattare fotografie (non si capisce bene a cosa visto che, a parte gli alberi e le altalene, non c'è un tubo da fotografare). Il cane punta altri due cani che scappano, il padrone se la ride, il cane a questo punto vede Cane Gnappo e ringhiando lo prende per il collo. Cane Gnappo ci ha provato a difendersi -a quanto mi riferiscono- ma lui è un cane scemo, ha paura di qualsiasi cosa, figuriamoci di un cane ringhiante e aggressivo. Fidanzato prova a salvare Cane Gnappo, cade per terra, prende un morso. 
Interviene un ragazzo che cerca di salvare Cane Gnappo, riuscendoci. 
Il padrone dell'aggressore stava lì a ridere.
Fidanzato, grande spavento a parte, ci ha rimesso un dito, Cane Gnappo un orecchio. 
Il padrone del cane, ovviamente, non ha nemmeno chiesto scusa. E, a noi, che siamo sempre molto tolleranti, è scattata una molla e abbiamo deciso di fare qualcosa.


Esiste una legge che vieta di tenere liberi i cani, se non in aree apposite.
Oltre alla legge, esiste il buon senso: un cane è pur sempre un cane, agisce per istinto e non si può mai sapere come reagirà in determinate situazioni. In un posto dove ci sono altri cani, altre persone e soprattutto dei bambini, tenere un cane libero è una pazzia.
Se al posto di Cane Gnappo e di Fidanzato, c'era un bambino di tre anni, probabilmente finiva male. E poi si urlava alla tragedia.
Cane Gnappo lo teniamo sempre al guinzaglio (e tenevamo al guinzaglio anche Cane Nero, persino quando aveva il tumore e potevamo portarla fuori solo in braccio) e, come due poveri scemi, più spesso di quanto potremmo, lo carichiamo in macchina, ci facciamo dieci km e lo portiamo all'area cani più vicina (chiamala vicina!) per poterlo fare correre in tutta tranquillità
All'area cani, teniamo gli occhi spalancati, uno dei due è sempre vicino a lui perché non si sa mai.
Ad oggi, Cane Gnappo ha preso un sacco di morsi, ma non ne hai mai dati. Sto scemo.
Uscire di casa con lui è angosciante perché, sotto casa, è pieno di cani lasciati liberi in barba alla legge e al buon senso che, spesso e volentieri, ci corrono contro. Qualcuno vuole solo giocare, ma a me da noia comunque perché faccio tanta fatica a spiegare al povero Gnappo guinzagliato che la sua mamma non lo tiene al guinzaglio perché è cattiva, ma vuole solo rispettare la legge ed evitare spiacevoli inconvenienti.
Sai mai che con la sfiga che abbiamo se lasciassi il cane libero di fare come gli pare,  mi dribbla una novantenne al parco che cade per terra, si rompe il femore, i parenti ci fanno causa, poi la vecchietta muore e ci arrestano per omicidio, Cane Gnappo rimane da solo, non sa mettersi la pappa nella ciotola in modo autonomo, muore anche lui di stenti e privazioni e ci aumentano la pena per incuria nei confronti del nano di casa. 
Io, che sono notoriamente una persona simpatica, ho imparato a dire ai padroni strafottenti che il mio cane morde. Si lo so, non è credibile, ma di solito funziona.
A volte insistono che il loro cane è buono e che può quindi molestare il povero Cane Gnappo che vorrebbe solo annusare in giro, senza rotture di scatole. Oltre a Cane Gnappo, molestano anche la sua mamma che vorrebbe solo passeggiare in pace.

Vi prego, non ditemi che il vostro cane è buono.
Anche il mio lo è.
Vi prego, non ditemi che il vostro cane ha bisogno di sfogarsi.
Anche il mio ne ha bisogno.
Vi prego, non ditemi che i negozi hanno finito i guinzagli.
Esiste internet e i negozi on line.
Vi prego, non ditemi che potete come vi pare.
Perché la nostra libertà finisce dove inizia quella altrui.



Continua a Leggere

giovedì 17 marzo 2016

La storia di Fuffi, il mio cane da caccia dal nome orribile

Cane Gnappo, la star di casa e di questo blog, in realtà si chiama Fuffi.
Si, lo so: è un nome orrendo.
No, non ho scuse: il nome gliel'ho dato io. E ne ero anche parecchio orgogliosa.
L'infermiera che gli ha tolto i punti quando un Maremmano gli aveva quasi sfondato la calotta cranica, quando le abbiamo detto il nome del suo paziente, balbettava qualcosa tipo: "Ehm, che stano nome".
"Lo puoi dire che fa cagare, ne siamo consapevoli".
Con il tempo, mi sono resa conto che forse sarebbe stato più opportuno chiamarlo Vandalo o Tempesta. O Satana. O Delinquente senza possibilità di redenzione, solo che poi risultava troppo lungo e chiamarlo solo Deli forse era pure peggio di Fuffi.
Fuffi è un cane da caccia, la madre -quella biologica, eh- era sicuramente un po' mignotta visto che è venuto fuori un cane multicolore, un pò Beagle, un po' Setter.
Quando arrivò a casa aveva quindici giorni: noi non sapevamo, non potevamo immaginare, non eravamo al corrente. No, noi non sapevamo cosa significa avere un cane da caccia.
Lui a caccia non ci va. Dubito che potrebbe, anche volendo, visto che ha paura persino dei gatti. E delle api. E di tutto quello che respira e si muove.
La sua indole resta però quella del segugio criminale: lui non mangia, non fa le passeggiate, non gioca, non dorme. No, lui annusa.
Lui non segue il cuore o il cervello. Lui segue il suo naso. 
Noi guardiamo la tv, mangiamo, dormiamo e in sottofondo c'è sempre il rumore del suo naso. 
Lui ti sveglia odorandoti, sposta la coperta col naso, si infila sotto, si mette a dormire e continua ad odorare. MENTRE DORME.
Lui non mangia il contenuto della ciotola. No. Lui lo odora. E non mangia un tubo.
Ho chiamato veterinari, psicologi, educatori, San Pietro perché lui non mangia. 
Si vede che non ne ha bisogno. 10 kg di gnappitudine, una massa muscolare che se potessi lo iscriverei al campionato canino di body building e non ha bisogno di mangiare. Spilucca ogni tanto, tra un'annusata e l'altra.
Portarlo fuori è una missione. Centinaia e centinaia di euro spesi in collari, pettorine e guinzagli che lui ha annusato e poi sgranocchiato.  Nemmeno quattro anni di età e giù ventidue  guinzagli, centoventisette pettorine e novantasei collari. Le sgranocchia quando provi a mettergliele, ingaggiando una lotta all'ultimo sangue. 
E poi inizia la passeggiata: lui va dove lo porta sto benedetto naso, cerca la preda - che di solito è una formica - ti tira, ti butta per terra.
Chiama un educatore mi hanno detto.
Chiama l'esorcista mi ha detto l'educatore.
Deve correre, deve sfogarsi. Noi camminiamo per ore. E lui non è mai stanco.
Lo portiamo in area cani, lo liberiamo e lui corre. Avanti e indietro.
C'è stata quella volta in cui un ragazzo mi disse che la sua cagnolina lo avrebbe fatto stancare presto. Dopo tre ore abbondanti, la cagnolina era stramazzata al suolo, mentre Fuffi continuava a saltare. Su e giù, tra un' annusata e l'altra. 
Mi sono offerta di pagare il rianimatore per la cagnolina, se fosse stato necessario.
Lui, cane da caccia, quando sente un odore che lo incuriosisce (ovvero qualsiasi odore possibile e immaginabile) parte e non lo prendi più. Non ti ascolta. Se ne frega. Lui deve trovare quello che cerca. 
E' testardo e capoccione. Non lo convinci che è una cosa è come dici tu.
"Fuffi, amore mio, ti assicuro che sono più vecchia di te ed è come dico io"
"Bauuuuu bauuuu bauuuu"
"Fuffi, credimi"
"Bauuuuuuu"
Zampate, mugugni, lamenti. Sembra che lo si voglia uccidere quando provi a convincerlo di una cosa.
Ha sempre ragione lui. 
É possessivo, appiccicoso, molesto, iperattivo.


Solo che tra un'annusata e l'altra, nonostante abbia tutti i peggiori difetti di un cane da caccia, resta il nostro grande amore.
E poi, suvvia, lui è un delinquente, ma io gli ho dato un nome che fa schifo, quindi 1 a 1 e palla al centro.
Continua a Leggere

sabato 2 gennaio 2016

Se avete regalato un cane a Natale

Io lo spero, ci credo, mi auguro che non abbiate messo un cucciolo dentro ad una scatola con il fiocco rosso.  
Sapete, io i fiocchi rossi proprio non li posso soffrire, tutt'al più intorno ad una macchina -se un'Audi ancora meglio- ma se lo avete fatto io non vi giudico. No, non lo faccio, lo giuro.
Dovete però sapere che un cane è per sempre. Finché morte non vi separi.
E probabilmente, a meno che non abbiate 92 anni, sarà il cane a morire prima di voi. E saranno lacrime amare, ma questa è un'altra storia.
Dovete anche sapere che un cane non è un oggetto, non è come una pista per le macchinine o come la cucina giocattolo.
Tutti i bambini vogliono un cane per Natale. O per il compleanno. O come regalo di promozione.
A Natale, però, sono tantissimi i genitori che presi dalla sindrome del siamo tutti più buoni regalano un cane ai loro bimbi. Che poi, ovviamente, del cane non si prendono cura.
E no, non è colpa loro, come potrebbe d'altronde un pargolo di quattro anni prendersi cura di un cane da 50 kg?
Comunque: se l'avete regalato, ora respirate.


Il cane piscerà. Tanto. Ovunque.
Non imparerà a comando a non pisciare ovunque, soprattutto sul divano in chesterfield. O sul tappeto persiano. Ma tranquilli: se avete preso un maschio ci metterà qualche mese ad alzare la zampetta e ad annaffiare muri e tende.
Dovrete portarlo fuori. Si, anche se piove. Anche se nevica. Anche se ci sono 40° all'ombra. Anche se avete la febbre. E no, non lo faranno i pargoli quattrenni perché non possono prendersi questa responsabilità. E comunque, non avranno la forza di tenere un cane che tira.
No, non tirano solo i cani da 50 kg. Provate a prendere un cane minuscolo da caccia.
Si lo so che l'avete preso per fare giocare il pargolo e non avete intenzione di andare a prendere le volpi in giro, ma i cani da caccia tirano. Oh, se tirano. Hanno una forza che gli viene dal naso.
Tra uno sniff e uno snuff, se non state attenti, vi butteranno per terra.
E no, non importa se avete il giardino. A parte che avere il prato all'inglese ricoperto di cacca non è una bella cosa -soprattutto quando il quattrenne si rotolerà sull'erba e poi si accomoderà sul divano puzzolente come il culo di una mucca con la diarrea- ma il cucciolino che adesso vi sembra tanto tenero e dolce, dovrà uscire comunque. E forse, prima o poi, sarete costretti ad ingaggiare una lotta all'ultimo sangue per mettergli il guinzaglio.
Poi l'amabile cucciolo comincerà a mordicchiare tutto quello che gli capita a tiro: pantofole, vestiti, telecomandi. Ed ebbene si, anche il tavolo da pranzo del '600. No dai, magari tutto il tavolo no, ma le gambe del tavolo si. E' una forma d'arte anche la gamba mozzicata, che vi credete?
E farà disastri. O se farà disastri. Il fiocco rosso che avete messo intorno al cucciolino a Natale sarà solo un ricordo lontano. Molto lontano.
A breve, avrete davanti un piccolo demonio che distruggerà tutto quello che gli capita a tiro e che butterà tutto per terra. Si, anche le cose fragili. Cosa volete che ne sappia il cucciolino che il bicchiere di vetro se cade, si rompe?
E, quando tornerete a casa stanchi dal lavoro, non potrete nemmeno rimproverarlo perché il cane o lo becchi in flagranza di reato o ciao, lui ha già dimenticato tutto. E sarà pronto per un nuovo disastro, più distruttivo del precedente.
Ci saranno peli ovunque. No, non importa se avete scelto un cucciolo a pelo corto, i peli li perderà comunque. Saranno sul divano, sui vestiti, sul pavimento.
Forse si ammalerà e dovrete tenergli la zampa mentre il veterinario lo visita.  Veterinario che, tenete bene a mente, non è gratis, così come nemmeno le medicine. E sappiate che le medicine veterinarie non sono mutuabili, inutile che minacciate di morte il farmacista. Però potete portarle in detrazione sul 730 dell'anno successivo.
Il cane mangerà. E dovrete ricordarvi di dargli da mangiare, di tenere la ciotola dell'acqua sempre piena. Con acqua fresca. Che poi magari l'ormai ex cucciolo sarà uno schizzinoso e li sono cazzi. Ma cazzi amari proprio.

Se avete regalato un cane a Natale al vostro pargolo e siete pronti a tutto questo, allora sappiate che riceverete in cambio -per tutta la vita- tante leccate, coccole, amore.
Sappiate che non sarete mai soli e le passeggiate sotto la pioggia non vi sembreranno affatto brutte.
Quando avrete la febbre, forse sarete disperati all'idea di dover comunque portarlo fuori, ma in cambio avrete qualcuno sul letto con voi che vi terrà compagnia finché non sarete guariti.
Sappiate che tutto quello che il piccolo devastatore distruggerà, probabilmente ad un certo punto lo avreste buttato comunque. E magari il cane ha solo anticipato le vostre intenzioni perché, ebbene si, sa leggervi nel pensiero.
Sappiate anche che molto probabilmente diventerete completamente cretini, comincerete a parlare con il cane che ad un certo punto vi abbaierà contro per rinfacciarvi il fiocco rosso. E avrà, ovviamente, ragione lui.

Continua a Leggere