sabato 8 luglio 2017

Come sopravvivere a Roma e ai romani

State pensando di trasferirvi a Roma? 
Siete affascinati dalla Capitale, ma allo stesso tempo pensate sia invivibile?
Vi siete trasferiti a Roma, ma ve ne siete già pentiti?
Niente paura, sopravvivere è una cosa fattibile, ma sappiate che -almeno secondo me- Roma non è per tutti. 

Io sono arrivata a Roma una mattina di Gennaio del 2011, sei anni e mezzo fa.
La conoscevo già perché mio padre lavorava a Roma sei mesi l'anno e -finita la scuola- io e mia madre, a volte anche la nonna, lo raggiungevamo, ma viverci in pianta stabile non è la stessa cosa che passarci qualche mese l'anno, soprattutto se si tratta di vacanze.
Il primo impatto con Roma è stato traumatico, per almeno un mese abbondante ho rimpianto la mia amata Bologna.
Il primo impatto con i romani è stato ancora più traumatico, volevo prenderli quasi tutti a sberle ogni volta che aprivano la bocca.

A Roma c'è traffico, tanto traffico, tantissimo. Mai visto così tanto traffico in vita mia (a parte in tangenziale a Milano, ad ora di punta).
E non fatela facile pensando ai mezzi pubblici perché qui i mezzi pubblici funzionano male e, anche se funzionassero, non sarebbe così immediato usarli per spostarsi.
Le distanze sono enormi, quindi per fare 10 km -e a Roma se abitate a 10 km di distanza dal posto di lavoro siete fortunatissimi- può essere necessario cambiare anche quattro mezzi a meno che non troviate un mezzo che percorra tutti quei dieci km, altrimenti vi toccherà cambiare, cambiare e ancora cambiare perdendo tempo perdendo un sacco di tanto. Se si tratta di metropolitana può ancora andarvi bene, se si tratta di autobus lasciate ogni speranza voi che entrate (sull'autobus, appunto).
Per sopravvivere può essere un'idea prendere un motorino da usare anche in caso di pioggia e intemperie, pagando un'assicurazione che manco per una Ferrari, ma tant'è.
Oppure potete cercare casa vicinissimo a dove lavorate o studiate. Io l'ho fatto, appena trasferita, ed era bellissimo.

Oltre al traffico, da considerare la totale mancanza di parcheggi in molte zone di Roma, soprattutto a determinati orari. Se andato il sabato a Trastevere potrete girare in cerca di un buco dove infilare la macchina per un'ora, se non di più.
La soluzione è quella di cercare un garage a pagamento o di comprare la Smart che almeno è piccola e la probabilità aumentano. Al momento, sto cercando di convincere il marito dell'esigenza enorme che ho di possedere una Smart, rigorosamente con il cambio manuale, mentre lui continua a propormi la nuova C1 o una macchina orrenda di cui ho persino dimenticato il nome.

Le manifestazioni e gli eventi del Vaticano (che io considero estero a tutti gli effetti, cosa che d'altronde è) che generano il caos, come se già non ce ne fosse abbastanza. Provate a farvi raccontare da chi c'era cosa è successo a Roma quando è morto il Papa dieci anni fa (pure qualcosina in più mi sa).
Per sopravvivere, io consiglio di evitare le zone coinvolte, cosa che si può tranquillamente fare.
Se siete costretti ad andarci, ad esempio per lavoro, in quelle zone pregate. Per molti è una soluzione che funziona, magari siete tra quei fortunati.

Le case costano tantissimo, poco importa che si tratta di un affitto o di un mutuo (ammesso che ve lo diano). I prezzi sono alle stelle.
Una soluzione può essere quella di spostarsi fuori dal raccordo, ma bisogna considerare che i tempi di spostamento per venire in città (che poi eh, è Roma anche per chilometri e chilometri fuori dal G.R.A.) oppure in un qualche paese limitrofo.
Personalmente non lo farei mai, ho persino bocciato al Marito la proposta di comprare una casa in una zona di 100 metri fuori dal raccordo.

Il malfunzionamento degli uffici. Direte voi che funzionano male ovunque in Italia, ma personalmente non ne sono troppo convinta, nel senso che qui le problematiche sono moltiplicate per il numero degli abitanti che sono tanti, troppi.
In qualsiasi ufficio ho messo piede, mi è toccato discutere per avere un servizio in tempi più brevi di un anno. Personalmente mi sono abituata e spesso basta portare voi stessi la soluzione documentandovi prima per accelerare i tempi.
Un'altra soluzione molto triste è conoscere qualcuno per velocizzare i tempi, ma eticamente non è proprio il massimo.

I servizi comuni non sono esattamente al top: e le buche per strada, e l'immondizia, e i lavori pubblici che iniziano e non finiscono mai. La lista credo potrebbe essere infinita, ma non mi viene in mente altro al momento.
Personalmente, molte cose per cui sento lamentare la gente non le riscontro nel mio quotidiano.
Per dire, nel mio condominio c'è la raccolta differenziata condominiale e funziona. È successo solo un paio di volte che saltassero il giro, ma succede.
So che le zone dove non c'è la differenziata condominiale hanno dei problemi (non tutte, eh), ma non conosco il problema.

I romani meriterebbero un post a parte.
Premetto che a me i romani non sono simpatici per niente, nonostante io ne abbia sposato uno.
E non è un luogo comune, è una stima fatta da me personalmente dopo anni qui (e di romani ne ho conosciuti): sappiate che avranno sempre ragione loro. E per me, considerato che anche io ho sempre ragione, è un problema enorme.
Io ho avuto anche un problema di idioma: se beccate un borgataro, all'inizio non lo capirete.
Il Marito sostiene che basta aver visto tanti film in cui sono presenti attori romani per capire, io non sono d'accordo.
Per sopravvivere a Roma e ai romani, io consiglio di sposarne uno. Non sto scherzando.
Sposare un romano è la cosa più intelligente che io abbia fatto, non sarebbe stato uguale sposare un -che ne so- abruzzese (questa è sottile, per chi la capisce birra gratis) e vivere a Roma.




Per sopravvivere a Roma, però, sappiate che in fondo basta una cosa: amarla.
Amo Roma profondamente, ho imparato a conoscere le strade, i posti, le abitudini. 
Mi sono romanizzata senza volerlo e non cambierei questa città per nulla al mondo.
E come ogni donna innamorata che si rispetti, io i difetti di Roma non li vedo. E se li vedo chiudo un occhio perché le cose belle sono infinitamente di più di quelle brutte.
Roma ha cose meravigliose ovunque, non soltanto in centro come molti erroneamente pensano.
Sappiate però che non basta venirci spesso per conoscerla, bisogna viverci e viverla e allora, dopo qualche anno, potrete dire di conoscerla un minimo.
Sappiate che non la conoscerete mai tutta perché è troppo grande e ci sono posti dove non andrete mai. 
Sappiate che io praticamente soltanto amici romani, quindi proprio brutti brutti non sono. O almeno non tutti, bisogna saperli scegliere, soprattutto quello da sposare.
E no, Roma non è per tutti: se non sapete adattarvi, se il posto dove siete nati è il più bello di tutti, se siete pessimisti di natura, lasciate perdere, fidatevi.

E a proposito di Roma e di romani, leggetevi anche questo post.

Nb. Nessuno romano è stato maltrattato durante la stesura di questo post.
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mercoledì 5 luglio 2017

Una sposa non deve mai essere felice

Avevo fatto tante scoperte interessanti sul matrimonio e più passano i giorni, le settimane, i mesi più mi convinco che quella strana -evidentemente- sono io.
Una sposa non deve essere felice. MAI.
La sposa deve sempre essere incazzata perché il futuro marito non le chiede di sposarla inginocchiandosi. E guai a scherzare sul tema proposta di matrimonio o anello di fidanzamento. Non si fa. É un tema troppo delicato: finché non hai l'anello al dito, ricevuto possibilmente sulla cima del Monte Everest non sei nessuno.


La sposa deve incazzarsi anche dopo che il futuro marito le ha chiesto (in ginocchio sulla cima del Monte Everest) di sposarla perché le amiche, le zie, le cugine, le nonne, le vicine di casa, le colleghe non sono al suo servizio. Tutti devono essere al servizio della sposa, organizzare, aiutare, costruire coni portariso e decorare le strade della città con foto dei nubendi altrimenti significa che sono disinteressati all'evento dell'anno e vanno mandati a fanculo. Ah.
A me, per la cronaca, i coni portariso sono stati fatti uno per uno da una mia amica che si è offerta spontaneamente, io non sapevo manco servissero.

La sposa deve incazzarsi se i testimoni non organizzano il matrimonio al posto suo, ma incazzarsi di brutto, eh. E se non si occupano loro di tutto, cambiarli e cancellare il loro numero di telefono.
La sposa deve continuare ad incazzarsi con il futuro marito per tutta la durata dei preparativi perché lui non si mostra interessato alle bomboniere, preferendo la finale di Champion's League.
Che poi, voglio dire: anche io preferisco la finale di Champion's League alle bomboniere del matrimonio (e, per la cronaca, nel mio caso la decisione finale è stata presa dall' ormai Marito).

La sposa deve pretendere più matrimoni (sempre con lo stesso uomo, sia chiaro) se qualcosa nel matrimonio principale non è andato bene. Magari, che ne sai, il fotografo si ubriaca e si dimentica di fare le foto (tratto da una storia vera, eh).
Se non verranno celebrati più matrimoni -con rito finto, si intende- la sposa deve incazzarsi. Non so con chi.

La sposa, coadiuvata dal marito, deve pretendere la scorta della polizia la sera del matrimonio perché qualcuno potrebbe rubare le buste. 
Che io (ma anche voi immagino) pago le tasse -manco tanto volentieri, me le trattengono dallo stipendio, quindi non ho scelta- anche per pagare le forze dell'ordine non importa.
Loro (i poliziotti) sono al servizio della collettività e gli sposi sono la collettività.
Se la polizia si rifiuta, la sposa deve incazzarsi perché è un suo sacrosanto diritto avere la scorta.
Quindi dovrebbe essere un mio sacrosanto diritto rifiutarmi di pagare le tasse se i miei soldi vengono adoperati per ciò.

La sposa deve incazzarsi se gli invitati non le assicurano un buon tenore di vita per i due anni successivi. Io ero rimasta al fatto che gli invitati devono pagarsi cena, bomboniera e stampa dell'invito se no devono stare a casa (sappiate che non condivido), ma che addirittura dovessero pagare affitto o mutuo, spesa e bollette per due anni mi mancava.
La sposa, se vuole, può incazzarsi anche con me che ignoro questi dettami.

La sposa deve incazzarsi se nessuno si offre di farle il letto (da delle vergini, sia chiaro), se il fotografo e il dj pretendono di avere un bicchiere d'acqua al banchetto di nozze (morite di sete, stronzi!), se qualcuno dice che non potrà essere presente alla cerimonia dell'anno, se il sindaco non rinuncia agli impegni istituzionali per celebrare le sue nozze, se un fiore del bouquet si appassisce.

La sposa deve ovviamente essere incazzata anche il giorno del matrimonio. Per qualsiasi cosa.
Io, che sono strana, ero felice. Molto felice.

Noi ci siamo sposati esattamente due mesi fa ed è stato tutto bellissimo.
Se è vero che ogni scarraffone è bello a mamma sua, io ero estasiata per come è venuto fuori il nostro matrimonio.
Non mi sono arrabbiata, non mi sono offesa, niente di niente. Ero felice, eravamo tutti felici.
Abbiamo invitato chi desideravamo avere vicino, precisando che se non potevano venire non era un problema e che non ci serviva nulla, quindi non volevamo nessun regalo che tanto abbiamo tutto.
Alla fine, sono venuti tutti e di regali ne abbiamo ricevuti anche troppi, tanto che per settimane sono rimasti lì in attesa di trovare una degna collocazione.
Non abbiamo preteso mettendo il muso chiesto aiuto a nessuno, eppure di aiuto ne abbiamo ricevuto tanto. E ne siamo stati felicissimi.
Ho dormito nel mio letto, fatto da me e dall'ormai Marito come sempre.
Non ho un anello di fidanzamento, avevo due fedine, ma le ho perse entrambe.
Le buste -si, ne abbiamo ricevute, con sommo imbarazzo da parte nostra- le abbiamo date in custodia a mia madre -che è più feroce di qualsiasi poliziotto- e le abbiamo aperte dopo due settimane.
Io praticamente piangevo di commozione per qualsiasi cosa, tanto le persone che avevo intorno ci dimostravano affetto incondizionato. Evidentemente qualcosa di buono nella nostra vita lo dobbiamo avere fatto, ma non è questo il punto.
Il punto è che predo già tante arrabbiature ogni giorno, se dovevo incazzarmi anche il giorno del mio matrimonio facevo a meno di sposarmi.
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venerdì 30 giugno 2017

Prima di partire per le vacanze

Prima di partire per le vacanze, farai un conto alla rovescia che manco i carcerati a cui manca da scontare l'ultimo mese di detenzione.
Terrai il conto -disegnando lineette- dei giorni che mancano sul muro dell'ufficio o di casa, conterai i giorni, le ore, i minuti, i secondi guardando il calendario. E sospirando.

Prima di partire per le (tanto attese) vacanze si accumuleranno tante di quelle scadenze che manco in un anno di lavoro si sono mai viste.
Avrai tanto di quel lavoro concentrato in due settimane che manco in cinque anni ne hai visto così tanto. E dovrai farlo. Da sola, perché i colleghi saranno già in ferie e ci sarà anche qualcuno che si è preso il cagotto con l'alga tossica perché, ogni estate che si rispetti, in ogni parte del mondo, c'è un'alga tossica.
E non importa se per tutto l'anno non hai preso neanche mezzora di permesso per andare a fare la ceretta o per accompagnare la nonna al cimitero e hai sempre chiuso tutto il lavoro da fare con largo anticipo: loro -le scadenze- saranno lì e farai una corsa contro il tempo per riuscire a chiudere tutto prima di prendere l'aereo. O la nave. O il pullman. O il treno. O quello che vi pare.

Prima di partire per le vacanze ti spalmerai chili e chili di Somatoline per ridurre la buccia d'arancia, proverai costumi da bagno dell'anno prima che ti faranno rimpiangere di non aver prenotato un hotel in Trentino invece che in Sicilia, in Sardegna, in Puglia o ovunque abbiate prenotato.
Ti comprerai una crema miracolosa che promette di farti avere la pancia piatta in cinque giorni e cinque notti.
Camminerai a passo svelto -che altrimenti non serve a niente- per smaltire quei 18 kg che ti restano per superare la prova costume.


Alla fine, correrai a comprare un costume nuovo (facciamo anche due, anche tre), di quelli che promettono di ridurre la pancia e i fianchi che non si sa manco come dovrebbero fare considerato che parliamo di un cm quadro di stoffa.

Prima di partire per le vacanze ti contatterà chiunque per assegnarti dei progetti fighissimi, ma talmente fighi che non lo hai neppure mai visto un progetto così figo. E quel qualcuno vorrà una risposta nel più breve tempo possibile perché deve organizzarsi, quindi finirai per leggerli la notte sti benedetti progetti.

Prima di partire per le vacanze, ti si romperà il televisore 50 pollici nuovo di zecca, dovrai chiamare l'assistenza e dovrai pregare, scongiurare, metterti a piangere affinché se lo vengano a prendere prima della data di partenza. E dovrai accertarti che qualora fosse pronto prima del tuo rientro non lo vendano all'asta della Caritas.
Avrai il frigo da svuotare perché non sia mai durante la tua assenza venga un blackout, si sciolga tutto, l'acqua gocciolante mandi in corto circuito tutto l'impianto elettrico di casa e quando tornerai ti ritroverai in una situazione di merda.

Prima di partire per le vacanze, tutte le agenzie immobiliari che hai contattato nei mesi precedenti ti chiameranno, manderanno mail, ti busseranno alla porta perché sono uscite fuori decine di case che rispecchiano i criteri che hai stabilito tre anni fa per la casa dei tuoi sogni. E ovviamente avranno tutte fretta di concludere l'affare del secolo (probabilmente per loro, ma tant'è).

Prima di partire per le vacanze ti renderai conto che hai perso il libretto sanitario del cane, requisito imprescindibile per portarlo con te, o che hai perso la tua carta d'identità (ah no, quella l'ho persa un mese prima di fare le pubblicazioni di matrimonio) o quella di tuo marito. O dei tuoi figli se ce l'hai.

Prima di partire per le vacanze ti stancherai come non ti sei mai stancata negli ultimi otto mesi, ti incazzerai, litigherai anche con il piccione che -incurante dei tuoi nervi a fior di pelle- si poggerà sulla ringhiera del tuo terrazzo.
Prima di partire per le vacanze avrai bisogno di una vacanza per riprenderti dallo stress pre ferie, ma non potrai farla e ti incazzerai ancora di più.


Su su che le ferie arrivano. Io sto contando i secondi.

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mercoledì 28 giugno 2017

Smettere di fumare: lo sto facendo bene (o almeno spero)

Smettere di fumare è credo una delle cose più difficili del mondo. Facciamo la più difficile.
Ok, forse la dipendenza da droga è peggio, ma di quella non sono molto esperta, fatta eccezione per quello che mi ha insegnato Christiane F.
Si, ho letto a ripetizione il suo libro per almeno dieci anni. Adesso ho smesso.

Era l'una e mezza di notte e guardavo le stelle in terrazza con Marito.
Ho acceso e fumato una sigaretta, senza sapere che sarebbe stata l'ultima.
Che poi chissà se quella lì sarà davvero l'ultima sigaretta della mia vita.
Quando l'ho spenta, ho detto: "Smetto di fumare" e Marito mi ha riso in faccia.
Ho preso più seriamente io la sua decisione di diventare vegetariano mi sa.

Non ho più acceso una sigaretta da quella sera e considerate che vivo con un fumatore che fuma lo stesso tabacco che io ho fumato per anni. 
Usa le stesse cartine. 
Usa gli stessi filtri.
Rolla le sigarette come le rollo io.
Considerate anche che fumo da sempre.
Per due giorni ho messo in borsa il mio portasigarette -quello che avevo perso e poi è stato sostituito da uno identico- ovviamente pieno di tutto il necessario: tabacco, cartine, filtri, accendino.
Alla fine, non l'ho neanche guardato il portasigarette, ma sapere di averlo lì mi rendeva sicura.

Mi hanno consigliato di comprare la sigaretta elettronica, sono entrata in un negozio, ho chiesto informazioni, mi sono confusa -io pensavo ce ne fosse un tipo solo, al massimo due- e sono uscita a mani vuote.
Un paio di giorni dopo ho preso un' incazzatura di quelle che ti fanno venire voglia di sparare sulla folla (no, non ho l'abitudine di sparare sulla gente, è solo per dire) e volevo fumare. 
La voglia di sigaretta è durata cinque secondi scarsi, ma non si sa mai quindi ho preso Marito, cane e portafogli e sono corsa a comprarmi sta benedetta sigaretta elettronica che no, non fa bene sicuramente, ma sapere di averla mi fa sentire meglio.
E poi ha le lucine colorate. Si puo scegliere di che colore farla illuminare, mica pizza e fichi.
Io per il momento ho scelto il color piscina, che altro non è che un turchese brillante, ma non avevo cuore  di dire alla gentile signora del negozio che il color piscina non esiste. 
E comunque il colore delle lucine posso cambiarlo in qualsiasi momento.

Lucine a parte, sigarette non  ne ho più toccate. Vero è che è passata soltanto una settimana e no, non me la sento di dire tutta contenta che ho smesso di fumare che poi queste etichette definitive mettono ansia e con l'ansia viene voglia di sigarette e poi è la fine.
Io non so se davvero non toccherò mai più una sigaretta, ma lo spero.
E posso dire che, negli anni, a nulla è servito vedere le immagini terrorifiche (si dice terrorifiche?) dei pacchetti di sigarette e di tabacco, così come non è servito mio padre che mi diceva di smettere di fumare elencandomi tutte le possibili morti atroci in cui potrebbe incorrere un fumatore.
Che poi eh, di solito la spaccamaroni è mia madre.
Un fumatore sa quali sono i rischi connessi al fumo. Sa tutto, ma proprio tutto. E nonostante ciò fuma lo stesso.
È scritto ovunque, cominciano a dirtelo in seconda elementare quando una sigaretta non sai manco cosa sia,  esistono libri, depliant, qualsiasi cosa. 
Ma un fumatore è capace di ignorare qualsiasi cosa. 
Un fumatore vuole solo fumarsi la sua bella sigaretta, soprattutto  sorseggiando uno Spritz o dopo il caffè. Soprattutto dopo il caffè.
Io praticamente non prendo più manco il caffè che tanto fa male al mio fegato malconcio, sai mai che mi venga voglia do sigaretta.

L'unico modo che ha un fumatore per provare a smettere di fumare è volerlo.
(Mi sento molto sciamano della foresta con queste massime così profonde).

Una mia amica ha smesso di fumare un anno e mezzo fa circa.
Mi ha raccontato che i primi giorni tremava tanto aveva voglia di nicotina, ma mi ha anche detto di quanto è bello essere liberi da questa schiavitù, mi ha decantato i benefici per il corpo, per la pelle.
È passata una settimana e io non ho più le dita delle mani macchiate di giallo. Sono commossa. No davvero, è una cosa piccola piccola, ma mi rende felice.
Non so se è suggestione, ma mi pare persino di avere più fiato per fare le scale. E anche per camminare per chilometri con il cane.

Nell'attesa di sapere cosa succederà, vado a svapare -ho scoperto che si dice così- la mia sigaretta elettronica con dentro un liquido gusto crema pasticcera.
Si, crema pasticcera, avete capito bene.


In attesa di mangiare -a chili- le sigarette di ricotta che fanno a Palermo. Di queste credo che non mi verrà mai voglia di farne a meno.
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martedì 27 giugno 2017

Perché Anzio è famosa? E perché io consiglio di andarci?

"Perché Anzio è famosa?" è una domanda che vi siete fatti anche voi, vero?
Magari l'avete sentita nominare per caso e vi siete chiesti quando ne avevate già sentito parlare.
Avete presente quelle cose che sapete -perché fidatevi lo sapete- ma sono sepolte da qualche parte nei cassettini della memoria? 
In ogni caso, per chi non lo sapesse, Anzio è famosa per lo sbarco degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Si, è per questo che il nome vi era familiare.
Se siete poco poco meno colti, ci passava le vacanze uno tra Babi e Step -scusate, ma non ricordo chi- anche se, ecco, la Seconda Guerra Mondiale fa parte degli argomenti dell'istruzione di base.

Io comunque amo Anzio: mi piace da morire, è uno dei posti più belli del litorale romano.
Il mare è quello del litorale romano, appunto, quindi ecco, non vi aspettate chissà che cosa, però l'acqua è più pulita che altrove, la sabbia non è particolarmente scura, la spiaggia pullula di simpatici granchi pronti ad azzannarvi le dita dei piedi, si mangia dell'ottimo pesce fresco (alla faccia del marito vegetariano) e ci sono tante bellissime bancarelle (che io adoro).
Tutto questo d'estate, d'inverno dubito ci sia qualcosa, a parte il mare che dovrebbe rimanere lì, ma sai mai.

Mettici quindi una domenica pomeriggio e un'amica storica che ti conosce come le sue tasche e la malsana idea (di entrambe, eh) di voler fare una gita a Civita di Bagnoreggio sotto al sole cocente che già, detta così, provoca svenimenti e cali di pressione.
"Ma se andassimo ad Anzio?"
Considerate che lei a Roma ci è venuta a vivere da poco, eh. É venuta per me, anche se non lo dice. Erano anni che le rompevo le palle: "Ti prego, ti prego, ti prego, vieni a vivere a Roma". E alla fine, mi ha accontentata.
Comunque, alla fine Anzio fu. Mi sono giocata la carta del pesce fresco.

Io di solito vado in spiaggia, ci sono tantissimi stabilimenti uno più carino dell'altro, per due lettini e un ombrellone siamo sui 30€ che a me prende malissimo pagare queste cifre, ma tant'è.


 Se per caso non avete voglia di andare in spiaggia (sappiate che io vi capisco, fa caldo, si suda e c'è la sabbia che si infila ovunque), una buona idea può essere quella di camminare sulla spiaggia al tramonto quando non c'è praticamente più nessuno.







Se proprio non vi piace camminare sulla sabbia, una cosa da vedere c'è ed è il cimitero americano.
É davvero curatissimo, fa quasi impressione: ci sono le tombe di tutti coloro i quali sono morti lì tra il 1939 e il 1945, anche se in realtà sarà anche il cimitero americano, ma di americano non c'è seppellito praticamente nessuno, sono quasi tutti inglesi (ma questo è un dettaglio).
C'è anche un libro con le firme di tutti i visitatori, io e la mia amica ci siamo perse a leggere i commenti perché proprio prima di trovare il libro pensavamo a come -per i parenti di questo soldati- dovesse essere stato difficile venire fino ad Anzio sulla tomba dei loro cari.
E invece ci sono tanti commenti di nipoti, figli, parenti a vario titolo. Fa riflettere, ma non metto bocca sulle riflessioni di ognuno perché siamo tutti diversi. Per fortuna.


É curioso che dopo aver visitato il cimitero, arrivate in spiaggia, ci siamo trovate davanti questo soldatino abbandonato a riva.


Se avete voglia c'è anche il Museo dello Sbarco, noi però non ci siamo andate perché ci siamo lasciate distrarre dalle bancarelle piene di collane bellissime.

Il cibo merita tantissimo.
Se andate al porticciolo, ovunque vi giriate ci sono ottimi ristorantini di pesce. E il pesce merita, oh se merita.


Noi abbiamo scelto l'Asticiotto perché a me piaceva il nome. Cibo ottimo e prezzi bassissimi che per dirlo io che sono abituata a mangiare pesce in Sicilia dove praticamente te lo tirano dietro, vuol dire che si paga proprio poco.





Su circa venti portate di antipasto e due primi, sono riuscita a fotografare solo questi perché avevo troppa fame.
L'ho già detto che il pesce era buonissimo? E freschissimo? E che si paga pochissimo?

Quello che non ho detto è che il personale di sala non si è perso d'animo quando sono stati informati delle mie allergie e anzi, hanno sistemato alcune portate degli antipasti per permettere anche a me di mangiare. E credetemi che non è da tutti.

Da non sottovalutare il fatto che andando ad Anzio il fine settimana potrete anche passare il tempo  seduti sul muretto del lungomare guardando flora e fauna del luogo: le risate, in molti casi, sono assicurate.
(Lo so, sono una persona orribile, vado a mettermi faccia il muro per venti minuti).



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