mercoledì 7 dicembre 2016

La lettera di mancato completamento del periodo di prova

Io quel lavoro pubblico alla fine l'avevo accettato, avevo messo dentro ad una scatola i miei sogni, ma questa scatola non l'ho chiusa troppo bene.
Avevo deciso che ogni tanto è giusto essere razionali. 
Ieri è arrivata la lettera che non ho superato il periodo di prova perchè sono malata.
C'era scritto proprio così. "Siccome sei in malattia non puoi lavorare per noi, quindi non superi il periodo di prova". O qualcosa del genere.
Io avevo accettato questo lavoro, poi c'è stato l'ospedale, il ricovero (breve, molto breve), la diagnosi completa, ma non del tutto perchè manca ancora un esame. 
C'erano state le mie lacrime di dolore, la vergogna di non essere capace di muovere due passi senza di Lui, il supporto degli amici, la preoccupazione dei miei genitori.
Non l'ho fatto apposta, mi sentivo in colpa.
E poi è arrivata questa lettera. 
Sono andata a prenderla di persona, facendo fatica a camminare, con Lui che mi aspettava fuori perchè senza Lui, in questo periodo, sono persa.
Lei aveva la faccia mortificata, non sapeva che dirmi, io ho chiesto dove dovessi firmare. Firma per ricevuta si chiama.
"Io vi capisco, non devi sentirti in colpa"
"Mi dispiace"
"Sai, io adesso penso alla mia salute, è qualcosa di brutto"
Ho visto la sua faccia diventare bianca.
"No, non quel qualcosa di brutto che pensi tu". O quanto meno non che io sappia in questo momento che, in fondo, resto sempre un'ipocondriaca livello superstar.
"Ma cos'hai?"
"C'era scritto sul certificato dell'ospedale"
"Era un certificato dell'ospedale?"
Non ho risposto, era si un certificato dell'ospedale, è lì che mi hanno rivoltata come un calzino per cercare di capire il perchè di tutti questi dolori, il perchè non riesco più a mangiare nulla. E io quel certificato ve l'ho mandato.
Ci hanno provato a capire e ci sono praticamente riusciti. L'ultimo esame lo facciamo perchè è giusto farlo, vedremo se ci saranno novità.
Sono stati chiari: devi stare a riposo, non ti devi muovere, stai a letto, sul divano, non fare sforzi.
E io sforzi non ne ho fatti, sono rimasta a casa.
Le mie amiche sono andate a mangiare il sushi senza di me e a me veniva da piangere perchè io il sushi me lo sparerei endovena, ma io so che prima o poi l'intera produzione di pesce crudo del paese me la mangerò in una sola sera perchè io non posso mangiare e devo stare a casa. 
"Sai, qui è successo di aver assunto gente che si presentava solo un giorno e poi si faceva fare i certificati dal medico di base e non si faceva più vedere per mesi"
E io ho pensato alla mia dottoressa, a cui mando i messaggi su Whatsapp, che mi chiede come sto, a cui invio i referti tramite chat e che ha sempre una parola di conforto.
Penso al mio vecchio medico di base, quello di Palermo, a cui voglio un gran bene, che ha detto a mio padre che se ho bisogno anche solo di due parole per stare più tranquilla, posso chiamarlo a qualsiasi ora. Lui Whatsapp non ce l'ha. Quando l'ho dovuto lasciare ero disperata.
Nessuno di loro due ha mai fatto un certificato che dicesse che stavo male se stavo bene. 
Nessuno di loro due si è mai rischiato di dichiarare una cosa senza esserne sicuro.
"O vieni tu da noi o vengo io da te" mi hanno sempre detto.
Ho firmato questa lettera, due chiacchiere, li ho congedati con tante belle parole che io con le parole sono brava, dicono.
Lui mi aspettava, ha visto la lettera e mi ha detto che non mi vedeva con un così bel sorriso da giorni.
"Fregatene" mi ha detto Lui.
"Fregatene" mi ha detto mia madre.
"Fregatene" mi ha detto mio padre.
"Fregatene" hanno detto i miei amici.
Qualche giorno fa, un uomo di televisione -come lo chiamo io- mi ha detto che il nostro mondo è diverso da tutti gli altri. E forse aveva ragione.
Ed è stato così che oggi mi sono messa a studiare. Avevo cominciato a farlo nei giorni scorsi: pc, quaderno, libro e pigiama. 
A studiare per una posizione che ho considerato troppo su per me e, per la quale, ho dovuto già affrontare due colloqui. Un'ora abbondante di colloquio a botta. Me ne manca uno, da sostenere in una lingua che non è la mia. Io non lo so mica se reggo un'ora a parlare in una lingua che non è l'italiano.
Io che sono sempre tanto scaramantica e non dico mai un tubo a nessuno, lo sto addirittura scrivendo.
Poi sono arrivate altre due proposte, nello stesso giorno della lettera. Ho tempo, posso prima riprendermi.
Domani inizia ufficialmente il periodo natalizio, io amo l'inverno, amo il Natale.
Domani la mia amica ha organizzato la prima cena di Natale dell'anno, a prova di malata. Lo ha fatto per farmi contenta, mi ha bocciato solo il brodo di gallina che fa tanto Jiingle Bells.
Stamattina ho ricevuto un pacchetto dalla Germania con due addobbi per l'albero di cui mi sono follemente innamorata.
Mia madre mi ha chiesto di spedirle la lista con le richieste per il pacco terrone da spedirmi. Poi mi ha mandato la foto di una maglia che mi ha preso. C'è anche una collana abbinata.
Abbiamo prenotato l'hotel per Jesolo 2017 che è l'appuntamento italiano più importante dell'anno, ginnasticamente parlando si intende.
E io non so com'è che mi è presa sta botta di ottimismo in questo periodo, ma la mia prima lettera di mancato superamento di prova è già un lontano ricordo. Eppure era solo ieri.


Nb. A questo post, non sono ammessi commenti che dicono "mi dispiace", altrimenti poi mi sembra un post di autocommiserazione e mi pento di averlo scritto.
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martedì 6 dicembre 2016

La verità, quasi tutta la verità, sulla Sicilia

Non abbiamo l'uomo con lupara e coppola davanti la porta di casa.
Comincio così a causa di un vecchio trauma. Avevo diciassette anni, ero in un paese dell'entroterra marchigiano quando una donna di quarant'anni mi chiese se avevamo sto benedetto guardiano davanti casa con lupara e coppola.
Abbiamo l'acqua in casa, ci laviamo e cuciniamo. Annaffiamo pure le piante se per questo.
Poi forse qualcuno non ce l'ha (nessuno che conosco, però), ma nemmeno in Brasile vivono tutti nelle favelas, giusto? Quindi perchè noi dovremmo vivere tutti senz'acqua? Ah si, l'ha detto la tv.
Non ho amici mafiosi e non frequento nessun affiliato di Totò Riina. Non che io sappia comunque.
Che poi non è che la gente viene lì e ti dice: "Piacere, sono Tanuzzo, professione mafioso".
La leggenda narra di corpi di gente che avrà fatto qualche sgarro (e non a qualche industria di caffè) tra i pilastri portanti dei palazzi. Non ho però mai smurato l'appartamento di nessuno, quindi io sti cadaveri -che ormai immagino siano scheletri- non li ho mai visti.
Ci sono gli spacciatori, ma non saprei dirvi dove si trovano. Forse esiste qualche app che lo segnala.
C'è poco lavoro e conosco persone che lavorano o hanno lavorato a nero.
L'università, almeno quella di Palermo, non era tra le migliori, almeno quando la frequentavo io. Tanta, tantissima teoria e zero poca pratica
E' per questo che molti di noi se ne vanno. Solo che poi, per le vacanze, vogliamo tornare.
Tornare a casa costa. Tantissimo.
Le compagnie aeree fanno cartello (no, la Colombia non c'entra niente) , a ridosso delle feste e delle elezioni i biglietti aerei sono inavvicinabili. Un biglietto aereo può costare anche 400€ a tratta.
Se lo prenotate per tempo, ve la cavate anche con 200€ a tratta.
Molte compagnie aeree sono state multate nel corso degli anni, ma non è mai cambiato niente.
Non abbiamo continuità territoriale. Abbiamo lo sconto sulle navi, per residenza o per nascita.
Lo sconto si può estendere anche a chi vive con te, ma questa è una novità, prima non si poteva.
La nave costa comunque un boato, l'ultima volta tra andata e ritorno abbiamo speso quasi 1000€. Con lo sconto, eh.
Non abbiamo treni che dal continente arrivano in Sicilia, un tempo c'erano, poi per rispetto della dignità umana li hanno tolti.
Quando diciamo Villa non intendiamo una villa a tre piani, ma Villa San Giovanni, dove si prende il traghetto che dalla Calabria porta in Sicilia, a Messina. Con l'auto, quei 3 km scarsi di traversata costano  38€, ma per i residenti c'è un forte sconto che vi cambierà la vita facendovi pagare soltanto 37€. A tratta ovviamente. A piedi, costa quanto il biglietto dell'autobus.
La compagnia di navigazione si chiama Caronte e questo fa ben intendere che voi mettete piede su quel coso galleggiante, dovete lasciare ogni speranza. Dove non si sa.
La Caronte non si ferma mai, è attiva h24, ma spesso toccherà fare la fila. 
Essere la prima macchina che non riesce ad entrare nel traghetto e deve aspettare quello successivo fa rodere il culo.
A Villa San Giovanni, fino a qualche tempo fa, c'era un bel cartello con scritto Italia che indicava, appunto che lì iniziava l'Italia, un pò come quelli che trovate a Chiasso, giusto per farvi capire di che cartello stiamo parlando.
Un pò più avanti, c'era anche un bel cartello con scritto "Benvenuti in Italia".
Se ve lo state chiedendo, là dove c'era quel cartello, ci passavano solo quelli che sbarcavano dal traghetto proveniente da Messina, passaggio obbligato.

Stretto di Messina
Dopo tante proteste e tanta indignazione (sul web trovate parecchie info), è stato rimosso. A me, comunque, non dava nessun fastidio.
Abbiamo ancora il binario unico, ma stanno costruendo il secondo binario. Da qualche parte c'è già, ma diamogli tempo.
Le autostrade ci sono, ma non ovunque sono belle e grandi. Sono gratuite.
Le uniche autostrade che si pagano soni quelle che vanno da Cefalù a Messina e da Messina a Catania. E viceversa, eh. 
Questa autostrada è stata inaugurata non troppo tempo fa, prima toccava farsi la statale, passare da tanti bellissimi paesi e ci si mettevano anche sette ore. Per fare 200 km.
Quando vi riferite ad un siciliano chiamandolo siciliano, probabilmente lo irriterete moltissimo. Noi non siamo tutti uguali.
Prima di tutto, tra città e paesi passa un mondo. 
E poi, beh poi, cercate di capire. Io, per esempio, sono palermitana e non sono come catanesi e messinesi. Loro parlano brutto, per dirne una.
E dicono arancino invece di arancina. E non hanno arancine tonde o ovali, hanno arancini a punta. A PUNTA, non so se mi spiego.
E noi non abbiamo la granita, quella che trovate a Palermo la trovate anche a Milano. La granita, quella vera, la trovate a Messina e va mangiata con la brioche col tuppo. Le loro brioche sono gialle dentro, le nostre sono più chiare.

Brioche messinese col tuppo a pasta gialla
Le loro brioche sono anche più buone secondo me, ma sappiate che quest'ultima frase si autodistruggerà dopo che lo avrete letto e mai, mai, mai io ammetterò di avere scritto una cosa del genere.
I catanesi non sono nemmeno come i messinesi, provate ad andare da uno di Catania e dirgli che è come uno di Messina. Probabilmente vi sparerà, ma quel punto, sappiate che ve la siete cercata.
Io non sono nemmeno come un agrigentino, loro sono del sud, io del nord e, si sa, da che mondo a mondo, quelli del nord e quelli del sud non sono mica uguali.
Ennesi e nisseni boh, non ne ho mai visto uno, forse non esistono.
I trapanesi sono forse quelli più vicini a noi palermitani. Forse. Comunque nel dubbio noi siamo più belli.
Ci sarebbero anche Ragusa e Siracusa -che in Sicilia mancano tante cose, ma non si può dire che ci mancano le province- ma sono lontane. Molto lontane. 
Abbiamo dialetti diversi, basta spostarsi di poche decine di chilometri e parlano un'altra lingua.
Il dialetto di mia madre -che è originaria di un paese a 50 km da Palermo- è diverso da quello dei palermitani. Io sono palermitana, ma dialetto ne parlo molto poco, anche se lo capisco.
Abbiamo piatti e prodotti tipici diversi, molto diversi, diversissimi. Per dire, il pistacchio con cui tutti state in fissa è di Bronte, quello buono buono buono. 
Abbiamo paesaggi diversi, molto diversi, diversissimi. Il mare non è ovunque, ci sono anche le montagne. In ogni caso, il mare e le spiagge sono diverse ovunque, ce n'è per tutti i gusti. Al Fidanzato piacciono quelle del litorale africano, per dire.

Spiaggia di Selinunte
Da qualche parte c'è anche la neve più spesso di quanto io stessa potessi immaginare.
Abbiamo pochissimi fiumi e laghi, ma tanti vulcani, attivi per giunta. La Sicilia è zona sismica, molto sismica.
Qualcosa, negli anni, è anche andato distrutto causa terremoto, a volte si è ricostruito, altre volte una bella colata di cemento (probabilmente quello risparmiato nei pilastri portanti dei palazzi di Palermo) e si ricostruisce un pò più in là.

Gibellina vecchia - Cretto di Burri
La Sicilia è l'isola, io quindi sono isolana e ci tengo pure a mantenere questo status. Però poi ci sono le isole dell'isola, in pratica stando a quelli che ne sanno, la Sicilia è l'isola maggiore e poi ci sono le isole minori, che sono tante. Per raggiungerne qualcuna, ci vogliono più ore di navigazione che per andare a Napoli da Palermo in nave, però il biglietto costa meno, eh.

Isola di Favignana
In Sicilia, nei secoli, sono passati greci, romani (va beh, quelli sono passati ovunque), arabi, normanni, angioini, spagnoli, borboni, l'asinello, il bue e i re magi. 
C'è tanta arte, tantissima, tutta diversa. A me piacciono le cupolette rosse, per dirne una.

Valle dei Templi
E io lo so che voi i siciliani ve li immaginate piccoli e neri, ma noi siamo stati dominati da chiunque -no, non mi riferisco a bondage e sadomaso- e ho idea, per dire, che arabi e normanni non abbiano proprio le stesse caratteristiche fisiche.
Quindi, noi non abbiamo standard di razza, niente pedigree (però abbaiamo). Siamo mischiati, ci sono i biondi con gli occhi azzurri, i rossi con gli occhi verdi e, si, ci sono anche quelli piccoli e neri.
Ci sono anche quelli piccoli e neri con gli occhi azzurri. O verdi. Insomma, un casino.
Io sono un mix venuto male e sono chiara chiara come la neve (ma voi non lo sapete perchè spendo tanti soldi in fondotinta e fard) e ho occhi e capelli scurissimi. E le lentiggini, quelle non dimentichiamole.


Io di cose da raccontarvi ne avrei ancora tantissime, ma le dita non ce la fanno più a battere sulla tastiera.
Se avete ancora voglia di leggere, vi segnalo qui e qua e quo (manca Paperino, in effetti) trovate qualcosa su Palermo, mentre qua e qui qualcosa sulla mafia, tutto secondo il mio punto di vista ovviamente.
Appena le dita si riprenderanno, tiro fuori qualcos'altro. Lo giuro sulle arancine a punta.



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lunedì 5 dicembre 2016

Quella cosa chiamata democrazia

Una sera di Novembre del 2011, io e Fidanzato eravamo in macchina di ritorno dall'aeroporto di Ciampino. Avevamo trascorso quattro giorni a Parigi, lui non c'era mai stato, io innumerevoli volte e con perfetto tempismo, gli avevo regalato questo viaggio.
Ai tempi lavoravamo insieme, lui quel giorno era a casa di riposo, io invece ero a lavoro. Era l'11 Ottobre, le 11 del mattino. Ero andata dal capo, si chiamava Simone, e gli avevo chiesto ferie per me e per lui. "Però non gli dire niente, eh, voglio fargli una sorpresa".
Simone aveva tanti difetti, ma da questo punto di vista era un complice perfetto.
Avevo fatto i biglietti aerei, prenotato l'hotel e aspettavo le 19.30 per tornare a casa e dargli il suo regalo.
Alle 11.30, Fidanzato mi aveva telefonato: "Vieni a casa di mia madre"
"Che è successo?"
"E' morto mio padre"
E io mi ero sentita una merda.
Ero arrivata a casa di sua madre prima di lui, lo aspettavo con un nodo in gola e gliel'ho detto subito:" Ti ho preso i biglietti per Parigi un'ora fa, scusa".
A Parigi poi ci eravamo andati comunque e quindi quella sera di Novembre, eravamo in macchina di ritorno dall'aeroporto di Ciampino.
Ai tempi, nessuno di noi due aveva uno Smartphone, avevamo staccato da tutto e da tutti e ci eravamo goduti la nostra vacanza.
Avevamo acceso la radio mentre tornavamo a casa ed avevamo scoperto che il governo Berlusconi era caduto e non avevamo più un presidente del consiglio. Quello che è venuto dopo quelle dimissioni, ce lo ricordiamo tutti.

Ieri sera, ho guardato gli exit poll del referendum, non ce l'ho fatta ad aspettare il risultato definitivo, ero stanca.
"Vediamo domani che succede". Oggi è quel domani.
Stamattina mi sono svegliata alle 7, ho preparato la colazione e sono tornata a letto con la mia tazza e il mio cellulare, l'ho acceso e ho scoperto che il NO aveva vinto e che Renzi si era dimesso.
Ho guardato il video del suo discorso e mi è piaciuto quello che ha detto.
Io non parlo mai di politica, ma dovete sapere che Renzi non mi ha mai fatto troppa simpatia, ma tant'è.
E ammetto anche che ero convinta che non si sarebbe dimesso davvero, invece l'ha fatto e io ho apprezzato la coerenza. Sul serio, eh.
Ho molto apprezzato anche gli italiani che sono andati a votare che detta così, pare una minchiata, ma considerato il grande astensionismo degli ultimi anni, mi sembra comunque un grande risultato. 
Quasi il 70% degli aventi diritto, come dicono in tv, si è recato alle urne e ha espresso la propria preferenza. Tanta roba, eh.
Io a votare ci sono andata a ora di pranzo, anche se faccio una gran fatica a reggermi in piedi, ho fatto la fila e credetemi, la fila non la facevo da quando accompagnavo mia nonna a votare e avevo dieci anni.
Un signore è venuto a votare con il suo bulldog inglese che provava a leccare tutti i presenti. 
Ho scambiato due chiacchiere con una signora, in fila come me, che avrà pensato che fossi una pigra o un'ottantenne travestita da balda giovinotta, visto che ho dovuto aspettare seduta su una sedia onde evitare di collassare.
Comunque, dopo aver ascoltato il discorso di Renzi che mi è piaciuto (l'ho già detto, vero?), mi sono caduti gli occhi su tanti, troppi post di Facebook che mi hanno pure fatto passare la simpatia per l'ex sindaco di Firenze ed ora anche ex premier. Una vita da ex, insomma.
Chi ha votato NO, sostiene che chi ha votato si sia un imbecille.
Chi ha votato SI, sostiene che chi ha votato no sia un cretino.
E  sono stata gentile, eh, perchè ho letto di peggio, molto peggio, ma io sono una signorina educata e non ripeterò gli improperi letti, non su queste pagine almeno.
La verità è che se avessimo tutti la stessa opinione, non ci sarebbe bisogno di votare.
Saremmo tutti una massa di automi, programmati per pensarla uguale su tutto.
Io ho letto le ragioni del si e quelle del no prima di votare.
Ho letto la Costituzione e le modifiche che volevano fare, che noi avremo pure la Costituzione più bella del mondo, ma non so voi, io non l'ho mai letta tutta. 
Cioè, non è che sul comodino tengo la Costituzione italiana e leggo un articolo a sera. 
In questa casa, ci siamo confrontati, alla fine abbiamo votato la stessa cosa. O almeno così pare che sai mai che il Fidanzato sia un franco tiratore e ha detto di votare una cosa e poi ne ha votata un'altra. Non lo saprò mai, mi sa.
E poi chissà, magari il suo voto l'hanno cancellato gli immigrati assunti a nero per cancellare i voti e per poi spedire le gomme utilizzate all'estero, per fare sparire le tracce. 
Insomma, io non sono convinta che chi ha votato diversamente da me sia un cretino, credo solo che abbia un'opinione differente dalla mia, valida quanto la mia.
Non m'interessa granchè di come ci sia arrivato ognuno degli aventi diritto al voto (oh come mi piace citare la televisione) a quell'idea e quella scelta di voto.
Mi interessa che si possa ancora scegliere democraticamente, che si possa ancora andare alle urne e dare il proprio contributo ad una decisione che potrebbe cambiare le sorti della propria città o del proprio paese o di quello che è, a seconda del tipo di elezione.
Mi interessa che ognuno di noi possa esprimere la propria idea, nel segreto dell'urna.
Quando ho compiuto 18 anni era Aprile. A Giugno di quello stesso anno, siamo stati chiamati al voto, non mi ricordo nemmeno più per cosa, ma ricordo benissimo l'emozione della mia prima tessera elettorale che ho ancora conservata a casa dei miei genitori.


Mi ricordo che mi sono sentita importante.
Mi sono sentita grande.
 La stessa sensazione l'ho provata solo quando ho preso la patente, ad Ottobre di quello stesso anno.
Potevo votare e guidare, ero ufficialmente adulta. O almeno così mi sembrava allora.
"Quindi il mio parere conta" avevo pensato con la mia tessera elettorale nuova di zecca tra le mani. Ero anche un pò emozionata perchè, grazie a quelle elezioni, avevo rimesso piede nella mia scuola elementare, ero andata a vedere la mia classe e mi era scesa la lacrimuccia. 
Che poi, adesso, se ripenso a quella me diciottenne penso ad una cretinetta, eh.
Eppure, mi piace la democrazia, mi piace pensare che tutti possono votare ed esprimere un parere, anche una cretinetta diciottenne come ero io dodici anni fa.

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venerdì 2 dicembre 2016

Il senso di colpa della collega che non vorreste avere

Io sono la collega che non vorreste avere.
Sono precisa e pignola. No, non è vero: sono cacacazzi.
Sono di quelle che non arriva in ritardo, anni di turni mi hanno insegnato che se non si arriva puntuali, qualcun altro non può andarsene a casa.
Vado via puntuale, però, perchè non regalo il mio tempo a nessuno. Discorso diverso è se è pianificato uno straordinario o se c'è un imprevisto.
Il lavoro va fatto, senza se e senza ma. In fondo, mi stanno pagando per fare quella cosa.
Le scadenze non si rimandano.
I nullafacenti mi danno fastidio.
Chi si scorda di avvisare che non verrà a lavoro, lasciando i colleghi a contorcersi dal dubbio che sia successo qualcosa, pure.
Mi ammalo poco, in quasi dieci anni di lavoro ho prodotto solo tre certificati di malattia, anche perchè sono particolarmente sfigata brava a stare male quando sono libera. Non so se è un caso.
Continuo o il quadro della perfetta cacacazzi è completo?
Alla fine, comunque, quel lavoro pubblico l'ho accettato, se sarà per sempre non lo so, ma per il momento va così. 
Ho firmato il contratto, ho fatto due giorni di formazione, ho iniziato a lavorare e dopo tre giorni.. SBAM! Ospedale, ricovero, certificato di malattia inviato dal medico di pronto soccorso senza darmi manco il tempo di dire qualcosa.
Stamattina ho fatto un'ulteriore visita, il mio certificato di malattia è stato prolungato e mi hanno già detto che probabilmente verrà prolungato ancora perchè ci vuole tempo. S
Si, proprio così, ci vuole tempo.
Ho mandato un messaggio al capo, l'ho informato e mi sono sentita piena di sensi di colpa.
Loro non lo sanno che io sono precisa, almeno sul lavoro.
Non mi conoscono da abbastanza tempo.
A casa non passo l'aspirapolvere e non lavo i piatti, ma a lavoro ci vado. 


Non porto nemmeno fuori il cane se non costretta dagli eventi, ma sono tutto fuorchè assenteista.
Mi sembra di creare problemi agli altri. 
Mi sembra di rubare lo stipendio.
Mi sembra di non fare quello che dovrei fare, che di sicuro non è stare sul divano o a letto.
Mi sembra di essere nullafacente come quelli che mi sono sempre stati sulle palle.
Mi sembra di essere poco seria.
E io lo so che mi direte "che te frega" perchè me lo hanno già detto in tanti, ma oggi va così.


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mercoledì 30 novembre 2016

Anche se ho ciglia corte e lentiggini

Ieri sera ho fatto un bagno caldo, puzzavo ancora di ospedale, il viso completamente struccato, gli occhi ancora gonfi.
Sono uscita dalla vasca e mi sono fermata davanti lo specchio: guardavo le mie ciglia, non avevo mai fatto caso fossero così corte.
Ho sempre il mascara, tanto mascara, da quando una sera di tanti anni -era la sera della mia festa di laurea- in una stanza di un appartamento di studenti a Bologna, Claudia mi disse che con il mascara ero bonissima. Si, usò proprio la parola bonissima.
Se volete sapere chi è Claudia, cliccate qui.
Poi ho fissato le lentiggini, che copro perchè non mi piacciono. Forse odio tanto l'estate perchè loro diventano prepotenti e si mostrano in tutta la loro bruttezza.
Mi guardavo e pensavo che sono fortunata.
Ho ciglia corte e tante odiose lentiggini, ma sono fortunata.
Lo sono perchè ho un telefono che squilla e dei telefoni da fare squillare.
Ho qualcuno che si preoccupa per me e qualcuno di cui preoccuparmi, qualcuno che mi vuole bene e qualcuno a cui volere bene.
Sono stata male e ho avuto paura, ma il mio telefono è squillato. 
Qualcuno era arrabbiato perchè io sono così: se sto male non lo dico, non voglio fare preoccupare. Avviso quando tutto è finito e forse faccio preoccupare ancora di più. 
Sono fortunata perchè so cosa vuol dire volere bene. E so cosa vuol dire avere qualcuno che ti vuole bene. Ed è un dono enorme che la vita mi ha fatto.
La vita, la stessa vita che mi ha reso fradicia, come dice il fidanzato, mi ha regalato la gioia di essere circondata da amore.
È squillato il mio telefono e io credo che non potrei essere così felice da sapere che ci siete.
Quel telefono che fate squillare da Palermo a Soresina, passando per Roma. 
Quel telefono che riceve telefonate da Berlino scoprendo che il prefisso tedesco è +49.
Io, la stessa io che tiene il cellulare senza suoneria e non risponde mai a nessuna chiamata. E poi richiama.
Io che ascolto, ma che ho la fortuna di avere chi mi ascolta.
Io che non vi dico mai abbastanza quanto vi voglio bene, quanto sono grata al karma di avermi regalato delle persone che mi vogliono bene. E, giuro, anche io ve ne voglio. 


Questo è per tutte le amiche che ci sono, ogni giorno, tutti i giorni.
E' per tutte le Celesti, le Samire, le Arianne, le Giulie, le Cristine, le Claudie, le Erike che ognuno di noi può incontrare nella propria vita. L'elenco potrebbe continuare, eh. Non è finito qui, ma non posso mica scrivere un elenco di duecento righe di nomi.
E' per i colleghi di lavoro che mi hanno chiesto quando torno.
E' per tutti quelli che mi stanno accanto, anche se ho le ciglia corte e le lentiggini.
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