mercoledì 31 agosto 2016

Com' è possibile che non se ne rendano conto?

"Com' è possibile che non se ne rendano conto?" era la frase che mi mancava.
L' ha scritta Valentina, in un commento sul mio profilo Facebook, quello personale.
Se fossimo ad una riunione in stile Alcolisti Anonimi mi piacerebbe che tutti dicessero in coro "Grazie Valentina", ma non me ne vorrà se grazie glielo dico solo io.
"Com' è possibile che non se ne rendano conto?" è la frase che mi mancava, quella con la quale posso dare una risposta a tutto quello che mi frulla per la mente ultimamente.
Non sono una persona simpatica,a dire il vero sono piuttosto antipatica, ma sono buona. 
Dico sempre di si e, a volte, come tutti, prendo certe padellate in faccia che fanno male. 
Parlo tanto io, sono una gran chiacchierona, ma quello che mi affligge me lo tengo per me. Sono fatta così.
Male, sono fatta male probabilmente.
E a volte mi ritrovo ad aver frantumate le palle dalle domande e dalle considerazioni altrui.
E il lavoro.
E i figli.
E la casa.
E il cane.
E il matrimonio.
E i marò, che ci stanno sempre bene.
E andiamo di qua.
E andiamo di là.
E fai questo.
E fai quello.
E perchè non fai così.
E perchè non fai colì.
E perchè non sei così.
E perchè non sei colì.
E secondo me dovresti fare questo.
E invece secondo me dovresti fare quello.
E come mai non sai fare questo.
E come mai sai fare questo, ma non quello.
E perchè non cucini così.
E perchè non vai da quel medico lì.
Vado avanti o è abbastanza chiaro così?
"Mollami" risponderei se fossi milanese.


Io, invece che milanese non sono, alle domande invadenti, cerco sempre di rispondere in modo educato. Ci provo.
Ai consigli non richiesti pure.
Ai pareri idioti anche.

domenica 28 agosto 2016

Se la terra trema

Sono in vacanza da ormai un mese.
Non facevo una vacanza così lunga dall'estate del diploma, nel 2004.
In Sicilia, dove sono, il terremoto non è arrivato, l'ho scoperto la mattina alle 8 quando ho guardato il cellulare e ho trovato decine e decine di messaggi.
Se fossi stata a casa mia, probabilmente l'avrei sentito perchè così è stato per tutti quelli che abitano nei dintorni.
L'unica volta che ho sentito la terra tremare, in piena notte, avevo sedici anni. 
Credo che il terremoto sia una delle cose più spaventose che esistano: la terra trema e sei sopraffatto dalla paura.
Conosciamo qualcuno che era lì, nei pressi di Amatrice, la notte del terremoto, ma sta bene. Sotto choc, ma sta bene.
Altri non sono stati più fortunati.
C'è gente che scava da giorni. La speranza di trovare qualcuno ancora vivo diventa sempre più flebile, ma ci si prova lo stesso.
C'è altra gente che cura chi si è salvato, anche se le ferite dell'anima probabilmente saranno difficili da curare. Il tempo lenisce ogni dolore, dicono.
C'è chi si occupa dei bambini, alcuni sono rimasti soli e io non credo ci sia qualcosa di più brutto che restare soli al mondo.
C'è chi prepara da mangiare, chi si occupa delle tende.
L'Italia si è mobilitata in fretta, come sempre in questi casi.
Chi ha potuto ha dato una mano, chi non ha potuto non va colpevolizzato. Ognuno fa quel che può.

Qualcuno ha detto "armiamoci e partiamo", ma non è una buona idea.
Una come me, ad esempio, ad Amatrice o ad Accumuli non andrebbe a fare nulla, darebbe solo fastidio.
Non sono un'infermiera, nè un medico.
Non sono un vigile del fuoco, nè faccio parte della Protezione Civile, nè della Croce Rossa.
Sarei d'intralcio. Occuperei un posto letto di cui qualcuno ha più bisogno, non potrei nemmeno sbucciare un frutto ad un bambino perchè la frutta non posso toccarla.
Come me, ce ne sono tante di persone che probabilmente sarebbero d'intralcio.

Qualcun altro ha detto "organizzo una raccolta di vestiti o di giocattoli".
La protezione civile è satura di cose, le organizzazioni spontanee sono tanto belle, quanto probabilmente inutili. 
Ogni paese, ogni tendopoli, ogni sopravvissuto ha delle esigenze che probabilmente noi comuni mortali non comprendiamo.
Ci sono i canali ufficiali, basta chiamare chi di competenza e chiedere se serve qualcosa o se magari servirà qualcosa tra qualche tempo.
Non si può passare per portare coperte o cibo, le strade sono aperte solo per chi è del mestiere.
Ed è giusto così.

L'emergenza sangue sembra essere rientrata, ma di sangue c'è bisogno sempre.
Il sangue si conserva solo per un periodo limitato -circa 40 giorni- dopo viene buttato, quindi anche questa è una cosa che va fatta con intelligenza.

Amatrice - Orologio fermo all'ora della prima scossa
Il problema non è oggi, il problema per chi sotto le macerie ha perso tutto ci sarà anche domani.
Arriverà l'autunno, poi l'inverno e ci sarà gente che avrà ancora bisogno di tutti noi.
I comuni colpiti avranno bisogno di ripartire, proveranno a farlo e io spero che ci riescano. Me lo auguro. 
Non sarà facile, come non lo è mai in questi casi.
Non so cosa voglia dire perdere tutto, non posso capire davvero.
Però, davvero, non dimentichiamo domani quello che è successo, non dimentichiamo queste persone.


martedì 16 agosto 2016

Ciao Vanessa, grazie di tutto!

Ciao Vanessa,
da giorni pensavo e ripensavo a cosa avrei potuto scrivere domani su di te, alla gioia incontenibile che tutti avremmo provato, a quanto bello sarebbe stato il mondo.
Domani non ci sarà, c'è oggi ed è un oggi che fa parecchio schifo.
Ci siamo incontrate tante volte, tra una gara e l'altra e soprattutto a casa tua, al Palalgeco, le cui porte mi sono sempre state spalancate da Folco. Ogni volta che sono passata da Brescia, tu eri lì ad allenarti.
Ti hanno sempre definito antipatica, io ho sempre pensato che, in fondo, nonostante tutte le invasioni da parte delle persone nella tua palestra, eri sempre educata e gentile.
Non sei mai stata la mia ginnasta preferita, ma ho sempre avuto per te un amore particolare, quello che si da solo ai campioni.
Ogni volta che ti hanno data per spacciata, ho pensato che se andavi avanti, c'era un motivo e nessuno meglio di te poteva sapere come davvero stavi. I campioni, d'altronde, non si arrendono.
Non mi dilungherò a elencare il tuo palmares e non mi metterò nemmeno a raccontare la tua storia di ginnasta.
Oggi c'era tanta tensione nell'aria, ho letto e scritto decine e decine di messaggi che avevano te come protagonista, abbiamo aspettato la finale con un'ansia tremenda.

Enrico Casella e Vanessa Ferrari - Rio de Janeiro 2016
Mio padre, che di ginnastica non capisce nulla, mi ha chiesto per tutta la gara com'era l'esercizio dell'una o dell'altra, mi ha visto nervosa quando mi sono resa conto che l'insidia è arrivata da dove meno ce l'aspettavamo, abbiamo tifato Erika e a te abbiamo regalato il silenzio, quel silenzio che si regala solo ai campioni.
Ho chiuso gli occhi a quell'arrivo un pò sbavato, ho pensato che non era possibile.
E' vero però che la ginnastica è fatta di giudici, sono loro che decidono e a volte le loro decisioni lasciano perplessi. E allora ho pensato:"Vi prego, dateci la medaglia che è nostra, datecela anche se forse oggi non ce la meritiamo completamente, datecela per tutto quello che è stato fino ad oggi, datecela perchè ce ne avete rubata una in modo clamoroso, datecela e basta senza farvi troppe domande, non dateci un altro legno perchè sarebbe troppo amaro da digerire".
Non so se tu abbia pensato qualcosa di simile, ma so che ci hai sperato fino alla fine.
Quando è uscito il punteggio sono scoppiata a piangere disperata, so che le mie lacrime non sono niente in confronto alle tue, così come non valgono nulla le lacrime di nessuno che non sia tu, ma è stato un dolore enorme.
Si lo so, sembrerò ridicola, ma questo è. Sarei ipocrita se dicessi che non è stato tremendo.
E' pure peggio di Londra, non credevo fosse possibile, eppure è così.
Potevano darci il bronzo, potevano farlo e non l'hanno fatto. 
E io penso che non sia giusto per tanti motivi.
Così come penso che non sia giusto che la tua carriera finisca così, non posso sopportare la ginnastica senza di te, ci sei sempre stata da quando guardo la ginnastica e vorrei che ci fossi per sempre.
Ma se non cambierai idea sul tuo ritiro, lo capisco.
Eri a Rio per la ciliegina, la torta l'hai già avuta. L'abbiamo avuta tutti grazie a te, quindi ti dico grazie di cuore per questi dieci anni pazzeschi in cui tante volte ci hai fatto sognare.

"Ti hanno inventato il mare"

Qualche tempo fa, una persona mi ha detto che non gli piace il mare.
Io devo aver fatto una faccia strana -faccio davvero fatica a mascherare le cose- e questa persona mi ha detto che, essendo isolana, probabilmente non avrei mai davvero compreso chi dice di non amare il mare.
Quando ero bambina, pensavo che tutte le città avessero il mare, denotando sin da piccolissima non solo una scarsa attitudine per la geografia che mi accompagna ancora adesso.
Ho imparato a nuotare prima che a camminare.
Ho imparato a rispettare il mare che è tanto bello, ma sa essere anche tanto cattivo.
Ho imparato a guardare il mare e a perdermi nel suo blu.








Tutte le foto sono scattate a Palermo.

giovedì 11 agosto 2016

Quando il cibo ti uccide

In questi giorni, è stata presentata una proposta di legge che mira a perseguire penalmente quei genitori che impongono ai minori di sedici anni una dieta priva di elementi essenziali per la crescita sana ed equilibrata del minore stesso.
E' evidente che la proposta di legge vuole colpire quei genitori che impongono ai propri figli una dieta vegana.
Non mi soffermo ad analizzare il veganesimo perchè, francamente, mi interessa molto poco quello che mangiano gli altri, almeno finchè non vengono a rompere le scatole a me.
Da qualche parte sul web, ho scritto, in risposta ad un articolo sulla questione, che trovo -in linea generale- sbagliato che un genitore imponga qualsiasi cosa ad un figlio che, non lo vorrei dire, non è una sua proprietà, ma prima di tutto una persona.
Comprendo l'impossibilità per un pargolo di dieci mesi di spiegare in modo accurato alla mamma cosa vuole o non vuole mangiare, anche se mia madre racconta sempre che io ero già un'emerita rompiscatole già nei primissimi mesi di vita.
E' passata alla storia quella volta in cui mia madre, proprio a dieci mesi, voleva propinarmi le pappine insapore e io ho azzannato una sogliola intera, piangendo infastidita quando era finita e nessuno si premurava di darmene un'altra. Accuratamente spinata, ovviamente.
Una serie di madri si sono schierate a favore dell'imposizione nei confronti dei figli di quelli che vogliono i genitori, che sia la scelta della scuola, dello sport o, viene da se, dell'alimentazione.


Ad un certo punto, una di queste mamme, ha tirato fuori il sacrosanto diritto di un genitore di imporre delle cure, facendo un discorso per me un tantino troppo elaborato da capire ad Agosto mentre sono in vacanza e ho spento il cervello, se legate all'alimentazione.

Ho una patologia legata al cibo, non è un segreto.
Una patologia che, da quindici anni, tre mesi e quattro giorni condiziona la mia vita.
5598 giorni.
799 settimane e 5 giorni.

Esattamente metà della mia vita. 
Una vita di m***a da questo punto di vista, anche se nessuno -a parte i miei genitori e il fidanzato- lo direbbe mai.
Quando si dice allergie alimentari, la gente pensa che al massimo ti vengono le bolle e ti gratti un pò. 
Nel mio caso -e in quello di qualche altro sfigato- non è così.
E' un attimo che non si respira più, che i polmoni ti fanno ciao come le caprette di Heidi e poi si ferma anche il cuore. Nel frattempo, l'intero corpo smette di rispondere e si perdono, man mano, tutti i riferimenti: i cinque sensi ti salutano man mano e, ve lo assicuro, non sono sensazioni troppo piacevoli.
Esiste un farmaco che può rallentare o fermare tutto questo, se si ha la prontezza di auto somministrarselo (o si trova qualche baldo giovane volenteroso, ma io ancora non l'ho trovato), a patto e condizione di correre comunque in ospedale.
Io, per scelta, ho sempre abitato nei pressi di un ospedale, il mio criterio di valutazione di una casa -che sia da prendere in affitto o da acquistare- è sempre stato condizionato dalla vicinanza o meno di un ospedale.
Vengo portata in ospedale, in codice rosso, circa una volta al mese.
Una volta che mi hanno dato un codice giallo alto mi sono pure offesa.
Non mangio tantissimi alimenti, così come non mangio alimenti che potrebbero contenere anche solo un traccia di moltissimi altri alimenti.