sabato 23 luglio 2016

Lo chiamano Karma

Stanotte ci hanno rubato la macchina.
Siamo orrende persone e di macchine ne abbiamo avevamo due: la mia -piccolina, di poche pretese, ma che personalmente ho sempre amato più di un figlia- e quella di Fidanzato, più nuova della mia, più costosa, più grande e sicuramente tenuta meglio che ci mancava poco e la portava a dormire nel letto con noi.
Ho sempre insultato la macchina di Fidanzato perchè parla. No, davvero: ci entravi dentro e lei partiva con "buongiorno", "buonasera", "spero che la tua settimana stia andando bene", "spero tu abbia passato una bella giornata", "vuoi telefonare a qualcuno che ti faccio il numero?", " hai caldo?", "hai freddo?".
E quindi, insomma, l'hanno rubata.
Ieri sera c'era, stamattina non c'era più.

Ho chiamato i vigili -sai mai l'abbiano rimossa per motivi misteriosi- e anche tutti i depositi di Roma e dintorni, ma niente. Rubata.
E allora è scattata la missione denuncia alle autorità competenti. Si dice così, no?
Un'ora abbondante di attesa per fare la denuncia con una me scalpitante perchè ero uscita di casa conciata nel peggiore dei modi.
Una volta ottenuto il foglio di denuncia -dove il carabiniere ha anche sbagliato ad indicare il colore, quindi ci toccherà tornare in caserma- ho provato a contattare l'assicurazione, che però il sabato pomeriggio è chiusa. E allora ho mandato una mail, allegando la denuncia, così intanto io li ho avvisati e lunedì mattina proverò a richiamarli.
Poi ho dovuto bloccare il Telepass che era dentro la macchina. L'hanno bloccato solo temporaneamente, per il blocco definitivo devo inviare copia della denuncia e del documento di identità.
Che problema c'è? Datemi l'indirizzo mail e vi mando tutto subito.
"Eh no, solo via fax, non abbiamo una mail".
Ok, manderò tutto via fax lunedì che qui intorno -sarà che è una quartiere residenziale di quelli chic dove difatti, ad esempio, non rubano le macchine- è tutto chiuso.  L'unico negozio aperto è il fruttivendolo sotto casa che non chiude mai, solo a volte la notte, ma il fax non ce l'ha.
Bisogna anche andare alla Motorizzazione (o all'Aci) a dirgli:"Ehi, mi hanno rubato la macchina, non pagherò più il bollo perchè ne ho perso il possesso, potete iscriverla nel registro delle macchine rubate?" E loro vi diranno di si -con i loro tempi che di solito sono biblici- a patto e condizione che sborsiate un pò di soldi che mi pare ovvio che non solo ti rubano la macchina e già vorresti uccidere tutti con il lanciafiamme, ma devi spendere quella piotta abbondante per fare sapere al mondo che te l'hanno rubata.
E va beh, c'est l'Italie.
Sono già stata avvisata del fatto che l'assicurazione prima di un tot. di mesi - più o meno se ne parlerà nel 2017- non ci risarcirà.

Noi facciamo anche parte di quella schiera di sfigati che ha necessariamente bisogno di due macchine: lavoro su turni in una città che i mezzi pubblici non sa neanche cosa siano.
E quindi niente, scriverò una lettera al signor Karma per renderlo edotto del mio disappunto nei suoi confronti.

lunedì 18 luglio 2016

Saper stare al mondo 2.0

In questo blog vengono riportati fatti accaduti alla sottoscritta o idee personali su questioni di interesse più o meno mediatico (viene da sè che il colpo di stato in Turchia -per dirne una- non è una cosa in cui sono stata coinvolta personalmente). 
È un blog abbastanza seguito, non mi lamento. Solo che io sono qui, ci metto anche la faccia, voi siete dall'altra parte dello schermo e se non commentate, io non so della vostra esistenza. Mi baso sul numero di visualizzazioni del singolo post gentilmente forniti da Analytics e certe volte -lo ammetto- mi chiedo chi siano i miei lettori, mi fa piacere se vi palesate, ma se non lo fate, nessuno vi obbliga.
Essendo una persona antipatica, ma estremamente educata, non offendo mai nessuno (anche quando vorrei farlo e, fidatevi, non ho fatto nessun corso di gestione della rabbia).
Ad ogni modo,  chiunque può replicare e dire la propria, a patto e condizione che, appunto, non si offenda nessuno e non si utilizzino  termini non appropriati. Un linguaggio eccessivamente scurrile non è accettato (ma ecco, non censuro una parolaccia). 

Ad oggi, dopo un anno e mezzo abbondante di blog, ho rimosso un unico commento qualche mese fa, ma solo perchè c' erano talmente tante parolacce che veniva il vomito (ed io, ecco, non sono proprio una principessa).


Qualora non si voglia commentare pubblicamente, potete sempre contattarmi privatamente tramite la  pagina Facebook o tramite la mail che trovate sul blog. Rispondo sempre, magari ci metto un pò, ma rispondo.
Ho anche un profilo personale su Facebook, ma sappiate che non accetto le richieste di amicizia delle persone che non conosco. Tranquilli, mi prendono già in giro tutti i miei amici per questo.
Per questioni urgenti, chi ce l' ha è autorizzato a fornire il mio numero di cellulare che tanto, voglio dire, è un numero che hanno anche i pali della luce e i cespugli (anche se il numero che mi chiama di più resta sempre e solo uno: quello di mia madre). Anche in quel caso rispondo sempre e se non rispondo, richiamo.

Rispondo su Whatsapp e, ebbene si, anche agli obsoleti sms anche se l' unico da cui ne ricevo, ad oggi, è mio padre.

Se siete a Roma, possiamo anche prenderci un caffè insieme se dovete dirmi qualcosa e volete guardarmi in faccia, ma sappiate che mi porterò il bodyguard perchè so di avere una faccia da schiaffi non indifferente. 

Il mio fidanzato dice sempre che, in alcuni casi, per non lanciarmi una sedia è necessaria una forte dose di self-control. E si che lui è per la pace nel mondo.
Persino il cane, quando mi sta vicino troppo a lungo, comincia ad abbaiare a caso, ma è furbo: non abbaia guardando me perchè sa che, nel caso, potrei anche metterlo in forno e mangiarlo per cena.
Sappiate anche che, nel caso del caffè insieme, mal tollero la gente che mi guarda schifata dicendo: "Come fai a bere il caffè amaro?". Potrei dire lo stesso di voi che il caffè lo prendete con lo zucchero, eppure non lo faccio.
In ogni caso, il diritto di replica è -ve lo assicuro- sempre garantito.

Sono l' unica persona che risponde di questo blog, nonchè l' unica con cui dovete parlare se vi serve qualcosa, fosse anche solo un' informazione sulla sfumatura del castano dei miei capelli.

E infine: io non censuro nessuno, ma voi non provate a censurare me. MAI.

domenica 17 luglio 2016

Perchè i media "snobbano" la ginnastica?

La ginnastica è uno sport a conduzione familiare, lo dico sempre. Ci si conosce tutti, ci si vuole bene, magari non sempre per carità, ma bene o male,  a livello nazionale, le facce che vedi ad una gara sono quelle.
Si parla poco di ginnastica, non quanto io vorrei, ma vi assicuro che un tempo era peggio.
Negli ultimi anni, è stato fatto un lavoro importante sulla comunicazione. So per certo che ci sono decine di persone che si sbattono per far si che qualcuno ne parli: c'è la Federazione Ginnastica d'Italia che sta facendo un gran lavoro, ci sono fotografi e giornalisti che si fanno in quattro, molti mossi da una grande passione. Io sono tra questi ultimi: se mi sono avvicinata a questo sport è per passione, poi ho iniziato a scriverne e sono anche riuscita a convincere qualcuno -non con l'uso della violenza, lo giuro- che è uno sport fantastico, forse un pò difficile da capire, visto che c'è un codice dei punteggi abbastanza complesso, ma insomma un pò per volta, si è riusciti a dare tutta una serie di informazioni che un tempo non c'erano.
Le grosse testate sportive non ci dedicano ancora le pagine che dedicano al calcio, ma arriverà anche quel momento prima o poi. 

Le gare nazionali sono organizzate da un comitato organizzatore, non direttamente dalla Federazione Ginnastica. Rileggete questa frase, ripetetela ad alta voce, è un dettaglio importante.
L'ufficio stampa federale è comunque sempre presente, si occupano della diretta streaming e di un sacco di altre magagne, di solito sono sempre gli ultimi ad andarsene dal palazzetto e, spesso e volentieri, il loro lavoro continua anche in hotel. Mandano i comunicati stampa, corteggiano i giornalisti e cercano di agevolare il loro lavoro e via dicendo.
Abbiamo quindi chiarito che comitato organizzatore e Federazione hanno due ruoli diversi all'interno di una gara e che i due ruoli non vanno confusi.
Mi è capitato in passato di trovare delle falle nella gestione dei media da parte del comitato organizzatore ed è bastato rivolgersi al capo ufficio stampa federale per aver risolto il problema nel giro di poco. E io sono una che si lamenta, eh. Se qualcosa non va bene, lo faccio presente, sempre con modo e con garbo, tanto alla fine c'è sempre una soluzione.
Siamo appena tornati da quella che per me è l'ultima trasferta della stagione: i Campionati Assoluti di ginnastica artistica e trampolino elastico.
Per l'artistica femminile questi Assoluti valevano come Trials Olimpici, c'erano nomi di un certo tipo, Vanessa Ferrari ha vinto il settimo titolo assoluto di carriera (e gli ultimi Assoluti li aveva fatti nel 2012) riuscendo a commuovere persino me quando ho sentito il Nessun Dorma e ho visto la posa finale del suo esercizio al corpo libero. Si decideva la riserva della squadra e beh, io non sarò atleta, ma so che tutti vogliono andare alle Olimpiadi e sperano sempre di essere dentro la squadra che partirà: a me è venuto il magone per la ginnasta che avrà -per l'ennesima volta oserei dire- l'onere di essere la riserva di una squadra che è una buonissima squadra, tanto che se potessi la porterei io a nuoto a Rio e mi caricherei in spalla anche la sua allenatrice che ci regala sempre tante risate.

Io ho fatto tre ore di coda in autostrada. Due macchine ribaltate, una a Firenze e l'altra a Modena, non hanno reso il viaggio esattamente piacevole. Siamo arrivati a tre minuti dall'inizio della gara e non è mai bello quando arrivi stanca, sudata e con il fiatone perchè ti sei fatta una corsa pazzesca dal parcheggio all'ingresso.
Una tizia, che poi mi hanno detto essere una del comitato organizzatore, si è avvicinata, mi ha guardata con disprezzo e mi ha detto:" E tu chi sei? Non hai un abbigliamento consono!".
A parte che ho un accredito al collo, esiste modo e modo di chiedere le cose.
Scusa anche se non ho fatto in tempo a passare in hotel perchè purtroppo non posso permettermi il lusso di arrivare a fine gara perchè comunque il mio lavoro devo farlo e per farlo devo vedere la gara.
Che poi un paio di pantaloncini a metà coscia e una maglia non siano un abbigliamento consono è un tuo punto di vista che non ho richiesto e che potevi fare a meno di darmi. Oltre al fatto che, in linea di massima generale, si da del lei ad una persona adulta che non si conosce.
Mia mamma, santa donna,  mi ha insegnato che, per altro,  quando ci si rivolge ad una persona sconosciuta quanto meno ci si presenta: "Salve, sono Tizia Caia, il mio ruolo qui è questo" e ci si rivolge con educazione perchè non sai mai chi hai davanti è un'altra storia.
Ho lasciato perdere, ero stanca e poi se partivo in quarta avrei rischiato di essere poco educata, ma è stato davvero un episodio poco edificante.
Alle gare sportive di un certo tipo di solito c'è una sala stampa con degli schermi di modo che si possa vedere cosa succede in campo gara, ovviamente in questo caso non c'era. E fin là amen.
Ma se poi non posso stare da nessuna parte, non mi posso avvicinare al campo gara perchè bisogna stare lontani dagli atleti  e tutta una serie di altre piccole cose che sommate rendono il tutto abbastanza insopportabile, c'è un problema.
"Houston, mi sentite? Abbiamo un problema!!"
Che poi, se un giornalista deve prendere una dichiarazione come fa? Telefona all'atleta? E se non ha il numero?
E se un fotografo deve fare delle foto, ma non può stare da nessuna parte, come le fa? Fotografa il muro della sala stampa?
Un paio di fotografi dopo il primo giorno sono andati via, tanto non riuscivano a lavorare.
Il secondo giorno, un'altra educatissima facente parte del comitato organizzatore, si è avvicinata a noi. 
"Qui non ci potete stare". Il qui in questione era la tribuna stampa che poi va beh, c'erano le ragazzine urlanti e comunque non avevi un tavolo o una presa di corrente, ma almeno potevi stare seduto. Il tutto urlando.
A parte che, presentati che io non ti conosco perchè mentre io ho l'accredito con il mio nome e cognome scritti sopra, tu no, quindi io non so chi sei, perchè urli? 
"Signora, e dove dovremmo stare?"
"Qui no perchè la gente ha pagato"
Gli spalti erano praticamente vuoti, ma poi, cosa c'entra?
"Signora, se la stampa da fastidio, non c'è problema, ditelo che ce ne andiamo al mare invece di stare qui a non potere lavorare e morire di caldo".
Silenzio. Poi di nuovo urla. La stampa, a quanto pare, dava fastidio. 
Che poi, noi non saremo giornalisti de La Gazzetta dello Sport, ma comunque stiamo lavorando, che ti piaccia o no. E devi mettermi in condizione di lavorare. Se invece l'unico scopo è ostacolarmi perchè evidentemente non ti piace che si parli di ginnastica e che la gente conosca questo sport, basta dirlo e davvero la prossima volta andiamo al mare.
Se addirittura in sala stampa mi ritrovo il pc spostato perchè le hostess tacco 15 devono bivaccare lì per farsi il caffè, abbiamo un altro problema.  
Prossima volta potremmo pensare di portare una tenda e accamparci fuori dal palazzetto con un tablet per vedere la diretta streaming federale che probabilmente è meglio.



Ho riflettuto molto prima di scrivere questo post. Sono delusa e amareggiata.
Di ginnastica si parla poco, troppo poco, io vorrei che ne se parlasse più di qualsiasi altro sport, ma non è così. Non pretendo che le nostre ginnaste finiscano sulle confezioni dei cereali Kellog's tanto sono popolari come accade negli USA, ma vi assicuro che si meritano un posto nel mondo dello sport che conta. Credetemi sulla parola.
Si meritano articoli, foto, spazio in tv. Se lo meritano per tanti motivi. 
Quando la gente sente che mi piace la ginnastica, prima storce la bocca, poi piano piano capisce: mi ascolta, cerca di comprendere. 
Molti giornalisti di testate importantissime -Gazzetta e Corriere, ad esempio- trattati a pesci in faccia se ne sarebbero andati senza tanti fronzoli. probabilmente avrebbero scritto peste e corna, magari avrebbero messo in mezzo anche chi non c'entra.
Ribadisco il concetto che la Federazione fa un lavoro enorme per fare parlare di ginnastica. Un lavoro per cui probabilmente sarebbero necessarie almeno dieci persone e che invece fanno in tre. Posso mettere la mano sul fuoco che nessuno del comitato organizzatore ha detto loro "tratteremo la stampa e i fotografi in malo modo" perchè se lo avessero fatto probabilmente non sarebbero vivi.

La foto del post è di Aryanna Lanzi.

sabato 16 luglio 2016

Foto dei morti, pornografia del dolore e insensibilità

L'ultima settimana è stata quello che è stata. 
Due treni si sono scontrati in Puglia: 23 morti, parecchi feriti. Corpi incastrati tra le lamiere, l'inferno.
Un folle ha ben pensato di andare addosso alla gente con un camion e di sparare a caso sulla Promenade des Anglais, a Nizza: 84 morti, di cui molti bambini. Molti dispersi, famiglie disperate.
Colpo di stato in Turchia: oltre 200 morti, non so quanti feriti. Le conseguenze del colpo di stato -che, per la cronaca, non è riuscito- le scopriremo prossimamente. Ho comunque la sensazione che i morti aumenteranno, ma spero di sbagliarmi.

Promenade des Anglais

Intanto, migliaia di civili uccisi nelle varie guerre sparse per il mondo, omicidi vari (che non mancano mai), incidenti stradali (anche quelli non mancano mai), bambini che muoiono di fame, seviziati, torturati. Anziani picchiati. Donne stuprate.
Se vogliamo completare il simpatico quadretto del mondo in cui viviamo, ogni giorno migliaia di animali torturati e uccisi. 
No, vi prego, non partite con la manfrina del non si paragonano animali e persone perchè, se continuate a leggere, capirete il senso.
A me questo mondo piace poco ultimamente. A volte ho paura e non mi vergogno a dirlo.
Ho paura di uscire di casa e non tornarci mai più, ma la mia vita deve andare avanti, non posso chiudermi in casa.
Siamo una famiglia normale noi: apprendiamo le notizie e spesso restiamo sgomenti, le commentiamo, cerchiamo risposte che puntualmente non troviamo. Non restiamo impassibili. MAI.
Sarei ipocrita nel dire, però, che alcune notizie non mi toccano più di altre.
Le immagini di SkyTg24 del colpo di stato in Turchia mi hanno agitata moltissimo: ho un amico a Istanbul, un carissimo amico e ho cercato di mettermi in contatto con lui. Fino a quando non mi ha risposto, dicendomi che stava bene, la mia ansia è aumentata in modo esponenziale. Alla fine, era lui che tranquillizzava me, dicendomi che lì queste cose succedono.
Quando ho sentito di Nizza -ero in macchina con degli amici- ho pensato ad un'altra amica e al suo ragazzo che fino a qualche mese fa vivevano lì e che probabilmente erano sconvolti. E difatti, lo erano.
Potrei andare avanti ad oltranza, ma non è questo il punto. Non è una questione di morti di seria A e di serie B.

venerdì 15 luglio 2016

Il registro elettronico e la violazione dei diritti umani dello studente

Ho scoperto ieri sera dell'esistenza del registro elettronico nelle scuole.
Inutile sottolineare che, ai miei tempi, a scuola a momenti non c'erano nemmeno i gessetti, figuriamoci i tablet.
Mi è stato spiegato che questo registro elettronico contiene tutto: le assenze, le note, i voti.
Una violazione dei diritti umani dello studente di scuola superiore, insomma.

Ho finito la scuola nel 2004 -dodici anni fa, quindi- e credo che la prima cosa da imparare fosse come riprodurre fedelmente la firma del/dei genitore/i.
Mia madre ha una firma complessa, mio padre invece -santo uomo- una firma che si compone di due linee posizionate vicine dalle quali è possibile comprendere soltanto le iniziali estremamente semplice da riprodurre. Credo per questo motivo, la firma apposta sui libretti delle giustificazioni era quella di mia madre.
Anni e anni di esercizio, mi hanno permesso di saper fare la sua firma meglio di lei, tanto che sono quasi certa che -nel caso in cui le due firme venissero messe a confronto- sarebbe lei ad essere considerata la falsificatrice.
Ad ogni modo, io faccio parte di quella fetta di studenti ai quali bastava dire:"Mamma, non voglio andare a scuola" fornendo adeguata giustificazione del motivo per cui il mio letto mi sembrava più invitante del banco per non andarci. Però, ecco, almeno una volta nella vita tutti non siamo entrati a scuola e i genitori non lo hanno mai saputo.
Tutti quelli della mia generazione conoscono perfettamente i metodi di trasformazione di un 3 in un 8, di un 2 in 7 e dell'aggiunta di mezzi voti random che, si sa, il mezzo voto è indicativo di un professore brutto e cattivo che non ha voluto premiarci come meritavamo.
Tutti sappiamo che apporre una R sopra il nome di un assente è cosa buona e giusta per fingere un ritardo dimenticato per sbaglio dal professore tonto, conosciamo i metodi di cancellazione delle note sul registro.
I livelli più alti conoscono anche le forme di falsificazione del pagellino -che mi chiedo a questo punto se esista ancora. A me lo spiegarono al terzo anno di liceo: cancellare voti con bianchetto su fotocopia del pagellino, apporre nuovi voti, fare firmare pagellino  con voti nuovi, cancellare con bianchetto voti nuovi, rimettere voti vecchi, rifotocopiare. Insomma, una cosa del genere, io non l'ho mai dovuta fare, ma di esperti di questa arte ne ho conosciuti parecchi.
L'arte dell'omettere era roba comune: dopo il compito in classe, fingere che il professore non li avesse ancora riportati per nascondere un voto non esattamente brillante. Quelli che padroneggiavano meglio l'arte drammaturgica potevano addirittura fingere indignazione e sdegno verso il professore che dopo quattro mesi non aveva ancora riportato il compito in classe corretto.