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sabato 15 aprile 2017

Aprirò l'armadio e sorriderò

Oggi i miei genitori festeggiano quarant'anni insieme. QUARANTA. 
Mia madre è qui con me, mio padre è a casa.
Ho telefonato a papà per esprimere il mio cordoglio -siamo una famiglia simpatica- mentre mamma ricordava dov'erano e persino com'era vestita. 
È curioso come una persona ricordi esattamente cosa indossasse in un determinato giorno importante, ma magari non ricordi assolutamente nulla di quello che è successo meno di ventiquattro ore prima.
Oggi ho comprato un vestito che credo non dimenticherò mai nella mia vita. E tutto secondo copione, ho pianto, riso, sorriso, piano di nuovo (che detta così sembra il comportamento di una persona con un disturbo della personalità) mentre mi guardavo allo specchio. Mi guardavo e pensavo: "Sei proprio tu", da qualche parte ci deve essere cucito il mio nome.
Dopo due ore avevo anche le scarpe da abbinarci e anche loro da qualche parte devono avere il mio nome scritto. 
Mia madre ha telefonato a mio padre per dirgli che mi ha visto davvero felice, con un sorriso di quelli che si riservano a poche cose.
Ho pensato che sono mesi che sono davvero felice e lo ripeto spesso perché sembra difficile da credere.
Lo scorso anno è stato un anno difficile, non ero mai pienamente soddisfatta e mancava sempre qualcosa.
Ci sono stati momenti belli, ma ce ne sono stati altrettanti orribili. Poi è arrivata la svolta e da lì, tutto è iniziato ad andare bene, non una cosa fuori posto. 
Tutti i progetti che abbiamo sempre fatto, un po' per merito nostro, un po' grazie a qualcun altro sono andati in porto e tutti i pezzi sono andati al loro posto. Lui me lo diceva sempre e aveva ragione.
Ho cercato qualcosa che non fosse andata bene da Natale ad oggi e non me n'è venuta in mente neppure una. Oh certo, c'è il ginocchio rotto, grazie al quale però sono arrivate delle cose positive. Molto positive. Che se mi avessero detto che un ginocchio rotto può portare a tutte queste cose, me lo sarei davvero presa a martellate molto prima. Certo, il gesso è stato seccante e ogni santo giorno faccio gli occhi dolci ai fisioterapisti -indistintamente uomini e donne- buttando lì un "ma le togliamo le stampelle?" suscitando un'ilarità tale che presto probabilmente aprirò una scuola per comici viste queste mia innata capacità di far ridere in modo disperato la gente anche quando faccio una domanda seria.
Ho imparato in questi mesi che la serenità dipende solo da noi stessi.
Ho imparato ad affrontare le cose con il sorriso, a non prendermela per nulla, ad avere sempre una parola gentile anche per chi si meriterebbe schiaffoni a due a due finché non diventano dispari.
Che poi magari non è neppure questo il modo giusto di affrontare le cose, ma visto che sta andando tutto così bene, credo che proseguirò per questa strada, con somma gioia del mio fidanzato.
Domani probabilmente mi cadrà una tegola in testa perché la sfiga sarà attratta dalle mie parole, ma io aprirò il mio armadio, guarderò il mio vestito e sorriderò di nuovo.


E no, stavolta niente colori sgargianti. Giuro.


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giovedì 23 febbraio 2017

Il più grande Ikea del mondo

Lo so che almeno una volta nella vita avete pensato che in Svezia hanno solo l'Ikea.
E sapete perché lo so? Perché ovviamente l'ho pensato anche io, almeno una volta sicuramente, ma probabilmente anche due o tre, per non dire dieci, venti.
Ad un certo punto, mi sono resa conto che non hanno solo l'Ikea, ma anche H&M e la Volvo (che però, se ho ben capito, è stata venduta ai cinesi), ma ecco: Ikea sa proprio di Svezia, probabilmente saranno le polpette o il fatto che i colori dei negozi sono quelli della bandiera svedese, ma questo è.
Una mia amica, quando le ho detto che stavo sostenendo dei colloqui per un'azienda svedese, ha iniziato a cantarmi una canzoncina il cui ritornello diceva più o meno: "C'avete solo l'Ikea, soooolo l'Ikea, c'avete solo l'Ikea" che penso sia un coro da stadio cantato ad Ibra (anche lui è-diciamo- svedese).
L'unica volta che ho visto giocare Ibra dal vivo in occasione di un Palermo-Milan di qualche anno fa, per altro, dietro di me c'era seduto un signore che urlava in dialetto in direzione del povero Zatlan: "Hai dimenticato di quando avvitavi lampadine all'Ikea?".
Al gentile signore oggi vorrei far sapere che le lampadine all'Ikea non si avvitano e basta. Prima si costruiscono.
Comunque, io non sono mai stata un'assidua frequentatrice di Ikea, solo l'idea di andarci mi provoca i crampi allo stomaco perché, non so nelle vostre città, ma a Roma c'è confusione anche il lunedì mattina alle 8, non si cammina, c'è gente che ti viene addosso con l'anta Pax mentre stai cercando di scegliere se comprare una libreria Billy o una cassettiera Malm che oh, sono scelte impegnative, soprattutto da quando hanno iniziato a produrre i loro mobili truciolosi in tutti colori dell'arcobaleno più uno.
Prima di partire per Stoccolma, ho cercato informazioni sulla città, per capire cosa poter vedere durante il (poco) tempo libero, giusto per avere qualcosa da raccontare e qualche foto da pubblicare che sarebbe stato un attimino triste vedere solo l'ufficio, l'hotel e due strade in croce. Ad un certo punto, ho trovato informazioni sul primo Ikea del mondo che, stando a quanto era scritto, sembrava essere una delle più grandi attrazioni di Svezia, altro che Skansen e Pitonessa.
Io chiaramente, ricordando il periodo molto lungo della mia vita (praticamente fino all'altro ieri) in cui la Svezia l'associavo quasi solo ed esclusivamente all'Ikea, mi sono gasata tantissimo e si, volevo assolutamente andarci. Non era al primo posto della lista delle cose da vedere, ma occupava comunque una posizione di rilievo nella Top 10.
Le mie colleghe, chiacchierando del più e del meno, mi hanno chiesto se intendessi visitare qualcosa ed è stato lì che ho sciorinato la mia lista, nonché il mio piano da turista fai-da-te e ovviamente ci ho messo in mezzo anche l'Ikea. Il giorno dopo, una mia biondissima e svedesissima collega mi ha detto che mi avrebbe portato lei da Ikea, con la sua macchina, dopo il lavoro. Io ero sempre più gasata, anche perché è sicuramente più semplice andare da qualche parte con qualcuno che conosce la strada che non da sola con i mezzi pubblici e il freddo polare.
Ed è stato così che un lunedì, dopo il lavoro, abbiamo preso la metro -nel frattempo, per altro, avevo in dotazione un meraviglioso e costosissimo abbonamento ai mezzi- fino al capolinea della linea rossa, dove abbiamo trovato ad attenderci la sua macchina che ci ha portato fino all'Ikea di Kungens Kurva, che non è un'Ikea qualsiasi, ma l'Ikea più grande del mondo. E in effetti, è un tantino grande, forse un po' troppo.
Quando eravamo quasi arrivate, la mia collega mi ha spiegato il motivo per qui quella zona si chiama Kungens Kurva: c'è una curva -e fin qui era abbastanza semplice da intuire- che é un po' pericolosa e un giorno la Cadillac reale andò fuori strada proprio lì, a quanto pare proprio per colpa del re che si era messo alla guida. O forse non guidava lui, ma comunque aveva incitato l'autista dicendogli di accelerare. Sono un po' indecisi sulla versione ufficiale.
In questa zona, oggi sorge un giga centro commerciale, ci sono tantissimi negozi, moltissimi concessionario giganti d'auto (forse proprio in onore al re, chi lo sa) e ovviamente l'Ikea.
In realtà, ho scoperto solo lì che quello che avevo trovato online non era esattamente corretto: Kungens Kurva non é il primo Ikea del mondo, che in realtà si trova ad Älmhult, quindi non a Stoccolma, e ha aperto nel 1958.
L'Ikea dove sono stata io ha aperto ne 1965 ed è, appunto, il più grande al mondo. Non che a loro manchino i negozi Ikea comunque.


Inizialmente, pare fosse più piccolino, ma un incendio ha distrutto quasi tutto nel 1970 ed è stato rifatto, dopo però che tutta la merce al suo interno è stata svenduta a due soldi (non che normalmente costino tanto le cose da Ikea). Pare che il risarcimento dell'assicurazione sia ancora oggi considerato il più alto mai pagato in Svezia per una cosa del genere.
La forma circolare dovrebbe richiamare il Guggenheim Museum di New York e ha lo scopo di far tornare alla mente l'alto valore culturale dei negozi Ikea. Ehm, va be', se lo dicono loro.
La prima cosa che mi ha colpito appena entrata è la maestosità. No davvero, è gigantesco. Cinque piani di negozio costruito come se fosse una sorta di spirale, di cui ogni piano è grande quanto il mio quartiere.






Non ho mai visto così tanta roba insieme, davvero.
I mobili sono essenzialmente uguali a quelli che si trovano in Italia, confesso di aver guardato sommariamente perché il tempo era quello che era e io volevo dedicarmi al mercato. Sapete che il primo mercato Ikea-quello al piano più basso, dove si trovano tutte le cose che non sono mobili- è stato realizzato proprio a Kungens Kurva nel 1965 ed è diventato piano piano un must dei negozi gialloblu?
Qualcosa di diverso chiaramente c'era, ma considerate che in Svezia alcune cose arrivano -giustamente- prima che nel resto del mondo. Hanno l'anteprima, diciamo così. Alcune cose invece, nel resto del mondo, non ci arrivano proprio, credo che sia una questione di gusti -avranno degli esperti marketing che studiano dove e come piazzare i prodotti immagino- più che per una questione nazionalistica. Parliamo comunque di una quantità davvero limitata di cose.
Inoltre, i loro spazi in cui ti mostrano cosa puoi fare in tot. mq sono più grandi dei nostri. Da noi, prendono come esempio casette di 10 mq, da loro case da 125 mq. E no, non hanno case gigantesche,  anche a Stoccolma -come a Roma- sono molto diffusi i mono e i bilocali.
Quando finalmente sono arrivata al mercato, ho subito notato che i prezzi sono davvero ridicoli.
Oh, so che Ikea costa poco, ma considerate due fattori: che a Stoccolma la vita costa quattro volte più che in Italia e che l'oggettistica costa davvero meno rispetto all'Italia. Non tutto probabilmente, ma molte cose si.
Io mi sono fiondata sulle tazze, scegliendone qualcuna della collezione che non arriverà mai in Italia perché se è vero che sono tonta, non sono ancora così cretina da non considerare che piuttosto che ammazzarmi la vita a portare il servizio di tazze da thè dalla Svezia in aereo, sarebbe più furbo andare all'Ikea ad Anagnina a Roma.
Ho preso anche dei vassoi multicolore e una tovaglia da tavola pagata davvero due spicci, roba che sono arrivata alla conclusione che a Stoccolma è più conveniente acquistare roba inutile da Ikea che non mangiare un panino.
La cosa più figa era il portatazze in cartone, non so se ci sia anche in Italia, non mi pare di averlo mai visto, è un aggeggio inutile per portare le tazze che ti regalano e che ho dovuto sacrificare. Sono certa che mi sta aspettando a Stoccolma perché sa che tornerò a prenderlo.
Finito il giro, dopo essermi disperata perché lo spazio in valigia era poco, molto poco e quindi ho dovuto rinunciare ad acquistare tutto quello che effettivamente avrei voluto acquistare, siamo andate a cena.
Ho mangiato il loro pane con i gamberi che è buonissimo, condito da una maionese molto leggera e prezzemolo. Oh, avrei mangiato anche una trentina di polpette in effetti, ma sono uguali a quelle che si trovano in Italia.
Ho fatto una capatina alla bottega che vende cibo, ma ho preso solo i cioccolatini Marabou che in Svezia pare siano un must e le caramelle gommose a forma di alce che pare siano molto diffuse. Io non mangio queste cose a dir la verità, ma Fidanzato si. E poi la mia collega sosteneva fossero cose svedesi svedesi svedesi che fai, non le riporti le cose svedesi svedesi svedesi?
Ho scoperto che l'Ikea Family vale ovunque, non importa che sia stata fatta in Italia, si può usare in tutto il mondo.
Il giorno dopo, a lavoro, tutti i miei colleghi avevano visto le foto che la mia bionda collega aveva pubblicato su Facebook -me ne ha fatte parecchie- e mi hanno anche un po' presa in giro perché in loro il primo Ikea del mondo, piuttosto che il più grande Ikea del mondo non suscita tutto questo entusiasmo. Chissà perché poi.


Mi hanno chiesto se da noi ci fosse Ikea e ho risposto che si, a Roma ce ne sono due e che comunque ce ne sono vari sparsi per l'Italia, ma che non sono così grandi, non hanno tutte queste cose e comunque oh, Ikea sa di Svezia.
E questo è tutto, niente di più, niente di meno.
Volevo andare da Ikea in Svezia e ci sono andata. Adesso vorrei visitare il primo Mc Donald's del mondo se possibile.


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lunedì 4 gennaio 2016

Aliexpress: il segreto della felicità

Se siete alla ricerca della chiave per il Paradiso, posso dirvi dove trovarla.
No, non sto scherzando. Io so dove risiede la felicità. E siccome sono tanto buona e giusta, voglio condividere con voi questo segreto.
La chiave della felicità é l'account su AliExpress.
Non sapete cosa è AliExpress?
È un sito cinese, ramo d'azienda di Alibaba, che vende cose assolutamente inutili a prezzi ridicoli di cui -se disgraziatamente fate un primo acquisto- scoprirete di non potere più fare a meno.
In pratica, c'era una volta un cinese -tale Jack Ma- che in barba a tutti quelli che pensano che i cinesi hanno come unico scopo della vita quello di aprire ristorante fuori dai confini del loro paese- si inventò una compagnia che riunisce, su piattaforma online, tantissimi produttori cinesi che vendono all'estero.
AliExpress vende al dettaglio, prevalentemente in Europa, le boiate di cui sopra.
Si trova di tutto. Pensate ad una cosa e tramite Aliexpress potrete averla a casa: gioielli, abbigliamento, sex-toy, oggetti per la casa -molti dei quali non si capisce a che servono, ma questo è secondario, giocattoli, oggetti elettronici, roba per lo sport, soprammobili.
Il tutto -nella maggior parte dei casi. per pochi spiccioli.
Si trovano anche cose un attimo più costose, ma sempre a prezzi molto più bassi che in Italia.

Però, c'èun però.
Se é vero che la maggior parte delle cose hanno costi di spedizione gratuita, è altrettanto vero che generalmente ci vogliono almeno quaranta giorni per vedersi consegnare il preziosissimo -a livello emotivo, si intende- pacchettino. E questo pacchettino probabilmente non sarà tracciabile, quanto meno fuori dai confini della Cina.
Quello che ho capito è che i pacchetti partono quasi tutti da Hangzhou che, tra l'altro, è la città dove ha sede la compagnia, poi potrebbero anche scrivere Fuck City nel track del pacchetto è per me sarebbe perfettamente identico visto che la geografia della Cina non è esattamente tra le cose che conosco meglio.
I giorni, come dicevo, sono almeno quaranta, ma potrebbero essere anche sessanta, quindi probabilmente quando arriverà il prezioso pacchetto vi sarete persino dimenticati di averlo ordinato, soprattutto se, presi dalla smania compulsiva di AliExpress, avrete ordinato altre cento cose pensando forse che così facendo, magicamente, qualcosa sarebbe arrivato in tempi brevi.
A volte, poi, i pacchetti si perdono.
I venditori, di solito, in questi casi, rimborsano -in circa quindici giorni- ma toccherà aprire una disputa che a me sa tanto di lotta nel fango con il cinesino di turno. E a quel punto, soffrirete. O se soffrirete. Quanto soffrirete. Perché se è vero che riavrete i vostri 50 centesimi, non avrete tra le vostre mani quell'indispensabile porta spugne in (finto) pvc con le margheritine disegnate sopra.
Non potete nemmeno fare acquisti superiori ai 22€ perché, in questo caso, probabilmente, vi toccherà pagare la dogana, il cui importo è di circa il 30% il valore del pacchetto perché bisogna metterci l'Iva che in Cina non c'è, ma in Italia si più le spese di sdoganamento.
Alcuni prodotti non possono, in teoria, essere acquistati, per esempio i giocattoli, a meno che non abbiamo il marchio CE.
Quello autentico, non fate i furbi. Se hanno il marchio CE contraffatto non vale.
Per alcune tipologie di prodotto ci sono poi costi da pagare anche se non si superano i 22€, come ad esempio i cosmetici. Vero è che io non sono sicura che riuscirei a mettermi un fondotinta acquistato dalla Cina, ma tant'è.

Si può pagare con carta di credito, con PostePay, ma non con PayPal. I cinesi, si sa, sono avanti .e questo Jack Ma deve essere anche più avanti degli altri- e si sono inventati AliPay che quando ho sentito il nome a me sembrava la versione tarocca di PayPal, ma pare sia affidabile.
E poi, bisogna sottolineare una cosa: gli standard qualitativi italici sono alti. E noi, volenti o nolenti, siamo italici, quindi abbiamo -ben impressi nella nostra mente anche senza volerlo- questi standard qualitativi.

I cinesi hanno standard qualitativi più bassi, giustificati anche dai prezzi.
Questo non significa che la merce sia brutta, ma che spesso si potrebbero avere delle sorprese.
Quando si ordina abbigliamento, bisogna anche tenere conto che i cinesi sono piccoletti e le loro taglie sono diverse dalle nostre.
Una M italiana, per esperienza, corrisponde ad una XXL di AliExpress, a volte -se siete sfigati- anche ad una XXXL, il che potrebbe seriamente compromettere la vostra autostima.
La mia di sicuro.
Nelle foto è spesso indicato che il prodotto che vi arriverà potrebbe differire in minima parte da quello in foto. Il minima parte è un concetto astratto su AliExpress: potrebbe significare che davvero le differenze potrebbero essere minime, così come potrebbe significare che vi mandano un'altra cosa che però è di un colore simile. Come in tutte le cose della vita, bisogna avere culo.
Le modelle che indossano i loro vestiti sono delle fighe da paura con una taglia XS italica (corrispondente probabilmente ad una L cinese), ma vista che la qualità non è quella di Prada, occhio che magari su una taglia più grande la resa potrebbe essere, ehm, un attimo differente.


Io comunque l'abbigliamento lo evito.
Se quello che arriva non è conforme a foto e descrizione, si può aprire una disputa -come quando il pacchetto non arriva- ed ottenere un rimborso totale o parziale. Molti venditori effettuano il rimborso totale solo se gli viene rispedita la merce, ma la spedizione è a carico di chi compra e non sono convinta che spedire in Cina sia molto economico.
Le dispute sono in inglese, so che molti scrivono in italiano tanto poi il cinesino utilizzerà Google traduttore, ma come minimo facendo così si rischia che Google traduttore traduca "l'abito non mi piace" in "tua madre è una stronza" causando una crisi politica ed economica tra l'Italia e la Cina di entità stratosferiche, quindi io preferisco scrivere in inglese.
Ad ogni modo, la mia vita è rifiorita da quando ho decine di collane ed orecchini pagati al massimo 1€, per non parlare di quanto mi sia commossa con la macchinetta che toglie i peli dai vestiti facendo uouououououououououuo e del portauova da viaggio. Tutte cose indispensabili senza le quali la mia vita sarebbe stata inserobabilmente vuota.

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mercoledì 16 settembre 2015

Mi prendo cura di me. Per non mandarvi a quel paese.

Ormai è ufficiale che mi sento tanto Cinderella in questo momento e, si sa, Cinderella (che ai miei tempi si chiamava Cenerentola, ma questa è un'altra storia) è rinata quando topi e uccelli l'hanno conciata per le feste (maliziosi, lo so che state pensando a cose sconce, ma andate a rivedervi il film che Zio Walt ha partorito addirittura nel 1950, erano davvero degli uccelli quelli che l'hanno rimessa a nuovo).


Dicevamo, mi sono rimessa a nuovo: manicure fatta dalla mia amica cinesina che -so che non ci crederete mai- ma rilascia addirittura la ricevuta fiscale, capelli tinti di fresco (che poi, io odio tingere i capelli, ero socia onoraria del club io non tingerò mai i capelli, ma non è colpa mia se invece di notare quanto sono bella e simpatica, la gente intorno a me nota i capelli bianchi), una nuova borsa argentata che d'altronde è risaputo che una borsa argentata nel guardaroba di una donna non deve mai mancare (poi, non so se e quando la userò, ma anche questa è un'altra storia). E mi è passata l'arrabbiatura.
No, non so perché ero arrabbiata -e nemmeno con chi, se per questo- ma lo ero e quindi mi sono fatta bella. E, se per questo, a cena mi sono sfondata di sushi che tanto non fa ingrassare perché, diciamoci la verità, altro non è che riso e pesce crudo che, da sempre e per sempre, sono gli alimenti dietetici per eccellenza.
E così facendo, ho evitato di mandare a fanc**o una mezza dozzina di persone.

A fare queste cose quando la nevrastenia mi coglie me l'ha insegnato Fidanzato che, davvero, se rinascessi, sceglierei lui ancora mille volte (e mi auguro che ciò sia condiviso, anche se perché mai non dovrebbe farlo?) perché sempre così saggio, a differenza mia.
Sarà che ha quattro sorelle e quindi lui le donne le capisce, ma ha assecondato nell'ordine la mia fissa per l'hennè di Lush che doveva stare in posa quattro ore durante le quali non mi muovevo dal divano perché se cola in giro per casa è un casino, quella per gli ombretti nude che non si vedono, ma io li voglio perché mi fanno sentire bella (memorabile quando, con le stampelle, l'ho portato fino a Piazza di Spagna, in metropolitana, per assistere alla presentazione di una nuova palette di ombretti di Urban Decay), la fissa per gli smalti che siccome poi prendono polvere, lui con tanto amore me li spolvera ogni mattina (o almeno così dice).
Quindi si, insomma, prendetevi cura di voi e vi sentirete meglio. Io domani avrò già lo smalto rosso corallo scuro scheggiato, mi accorgerò che il colore è stato steso male e i capelli bianchi si continuano a vedere, mi pentirò di avere comprato una borsa argentata e mi verrà di nuovo la gastroenterite a causa del sushi, ma intanto oggi sono felice così.


Illustrazione di Jeffrey Thomas.
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giovedì 16 luglio 2015

Conto alla rovescia: -9

Io non sono un fan sfegatata dei matrimoni. O meglio: non sono un fan sfegatata del mio matrimonio, ma quelli degli altri mi piacciono da morire.
E poi mi emoziono sempre. SEMPRE.
Comincio ad emozionarmi dall'annuncio e, man mano che si avvicina il gran giorno, divento sempre più nervosa. Manco fossi io a dovermi sposare.


Immaginate di avere un amico, molto amico. Ma proprio tanto amico. Una persona a cui volete tanto bene, forse troppo. 
Immaginate di vivere in due città diverse, quindi di non riuscire a vedervi quanto vorreste. 
Immaginate anche che, nonostante la distanza, questo amico sia diventato amico anche di Fidanzato, con cui condivide la passione per le lamentele calcistiche. Non vi dico cosa ho sopportato per Roma-Fiorentina di Europa League con uno che frignava da una parte e l' altro che frignava dall' altra parte.
Immaginate che un giorno questo amico vi dica:"Quando puoi collegarti su Skype che ti devo dire una cosa?"
Ecco, io Skype non lo uso da anni e poi di solito ci scriviamo su Whatsapp.
Cosa cavolo è successo? Stai morendo? Stai male? Tragedie?
MI SPOSO.
Questo amico ha una fidanzata adorabile e ammetto che, quando dovevo conoscerla, ero in ansia manco fosse la fidanzata di mio figlio. Mi piacerà? Sarà la ragazza adatta a lui? Per fortuna, è la ragazza migliore che potessi desiderare per una persona a cui voglio bene. E alla fine, mi sono affezionata anche a lei.

Sono mesi che faccio il conto alla rovescia, mi sono accorta solo due settimane fa che nella partecipazione che mi ha spedito a casa c' è scritto che bisognava dare conferma entro il 31 Maggio, conferma che chiaramente non ho mai dato ufficialmente, ma immagino che, visto quanto li ho molestati, lo sanno che al matrimonio ci andiamo.
Considerate che, appena arrivata a Milano, la prima cosa che ho detto al lavoro è stata:" Io non voglio ferie quest' estate, non mi interessa, ma il 25 Luglio non contate su di me". Persino il capo ormai lo sa che c' è questo matrimonio, potrebbe persino infiltrarsi visto che gli ho sfracellato le gonadi con tutti i dettagli.

"Ho comprato il vestito"
"Giallo?"
"No, blu elettrico"
"Pensavo giallo".
Il giallo è il mio colore preferito. Ma alla fine avrò un vestito blu elettrico, che ho comprato con mia madre, anche lei presa e compresa da questo matrimonio.

E allora, adesso che siamo quasi arrivati alla data e io ormai non contengo più l' entusiasmo, volevo brindare virtualmente a un pò di cose:
A Venezia, quando sei stato scambiato per facchino dalla signora ingioiellata che ti ha fatto portare i suoi bagagli e a quando abbiamo fatto serata e ti sei addormentato nel divano di casa, con conseguente cazziatone della padrona di casa.
A Dublino, quando per non svegliarmi, hai dormito con le lenti a contatto.
A San Marino, quando Little Tony non vi ha fatto l' autografo. Un autografo che adesso varrebbe miliardi.
A Milano, quando abbiamo fatto quel super mega aperitivo sui Navigli. Ci sono tornata in quel posto, ma non mi è più sembrato così figo.
A Bologna e al " Facciamo serata?" , "Non vuoi fare serata? Sei vecchia!", alle feste a tema, a quando sono stata costretta a tornare dal KinderGarten in autobus alle sei del mattino, alla Casetta della Felicità nella quale non ci si può rotolare perché il corridoio è troppo stretto, alla campagna di San Donato e a un milione di altre cose di cui ho tantissime foto che non posso di certo pubblicare qui perchè ormai siamo cresciuti e abbiamo una reputazione da difendere.
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venerdì 30 gennaio 2015

Di mamme, pannolini e altre cose strane

Da quando compro i pannolini,al supermercato faccio amicizia con un sacco di mamme desiderose di farmi sapere il motivo per cui scelgono una marca piuttosto che un' altra, le problematiche dello spannolinamento e altre cose di cui non capisco niente.
La mia prima volta con i pannolini è stata davvero imbarazzante: mi sono ritrovata davanti venti tipi diversi di pannolini e per ogni tipo c'erano almeno quattro misure diverse. Fortunatamente, una ragazza tanto carina mi ha consigliato quelli che a detta sua erano i pannolini migliori (e che, per la cronaca, io ho trovato orrendi) e sono tornata a casa fiera dei miei acquisti.
Nel frattempo, sono diventata un po' più esperta, anche se a volte al supermercato mi fermo in contemplazione..sai mai nel frattempo si sono inventati qualcosa di nuovo oppure c'è una super offerta che non posso lasciarmi sfuggire. E puntualmente né trovo qualcosa di nuovo né trovo la super offerta, però immancabilmente trovo LEI: la mamma che deve assolutamente farmi sapere cosa pensa.


Ad oggi, ho trovato le seguenti  categorie:

-la mamma che sa tutto: ma proprio tutto tutto eh e, non si sa perché, deve farti sapere quali sono i pannolini migliori (per lei) perché li ha provati tutti e ne conosce ogni singola cosa e deve insegnarti a fare l'equazione numero di pannolini:x=x:prezzo del singolo pannolino. In base al tipo di pannolino che sceglierai, ti consiglierà anche le salviette abbinate.

-la mamma eco-bio: quella che mentre tu sei intenta a prendere la confezione che vuoi, ti spiega di come stai facendo del male al mondo non utilizzando i pannolini lavabili tanto comodi, che ti fanno risparmiare e che salveranno il mondo, dando a tuo figlio, tra vent'anni, una vita migliore.
"E' femmina. Si chiama Cane Nero" (e se ne va pensando che la prendi in giro)

-la mamma che non parla d'altro che della cacca del figlio: "Eh sa, mio figlio ha la cacca dura dura (o nella variante molle molle) e con i pannolini culettoasciutto mi trovo male perché la cacca va giù fino alle caviglie. Lei quali pannolini usa per ovviare a questo problema?"
"Uso i pannolini  culettobagnato e Cane Nero sta una favola, ha il pelo asciutto e pulito come non mai nella sua vita. e della densità della cacca di tuo figlio, francamente, non me ne frega granché"

-la mamma spannolinatrice: "Eh sa, io sto cercando di togliere il pannolino a mio figlio, ha già sette anni, ma ancora non ci siamo riusciti. Il suo quanto ha?"
"Cane Nero ha quasi sei anni, dice che è troppo grande per il pannolino?"

-la nonna: "Eh, ai miei tempi tutte queste diavolerie non esistevano, per i miei figli usavo i pannolini di stoffa" 
"Non si preoccupi signora, con i lavabili siamo tornati a 50 anni fa"

Per il momento ho trovato solo queste, ma giuro che ogni santa volta che mi fermo al reparto pannolini trovo una mamma che ha necessità di conferire con me (e non solo con me ovviamente) e giuro non lo capisco.
Io lo so che un figlio è la cosa più bella del mondo eh,ma sta necessità di fare sapere a degli estranei la densità della sua cacca proprio non la capisco. 



Nota: Cane Nero è un genio: si toglie il pannolino da sola e ti prende a musate quando ne vuole uno pulito... se lo dicessi alle mamme del reparto pannolini morirebbero d'invidia.
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giovedì 29 gennaio 2015

Donne che odiano lo shopping

"Amore, sabato andiamo al centro commerciale??"  chiede il Fidanzato.
Sabato? Centro Commerciale? Mi vuoi morta?

Esistono vari tipi di uomini:
-quelli che si fanno comprare i vestiti dalla mamma prima e dalla fidanzata/moglie poi.
-quelli che vanno a fare shopping con la fidanzata/moglie, ma stanno lì a tenere milioni di sacchetti pensando "ma quando ce ne andiamo?"
-quelli a cui in fondo piace lo shopping , ma al massimo due volte l' anno,non di sabato, non il primo giorno di saldi,non il mese di Dicembre.

ed esistono vari tipi di donne:
-quelle che farebbero shopping da mattina a sera ogni giorno dell' anno
-quelle che ci provano, ma farebbero meglio a conservare i soldi per altro.

Poi ci siamo noi.
A me lo shopping piace pure, ma non mi piace stare ore in giro per i negozi.
So quello che mi serve -una maglia nera, un paio di scarpe rosse, una borsa gialla, un paio di jeans- esco, vado nel negozio dove so che troverò quello che cerco, prendo, pago, esco, torno a casa.
Se proprio non trovo quello che cerco, dopo il secondo tentativo chiamo mia madre e le dico qualcosa tipo:"mamma, mi serve una gonna verde" e mamma va e trova la gonna verde che io non ho trovato da nessuna parte. Se qualcosa non esiste, state tranquilli: mia madre la troverà, ovviamente scontata del 95%.
Una volta ho cercato ovunque dei sandali gioiello senza tacco e non li ho trovati, poi ho chiamato mia madre e dopo tre giorni mi è arrivato un pacco contenente i sandali gioiello senza tacco.
Un' altra volta ho detto che volevo una maglia gialla da mettere con i leggins. In pieno inverno una maglia gialla non l' avrebbe trovata mai nessuno, ma io la sera avevo la mia bella maglia gialla, trovata ovviamente da mia madre.

Fidanzato invece ama fare shopping. SEMPRE. Lui entra in un negozio, guarda tutto, sceglie cento cose, le prova tutte e cento, poi ne scarta cinquanta, riprova le cinquanta rimanenti e poi decide. E fa questa cosa  in tutti i negozi che incontra. TUTTI. Roba che in un centro commerciale ci sono almeno duecento negozi e lui entra in tutti e duecento, possibilmente anche più volte.
E io aspetto, sbuffo e porto i sacchetti e quando proprio non ne posso più gli dico "ti prego, andiamo a casa. TI PREGOOOO".
Ogni tanto provo a dirgli di andare con qualcun altro: un amico, sua madre, una sorella, il cane, chiunque che non sia io, ma niente: lui vuole me. E io soffro.

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