martedì 1 maggio 2018

Bologna, prima o poi

L'ultima volta che ho visto Bologna era il 2011.
Era una sera di inizio Gennaio, faceva un freddo cane, per strada non c'era nessuno.
Ero al Pratello, un Pratello deserto, un Pratello che -ancora non lo sapevo- non avrei più rivisto dopo quella volta.
La mattina dopo ero andata in Piazza Maggiore, avevo preso un taxi, ero andata in aeroporto e da lì avevo preso un aereo per Palermo.
Dopo quattro giorni mi ero trasferita a Roma, per restarci.
Quello che non sapevo è che a Roma avrei trovato l'amore, che avrei iniziato a considerarla la mia città e che non mi sarei più mossa da lì (qui per saperne di più).

Bologna l'ho amata da morire, Bologna è stato un turbinio di emozioni, a Bologna non ho mai avuto il coraggio di tornarci.
Ho guardato tante volte San Luca passando dall'autostrada, ho sospirato, ho pensato a tante cose, ma a tornarci no, non ce l'ho mai fatta.
Perché so che non sarebbe più la stessa e non perché è cambiata lei, ma perché sono cambiata io.
E anche perché so che sarebbe una botta troppo forte, non so neanche come spiegarlo.
Rivivrei ricordi, alcuni belli, altri brutti.
Penserei ad amicizie, serate, litigate, esami.
E penserei anche all'infinità di cavolate fatte quando credevo che tutto fosse concesso, quando avrei potuto non dormire per giorni senza accusare il colpo, quando uscivo di casa per una birra e rientravo a pranzo del giorno dopo (quando andava bene).
Non credo esista un angolo di Bologna, almeno dentro le mura, che non sia legato ad un momento o ad un ricordo.


Di Bologna ho tanto sentito parlare in questi anni perché, ecco, il caso ha voluto che i miei suoceri -entrambi- fossero bolognesi.
Certo, trapiantati a Roma da decenni, ma pur sempre bolognesi.
Me n'ero resa conto quando un giorno ero in cucina a casa loro, suonò il citofono e mia suocera disse: "dai il tiro, per favore?". Io andai ad aprire, lei lo aveva detto senza pensarci e io avevo aperto senza pensarci, eppure il tiro sai cosa è solo se hai avuto a che fare con Bologna.
Mia suocera per non fare dimenticare a nessuno la sua bolognesità prepara tortellini, lasagne, crescentine e cotolette alla bolognese come se non esistesse un domani. 
Prepara anche il certosino che io non mangio, quindi non lo considero.
Di Bologna, in questi anni, ho sentito parlare talmente tanto che, alcune volte, mi è sembrato davvero di essere lì. E sono tante le volte che mia suocera mi ha detto che avrei dovuto portarci suo figlio -che poi sarebbe mio marito- a Bologna per fargliela vedere e fargliela amare visto che quel disgraziato non apprezza abbastanza.
Solo che, ve l'ho detto, io a Bologna non sono mai riuscita a tornarci.

Poi un giorno è successo che ero in autostrada, ho alzato gli occhi e ho visto San Luca.


Ho pensato ad una sera di tanti anni fa -credo fosse la sera de mio ventitreesimo compleanno- in cui, dopo la festa, eravamo andati su per goderci il panorama. In realtà, era buio e non si vedeva nulla, ma tant'è.
Ho pensato a quando a San Luca ci ero salita con i miei genitori perché mio padre -appassionato di ciclismo- voleva vedere bene l'arrivo del Giro d'Italia di quell'anno.
Ho pensato al fatto che alla fine degli esami universitari era di buon auspicio fare la salita di San Luca a piedi, partendo dall'Arco del Meloncello.
Ho pensato ad un sacco di cose. Era un momento delicato quello lì, stavo rientrando a Roma, a casa, dopo un periodo pesante (qui per saperne di più) e vedere San Luca mi aveva messo di buon umore.
Ho anche pensato che forse a Bologna ci sarei dovuta tornare, prima o poi.
Dopo più di sette anni, per la prima volta, non ho pensato che vedere Bologna sarebbe stato un macigno legato ai troppi ricordi.
"Amore, senti ho pensato che potremmo andare a Bologna"
"Vuoi davvero andare a Bologna?"
"Si, amore, davvero"
Quel prima o poi è vicino, pure troppo, e più si avvicina più penso che non vedo l'ora di rivederla la mia Bologna.
"Amore, ti porto a vedere dov'era la mia università. E dove mi sono laureata. E dove abitavo. E dove ho fatto la festa di laurea. E dove ho fatto i piercing. E i tatuaggi. E anche dove andavo a bere. E dove andavo a cena. E dove andavo a ballare. E ti porto anche a vedere San Luca. E saliamo sulla Torre degli Asinelli. E ti porto alla Montagnola. E all'Osteria dell'Orsa. E a vedere la finestrella di Via Piella. E da Bombo Crepes. E alla Nutelleria".
"Ma che ci andiamo a fare alla Nutelleria? Io mangio e tu mi guardi?"
Che poi, se ho visto bene, la Nutelleria non esiste neanche più, ma tant'è.

Una mia amica mi ha riportato sulla terra: "Guarda che sarà una botta, io ti conosco".
Lo so anche io, non so se sia normale che una città faccia questo effetto, ma è così. E sarà sempre così, credo.

Se volete leggere il post che ho scritto qualche mese fa su Bologna lo trovate qui.
Ad oggi, è uno dei post più letti di questo blog, nonché uno di quelli che a me piace di più.


16 commenti:

  1. Io mi sa che non ci andrei. È come vedere un ex dopo tanti anni. Ti rovini il ricordo

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    1. Sai qual è il problema mi sa? Che non ho un vero ex, quindi non ci ho pensato 😅😅😅

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  2. Mi sta sul cazzo perché prendo sempre multe

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    1. Prima volta a Bologna, quando non sapevo cosa fosse Sirio: due molte in tipo venti minuti 😅

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  3. Come ti capisco! Ci sono due luoghi - Grenoble dove ho conosciuto mio marito e Port Townsend dove ho fatto il mio anno di scambio a 16 anni - Che sono costellati di talmente tanti ricordi che non ci sono mai più tornata perché anche tutto sarebbe diverso. Ma mi piacerebbe riuscire a tornarci però, perché a volte rivivere i ricordi fa bene

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    1. Il mio pensiero è uguale uguale al tuo, cambia la città, ma non cambiano le sensazioni.
      Ti farò sapere se mi ha fatto bene o no questo ritorno!

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  4. Cara Gilda, sicuramente che le bellezze di Bologna sono tante, in primo la torre!!!
    Ciao e buon pomeriggio con un forte abbraccio.
    Tomaso

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    1. Le Torri sono bellissime!

      Un abbraccio grande 😘

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  5. Io, a Bologna, ci ho fatto un anno di università, subito dopo il liceo. Bologna era la libertà, la fuga dal paesello, il reinventarmi, l'essere chi volevo come volevo.
    Ci sono tornata poi spesso, ma quell'effetto, a me purtroppo, non l'ha più fatto. Forse perché, ancora, quel mio primo anno non ero pronta a lasciarmi tutto alle spalle.

    Buona Bologna.

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    1. Io arrivai a Bologna dopo la triennale, avevo 21 anni e mi ha fatto lo stesso effetto che ha fatto a te. Chissà adesso che effetto mi farà....

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  6. Sarà sentimentale, saranno gli ormoni da pre mestruo ma questo tuo post mi ha emozionata! Emozionata perché parli della mia città con tutto l'amore e un pizzico di rancore e malinconia che si prova quando si vive appieno una città in un momento di crescita bello e brutto della propria vita! Come ti capisco su quei ricordi, su quel tutto è lecito che poi dopo anni capisci che non lo è, sul centro storico e quello che hai potuto vivere in ogni angolo!

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  7. Chissà, forse Bologna non mi è piaciuta perché la mia guida/mia dolce metà era svogliata... Però mi dice le stesse cose quando propone di andare dove ha frequentato lui l'università per un paio di anni (cose tipo: ti faccio vedere dove abitavo all'inizio, dove abitavo poi, l'università, e il parco, e ti porto a mangiare il kebab più buono di sempre, ect) 😁

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    1. Gli studenti fuori sede, ovunque abbiano studiato, sono tutti uguali 😁

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