venerdì 7 ottobre 2016

Mia nonna guardava Beautiful

Le mie nonne abitavano sullo stesso pianerottolo, al sesto piano di un palazzo giallo, a circa un km da casa nostra.
Il sabato, dopo la scuola, io e mia madre andavamo a pranzo dalla nonna materna, poi io restavo con lei, mentre madre e nonna paterna -alla quale devo il nome- andavano da mio padre.
Mio padre era un guidatore di cavalli da corsa, poi ha smesso di guidare e si è dedicato solo alla carriera di allenatore. Il sabato pomeriggio -come anche il mercoledì- c'erano le corse e nessuna di loro due ha mai saltato una giornata.
Io e nonna materna avevamo sempre qualcosa da fare. A casa mia io non ci volevo tornare e spesso restavo a dormire dalla nonna che, non è un segreto, è sempre stata più simpatica di mia madre, nonostante -almeno così dicono- fosse sangue del sangue.
Erano gli anni '90, c'era la Standa vicino casa delle mie nonne e noi ci passavamo sempre per dare un'occhiata ai nuovi arrivi del reparto giocattoli.
Quando avevo sette anni, mia nonna si trasferì a Catania per aiutare mio zio che aveva aperto un negozio. La casa al sesto piano del palazzo giallo rimase lì, anche se nonna ci tornava un week end ogni due settimane, finchè non si decise che pagare un affitto non era più il caso.
Ci fu un trasloco: i mobili di mia nonna vennero portati a casa mia, d'altronde noi avevamo una casa molto grande, distribuita su due piani e con un bel giardino.
Alla fine, dopo un pò, nonna tornò definitivamente a Palermo, nella nostra casa che, a quel punto, divenne anche la sua.
Mia nonna guardava Beautiful e io, in breve tempo, divenni esperta mondiale degli intrecci amorosi della famiglia Forrester e imparai ad odiare Sally Spectra. Il perchè di questo odio non lo so, ma alla nonna faceva antipatia e quindi anche a me.
Il sabato, mia nonna passava ore al telefono con sua sorella Maria: ai tempi, le telefonate costavano un sacco, quindi un sabato la zia Maria chiamava la nonna e quello dopo la nonna chiamava la zia Maria, questo per anni.
C'erano anche le telefonate alternate con la zia Franca, l'altra sorella.
Ogni due settimane, veniva a casa nostra mio zio, il fratello di mia madre, e passava il week-end con noi e mia nonna diventava scema: non è un segreto che il figlio minore fosse il suo preferito.
Poi mio zio morì all'improvviso e furono anni difficili perchè mia nonna non se ne faceva una ragione.
Dicono che il ciclo della vita prevede che a morire siano prima i genitori, sopravvivere alla morte di un figlio è innaturale e -credo- estremamente doloroso.
Piano piano, si tornò alla vita: mia nonna riuscì a mettere da parte quel dolore grazie alle sue amiche e ad un centro sociale per anziani che frequentava regolarmente. Facevano un sacco di cose fighe, tra cui un sacco di viaggi dai quali mia nonna mi riportava sempre un regalo.
Mia nonna è morta nel 2003, quando io avevo 17 anni, non passa giorno che io non pensi a lei e, ne sono sicura, che lei non pensi a me, ovunque sia.
Una malattia terminale che non le lasciò scampo, 5 mesi e 19 giorni di agonia.
In quel periodo, ne abbiamo passato di tempo in ospedale e non è stato facile. 
Anche allora, negli ospedali, l'attenzione per i malati terminali era quello che era.
Mia madre racconta sempre che un barelliere definì mia nonna, lasciata su una barella in attesa di non so cosa, moribonda e aggiunse che dato che stava morendo, non aveva senso portarla in giro per l'ospedale. Mia nonna lo sentì e mia madre smontò l'ospedale.


Il barelliere si scusò, aveva paura di perdere il posto di lavoro, chiese a mia madre di non riferire che non voleva fare il suo lavoro perchè tanto chi se ne frega dei moribondi. In ospedale, notoriamente, ci sono solo persone sane.
Non ricordò come finì la storia, so che comunque, in quel periodo, abbiamo incontrato tanti medici e infermieri competenti.
Mia madre è una che si fa sentire, è peggio di me, se qualcosa non va bene, fa casino. 
Sarebbe bello se non fosse necessario alzare la voce per farsi rispettare, ma non sempre è così.
Mia nonna comunque è morta accudita da noi, a casa nostra. Giusto o sbagliato che sia.
Non eravamo soli, avevamo l'assistenza sanitaria domiciliare: medico, infermiera, psicologo e non so chi altro ci sono stati vicini nell'ultimo periodo, quello in cui sai che devi aspettare solo il momento.
E' andata così, nè più, nè meno.
Per un figlio, per un nipote, per un genitore un malato terminale non è mai tale, non è mai roba vecchia da buttare. E' qualcuno che ami profondamente e per il quale faresti le inumane cose, fino all'ultimo.
Aveva 71 anni mia nonna, era giovane, anche se io -allora diciassettenne- la vedevo vecchia.
Fino all'ultimo, comunque, mia nonna guardò Beautiful. E fino all'ultimo le è stata sulle palle Sally Spectra.

10 commenti:

  1. Grazie per il tuo post A nonna piacerà

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  2. Cara Gilda, sentire una nipote, che parla della cara nonna!!! io mi commuovo!!!
    Ciao e buona serata, con un abbraccio e un sorriso:) sorridere fa bene!
    Tomaso

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    1. Anche commuoversi fa bene.
      Un abbraccio grande.

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  3. Mia nonna non c'è più da tanti anni, ma penso tantissimo a lei molto spesso. Anche lei se n'è andata per un male incurabile, solo che nell'ultimo periodo non era più del tutto cosciente.
    Mia mamma compie 70 anni tra un mese, ed è una nonna meravigliosa. Sono sicura che quando non ci sarà più (tra tantissimi anni, anzi, facciamo mai) i suoi due nipoti la ricorderanno e rimpiangeranno proprio come hai fatto tu.

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    1. I nonni per i nipoti sono sempre speciali, secondo me anche più dei genitori.
      E cmq concordo:facciamo mai. Io dico sempre a mia mamma -anche lei, per altro fa il compleanno a Novembre- che lei ha un contratto con me e di conseguenza è immortale perchè io ho bisogno di lei per sempre ;)

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  4. Che bello questo post, anche a me mancano tanto le mie nonne, però ci penso troppo poco. Grazie di avermele ricordate :-)
    (PS: comunque è vero, sembra WordPress!)

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    1. Io ci penso sempre e mi sembra cmq troppo poco :)
      (Visto che non mentivo? Ottimo lavoro di Monica che ha rifatto il blog per me).

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  5. La mia nonna materna è morta a 92 anni e, nonostante l'età, a tradimento.
    Mezz'ora prima parlavamo a telefono dell'influenza del suo pronipote e del fatto che forse anche lei si stava prendendo un raffreddore, mezz'ora dopo non c'era più
    Non sono riuscita a dirle un vero ciao.
    Ma ci siamo dette quasi tutto il resto.
    Sono passati otto anni da allora e la penso sempre tanto.
    Manca a me e, quello che forse è più bello, manca a tutti noi nipoti che ci ritroviamo spesso a sghignazzare rievocandone le gesta.
    E' morta a casa, come suo marito, come mia zia, come l'altra mia nonna e come spero potrò permettermi di dire per tutte le persone che amo.
    Sono egoista, non sopporto le cappelle del commiato figurarsi i saluti in corsia
    Credo però che non sia mai facile, un'amica non è voluta tornare a casa, si sentiva più protetta all'ospedale, forse è diverso quando si è giovani e non ci si può rassegnare di lasciare tante cose a metà

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    1. Anche io, da questo punto di vista, sono molto egoista: preferisco che una persona che amo sia in casa che non in un freddo ospedale. Anche se poi, in effetti, posso dire che quando sono stata male io -molto giovane (non che ora sia vecchia)- volevo stare in ospedale perchè ero convinta che lì mi avrebbero protetto e salvato, cosa che effettivamente hanno fatto.
      Io a mia nonna non ho detto ciao, ero a scuola la mattina che è morta ed è un grande rimpianto.

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