venerdì 6 luglio 2018

Storia di due chili di pomodoro contaminato

Io amo i pomodori. 
Li amo talmente tanto da mangiarli in tutte le salse (si lo so, è una battuta penosa, ma mi piaceva): fatti a insalata, sulla bruschetta, con le uova, con la pasta, sotto forma di salsa, sulla pizza, dentro al pane. 
Gli unici pomodori che non mangio sono quelli al riso di cui ho scoperto l'esistenza solo venendo a vivere a Roma, non credo neppure di avere mai visto altrove i pomodori da riso al supermercato, ma credo che sopravviverò pure senza mangiarli.

Qualche tempo fa ho comprato dei pomodori.
Niente di strano, lo faccio sempre.
Tendo però a comprare i pachino o i datterini confezionati al supermercato.
Oh, se state urlando allo scandalo perché la plastica inquina, sappiate che me ne fotto.
Il motivo per cui lo faccio è semplice: all'interno della loro inquinante confezione in plastica sono al sicuro da manate al sapore di pesca o di fragola o di qualsiasi altra cosa vi venga in mente che per me rappresenta un pericolo.
Io so che vi mettete il guantino plasticoso (che, per la cronaca, inquina anche quello), ma con lo stesso guanto scegliete le vostre succose pesche e poi tastate i pomodori per vedere se sono un po' avanti o no. Lo capisco eh, anche io preferisco pomodori sodi e non mosci, ma quello che non preferisco è il pomodoro contaminato.

Ho fatto però un errore. Succede, eh. Può succedere a tutti.
Ho comprato dei pomodori a grappolo dal fruttivendolo.
Ero di fretta, non avevo voglia di arrivare fino al supermercato e mi servivano proprio quelli a grappolo.


Sono entrata, ho chiesto, mi sono assicurata che fossero ben lontani da roba potenzialmente letale, ho spiegato il problema e mi sono fidata.
Si, mi sono fidata come faccio sempre perché sono dell'idea che sia necessario non vivere in un incubo in cui tutti sono dei nemici che vogliono fregarci, nonostante mi sia capitato -e non una volta sola- che qualche pazzo incosciente abbia detto una cosa nonostante sapesse benissimo che la verità era un'altra.
È anche vero che d'estate tendo a non comprare quasi per niente frutta e verdura perché l'estate è la stagione delle pesche e per me le pesche sono il male assoluto. Sono stata leggera? Si, credo di si, ma sono umana e credo che l'essermi fidata sia la mia vera grande unica colpa.

Comunque, ho lavato i pomodori con cura.
Sono certa che anche voi laviate frutta a verdura, ma a casa mia il lavaggio è un'operazione che dura ora, fatta di mille passaggi per ridurre al minimo qualsiasi pericolo.
I pomodori sono stati riposti in frigo, in una bella ciotola azzurra, vicino alle ciotole contenenti i cugini pachino e datterino che, a casa nostra, ve l'ho detto, non mancano mai.
Faccio la pasta con il pomodoro, lavato, pelato e cucinato. La sera sono arrivati dei crampi allo stomaco pazzeschi e tutto quello che ne consegue (vi risparmio i penosi particolari), ma non ho pensato a niente in particolare. 
Qualche giorno dopo ho preparato una bella insalata di pomodori con quegli stessi pomodori a grappolo e quando ho finito di cenare non mi sono sentita bene. Ho scattato un paio di foto al mio labbro per mandarle a mia madre: "ma ti sembra gonfio?".
Io ho labbra naturalmente grandi, quindi, in alcuni casi, quando iniziano a gonfiare non è immediato rendersi conto se è davvero gonfio o se sono solo suggestionata (si, succede).
Ho visto mio marito mettersi le scarpe, prendere un paio di calzini per me e tirare fuori le mie amate Nike bianche. Si è avvicinato e con calma, mi ha messo le scarpe e ha tirato fuori l'adrenalina.
Poi siamo corsi in ospedale. Cioè, lui è corso, io so solo che ero accanto a lui.
Niente di particolarmente grave, ho visto di peggio e sono, in generale, una che tende a minimizzare. Ho sicuramente visto di peggio in vita mia.

Con calma, ho scritto una mail dettagliata al mio allergologo spiegando l'accaduto e facendo presente che però io avevo comunque mangiato i pomodorini pachino e i datterini negli stessi giorni, senza conseguenze.
Tenete presente che io sono nella fase della vita in cui non sono più disposta a cedere. Le cose che mangio sono poche, ma non voglio toglierne altre.
Certo, se è necessario ci mancherebbe, ma ogni alimento che mi saluta è un dramma.
"Mamma, ma io come faccio a mangiare tonno e pomodoro se non posso mangiare il pomodoro?".
Sono domande di un certo spessore che tirano fuori i miei sette anni, me ne rendo conto, ma vorrei vedere voi.

C'è da fare una doverosa premessa: se si è sotto cortisone e antistaminico, che in ospedale somministrano sempre in questi casi (e quando dico sempre intendo sempre, pure quando ti sei bevuta sette litri di adrenalina), non si può fare granché. Il corpo deve prima smaltirlo.
Poi si può fare un test, nel mio caso sul sangue, e provare uno o più tpo (test di provocazione orale, da fare rigorosamente in ambiente protetto, possibilmente avendo già messo l'ago cannula). 
La faccio breve: i pomodori non erano.
Quando si hanno delle reazioni a qualcosa è facile dire che non era quello, il problema è mangiare di nuovo come se nulla fosse quel qualcosa, anche perché i test non sono sempre attendibili.
Probabilmente se in quei giorni non mi fossi sfondata di pomodoro comprato altrove, la sentenza sarebbe stata addio pomodori e sarebbe finita lì, con mio sommo rammarico.
Io sono famosa per una frase che è "sto ascoltando il mio corpo". I miei familiari non hanno cuore di dirmi che sono completamente scema.
Piano piano, mezzo pomodorino per volta -rigorosamente confezionato in plasticose barriere che fanno da muro a pericolosi allergeni- ho ripreso a mangiare i miei amati pomodori. Sono arrivata a quattro o cinque, eh. E ogni volta perdo ore ad ascoltare il mio corpo.
Psicologicamente non è mai facile, mai. Ma so, me lo hanno insegnato in questi lunghi anni, che non si tolgono alimenti che non hanno dato una reazione.
Si, perché non era colpa di quei pomodori.
Era colpa di un fruttivendolo cretino (si, cretino, mettete agli atti) che non ha preso sul serio la mia richiesta pensando ai soliti esagerati.
In fondo cosa sarà mai mangiare succosissime pesche, profumatissime albicocche, prelibatissime ciliegie e poi, con la mano ancora intrisa scaricare i pomodori facendo attenzione a contaminarne quanti più possibile?
Sono un signora, ma se fossi stata un tantino più cafona -cosa che sinceramente spesso mi piacerebbe essere- gli avrei ribaltato il negozio mentre candidamente diceva "e che sarà mai".
E che sarà mai un cazzo, lasciatemelo dire.

Cari ristoratori, negozianti, baristi se non siete sicuri, dite che non siete sicuri.
Se invece siete sicuri che quello che vendete sia contaminato, ma pur di vendere due chili di pomodori siete disposti ad ammazzare la gente, sappiate che non siete furbi, siete dei criminali. 
E meritate il peggio.


Nb. L'adrenalina non si beve, onestamente non saprei nemmeno come aprire un iniettore per estrarne il contenuto, era solo per dire.

Postilla: mi hanno chiesto come mai ci metto settimane, se non addirittura mesi a raccontare episodi simili. I fatti raccontati, in questo e negli altri post sull'argomento, per quanto riassunti all'osso, spesso avvengono in settimane, se non addirittura mesi. Non è mai facile, per altro, entrare nel dettaglio, inserendo paroloni complicati che -ammetto- a volte faccio fatica a capire anche io che ci sono dentro da un pezzo. Trovo inutile infine inserire ogni passaggio medico perché io non sono un medico e questo non è un blog di medicina. Tutto qui.

24 commenti:

  1. Mi sembra così stupido e superficiale che per vendere 2 kg di Prodotto si metta a rischio la vita di una persona. Secondo me non c’è l'educazione. Dovrebbero fare dei video educativi e dei corsi specifici per capire le allergie obbligatori per chi maneggia in ogni forma gli alimenti o vuole aprire un negozio o un ristorante!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La normativa esiste e, ti dirò, in Italia è applicata meglio che altrove, ma purtroppo i cretini esistono e ne ho incontrati diversi :(

      Elimina
  2. Bastava dire che non era sicuro, non mi sembra difficile!! Serve più educazione e forse informazione.
    Un abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Proprio quello, basta poco, ma forse la cosa più semplice da fare non è quella più semplice da attuare 😑

      Elimina
  3. Ma sai che io andrei a farglielo presente? Penso e spero che non l'abbia fatto con cattiveria ma solo per ignoranza. Così la prossima volta non lo fa...spero

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nia siamo andati a farglielo presente:"e che sarà mai" è la risposta che hanno dato 😅

      Elimina
    2. No Beh, allora è da denuncia l'idiota

      Elimina
  4. Cara Gilda, nonostante se ne parli molto, purtroppo si continua sempre.
    Ciao e buon fine settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

    RispondiElimina
  5. Superficialità criminale. Le allergie sono mortali, ed è noto, persino gli spettatori della signora in giallo sanno che basta un'arachide nel posto sbagliato per uccidere. Quindi è orà di non trovare più scuse per chi non desidera comportarsi secondo legge e buon senso. Non sono allergica, ma spero che quello che imparo da te mi serva per preparare correttamente. Da mangiare quando sono invitata dalla mia amica allergica (e ognuno porta qualcosa, io ormai so quali ricette mangia, in più starò attenta a non usare alimenti potenzialmente contaminati). Anche per lei le pesche sono il diavolo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le pesche sono terribili,una cosa pazzesca, per molti. Potrebbero anche farle sparire dal mercato per me 😅

      Cmq di una cosa sono certa:che l'amica apprezzerà sempre tantissimo!

      Elimina
  6. Mamma mia che brutto episodio... purtroppo fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio! Proprio vero che chi non ha un problema non può capire! :(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Siamo tutti troppo poco empatici verso gli altri purtroppo. Ovviamente al netto della legge che afferma che eventuali allergeni vanno segnalati..

      Elimina
  7. Che criminale. Gliel'hai detto almeno?

    RispondiElimina
  8. Io credo che la gente non se ne renda conto. Non posso pensare che uno possa mettere a rischio la vita di una persona per cattiveria o per guardagnarci due euro. È ignoranza, pericolosa e potenzialmente molto dannosa.
    Io però sarei tornata in quel negozio e glielo avrei fatto presente, così magari la prossima volta ci pensa due volte (o magari no eh, ma è una cosa allucinante).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo abbiamo fatto Simo, ma la risposta è stata proprio "e che sarà mai". Molti non si rendono conto manco se glielo spieghi...

      Elimina
    2. Non ci posso crede O___O stavo per scrivere la stessa cosa di Simona ma non mi sarei aspettata mai una reazione così stupida da parte del negoziante O___O

      Elimina
    3. Sono più diffuse di quanto credi queste reazioni, sai? :(

      Elimina
  9. Sì purtroppo certa gente non si rende proprio conto, ma per fortuna è andato tutto liscio e che non sia stato il pomodoro in sé, alimento che mangio davvero spesso, tanto che senza sarei perso ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche io lo mangio spesso e sai che un po' sarei persa anche io? Sarebbe tremendo!

      Elimina