sabato 18 febbraio 2017

Cronaca di un rientro turbolento

Io sono tonta e non sto scherzando.
Ho sicuramente tante qualità -anche se in questo momento non me ne viene in mente nessuna in particolare- ma sono tonta. Faccio disastri continuamente, roba che uno penserebbe quasi che me le preparo prima, ma no: accade tutto per caso.
Stamattina ho avuto una riunione con il mio capo svedese,  una di quelle riunioni in cui ci si sente dire cose che ti fanno sentire tre metri sopra il cielo, ma anche dieci o venti metri sopra il cielo. Della serie Babi e Step levatevi proprio. Insomma, una di quelle giornate che iniziano bene e che uno spera sempre che finiscano meglio.
Ho salutati tutti, trattenendo le lacrime perché, insomma, loro pensano che io sia un piccolo genio dalle sorprendenti capacità di apprendimento, mica potevo scoppiare a piangere.
E poi sono andata in aeroporto
Prima di lasciare l’ufficio avevo messo il mio pc nella tasca esterna valigia da imbarcare, al sicuro, pensando che tanto lo avrei recuperato un attimo prima di imbarcarla.
Il pc è aziendale e, a parte il fatto che probabilmente è costato quanto uno dei miei organi a scelta, dentro ci sono custoditi il segreto del Santo Graal, la lista della P2, le confessioni di Andreotti redatte in punto di morte e c’è anche un pulsante per fare esplodere la terra.
Mentre guardava la mia valigia scomparire sul nastro trasportatore ho avuto l’illuminazione: il pc.
Ho iniziato a urlare “wait, wait” finchè non hanno fermato tutto e solo quando ho recuperato il mio piccolo tesoro, mi sono scusata anche in cirillico . Mi hanno detto di non preoccuparmi, che può succedere, ma confesso che mi sono guardata le spalle per almeno un’ora pensando che sarebbero arrivati per arrestarmi.
E mentre già immaginavo la prigione svedese,  fantasticando sul kit che ti consegnano all’ingresso per costruirti la cella e sulle punizioni corporali che ti potrebbero infliggere qualora avanzasse qualche vite, consumavo il mio delicatissimo pranzo. Alla decima fetta di salmone chiaramente la prigione me la ero bella che dimenticata, quindi mi sono avviata verso il gate, ho messo il cellulare in carica e ho aspettato che chiamassero il volo.


Solo che quando hanno chiamato il volo, io mi sono resa conto di non avere più le carte d’imbarco né tanto meno la carta d’identità. Ho cercato un po’, finchè l’ansia non si è impossessata di me per bene due motivi.
Il primo era chiaramente che non mi avrebbero fatto partire, avrei dovuto chiamare l’azienda per spiegare loro che ero prigioniera dell’aeroporto di Arlanda senza alcuna possibilità di tornare in Italia, loro avrebbero capito che nei meandri del mio cervello, oltre a tanta sapienza, c’è anche un quantità non ben definita di tontaggine e sarebbe stata la fine. Oltre al fatto che Fidanzato ha scongelato il ragù fatto con le mie manine prima di partire e gli avrei dovuto dire che ecco, forse non sarei potuta essere lì a cena.
Il secondo motivo era forse un attimo più fantasioso visto che ho immaginato la mia carta d’identità, la cui foto è anche piuttosto bruttina, in mano ad un cattivissimo terrorista che l’avrebbe abbandonata da qualche parte dopo aver fatto chissà cosa e la polizia sarebbe venuta ad arrestarmi facendo 2+2: “Questa qui è la stessa che ci ha fatto fermare il nastro trasportatore, l’avevamo detto che era pericolosa”.
L’ansia vera. Verissima.
In preda all’ansia, sono andata dalla hostess per spiegarle l’accaduto e lei, con immensa tranquillità, mi ha detto che non c’erano problemi e mi avrebbe ristampato le due carte d’imbarco.
Al che le ho detto che non avevo neppure la carta d’identità. Sempre con tranquillità e calma sia interiore che esteriore mi ha chiesto se non avessi un qualsiasi altro documento.
“Ho la patente, ma non credo valga per volare”
“Stai tranquilla, non c’è alcun problema”
A saperlo prima, l’avrei utilizzata anche in altre occasioni la patente considerato che nella foto sono venuta sicuramente meglio che in quella della carta d’identità di cui sopra. E poi è anche più piccola quindi non si vedono né le occhiaie, né le lentiggini.
E quindi insomma, sto scrivendo dall'aereo che da Stoccolma mi sta portando a Monaco dove scoprirò se riuscirò a tornare in Italia o se dovrò restare in terra crucca in attesa di tempi migliori.
Il post verrà pubblicato alla prima connessione internet disponibile, ammesso che riuscirò a non farmi arrestare prima di averla trovata.
Ho cercato per quasi un’ora la carta d’identità e le due carte d’imbarco, ma non le ho trovate, eppure quando ho passato i controlli le avevo sicuramente.
Mi auguro solo che gli svedesi tanto gentili, qualora la trovino (la carta d’identità, le carte d’imbarco se le possono anche tenere), me la spediscano a casa che, per carità, con i tempi delle posta italiana arriverà che sarà già scaduta, ma meglio di niente.

Nb. La prima connessione disponibile l'ho trovata a casa mia. Sono ufficialmente a casa

24 commenti:

  1. Car5a Gilda,posso dirti che sei bentornata!!! come io che sono mancato per serie ragioni!!!
    Ciao e buon fine settimana cara amica, con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille e buon fine settimana anche a te :)

      Elimina
  2. Ciao
    ben tornata a casa. Qualche disguido però tutto si è risolto. Trovato poi la carta di identità?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo no, ma sono quasi certa di averla dimenticata al metal detector (almeno, facendo mente locale, questa è l' unica spiegazione plausibile).. ho già fatto la denuncia di smarrimento :)

      Elimina
  3. Mi è venuta in mente quella volta che, di ritorno da un viaggio di lavoro, sono andata in bagno all'aeroporto di Dusseldorf e ho pensato bene di lasciare il cellulare sul lavandino.
    Piccolo particolare: la carta d'imbarco era solo sul cellulare.
    Fortunatamente i crucchi sono onesti e una signora mi ha cercata appena visto il cellulare.

    Però sul wait al nastro trasportatore ho riso un sacco eh :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A ripensarci, il "wait, wait" fa ridere tanto anche me :P
      Comunque la cartellina contenente carta d'identità e carte d'imbarco è stata ritrovata da quelli che si occupano di queste cose. L'ho reclamata proprio quindici minuti fa, ora vediamo che succede.

      Elimina
  4. Se lavori all'Ikea non compro più niente dove hai messo le mani tu... ahahah..

    RispondiElimina
  5. Risposte
    1. Bisogna sempre farsi riconoscere... anche all'estero :D

      Elimina
  6. Tanta solidarietà per le fantasie ansiogene, ti capisco troppo!
    Però ammetto che il tuo post mi ha fatto ridere di gusto :D
    Meno male che ce l'hai fatta a tornare a casa!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Almeno le mie avventure servono a qualcosa: fare ridere! E a me piace fare ridere gli altri 😁

      Elimina
  7. ...beh, essere un po' pasticcione ed un po' imbranate, dopotutto è un aspetto alquanto affascinante...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo penso anche io... bisogna anche convincere gli altri però...

      Elimina
  8. Questo post mi ha fatto ridere! 😊

    RispondiElimina
  9. Mi ha fatto morire dal ridere questo post! Comuque io sono riuscita a quasi soltare il colloquio piu' importante della vita mia (quello per il lavoro che faccio ora) perche' avevo dimenticato la carta di identita' e NON volevano che usassi la patente. L'ironia e' che mia madre mi ha portato il passaporto in minute prima dell'imbarco e poi non me l'hanno guardato...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, a quel punto io avrei dato una testata all'addetto ai controlli. Prima mi rompi le scatole e poi manco me lo guardi? :P

      Elimina
  10. E io che pensavo di essere una delle poche persone capaci di far danno durante i viaggi :D mi batti.
    Ma per fortuna sei riuscita a rientrare sana e salva

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io faccio danni in qualsiasi situazione, ma proprio qualsiasi qualsiasi, eh :P

      Elimina