sabato 6 agosto 2016

Essere terroni d'estate

Agosto. Caldo. Molto caldo.
Appartengo alla generazione di quelli che al sud il lavoro non l'hanno praticamente manco cercato -tanto non lo avremmo trovato- e, in gran parte, manco ci hanno studiato.
Lavoro e studio dalla capitale in su, al sud solo per le vacanze. 
Sono arrivata a Palermo il primo Agosto, a bordo di un volo RyanAir un pò troppo affollato, un bambino che prendeva a calci il mio sedile e sua sorella che prendeva a calci il sedile del mio vicino.
L'aeroporto di Punta Raisi completamente ristrutturato e uno scirocco spaventoso.
La strada che dall'aeroporto porta fino in città è un'autostrada a due corsie. Non si paga, niente caselli e Telepass. A sinistra il mare, a destra la montagna.
Con l'occhio critico di una trentenne anche qualche casa abusiva che, grazie al condono, adesso è perfettamente in regola e che sta lì da quando ho memoria.
Fame. Mi si apre lo stomaco quando arrivo a Palermo, una fame selettiva dico io perchè sono interessati solo una serie di cibi che, negli anni, si impara che non sono poi tanto scontati.
Tenerumi come se piovesse, cotti, crudi. Foto di rito al pentolone pieno di pasta coi tenerumi freschi freschi che io capisco che fare le foto al cibo è da poveri, ma i tenerumi una foto se la meritano sempre. Esistono per essere prima fotografati e poi mangiati, te lo dice proprio il venditore di tenerumi che non so come si chiama, ma sicuramente ha un nome.


Brioche col gelato. Un'enorme brioche col gelato. Mangio il gelato solo per mangiare la brioche, io di solito durante l'anno al gelato non ci penso mai.

Foto alla brioche col gelato. Commenti del padre polentone che ancora, dopo più di cinquant'anni a Palermo, si chiede come si fa a mangiare il pane col gelato.
Non è pane, è brioche. Il pane è solo di rimacino
Mia madre, prima di venirmi a prendere in aeroporto, è passata al panificio. Non un panificio qualunque, ma quello di Francesco che io, se il pane non è di Francesco, non lo mangio.
Io mi ricordo suo padre e lui si ricorda di me bambina.
Comunque, dicevo: mia madre prima di venirmi a prendere è andata da Francesco.
"Quattro bocconcini, due di rimacino"
"E' arrivata Gilda?" ha chiesto Francesco.
"Si, è arrivata"
Il giorno dopo sono andata a salutarlo Francesco, ho appiccicato le mie manine al bancone.
"Stai guardando il gelo? Quello non lo puoi mangiare, ci sono i pistacchi, però puoi prendere la crostatina se vuoi il gelo"
"Crostatina al gelo, aggiudicato"
Io il gelo di mellone lo saprei anche fare, ma lo mangio solo a Palermo.

E poi alle 9 del mattino -tutti i giorni, tranne il sabato e la domenica- si va al mare. Che io lo so che voi sapete che faccio una fatica boia a svegliarmi presto la mattina, ma al mare ci si va la mattina che è l'unico momento in cui il sole non mi schiva.
Lavare faccia, denti, mettere costume, trasferirsi a dormire al mare. Svegliarsi, fare il bagno, rimettersi a dormire. Svegliarsi, salire a casa a pranzo che a me appollaiata sugli scogli, sotto al sole cocente,  mi si chiude lo stomaco e poi, nel caso, tornare il pomeriggio dopo aver cambiato il costume che non sia mai sedersi a tavola con il costume bagnato addosso.
Il sabato e la domenica non si va al mare perchè c'è confusione, si va al villino o in barca. 
Tutti hanno un villino o una barca.
Tranne la sottoscritta, ma questo è secondario visto che, nonostante la mia nota antipatia, ho tanti amici.
Che poi diciamo le cose come stanno: io a Palermo dormo talmente bene che non ho bisogno di dormire almeno dodici ore a notte.
Tre ore di sonno e sono completamente ricaricata che, davvero, manco a quattro anni dormivo così poco.
E vuoi mettere che ci sono gli zii e i cugini? Bisogna capire che tutta la mia famiglia abita nel raggio di due km e io da mia cugina ci potrei andare pure a piedi. Potrei, ma non lo faccio che qua se non si parcheggia  la macchina a 3 metri dalla meta, tanto valeva lasciarla a casa.

E sempre lei la fame atavica: prima di dormire non si può non mangiare un pezzo di rosticceria. O un cornetto con la ricotta di pecora che si può ancora sentire il beeee della pecorella.

E la mamma che ti rifà il letto che "figlia, tu non sei capace di fare il letto come si deve". 
E -sempre secondo mia madre- non so nemmeno lavare i piatti, fare il bucato, piegare le mutande. 
E, quindi come tutti i terroni, d' estate torno a fare la figlia.
Figlia di sette anni da compiere, ovviamente.


Nb. A Roma, se mi ricordo di comprarlo, mangio anche il pane del discount.
Vado al mare e non mi porto dietro il costume di ricambio.
Faccio il letto ogni mattina.
Lavo i panni, li stendo e -talvolta- li stiro anche.
Non lavo i piatti, quello mai.


6 commenti:

  1. La pasta coi tinniruma è cosa irrinunciabile.
    Non potendola mangiare in Sicilia con la tua frequenza abbiamo imparato a coltivarli qui e mia cugina chiama da Barcellona solo per dire che ne ha trovati al mercato. Ognuno ha le radici che merita: noi di tinniruma

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    1. Sai che stavo pensando anche io di piantarli in terrazzo?
      Ormai se ne parla l' anno prossimo, ma mi sembra l' unica soluzione.

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  2. Questa regola assurda che noi figlie non sappiamo fare il letto...

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  3. Potrei averlo scritto io questo post...sarà che sono terrona come te!!!

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