domenica 26 luglio 2015

Quando si cerca lavoro

L'argomento lavoro è un argomento che mi interessa tanto, da sempre, e credo di non averlo mai nascosto.
I comportamenti di alcuni lavoratori mi hanno sempre lasciata un pò perplessa e, spesso, ho pensato di essere io un pò integralista.
Ho avuto modo di fare due chiacchiere con una ragazza che si occupa di ricerca e selezione del personale per conto di un'agenzia interinale che spesso mi racconta alcune perle del suo lavoro (e io che pensavo di fare un lavoro impegnativo!). Due chiacchiere oggi, due chiacchiere domani e mi è venuta l'idea di farle qualche domanda. 
Quando le ho detto che volevo intervistarla, all'inizio credeva che scherzassi... Poi pensava di essersi dilungata troppo, poi ci ha preso gusto e le è venuto in mente di creare una sorta di appuntamento a cadenza regolare.
Mentre pensiamo al da farsi, ecco a voi questa super intervista. E' un pò lunga, ma tra due chiacchierone era inevitabile che finisse così.

È vero che in Italia non c’è assolutamente lavoro o ancora qualcosa si trova?
Non si può  dire che assolutamente non ci sia lavoro, qualcosa c’è e si può trovare, anche se è innegabile che alcuni settori abbiano sentito la crisi più di altri. Il vero problema, a mio modesto parere, è che il divario tra numero di persone senza lavoro e numero di posti di lavoro disponibili è così enorme da diffondere la sensazione comune che non ci sia possibilità di lavoro per nessuno.


Le candidature che ricevete sono in linea con quello che cercate o arrivano anche CV che non centrano nulla con la posizione?
Direi che il 70% delle candidature che riceviamo non si avvicinano nemmeno lontanamente a quello che abbiamo scritto nell’annuncio. Io capisco la disperazione di chi non trova lavoro e risponde a qualsiasi annuncio, ma purtroppo così si finisce per ottenere l’effetto contrario… Mi spiego meglio: se in una settimana pubblico 4 annunci di lavoro in 3 province diverse e mi risponde sempre la stessa persona (che ovviamente non ha nemmeno una caratteristica simile a quanto richiesto), la tendenza col tempo è quella di non aprire più nemmeno il CV non appena si riconosce l’indirizzo mail o si legge il nome della persona. Rispondendo a centinaia di annunci a caso poi, si corre anche il rischio di fare un copia e incolla di frasi scritte per altre posizioni, altre aziende o altre agenzie per il lavoro… e questo non è mai un bel biglietto da visita. Ricevere una mail con scritto “Mi candido perché sono un amante della natura e mi piace stare all’aria aperta” quando ci si sta proponendo per una posizione di operaio in una fonderia non è propriamente il massimo, così come scrivere “Disponibile a fare solo Part-Time la mattina” quando si risponde ad un annuncio in cui era messo in evidenza che era necessario dare la disponibilità a lavorare su turni e ciclo continuo. Stesso discorso per chi scrive “Spettabile Azienda/Agenzia inserendo di seguito il nome sbagliato”. Visto che di mail ne arrivano centinaia al giorno e solitamente il tempo scarseggia sempre, quando si vedono queste incongruenze si tende a non aprire nemmeno l’allegato con il CV, dando la preferenza a candidature che appaiono, almeno in un primo momento, più  in linea con quanto si sta cercando.
Pubblico un annuncio perché sono alla ricerca di un Tecnico di Laboratorio in ambito alimentare? Mi rispondono commesse, aiuto cuoco, saldatori, badanti, giardinieri.
Cerco un magazziniere con patentino per carrelli elevatori? Ricevo CV di Assistenti alla poltrona, elettricisti, muratori, estetiste, Oss.
Una cosa che poi personalmente non concepisco sono le candidature provenienti da centinaia di km di distanza quando nella mail era ben specificato che venivano valutati profili di persone in un raggio di 20-30 km, soprattutto perché spesso si tratta di lavori di breve durata e di inserimenti urgenti, per cui non ho la possibilità di chiamare candidati che abitano a 400km e farli venire in giornata per un colloquio conoscitivo che poi magari non si conclude in nulla. Il problema in realtà non è chi dichiara di abitare a Taranto se l’offerta di lavoro è a Milano (piuttosto che di abitare ad Aosta se l’offerta è a Roma), ma di chi dichiara di avere il domicilio nelle vicinanze della zona in cui è stata pubblicata l’offerta. Peccato che però, puntualmente, ci sia sempre la fregatura! Tra l’altro nella gran parte dei casi queste persone si indispettiscono anche quando li chiami per fissare un colloquio, perché sempre (e dico sempre) sono casualmente appena tornati al paese di residenza e quindi non sono disponibili per il colloquio… e diventano pure arroganti quando gli ricordi che nell’annuncio c’era scritto che il contratto potrà avere al massimo la durata di 1 mese, perchè ti dicono che in così poco tempo non hanno nemmeno il tempo di trovarsi un appartamento in affitto e che non si spostano mica se l’offerta non è duratura. Al che tu resti li, con il telefono in mano, realizzi di aver buttato via del tempo prezioso (non sono i tre minuti di telefonata in sé, sono quei tre minuti moltiplicati per tutte le decine di chiamate che faccio a CV di questo tipo) e ti domandi se sei tu che non ti spieghi abbastanza bene quando indichi i requisiti nell’annuncio o se sono le persone che non leggono nemmeno e rispondono a caso a tutto quello che trovano. Ma soprattutto… se indichi sul curriculum la possibilità di domicilio in zone limitrofe, com’è che quando ti contatto mi dici che devi cercarti un appartamento in affitto?

Vi capita che qualcuno non si presenti a colloquio?
Apriamo il lungo capitolo di chi non si presenta a colloquio… Anzi no, non apriamolo se no rischiamo di star qui delle ore. Ovvio che si, capita che chiami i potenziali candidati, fissi il colloquio, sembrano entusiasti e non sanno più come ringraziarti dell’opportunità che gli stai offrendo e poi:
  • Si rompe la macchina (questa è la scusa che va per la maggiore, la più usata, abusata, consumata, gettonata); io ammetto anche che in una parte dei casi sia vero, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo dicono… Pero’ almeno avvisa! Ovvio che se sento il candidato disperato, che non sa più come scusarsi e sotto di lui rumori di officina e persone che parlano di motore, freni e pistoni posso anche pensare alla classica giornata storta e certamente fisso il colloquio in un altro giorno.
  • Un parente che ha avuto un malore: sicuramente meno usata rispetto al guasto dell’auto, per fortuna, ma capita con una discreta frequenza. Non potendo e volendo indagare sulle cartelle cliniche dei familiari dei candidati, non si può far altro che manifestare il proprio dispiacere e fissare il colloquio in un altro giorno
  • Si presentano oppure chiamano e ti dicono che nel frattempo ci hanno ripensato. Nessuna obiezione, si auto eliminano e puoi solo prenderne atto
  • Chiamano per dire che non verranno a colloquio perché hanno guardato su Google Maps o sul navigatore e i Km da fare sono troppi (generalmente mai più di 30), oppure la strada è brutta o trafficata, oppure non vale la pena spendere soldi di benzina per un lavoro che poi non è nemmeno sicuro
  • Vengono inghiottiti da un buco nero. E’ l’unica spiegazione che ho trovato per chi non si presenta e non si degna nemmeno di avvisare.
Quando offrite un lavoro a qualcuno, tutti i candidati accettano o c’è anche chi rifiuta?
In alcuni casi qualcuno rifiuta, ma se devo essere sincera non capita così frequentemente, forse anche perché cerchiamo di selezionare bene le persone quando abbiamo una ricerca. Tra le decine di persone che invece vengono a fare domanda di lavoro settimanalmente, ce ne sono alcuni che, con le dichiarazioni che fanno e le pretese che hanno, praticamente è come se rifiutassero le opportunità di lavoro prima ancora che tu possa avere la possibilità di proporgliele. Poi magari sono gli stessi che chiamano o passano ogni 2-3 mesi e ti dicono che è inconcepibile che non siano ancora stati richiamati (ma con i parametri che hanno indicato in termini di orari, distanza, stipendio, durata ecc…. io credo che di lavori ne esistano veramente molto pochi)

Quali sono le motivazioni che portano a rifiutare, soprattutto di questi tempi, un lavoro?
La più comprensibile, dal mio punto di vista, è quella di chi rifiuta perché magari sta già lavorando e ha preso in considerazione l’idea di cambiare, ma una volta valutati azienda, retribuzione e altri fattori preferisce mantenere il lavoro che già ha. Gli altri casi invece riguardano persone che non sono occupate ma che per due diverse ragioni decidono di non accettare: alcuni rifiutano perché percepiscono ammortizzatori sociali (disoccupazione, mobilità ecc.), altri rifiutano perché magari il contratto è troppo breve oppure troppo lontano da casa (per alcuni, ad esempio, 20 km sono già un ostacolo insormontabile) e ritengono non ne valga la pena. Su questi ultimi non ho molto da dire, se non che spesso sono le stesse persone che si lamentano che l’Italia fa schifo, che non c’è lavoro, che i loro figli non avranno futuro e che servirebbe una rivoluzione popolare. Non ci perdo nemmeno troppo tempo in questi casi, perché è gente che ha preso la propria decisione e la accetto… Quello che mi crea un po’ di acidità di stomaco invece è la risposta “No, rifiuto, tanto sono in disoccupazione/mobilità”. Quando accade di sentire questa frase faccio sempre delle riflessioni che vanno in questa direzione: rifiuti un lavoro? Benissimo, perdi il diritto agli ammortizzatori sociali (anche perché, non me ne intendo di economia, ma non credo proprio che l’Italia sia attualmente nella condizione di mantenere gente che approfitta in questo modo del sussidio di disoccupazione). In tanti comuni so per sentito dire che funziona così con la mobilità, se ti chiamano per fare i lavori socialmente utili e ti rifiuti , perdi il diritto alla mobilità. Ognuno è libero di fare quello che vuole della propria vita e della propria condizione di disoccupato, ma quando si presentano persone che non lavorano da mesi e che hanno iniziato a cercare lavoro soltanto a ridosso del termine della loro disoccupazione, mi viene proprio da pensare che ci siano troppe cose che funzionano male. Io posso anche immaginare il piacere di godersi dei soldi per dei mesi stando a casa a far nulla, ma vorrei almeno poter dire a queste persone di avere la decenza di non lamentarsi con frasi del tipo “Così non si può andare avanti, siamo disperati, non c’è via di uscita, non ci sono più i soldi nemmeno per fare la spesa”.
Ciliegina sulla torta, poi chiudo il capitolo, una persona un giorno si è giustificata così: “Certo che sono stato a casa 9 mesi a far niente, ma sa che soddisfazione? Che poi qualche lavoretto in nero si trova sempre da fare. Me lo merito con tutte le tasse che mi fa pagare questo Stato”.

Arrivano mail e CV che fanno si che un candidato venga scartato a priori? Quali sono gli errori più comuni che fanno si che un CV non venga neppure preso in considerazione?
Personalmente difficilmente scarto qualche CV o mail per una questione ortografica, a meno che gli errori non siano così clamorosi da non permettere proprio di prendere in considerazione una candidatura; diciamo pero’ che, ad esempio, se una persona si candida per posizioni impiegatizie e il CV è pieno zeppo di errori grammaticali o di utilizzo di abbreviazioni come “Ke, Xkè, Qnd” non è proprio una bella presentazione. Gli errori di battitura ci possono stare, il correttore automatico del Tablet o del cellulare da cui si mandano i CV possono giocare brutti scherzi, ma quello che si chiede a chi si candida per posizioni in cui i requisiti sono serietà e precisione è almeno di ridare una lettura veloce di controllo a ciò che si manda.
Mi capita invece frequentemente di avere impressioni non molto positive durante i colloqui conoscitivi e non nascondo che ci siano state cose che mi hanno portato a non considerare idonea una persona per il modo che aveva di porsi o per ciò che diceva. Fermo restando che tutto dipende dal trascorso lavorativo di una persona, dall’età e da altri fattori, ci sono cose che mi permetterei di suggerire perché ritengo siano proprio da evitare:
  • presentarsi senza Curriculum e dire che è stato dimenticato a casa oppure dire “Ah ma non pensavo servisse”; piuttosto apprezzo la sincerità di chi mi dice che non aveva in previsione di entrare a fare domanda di lavoro e che mi invierà il CV appena possibile
  • Non avere la minima idea di che cosa si sta cercando. L’abusata frase “Va bene tutto” a volte non dimostra piena disponibilità al lavoro ma copre la piu’ totale assenza di idee su cosa si voglia fare. Sia che una persona abbia esperienze lavorative, sia che ancora non le abbia, non sapere minimamente quali siano le proprie caratteristiche e i propri punti di forza, che distanza si valuta per raggiungere il luogo di lavoro, che tipo di orario si è disposti a fare, non è un indicatore che ispira molta fiducia nella persona che sta tentando in pochi minuti di farsi un’idea di chi ha davanti
  • Andare al colloquio con mamma/papà/nonni/moglie/marito/conviventi/parenti vari. Non tanto perché mi diano personalmente fastidio gli accompagnatori, quanto piu’ per il fatto che di solito chi si porta un familiare fin dentro l’ufficio in cui si svolge il colloquio generalmente non ha modo di esprimersi. Che siano mamme o mogli, papà o mariti, uomini o donne, gli accompagnatori non tacciono mai e parlare con i candidati diventa davvero impossibile. Hanno sempre la risposta pronta, soprattutto se si tratta di smentire o ritrattare quelle poche parole che il candidato è riuscito fortunosamente a dire.
Mi racconti qualche aneddoto particolare successo da quando fai questo lavoro?
Così su due piedi sicuramente non mi verranno in mente tutti, ma cerco di far del mio meglio per ricordare i più significativi, non tutti divertenti ovviamente:
- Durante il primo colloquio con i candidati faccio generalmente compilare una scheda riassuntiva che serve come breve introduzione al CV; il campo da completare che da’ maggiori problemi è indubbiamente quello dello Stato Civile, dato che mi sono state fornite le seguenti risposte: “Repubblica” - “Italia” - “Libero cittadino” - “Attualmente sono single” (spesso usato per levarsi dall’impiccio di Celibe e Nubile, che confondono non poco e raramente vengono azzeccati) Altri si sono lasciati confondere dal campo “Città di residenza”, lasciandolo vuoto e sostenendo di non poter completare perché loro abitavano in un piccolo paese. (Vorrei precisare che gli esempi riportati, anche di seguito, sono tutti di persone ITALIANE, sotto i 45 anni e dotate di un diploma di scuola superiore o di istituto professionale. Giusto perché lo capisco anche io che uno straniero o una persona italiana quasi analfabeta – e vi assicuro che ci sono, mi chiedono di scrivere al posto loro perché non sono capaci – siano giustificati nel fare errori)
- Qualche mese fa durante un colloquio un candidato mi soffiava ripetutamente in faccia il “fumo” della sigaretta elettronica e quando gli ho chiesto se per favore potesse smetterla mi ha detto che stava cercando di smettere di fumare e quindi quello era l’unico modo per resistere - Durante una ricerca per una stagista in un ufficio amministrativo, è capitato di ricevere un CV da una giovane neo diplomata con scritto “Disponibile per tiroCIGNI” (ripetuto anche nella mail di presentazione, dubito potesse trattarsi di una doppia svista)
- Nel CV di una ragazza che cercava un lavoro nel settore impiegatizio ho trovato le frasi “Ho partecipato a diversi corsi di compiuter” e “Ottimo utilizzo del compiuter” - Sembra banale, ma più di una volta mi è capitato che il recapito telefonico sul Curriculum risultasse inesistente e non ci fosse altro modo di contattare la persona che, per disattenzione nell’inserimento del numero, perdeva chissà quante possibilità di lavoro
- Un ragazzo di circa 20 anni è venuto a fare un colloquio ma prima ancora che potessi farlo accomodare mi ha detto: “Sono qui solo perché mia mamma mi dice sempre che sto a casa tutto il giorno a far niente e mi ha obbligato a venire, ma le dico subito che io non sono interessato al lavoro che offrite” (inutile dire che alla mia domanda “E allora che lavoro ti piacerebbe fare?” mi ha risposto “Boh, non c’ho ancora pensato…poi adesso arriva l’estate, uno si deve divertire”
- Ok che siamo in estate e le temperature sono roventi, ma presentarsi a fare domanda di lavoro in copricostume, infradito e capelli bagnati perché magari si è di ritorno dalla piscina non mi pare molto indicato (lasciando tra l’altro la scia di gocce su tutto il pavimento dell’ufficio e bagnando la sedia)
- Un capitolo a parte lo meriterebbero le foto che i candidati mettono sui CV, perché ne ho viste davvero di tutti i colori: in costume, vestiti da carnevale, in discoteca, con in mano un cocktail, con gli occhiali da sole, abbracciati ad un cane. Senza dimenticare chi ha messo una foto in cui c’erano due persone ed una in cui il soggetto era cosi da lontano che l’unica cosa che si distingueva era il paesaggio.
- Talvolta arrivano mail di “insulti”, se cosi si possono chiamare, rigorosamente in forma anonima poiché le persone rispondono direttamente dai siti su cui pubblichiamo gli annunci. E’ capitato che scrivessero che l’annuncio era falso e minacciassero di fare una denuncia perché in quel modo si prendevano in giro le persone disperate, che scrivessero che dovevamo vergognarci perché non avevamo mai risposto ad una persona che aveva già mandato decine di volte il suo Curriculum, che ci dicessero che eravamo degli incompetenti, nascosti dietro un PC e seduti ad una scrivania, che si prendevano gioco della condizione di disoccupazione della persone.


Qualche consiglio a chi cerca lavoro?
Innanzitutto di non stancarsi e non scoraggiarsi. Di posti di lavoro ce ne sono sicuramente meno che un tempo e le persone che cercano sono tante, ma se si hanno delle capacità, un po’ di flessibilità e si è determinati prima o poi qualche opportunità può  arrivare. Ci possono essere colloqui che non vanno a buon fine, ciò non vuol dire che non si troverà mai lavoro e ci si deve arrendere… Semplicemente in quell’occasione magari c’erano persone più vicine a ciò  che il selezionatore stava cercando.
Essere sinceri, sia nel CV che in fase di colloquio. Non dare disponibilità di orario che non si hanno, non fingere di aver già svolto per anni mansioni che a mala pena si conoscono, non inventare esperienze di lavoro che non sono mai state fatte. Magari in un primo momento e in certi casi il selezionatore potrebbe anche cascarci, ammettiamo anche che vi faccia un contratto di lavoro. Non appena l’azienda (o il selezionatore) si rendono conto che la persona aveva mentito (e vi assicuro che generalmente avviene dopo la prima ora di lavoro) le conseguenze sono sempre molto gravi e si rischia di compromettere eventuali altre opportunità future. Un altro consiglio riguarda la presentazione del CV: non troppo lungo e noioso, ma nemmeno troppo sintetico. Scrivere le cose in modo chiaro e solo ciò  che è fondamentale, soprattutto riguardo alle mansioni svolte in precedenza (scrivere semplicemente”Operaio” in tutte le proprie esperienze non aiuta molto il selezionatore a capire se il CV è compatibile o meno con quello che sta cercando, vale la pena di specificare almeno il settore e la mansione svolta); indicare anche le date delle esperienze e i nomi delle aziende.
Consiglio per i neo diplomati o neolaureati: magari non avrete esperienze di lavoro da inserire nel CV, ci può stare, ma mettete tutto ciò che possa far capire che persona siete e che qualità avete da offrire al mondo del lavoro (avete fatto stage scolastici o corsi di formazione per lingue straniere o PC, viaggi studio all’estero, siete allenatori in qualche disciplina sportiva, animatori presso centri ricreativi, vi dilettate nella scrittura o nella musica ecc.)
Certamente non si può non consigliare di iscriversi a tutte le agenzie per il lavoro, di monitorare sui siti di annunci le ricerche di lavoro inerenti le proprie competenze e magari fare anche una mappatura delle aziende della zona in cui abitato e in cui vi piacerebbe lavorare (o quelle in cui pensate che le vostre conoscenze/competenze potrebbero essere apprezzate)
Ultimo, ma non meno importante...Presentarsi bene! Anche se non avete familiarità con i colloqui e il mondo della selezione del personale, il segreto è mostrarsi sicuri, determinati e decisi. Niente incertezze, sguardi persi nel vuoto, risposte evasive; se anche non siete ancora convinti di quale sarà il vostro percorso e valutate più strade, argomentate ciò che dite in modo da non dare l’idea di essere colti impreparati. Cercate sempre di portare la conversazioni su quelli che sono i vostri punti di forza, o su quello che ritenete più significativo per descrivervi e valorizzarvi al meglio!


Un ringraziamento particolare a questa amica, con cui condivido più di una passione (nonchè l'amore per lo stesso calciatore) che è stata gentilissima e disponibilissima. Grazie davvero!!!

4 commenti:

  1. Questa intervista è davvero interessante!!! Complimenti perché come sempre scovi argomenti degni di nota!!!

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  2. Ciao, ho scoperto questo blog da congedo parentale. Ho letto questa intervista e, da utente (o meglio ex utente) di selezionatori italiani potrei scrivere un elenco simile di domande assurde. A 22 anni mi hanno chiesto ripetutamente circa progetti matrimoniali e di figli. Un paio di anni dopo mi sono trasferita in Inghilterra è una dozzina di anni dopo in Svizzera dove queste cose non mi sono più successe. Solo in Italia inoltre vedo annunci che specificano età sesso o zona di residenza. Assurdo a mio dire e illegale in molti paesi. Stessa cosa con la disoccupazione. In Svizzera per esempio la legge prevede che in caso di sussidio di disoccupazione (che ammonta all 80& dello stipendio fino a 120000 franchi annuali) il candidato non può essere obbligato ad accettare un lavoro con retribuzione minore della disoccupazione. È il paese funziona! Devo dire che il punto di vista di questa selezionatrice mi sembra molto miope.

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    1. Sicuramente ci sono anche i selezionatori che non sanno fare bene il proprio mestiere, questo assolutamente: sulla pagtina Fb del blog e sul mio profilo, dove ho condiviso il post, qualcuno ha raccontato le proprie esperienze negative a dei colloqui e sicuramente accadono e sono fastidiose.
      Io nel mio piccolo, posso dire, in primis, di non essermi mai sentita fare domande relative a matrimonio, fidanzamento, figli o simili; al massimo mi hanno fatto delle domande tecniche relative al lavoro.
      Per quanto riguarda la distanza, io mi sono da poco trasferita -seppur temporaneamente- per lavoro, ma mi rendo conto che se si fosse trattato di un contratto di una settimana sarebbe stato insensato trasferirmi e quindi, probabilmente, sarei stata sciocca io a mandare il cv, sia un'eventuale selezionatore a contattarmi,quindi,ecco,credo che la distanza,come diceva la ragazza intervistata,sia importante in relazione alla durata del contratto.

      Per quanto riguarda la disoccupazione, credo che in Italia (non so com'è altrove) andrebbe regolamentata in modo diverso: chi si trova in stato di disoccupazione e prende un sussidio dovrebbe essere "aiutato" da chi di dovere (mi viene da pensare ai Centri per l'Impiego) a trovare un lavoro consono con le proprie capacità e ovviamente che preveda una retribuzione adeguata. Di contro, dovrebbero creare delle "pene" (passami il termine) più severe per chi viene beccato a lavorare a nero per cuccare in contemporanea la disoccupazione, nonchè per chi, quando si vede proporre un contratto di lavoro con una buona retribuzione rifiuta preferendo stare a casa in panciolle (e ce ne sono eh,eccome se ce sono) perchè tanto ha la disoccupazione.
      Probabilmente, quello che non va bene è la mentalità di molte persone.,ma è un discorso molto ampio e non voglio assolutamente generalizzare!

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