lunedì 20 marzo 2017

Barriere architettoniche e mentali

Oggi io e il gesso festeggiamo sedici giorni insieme. A me sembrano sedici anni a dire il vero.
Non posso uscire di casa, devo stare con la gamba alta, ho continuamente la febbre, ma pare sia normale. L'auto è vietata, così come il treno, salvo rarissimi casi, ovvero le visite mediche che comportano uno sforzo non indifferente da parte del Fidanzato che mi deve caricare in macchina -rigorosamente nel sedile posteriore- manco fossi un oggetto ingombrante.
Stamattina mi hanno controllato il gesso giusto per dirmi che ancora è presto per toglierlo. Vedremo se riusciremo a sbarazzarcene per la data prevista, per sostituirlo con un meraviglioso tutore e poi decidere come procedere. Non decido io, se no un paio di opzioni le avrei già eliminate dalla lista.
Oggi ho sentito la parola chirurgo e un brividino mi ha percorso la schiena.
Nel frattempo, si è rovinato anche l'altro ginocchio e speriamo di riuscire a salvarlo prima che si rompa anche lui, ma non è questo il punto.
Cammino con le stampelle, zompettando libera e felice come una farfalla come un elefante privo di ogni forma di grazia. Ho imparato a scendere le scale, ma non a salirle.
In realtà, gli unici gradini che non posso evitare lungo il mio cammino sono quelli del mio palazzo -ben due- visto che non posso utilizzare la rampa realizzata per le sedie a rotelle e i passeggini. Il genio che l'ha progettata ci ha messo un bel dissuasore in mezzo per evitare che venga usata a sproposito: peccato che il dissuasore non è mobile, ma in cemento, quindi non ci si passa neppure con la sedia a rotelle di Barbie. Buttare via i soldi dei condomini: lo stai facendo bene, mio caro costruttore di rampe per carrozzine. 
Appena davanti il cancello esterno del mio palazzo c'è una grata e le stampelle ci si incastrano dentro, visto che i buchi sono troppo larghi. 
I marciapiedi davanti casa mia -zona bene di Roma, ci tengo a precisarlo- sono dissestati: le radici degli alberi li hanno distrutti completamente, sono quasi tutti sollevati e pieni di crepe e io faccio una fatica incredibile per fare due metri e rischio comunque di rompermi l'osso del collo.
Lo stesso vale per tutti i marciapiedi che ho incontrato nel mio cammino di stampellante e, a dire il vero, lo sapevo già prima che erano ridotti così, ma non avevo le stampelle e non mi rendevo conto.
Adesso so perché quel simpatico signore che gira in sedie a rotelle qui intorno sta in mezzo la strada e non usufruisce del marciapiede. 
Le macchine sono accavallate l'una sull'altra e quindi fatico anche a trovare un posto per scendere dal marciapiede, visto che ho bisogno di spazio per zompettare allegra con le stampelle (che con mio sommo rammarico non sono rosa) e tenere contemporaneamente una gamba tesa senza poggiarla a terra che altrimenti mi casca. Effettivamente, proprio a cinque metri dal portone del mio palazzo ci sarebbe uno scivolo per disabili, in corrispondenza delle strisce pedonali, ma ci sono sempre le macchine parcheggiate davanti, quindi non posso usarlo.
Non sono neppure riuscita ad utilizzare un paio di bagni dei bar perché non riesco a salire e scendere le scale a chiocciola che già non mi piacciono normalmente, figuriamoci con le stampelle e il gesso.
Io prima o poi le stampelle non le avrò più, prima o poi tornerò a camminare sulle mie gambe, anche se mai come adesso la strada mi sembra tortuosa e in salita, ma c'è qualcuno che sulle proprie gambe non ci camminerà mai.


Le difficoltà a spostarmi posso sopportarle. Posso sopportare anche le impetuose scalinate che non riesco ad affrontare. Le difficoltà a capire invece le tollero meno. 
Io non chiedo nulla, esco pochissimo per i motivi di cui sopra, aspetto paziente che qualcuno mi dia una mano a lavarmi e profumarmi, maledico il gesso ogni dieci minuti per fargli capire che non è ben accetto e deve trovare un'altra sistemazione quanto prima, scrivo, leggo e cerco persino di guardare la tv.  Ho sempre qualcuno che viene a trovarmi e a tenermi compagnia, anche se immagino di essere più rompicoglioni del solito. E' che ho amici educati che non me lo fanno notare quanto sono fastidiosa e molesta, probabilmente prima o poi mi presenteranno il conto e farebbero anche bene.
Sanno tutti che non mi posso muovere, i primi giorni l'auto era vietata anche per andare dal medico, piuttosto l'elisoccorso, solo che pare brutto chiamarlo per un ginocchio rotto.
Poi eh, non so se avete presente Roma. Io la amo, è la città più bella del mondo, ma oggettivamente muoversi in auto è un incubo. A parte che ci sono le buche e i sanpietrini che fanno fare bum budum al ginocchietto -e anche alle sospensioni della macchina, a dire il vero- ma il problema grande è il traffico. Provate ad attraversare la città ad ora di punta. No davvero, provateci. Tanti auguri, eh. 
Dopo quattro giorni di gesso mi arriva la richiesta di portare una cosa, ad ora di punta, dall'altra parte di Roma, con il temibile scoglio da attraversare, altro che Colonne d'Ercole. Sto parlando di Caracalla: provate a passare da lì alle otto di sera, provateci se avete il coraggio.
Avevo un'amica dalla quale andavamo spesso a cena, ma per arrivarci dovevamo passare da lì: le mandavo un messaggio quando partivo da casa e poi uno quando attraversavo Caracalla, dopo sei ore abbondanti. L'unica volta che non ho trovato traffico, mi sono commossa e ho rischiato di fare un incidente perché le lacrime mi offuscavano la vista.
Quindi, ricapitoliamo: richiesta a un'ingessata con divieto di salire in auto per evitare una serie di rischi che non sto ad elencare di portare un oggetto non di vitale importanza, ad ora di punta, dall'altra parte di Roma. La destinazione era, per altro, in ztl, quindi era necessario parcheggiare l'auto e farsi non so quanti km a piedi. Col gesso e le stampelle.
Ah, io non posso guidare, lo sottolineo perchè per qualcuno non è così chiaro, quindi ho necessità di un autista. Si, sempre lui: il povero Fidanzato. O al massimo, posso prendere un taxi.
Che poi, avrei potuto trovare qualcuno disposto a fare la traversata al posto mio, ma ditemi: chi, a ora di punta si fa tre ore di macchina nel traffico? O meglio, chi ha cuore di chiedere a qualcuno di farsi tre ore di traffico per una cosa non di vitale importanza?
La cosa divertente è che, al di là della richiesta folle, la persona che doveva occuparsi del ritiro non si è fatta trovare, non ha lasciato detto nulla a nessuno e da una ricerca, non risultava neppure essere lì.
Quando si dice l'empatia, eh.
Che poi io capisco che il ginocchio è il mio, ma fossi stata dall'altra parte, prima di chiedere ad una persona di rischiare di compromettere in modo serio le proprie condizioni di salute ci avrei pensato due volte. Anche tre, anche quattro.
Se per questo, qualcuno si è anche domandato come mai io non sia rimasta a Milano, da sola, senza potermi muovere neppure per andare in bagno, senza poter uscire per comprare le medicine o del cibo e senza assistenza sanitaria, visto che il mio medico di base è a Roma e l'ospedale che mi ha ingessata mi ha detto chiaramente che lì non mi avrebbero seguita in quanto straniera residente in altra regione.
Si, straniera perché non residente in Lombardia, ma nel Lazio.
Credo sia stato lì che io abbia capito che le barriere architettoniche mi fanno paura, ma non quanto quelle mentali perché se le prime si possono aggirare ed eliminare, le prime resteranno sempre. E mi fa paura.


20 commenti:

  1. Cara Gilda, mi dispiace tanto che ti trovi in difficoltà, porta ancora un po di pazienza che poi levato il gesso pieno piano tutto ritornerà come un tempo, ti rimarrà solo un brutto ricordo. Ciao e buon inizio delle settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Ormai la pazienza è la mia virtù migliore :)
      Un bacio!

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  2. Il simpatico signore in carrozzina l'ho incontrato pure io In mezzo alla grande muraglia.Si chiama così, no? Non te la prendere.Il Rubicone segna il confine fra l'Italia e i paesi dei barbari.

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    1. Adesso il signore ha anche un cane :)
      Comunque già: i barbari..che tristezza!

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  3. Cavolo, immagino che situazioni, anche se le descrivi sempre con un sorriso.
    Vero: le barriere mentali sono poi quelle che creano le barriere architettoniche, peraltro.

    Moz-

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    1. Non ci avevo pensato a questa correlazione, sai?
      In effetti hai proprio ragione!

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  4. Hai fatto bene a ricordare chi purtroppo si ritrova in queste condizioni ogni giorno. Avrai sentito dello schifo qui in Sicilia.
    Le barriere mentali sono le più difficili da sradicare purtroppo!
    Ancora buona guarigione!

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    1. Si ho sentito purtroppo, ma sai che ormai sono arrivata alla conclusione che -bene o male- tutto il mondo è paese?
      Le barriere mentali non si sradicano, la gente stupida rimane stupida purtroppo!

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  5. Al costruttore della rampa ci sono gli estremi per fargliela rifare, la rampa, visto che non è a norma.
    Già, le barriere mentali. Ti dico solo che nel mio Comune, su una strada che porta al centro, il nostro Sindaco (giovane, intelligente e mentalmente aperto) ha impiegato i soldi comunali per rialzare tutti gli attraversamenti pedonali,in modo tale da creare non solo dei dissuasori per chi prende il viale come un rettilineo per testare la sua auto, ma soprattutto per permettere un facilissimo e comodissimo attraversamento della strada senza barriere. E sai i miei cari concittadini come hanno apprezzato? A suon di malegrazie e critiche. Per non parlare di quando fai una casa nuova o ristrutturi, tante volte sono già i tecnici in partenza a vedere la norma come "una rottura di scatole", figurati i committenti!!

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    1. Il problema qui è che l' amministratore e i condomini "importanti" sono tutti contenti di questo lavoro, mica capiscono... un po' come i tuoi concittadini. Assurdo!

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  6. acciderbolina O_O speriamo allora che lo tolgano il prima possibile O_O

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  7. tipregotipregotiprego metti una foto della rampa con il dissuasore!!!
    e poi se puoi girala sulla pagina fb di "vorreiprendereiltreno"
    diamo evidenza all'ignoranza!!

    per il resto, coraggio! come dici tu non è per sempre, per fortuna!! (ma per il matrimonio ti sgesseranno?)

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    1. Appena mi troverò nuovamente giù faccio la foto, ieri in effetti mentre scrivevo mi sarebbe servita anche per questo post, ma scendere sette piani non è troppo agevole -nonostante l' ascensore- e ho rinunciato :D

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  8. Io le barriere architettoniche le ho cominciato a notare "indirettamente" quando capitava di uscire con mio cognato disabile, ma di solito era Marito a spingere la carrozzina e quindi capivo poco e niente.
    Poi sono diventata mamma e ho capitato che girare con il passeggino è un'impresa non da poco per cui ho compreso ancora di più quanto sia frustrante per i disabili non potersi spesso (molto spesso!!) muoversi in autonomia...

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    1. Infatti di solito ci si accorge quando in qualche modo ci tocca personalmente.
      Io facevo caso a determinate cose, ma non le percepivo davvero come una barriera. Adesso invece mi sto accorgendo di come sia complicato girare :(

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  9. :( coraggio, speriamo te lo tolgano presto!

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    1. In teoria il 28, ma non è sicuro purtroppo...

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