giovedì 15 settembre 2016

Siamo quello che scegliamo di pubblicare sui social

Ho aperto un profilo Facebook nel 2008, l'anno in cui si è diffuso in Italia.
Inizialmente lo usavo molto poco, ma nel giro di pochi mesi è diventato un mezzo per condividere le foto -che scattavamo con una macchinetta compatta- delle serate con i compagni di università a Bologna. Quelle foto sono ancora tutte lì, a volte le guardo con un pizzico di nostalgia perchè quel periodo era davvero bello e spensierato, ma certamente non sempre mi rendono giustizia.
Non che fossi venuta particolarmente bene o male, semplicemente molte erano serate che definire trash è un complimento.
Negli anni successivi, molte foto che mi sono state scattate, le ho tenute per me.
Al compleanno di Celeste -a proposito, vi ho mai parlato di Celeste?- mi è stata scattata una foto che trovo bellissima, ma che secondo me non era il caso pubblicare su Facebook e difatti è rimasta segreta.
Sono comunque molto attiva su Facebook, sul mio profilo personale pubblico essenzialmente stronzate. Eccome se ne pubblico. 
Non accetto richieste d'amicizia di persone che non conosco, sono un pò fissata, tanto che i miei amici -quelli veri- mi prendono in giro per questa cosa.
In realtà, a volte cancello anche quegli amici con i quali non ho rapporti da anni e che non vedo perchè debbano vedere cosa pubblico. Oh, nessun segreto di stato, sia chiaro, ma dicevo appunto che sono un pò fissata.
Sul mio smartphone ho WhatsApp, l'ho installato parecchio tardi rispetto al resto del mondo, ma ne faccio un grande uso. E trovo addirittura utili le spunte blu. Non linciatemi, vi prego.
Ho un profilo Linkedin e mi è molto utile. Moltissimo.
Ho anche cercato il mio nome su Google ed esce un sacco di roba, molta della quale non ricordavo nemmeno che esistesse.
Nel 2015 ho poi aperto questo blog: per scelta ci sono pochissime foto che mi ritraggono, ne ho contate quattro esclusa quella del profilo (che potrebbe essere chiunque); il mio nome non compare praticamente mai, anche se so che molti possono risalire a me (e va bene così); ci sono poche cose troppo personali.  Ciò che di più personale c'è riguarda essenzialmente la mia patologia e quella di Fidanzato:  ho scelto di parlare delle mie allergie perchè è un argomento di cui -secondo me che le vivo ogni giorno- si parla troppo poco e che spesso viene sottovalutato da chi, giustamente, non lo conosce.
Ho scoperto di recente, grazie al blog, che alcune persone non sapevano neanche di poter richiedere alle farmacie ospedaliere gratuitamente la fornitura di adrenalina (chiaramente dietro presentazione di tutta la documentazione prevista, che, per la cronaca, è uno sbattimento indicibile fare).
In teoria, ho anche Twitter e Instagram che, però, uso molto poco. Non sono mai riusciti a colpirmi particolarmente o probabilmente sono io che ho un limite nei loro confronti, ma tant'è.
Comunque, tutto questo pippone per dire che ieri sera, a seguito di alcune discussioni, riflettevo che noi siamo quello che scegliamo di pubblicare, nel bene o nel male.
E non sempre scegliamo, a volte ci ritroviamo in mezzo.
Alzi la mano chi non si è ritrovato taggato su Facebook in una foto che non avrebbe voluto online per nessun motivo al mondo.
Una volta che una cosa è online, non c'è praticamente più nulla da fare: resta lì indelebile nella memoria di chi con quel contenuto ci è entrato in contatto. E anche in qualche server, sia pur remoto.
Non credo mi piaccia questa cosa, eppure ho scelto volontariamente di essere online con questo blog, con il mio profilo Facebook e con altre mille diavolerie di cui magari non mi ricordo nemmeno.
Ed è subito ansia.
Ansia per foto che qualcuno avrebbe potuto prendere, ansia per immagini di bambini presenti un pò ovunque che potrebbero fare una fine sbagliata (si ok, non vorrò figli, ma ecco, i bambini sono bambini e per loro ho un occhio di riguardo in più rispetto ad un adulto, lo ammetto), immagini private che potrebbero essere diffuse. E non per forza da amici, ma basta che qualcuno rubi un cellulare con qualche contenuto che ritiene interessante per il web ed è un attimo.
A me cellulari me ne hanno rubati due -anche se non erano smartphone ed era qualche anno fa- e io non ho mai avuto un pin o qualcosa di simile per sbloccarlo.
Sia mai che mi succede qualcosa e chi mi soccorre non può visualizzare la rubrica e chiamare Fidanzato, madre, padre, chiunque. Fosse pure il cane.
Ansia, ansia ovunque. Vedo unicorni ciccioni volare.
Io, però, non sono solo quello che è online sul mio conto. Sono tante altre cose, magari positive, magari negative, ma non sono solo quello. 



6 commenti:

  1. Io ho facebook e instagram, ma pubblico pochissime cose. Uso tantissimo il blog, ora mi sono presa un periodo di pausa (molto lungo) dalla scrittura, ma continuo a seguire i blog che preferisco. E' il social network che preferisco perché, secondo me, è quello che ti permette di conoscere virtualmente meglio le persone.

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    1. Ho visto che è tanto che non aggiorni il blog, è un peccato perchè a me piace.
      E cmq, anche a me i blog piacciono moltissimo, li trovo un ottimo modo di comunicare sul web (non tutti magari, ma molti si).

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  2. Il discorso che fai è vero, profondamente vero.
    Del resto non siamo mai nemmeno quello che gli altri vedono di noi incontrandoci di persona o leggendo i nostri pensieri sui blog, per quanto profondi o intimi siano.
    E' anche vero però che se non siamo solo quello, di certo siamo anche quello.
    Wilde (mi pare) diceva che solo gli sciocchi non giudicano dalle apparenze e non aveva torto, degli altri possiamo conoscere ciò che appare all'esterno.
    Certo sarebbe bello ci sforzassimo di guardare bene

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    1. No, non siamo solo quello assolutamente, ma mi rendo conto che -per tanti motivi- spesso non riusciamo ad andare oltre...

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  3. Io ho Facebook, Whatsapp e Instagram. Li uso tanto tutti i tre e ultimamente mi sono intrippata con Instagram.
    In generale mi piace pubblicare foto/momenti della mia giornata ma lo faccio anche perché vivendo all'estero è un modo diretto di mantenere i contatti con amici e parenti nel resto del mondo (si ho detto mondo perché li ho un po' sparsi in giro!).

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    1. Anche secondo me i social sono utili in questo senso: si riescono a mantenere contatti che altrimenti andrebbero persi. Inutile mentire: quando c'era solo il telefono, non era così facile mantenersi in contatto.

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