sabato 16 luglio 2016

Foto dei morti, pornografia del dolore e insensibilità

L'ultima settimana è stata quello che è stata. 
Due treni si sono scontrati in Puglia: 23 morti, parecchi feriti. Corpi incastrati tra le lamiere, l'inferno.
Un folle ha ben pensato di andare addosso alla gente con un camion e di sparare a caso sulla Promenade des Anglais, a Nizza: 84 morti, di cui molti bambini. Molti dispersi, famiglie disperate.
Colpo di stato in Turchia: oltre 200 morti, non so quanti feriti. Le conseguenze del colpo di stato -che, per la cronaca, non è riuscito- le scopriremo prossimamente. Ho comunque la sensazione che i morti aumenteranno, ma spero di sbagliarmi.

Promenade des Anglais

Intanto, migliaia di civili uccisi nelle varie guerre sparse per il mondo, omicidi vari (che non mancano mai), incidenti stradali (anche quelli non mancano mai), bambini che muoiono di fame, seviziati, torturati. Anziani picchiati. Donne stuprate.
Se vogliamo completare il simpatico quadretto del mondo in cui viviamo, ogni giorno migliaia di animali torturati e uccisi. 
No, vi prego, non partite con la manfrina del non si paragonano animali e persone perchè, se continuate a leggere, capirete il senso.
A me questo mondo piace poco ultimamente. A volte ho paura e non mi vergogno a dirlo.
Ho paura di uscire di casa e non tornarci mai più, ma la mia vita deve andare avanti, non posso chiudermi in casa.
Siamo una famiglia normale noi: apprendiamo le notizie e spesso restiamo sgomenti, le commentiamo, cerchiamo risposte che puntualmente non troviamo. Non restiamo impassibili. MAI.
Sarei ipocrita nel dire, però, che alcune notizie non mi toccano più di altre.
Le immagini di SkyTg24 del colpo di stato in Turchia mi hanno agitata moltissimo: ho un amico a Istanbul, un carissimo amico e ho cercato di mettermi in contatto con lui. Fino a quando non mi ha risposto, dicendomi che stava bene, la mia ansia è aumentata in modo esponenziale. Alla fine, era lui che tranquillizzava me, dicendomi che lì queste cose succedono.
Quando ho sentito di Nizza -ero in macchina con degli amici- ho pensato ad un'altra amica e al suo ragazzo che fino a qualche mese fa vivevano lì e che probabilmente erano sconvolti. E difatti, lo erano.
Potrei andare avanti ad oltranza, ma non è questo il punto. Non è una questione di morti di seria A e di serie B.

Un morto è un morto. Per ogni singola persona che muore, il mio cuore si stringe.
Penso alla famiglia, agli amici, a quello che quella persona non potrà fare o vedere. Penso ad un sacco di cose. A volte, mi mancano le parole e io non resto mai senza parole. Eppure, in questi casi, succede.
Probabilmente, il cuore si stringerebbe di più se a morire fosse un mio parente o un mio amico, non posso e non voglio negare che sia così. Più mi sei vicino, più probabilmente soffrirei.
Non giudico il valore che ognuno da alla vita, siamo tutti diversi, qualcuno forse più sensibile, qualcun altro più cinico. Non so cosa passa nella mente di ognuno di noi quando sente di queste stragi, di tutti questi morti.
Quello che so è che  non ho bisogno di mostrare empatia nei confronti dei morti ammazzati pubblicando foto di bambini morti.
Non ho neanche bisogno di pubblicare foto di corpi martoriati dalle lamiere di un treno distrutto, di volti insanguinati o tumefatti. 
Non ho bisogno di dimostrare quanto amo gli animali, pubblicando foto di cani torturati e uccisi.
Non ho neanche bisogno di gridare al mondo che un morto è stato considerato più morto di un altro morto (si, ho usato tre volte la parola morto, nel caso in cui non si capisse di cosa stiamo parlando) perchè vive nella parte giusta del mondo. Io, per esempio, non lo so mica qual'è la parte giusta del mondo.
Non ho bisogno di farmi vedere disperata attraverso l'uso smodato di immagini che dovrebbero restare private per rispetto di chi non c'è più, ma anche di chi a chi non c'è più era davvero legato e probabilmente ha più diritto di me di veder preservato il proprio dolore. 
Sono in età fertile da un pò ormai, a morire in un attentato potrebbe essere un mio eventuale figlio e che qualcuno dia l'immagine del suo cadavere in pasto ai media e all'opinione pubblica, mi farebbe salire il crimine. Mi farebbe male, aggiungerebbe dolore al dolore e poi mi farebbe salire il crimine se vogliamo essere precisi.
E se io non ho bisogno di condividere immagini di morti per stare a posto con la mia coscienza, rispetto voi che lo fate, ma non voglio sentirmi dire che sono insensibile e che non do il giusto peso alle cose.
Il giusto peso, per me, non è la pornografia del dolore, come l'ha definita qualcuno.
Non mi sento una persona migliore nel vedere un bimbo squartato.
Non mi sento una persona migliore nel mostrare agli altri un bimbo squartato.
Rispettate questo, così come io rispetto -a fatica- il voyeurismo che tanto vi piace.

Qualcuno ha detto che le foto dei morti, meglio se martoriati, scuotono le persone. L'ho chiesto ad una persona.
Mi ha risposto che la scuotono al punto che quasi quasi cambia divano.
Era una battuta chiaramente, un modo per sdrammatizzare quel mondo che, per stare in pace con se stesso, ha bisogno di queste immagini per sentirsi vivo.

10 commenti:

  1. l'ho letto, mi piace, mi rattrista ,mi turba. Ma solo la gente normale coniuga questi verbi. I potenti si occupano solo di darci la possibilità per coniugarli Sono contenta che il tuo amico sta bene, in fondo l'ho conosciuto pure io, ma come sarà la Turchia domani?

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    1. Domani, secondo me, sarà peggio di oggi. Ma ci penseremo domani.

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  2. La penso esattamente come te, "non mi sento una persona migliore nel mostrare agli altri un bimbo squartato".

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    1. E' bello sapere di non essere l'unica "anormale" ;)

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  3. Riprovo e riscrivo il mio commento che prima e` sparito nel nulla. Ecco: Anche io ho scritto oggi un post per il mio blog , molto simile al tuo e condivido ogni tua parola. Non ci sono morti di serie A o luoghi che valgono piu` di altri, ma e` vero che se conosciamo persone che vivono in quei luoghi o i luoghi stessi, l'impressione che una tragedia lascia e` maggiore. Sono anni che penso e non riesco ancora a metabolizzare il fatto che noi eravamo a Boston la settimana prima dell'11 di settembre 2001 e mentre noi facevamo i turisti felici, in un albergo poco lontano da noi stavano progettando l'attacco che avrebbe cambiato le nostre vite per sempre. Se avessero scelto la settimana prima per farlo quell'attacco, ci saremmo stati noi su quegli aerei, visto che abbiamo fatto Boston NY... Non ho bisogno di vedere corpi per sapere e odio l'uso del dolore. Lo sento nella stanchezza anche fisica che mi e` crollata addosso. baci

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    1. Purtroppo per molti si è ipocriti se si è più emotivi verso un luogo che verso un altro. Io questa cosa l' avevo già detta qui http://www.nonpuoesserevero.it/2015/11/parigi13112015-uscire-di-casa-e-non.html?m=1 per altro.
      Cmq terribile pensare di "averla fatta franca" per una settimana o un giorno o un' ora.. sembrano sciocchezze, ma secondo me segnano moltissimo!

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  4. Buonasera amica mia.
    Quel giorno (so di cosa stai parlando perché ho letto un commento sulla tua pagina FB) pure io, contrariamente al solito, dopo "quella foto", ho fatto un commento sulla mia pagina (non ricordo se hai letto o meno). E' successo di tutto: gente che di solito non clicca mai un mi piace ai miei post si è sentita in dovere di commentare e dire la propria. Io rispetto il pensiero di tutti, perché siamo in questo mondo e non possiamo essere tutti uguali - sai che noia - ma la cosa assurda è che non sono stata presa per insensibile, ma per qualcuno che vuole tenere la testa sotto la sabbia. La situazione è degenerata e si parlava di guerra, di come farla per cambiare il mondo etc etc. Sino a che, l'ultimo commento, ha zittito tutti: la stessa polizia invita a non postare foto del dolore sui social. Nessuno di quelli che pensa che sia giusto pubblicare e condividere quelle foto ha replicato, nessuno ha detto "è giusto vedere" che per molti si sostituisce "a sapere". Perché la società contemporanea per "sapere" deve per forza "vedere".
    Sto scrivendo un post a riguardo perché, come dici tu, questa settimana è stata particolare, ma ha diviso i social: da una parte chi tifa per la pornografia del dolore come strumento per la conoscenza e dall'altra noi che pensiamo a quei corpi e a qui sorrisi spezzati.
    Buona serata.

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    1. Anche nella mia bacheca, i commenti sono terminati con il post della polizia che invita a non condividere. E lì, ovviamente, tutti zitti.
      E anche a me hanno detto che non condividere foto di morti è mettere la testa sotto la sabbia, come se si può sapere solo guardando corpi dilaniati.
      Ho invitato un' amica ad appendersele in salotto le foto dei morti se le piacciono tanto, ma quello -chissà perchè- non lo vogliono fare. Siamo tutti bravi con le home di Fb degli altri ;)

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  5. Ne abbiamo parlato, quindi sai come la penso. Io su Fb nemmeno commento di solito certi fatti di cronaca e mi sale il nervoso a leggere certa gente che scrive luoghi comuni solo per fare vedere "quanto è sensibile"......

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    1. Nemmeno io li commento, nè scrito #JeSuis questo o quell'altro perchè lo trovo abbastanza inutile.
      Che poi... mi lascia molto perplesso chi ha ne necessità di fare sapere a tutti quanto è sensibile!

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