lunedì 14 marzo 2016

Viaggiare in aereo: istigazione all'applauso

Viaggio in aereo da quando i biglietti aerei costavano 700.000£, esisteva la lista d'attesa e ci si poteva portare dietro anche un bue, a patto e condizione che stesse buoni in stiva, e la Zia Maria che durante il viaggio cucinava sarde a beccafico per tutti i presenti. Gratis.
Avevo quindici anni quando ho viaggiato per la prima volta da sola, senza genitori al seguito, affidata alle hostess che chiaramente non mi consideravano nemmeno per sbaglio. La mia condizione di viaggiatrice minorenne non accompagnata dai genitori era resa nota a tutti attraverso un cartellino al collo.
Nei film, l'hostess tiene per mano il minorenne, sprimaccia il sedile di modo che il pargolo stia comodo e offre una dose extra di succo di frutta. Nel mio caso, il sedile me lo sono sprimacciata da sola e tanti cari saluti.
Ai tempi, da Palermo ci si spostava solo con Alitalia, la compagnia di bandiera, e i voli erano solo per Roma o per Milano. Se si doveva andare da qualche altra parte, bisogna cambiare aereo.
Se si andava all'estero, diventava un'agonia tra controllo documenti, scali internazionali e camminate infinite in aeroporto.
Il premio per aver cambiato aereo -ed essere entrati nel paradiso dei voli internazionali- era il pranzo che ti veniva offerto a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Poi è iniziata l'era dei voli low cost, dei bagagli pesati e misurati che manco una sarta prende tutte queste misure per farti un vestito, del "la borsetta non te la puoi portare, devi ficcarla dentro il trolley", dell'11 Settembre, dei liquidi no, i carciofi in umido fatti da nonna nemmeno, il fondotinta è un arma pericolosissima, la Zia Maria non può cucinare la sarde a beccafico perchè se vuoi mangiare devi pagare 10 euro un panino di cartone.
L'era delle persone che viaggiano con ventidue maglioni addosso pure in Agosto perchè se in valigia non ci entrano, in qualche modo dovrai pur portarteli i vestiti che sai mai che in Sicilia, in piena estate, viene la bufera di neve, un pò come cantava la Tatangelo: le domeniche d'Agosto quanta neve che farà.
Io viaggio leggera, ho sempre un trolley piccolissimo con poche cose dentro, arrivo un'ora e mezza prima, passo i controlli e mi metto seduta ad aspettare. Non mi porto quasi mai dietro pc e tablet, non giro con scarpe con otto kg di ferro dentro, l'acqua la compro subito dopo aver passato i controlli, non mi lamento del poco spazio tra il mio sedile e quello del signore che mi sta davanti che tanto, quando un biglietto l'hai pagato 22 centesimi, di cosa ti vuoi lamentare?
Però, come sempre, c'è un però.
I biglietti low cost hanno permesso di aprire le gabbie, adesso viaggiano tutti, ma proprio tutti, pure quelli che non dovrebbero uscire di casa.
Ieri sera rientravo da Palermo, volo alle 19.15.
Alle 18.00 mi accingo a passare i controlli: metti il micro trolley (pieno solo di regali per il Fidanzato e per il cane) sul nastro, togli il cappotto, posa la borsa, prendi la carta d'identità e la carta d'imbarco, ricordati di mettere il cellulare in borsa che altrimenti in tasca fa suonare il metal detector e ci manca solo che ti scambiano per una terrorista internazionale.
Aspetto. Aspetto ancora. Aspetto un altro pò.
Signora davanti con una collezione di contenitori da fare invidia al più fornito dei rappresentati Tupperware. Contenitori ovviamente pieni di ogni tipo di sugo esistente sul pianeta. Spiccano i carciofi al sugo. Per il nipote.
La signora non si voleva liberare dei suoi contenitori, sarebbe stata disposta a svuotarli e a portare il contenuto in mano.
E poi, il signore con il fucile per partecipare ad una battuta di caccia. Quello con il coltellaccio.
Sughi come se piovesse, cibo per fare mangiare l'intera casa reale che, si sa, il cibo lo vendono solo a Palermo. Nel resto del mondo, non esistono i supermercati.
Passo i controlli, aprono il gate. Comincio a sentire l'odore dei carciofi al sugo ovunque.
Io sono nata pigra: resto seduta finchè non sono saliti tutti, non vedo perchè dovrei fare la fila in piedi come una scema se posso stare seduta fino all'ultimo. Tanto l'aereo non parte prima se ti siedi per primo.
E invece ci sono quelli che si picchiano per arrivare per primi che poi adesso il posto è di nuovo assegnato quindi nessuno te lo ruba. E anche se fosse, un posto vale davvero l'altro, basta che mi fate dormire che quell'oretta di volo è come il pane per chi, come me, necessita di dormire almeno dodici ore al giorno.
E intanto c'è quello che tiene il cellulare acceso perchè un'ora senza Whatsapp non si può vivere.
Quello che vuole l'acqua Perrier, che sarà anche l'acqua più buona al mondo, ma la compagnia low cost non ce l'ha e tocca farsene una ragione.
Ma soprattutto, quello che non mi da pace è l'applauso quando si atterra.
Una nota compagnia low cost, quando l'aereo tocca terra, mette la musichetta.
Istigazione all'applauso, ecco cosa è quella maledetta musichetta. Dovrebbero inserire l'istigazione all'applauso tra i reati penali gravi, come l'omicidio.
E ieri, dopo la musichetta, l'applauso, la signora dei carciofi, c'era anche il pilota che faceva il simpatico, che quando siamo atterrati, al microfono ha mandato i saluti al padre.
"Saluto tutti quelli che mi conoscono, in particolare mamma, papà, zio Gigi, zia Anna, la zia Maria che cucina i carciofi (quelli non mancano mai), Pino, Gino, Celeste ed Erika".


Io poi, sono scaramantica e paranoica: nonostante la mia scarsa religiosità, da sempre mi faccio il segno della croce al decollo e all'atterraggio. E' un rito. Senza il segno della croce, sono certa che l'aereo cadrebbe. E l'applauso mi distrae: rischio di dimenticarmi sto benedetto segno della croce e fare cadere l'aereo.


2 commenti:

  1. sei sempre là a criticare. Fattene una ragione: c'è chi la pensa diversamente da te

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    1. Io non critico. Espongo fatti realmente accaduti XD

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